Leggere Elena Ferrante è un must di questi tempi, non c’è lettore che non ne abbia sentito parlare, ma per chi non sapesse di cosa stiamo parlando ci pensiamo noi a chiarirvi le idee. Abbiamo letto il primo volume di questa quadrilogia in inverno, come sapete eravamo scettici visto che ne parlavano tutti; L’amica geniale stava facendo parlare tanto di sé e noi non avevamo capito cosa avesse di così speciale. È una storia innovativa in una cornice degradante, umiliante, una narrazione limpida e reale, con voci di donne diverse e vivide; il racconto di un’Italia turbolenta, un romanzo di formazione con una scrittura avvolgente e rassicurante. Tutto lo scalpore e il successo che ruota intorno a questa autrice è meritato ed ora più che parlarvi degli ultimi tre volumi della quadrilogia: Storia del nuovo cognome, Storia di chi fugge e di chi resta e Storia della bambina perduta, vorremmo farvi conoscere Lila e Lenù senza alcuno spoiler.

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I lettori sono spaccati tra due fronti, c’è a chi piace Lila e a chi Lenù, sono due personaggi agli antipodi, non possono piacere entrambe. Noi siamo senza dubbio team Lila. Raffaella Cerullo è l’amica geniale, la spaventosa bambina, poi donna che ti guarda con gli occhi a fessura, di una proverbiale cattiveria. Una donna di un’intuitività e una intelligenza fuori dal comune: un personaggio fortemente negativo, ma allora perché piace tanto? A noi è piaciuta perché si abbraccia la sua croce, senza storie. È vero che è crudele, che delle volte la sua è una cattiveria gratuita, ma la vita l’ha posta di fronte a situazioni terribili. La sua bellezza e la sua innata genialità sono quasi un ostacolo per lei. Non riesce a non creare, la sua mente è vorticosamente attiva, ma non ha modo di poter applicare la sua genialità, è costretta a subire una vita che le è stata cucita addosso in quanto donna ed abitante del rione. Lila cerca di riscattarsi con quello che ha, tirando fuori un carattere pessimo, ma che l’aiuterà a vivere e non a sopravvivere semplicemente, fino a quando un inaspettato ed infausto evento segnerà il suo annullamento. Lila è il simbolo della lotta, è il ritratto della donna forte,  ma anche piena di contraddizioni, della donna geniale, insomma di quello che vorremmo essere. Lenù invece è il ritratto della fragilità, insoddisfatta della sua vita, del posto in cui vive, del suo corpo, un po’ alla Madame Bovary. Ogni momento dall’infanzia alla vecchiaia, nonostante i successi e l’appagamento che riesce a prendersi, è un continuo confrontarsi con le altre donne: sempre più belle e in gamba. L’inadeguatezza diventa allora uno status perenne, visto che Lenù non riuscirà mai ad essere come il suo modello preferito: Lila. Lenù è in molte parti del romanzo passiva, si lascia cadere addosso situazioni improbabili, si lascia soverchiare dagli eventi, ne è vittima inerte ed è questo l’aspetto che più abbiamo odiato di lei. Si è presa dalla vita ogni rivincita, ha realizzato i suoi sogni, ma non è riuscita mai a togliersi di dosso quella patina opaca, quel sentirsi inferiore e soprattutto non si è mai ribellata davvero. L’influenza che gli altri hanno sulla sua persona è sempre stata troppa e da lei nessuna reazione, mai.

È vero che le due protagoniste principali sono Lila e Lenù, ma c’è comunque una enorme coralità. La Ferrante crea una miriade di personaggi comprimari che coprono tutte le sfaccettature tra i due poli che sono le protagoniste. I romanzi sono composti da un caleidoscopio di donne nell’Italia che tra gli anni ’50 e i giorni nostri ha cambiato con loro, senza però cambiarle davvero. La Ferrante ritrae ogni particolare dell’essere donna: le mestruazioni, la cura del corpo, la sensualità, la rabbia, il silenzio. Ogni donna del mondo ha la sua controparte nel mondo della Ferrante. Ogni donna deve inoltre avere a che fare con il demone del matrimonio, l’analisi che l’autrice fa dei matrimoni, allora fatti tutti in giovanissima età quando si avevano tutte le carte in regola per attirare un buon partito, è inquietante e perfetta. Si tratteggiano donne che hanno vissuto una condizione di subalternità da sempre e accolgono in silenzio il loro destino, non perché non vogliano ribellarsi, ma perché la percezione che hanno di loro stesse è quella che gli hanno imposto gli uomini, loro conoscono solo quello stile di vita e così precipitano nel baratro di un mondo che le vede solamente mogli, madri e cornute.

Il matrimonio diventa, nei romanzi della Ferrante, materia fluida, acquista quasi un carattere. Per tutte le donne descritte il matrimonio è tappa obbligata e punto di non ritorno. Dopo il fatidico sì per tutte inizia una nuova soccombente esistenza, fatta di soprusi, violenza, solitudine, parti e non solo le menti diventano più fragili, la consapevolezza diventa labile, il divertimento, la felicità sono inconsistenti, ma tutte hanno una parabola discendente che le coinvolge anche a livello fisico. I corpi delle donne dopo il matrimonio si disfanno, diventano liquidi, brutti. Le donne inizialmente vedono il matrimonio come una salvezza ma poi si annullano, si decompongono, facendo sì che ogni tratto che le contraddistingueva si dilegui. I loro volti perdono compattezza, le loro vite dipendono dai loro mariti e così finiscono per assomigliargli. Il matrimonio diventa per le ragazze del rione la certezza che la felicità non esiste e che il mondo non può cambiare. Lila e Lenù questo non lo accettano e plagiano e trasformano i loro matrimoni, prima che possa accadere il contrario.

Come promesso non vi abbiamo svelato nulla, ma sappiate che ad un certo punto il rione e i suoi abitanti sfumano sempre di più, così come questa orrenda istituzione, rimangono solo Lila e Lenù le uniche che ce l’hanno fatta agli occhi degli altri, agli occhi di Napoli e del mondo, ma in realtà secondo noi chi rimane è solo Lila, libera da ogni vincolo, sicura, forte, che spezza le catene e finalmente fotte tutti quanti, pure Lenù. Abbiamo cercato di farvi un breve (ma speriamo intenso) excursus sulle protagoniste di questa saga e sulle loro condizioni, non dicendovi nulla sulla trama perché troppo complessa, ma soprattutto perché dovete essere voi a scoprirla. Speriamo di avervi incuriosito, secondo noi L’amica geniale è una lettura necessaria.


 

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