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"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

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Da Turing alla letteratura sulla Seconda Guerra Mondiale: piccolo grande excursus.

Come avevamo già scritto su facebook, abbiamo visto The Imitation Game sotto l’insistenza di Netflix di farcelo apparire come primo suggerimento con il 94% di compatibilità. Lo abbiamo visto e siamo rimasti così colpiti dalla storia che eccoci qui a parlarvene. Il film riprende, romanzandola la storia del matematico e crittografo inglese Alan Turing che durante la Seconda Guerra Mondiale ha lavorato alla decifrazione del codice tedesco Enigma e che ha portato alla creazione della macchina “Bomba”: antesignana dei nostri computer. Oltre al film, su Alan Turing ci sono molte opere, come ad esempio L’uomo che sapeva troppo di David Leavitt e Enigma. La strana vita di Alan Turing di Francesca Riccioni e Tuono Pettinato.

Dalla visione di The Imitation Game abbiamo riflettuto su quanto la Seconda Guerra Mondiale abbia influito e influisce sulla nostra cultura, non entriamo assolutamente in merito a posizioni ideologiche o politiche, ma abbiamo notato che molto della Seconda Guerra Mondiale è ancora un affascinante mistero. Ecco allora che nascono in continuazione film, romanzi, opere teatrali ambientati negli anni della Guerra, che analizzano aspetti “secondari” andando oltre la descrizione dell’ideologia nazista, dei campi di concentramento e della successiva liberazione e concentrandosi su particolari che sono più spesso tralasciati. Non vorremmo spaventarvi con la mole di questo articolo, non faremo di certo l’apologia del nazismo o la cronistoria di tutti i fatti della guerra, cercheremo solo di consigliarvi libri e film sul tema, iniziando proprio dal film da cui tutto è partito: The Imitation Game.

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Nel film la Seconda Guerra Mondiale è visibile solo in alcuni fotogrammi, Turing e fondamentalmente tutti i crittografi di Bletchley Park erano al sicuro, lontano dal fronte, ma dovevano affrontare il tempo e la pressione di dover far vincere la guerra. All’inizio ogni giorno sembra perso, un fallimento, finché Turing non progetta la sua macchina perfetta iniziando così a decodificare i messaggi di Enigma, la macchina per le comunicazioni tedesche. La storia narrata nel film è un altro aspetto della guerra, sembra quasi essere un’altra guerra, senza sangue, persecuzioni, senza armi, ma combattuta attraverso la mente, con le migliori intelligenze. Nel film gli interpreti sono tutti di altissimo rilievo: Alan Turing è Benedict Cumberbatch, il comandante della marina cacacazzi è interpretato da Twin Lannister, cioè Charles Dance, tra i compagni di Turing ci sono Mattew Goode e Alan Leech entrambi attori in Downton Abbey e la splendida Keira Knightley nei panni di Joan Clarke. Il film calca la mano su alcune caratteristiche di Turing: è solitario, autistico molto probabilmente, poco collaborativo, nella realtà invece queste caratteristiche non sono documentate, Turing era molto apprezzato dai colleghi e c’era anche a Bletchey Park una grande collaborazione tra tutti: si lavorava per salvare vite umane, non c’era tempo per le rivalità personali.

theimitation1Uno degli aspetti che più ho apprezzato del film, anche se è un aspetto della storia in generale, è che la guerra è un fattore che livella. Fondamentalmente la guerra è generata da uno scontro, da ideologie, bisogni, necessità diverse, ma nel sostrato, chi la guerra la combatte davvero è sullo stesso piano. Uomini, donne, ricchi, poveri, nobili, borghesi muoiono tutti ugualmente perché il nemico è comune e la vita non ha un valore diverso. Nel gruppo di Bletchey Park l’entrata in scena di una donna non desta alcuno stupore (a parte inizialmente). È la necessità a far sì che Joan Clarke non venga discriminata? Siamo convinti che se non ci fosse stata la guerra e la signorina Clarke avesse voluto continuare gli studi, entrare nei circoli e diventare una delle migliori crittografe d’Inghilterra non avrebbe potuto essendo una donna, ma in quel preciso momento serviva un cervello preparato e la necessità ha fatto sì che anche quello di una donna potesse essere preso in considerazione. Sono molte le storie di grandi donne impegnate nella Guerra, come soldatesse, come spie, come dottoresse e così via, poi non si è capito perché dopo la Guerra le capacità che le donne hanno dimostrato di avere, sono state cancellate e sono tornate a fare l’uncinetto e a preparare la cena ai mariti. Proprio sulle donne in Guerra sono nati molti romanzi e film alcuni più romantici, altri più realistici tra cui vi segnaliamo:


Il giardino perduto di Helen Humprheys in cui la protagonista Gwen Davis entra a far parte del Land Army: il servizio di agricoltori militari, descrivendo così un aspetto lontano dalla Guerra ma che ne fa comunque parte. In particolare Gwen guida le Land Girls, le agricoltrici volontarie.
Il confine d’Ambra di Paola Zannoner parla della vita di Anneli, una crittografa finlandese che diventerà, a differenza di Joan Clarke anche una spia e così entriamo invece in un paese, la Finlandia, di cui non si parla molto per quanto riguarda la Seconda Guerra Mondiale.
Pietrangelo Buttafuoco in Le uova del drago ci racconta la storia di un’altra spia: Eughenia Lenbach, tedesca, prima soldatessa poi spia in servizio a New York e poi spostata nella nostra nazione, precisamente in Sicilia.
Sopravvivere con i lupi di Misha Defonseca parla invece di fuga. La protagonista è una bambina, l’autrice stessa, che una volta persi i genitori si ritrova a dover percorrere tutta l’Europa da sola, fuggendo ed evitando gli uomini, diffidando di ognuno di essi in quanto ritenuti come male ed iniziando a sviluppare una grande empatia con gli animali. Da questo libro è stato tratto anche l’omonimo film, dove Misha è interpretata da Mathilde Goffart che è di una bravura imbarazzante.
C’è poi ovviamente Espiazione di Ian McEwan, anche se il tema portante è un altro, siamo comunque durante la Seconda Guerra Mondiale e McEwan ci presenta dei personaggi femminili, Briony e Cecilia, veramente interessanti. Nell’omonimo film ritroviamo anche Keira Knightley.
La chiave di Sarah di Tatiana de Rosnay parla della storia di Sarah Starzgnski, ragazzina ebrea coinvolta nel rastrellamento a Parigi del 16-17 luglio 1942 che riesce a salvare il fratello chiudendolo in un armadio.
Io non mi chiamo Miriam di Majgull Axelsson che grazie alla protagonista Miriam/Malika parla di un altro tema tralasciato in genere, cioè lo sterminio dei rom ribellatisi alle SS di Auschwitz.
Ancora abbiamo Leni Riefenstahl: La regista di Hitler di Jerome Bimbenet dove letteratura e cinema s’incontrano. Lei è la regista e amante di Hitler ed in questo libro oltre a descrivere la vita della donna si analizza la sua cinematografia e come il cinema è stato importante per diffondere l’ideologia nazista.

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Nel film The Imitation Game c’è un altro aspetto che viene preso in considerazione: l’omosessualità. Questa non era perseguitata e vietata solamente dal nazismo, ma anche in Inghilterra ad esempio essere un omosessuale rappresentava un reato, il matematico Alan Turing lo era e per questo, nonostante le sue intuizioni avessero portato alla vittoria degli alleati e al salvataggio della vita di moltissime persone, fu arrestato e per non rimanere in carcere non potendo lì lavorare, si sottopose alla cura ormonale: la castrazione chimica. L’umiliazione dovuta non solo alla condanna, ma anche a cambiamenti psicologici e fisici, come la crescita del seno, portarono Turing al suicidio nel 1954. L’omosessualità è un tabù ancora ora e proprio per questo delle persecuzioni e degli esperimenti fatti sugli omosessuali non se ne parla molto, ma non mancano comunque libri che affrontano questo argomento e che parlano della difficoltà di vivere la propria sessualità in uno dei tempi più bui della storia dell’umanità.


L’ideologia della purezza della razza, dell’uomo alfa, della virilità aveva conquistato la comunità gay tedesca, che in un primo momento venne tollerata dal nazismo perché servivano proseliti, dopo la Notte dei lunghi coltelli però la tolleranza verso gli omosessuali finisce. Sono accusati oltre che di perversione, di essere un ostacolo alla crescita della nazione, sono perseguitati, deportati nei campi di concentramenti e nella maggior parte dei casi sottoposti ad esperimenti, di tutto questo si parla in Nazi gay. Omosessuali al servizio di Hitler di Fabrizio Bucciarelli.
AIMEE & JAGUAR di Erica Fischer narra invece la storia d’amore tra Lily, la perfetta donna ariana, sposata ad un soldato con 4 figli e Felice, l’ebrea, la loro storia d’amore sboccia nel 1942 per poi finire tragicamente.
L’autobiografia di Pierre Seel non è stata pubblicata in italiano (questa è un’edizione inglese I, Pierre Seel, Deported Homosexual), ma è un testo fondamentale per capire come venivano trattati gli omosessuali, parlando infatti della sua esperienza nei campi di concentramento, parla delle torture a cui i gay erano sottoposti. Perre Seel è l’unico ad aver denunciato i trattamenti fatti dai nazisti agli omosessuali.
Il nemico dell’uomo nuovo. L’omosessualità nell’esperimento totalitario fascista è un saggio di Lorenzo Beredansi che parla di come è stata affrontata l’omosessualità dal fascismo, che l’ha vista come un ostacolo e il contrario del modello di uomo e di virilità che si voleva diffondere.
Io sono vivo e tu non mi senti di Daniel Arsand parla invece non solo di una storia d’amore omosessuale, ma soprattutto di come è stato accolto un gay dopo la prigionia, quando tutti sapevano quale crimine aveva commesso.

Oltre a questi titoli sono tantissimi i libri che trattano della Seconda Guerra Mondiale, tra cui sicuramente Max di Sarah Cohen Scali dove s’illustra il programma Lebensborn, destinato a preservare la razza ariana e far nascere individui puri; Mattatoio n. 5 di Kurt Vonnegut uno dei libri antimilitaristi per eccellenza, dove si narra la storia di Billy Pilgrim traendo dalla sua personale esperienza che lo vide impegnato nei bombardamenti di Dresda o ancora La svastica sul sole di Dick dove s’immagina un nuovo mondo, perché Germania e Giappone hanno vinto la Guerra, imponendo il totalitarismo nazista dovunque.

Potremmo ancora continuare per molto tempo, ma è ora di fermare questo lunghissimo sproloquio. speriamo di aver dato qualche spunto a chi è appassionato di questo tema o di questo periodo storico e di aver incuriosito chi non lo è. Questo articolo è anche un po’ un esperimento, ci piacerebbe sapere se questo tipo di articolo vi possa piacere, così potremmo farne altri sul genere, pensare ad una rubrica (non così lunghi gli altri articoli promesso!), poi ovviamente ci farebbe piacere sapere se avete letto questi libri o ne avete altri da consigliarci, i vostri consigli sono sempre preziosi per noi!

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I link rimandano alle pagine dei prodotti su amazon a cui siamo affiliati, se volete comprare i libri e sostenere noi ed il nostro blog sarebbe un ottimo metodo e vi ringraziamo in anticipo!

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Stiamo guardando… #3

Salve carissimi, è dal mese di febbraio e precisamente da questo articolo che non vi parliamo delle serie che ci aiutano a passare le serate in solitaria. Fra i vari vaneggiamenti che faremo ne abbiamo una da consigliarvi vivamente, quindi prendete appunti!

Allora iniziamo con le serie che abbiamo concluso:

 

Once Upon a Time che è arrivata alla sesta stagione e noi boh, cioè diremmo anche basta. Le nostre stagioni preferite sono le prime, fino alle terza. Poi abbiamo notato una lentezza dilagante e un voler allungare a tutti i costi la storia, proponendo e riproponendo la stessa solfa infinite volte. Cioè da che esiste Storybrook hanno lanciato 2 milioni di sortilegi che si spezzano sempre con il bacio del vero amore, sempre tra le stesse persone. Il guaio è che questa cosa non sembra essere stata recepita dai grandi capi che invece di fermarsi stanno preparando una nuova stagione.

 

Daredevil serie Netflix – Marvel: bella, bellissima la prima e la seconda puntata dove abbiamo pianto gran parte delle nostre lacrime perché si racconta la storia di Matt. Il resto della serie no. Voi sapete che a noi piacciono molto i film cruenti e sanguinosi, ma qua si picchiano sempre nello stesso angolo di strada, sempre i soliti 2-3 tra una causa e l’altra. La prima stagione ci potrebbe anche stare, ma la seconda è terribile, tranne che per The Punisher: è un personaggio ben costruito e caratterizzato, l’unico che ha una bella storia psicologica in questa stagione, ma che forse non è stato sfruttato nel modo giusto. Insomma, un altro no.

 

Versailles, seconda stagione: della prima stagione vi abbiamo parlato approfonditamente qui, Luigi XIV è uno dei nostri personaggi storici preferiti e questa serie gli rende davvero giustizia. George Blagden è come sempre bravissimo e qui dovrà scontrarsi con la corruzione che dilaga a corte, promossa tra l’altro dalla sua protetta: la bellissima Athenais. Il nostro personaggio preferito si riconferma essere Monsier Fabien Marchal di cui viene svelato un lato un po’ più sentimentale; ci ha molto sorpresi il personaggio della Principessa Palatina ed in questa stagione ha avuto la sua rivalsa anche Maria Teresa D’Austria. Insomma questa ve la consigliamo vivamente, la trovate in francese sottotitolata.

 

Sta continuando il rewatch di Friends e di Death Note e stiamo guardando ancora a singhiozzo, Master of Sex e Mozart in the jungle 3 che per questa stagione è ambientato in Italia! Aspettiamo con ansia, come la maggior parte di voi, di vedere la nuova stagione de Il Trono di Spade e siamo un po’ incerti su cosa vedere nel nostro prossimo futuro.

Ma ora veniamo al clou, la serie più bella di questo 2017 è senza dubbio lei: The Handmaid’s Tale, tratto dall’omonimo romanzo di Margaret Atwood. Siamo in un futuro distopico, dove un manipolo di mentecatti ha il pieno controllo del corpo e della mente delle donne. Questo è dovuto a un enorme aumento della sterilità, vista come punizione divina dai Comandanti che poi hanno pensato bene di creare questa nuova società in cui ogni famiglia potente e sterile ha una sua ancella, fertile invece, che conterrà il frutto del loro “amore”.1280x720-Ol9.jpgTutto ruota intorno alla libertà o meglio alla sua mancanza. Le ancelle, ma in generale tutte le donne, sono costrette a vivere in casa, non possono leggere, scrivere, non possono uscire se non per far la spesa e soprattutto sono costrette, nel loro periodo fertile a fare sesso con il Comandante in presenza della moglie, dopo aver letto un versetto della Bibbia. La serie, anzi il romanzo, mette in luce la mancanza di libertà delle donne che (non a questi livelli) ha un’eco anche nel mondo di oggi e parla tra le altre cose anche di fanatismo, visto che è quella la causa del nuovo mondo in cui vivono i personaggi della Atwood. Insomma, una serie eccezionale, con una fotografia impeccabile, ma soprattutto con una magistrale Elisabeth Moss che è la Peggy di Mad Men, nel ruolo della protagonista June/Difred e le eccezionali Yvonne Strahovski (la Sarah Walker di Chuck) nelle vesti di Serena Joy Waterford e Madeline Brewer che interpreta Janine. Questa non ve la potete perdere, è sicuramente una serie inquietante e disturbante, ma non è solo un passatempo: lascia davvero qualcosa a cui pensare.

Questo è tutto, fateci sapere cosa state guardando di bello, perché dopo una serie di così alto livello è difficile scegliere la prossima!


 

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The Crown

Come promesso qui eccoci a parlare di una serie FA – VO – LO – SA. Lo avrete capito che ci piacciono le serie storiche, ma soprattutto le serie storiche british quindi questa non poteva mancare all’appello!

Vincitrice di una fracca di premi, The Crown  che secondo noi li ha meritati tutti e per un solo motivo: è riuscita a scardinare e a dare un ritratto preciso ma non noioso di una grandissima donna del nostro tempo: la regina Elisabetta.

Ho adorato il modo in cui Claire Foy ha interpretato Elizabeth ed il modo in cui è stato costruito il personaggio: Lillibeth è sempre austera, rigida, anche nel vestire rispetto alla sorella per esempio la meravigliosa Margareth; è più semplice, troppo, diciamo con uno stile un po’ alla vecchiarda, molto neutrale, quasi defilato, ma che le permetteva di avere sempre tutto controllo, di non fare mai un passo falso, pur essendo tacciata di avere poco carattere o di non averlo per nulla, quando invece la serie mostra le fragilità che ogni donna, moglie e madre potrebbe avere. Le litigate con Filippo (personaggio che abbiamo odiato, con la sua spocchia, la sua arroganza e il suo sempre poco rispetto verso il ruolo che sua moglie si trovava a ricoprire), le passeggiate a cavallo, le discussioni con sua sorella, l’ansia dei viaggi hanno reso Elisabetta II un personaggio normale, ma estremamente complesso: tutto il suo io è sempre coinvolto in una lotta tra l’essere la regina Elisabetta o solo l’umana Elisabetta e questo la porterà a scelte difficili, sofferte, ma la porterà ad essere la grande sovrana che conosciamo.

È ovvio che la storia è molto romanzata, altrimenti si sarebbe trattato di un documentario e la storyline più bella proprio perché resa estremamente struggente e sofferta è quella della principessa Margareth il nostro personaggio preferito: una donna forte, passionale, dal carattere e dalla creatività incontenibile, impulsiva, terribilmente invidiosa del ruolo centrale ed importante della sorella, costretta ad essere un’ombra e a subirne tutte le conseguenze. Pur non riuscendo ad avere la visibilità che vorrebbe, pur non avendo un posto centrale nella vita degli inglesi, non può avere ciò che vuole: l’etichetta è etichetta ed ogni membro della famiglia reale deve rispettarla, Elisabetta non si risparmierà mai, non scinderà mai la donna, la madre, la sorella, dalla regina e di questo Margareth pagherà le conseguenze. Insomma detto alla nostra Margareth s’è ritrovata cornuta e mazziata.

Pur essendo una narrazione lenta, senza colpi di scena, è una serie estremamente godibile, la rigidità di Elisabetta arriva fino allo spettatore, la nebbia londinese lo avvolge, i problemi del secolo scorso che aveva studiato (o vissuto da lontano) prendono forma sotto i suoi occhi: siamo di fronte ad una serie precisa, studiata ed estremamente bella.

Stiamo guardando…

Salve giovini! Ci siamo accorti che è da un po’ che non vi aggiorniamo sulle nostre ultime visioni ed eccoci a rimediare. Ultimamente non abbiamo fatto grandi sessioni di binge watching (a proposito vi segnaliamo una bellissima miniserie BingeLove fatta da ScreenWeek, fa morire dal ridere), ma abbiamo comunque qualche nuova serie da proporvi e speriamo anche nei vostri sempre graditi consigli! Per capire cos’è quello che ci attrae di più e se vi siete persi qualche puntata sui nostri commenti alle serie tv, vi rimandiamo qui!

Allora come sempre, guardiamo Vikings, serie della History Channel di cui vi abbiamo già parlato qui, siamo arrivati alla conclusione della quarta stagione e noi ci innamoriamo sempre di più, puntata dopo puntata della mitica Lagherta, chi invece proprio non riusciamo a tollerare è quel figlio della madre di Ivar, sono successe taante cose in questa stagione ed il nostro amore per i Northman è sempre infinito. Se non l’avete ancora vista e vi piace la guerra, il sangue, la ricostruzione storica perfetta e dettagliata e una trama veramente interessante è la serie per voi!

Stiamo poi guardando anche The Crown., serie Netflix composta da 10 puntate che è stata rinnovata per una seconda stagione, di cui vi parleremo più approfonditamente in una recensione apposita, ed è veramente una serie molto bella. È lenta, profondamente realistica, incentrata sulla figura di Elisabetta II: adoriamo la scelta di Claire Foy come protagonista è un’Elisabetta perfetta, anche se il nostro personaggio preferito per ora è la principessa Margaret.

Siamo poi arrivati alla terza stagione di Mozart in the jungle che avevamo già recensito approfonditamente per quanto riguarda le prime due stagioni (Mozart in the jungle) mentre abbiamo iniziato da poco Masters of sex, siamo ancora alla prima stagione ma questa serie ci sta piacendo moltissimo! Masters of sex è una serie statunitense, formata da quattro stagioni che tratta della storia del ginecologo che ha scoperto i segreti della sessualità umana, ci troviamo in America negli anni ’60 e Bill Masters cerca, combattendo contro il bigottismo e il tabù che vigeva sul sesso, di portare avanti le sue ricerche in campo medico avvalendosi di una fantastica assistente, la cara, ironica, brillante Gini, sapremo dirvi di più procedendo con la visione!

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Abbiamo invece finito di vedere Sherlock, inutile dirvi la meraviglia e la sorpresa riguardante la quarta stagione che secondo noi ha avuto un crescendo fenomenale, partendo con una prima puntata non estremamente entusiasmante, la seconda già molto più bella e coinvolgente per poi arrivare alla puntata perfetta che è la terza, con l’arrivo del fantastico personaggio di Euros e una nuova caratterizzazione dello stesso Sherlock, quella puntata merita il suo tempo di ripresa.

Una delle serie che abbiamo iniziato a vedere, ma che non ci ha molto convinti è Lovesick serie pubblicata da Netflix che tratta delle disavventure amorose di Dylan e il problema della serie, dal nostro punto di vista, è proprio Dylan non è un personaggio che ci è piaciuto particolarmente e abbiamo deciso di abbandonare la serie.

Tra le cose che invece vogliamo vedere ci sono due anime: Death Note che io ho già visto, ma non in sequenzialità, lo facevano ad ora di cena su MTV molto tempo fa e ho sempre voluto riprenderlo e Yuri on ice per cui il mio twitter impazzisce letteralmente.

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Visto che poi ci proponiamo di fare un bel rewatch di almeno una serie cult ogni anno e l’anno scorso abbiamo optato per Sex and the City e Desperate Housewife due serie spettacolari e meravigliose, quest’anno iniziamo con il proporci il rewatch della serie che tutti conosciamo e che tutti abbiamo amato, sì signori stiamo parlando di:

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Bene la nostra carrellata con le ultime visioni ed i buoni propositi si è conclusa, fateci sapere se vedete, avete visto, avete intenzione di vedere queste serie oppure consigliateci qualcosa voi, siamo sempre aperti ai suggerimenti e vi invitiamo a seguirci sulla nostra pagina Fb dove piazziamo in diretta le nostre visioni seriali, così dai, un po’ di spam fa sempre bene! Alla prossima!

La chiesa protagonista

La Chiesa in tutte le sue forme: invisibile indicante l’unione mistica dei cristiani e visibile indicante l’istituzionalizzazione, l’unione storica di comunità partecipi della stessa dottrina, è stata protagonista di tante opere che hanno cercato di indagare, di scoprire, di capire molto spesso dando interpretazioni personali, fantastiche. Tanti degli ultimi romanzi che ho letto hanno avuto a che fare con la Chiesa seppur non era il tema prominente.

Se con il losco Sorel la Chiesa è marginale, sullo sfondo ed è la rappresentazione da un lato di un ostacolo per l’amore, anzi peri suoi amori e dall’altro è importantissimo mezzo di riscatto e di rivalsa nei confronti della sua famiglia e di chi l’aveva sottovalutato, mezzo per farsi una posizione, per ottenere prestigio senza avere bisogno della vocazione. Nei fratelli Karamazov la Chiesa invece diventa puro misticismo impersonata dalla figura particolare dello starec, incarnazione della Chiesa buona: paziente, misericordioso, virtuoso, sommo bene, lo starec è un uomo anziano e debole, ma forte di uno spirito straordinariamente misericordioso, consola, consiglia e stranamente lascia della Chiesa un messaggio positivo.

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Nelle ultime cose in cui mi sono imbattuta però la Chiesa è stata descritta nel modo in cui più affascina, portando alla luce il suo mistero, i suoi strani meccanismi, le sue verità inarrivabili, la sua voluta invisibilità. Ed ecco quindi che arriviamo ad uno dei romanzi che più ho amato: Il nome della rosa, dalla penna mirabile del miglior narratore medievista si snoda una storia spettacolare che non ha come protagonista solo l’intelligente e perspicace Guglielmo, ma il mistero che avvolge una biblioteca enorme protetta da troppe persone. Tra disquisizioni teologiche su Cristo, sulla sua povertà, su quella della Chiesa; tra discorsi sull’inquisizione, sulle interrogazioni, sul terrore; tra confronti accesi fra avignonesi e francescani, descrizioni di biologia e di ottica, emerge uno dei principali scopi della Chiesa. Cosa può bramare chi non può costruirsi una famiglia, chi non può vantarsi di un amore passionale, della sua professione, cosa può cercare? La conoscenza, la conoscenza suprema e totale e quale migliore luogo di una biblioteca tra le più fornite della cristianità? Una biblioteca che è essa stessa un mistero, labirinto, che è costruita per scoraggiare, per impaurire chi vuole spingersi troppo oltre. Il cammino per la conoscenza diventa tortuoso, difficile, disseminato di pericoli, di morti: non tutti possono farcela; è la metafora del cammino verso la santità, la salvezza, la purezza disseminato di ostacoli, di peccati da raggirare, tutto deve essere eliminato per avere la somma purezza tutto dev’essere superato per avere la somma conoscenza. Ma come ottenere la conoscenza quando si deve affrontare qualcosa di così complesso? E soprattutto come aggirare la Chiesa quando è essa stessa che nasconde ai suoi seguaci? Lo fa per proteggere i fedeli o se stessa? Una biblioteca labirintica in cui tutti sanno, ma nessuno dice. Questo mistero in cui è coinvolta tutta l’abbazia, delegazioni varie e l’abate stesso che capisce che svelare il mistero della biblioteca e degli omicidi ad essa connessi è più pericoloso di quanto avrebbe potuto immaginare.

download-1Quello che però all’abbazia non avevano avuto bene in conto è che si trovavano di fronte a Guglielmo da Baskerville inquisitore, conoscitore di lingue, dalla vasta cultura, educatore, come può un uomo così fermare le sue indagini? Nè le morti, nè una biblioteca impossibile da comprendere lo faranno. Deve sapere chi c’è dietro, perchè. L’uomo che ha intimorito tutti, l’anticristo che è venuto a porre fine all’estrema curiosità dei cristiani, di tutti quei monaci custodisce il segreto che porterà alla fine della Chiesa e poi del mondo in un libro scritto prima ancora che la Chiesa nascesse, prima di Cristo. Aristotele è la fonte, sarebbe lui l’anticristo, che attraverso l’elogio al riso, attraverso l’uso dell’ironia, dello scherzo, spazzerebbe via la serietà, l’integrità, la severità e la credibilità dalla Chiesa. L’ironia e il riso sono il male perchè fanno sì che tutto il corpo provi piacere, sia disteso, ma soprattutto l’ironia non è chiara e la chiarezza deve essere alla base della Chiesa, allora meglio distruggere tutto, far sì che niente trapeli, il libro e la biblioteca bruciano, ma il segreto che contenevano penetra comunque nella Chiesa e questo ce lo dimostra Pio XIII.

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Bello, arrogante, saccente, severo, ma soprattutto ironico il padre della Chiesa e vicario di Cristo immaginato da Sorrentino ha tutto ciò che non dovrebbe avere. Laddove ci dovrebbe essere bontà e misericordia c’è severità e cattiveria, laddove ci dovrebbe essere apertura ed accoglienza c’è chiusura, laddove ci dovrebbe chiarezza c’è nebbia. Pio XII è avvolto da un’aurea di mistero, deve essere irraggiungibile, invisibile, ma deve conoscere tutto e tutti. Chiuso nella sua torre d’avorio si mostra solo a chi deve, tronfio d’onnipotenza costringe il povero Don Michele a rivelargli tutte le confessioni e così arriva prima: prima ci chi vorrebbe spodestarlo, di chi non conoscendo i suoi pensieri conservatori, severi e ingiusti lo ha messo sul trono di Pietro. Lui è quasi l’anticristo descritto ne Il nome della rosa. Il Vaticano trama per abbattere lui e salvare la Santa Madre Chiesa, ma la Chiesa  vorrà essere salvata? Integerrimo, invisibile, onnipotente, ma anche santo. Tutti tramavano fino a quando non si scopre chi è davvero Pio XIII: un uomo che riesce a dialogare con Dio, che riesce ad ottenere ciò che vuole perchè Dio lo ascolta. Come affrontare un uomo del genere? Ma soprattutto se Dio lo ascolta, perchè affrontarlo? Il suo disegno e quello di Dio coincidono: viene depurata la Chiesa, via i pedofili, l’immagine del papa, gli omosessuali, via anche i fedeli. Solo i degni, solo chi è disposto a questo cambiamento può continuare ad essere davvero fedele. La fede è messa a dura prova e si viaggia così indietro nel tempo a quando i papi erano invisibili, a quando hanno posto le basi della Chiesa, siamo ad un nuovo Concilio di Trento, un nuovo capitolo della storia.

2017 anni e ancora la Chiesa rimane l’istituzione più misteriosa su cui si è fantasticato, ma è anche la più duratura; un impero che non mostra segni di cedimento, indagata da tutti: fedeli, laici, atei. La Chiesa dopo 2017 è ancora protagonista indiscussa, Lei ha dato vita a parte della nostra storia: papi, vescovi, cardinali, succedutisi hanno spinto le sorti del mondo dove loro volevano ed hanno contribuito a creare la società così com’è ed ancora continuano a farlo. Una società plasmata sul volere di uomini che uniti dalla fede che hanno costruito da uno degli stati più piccoli del mondo un impero di burocrazia e mistero, potere, arte, strategia, politica. Come può un qualsiasi essere umano non essere affascinato da tutto questo? La Chiesa è qualcosa di tangibile e presente in tutte le vite, è insita nelle società eppure è così oscura. I misteri della fede, i misteri dei miracoli, lo spirito santo che dovrebbe scendere ad indicare il pontefice, la santità, la beatitudine, l’impalcatura gerarchica, la ricchezza e insieme la povertà, il potere e la spiritualità: quante cose che non sappiamo e che molto probabilmente non sapremo mai fanno parte della Chiesa? Ed allora la fantasia viaggia: scrittori, studiosi, registi, filosofi immaginano la Chiesa descrivendola in modi sempre diversi. È solo un mezzo per fare un determinato tipo di carriera, per avere una professione? È davvero somma misericordia e sommo bene? È potere di controllare gli altri, mezzo per la conoscenza, mezzo per soddisfare le grazie, politica? È tutto questo o niente di questo? Quante Chiese ci sono davvero, se ognuno ne dà una diversa interpretazione e ne immagina i meccanismi in modo diverso? I misteri saranno mai svelati?

Per me rimane un’istituzione unica che si regge proprio sul non detto. Quando si farà chiarezza e i giochi saranno svelato allora si sgretolerà tutta l’impalcatura. Sia chiaro sono miei pensieri sull’istituzione Chiesa da non credente, non mi permetterei qui nè in futuro, di mettere bocca sulla fede, spiritualità etc.

 

I preferiti del 2016:

Tralasciando che il 2016 è stato un anno un po’ da dimenticare per tutti, facciamo il punto della situazione di ciò che ci è piaciuto di più, ciò che ha portato un po’ di luce in questo anno così così.

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SERIE TV

Le serie che ho visto quest’anno sono tantissime, ma tra tutte mi sono piaciute in particolare:

  1.  VERSAILLES di cui ho scritto già quello che ne pensavo ed è rimasta al primo posto nonostante tutto ciò che ne è venuto dopo.
  2. MARCO POLO, serie di netflix di cui vi ho parlato e di cui attendo con ansia la terza stagione.
  3. THE YOUNG POPE, di cui vi parlerò tra non molto, ma sappiate che se non l’avete vista dovete farlo. È bella, profonda ed ha dei dialoghi meravigliosi.

 

ROMANZI

Non ho letto tantissimi romanzi soddisfacenti quest’anno, purtroppo le mie letture sono state un po’ deludenti per la maggior parte, ma alcuni dei titoli che ho letto sono davvero strepitosi, eccoli:

  1. Il Paradiso degli animali di Poissant è in realtà una raccolta di racconti, ma è stupenda ed io le raccolte di racconti non le amo particolarmente, quindi immaginate solo quanto può essere bello questo libro.
  2. Olive Kitteridge  di Elizabeth Strout, vi rimando alla recensione che ho già detto tanto lì, ma è bello davvero.
  3. Il nome della rosa, Umberto Eco è un classico, classicissimo che io ho voluto aspettare a leggere e a finire. L’ho centellinato, perchè non volevo finisse e anche di questo vi parlerò più in là.

 

GRAPHIC NOVEL

Qua la scelta è davvero complicata perchè ne ho lette tantissime e sceglierne solo tre non è facile, infatti sono quattro almeno, per forza escluderne una di queste mi sarebbe costato troppo dunque:

  1. Da quassù la Terra è bellissima di Toni Bruno che è bellissimo, lo regalerei a tutto il mondo.
  2. Il porto proibito di T. Radice, S. Turconi, vedi sopra e anche un’occhiatina a quello che ho scritto per capire che dovete leggerlo assolutamente.
  3. Una storia di Gipi, anche questo è imprescindibile deve esserci nelle vostre case.
  4. Chanbara di R. Recchioni, A. Accardi di cui vi parlerò a breve, sappiate che è un volume prezioso con i disegni più belli che si possano vedere, quindi sì dovete comprare anche questo.

 

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Sono le prime feste natalizie del blog e sono molto contenta di aver iniziato questa avventura, ho conosciuto persone molto carine, condiviso opinioni, parlato delle cose che più amo. Pian piano cresciamo e mi fa sempre più piacere vedere quanti lettori ci siano in giro. Da poco il blog ha anche una sua pagina Fb Tararabundidee per condividere ancora di più letture e quant’altro.

Spero che il vostro anno sia stato soddisfacente e ne approfitto per augurarvi uno speciale 2017, ricco di gioia e di letture belle. Fatemi sapere i vostri preferiti dell’anno così recupero qualcosa anche io!

AUGURI 😀

 

 

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