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"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

Darwin II: intervista, varie ed eventuali.

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Il nostro entusiasmo per Darwin che fa parte del progetto Seasons di Uno studio in rosso, ve lo dovreste ricordare dalla recensione della stagione uno. Con la stagione 2 si conclude purtroppo l’appassionante vicenda ambientata nella Preistoria, quando noi (homini sapiens sapiens) non eravamo l’unica specie di homo presente sulla terra. La lotta per l’affermazione continua ad essere dura e spietata e porterà alla definitiva scomparsa delle altre due specie: l’Homo Floresiensis e l’Homo Neanderthalensis [quest’ultimo non può dirsi completamente scomparso, visto che recenti ricerche (di cui vi lascio i link qui e qui) hanno dimostrato che nel nostro DNA conserviamo qualche gene dei Neanderthal].

darwin11.jpgComunque, avevamo lasciato i nostri cari tre personaggi davanti ad un inaspettato scenario ed ora li ritroviamo pronti a lottare di nuovo, insomma: scorreranno fiumi di sangue anche in questa stagione. Pur rimanendo un fumetto silenzioso la seconda stagione a differenza della prima, vedrà l’entrata in scena anche della parola, utilizzata ovviamente solo dai Sapiens Sapiens; ci sarà inoltre qualche comparsata del gentil sesso, assente nella prima stagione. Rimarrà invariata la struttura del fumetto, diviso in capitoli brevi, introdotti da citazioni che rimandano all’essere realmente umani. La storia è sempre caratterizzata da un’azione incalzante e si svolge alla massima velocità, i disegni di Alessio Moroni sono come sempre pazzeschi, mentre i colori rispetto al primo volume sono più aperti e chiari. Gli sfondi tra un capitolo e l’altro sono affidati a Federico Butticè, cosa che crea un intervallo anche visivo tra un capitolo e l’altro.

Detto questo non vogliamo più rivelarvi oltre, vi rimandiamo alla recensione della prima stagione di Darwin, ma soprattutto vi lasciamo alle parole degli autori: Giulio Antonio Gualtieri, Alessio Moroni e Federico Butticè che abbiamo incontrato ed intervistato all’Arf!

  • Com’è nato il soggetto di Darwin?

Giulio: Ho sempre avuto l’idea di ambientare qualcosa nella Preistoria e da una cena con Michele Monteleone, dove si parlava di tutt’altro è nata l’idea di tirarne fuori un fumetto. Mi ha sempre incuriosito il fatto che c’è stato un momento in cui c’erano più uomini, quando abbiamo avuto di fronte a noi più sfumature di noi e non abbiamo fatto altro che massacrare le altre specie.

  • Essendo un fumetto silenzioso, senza dialoghi, in cui sono le immagini a parlare, come si è svolto il tuo lavoro? Ed è più facile lavorare quando sono presenti i dialoghi o no?

Alessio: È sicuramente più difficile lavorare senza dialoghi perché il disegno deve lavorare anche per i dialoghi. Deve esserci ancora più equilibrio e sinergia tra disegni e parole in questo caso e, c’è la necessità che il disegno sia più chiaro ed immediato perché deve sopperire alla mancanza di testo.

  • Invece dal punto di vista della sceneggiatura, com’è stato lavorare senza parole?

Giulio: In realtà questo tipo di narrazione senza dialoghi ha avuto bisogno di più scrittura del normale. È sicuramente stato difficile adattare una storia senza poi poterla raccontare attraverso i dialoghi, ma alla fine devo ammettere che Darwin è stata una delle cose che mi è riuscita più facilmente.

  • Come si è svolta la ricerca per dare forma ai personaggi?

Alessio: Inizialmente mi sono affidato a documentari, ricostruzioni che poi ho reinterpretato in maniera più particolare e libera. Facendo i primi studi molto realistici abbiamo visto che i personaggi non funzionavano, abbiamo quindi cercato di rimarcare le differenze tra le varie specie e dargli dei tratti distintivi: l’Homo Sapiens è moderno ed è l’eroe, il Floresiensis invece è diventato più simile ad un folletto e l’Homo di Neanderthal si avvicina ad un orco. Questo anche perché l’idea originaria era quella di una storia fantasy ambientata nella Preistoria.

  • Qual è la vostra parte preferita di tutto il fumetto?

Giulio: Invece la parte migliore per me è l’inizio che ha un potere narrativo importante e da lì parte tutta la sintesi di una storia narrata solo per immagini.

Alessio: Sicuramente l’ultima sequenza della seconda stagione.

Federico: La parte conclusiva è sicuramente di grandissimo impatto, ma l’inizio della prima stagione di Darwin brilla per la narrazione.

  • Ci saranno nuovi progetti in comune?

Giulio: Sì io ed Alessio stiamo lavorando insieme a qualcosa che non possiamo ancora dire. Darwin è invece concluso, ma con la Preistoria non è finita.

  • (Ed ora la domanda della domande che in generale mette in crisi tutti) Qual è il vostro fumetto e il vostro libro preferito?

Giulio: I preferiti in assoluto non saprei sceglierli, ma sicuramente ci sono stati due libri che mi hanno ispirato ed aiutato nell’ideare Darwin e sono Ken Parker “Il respiro e il sogno” che è un fumetto completamente muto e mi ha fatto capire che fosse possibile raccontare anche solo per immagini. Mentre il libro è Le Benevole  di J. Littel (Einaudi) che è la storia dell’avanzata nazista, raccontata proprio da uno di loro: un SS che rappresenta il peggio dell’umanità che si mette in contrasto al meglio e questo mi ha aiutato con Darwin dove in fondo il protagonista è anche l’antagonista.

Alessio: Il mio fumetto preferito è Il Cadavere di Mignola (racconto breve con capitoli di due pagine, pubblicato sui numeri dal 75 all’82 sulla rivista Advence Comics del 1995), le sue storie brevissime hanno una soluzione narrativa particolare proprio perché in poche pagine deve esserci inizio, colpo di scena e conclusione. Credo sia l’apice della narrazione a fumetti. Il libro è invece La mano sinistra di Dio di P. Hofmann (Nord Edizioni) è un fantasy di ambientazione medievale, dove c’è una distorsione di fatti successi nel nostro mondo e soprattutto c’è violenza da chi non ti aspetteresti.

Federico: Il mio fumetto è La Saga di Paperon de’ Paperoni di Don Rosa (Panini) che oltre ad essere disegnato da Dio ha fatto sì che un personaggio fantastico e particolare come Paperone diventasse veramente umano. Il mio libro preferito è Dance dance dance di H. Murakami (Einaudi) che è un libro silenzioso, che parla molto per immagini. Si avvicina all’idea narrativa di Darwin che ha per protagonista il silenzio.


 

Noi ringraziamo ancora i gentilissimi autori e vi invitiamo, nuovamente, a recuperare Darwin!

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Stiamo guardando… #3

Salve carissimi, è dal mese di febbraio e precisamente da questo articolo che non vi parliamo delle serie che ci aiutano a passare le serate in solitaria. Fra i vari vaneggiamenti che faremo ne abbiamo una da consigliarvi vivamente, quindi prendete appunti!

Allora iniziamo con le serie che abbiamo concluso:

 

Once Upon a Time che è arrivata alla sesta stagione e noi boh, cioè diremmo anche basta. Le nostre stagioni preferite sono le prime, fino alle terza. Poi abbiamo notato una lentezza dilagante e un voler allungare a tutti i costi la storia, proponendo e riproponendo la stessa solfa infinite volte. Cioè da che esiste Storybrook hanno lanciato 2 milioni di sortilegi che si spezzano sempre con il bacio del vero amore, sempre tra le stesse persone. Il guaio è che questa cosa non sembra essere stata recepita dai grandi capi che invece di fermarsi stanno preparando una nuova stagione.

 

Daredevil serie Netflix – Marvel: bella, bellissima la prima e la seconda puntata dove abbiamo pianto gran parte delle nostre lacrime perché si racconta la storia di Matt. Il resto della serie no. Voi sapete che a noi piacciono molto i film cruenti e sanguinosi, ma qua si picchiano sempre nello stesso angolo di strada, sempre i soliti 2-3 tra una causa e l’altra. La prima stagione ci potrebbe anche stare, ma la seconda è terribile, tranne che per The Punisher: è un personaggio ben costruito e caratterizzato, l’unico che ha una bella storia psicologica in questa stagione, ma che forse non è stato sfruttato nel modo giusto. Insomma, un altro no.

 

Versailles, seconda stagione: della prima stagione vi abbiamo parlato approfonditamente qui, Luigi XIV è uno dei nostri personaggi storici preferiti e questa serie gli rende davvero giustizia. George Blagden è come sempre bravissimo e qui dovrà scontrarsi con la corruzione che dilaga a corte, promossa tra l’altro dalla sua protetta: la bellissima Athenais. Il nostro personaggio preferito si riconferma essere Monsier Fabien Marchal di cui viene svelato un lato un po’ più sentimentale; ci ha molto sorpresi il personaggio della Principessa Palatina ed in questa stagione ha avuto la sua rivalsa anche Maria Teresa D’Austria. Insomma questa ve la consigliamo vivamente, la trovate in francese sottotitolata.

 

Sta continuando il rewatch di Friends e di Death Note e stiamo guardando ancora a singhiozzo, Master of Sex e Mozart in the jungle 3 che per questa stagione è ambientato in Italia! Aspettiamo con ansia, come la maggior parte di voi, di vedere la nuova stagione de Il Trono di Spade e siamo un po’ incerti su cosa vedere nel nostro prossimo futuro.

Ma ora veniamo al clou, la serie più bella di questo 2017 è senza dubbio lei: The Handmaid’s Tale, tratto dall’omonimo romanzo di Margaret Atwood. Siamo in un futuro distopico, dove un manipolo di mentecatti ha il pieno controllo del corpo e della mente delle donne. Questo è dovuto a un enorme aumento della sterilità, vista come punizione divina dai Comandanti che poi hanno pensato bene di creare questa nuova società in cui ogni famiglia potente e sterile ha una sua ancella, fertile invece, che conterrà il frutto del loro “amore”.1280x720-Ol9.jpgTutto ruota intorno alla libertà o meglio alla sua mancanza. Le ancelle, ma in generale tutte le donne, sono costrette a vivere in casa, non possono leggere, scrivere, non possono uscire se non per far la spesa e soprattutto sono costrette, nel loro periodo fertile a fare sesso con il Comandante in presenza della moglie, dopo aver letto un versetto della Bibbia. La serie, anzi il romanzo, mette in luce la mancanza di libertà delle donne che (non a questi livelli) ha un’eco anche nel mondo di oggi e parla tra le altre cose anche di fanatismo, visto che è quella la causa del nuovo mondo in cui vivono i personaggi della Atwood. Insomma, una serie eccezionale, con una fotografia impeccabile, ma soprattutto con una magistrale Elisabeth Moss che è la Peggy di Mad Men, nel ruolo della protagonista June/Difred e le eccezionali Yvonne Strahovski (la Sarah Walker di Chuck) nelle vesti di Serena Joy Waterford e Madeline Brewer che interpreta Janine. Questa non ve la potete perdere, è sicuramente una serie inquietante e disturbante, ma non è solo un passatempo: lascia davvero qualcosa a cui pensare.

Questo è tutto, fateci sapere cosa state guardando di bello, perché dopo una serie di così alto livello è difficile scegliere la prossima!


 

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Alessandro Sesto e i suoi racconti.

Salve, in questa torrida giornata di giugno più che consigliarvi un libro, vi consigliamo un autore che abbiamo scoperto grazie all’Indie BBB Cafè che per questo mese ospita Gorilla Sapiens Edizioni, piccola casa editrice romana.

lasciastareillaL’autore in questione è Alessandro Sesto, di cui abbiamo letto: Lascia stare il La maggiore che lo ha già usato Beethoven e Moby Dick e altri racconti brevi ora in promozione sul sito della casa editrice. Questi due libri raccontano musica e letteratura in modo ironico e accattivante. In Lascia stare il La maggiore, siamo in compagnia di una piccola band che tra serate in locali decadenti, risse, furtarelli, musical e quant’altro con frasi filosofiche tenta di spiegare il significato profondo della musica, quasi sempre per fare colpo sull’unica graziosa fanciulla presente alle serate. Le vicende dei componenti di questa band sono la quotidianità, storie semplici in cui potersi immedesimare. Noi infatti abbiamo rivisto nel protagonista del libro un nostro carissimo amico che si dimena tra serate, voglia di conquista e un leggero male di vivere. Il modo di scrivere di Sesto è molto coinvolgente, pur lasciando fare al lettore grasse risate, spinge alla riflessione: niente di estremamente metafisico, ma comunque induce al pensiero.

mobydick2.jpgIn Moby Dick e altri racconti brevi invece si parla della letteratura. Solo una persona che non solo ha amato i classici, ma li ha anche letti ed interpretati in maniera critica poteva far nascere questa serie di brevissimi racconti in cui si smontano e si rimontano alcuni dei classici della letteratura mondiale. Piccolissime pillole sullo Zibaldone, i Promessi Sposi, Moby Dick, Cuore di Cane, Madame Bovary, l’Eneide e così via, aiutano con l’ironia che contraddistingue la scrittura di Sesto, a capire e ad avere una nuova lettura dei libri che tutti (si spera) abbiamo letto. Tra le parti più divertenti di questo libro, ci sono sicuramente le pagine in cui attraverso un asse cartesiano si analizzano i comportamenti di alcuni personaggi dei libri come ad esempio il Christian Grey di 50 sfumature o anche alcuni autori come Bukowski e Vonnegut dei quali viene analizzato il pensiero, il comportamento o nel caso del Signor Grey l’attività sessuale e quasi sempre vengono rapportati all’amico avellinese (quindi quasi nostro compaesano) Aldo.

mobydickUna serie di classificazioni porta poi ad analizzare vari classici ed alcuni dei loro protagonisti, penso per esempio al capitolo sul lavoro dei personaggi dei romanzi oppure a come si muore in un libro. Attraverso questi flash, brevi ma intensi, oltre a farci due risate abbiamo davvero capito qualcosa in più di alcune delle opere più belle che siano mai state scritte. Proprio la parte dedicata a Fra Cristoforo e alla scrittura cavalleresca del duello che lo porterà all’omicidio oppure il rapporto tra Leopardi e gli Antichi che descrive nello Zibaldone sono state molto interessanti ed in modo leggero, simpatico, ma comunque ricercato ci hanno dato la possibilità di imparare e rileggere in modo nuovo un classico. Essendo poi un libro che parla di libri, inevitabilmente ci ha spinto verso titoli “nuovi” per esempio non ci aveva mai ispirato Cuore di Cane, mentre ora vorremmo tanto leggerlo.

Questi due libri, leggeri, ironici, ma che diffondono la cultura non nel modo noioso e pesantone a cui siamo abituati, sono letture perfette per affrontare il caldo che si prospetta in questa estate. Diamo spazio alla leggerezza intelligente e leggiamo Alessandro Sesto.


 

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Residenza Arcadia, D. Cuello.

Aspettarsi una storia divertente, viste le vignette che Daniel Cuello pubblica sui suoi profili è facile, quindi ecco che si guarda a Residenza Arcadia, graphic novel appena uscita per Bao Publishing, come qualcosa di umoristico.

– RESET –

Residenza Arcadia è profondo: scava nel nostro tempo mostrando pregiudizi e luoghi comuni, ironizzando sulle strane abitudini che stanno prendendo piede nella società, ma soprattutto mettendo in scena una storia che si muove grazie alla presenza di spettacolari personaggi e che fa leva su una cosa che prescinde ogni epoca ed ogni spazio: il senso di colpa.
18812870_1896202114002339_1885108824646352896_n(1).jpgIn una palazzina a prima vista normale, dove si muovono le vite di donne e uomini che litigano per cose assurde (come in ogni condominio) si nascondono storie pazzesche. La narrazione non è fissata a livello temporale, ci muoviamo probabilmente in un futuro prossimissimo in cui è presente un governo opprimente e (parrebbe) dittatoriale. Non si hanno molte informazioni sulla società, su questo governo, ma dai pochi indizi lasciati nel testo il lettore riesce ad immedesimarsi e ad entrare in un ambiente dove vige la paura.

In questo clima si muovono le vite degli abitanti di Residenza Arcadia. A livello grafico con il suo particolarissimo tratto Cuello crea dei tipi, che il lettore si ricorda. Le espressioni dei protagonisti rimangono come i loro vestiti, i loro modi di fare. Emilio e la sua musica, sua zia che si toglie le scarpe appena torna a casa, Mirta e gli uccellini. Tra i personaggi che più mi hanno colpito c’è sicuramente Dimitri. La sua storia d’amore è splendida e avrebbe dovuto renderlo un personaggio elastico, amorevole, comprensivo, invece niente. Nonostante proprio questo governo abbia distrutto l’amore della sua vita, lui lo serve. Anche le sue ingiustizie private sono subordinate alla grandezza del governo. In un palazzo di anziani fedeli ed obbedienti, l’unico giovane è Ettore ed è anche l’unico che non si conforma, che fa un gesto sconsiderato. Lui se ne frega del governo e dell’obbedienza, vuole essere quello che è. Con coraggio correrà contro il regime e dimostrerà di essere l’unico che seguendo la sua testa, non dovrà fare i conti con i sensi di colpa. Gli altri invece saranno investiti dall’onta. La paura di rapportarsi all’estraneo, allo straniero, il razzismo farà commettere agli abitanti di Residenza Arcadia un delitto tremendo con cui dovranno fare i conti per tutta la vita.

Attraverso una situazione accennata ed una serie di non detti, Cuello riesce a raccontare la paura e la meschinità che coinvolge oggi una grande fetta della popolazione. Attraverso gli anziani di Residenza Arcadia che dovrebbe essere un luogo ameno ed idilliaco, Cuello ci sbatte in faccia la realtà di un mondo senza tolleranze. La Residenza Arcadia, il tranquillo paradiso è solo una facciata, una presa in giro al cui interno si nascondono uomini senza scrupoli che appoggiano un governo di fanatici.

Mettere in scena la dura realtà con una storia complessa, ma non pesante, che attraverso l’ironia riesce a mettere in ridicolo l’uomo di oggi è complicato, ma Cuello lo fa con quest’opera eccezionale che deve necessariamente essere presente in ogni libreria.


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Book Buying Tag!

Ciao carissimi! Siamo pronti per il nostro appuntamento mensile con un tag libroso! Oggi vi parliamo di un affare serio: gli acquisti libreschi e le problematiche che portano. Noi non abbiamo più spazio in nessun luogo, madre ulula sempre perché in ogni angolo c’è un libro e ricordiamo anche che non siamo la Banca d’Italia, fatte queste precisazioni buttiamoci nel vivo. AH! Siete tutti invitati a rispondere a questo crudele tag che ci sbatte in faccia la nostra debolezza di lettori.

libri.jpg1. Da dove compri i libri? Noi compriamo nelle nostre librerie/fumetterie di fiducia che per dovere di cronaca sono: Giufà, Forbidden PlanetLibreria Tra Le Righe. Si trovano tutte a Roma ed oltre ad essere fornitissime (da Giufà e Tra le righe hanno anche dolci ottimi) hanno un personale gentilissimo, ed è sempre un piacere andarli a trovare e partecipare ai loro eventi! Comunque tornando a noi, nel mese di maggio facciamo i grandi acquisti al Napoli Comicon, al Salone del Libro e all’Arf! (Come sapete ne siamo usciti abbastanza carichi e provati da queste esperienze, ma ora abbiamo taaantissimo da leggere!).
2. Pre-ordini mai i libri? E se lo fai lo fai online o in libreria? Sinceramente non lo abbiamo mai fatto. Crediamo in quella chimica che coinvolge il lettore quando le sue dita toccano la copertina e l’odore delle pagine gli inebria i sensi. Poetica a parte, preferiamo avere il libro tra le mani, sfogliarlo, assaporarlo e poi comprarlo. Proprio a scatola chiusa mai.
3. Di solito quanti libri compri in un mese? Allora, se vogliamo per esempio parlare del mese di maggio, un conteggio veloce ha dimostrato che sono all’incirca una cinquantina (non tutti comprati, alcuni ci sono stati regalati/inviati dalle c. e.), ma in genere la media non è sempre così alta. Ci aggiriamo intorno ai 5-6 di titoli.
4. Usi la tua biblioteca locale? Fortunatamente per il nostro portafoglio languente, sì!
5. E se lo fai, quanti libri puoi/vuoi prendere in prestito alla volta? Possiamo prendere sei libri alla volta, in genere ne prendiamo 3/4 al mese.
6. Qual è la tua opinione sui libri della biblioteca? Quelli che ho avuto il piacere di leggere erano ben tenuti ed in ottime condizioni, la biblioteca dove andiamo di solito è inoltre molto fornita e riusciamo a trovare anche titoli usciti da poco. È una risorsa vitale per noi lettori forti.
7. Qual è la tua opinione sui libri di seconda mano? Se sono ben tenuti non ci facciamo problemi a comprarli, anzi! In genere andiamo molto volentieri a spasso nei mercatini oppure al Libraccio, i classici ad esempio per la maggior parte li abbiamo presi tutti usati. Anche per quanto riguarda i fumetti siamo super favorevoli a comprarli usati.
8. Tieni i tuoi libri già letti e quelli ancora da leggere sullo stesso scaffale? No, allora i libri da leggere nell’immediato sono sul comodino, quelli da leggere in un tempo più lungo sono sullo scaffale della libreria a Roma, quelli già letti nella grande libreria di casa Gambale giù.
9. Programmi di leggere tutti i libri che possiedi? Assolutamente! Perchè possederli altrimenti?
10. Cosa fai con i libri che possiedi che pensi non leggerai mai/non ti sono piaciuti? Se penso che non leggerò mai un libro non lo compro neanche! I libri che non ci sono piaciuti in genere li regaliamo a qualcuno che sappiamo potrebbe apprezzarne la lettura.libri3.jpg

11. Hai mai donato libri? In realtà non abbiamo mai accumulato molti libri da donare, se dovesse capitare credo li porteremo in biblioteca!
12. Hai mai affrontato un ban libresco? Sì, fortunatamente la scorta di libri è sempre abbastanza grande, ma ci sono stati dei periodi dovuti a piccoli dissesti finanziari che non ci hanno permesso di spendere soldi in libri. Siamo stati grosso modo tre mesi senza comprarne.
13. Credi di comprare troppi libri? MAI. Se c’è una cosa di cui non ci siamo mai pentiti è quella di comprare libri, piuttosto rinuncio a un paio di scarpe, ai trucchi, ad un’uscita a cena, ma ai libri mai. I soldi che si spendono per arricchirci culturalmente ed emozionalmente non possono che essere ben spesi.

Detto questo miei cari, vogliamo sentire le vostre risposte! Buon Book Buying Tag a tutti!


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E ringraziamo la carissima Emma per le illustrazioni!

Verso il mare in ogni caso, C. Zambotti

Verso il mare in ogni caso è un libro di Carlo Zambotti, edito da Gorilla Sapiens Edizioni.

Oggi vi parliamo di questa lettura in cui ci è sembrato essere tutto evanescente a partire dai protagonisti. Di loro non sappiamo quasi nulla, a parte che lui ha un grosso naso e lei ha qualche chilo in più. Non sappiamo dove abitano, che lavoro facciano, non sappiamo nulla delle loro famiglie, della loro storia, non sappiamo neanche i loro nomi, ma Zambotti ci lascia vedere i loro pensieri, ci fa affacciare nelle loro menti e così li conosceremo.

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Verso il mare in ogni caso è una serie di piccoli racconti concatenati, brevi e veloci ricordi sparsi, delle volte sparse sembrano anche le frasi, messe lì a caso, ma la mente umana è imprevedibile e questo libro ne è una prova. Sembra quasi un enorme flusso di coscienza, un fluire liquido e continuo di parole, fatti, ricordi, sia dei due protagonisti, sia delle cose che li circondano. Tutti hanno il diritto di ricordare e raccontare in questo libro e il lettore perde la percezione della realtà. Già addentrarsi nella mente di qualcuno può essere complicato anche se lo scrittore ci porta per mano, ma quando anche gli oggetti inanimati hanno una coscienza da indagare il lettore si ritrova spiazzato, ma non si arrende, accetta la sfida ed entra anche nelle loro menti, scoprendo un mondo ed una sensibilità nuova.

I contorni di questi racconti sono labili, sfumati. Il lettore è immerso in un’area senza angoli, nè contorni. C’è un’atmosfera sempre sognante anche quando succede qualcosa di estremamente normale come sbattere il mignolo del piede vicino a qualcosa di duro, momento in cui ogni lettore sente quel dolore, quella fitta e quasi riesce a toccare la situazione, ma l’autore lo riporta subito al surreale, lo solleva. Chi legge questo libro non può e non riesce a rimanere ancorato al terreno, niente piedi per terra: deve lasciarsi andare, deve fluttuare nel mondo onirico e metafisico che Zambotti ha creato.

sea1.jpgQuesto piccolo libro è un grande viaggio, attraverso due menti e attraverso le menti di noi stessi, un viaggio che ha un suo inizio, le sue peripezie che termina poi sfociando verso il mare.


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