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"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

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Serie Tv

Best of 2020 – SERIE TV

Che quest’anno sia stato quello che è stato lo sappiamo tutti. Ma fortunatamente, in mezzo a tante cose spiacevoli e a momenti assolutamente orribili abbiamo trovato qualcosa di bello a cui aggrapparci: per me sono state le serie tv, che ho continuato a vedere approfittando delle serate passate a casa e dei momenti in cui dovevo aspettare che gli impasti lievitassero.

Anche quest’anno ne ho viste davvero tante (nella mia mente sto tenendo una specie di archivio ma ancora adesso ne stanno emergendo di nuove) e proverò, con un po’ di sofferenza perché parlerei di tutto quello che mi sono vista, pure la pubblicità della Calabria, a parlare di quelle che mi hanno colpita di più in questo folle 2020.

Unorthodox

Tratta dall’autobiografia di Deborah Feldman questa miniserie ha una potenza incredibile. Assistere alla storia di Esty, ragazza di fede ultra-ortodossa chassidica che scappa dalla sua città, dall’infelicità del suo matrimonio e dalla sua comunità, è doloroso: diventiamo testimoni silenziosi della violenza fisica e psicologica che questo specifico credo può scatenare verso le donne, trattate solo come macchine da riproduzione, senza alcun pensiero o azione volta al bene di loro stesse. La sua fuga a Berlino, così colorata ed eterogenea, sembra quasi accecante in confronto ai colori e ai gesti tutti uguali che albergano a Williamsburg, Esty si ritrova disorientata ma intenzionata a cambiare la sua vita, a essere finalmente libera.

Normal People

Qui forse lancio un’opinione impopolare ma: come per Il racconto dell’ancella, ho trovato l’adattamento a serie leggermente più convincente rispetto al libro di Sally Rooney. Sembra strano a dirsi perché la sceneggiatura segue in maniera molto fedele la narrazione del libro, con quasi nessun cambio; ma la chimica tra gli attori (io ormai bimba di Paul Mescal), il loro cercarsi tra Sligo, Dublino e il resto d’Europa, la resa in immagini della difficoltà che si prova nell’andare avanti nonostante ci si senta inadeguati, non uguali a quelle considerate come persone normali, beh… forse ha dato quel plus in più che serviva alla storia di Connell e Marianne. Godetevela e non pensate a una seconda stagione perché, non penso proprio che ci sarà ed è meglio così (che poi finisce tutto in malora come Tredici e buonanotte).

Little Fires Everywhere

Gli anni Novanta, i sobborghi dell’America bene: questa l’ambientazione della miniserie Amazon che vanta come protagoniste Reese Whiterspoon e Kerry Washington che interpretano due madri molto diverse tra loro – la prima working mom/angelo del focolare così inquadrata che sembra una cornice, la seconda single, artista, con molti segreti – ma entrambe determinate a fare di tutto per i loro figli, anche le cose più discutibili. Dagli eventi che si susseguono come un effetto domino nasce una grande riflessione sul ruolo della donna in generale e sulla maternità in particolare: quando ci si può definire madre, il figlio è più di chi lo genera o di chi se ne prende cura? Le risposte che potrete trovare non sono così scontate come si può credere.

The Queen’s Gambit

Non ho mai avuto la pazienza di giocare bene a scacchi ma questa serie ha praticamente appassionato tutti, anche chi come me è al livello Monopoli dei giochi di società. Ma la miniserie parla soprattutto di Beth, una ragazza che ha trovato in questo gioco la sua ancora di salvezza per sfuggire al momento più grigio della sua vita, e che è diventata per lei un’ossessione, una ragione di vita: si ritrova a combattere su più fronti, nel campo di battaglia della scacchiera in cui è sola contro un mondo fatto solo di uomini (però non riesco ancora a comprendere perché negli scacchi, un gioco mentale, ci debbano essere le categorie di genere come per l’atletica), e in quello della lotta contro sé stessa e le sue dipendenze, che ritiene indispensabili per raggiungere i suoi obiettivi. 

I nerd accaniti troveranno nel cast Jojen Reed e il cugino Dudley in versione provetti scacchisti.

The Wilds

La premessa sembra essere quella di Lost: un gruppo di ragazze naufraghe su un’isola deserta. Ma basta veramente poco perché le carte appena messe in tavola vengano rimescolate, e ci si chieda che cosa sta succedendo davvero. L’ambientazione mi ha ricordato un Signore delle mosche al femminile (e in chiave ultrafemminista, di cui si portano all’esasperazione tanti aspetti), con delle protagoniste mai banali, per niente patinate (basti vedere che dopo quasi un mese di isola hanno tutte la faccia accartocciata dal sole) e portatrici di un bagaglio di esperienze enormi; i disturbi alimentari, l’omosessualità, i rapporti con i genitori, la religione, i problemi comportamentali, la pedofilia, per dirne solo qualcuna. L’unica cosa che mi ha fatto rimanere con l’amaro in bocca è l’ultima puntata in cui si lasciano appesi troppi interrogativi: fortunatamente hanno già confermato la seconda stagione quindi godetevela tranquilli che presto si saprà tutto.

Bridgerton

Una chicca uscita proprio a Natale e che, approfittando di queste feste blande, ho finito letteralmente il giorno dopo. Ed era proprio quello che ci voleva: 8 puntate di piacere in cui si incastrano (quasi)* perfettamente il dramma in costume e gli intrighi alla Gossip Girl (che qui risponde al nome di Lady Whistledown e ha la voce della divina Julie Andrews). Tratto dalla serie di libri di Julia Quinn, eleva il genere harmony senza essere trash, i personaggi sono calati perfettamente nel loro secolo ma hanno quel tocco di modernità che non risulta però invasivo ma li rende tridimensionali. Quindi come la protagonista, Daphne, è la tipica debuttante che spera di trovare marito il prima possibile ma sa riconoscere il suo ruolo nella società e la prepotenza degli uomini che si approfittano del loro potere, la sorella Eloise (la mia preferita) sembra essere finita lì attraverso un viaggio nel tempo, per gli atteggiamenti molto contemporanei, ma riesce, seppur con molte proteste, a inserirsi nel mondo dell’alta società londinese mantenendo la sua personalità. Per le storie d’amore fa uso dei classici topos (lei che vuole sposarsi/lui scapolo incallito, la differenza di ceto, il triangolo no) ma li riesce a rendere nuovi, freschi, con audacia e senza nessun apparente filtro.

*il “quasi” è solo per chi pensa di trovare in questa serie accuratezza storica da fare invidia ad Alberto Angela. Guys, è Shondaland, quindi via a inclusione, categorie lgbt e una regina Charlotte rappresentata da una donna di colore insolente e autoritaria. 

Ed eccoci giunti alle due menzioni d’onore.

Jane The Virgin 

Nonostante sia un recupero per me che una novità, questa, più di tutte, è stata LA serie del lockdown. Quella che ho visto a pranzo e a cena ininterrottamente da inizio marzo, quella che in casa ci ha fatto compagnia, permettendoci di isolarci, almeno per 40 minuti, da quello che succedeva nel mondo. Avevo già provato a seguire la storia di Jane Gloriana Villanueva, la giovane ragazza incinta nonostante la verginità a causa di uno scambio di provette, ma solo quest’anno sono riuscita ad apprezzare la sua folle famiglia (Rogelio sopra tutti), il suo ritmo da telenovela folle, le transizioni di scena mai banali e le riflessioni nascoste in tutti gli intrecci. Se avete voglia di un binge watching che duri e amate le serie non convenzionali questa potrebbe fare al caso vostro. 

La terza stagione di Anne with an E

Con questa il 2020 mi ha dato un altro colpo al cuore, sia perché è stata un’altra cancellazione ingiusta compiuta da Netflix, sia perché sono riusciti, nonostante sole dieci puntate, a chiudere la maggior parte degli intrecci e a far esplodere il cuore a chi, come me, è amante dei secchioni di Avonlea e di tutto il loro universo, di cui renderemo Matthew il rappresentante. Spero comunque che si riesca a produrre almeno un film per dare una conclusione ancora più degna a questa serie che ha riportato a conoscere, in modo inedito ma rispettoso, un grande classico della letteratura per ragazzi. 

Maria Chiara Paone 

Beastars

Per chi ha nostalgia di Bojack Horseman o del più “candido” Zootropolis la soluzione potrebbe essere fare un bel binge-watching della prima stagione di Beastars, anime della Orange Production tratto dal manga omonimo di Paru Itagaki e che fa parte del catalogo di Netflix

Infatti i temi principali della serie richiamano una sorta di legame con le opere citate, che non sembrano avere niente in comune tra loro: un universo di soli animali antropomorfi – gli umani si affiancano a essi solo in Bojack – i rapporti tra le diverse specie e la difficile convivenza tra la classe dei carnivori e quella degli erbivori. Il tutto è mixato nell’atmosfera giapponese dei tipici anime adolescenziali, divise scolastiche, situazioni adolescenziali e un po’ di patemi amorosi. 

La storia è ambientata principalmente nell’istituto privato Cherryton, all’alba di un evento tragico: l’omicidio di un alpaca di nome Tem. Inizia così a farsi strada, ancora una volta, la diffidenza degli erbivori della scuola verso i compagni carnivori, fortemente discriminati per la loro natura aggressiva. 

Uno di questi è Legoshi, un lupo grigio in possesso di un’innata sensibilità con cui cerca di limitare sé stesso mostrandosi schivo e mansueto. Le cose cambieranno a causa (oppure per merito?) di un particolare incontro con la coniglietta Haru che lo metterà di fronte ai suoi istinti, facilmente interscambiabili: la vede come oggetto di desiderio o come preda?

Con i suoi dodici episodi (e una seconda stagione in arrivo) Beastars riesce a catturare, anche grazie ai cliffhanger e al clima di tensione generale che si ricrea anche nelle varie dinamiche: una tra tutte quella tra Legoshi e la star del club di teatro, il cervo rosso Louis che cerca di farsi spazio nel mondo grazie alla sua popolarità e alla sua ambizione, ma non riesce ad accettare la sua condizione di erbivoro – che lo rende certo più debole – e disprezzando chi, come Legoshi, non sa essere fiero della propria superiorità fisica, del suo status di predatore. Chi vedrà la serie doppiata riconoscerà subito nella sua voce il grande Flavio Aquilone, che sembra dare vita a un Light Yagami versione animale (le caratteristiche per ora sembra averle tutte!). 

Spesso viene dato spazio ai vari personaggi secondari, concedendoci di entrare nei loro pensieri: i più divertenti e ricchi di “empowering” sono decisamente quelli della gallina Legom e della sua missione di vita.  

Per quanto sembri un classico anime adolescenziale di amoretti, ci sono molti elementi che lo rendono differente. C’è molta tridimensionalità nei personaggi che evitano di sembrare scontati: tutte le specie, carnivori ed erbivori, hanno i loro pregi e difetti anzi, quelli che ne pagano di più il prezzo sono stranamente quelli considerati più forti, che subiscono attacchi di bullismo e di isolamento a causa del pregiudizio. Sorprendentemente anche il personaggio di Haru vive una sorta di dualità del suo essere, che la rende oggetto di pettegolezzi e derisioni ma spinta da una motivazione forte, fuori dalla semplice apparenza. La tridimensionalità si avverte anche nelle ambientazioni, che si estendono al di là della scuola: i ragazzi visitano la città e scoprono a loro spese il prezzo che ha il compromesso della convivenza pacifica.

Un’ultima nota è da dedicare alla sigla, stravagante e meravigliosa, realizzata mediante lo stop motion in cui Haru e Legoshi si muovono tra il giorno e la notte, sempre sul filo del rasoio riguardo al loro rapporto e al modo in cui viverlo. 

Maria Chiara Paone

고맙습니다 Mr Sunshine

Mr sunshine è una serie sudcoreana, prodotta da Kim Eun-sook e Lee Eung-bok con Lee Byung-Hun, Kim Tae-Ri, Yoo Yeon-Seok, Kim Min-Jung, Byun Yo-Han e disponibile su Netflix. È un drama storico, ambientato tra il 1867 e il 1905. Ruota principalmente intorno alla storia d’amore tra Go Ae Sin ed Eugene Choi, ma non si può assolutamente definire una serie romantica.

La serie

Innanzitutto guardarla è un vero piacere: la trama è molto complessa, ma si segue bene, i personaggi sono tutti ben caratterizzati, profondi; la fotografia, i colori, insomma anche la colonna sonora è valida. Ma non è (solo) per questo che vogliamo parlarvi di questa serie. Tra il 1800 e il 1900 in Occidente sappiamo tutti cosa succede, pagine e pagine di libri su Napoleone, il Risorgimento, i moti nazionali, la Costituzione etc etc…
26a63784042620efeb37e78019db9e05Cosa succede nel resto del mondo non lo sappiamo e neanche lo immaginiamo. Voi vi starete chiedendo che cosa c’entra questo con una serie su Netflix, c’entra più di quanto immaginate.
La cosa che più ci ha colpito di questa serie, assolutamente consapevoli del fatto che si tratti di una serie e non di un documentario ed è ovvio che la storia raccontata sia molto romanzata, è che noi non sapevamo assolutamente nulla di quello che veniva raccontato. Ci siamo sentiti in una situazione di impotenza e di ignoranza… soprattutto. È impossibile che tutta questa storia di paesi, guerre, soprusi, violazioni, fatti terribili che riguardano in fondo una storia abbastanza recente siano completamente ignorati.
Si parla di invasioni, ma soprattutto di una zona, il Joseon (fu uno stato sovrano fondato da Taejo Yi Seong-gye nella moderna Corea) smembrata e vittima dell’interesse di Paesi più ricchi e grandi (Giappone, Usa, Francia, Inghilterra, Russia) che è una cosa sempre capitata nella Storia, ma di cui davvero ignoravamo l’esistenza. Quello che si nota dalla serie è la realtà di un paese povero e malmesso, schiacciato dall’iniziativa e dalla voglia di grandezza ed espansione delle altre nazioni che calpestano senza ritegno cultura, tradizioni, abitanti, sovrani.

Tratteggiate come vere e proprie bestie di Satana ci sono i giapponesi: uomini senza scrupoli che fanno dei coreani i propri animali da circo. -Nella scala sociale giapponese infatti, sotto i cani ci sono i coreani, umiliati nella loro stessa nazione, privati di sovrano, moneta, esercito, ma soprattutto dell’indipendenza. Non tutti i cani sono stranieri però: tra i coreani ci sono tanti che sfruttano la situazione tragica della nazione e si spostano dalla parte dei vincitori. Nella serie sono infatti segnalati i 5 ministri traditori della Corea che con un colpo di stato nel 1905 spodestarono il sovrano e aprirono le porte ai Giapponesi.
Uno dei protagonisti Eugene Choi, coreano scappato in America e diventato poi americano e addirittura capo dei Marines, sembra ricalcare la storia di So Chaep’il anche lui coreano scappato in America in cui ottiene la cittadinanza, diventando medico. I due hanno in comune il ritorno in Corea proprio in concomitanza di questi fatti e saranno entrambi alle prese con i moti rivoluzionari indipendentisti dell’epoca.
7ee53994e31943b2d6ba89c840be8c31Nel 1896 So inizia a dare vita al Tongnip sinmun (L’Indipendente) un giornale scritto in coreano che si dichiarava neutrale ed imparziale. Anche questo particolare viene ripreso nella serie, dove si sottolinea il fatto che in quel periodo l’informazione fosse completamente controllata dai giapponesi e dagli occidentali: non c’erano quotidiani, mezzi d’informazione nella lingua della popolazione e questa ignorava completamente i fatti. L’Indipendente sarà un giornale diretto al popolo coreano che ha il diritto di sapere quello che succede nel suo paese e ciò che il governo decide, per questo motivo il prezzo sarà assolutamente irrisorio. Il giornale nella serie nasce grazie all’intraprendenza di Kim Hee-sung ricco rampollo, che a differenza degli altri personaggi, non usa le armi, ma crede nella pungente e raffinata potenza delle parole. Il giornale (sia nella serie che nella realtà) diventerà il mezzo principale d’informazione dei coreani, ma soprattutto sarà un importante mezzo di comunicazione politica dell’Alleanza per l’Indipendenza. Essa si proponeva di sciogliere la Corea da ogni legame e soprattutto dal giogo che la teneva legata ai paesi occidentali, in particolare in quel momento alla Russia. Sia nella serie che nella vita vera, viene sottolineato in un primo momento la debolezza dell’imperatore Gojong, completamente sottoposto alla potenza russa e soprattutto a cattivi consiglieri che già avevano venduto le loro mamme per la loro gloria.

La storia

È del 1898 la prima vittoria dell’Alleanza per l’Indipendenza, con la cacciata del partito russo dal governo coreano, fu però solo un breve spiraglio. Nel 1904 i due paesi che più di tutti spadroneggiavano nel regno del Joseon arrivarono alla guerra: siamo agli inizi della guerra russo – giapponese. A contrastare la crescente potenza giapponese, dopo la vittoria con la Russia ormai inarrestabile e volta a formare un governo coloniale in Corea fu l’Esercito della Giustizia, che si componeva principalmente di nobili letterati e idealisti più che di professionisti dell’arte militare e che aveva un’attrezzatura bellica che lasciava a desiderare. L’Esercito della Giustizia contava su sporadiche missioni militari ai danni dei giapponesi e costituisce nella serie una grande fetta della narrazione: stiamo parlando dell’Armata Virtuosa, questa unione di antigiapponesi che composta da persone eterogenee, altro non voleva che l’Indipendenza dal Giappone. Il primo esercito si compone dopo l’assassinio dell’imperatrice e continua ad essere attivo fino a dopo il 1911 tra Corea e Manciuria.
2cdbd94e8346a6449d84a336e411c3b5La descrizione dell’Armata Virtuosa è nella serie una parte molto importante: si viene a creare attraverso una fitta rete di persone di ogni fascia d’età, di varia composizione sociale e di ogni sesso, che spinta principalmente da nobili cerca in tutti i modi attraverso attacchi studiati e mirati di colpire i tiranni giapponesi. L’Armata virtuosa raccoglie i vecchi indipendentisti e non smette mai di crescere, accomunati dalla voglia di ritornare un popolo rispettabile, libero, indipendente e non di essere considerati la feccia dell’umanità. Tutti i coreani ben presto inizieranno perciò a prendere volontariamente le armi e ad arruolarsi in questo particolare esercito. Nella serie colpisce molto il ruolo attivissimo in questa Armata, delle donne. Non solo usate come messaggere, seduttrici, spie, ma anche attivamente impegnate nella lotta militare. È il caso principalmente di Go Ae Sin, più piccola esponente dell’antica e nobile famiglia Go, andrà contro ogni convenzione sociale e ogni costrizione legata al fatto di essere una donna per difendere il suo paese.
Ciò che non c’è nella serie, o meglio, che non è esplicitamente specificato è il Movimento patriottico dell’apertura, un modo meno violento di ottenere l’indipendenza basato e ottenuto con la diffusione dell’istruzione, dell’informazione e in generale che portava avanti una politica di modernizzazione della Corea. In realtà la serie preme anche su questo aspetto, parlando in più occasioni di scuole di lingue e dell’importanza dell’istruzione che laddove non può essere fatta nelle scuole avveniva tra privati. Il movimento fu però particolarmente limitato dal potere giapponese che subito attraverso una serie di riforme, mise durissime restrizioni sulle scuole, perché si sa… un popolo intelligente e culturalmente elevato è un popolo consapevole e questo non porta nulla di buono a chi è al potere. Ovviamente la serie pur essendo storica è stata criticata per le sue inesattezze e soprattutto per aver dato fondamento al mito dei salvatori americani in Corea e per aver trattato con troppo riguardo i giapponesi. Ora noi ne sappiamo quanto voi, ma non ci è sembrata proprio proprio così. Eugene Choi si batte per la liberazione della Corea, non perché sia americano, ma perché è il più grande desiderio della donna che ama e non c’entra molto con gli americani, che anzi verranno esplicitamente definiti come menefreghisti e opportunisti e non come salvatori della Corea. Per quanto riguarda i giapponesi la storia è più complessa. 8ec8e0e37653bd92ecfe3c2d88814852Il personaggio più criticato è Goo Dong – Mae, macellaio (siamo alla base, se non al di sotto, della scala sociale) giapponese che entra a far parte della mafia giapponese nel Joseon. Goo Dong Mae è in fondo un personaggio positivo, ma non viene mai meno alle direttive del suo capo se non sempre per salvare la donna che ama. È stato un personaggio così criticato che è stato effettivamente riscritto e ridefinito. Tutti gli altri giapponesi della serie e con loro anche i filo – giapponesi, sono descritti in modo assolutamente negativo e sono in gruppo i veri antagonisti nella serie. Ora forse per noi è incomprensibile il risentimento e la ferita che i Coreani provano nei confronti dei giapponesi, ma forse è un po’ estremo condannare in toto ogni strato della popolazione giapponese ed è stata una scelta corretta comunque mantenere anche solo in un personaggio una forma di umanità.

Ma ora veniamo alla cosa che forse v’interessa di più. Lungi da noi competere con Alberto Angela nella divulgazione storica, di certo non volevamo farvi una sterile lezioncina di storia di un quarantennio coreano, ma per noi questa ricerca è stata importante. È partita tutta da una serie, da una fiction, da una finzione è vero, ma la vergogna misto imbarazzo che abbiamo provato nel non sapere assolutamente nulla di quello che vedevamo, era reale. Non avevamo alcun appiglio per interpretare e guardare con occhio critico questa serie, perché ne ignoravamo completamente il contenuto e questo ci è sembrato grave. È ovvio che non si può sapere tutto della vita, né che si può sapere tutto di una materia, ma perché studiamo solo alcuni uomini invece che altri? Perché diamo tanta attenzione a una fetta di umanità ignorandone completamente un’altra? Sì, sì è vero che è un discorso che già abbiamo fatto e che sono domande senza risposta, riflettevamo pigiando sui tasti.

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(Finalmente) I libri

Ora non è che della Corea si sa poi tanto, neanche ora che è stata un po’ di più sotto i riflettori a causa di Kim Jong-un e delle sue stranissime e anacronistiche idee di radere al suolo la Terra. Non ci siamo dimenticati che questo è un blog che dovrebbe parlare di libri e infatti, in coda a questa descrizione storica di un drama vi consigliamo qualche titolo che potrebbe illuminarvi come a noi ha illuminato Mr Sunshine.
La guardia, il poeta e l’investigatore di Jung myung – Lee, edito da Sellerio è uno dei libri, forse il libro più bello letto quest’anno. L’abbiamo preso ad occhi chiusi, non sapevamo nulla né dell’autore, né della trama, ma ogni pagina è stata una scoperta piacevolissima. sellerio.jpgLa scrittura è meravigliosa, è un memoire forse, un giallo in parte, un romanzo storico sicuramente e una raccolta di poesie anche. Siamo in un carcere giapponese, durante la Seconda Guerra Mondiale. In questo carcere relegati in un anello dimenticato dalle guardie stesse ci sono i prigionieri coreani. Prigionieri perché coreani. Ogni traccia dell’essenza e della tradizione coreana era stata strappata via dai giapponesi. Non si poteva possedere un nome coreano, non si poteva scrivere in coreano, insomma anche solo avvicinarsi a un coreano poteva essere reato. Questo libro pone l’accento su come i prigionieri coreani venissero trattati nelle prigioni: lasciati morire, non potevano accedere alle cure, non potevano praticamente scrivere ai familiari perché ogni piccola sfumatura lessicale sarebbe stata censurata, venivano usati per sperimentazioni, insomma erano esseri umani nella maggior parte dei casi innocenti, che avevano sperato di rivedere libera la loro patria che venivano trattati come bestie. Il file rouge che però alimenta di speranza questo libro così struggente è la cultura e più in particolare letteratura e musica. Sotto censura non erano solamente le lettere dei prigionieri, ma anche tante opere letterarie che potevano istigare alla ribellione o più semplicemente al ricordo e alla riflessione. Ma la letteratura non può essere cancellata così facilmente. Nelle menti e nei cuori dei prigionieri vivevano intere opere, che venivano tramandate di bocca in bocca e andavano a confortare ogni animo.
Sarebbe scorretto rivelarvi di più, perché non vi faremmo gustare a pieno questo libro così emozionante. Quello che però possiamo dirvi con assoluta certezza è che Lee ha una scrittura meravigliosa, con delicatezza e maestria tratteggia personaggi che ci sono rimasti dentro a giorni e giorni di distanza. Ogni personaggio, anche il prigioniero che c’è sullo sfondo mentre le guardie parlano ha una sua dimensione e pesa all’interno del libro, il cui protagonista è difficile da definire. Non sappiamo se c’è più spazio per la guardia: vittima e carnefice, di cui nel corso della trama si smonta il velo di malvagità e violenza che lo avvolgeva; per il poeta, raffinatissimo personaggio che s’ispira alla vita di Yun Dong – ju poeta coreano morto nel 1945, o l’investigatore, che narra la vicenda e che è invischiato nella vita di uno e dell’altro. Quello per cui c’è più spazio è l’amore per l’arte, anche l’oggetto più inanimato della storia viene colpito e insieme consolato dalla potenza e dalla bellezza dell’arte, anche in una fredda, umida e disumana prigione l’arte può essere una cura. Generi diversi che sfumano uno nell’altro senza mai appesantire la narrazione, fanno da contorno ad una trama intricata, ma agile che vi farà commuovere non solo per il romanticismo insito in essa, ma anche e soprattutto per la perfezione e la pulizia della scrittura di Lee.

L’accusa di Bandi, pseudonimo che significa lucciola. È una raccolta di sette storie edita in Italia da Rizzoli.  Bandi sarebbe in realtà uno scrittore del regime del Nord Corea, che ha redatto in segreto storie su diritti violati, deportazioni. I racconti prendono il periodo del Grande Leader Kim Il-sung, fondatore della Repubblica Democratica Popolare di Corea, e l’inizio della carestia, siamo tra gli anni ’80 e ’90, sicuramente più recenti ma la situazione di profondo disagio continua e queste storie sono venute alla luce solamente grazie alla fuga dei manoscritti in Corea del Sud.

960ce39dbac37ad0663b104b57986512Ambientato nella Seoul dei primissimi anni Ottanta è L’altra faccia di un ricordo oscuro di Yi Kyunyŏng, edito da Giunti. Si tratta di un romanzo che tratteggia la vita di un impiegato che in una particolare serata, preso dai ricordi racconta la guerra che ha portato la Corea a dividersi. Era il 1945 e il protagonista riflette come in un enorme climax sulla tragedia personale, familiare e nazionale che ancora si ripercuote nella Corea attuale.

Terra d’esilio è una novella di Cho Chǒngnae, edita in Italia da Giunti. Breve racconto in cui il protagonista C’hǒn Mansǒk, parla della sua adesione alla causa comunista nel suo paese. Il Comitato del Popolo diventa per il protagonista il nascondiglio ideologico in cui rifugiarsi, dopo che spinto dall’odio e dal risentimento aveva compiuto delitti contro i suoi connazionali. La voglia di riscattarsi dopo una vita passata a piegarsi, insieme alla famiglia, ai signori del suo villaggio; e di riscattare in realtà tutta la sua classe sociale lo avevano reso cieco e infatti… Per C’hǒn Mansǒk a causa della sua vita violenta, non ci sarà spazio per una vita tranquilla e serena, ma solo per La Vendetta del Cielo.

Nostri cari e coraggiosissimi lettori, se qualcuno è davvero riuscito ad arrivare alla fine di questo chilometrico, confusionario, terribile articolo vi prego ce lo dica che gli offriamo quanto meno un caffè per il coraggio, ci sentiamo in dovere di fare dei ringraziamenti.
Il primo ringraziamento va ad Alessandra Zengo, che con una storia su instagram ha illuminato la nostra conoscenza verso la Corea e una parte infinitesimale della sua storia, consigliandoci Mr. Sunshine.
Grazie alla serie stessa che ci ha fatto capire quanto la nostra conoscenza sia parziale e fortemente condizionata, ma in fondo consultando buoni libri e facendo ricerche si può arrivare a conoscere tutto, basta volerlo.
Grazie alla nostra libraia, che ci ha ascoltati, aiutati e capiti. Senza di lei non vi avremmo consigliato nessun libro, ma soprattutto non avremmo scritto nessuna storia. Gli orientalisti nella vita servono.


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Aggretsuko, Sanrio – Netflix

Con i termini Generazione Y, Millennial Generation, Generation Next o Net Generation si indica la generazione che, nel mondo occidentale o primo mondo, ha seguito la Generazione X. Coloro che vi fanno parte – detti Millennial o Echo Boomer – sono nati fra i primi anni Ottanta e Il 2000.”
Tutti i nati tra gli anni ’80 e il 2000 sono inseriti in un unico insieme, sono, anzi siamo tantissimi e dividiamo giorno dopo giorno la stessa sorte. Questo grande e complesso agglomerato può essere raccontato efficacemente da un cartone animato in sole 10 puntate?

SPOILER: SÌ.

Aggretsuko o Aggressive Retsuko è una serie animata, ultimamente approdata su Netflix. La protagonista è Retsuko ideata da “Yeti“ per la Sanrio (conosciuta principalmente per l’iconica Hello Kitty). Retsuko è una panda rossa di 25 anni, che lavora in un ufficio contabile e che in 15 minuti, per 10 episodi ci racconta il suo mondo, che è un po’ anche il nostro.

aggDietro una grafica tenera e graziosi personaggi animali, si raccontano i sogni della generazione Y, sogni che vengono puntualmente infranti, dopo duri scontri con la realtà. Il lavoro in ufficio che sembrava la soluzione a tutti i problemi diventa una trappola mortale: colleghi pessimi, soprusi, clima soffocante e opprimente. Si potrebbe cambiare lavoro allora, mettersi in proprio, gestire tutto dalla A alla Z, senza padroni, ma quanto è alto il rischio di perdere tutto?

Sono questi alcuni dei problemi che Retsuko affronta quotidianamente, problemi che forse ci sembrano familiari.

La scelta degli autori di parlare orizzontalmente di una intera generazione in un modo apparentemente carino e coccoloso, si scontra con le tematiche attuali e in alcuni casi anche pesanti che la serie affronta. Ho particolarmente apprezzato anche il fatto di scegliere come protagonisti degli animali. Animali diversissimi tra loro: panda, gatti, ippopotami, gorilla, maiali, elefanti che vivono e si muovono nello stesso contesto appianando completamente ogni tipo di differenza, almeno quelle di specie. In realtà con ironia e leggerezza, il cartone calca la mano sulla differenza di genere. La povera Retsuko in vari momenti viene osteggiata e umiliata dal capoufficio (che non a caso è rappresentato da un maiale, animale che da Orwell ai Pink Floyd è caratterizzato negativamente) in quanto femmina. La cara Retsuko sembra inizialmente accettare tutto di buon grado, è solo un piccolo elemento dell’azienda, una nullità, come può ribellarsi senza perdere il lavoro?

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I colori pop e pastello di tutta la scenografia iniziano a cambiare, uno sfondo dai toni caldissimi e carichi si proietterà sul vostro schermo, al centro una sola parola: RABBIA. La piccola, docile, adorabile Restuko ha gli occhi iniettati di sangue, si agita in uno scenario fiammeggiante, gridando, quasi ululando e scaricando tutta la tensione, tutto il rancore in una sala di karaoke. Il rifugio/scappatoia dalle pesanti giornate di angherie, routine e profonda insoddisfazione è l’heavy metal. Con una voce cavernosa e profondissima, Retsuko si sfoga, reagendo e scaricando tutto in una piccola stanza chiusa, dove nessuno può vederla.

 

Serie assolutamente consigliata, che con velocità e pur non avendo una trama originalissima riesce ad arrivare al punto e a fare una narrazione diretta e scanzonata della nostra amara condizione. L’originalità è tutta data dal contesto e dalla grafica che fa un po’ a pugni con la drammaticità di quello che viene raccontato, ma attira anche per questo. Le avventure della pora Retsuko non sono finite, è stata infatti da pochissimo annunciata anche una seconda stagione.

Stiamo guardando #5

Risale a tempi ormai lontanissimi l’ultimo aggiornamento sulle serie che stiamo guardando. Era settembre, gli impegni universitari ancora non si erano manifestati con la loro sconfortante pesantezza e tanti impegni successivi non li avremmo neanche mai previsti. Avevamo sicuramente più tempo per guardare serie su serie, però ora dopo un bel po’ di mesi qualcosa l’abbiamo vista e possiamo consigliarvi qualcosa di interessante.

strangerthings.jpgStranger Things

(Netflix, 2017) Lo abbiamo visto in un giorno, un binge watching folle ma necessario. A parte la criticatissima puntata numero 7, lenta e assolutamente slegata dai filoni principali di questa stagione, ma che sicuramente ha aiutato a caricare l’hype per le ultime due puntate, è stata il top. Finalmente è venuto fuori il personaggio che già nella prima stagione mi era piaciuto moltissimo: il super tenerello Will Byers. Non sto qua a parlarvene più di tanto comunque, tanto so che l’avete vista tutti.

The Crownthecrown

(Netflix, 2017) Con un po’ di ritardo abbiamo anche recuperato la seconda stagione di The Crown, anche questa vista in pochissimo tempo. La serie parla della vita della Regina Elisabetta II e della sua famiglia, non romanzando troppo. Sicuramente la serie si prende delle libertà, ma è anche storicamente molto accurata. La fotografia è qualcosa di fantastico ed il livello di recitazione degli attori è altissimo. Grandissima cura ci sono poi per i costumi, che riprendono quelli realmente indossati dalle altezze reali. Come anche nella prima stagione, io sono assolutamente ammaliata dalla personalità e dalla storia della principessa Margareth. Nella terza stagione che vedremo prossimamente, ci sarà un completo cambio di cast, si parlerà infatti della maturità di Elisabetta e sono stati scelti attori più in là con gli anni. Sarà dura salutare Clare Foy, ma Olivia Colman sarà sicuramente all’altezza di questo importantissimo ruolo!

everythingsucksEverything Sucks

(Netflix, 2018) Se in Stranger Things abbiamo il tripudio della cultura degli anni ’80, Everything Sukcs ci porta in una scolaresca americana degli anni ’90. Non siamo assolutamente al livello della serie dei fratelli Duffer, ma è comunque una serie godibile. Non c’è nulla di soprannaturale, solo normali sfighe tra liceali che cercano di fare un colossal fantascientifico. Il protagonista è Luke che cerca di conquistare Kate, ragazza più grande di lui e figlia del preside. Il preside poi, il signor Messer è un personaggio meraviglioso, convive con il pensiero della moglie e deve crescere sua figlia da solo. Alle varie difficoltà che ha come preside e padre, deve aggiungere ben presto una cotta allucinante. Il nostro personaggio preferito però è McQuaid, perché McQuaid sono io.

Big Mouth

bigmouth

(Netflix, 2017) Lo abbiamo iniziato da poco e già ci piace tantissimo. È un cartone che parla dei problemi degli adolescenti, ma non i problemi quelli carini come le cotte, l’imbarazzo, i primi baci etc, no parla dei problemi quelli veri. Tra eiaculazioni notturne e spontanee e l’arrivo delle mestruazioni con pantaloncini bianchi, i protagonisti devono cercare di sopravvivere e far fronte all’età più meschina di ogni essere umano: la pubertà. Jingle e canzoncine divertentissime, insieme ai numerosi spiriti/mostri guida accompagnano i nostri eroi nei terribili cambiamenti adolescenziali, in una serie ironica e spietata che dovete vedere assolutamente.

605eb1d6c491dbaeab41da2c409be393.jpgBig Little Lies

(HBO, 2017) Big Little Lies è una serie tratta dall’omonimo libro di Lian Moriarty. Il cast è stellare, le protagoniste sono infatti Nicole Kidman, Reese Whiterspoon, Sheilene Woodley e (la meravigliosafantasticastupenda) Zoe Kravitz. Sette episodi pienissimi, una fotografia spettacolare, ambientazione ricca e preziosa. Quella che viene raccontata è la storia di tre donne, che viene svelata pian piano. La meraviglia di questa serie è nella narrazione dei personaggi, viene smontata a poco a poco l’aura di perfezione iniziale che hanno. Le loro vite che sembrano invidiabili all’esterno, vengono finalmente viste dall’interno e cadono a pezzi: tradimenti, violenze, soprusi, stupri. In Big Little Lies c’è un concentrato di quello che le donne subiscono ancora oggi. È una serie di denuncia, ma anche di consapevolezza: c’è ancora tanto da lavorare per rendere le donne davvero libere di vivere come vogliono e lontane dalla violenza. È una serie assolutamente da vedere, non solo per il prodotto cinematografico meraviglioso, ma anche e soprattutto per il grande messaggio che comunica.

friendsFriends

In lacrime e con una malinconia immane ho salutato pochi giorni fa Friends. La serie è su Netflix e mi ha accompagnato praticamente per un anno. È la seconda volta che la vedo, la prima volta ero più piccola e mi sono persa qualche puntata, stavolta invece ho visto tutto. È una serie ancora attualissima e quasi all’avanguardia su alcuni temi, ma è soprattutto una delle commedie più brillanti che siano mai state create. I personaggi sono magnifici e scegliere un preferito è difficilissimo. Ci piacerebbe molto essere Rachel, ma dobbiamo ammettere che siamo molto, molto più vicini a Monica. Tutti sono però dei personaggi assolutamente indimenticabili e sicuramente lo riguarderemo prima o poi.

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Tra le prossime serie che cercheremo di vedere c’è Orphan Black che ci è stata vivamente consigliata, come anche Peaky Blinders! Aspettiamo poi con ansia la seconda stagione di The Handmaid’s Tale. Dobbiamo poi recuperare l’ultima stagione di Vikings e di Mozart in the Jungle e scegliere di quale serie fare il rewatch… stavamo pensano a Ugly Betty o Una mamma per amica, però attendiamo anche i vostri consigli! E fateci sapere cosa state guardando e cosa dovremmo guardare!

Stiamo guardando… #4

Allora miei prodi, sono tornata a Roma, a lavoro, ad ottobre inizia l’università e non riusciamo a stare dietro a tutte le serie che vorremmo vedere, le puntate avanzano e noi arranchiamo per vederle, ma ce la stiamo facendo o almeno ci proviamo. Questa estate abbiamo iniziato molte nuove serie e dall’ultima volta che vi abbiamo parlato delle nostre magiche visioni è passato un po’ di tempo, quindi bando alle ciance, ci siamo:

La serie che più ci ha tenuti attaccati allo schermo è stata Hannibal. Abbiamo appena finito la seconda stagione e ci stiamo riprendendo psicologicamente prima di iniziare la terza. È la storia del cannibale più famoso del mondo che è magistralmente interpretato da Mads Mikkelsen, la sua storia di bravissimo ed illuminato psichiatra si intreccia con quella di Will Graham (Hugh Dancy), consulente della polizia, in azione sui casi di omicidio più strani e ripugnanti che ci possano mai essere. Siamo arrivati alla seconda stagione velocissimamente, perché è impossibile non voler vedere tutti gli episodi subito e sapere come si trasforma il malato rapporto tra Hannibal e Will, non vi diciamo nient’altro, solo: vedetelo.

 

nes.gifNorth & South: tutt’altro genere per la serie BBC di soli quattro episodi che s’incentra sulle prime fabbriche di cotone del Nord dell’Inghilterra, sui primi scioperi e sulla travagliata storia d’amore tra Margaret e John i due protagonisti, diversissimi, con principi opposti, modi di vivere all’estremo l’uno dell’altro, ma che si uniranno in un meraviglioso sodalizio tra batuffoli di cotone che intasano i polmoni degli operai. La serie è ispirata all’omonimo romanzo di Elizabeth Gaskell (1855).

Atypical, serie Netflix di 8 puntate incentrata sull’autismo di cui è affetto un adolescente che vuole cercare di superare il suo problema e soprattutto di riuscire ad avere una ragazza. La sua personale storia è leggera e simpatica, ma mi è piaciuto anche il fatto che venga presa molto in considerazione la famiglia, i loro sentimenti e come si sentono a vivere con una persona autistica. Nella sua leggerezza ed ironia è sicuramente una serie importante.

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Abbiamo anche finito la prima stagione della migliore, tra le serie che vi abbiamo citato, insieme ad Hannibal: Broadchurch in cui c’è il magnifico David Tennant. Nella bellissima Broadchurch (le inquadrature del mare, della scogliera sono stupende) c’è stato l’omicidio del piccolo Danny e tutta la prima stagione è una caccia all’uomo. Tutti sembrano poter essere stati colpevoli, ma alla fine trovare l’assassino risulta molto più difficile di quello che sembra. Non possiamo rivelarvi nient’altro perché dovete provare la stessa ansia e voglia di scoprire, che abbiamo avuto noi durante la visione.

 

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Altra serie che stiamo guardando è The Good Wife. Sinceramente la guardava mia madre su rai4 e ne siamo rimasti abbastanza affascinati ed abbiamo deciso di iniziarla, per ora promette molto bene, sappiamo che ha ricevuto tantissimi premi e riconoscimenti. Siamo nel mondo giudiziario, dell’avvocatura e Alicia Florrick è una donna che deve fare carriera portandosi dietro l’onta dei “reati” del marito ex procuratore.

 

 

Proprio in questi giorni stanno poi uscendo tante serie che noi aspettavamo con ansia tra cui ovviamente Victoria, ispirato alla vita della regina Vittoria interpretata da Jenna Coleman e il nostro amatissimo Outlander che sicuramente ci farà versare fiumi di lacrime. È appena iniziata anche la seconda stagione dell’unica serie nostrana che vediamo con passione che è Il Paradiso delle Signore con la splendida Miss Italia Giusy Buscemi, ambientato a Milano nel periodo del boom economico in un enorme grande magazzino, ispirato al romanzo Il Paradiso di Zola. Lasciatemi anche bullare il fatto che durante il primo episodio mi ha risposto ad un tweet  l’attore che interpreta Corrado, con questo video: https://twitter.com/ParadisoSignore/status/907333831002394624.

Ovviamente quest’estate è stata l’estate del Trono di Spade, stagione che ci ha un po’ delusi perché ci aspettavamo molte più morti, stragi, cattiverie, ma dopo Ramsay Bolton nessun cattivo riesce a reggere il confronto. L’ultima scena ha fatto praticamente (scusate l’eleganza) cacare perché è veramente fanservice allo stato puro, però noi siamo orgogliosi dei nostri cuccioli Stark e speriamo che Bran ricevi l’attenzione che meriti. È il nostro personaggio preferito, ma tutti lo prendono per coglioncello, noi crediamo in te Bran, puoi farcela!

Per adesso stiamo apposto con le serie, abbiamo un’unico desiderio: vedere quanto prima Bojack Horseman.

E a voi, come sono andate le vacanze per quanto riguarda le serie?

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