Cerca

tararabundidee

"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

Non stancarti di andare, Radice – Turconi.

Dopo la lettura di questo libro, ho capito di avere seri problemi con i libri che parlano di fede e del rapporto con Dio. Già ad inizio anno con la lettura di Blankets ho riflettuto molto su questi temi, con Non stancarti di andare, ultima graphic novel della coppia Radice – Turconi è impossibile non farlo.

20171204_154411.jpg

Non voglio parlarvi di quanto sia bella questa graphic novel, credo che già lo sappiate. Qualsiasi produzione di questi artisti è fantastica. Non sto a dirvi quanto la narrazione di Teresa sia esatta, coinvolgente e come i disegni di Stefano si adattino perfettamente ad essa, rinnovandosi di pagina in pagina. Non stancarti di andare parla di Iris e Ismail, della loro storia d’amore travagliata, dell’attesa, del conflitto turco siriano, dei migranti, ma il tema che più mi ha colpito è quello che ruota intorno alla fede.

Si mescolano tanti modi per chiamare la stessa entità che dovrebbe controllare tutto e salvaguardarci, anche se non sembra capace di farlo.

“Il mare si placa poi s’ingrossa, culla e schiaffeggia. Allah è confuso: non sa che farsene di noi. Forse ha troppe poche orecchie per ascoltare le suppliche di ciascuno. Forse altrove c’è chi grida di più: lo hanno assordato.”

Ci sono cristiani cattolici, copti, musulmani, tanti nomi diversi in questa storia che servono poi a definire lo stesso gruppo di persone, i credenti. Coloro che hanno sempre un appiglio, sanno a chi rivolgersi, magari sanno anche a chi dare la colpa e sono estremamente fortunati per questo. Ma compaiono anche gli altri, quelli che non hanno appigli e che a detta di padre Saul sono più forti, proprio perché riescono ad andare avanti senza affidarsi a qualcosa che non si vede né si tocca, che si può solo pensare.

Questo libro è scomodo, non solo perché la storia d’amore vi farà perdere ogni dignità, ma perché porta il lettore a farsi delle domande che vanno oltre il proprio io, abbracciano l’umanità intera e quando c’è qualcosa che riesce ad attivare così il tuo cervello e a far pensare oltre te stesso, si fa sempre fatica.

Questa graphic novel ci domostra quanto siamo poco abituati al dialogo. Ci rifugiamo dietro pregiudizi, finte credenze, luoghi comuni, ci rintaniamo nella nostra ignoranza/finto intelligenza suprema, invece di lasciare aperta la nostra mente per accogliere le idee, le tradizioni, le concezioni degli altri. Fa strano riflettere sul fatto che il dialogo manchi proprio fra persone che hanno molto in comune, come quelle che credono, che dovrebbero essere unite nella fede. Invece no, si fa a gara a quale nome divino sia meglio dell’altro, quale libro sacro sia più giusto, quando poi in realtà tutte queste variazioni sul tema hanno alla base gli stessi insegnamenti di rispetto, tolleranza, fratellanza e in fondo si condivide grosso modo lo stesso Dio che tutto vede, tutto sente e tutto ama.

Non stancarti di andare apre i cuori, ma soprattutto le menti. Non è una lettura facile, ma riesce a dare tanto. È un concentrato di dolcezza e speranza, che riesce a dare riflessioni di enorme acutezza sulla tolleranza, sulla fede, su noi stessi. È un libro universale, i personaggi sono tanti ed ognuno troverà il suo alter ego. È bello, struggente, intelligente, la vostra libreria e la vostra mente ne hanno sicuro bisogno.

 

La pagella dell'avvocato Hautecourt (2)


Il link rimanda alla pagina del prodotto su amazon a cui siamo affiliati, se volete comprare i libri e sostenere noi ed il nostro blog sarebbe un ottimo metodo e vi ringraziamo in anticipo!

Vi ricordiamo che siamo anche qui: Tararabundidee su facebook e instagram ❤

Annunci

Gilgi, una di noi, I. Keun.

Gilgi, una di noi è un romanzo scritto nel 1931, in Germania. Siamo negli anni bui dell’Europa ed infatti il libro sarà censurato dopo pochi anni. Gilgi è troppo emancipata, indipendente. L’autrice riporta, attraverso la protagonista, un mondo reale e moderno, troppo per essere raccontato. Si parla di soldi, di amore, di sesso, di aborto, della condizione lavorativa, cose di cui è difficile parlare anche oggi, figuriamoci sotto la dittatura.

12185b21482fd34e188c678e0eca77d6_w_h600_mw_mh_cs_cx_cyGilgi è imperturbabile, devota al lavoro, ma soprattutto alla sua indipendenza. Siamo a Colonia e Gilgi lavora felicemente, vuole continuamente migliorarsi. È libera, intelligente, non potrebbe mai cambiare la sua vita. Gilgi adora lavorare perché questo le permette di mantenersi, di essere indipendente, di essere utile. Come si può vivere senza fare nulla? Gilgi è autoritaria con se stessa, pretende impegno, costanza, organizzazione. Gilgi sono io, siamo noi. Può sembrare superficiale quando pensa ai suoi vestiti, alla cipria, ad essere sempre perfetta e decorosa, ma alla fine è semplicemente leggera perché non ha alcun rimpianto, non si pente di alcuna scelta, sta vivendo bene.

Gilgi la riconoscevo come un mio prolungamento, qualcosa di personalissimo che si allungava sulle pagine di quel bel libro color cipria. Questa piccola donna però, ad un certo punto straborda, non riesce più a stare nelle sue regole. È completamente in balia dell’amore, di una travolgente passione che la lega in modo inammissibile a Martin. Pochissimi incontri sono bastati a creare questo legame indissolubile e distruttivo. Gilgi perde tutto. Come malata, incapace di poter prendere una decisione da sola, si attacca a quest’uomo abituato all’ozio, a dare poco valore ai soldi, a vivere di rendita. Sia chiaro, Martin non è un personaggio negativo. Ama Gilgi con tutto sé stesso, ma non nel modo che permette ad una persona come Gilgi di vivere bene. Il personaggio che diventa negativo, perché cattivo con e per sé stesso è proprio Gilgi.

C’è un tragico evento con cui si chiude il libro, un evento che fa venire a Gilgi un senso di colpa enorme. Sembra riprendere la lucidità, capisce che deve cambiare. La lucidità è però un attimo, Gilgi è ormai spezzata, cambiata, stravolta, non sarà mai quella di prima.

Leggere di Gilgi non è leggere di una ragazza intrappolata in un tempo e in un luogo lontano dal nostro. Gilgi è una di noi, perché il suo personaggio ha un’interiorità attualissima. La scrittura della Keun rende questo romanzo, in cui c’è una profonda riflessione sull’identità, sulla società, leggero. Il lettore non si accorge della portata di quello che ha letto, né della profondità di un personaggio come quello di Gilgi se non arriva all’ultima pagina.

La pagella dell'avvocato Hautecourt

 

 

 

 

 

 

 

 


Il link rimanda alla pagina del prodotto su amazon a cui siamo affiliati, se volete comprare i libri e sostenere noi ed il nostro blog sarebbe un ottimo metodo e vi ringraziamo in anticipo!

Vi ricordiamo che siamo anche qui: Tararabundidee su facebook e su instagram c’è il nostro giveaway di Natale! Avrete la possibilità di vincere un libro bellissimo, veniteci a trovare ❤

The End of the Year Book Tag!

Salve a tutti! Ultimo book tag dell’anno, siamo al 1° giorno dell’ultimo mese dell’anno e noi ci troviamo a fare un po’ il punto della situazione delle letture del 2017. Fino ad ora abbiamo letto più di 120 titoli, tra libri e fumetti ed anche se novembre non è stato un ottimo mese per la lettura (gli impegni ci hanno un po’ “accoppati”), siamo pronti per l’ultimo sprint nelle vacanze natalizie!

Aspettiamo le vostre notizie sulle letture di quest’anno e come sempre, vi invitiamo tutti a rispondere a questo tag, che abbiamo visto sul canale Youtube di Valeria: Read Vlog Repeat. Bene cari, buon tag!

1. C’è qualche libro che hai cominciato quest’anno che vorresti finire? Come alcuni di voi sapranno, noi leggiamo un libro alla volta, in genere non abbiamo libri in sospeso, ma quest’anno abbiamo iniziato un fumetto a cui abbiamo capito di dover dedicare più tempo, rimandando così la lettura. Speriamo quindi che per la fine del 2017, troviamo la giusta concentrazione per leggere Diario di un fantasma di Nicolas De Crecy, edito da Eris Edizioni. È un libro importante, perché l’autore stesso vi entra, parlando di creazione artistica, dell’essere autore, insomma il diario artistico di uno dei più particolari fumettisti del nostro tempo.

tumblr_o2v6o9ajlR1tc7q5fo1_500.png2. C’è un libro autunnale che ti aiuti a transitare verso la fine dell’anno? Stiamo leggendo un libro che c’entra molto con il freddo, che quindi ci sta facendo respirare quell’aria gelida che qui a Roma si sente poco, ma che ci aspetta quando torneremo sull’Appennino. È Atlante leggendario delle strade d’Islanda edito da Iperborea, che attraverso la statale 1, ripercorre varie leggende islandesi. Sono brevissimi racconti di folletti, elfi, streghe di cui vi parleremo prestissimo in maniera approfondita. Più in generale invece verso la fine dell’anno ci ha sempre accompagnati Umberto Eco, con nuove letture o riletture e crediamo che anche quest’anno, qualcosa di suo ci accompagnerà nel transito tra 2017 e 2018.

3. C’è una nuova uscita che stai ancora aspettando? Abbiamo aspettato molto l’uscita di Gargantua e Pantagruele di Rabelais, nella nuova edizione illustrata di Gorilla Sapiens Edizioni e finalmente, tra qualche giorno a Più libri più liberi, sarà nostra (almeno il primo volume)! In realtà stiamo aspettando anche l’uscita in italiano del nuovo libro di Lisa See, ma che forse non avremo prima del 2018. Il titolo in inglese è The Tea Girl of Hummingbird Lane e visto che non leggiamo in inglese da un po’, potremmo forse azzardarci nella lettura in lingua.

23722486_889114954584179_975652228223314035_n.jpg4. Quali sono tre libri che vuoi leggere prima della fine dell’anno? Visto che non abbiamo completato le letture della tbr di novembre vorremmo innanzitutto finire quelle, poi magari leggere Eroi & meraviglie del Medioevo perché abbiamo proprio voglia di tediarvi con un super articolo tematico di consigli di lettura e questo è imprescindibile! Ci sono poi almeno due graphic novel che dobbiamo leggere assolutamente, entrambe edite da Coconino Press: Stupor mundi di Nejib su cui ci manteniamo ancora in ambito medievale, siamo infatti alla corte del sommo Federico II e Il cacciatore Gracco di Martoz, rimanendo sempre indietro nel tempo, si rifà ad un racconto di Kafka.

5. C’è ancora un libro che potrebbe sorprenderti e diventare il tuo preferito dell’anno? Pur essendo scettici a riguardo crediamo, anzi speriamo che sia possibile! Non è che leggiamo per accumulare pagine, per comprare più libri, ma proprio perché vogliamo essere sorpresi, intrattenuti, interessati dalle storie, dalle voci. Semmai dovesse capitare sarete i primi a saperlo, in realtà non abbiamo ancora incoronato il libro preferito dell’anno, ma anche questo lo saprete a breve!

6. Hai già cominciato a fare piani libreschi per il 2018? Questo è ovvio. Siamo dei super precisini fissati con l’organizzazione e quindi è ovvio che i piani sono fatti. Sappiamo gli argomenti dei prossimi post che vedrete sul blog, delle prossime puntate in radio (radiosonar.net), quindi è ovvio che sappiamo cosa leggere e beh… leggeremo i novelli acquisti di Più libri più liberi, quindi date un’occhiatina su instagram nei giorni della fiera, per saperne di più!

Bene, il prossimo book tag sarà nel 2018! A livello libroso, non possiamo assolutamente lamentarci del 2017, ho anche avuto il tempo di laurearmi quindi! Però insomma, per altri motivi speriamo finisca prestissimo e siamo pronti per un nuovo anno. Comunque carissimi fateci sapere le vostre 6 risposte, che siamo curiosi!


I link rimandano alle pagine dei prodotti su amazon a cui siamo affiliati, se volete comprare i libri e sostenere noi ed il nostro blog sarebbe un ottimo metodo e vi ringraziamo in anticipo!

Vi ricordiamo che siamo anche qui: Tararabundidee su facebook e instagram ❤

Macerie Prime, Zerocalcare

Vi abbiamo sempre detto che questo oltre ad essere il personale blog mio e dell’avvocato, voleva essere uno spazio di condivisione, di letture unite e per lettori tutti. Infatti ospitiamo oggi, per questo breve ma intenso racconto di lettura, la nostra Maria Chiara, che adora Zero (più di noi). È la prima volta che parliamo (in questo caso non lo facciamo neanche direttamente) in modo approfondito di un’opera del fumettista romano, quindi bando alle ciance, vi lasciamo alle parole di Maria Chiara! Buona lettura.

20171128_003506.jpg

Zerocalcare è un autore che ormai sembra non avere bisogno di presentazioni: nato ad Arezzo, per metà francese, vive a Rebibbia da tutta la sua vita; locandine, centri sociali, un blog, un armadillo e ormai nove pubblicazioni per la Bao Publishing, il tutto accompagnato da serie tv e plumcake.
Ma è davvero così? Dopo tutti questi anni possiamo dire con assoluta convinzione chi sia Zerocalcare?
È questa la domanda con cui Macerie Prime ti costringe a fare i conti e non è assolutamente facile rispondere.
Il libro, uscito il 14 novembre e già in procinto di andare in ristampa, ci catapulta per la prima volta nel mondo in cui Zero per vivere fa “solo i fumetti”, dove la vita è scandita dai firmacopie e non più dalle ripetizioni, dove i cosiddetti “accolli” sono numerosi e se fai parte della specie di quelli che non riescono a dire mai di no non ne riuscirai ad uscire.
È anche un esperimento di coralità, abbastanza ben riuscito: ritroviamo in queste pagine Secco e l’amico Cinghiale, Sarah di Un polpo alla gola e Katja di Dodici; vecchie conoscenze sì, ma tutti con la loro voce e la loro storia. Perché in questi anni sono cambiati anche loro; chi alla ricerca di un lavoro, chi di uno migliore, la voglia di indipendenza, di essere finalmente adulti e non solo diventarlo per il procedere dell’età.
Le confidenze e i sogni che ognuno di loro ha dentro di sé porta ad eliminare un velo di illusione in quei personaggi, che ormai eravamo abituati a immaginare come macchiette, e ci costringe a vederli nella loro realtà più intima.
Assistiamo così, come inconsueti voyeuristi, alle loro gioie condivise fino ad arrivare al momento più basso (e paradossalmente più alto) della storia; quello delle verità, in cui tutti dicono basta e lasciano sfogare una parte più animalesca e irrazionale, che appartiene ad ognuno di noi.
Una sfera colma di demoni e divinità, non più semplici descrizioni di febbroni infiniti o di sensi di colpa “minimi” sul ritardo per le consegne: Zero qui presenta e costruisce una mitologia complessa, che sembra fare capo a qualcosa di più grande. Lo humour che lo contraddistingue, unito ai soliti elementi di cultura pop, è ancora presente ma è un filo sottile, sempre efficace nel dare respiro a temi così importanti.
Un libro diverso in cui è percepibile la voglia di maturare e di aprirsi dell’autore, in cui tuttavia universale e individuale si fondono ancora una volta, dando voce agli interrogativi di quest’epoca, colma di macerie e di persone che, nonostante tutto, devono capire come viverci.
La non chiusura lascia, ovviamente insoddisfatti, ma fa aumentare la curiosità per quello che leggeremo a maggio 2018, sperando che in questi sei mesi le cose possano cambiare e in meglio.

Maria Chiara Paone

Noi lo leggeremo fra qualche giorno, saprete tutto su facebook o instagram ma siamo abbastanza sicuri che, come sempre sarà una lettura piacevolissima. Mentre aspettate nostre nuove, noi aspettiamo le vostre!

Tararabundidee feat. Tra le righe ep. 2: L’ATTESA.

Salve cari, eccoci ritornati con un nuovo articolo che riguarda la nostra proficua collaborazione con le libraie della Libreria Tra le Righe di Roma. Vi ricordo che potete recuperare il primo episodio di questo feat. qui, funziona in modo molto semplice: ogni mese diamo alle libraie un tema e loro con santa pazienza, scelgono un libro da recensire.

Novembre è un mese lunghissimo, tende a qualcos’altro, dopo questo mese è già Natale, ormai si è già con la testa a pensare al nuovo anno. Novembre è un mese transitorio e proprio per questo abbiamo scelto come tema da dare alle nostre libraie preferite “l’attesa”, il libro che la libraia Paola ha scelto per questo tema non lo conoscevamo e ne siamo profondamente affascinati.

Si parla dell’attesa per eccellenza e si lega almeno geograficamente alla lettura che stiamo facendo ora, ma vi lasciamo alle parole di Paola Mastrobuoni, noi ci risentiamo a fine recensione.

Audur Ava Ólafsdóttir, “Rosa candida” (trad. it. Stefano Rosatti), Einaudi 2014.

9200000034136516Non lasciatevi ingannare dall’immagine di un neonato avvolto in una coperta fucsia, o dal titolo del libro: dietro le apparenze non c’è nessuna storia sdolcinata, né un romanzo rosa, e neppure un manuale su come far crescere forti e sani i vostri bambini. Certo, i bambini ci sono (anzi, ce n’è una), ma questa è soprattutto la storia di un ragazzo confuso, e del viaggio che intraprende per riflettere su se stesso e sui propri desideri, in attesa e nella speranza che prima o poi tutto diventi chiaro e limpido.

Una storia semplice, delicata come può esserlo una rosa rara. Tutto ha inizio in Islanda, luogo remoto e fascinoso, quasi esotico, alla vigilia di una partenza. A partire (o a fuggire?) è il giovane Lotti, da poco padre “per caso” e appassionato di piante: la meta è un minuscolo paese nel cuore dell’Europa, dove potrà dedicarsi alla cura del giardino, malandato ma prezioso, di un monastero arroccato in mezzo al nulla. Per arrivare la strada è lunga, il ragazzo macina molti chilometri: gli capita di conoscere tante persone, con le quali ha incontri fugaci ma significativi. Si ritrova così a ricordare cosa gli è successo negli ultimi mesi, e a raccontare l’attesa inaspettata, e la nascita, di una figlia. Della piccola ha quasi perso le tracce, prima di decidere di partire e lasciarsi tutto alle spalle. Il suo è un viaggio di iniziazione, di riflessioni sulla propria fisicità e incorporeità, sulla morte e la nascita, su ricordi di dolori familiari, quanto mai vividi eppure narrati con estrema naturalezza. È un affacciarsi sulle grandi questioni ma è, soprattutto, un viaggio di cambiamento. Quando giunge a destinazione è già un’altra persona. Bisogna però ancora attendere perché la trasformazione si compia, nel giardino di rose come nella sua vita, con nuovi incontri di monaci e di gente del posto, e con una visita che lo coglie di sorpresa.

Con una scrittura fluida, chiara, essenziale, l’autrice ci fa scivolare accanto a pensieri e gesti del giovane protagonista, ce li mostra con tocco lieve mentre germogliano, riuscendo a renderli vivi e naturali, come se fossero i nostri.

Come al solito, anche noi stessi ci misuriamo con il tema dato alle nostre libraie. La scelta di Rosa candida ci ha sorpresi perché non avevamo inteso quel tipo di attesa nella nostra mente.

I nostri due consigli vertono sul significato stesso dell’attesa e sono: L’arte dell’attesa di Andrea Kholer e ve lo facciamo conoscere grazie alle parole di Federica de Il lunedì dei libri, che ha scritto questa splendida recensione e Storie di un’attesa di Sergio Algozzino che avevamo letto tempo fa e che non smettiamo mai di consigliare: una graphic novel bellissima che contiene varie storie su come viene interpretata l’attesa nella vita quotidiana e anche attraverso i secoli.

Bene, con questi tre consigli sull’attesa, attendiamo il prossimo mese e il nuovo episodio di questo glorioso featuring letterario. Il tema lo scoprirete come al solito solo… leggendo!


I link rimandano alle pagine dei prodotti su amazon a cui siamo affiliati, se volete comprare i libri e sostenere noi ed il nostro blog sarebbe un ottimo metodo e vi ringraziamo in anticipo!

Vi ricordiamo che siamo anche qui: Tararabundidee su facebook e instagram ❤

Il corpo che vuoi, A. Kleeman.

Prendiamo A, B e C e facciamoli recitare nel mondo perverso in cui viviamo. Carichiamoli di problemi, di angosce, di male di vivere. Richiudiamoli in un piccolo spazio, facciamoli muovere in un ambiente abitudinario, fisso, sempre uguale. Ora iniziamo a smussare i contorni dei protagonisti, rendiamoli inconsistenti, sfumati, iniziamo a confondere A e B, non le riconosciamo e dopo un po’ anche C inizia a sfuggirci.

20171103_103845-e1511116507332.jpg

Non sappiamo cosa avete capito, ma questi sono solo alcuni degli ingredienti de Il corpo che vuoi, edito da Edizioni Black Coffee, romanzo d’esordio di Alexanda Kleeman. Un romanzo spietato, che parla all’anima dei lettori attraverso la corporeità, la fisicità dei protagonisti. Il corpo che vuoi mette in primo piano l’apparire. A e B hanno un rapporto malsano con il cibo e con i loro corpi. A vuole essere unica, diversa, riconoscibile per le sue peculiarità, per il suo fisico, ma si confonde in un mondo che vede gli esseri umani come tutti uguali. La televisione ha completamente appiattito le personalità. Le pubblicità fanno sì che tutti desiderino e comprino le stesse cose, in centri commerciali, supermercati che sono luoghi non luoghi, uguali ognuno all’altro. Si può cambiare zona, paese, ma il risultato è lo stesso, non si ha più una volontà propria, si è smarriti, persi.

tumblr_nlyrzl2dJh1u5vzw4o1_500Chi siamo? C’è davvero differenza tra noi e la nostra coinquilina? Non facciamo le stesse cose? Non viviamo la stessa vita?

Entrare nel corpo di A è facile. Puoi essere lei perché lo sei già, non c’è bisogno che il lettore cerchi chissà che cosa per immedesimarsi. Vogliamo tutti essere speciali ed unici, vogliamo essere amati, vogliamo essere. Quello che lascerà il lettore a bocca aperta non sarà solo essere A, diventare in pratica il protagonista del romanzo, ma sarà entrare nella luce.

“Sto parlando di te. Di chi ti sta rovinando. Sei tu stessa o qualcuno vicino a te, una persona che ti assomiglia così tanto che nemmeno tu riesci a distinguerla dal tuo riflesso? Dimmi, ti capita mai di guardarti allo specchio e scambiare il volto che vedi per il suo? Io ti guardo e vedo che hai i contorni sfocati. Non sai dove finisci. Sei avvolta da un senso di vaghezza. E non mi riferisco a una sorta di aurea. Questa vaghezza è indice della disgregazione in atto nel tuo organismo, sottoposto a eccessiva pressione. Dimmi, condividi intimamente la vita con qualcuno? Un’amica o un ragazzo? Qualcuno che ti sottrae tempo e non ti dà niente in cambio? Ti sei assicurata che non ti stia rubando la luce? Che il buio che emana dal suo corpo non sia penetrato nel tuo per mezzo dell’aria che respiri, dell’acqua che bevi, delle cose che tocchi, eccetera eccetera?”

Strizzando l’occhio a The Handmaid’s Tale, la Kleeman, crea una società nuova in cui c’è una Chiesa in cui al centro c’è il cibo. Cibo ombra e cibo luce che nutre e aiuta il fantasma luminoso che c’è in noi a eliminare ogni ricordo della corporeità, dell’essere fisico, per entrare nella luce, per essere pura incorporeità e nello stesso tempo eliminare ogni individualità. Attraverso regole ferree, grazie al lenzuolo bianco che copre gli adepti, sono appianate tutte le differenze. La paura di A di non essere riconosciuta, di non essere qualcuno diventa ora lo scopo da perseguire, l’obbiettivo a cui tendere.

Il corpo che vuoi è un romanzo potente e disturbante. Non è da leggere tutto d’un fiato, al lettore serve tempo. Deve riflettere, capire, riprendersi dai turbamenti che la Kleeman provoca. Deve digerire con calma le riflessioni di A, la critica che l’autrice fa del mondo in cui viviamo. Attraverso una scrittura descrittiva, esatta, la Kleeman con una mano ti rovista nello stomaco (l’organo che ha il posto d’onore in questo romanzo) facendoti provare sensazioni fisiche, non solamente suggestionandoti mentalmente.

La pagella dell'avvocato Hautecourt (1)

Mettetevi comodi e fate un respiro profondo, quello che leggerete sarà delizioso e distruttivo come una Kandy Kake.


Il link rimanda alla pagina del prodotto su amazon a cui siamo affiliati, se volete comprare i libri e sostenere noi ed il nostro blog sarebbe un ottimo metodo e vi ringraziamo in anticipo!

Vi ricordiamo che siamo anche qui: Tararabundidee su facebook e instagram ❤

15965773_933377773460289_4311912931644540590_n

Vorremmo inoltre ricordarvi che L’indie BBB Cafè, si sta preparando ad un nuovo anno insieme alle nostre case editrici indipendenti e cerca nuovi blogger! Potete trovare tutte le informazioni sulla pagina facebook o scrivendoci!

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

Su ↑