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"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

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Carla

27. Ho mal di testa e di universo. Medievista disoccupata. Generalmente parlo di libri e fumetti, dopo averli letti.

Letture Arcane – Gennaio ’23

È iniziato un nuovo anno e ci eravamo lasciat* con Il Matto che ci prospettava un fine 2022 veramente scoppiettante. Dopo gli imprevisti e i cambi di rotta a cui ci ha portato l’Arcano 0, entriamo in questa nuova annata con una delle carte più sicure.

Regina di Pentacoli

È la prima volta che nelle nostre letture arcane incontriamo una Regina. La Regina più salda e ferma, quella di Pentacoli. Sappiamo ormai che i Pentacoli sono il seme legato alla terra, alla produzione e alla materia. La Regina di Pentacoli è custode di questa abbondanza che arriverà dritta dritta tra le nostre braccia, è una carta che parla soprattutto al successo lavorativo. Una delle letture che preferisco fare che riguardano la sfera lavorativa, la vedono al centro, scoperta, un po’ come protezione e buon auspicio per il resto della lettura.

Quindi cosa ci aspetta? Un momento positivo ma non dal punto di vista meramente economico, ci sono soddisfazioni nel lavoro o nello studio, insomma là dove ci stiamo impegnando saremmo ricompensat*. La Regina è una custode della moneta, ma noi non dobbiamo diventare Zio Paperone, anzi, lei ci dice proprio che il benessere va condiviso.

Le carte non ci parlano nella logica capitalista, anzi tutto al contrario: i successi nella vita possono venire da sfere diverse e questo è il loro momento, i soldi non sono tutto e forse il successo più grande sarebbe quello di riuscire a dedicare maggior tempo a ciò che ci piace fare e che sicuramente non si lega alle ore di lavoro o alla produttività, ma parla sempre a una collettività e al benessere condiviso. Il rovescio di questa prosperosa situazione infatti è diventare egoist* e avar*, far pesare i nostri successi su chi al momento non ne sta avendo e arraffare tutto senza gioire con gli altri dei nostri guadagni. L’importante quindi è godersi con altr* il successo che arriverà insieme alla Regina, a proposito è per caso una donna la persona che vi incoraggia nel lavoro, nello studio o in qualsiasi vostro progetto? Potrebbe essere lei la vostra Regina.

Cosa leggiamo?

Il banchetto annuale della confraternita dei becchini, M. Enard, Edizioni E/O.

David Mazon è un giovane antropologo e si trova ad avventurarsi nella campagna francese per scrivere la sua tesi di dottorato. Tra pittoreschi personaggi e rocambolesche situazioni, David cerca di portare a termine il lavoro che lo vedrà finalmente dottore, sicuramente un traguardo importantissimo. Attraverso gli occhi e le parole di David capiremo un po’ meglio il mestiere dell’etnologo e anche le frustrazioni di chi non finisce mai di studiare, lui di Regine che lo aiutano nel suo intento ne ha un po’ alcune puramente benigne e altre che lo fanno crogiolare nella frustrazione.

Questo è anche il libro del mese del bookish bookclub, che stiamo leggendo proprio ora (siete ancora in tempo per unirvi a noi)!

Le guerriere della valle, A. Flechais, J. Garnier, Tunuè

Il successo qui non è né di studio, né lavorativo si tratta di un successo ben più importante, che riguarda tante vite e il futuro di un intero villaggio. La protagonista di questo fumetto è Molly che entra a far parte dell’ordine delle Pastorelle Guerriere, le donne che, lasciate sole durante la Grande Guerra hanno dovuto difendersi nei loro campi di battaglia, far andare avanti l’economia, la famiglia e difendere tutto ciò che non era sul fronte, ma era comunque martoriato dalla guerra.

Cosa vediamo?

Good Girls (4 stagioni, conclusa)

Qui di Regine ne abbiamo ben tre, le sorelle Beth ed Annie insieme alla loro amica Ruby, mogli e madri in modi totalmente diversi, con tutti i patemi del caso: mariti assenti e incapaci di gestire le finanze, affidamento dei figli e malattie in un sistema sanitario americano in cui dovresti girare con la carta di credito appese al collo.

Da una rapina improvvisata le donne si ritrovano catapultate nel mondo di Rio, capo di una losca gang, e finiranno per invischiarsi inevitabilmente nei loro affari.

La matassa si inizia a intrecciare, soffocando sempre di più il senso etico e facendo emergere la vera natura delle tre, soprattutto quella di Beth (che, ə più attentə di voi avranno notato, è interpretata da una delle protagoniste di Mad Men, la conturbante Joan). A un certo punto viene spontaneo chiedersi: quali azioni sono mosse da necessità e quali semplicemente per una prorompente voglia di potere e di riscatto?

Letture Arcane – Dicembre ’22

È arrivato Dicembre, l’ultimo mese dell’anno. Dicembre è sempre stato un mese ovviamente festoso, visto che ha le tanto agognate vacanze natalizie, ma anche un mese che ci porta a fare i conti con un intero anno che ormai è finito e di cui dobbiamo tirare le somme. Pensavate dunque a Dicembre come il momento giusto per mettere finalmente il punto a qualcosa? Davvero? Eh no, perché a Dicembre arriva lui:

Il Matto

Eccola, la prima carta dei Tarocchi, l’arcano che fa iniziare tutto. Il Matto è il primo viaggiatore che viaggia nel mondo e contemporaneamente dentro di sé, percorre in lungo in largo tutte le carte che devono in qualche modo fare i conti con l’unico vero viaggiatore che sta dovunque. Il Matto è l’inizio. L’inizio di un cambiamento, di un viaggio, senza programmazioni. Il matto prende e va, sa cos’è e dov’è nel presente, ma non sa nulla di quello che gli succederà fra un solo minuto. Si fida solo delle sue forze e dei suoi istinti, aborrisce tutto ciò che è cervellotico, programmato, perché alla fine le cose belle sono quelle che succedono per caso, no?

Il matto ci dice quindi di evitare di fare l’analisi punto per punto di quello che ci è successo durante l’anno e di non fare programmi, dobbiamo osare. Dicembre non è la fine, ma l’inizio di una nuova avventura.

Da cosa mi devo liberare? Come posso canalizzare la mia energia?

Il Matto è esplosivo, sa che non può portarsi tutto dietro, non può avere un bagaglio pesante quindi deve liberarsi dai pesi inutili e canalizzare l’energia solo nelle cose positive. Il Matto è la carta di chi sta sempre nel caso, non sa dove sta andando è sempre in cammino, ma ogni passo è un mattone, ogni passo costruisce ed è profondamente significativo. Durante il cammino ci possono essere passi falsi, cadute, deragliamenti, ma al viaggio del Matto serve anche questo. Il Matto deve essere dentro, ma soprattutto fuori dalla società, è ai margini, è tutto ciò che la società vuole controllare. Il Matto siamo noi e non dobbiamo aver paura di osare, di cadere, di farci male, perché tutto serve. Il Matto può dire sempre la verità proprio perché non risponde alle convenzioni, non vive davvero nel mondo, ma si tuffa nell’energia e pensa solo a migliorarsi. Il Matto è sicuramente un po’ egoista, si libera, taglia i ponti, ma lo fa perché risponde a un’esigenza, quella di riscoprirsi, di diventare autonomo, di sperimentare il bello e il brutto del mondo. È una carta fortemente significativa, che ci spinge a fare quello che non abbiamo mai fatto, altre carte in questi mesi ci hanno fatto capire che ci sono cose da buttarsi alle spalle e obbiettivi da raggiungere, ma il Matto ci coglie di sorpresa. Il viaggio inizia ora, a bell’e buono, e noi non dobbiamo prepararci, ma dobbiamo solo partire, immediatamente.

Cosa leggiamo?

Piccolo manuale per cercatori di nuvole, Vincenzo Levizzani, Il Saggiatore.

Se dobbiamo intraprendere un viaggio senza dover pensare ad incombenze e preparativi, perché non farlo tenendo il naso all’insù? Potremmo scoprire mondi nuovi e fare un viaggio totalmente inaspettato. Le nuvole hanno forme diverse, diversi nomi e possono essere tutto ciò che noi vogliamo, ma per riconoscerle davvero c’è bisogno di affidarsi a chi ne sa più. E così arriva in nostro aiuto Levizzani, fisico esperto di nefologia che ha deciso di donare a tutt* noi matt* che ci scaraventiamo in una nuova avventura una piccola guida, per riconoscere e svelarci la vita segreta delle nuvole. Così il viaggio sarà ancora più originale.

Building Stories, Chris Ware, Coconino.

Un classico a fumetti ci può essere d’aiuto, perché Building Stories è più di un fumetto. È una storia in costruzione e gli autori siamo noi, in una scatola ci sono 14 pezzi, tra albi, illustrazioni, poster, strisce e come li mettiamo insieme dipende solo da noi. Dobbiamo creare il nostro percorso e anche quello della protagonista della storia, così nel viaggio saremo meno sol*.

Cosa vediamo?

Crazy Ex-Girlfriend (4 stagioni, conclusa)

La serie ideale per questa carta: Rebecca Bunch è veramente una matta. Una di quelle che, insoddisfatta della sua vita e del suo lavoro decide di mollare tutto per trasferirsi a WEST COVIIIINAAA, CAAALIFOOORNIAAAA (non si può dire o scrivere diversamente). Ed è solamente un caso, una coincidenza straordinaria, che quella sia la città in cui abita il suo ex fidanzato Josh Chan, giusto?

Anche qui c’è un viaggio per la nostra protagonista, uno fisico e uno spirituale, in cui conosciamo la sua anima affamata di creatività, amore e musica.

Perché sì, matta lo sono anche io dato che vi propongo una serie-musical, vi sento già sbuffare e alzare gli occhi al cielo. Ma fidatevi: le canzoni sono originali e orecchiabili (provate a togliervi dalla testa il piccolo assaggio che vi ho proposto), con moltissimi omaggi alla storia della musica; inoltre sono assolutamente funzionali per la trama e lo sviluppo dei personaggi, rendendo divertenti e indimenticabili anche le situazioni più semplici (come prepararsi per un appuntamento).

È una serie che fa piangere dalle risate ma che fa anche riflettere, trattando temi molto importanti come la salute mentale e la ricerca della propria identità: non c’è modo migliore per iniziare l’anno.

Carle vs. Gero Arnone ed Eliana Albertini

Due amiche che si chiamano Carla, hanno lo stesso segno zodiacale, amano le stesse cose tra cui i fumetti, non potevano non decidere di fare qualcosa insieme. Da qui è nata Carle vs, la nostra rubrica di interviste doppie a fumettist* per farvi scoprire e leggere di nuovi fumetti.

Stavolta vi portiamo a conoscere Gero Arnone ed Eliana Albertini: lo sceneggiatore e la disegnatrice de “La vita della mia ex per come la immagino io”, della neonata collana di fumetti Cosmica di minimum fax. La vita della mia ex è un insieme di storie divertentissime che ci faranno conoscere drammi personali, cosa si nasconde davvero dietro le istruzioni di una caldaia, ma soprattutto leggerete ciò che non vi hanno mai detto su Titanic! Ora non vi resta che leggere la nostra intervista. Qui sotto troverete le risposte della disegnatrice Eliana Albertini, mentre navigando fino ad una banda di cefali, leggerete le risposte di Gero Arnone!

Ciao Eliana e benvenuta su Tararabundidee. La prima domanda della nostra intervista doppia è una domanda di rito: tu e Gero provenite da due settori diversi: cinema, televisione e fumetto. Com’è nata questa insolita collaborazione? Com’è stato lavorare insieme?

Ciao e grazie!
La collaborazione insolita è nata da un procedimento spesso solito, nel fumetto: cioè abbinare uno sceneggiatore a un fumettista. Questa cosa avviene sia spontaneamente (ti conosci, in metro, al parco, in un bar all’angolo, e poi da cosa nasce cosa) oppure tramite un complicatissimo sistema di algoritmi capace di abbinarti perfettamente al fine di realizzare il libro perfetto. In questo caso a capo di questo complicatissimo sistema c’è stata Carlotta Colarieti, che dalla sala dei computer di minimum fax (immagino sia andata così) mi ha scritto per dirmi che dovevo lavorare a un libro scritto da Gero Arnone. L’algoritmo aveva parlato e aveva pure ragione, perché è andata molto bene.

La vita della mia ex per come me la immagino io è un’antologia di vari racconti, in cui si va avanti e indietro nel tempo, tra lotte contro il patriarcato e corrispondenza con i dottori. Com’è stato concepito questo fumetto? Avevi già chiara la narrazione rocambolesca che ne è venuta fuori?

Quando sono arrivata io i racconti erano in gran parte già stati scritti, per cui ero consapevole del fatto che sarebbe stata una cosa fuori dal comune. La cosa più difficile era sicuramente immaginare la loro forma grafica e avere la certezza che il tutto poi potesse stare bene insieme senza forzature, ma poi è stato facile capire che tutte le barriere erano già state abbattute: dove ci sono blob che si librano in aria come ci possono essere forzature?

Anche a livello grafico il fumetto è molto particolare. La griglia viene abbandonata moltissime volte, così come le vignette, sostituite da didascalie, quasi ci trovassimo di fronte più ad un libro illustrato che ad un fumetto vero e proprio. Ci sono poi tanti inserimenti particolari, come scambi di mail e libretti di istruzioni. Quanto è stato difficile trovare la giusta impostazione grafica per accompagnare la narrazione? Come siete arrivati al risultato finale?

All’inizio di ogni lavoro ci vuole un po’ di tempo prima di capire qual è la strada giusta da seguire, sia a livello di narrazione che a livello di stile grafico. Il clic qui è avvenuto proprio quando ho capito, come ho già detto prima, che ogni muro poteva essere abbattuto. La griglia c’è ma serve per essere sfondata, il testo e i dialoghi diventano disegno e il disegno a volte si interrompe per
far spazio a schermate di computer. Ho sempre cercato di tenere questo tipo di approccio, anche nelle storie e nei libri scritti da me. Qui mi incuriosiva molto il fatto di poter dedicarmi molto di più a questa ricerca senza dover prima pensare a una storia per farlo, usando quindi i racconti di Gero per fare, sostanzialmente, la matta.

La grande ironia con cui siete riusciti a raccontare i temi più complessi è davvero spiazzante. Qual è il segreto per far ridere dove invece ci sarebbe da piangere?

Penso che l’ironia sia una specie di metodo di sopravvivenza. Quindi appunto dove c’è da piangere vale la pena essere ironici, ma prendendo molto seriamente l’ironia, quindi il far ridere. Non è ironia, non è serietà: il segreto forse sta proprio li nel mezzo.

Tra i grandi protagonisti del vostro fumetto ci sono il femminismo e la lotta al patriarcato. Qual è stato il tuo approccio verso questo tema così insidioso?

Durante la lavorazione più volte è emerso il fatto che potesse essere un tema insidioso e questo ci ha portato a dialogare molto. Infatti dietro un tono molto ironico e leggero (che comunque mi sembra il migliore per trattare temi insidiosi) c’è tantissimo ragionamento. Io ho considerato le storie di questo libro come catapulte che ti possono buttare da una parte all’altra di una barricata
molto alta senza trovare mai un attimo di riposo, e mi sembra uno specchio piuttosto preciso della società considerati questi temi. La strada è ancora molto lunga, questo libro forse è proprio quell’attimo di riposo.

Adesso una domanda difficilissima: senza fare troppi spoiler, ti andrebbe di dirci qual è la tua storia preferita e perché? Qual è stata invece la più complicata da realizzare?

Come tutto quello che faccio lego ogni storia al momento in cui l’ho disegnata, per cui in ognuna c’è qualcosa che mi piace molto (o che mi fa molto piangere, perché è giusto non farsi mancare nulla). Ma la mia preferita è quella che è stata anche la più complicata, ovvero la NUMERO DUE (la chiamerò così per motivi di privacy), dove ci sono costumi, una nave molto grande, divi del cinema e dei cartoni animati, pennuti serviti a merenda e una vicenda strappalacrime. Ogni piega che la storia prende è così intensa che avrei potuto dedicare almeno venti pagine l’una, la sfida è stata proprio concentrare tutto e farla funzionare in meno spazio, per renderla bilanciata con il resto del libro.

Ma a te “Titanic” è piaciuto? Dove ti schieri: team Cal o Jack?

Non ho grandi ricordi perché quando uscii al cinema ero abbastanza piccola. Ricordo però che mi piaceva molto Jack perché aveva sto vizio di disegnare, come me.

La vita della mia ex per come me la immagino io è un fumetto davvero particolare e unico nel panorama fumettistico italiano attuale. Hai già ricevuto feedback? Il fumetto ha suscitato le reazioni che ti aspettavi o ci sono stati commenti particolari su questo lavoro?

Purtroppo per ora è piaciuto a tutti tantissimo quindi non ho ancora potuto litigare sui social come speravo di poter fare.

Anche noi come nel fumetto, chiudiamo il cerchio ricollegandoci alla prima domanda e invece di guardare nel passato, stavolta vorremmo sapere qualcosa sul tuo futuro: quali sono i tuoi prossimi progetti? Lavorerai ancora con Gero?

Per ora lavoro sempre con il disegno in vari ambiti, spero più avanti sia di poter scrivere ancora storie mie ma di sicuro anche di lavorare di nuovo insieme a Gero. A questo proposito: Gero, sto ancora aspettando quelle robe che mi dovevi mandare, grazie.

Grazie ad Eliana per questa fantastica intervista, noi ci risentiamo il mese prossimo!

Letture Arcane – Novembre ’22

In questo novembre che ha il clima di marzo cosa ci dicono le carte? Ormai al penultimo mese dell’anno, è ora di tirare le somme in qualche modo o di proiettarci completamente verso il futuro?

Otto di Pentacoli

Mai carta fu più felice dell’otto di denari in questo momento! L’otto è il vero numero perfetto, un numero completo, meravigliosamente felice e finito. Tutte le crisi che abbiamo avuto durante l’anno erano tutte rivolte a raggiungere un po’ di perfezione e finalmente, almeno in un campo ci siamo!

I pentacoli sono il seme più materiale di tutti, ci aiutano a fare chiarezza soprattutto nella sfera lavorativa. L’otto di Pentacoli è infatti una carta molto progettuale: abbiamo delle idee in testa, che non solo si moltiplicheranno, ma inizieranno anche a prendere forma. Questa carta è simbolo di abbondanza, quindi è il momento giusto per fare le nostre proposte e per rischiare un po’, visto che la fortuna è dalla nostra parte.

Siamo sulla buona strada, in fondo come ci fa vedere la carta, la protagonista ha già 6 pentacoli finiti e 2 sono sul suo tavolo, pronti a diventare parte di questo grande e fruttuoso progetto. È questo il momento anche di essere ambizios*, sicur* delle nostre capacità e della nostra inventiva: possiamo chiedere di più, non a noi stess*, non possiamo sacrificarci sempre noi per tutt*. Lasciamo tribolare un po’ anche le altre persone, chiediamo quel permesso che non abbiamo mai chiesto, quel favore che non abbiamo mai cercato, insomma, ambizios* sì ma prendiamoci anche il tempo di godere del nostro lavoro.

Cosa leggiamo?

Miracolo a Hollywood, Orson Welles, Sellerio.

Ci servono persone intraprendenti ed idee nuove e ben riuscite che riescano a rappresentare al meglio questa carta, quindi perché non scomodare Orson Welles? Il grande attore e regista ha scritto Miracolo a Hollywood nel 1952, si tratta di una esilarante commedia il cui protagonista, un regista neorealista italiano fa proprio al caso nostro. Ha in mente di fare un film su una santa, ma l’attrice non è che lo convinca molto. al suo posto entrerà allora una dattilografa che è leggermente in odore di santità: ecco, inizia l’avventura! Tutti sono coinvolti in una sorta di compravendita di reliquie della nuova santa, un giro di affari allucinante, ma alla fine arriva uno dei piani alti, uno vero, che risolve la situazione con un compromesso.

Big Splash, Marta Bandirini, Beccogiallo

Isa e Ada sono due amiche che sono diventate amiche da studentesse e che non si sono mai più lasciate, ma si sa che la vita universitaria non è per sempre. Cambiano le case, i giri di amicizie, i lavori e spesso ci si allontana. L’ambiziosa idea di Isa e Ada è fare in modo che il loro rapporto non cambi mai, che evolva, ma senza mettere in mezzo la distanza, almeno emotiva. attraverso un viaggio epistolare, scopriremo la vita delle due donne che entrate ormai completamente nella vita adulta hanno a che fare con un momento totalizzante e di cui l’otto è molto spesso il simbolo: la maternità.

Cosa vediamo?

Grace and Frankie (7 stagioni, conclusa)

Per la scelta di questa serie si punta su due caratteristiche della carta: la sfera lavorativa e la maternità, simboleggiata dall’8. Le due protagoniste, infatti, sono madri e donne molto diverse tra loro, praticamente agli antipodi su tutto. Ma hanno una cosa in comune: i loro mariti, amici e soci da anni, le lasciano dopo 40 anni di matrimonio perché si amano e vogliono sposarsi tra loro. Un evento molto comune, a 70 anni e che tutte le donne non vedono l’ora di vivere.

“Ma cosa c’entrano i patemi di cuore di due attempate signore con la carriera?” sicuramente vi starete chiedendo: c’entrano perché è da questo falò di emozioni che si aprirà un nuovo capitolo per le due nemiche-amiche. Costrette a vivere insieme, scopriranno di avere molte più cose da condividere rispetto al trauma che le ha unite forzatamente, come il senso per gli affari non convenzionali: durante gli anni la snobbona Grace e la libertina Frankie cercheranno di sfondare nel mercato con prodotti in grado di aiutare le loro coetanee (e non solo) a essere più indipendenti e libere di vivere la loro vita, sessuale e non, senza nessuna costrizione o impedimento, mentre continuano ad affrontare i problemi dei loro figli e (ancora) i drammi dei loro ex mariti.

Alla faccia del multitasking, eh?

Letture Arcane, Settembre ’22

Settembre è il vero primo mese dell’anno, quello in cui si ricomincia dopo le ferie, più svogliat* e incazzat* di prima, ma forse anche leggermente più rilassat* e propositiv*. Siamo ancora in questo limbo in cui le giornate sono belle e sembra estate, ma gli impegni ci sono e dobbiamo fare cose a tutti i costi e la carta di oggi non fa che rimarcare questo dualismo.

Sette di Coppe

Il Sette è il numero che parla dell’azione nel mondo, la nostra; è una carta mentale, organizzativa, che precede il vero movimento dell’Otto. Nel Sette di Coppe la protagonista della carta non ci guarda, ma è intenta a valutare il contenuto di sette coppe. Ogni coppa rappresenta qualcosa: amore, denaro, successo positività, ma anche litigi, tradimenti, trappole. La nostra fanciulla sta ponderando, deve iniziare un viaggio e non può portare con sé sette coppe piene, è ora di donare bene e male a chi ha fatto altrettanto a noi. Si tratta di fare una scelta veloce, non abbiamo tutto il tempo del mondo per pensare, dobbiamo liberarci, alleggerire, parlare con gli altri, comunicare le nostre ansie, insomma fare qualsiasi cosa per prendere una decisione stabile, senza ripensamenti.

Se però vi ricordate bene, le Coppe rappresentano soprattutto la sfera emotiva. Il viaggio che potremmo dover intraprendere è forse di tipo sentimentale, ed è vero che noi vorremmo accaparrarci le coppe con le rose e il romanticismo, con il cuore e l’amore puro, però potrebbe anche esserci un turbine che rimescola tutte le carte e il serpente tentatore. Anche in campo sentimentale dovremmo quindi prendere una decisione, senza pensare solo ai pro, perché non possiamo avere tutto.

Questa carta infatti parla anche dell’impossibilità di essere felici, perché pur puntando e scegliendo di ottenere solo le coppe ricche, alla fine qualcosa andrà storto e non riusciremo mai ad ottenere la felicità al 100%, però possiamo andarci vicini, possiamo riflettere, effettuare le scelte che ci fanno stare meglio, pensando però anche agli altri. La scelta a cui porta il Sette la fa una sola persona, è vero, ma non si deve cadere nell’egoismo, che è l’altro lato della medaglia: perché invece di crogiolarci nel privilegio non condividiamo gioie e dolori?

Cosa leggiamo?

Il centro del mondo di Andreas Steinhöfel, trad. Angela Ricci, La nuova frontiera.

Phil è innamorato della biblioteca della sua grande casa, dove può viaggiare, entrare e uscire da storie meravigliose, non poi tanto lontane da quelle che vede consumarsi in famiglia, tra sua madre Glass, la gemella Dianne che sono iperattive e sempre frenetiche. A un certo punto però la biblioteca non basta più, gli orizzonti hanno bisogno di essere allargati, si deve fare esperienza, si deve osare. Ecco quindi che Phil lascia la sua comfort zone per raggiungere le coppe piene d’amore, di felicità che però sono tutt’altro che facili da raggiungere. Tra Phil e Nicholas c’è qualcosa, ma Phil per scoprire l’amore deve sacrificare qualcosa, forse anche in po’ di se stesso, scoprendo che il mondo non è tutto rose e fiori.

Cartoline da Limòn, di Edo Brenes, Bao Publishing.

Come quello precedente, questa graphic novel è un racconto di formazione. La formazione è la scoperta del mondo, il momento in cui effettivamente siamo chiamati a fare delle scelte e ad iniziare a scoprire il sacrificio, la cattiveria, le bugie. A Ramiro basta una foto per far risvegliare in lui la voglia di cercare le sue origini. Deve andare in Costa Rica e scoprire cosa c’era di così macchinoso tra il nonno Virgilio e suo fratello Octavio e così dovrà scendere a patti con le vite degli altri per frugare nel passato e scoprire la verità sulla sua famiglia e anche su sé stesso.

Pensavate fosse finita eh? E invece no, da questo settembre a farci compagnia ogni mese ci sarà anche Maria Chiara [classe 1991, redattrice, editrix per molti luoghi e laghi, collagista e appassionata di serie tv], che ci consiglierà la serie giusta da vedere per ogni carta!

Cosa vediamo?

Mad Men (7 stagioni, conclusa)

Per una carta così non si può non iniziare con una serie storica che ci fa entrare a bomba nel Paradiso (o Inferno?) delle pubblicità situato a Madison Avenue durante gli anni Sessanta e Settanta.
Non è una donzella a mostrarci le spalle ma Don Draper potrebbe proprio essere la reincarnazione di questa carta. Dietro la facciata della sua casa/famiglia/carriera assolutamente perfetta si nasconde un pover’uomo che non riesce a godersi la vita in modo spensierato per i suoi problemi con il passato, con la sua identità e le sue relazioni (scoprirete quanto Don sia appassionato di nuovi inizi).
Tutti i personaggi si ritrovano prima o dopo a ponderare delle scelte fondamentali per la propria vita, a scegliere tra valori e ambizioni, tra amore e denaro, a riconoscere zavorre da lasciare indietro e opportunità da cogliere. Il tutto condito da Lucky Strike, whiskey e frasi memorabili.

Anche i tarocchi fanno capolino in Mad Men e uno scettico Don riceverà una lettura niente male.

A proposito di Mad Men e carte vi segnalo un progetto che l’illustratrice Miriam Giudici (@uellaaa_design) sta portando avanti su Instagram, attenzione agli spoiler!

Carle vs. Sofia Assirelli & Cristina Portolano

Due amiche che si chiamano Carla, hanno lo stesso segno zodiacale, amano le stesse cose tra cui i fumetti, non potevano non decidere di fare qualcosa insieme. Da qui è nata Carle vs, la nostra rubrica di interviste doppie a fumettist* per farvi scoprire e leggere di nuovi fumetti. Siamo ritornate più cariche che mai, potete leggerci ogni secondo giovedì del mese. Nel mese di agosto ci fermeremo però per una pausa estiva e potrete rileggerci l’8 settembre.

Tettonica ci parla di Maria, una ragazzina che nel 1997 a Loggiano di Romagna aspetta trepidante l’estate e anche che la pubertà le porti qualche crescita. Si affida allora alle preghiere della donna più devota che conosce: sua nonna. Il miracolo sembra accadere, ma insieme ad esso anche una terribile catastrofe. Sofia Assirelli e Cristina Portolano nel fumetto protagonista di luglio, per Carle vs. parlano della tormentosa adolescenza negli anni ’90, di grandi speranze, cambiamenti fisici e lezioni di geografia. Abbiamo fatto alle due autrici delle domande sul fumetto e qui potete trovare le risposte di Sofia Assirelli, mentre su una banda di cefali leggerete quelle di Cristina Portolano.

Ciao Sofia e benvenuta su Tararabundidee. La prima domanda della nostra intervista doppia è ormai di rito. È la prima volta che tu e Cristina Portolano lavorate insieme. Com’è nata questa collaborazione e come avete organizzato il vostro lavoro?

È nata completamente per caso. Io e Cristina ci siamo conosciute al compleanno di un’amica comune e abbiamo scoperto di abitare nella stessa via a Bologna. Dettaglio niente affato marginale, considerando che nemmeno un mese dopo è cominciato il lockdown. Improvvisamente questa prossimità fisica è diventata un bene preziosissimo, che ci ha permesso di evadere dalla claustrofobia di quel momento con passeggiate creative attorno a casa, districandoci nel caleidoscopio di zone rosse gialle e arancioni. Io avevo già nel cassetto la storia di “Tettonica”, un trattamento pensato inizialmente per un film. Quando ho letto Quasi signorina di Cristina e ho ritrovato temi e toni profondamente simili ai miei, ho deciso di fargliela leggere, sperando che se ne innamorasse. E per fortuna è stato così. 

In seguito, essere vicine ci ha permesso di confrontarci spesso, di fronte a fogli veri e non solo a schermi. Passo passo abbiamo trovato un modo per fare dialogare i nostri immaginari. Io prima mi disegnavo le tavole (come se fosse una brutta copia), le descrivevo ed evocavo a Cristina che ovviamente poi le reinterpretava e disegnava, e a quel punto io le rivedevo.  

Da dove nasce l’idea di Tettonica? È nata prima l’idea di parlare di tette, crescita e pubertà oppure quella del terremoto?

Penso che la scintilla sia nata con la lettura di una pagina di “Chiedi alla Polvere” di John Fante citata anche nell’esergo. Arturo Bandini va a letto con una donna che non è la sua donna amata, e si sente talmente in colpa che quando un terremoto distrugge la città pensa che sia la collera di Dio contro di lui. Quel delirio di onnipotenza, non a caso di un aspirante scrittore, mi è molto famigliare, e ho pensato che fosse perfetto per raccontare una ragazzina che ha un desiderio così forte di crescere – e che le le crescano le tette, che per lei è il segno curvo, tangibile, dell’essere diventati grandi – da pensare di essere letteralmente al centro del mondo e dei suoi movimenti tellurici. 

La protagonista di Tettonica è una ragazzina che desidera crescere e vede il suo corpo cambiare. Credi che il fumetto sia rivolto soltanto ad un pubblico femminile o possa essere interessante anche per un lettore di sesso maschile per analizzare la pubertà da un altro punto di vista?

Anche se immagino che una trama del genere possa attirare spontaneamente più il pubblico femminile, secondo me può essere una lettura interessante per tutti, perché da una parte la voglia di esistere e diventare un individuo è universale, e dall’altra penso che sia anche formativo scoprire da un’angolazione diversa le sensazioni che si provano in quel crinale tra vita infantile e adulta. I lettori maschi per il momento mi hanno restistuito un grande senso di identificazione.  

Le atmosfere del fumetto sono un bel tuffo negli anni 90, e questo si percepisce da tanti piccoli dettagli, come (giusto per fare un esempio) le mitiche magliette Onyx che indossano le tipe più cool o le Spice Girls. Quale colonna ti ha accompagnato durante la stesura del fumetto? Ti andrebbe di suggerire una colonna sonora da ascoltare durante la lettura?

Sicuramente tutta la musica dance commerciale di tutti gli anni Novanta, da Corona, Gala, gli Ace of Base, alle Spice Girls. Poi mi vengono in mente pezzi come Lemon tree dei Fool’s Garden o Shiny Happy People dei R.E.M. Ovviamente passando per i Neri per caso!

Una caratteristica dell’ambientazione è sicuramente il piccolo paese, un mortorio per 10 mesi, che vede poi in estate un piccolo revival, tutt3 tornano dalle città, per godersi il fresco e la calma dei borghetti. Maria non vede l’ora che arrivi la fine della scuola perché così il paese si rianima, soprattutto per un grande ritorno. È meglio essere l’adolescente innovativə e figə di città, o quello ingenuottə e old fashioned di paese? Secondo te 3 adolescenti di oggi, nonostante il contesto diverso, possono comunque identificarsi con la storia di Maria?

Secondo me da adolescente non pensi di essere figo mai, nemmeno se vieni dalla città. Si è sempre fighi solo attraverso lo sguardo degli altri su di noi (e forse questo è vero anche da adulti). Io posso dire che sono stata l’adolescente del paese, ingenuotta però forse mai, solo con un accesso un po’ limitato delle cose al mondo, che fino ad un certo punto ho vissuto solo attraverso i film, le serie tv, i cartoni animati, e l’arrivo dei “forestieri”, appunto. Penso che crescere su questo “ermo colle” mi abbia permesso di affidarmi con slancio alla fantasia e all’immaginazione come strumenti di sopravvivenza, che poi mi sono rimasti per la vita.

L’isolamento di quegli anni era connotato in maniera diversa rispetto ad oggi, l’arrivo di Internet ha trasformato molte dinamiche sociali, e reso più fluidi i concetti di vicinanza e distanza, e questo è il motivo per cui ho deciso di mantenere l’ambientazione storica negli anni Novanta. Ma l’isolamento esiste oggi in altre forme, in questi ultimi due anni purtroppo ce ne siamo accorti, e in generale i temi sollevati penso che siano universali e dunque ancora potenzialmente attuali. Ma se si identificano o no i ragazzi di oggi spero me lo dicano loro!

Il fumetto si apre con la Via Crucis e ci sono un bel po’ di legami con il sacro, cosa che difficilmente si vede in fumetti che parlano ad adolescent3, l’unico che mi viene in mente è Blankets di Craig Thompson che però aveva un legame con la fede completamente intimo e diverso da quello di Maria. Questo aspetto delle preghiere, delle processioni è legato molto anche alla vita di paese, dove queste funzioni religiose diventano anche, come per Maria, luogo di incontro e per mettersi in mostra. Come mai hai usato questi elementi religiosi nel fumetto, anche se forse questa dimensione oggi è un po’ distante, fuori dal comune?

Semplicemente perché questo aspetto fa intimamente parte di me, della mia educazione, del sostrato culturale in cui sono cresciuta io e penso molte altre persone in Italia, almeno della mia generazione. Blankets è assolutamente uno dei riferimenti di Tettonica, anche se l’ho letto quando già la storia era scritta e stavamo già lavorando al fumetto. La religione di Tettonica è un cristianesimo allegro e molto romagnolo, che si mescola al kitsch delle tradizioni e al profano dei desideri carnali, senza soluzione di continuità. Ma non per questo è meno problematico, visto che tutta la vicenda si fonda su un ancestrale senso di colpa. 

Rimanendo in tema mistico: Maria chiede aiuto alla sua omonima celeste per far avverare il suo desiderio più grande, che si fa strada timido poco dopo la richiesta, qual è stato il miracolo che volevi si avverasse durante la tua pubertà? 

Esattamente quello, che mi crescessero le tette! Ma in realtà questo desiderio per me, come per Maria Bandini, nascondeva un’inquietudine molto più profonda: il bisogno di essere “normali”. La comprensione della meraviglia della diversità è proprio una delle più belle conquiste dell’età adulta.

Ho avuto sempre il seno molto piccolo da adolescente, mi è cresciuto qualche anno fa praticamente. Mi ricordo che però anche io lo desideravo moltissimo e quando andavo in piscina, invidiavo le mie coetanee che avevano i loro reggiseni colorati con ferretti, push up etc. io avevo praticamente un top rosa senza sostegno alcuno, solo per fare scena. E tu ricordi ancora il tuo primo reggiseno? Qual è stato il tuo rapporto con le tette a quell’età?

Il mio rapporto è stato goffo e sovrannaturale, simile a quello di Maria Bandini. Mi sentivo in ritardo, disperata, senza alcuna speranza, con l’assolutismo folle di quell’età e un senso del melodramma invece tutto personale. Il mio primo vero reggiseno credo fosse rosa a pois bianchi, un po’ imbottito, giusto per creare un minimo di protuberanza in attesa che ci pensasse il Divino a risolvere il problema! Ma il punto è che quando sei adolescente ti senti sempre in difetto rispetto a questa massa magmatica e terrorizzante che sono le altre e gli altri. Essere troppo alte o troppo basse, con poco o troppo seno, con troppi peli (pochi penso che nessuno se ne sia mai lamentato), troppo asociali o troppo socievoli, troppo ignoranti o troppo secchione. E la sfida più difficile della crescita è secondo me scrollarsi il peso dello sguardo degli altri – e di noi stesse – di dosso. 

E cominciare a guardare il mondo con i nostri occhi. 

Cosa prevede invece il tuo futuro lavorativo? Lavorerai ancora con Cristina Portolano?

Sicuramente i progetti su cui sto già lavorando, un romanzo e alcune serie tv. Per il resto mi piacerebbe sorprendermi ancora, anche con Cristina, chissà. Non avrei mai immaginato di scrivere una graphic novel ed è stato un viaggio entusiasmante, che non si è ancora concluso! 

Ringraziamo tantissimo le autrici per essersi prestate alle nostre domande e ci rivediamo su questi schermi al prossimo Carle vs.

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