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tararabundidee

"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

Le lettere dei poeti

Per un lettore non è facile, nella sua carriera, leggere tutte le opere di un autore e scoprire così la sua vera essenza. Ci affidiamo ai lavori maggiori, alle opinioni altrui e si va così sedimentando un’opinione su quell’autore che magari non è veritiera al 100%. In fondo un romanzo, una poesia, una canzone, è solo una piccola espansione, un breve momento della vita di chi scrive e non può contenere tutte le sfaccettature di un essere umano. Così siamo abituati a pensare che Leopardi vivesse soggiogato dalla tristezza e che Emily Dickinson fosse prigioniera della sua casa senza riuscire a catturare nemmeno una piccola emozione: sbagliamo.

L’Orma editore ha creato una collana, I Pacchetti, che oltre ad avere una veste grafica accattivante ed originale (si tratta infatti di libri da chiudere, affrancare e spedire); contiene lettere quasi totalmente sconosciute dei più grandi autori, pensatori e poeti. Visto che ci mancava un po’ di lirismo nella vita, noi abbiamo preso la Cassetta Verde, contenente le lettere di Giacomo Leopardi, Emily Dickinson, Arthur Rimbaud e Rainer Maria Rilke. Siamo rimasti folgorati.

Nei secoli l’immagine che evoca il nome di Leopardi è quella di un uomo malaticcio, che con una tosse perpetua è consumato da una tristezza incommensurabile, magari lo immaginiamo anche un po’ burbero: la vita lo ha messo a dura prova, come potrebbe gioire in qualche modo? E invece nella lettera all’amico ed editore Pietro Brighenti del 1821 dice:

“Io sto qui, deriso, sputacchiato, preso a calci da tutti, menando l’intera vita in una stanza, in maniera che, se vi penso, mi fa raccapricciare. E tuttavia m’avvezzo a ridere, e ci riesco. E nessuno trionferà di me, finché non potrà spargermi per la campagna e divertirsi a far volare la mia cenere in aria. […]

Amami, caro Brighenti, e ridiamo insieme alle spalle di questi coglioni che possiedono l’orbe terraqueo. Il mondo è fatto al rovescio come quei dannati di Dante che avevano il culo dinanzi ed il petto di dietro; e le lagrime strisciavano giù per lo fesso. E ben sarebbe più ridicolo il volerlo raddrizzare, che il contentarsi di stare a guardarlo e fischiarlo.”

Ora tralasciando il fatto che anche gli insulti nella penna di Leopardi si trasformino in pura poesia, in questa lettera è Leopardi che consola Pietro e lo fa con allegria ed ironia, due cose che non assoceremmo mai al suo genio. Opere ed autori in realtà sono cose diverse, ovvio non proprio estranee, ma sicuramente non possiamo conoscere la totalità di un uomo dalle opere che sono rivolte a un pubblico. L’intimità, l’essenza, non venivano gettate in pasto così. Bisogna quindi rivalutare, scavare, ricercare per restituire il vero essere di questi autori. In fondo erano geni enormi, sarebbe riduttivo ricondurre le loro personalità a una manciata di sentimenti e di pensieri. Che poi nelle loro carriere abbiano approfondito determinati aspetti piuttosto che altri è un’altra storia. Lo stesso trattamento di Leopardi l’ha avuto anche Emily Dickinson, tramandata come una poetessa molto sensibile ed estremamente solitaria, chiusa nei suoi abiti bianchi e ritirata, viene vista come una sacerdotessa della Natura, di cui coglie e descrive tutte le sfaccettature, ma che rimane estranea alle pulsioni e ai sentimenti “reali”. Una donna sola che parrebbe fare vita quasi monacale. No. Molte sono le sue lettere d’amore, alcune rivolte al giudice Otis Philipps Lord a cui ad esempio scrive:

“Non lo sai che <<No>> è la parola più selvaggia che affidiamo al Linguaggio? Lo sai perché tu sai tutto. Giacere così vicina al tuo desiderio – toccarlo mentre gli passavo accanto, perché ho il sonno inquieto e recalcitrante e spesso dovrei partire in viaggio dalle tue braccia attraverso la notte felice, ma tu poi mi riprenderai sollevandomi a te, non è vero? Perché è unicamente tra le tue braccia che chiedo di stare – e ti dico che se mai sentissi il tuo desiderio ancora più vicino di quanto lo sia stato nel nostro dolce passato, forse non resisterei e lo benedirei, perché devo e sarebbe giusto.”

Ma non è solo al giudice che scrive parole d’amore, alcune lettere sono infatti rivolte ad un misterioso Maestro di cui non si sa nulla di certo.

“Così caro mi diventò questo estraneo che se fosse stato – l’alternativa – al mio stesso respiro, avrei gettato via il mio fiato con un sorriso. Ah se Dio mi avesse concesso di poter respirare dove tu respiravi e di trovare – da sola – nella notte – il luogo in cui tu eri – Se non posso mai dimenticare che non sono con te – e che il dolore e il gelo ti sono più vicini di me. […]

Non so se tu possa farci qualcosa – Maestro – ma se l’avessi io la barba sulle guance – come te – e tu – avessi i petali di Margherita – e se a me tu ci tenessi – che ne sarebbe di te? Riusciresti a dimenticarmi in lotta, in rotta – o in terra ignota?

Anche l’animo che ci hanno tramandato essere mite e delicato, incline alla solitudine, della grandissima poetessa statunitense è solcato da un forte turbamento passionale. Niente è come sembra dunque, ma questo l’abbiamo già detto. Un’altra cosa che ci ha molto sorpreso di queste lettere, oltre ovviamente ad averci fatto cambiare le idee che avevamo su alcuni autori, è il lirismo. Insomma, qui si parla di lettere del quotidiano, di cose “normali”. Queste erano cose che scrivevano ai familiari, agli amici, ai fidanzatini e alle fidanzatine e le scrivevano così. Come se noi scrivessimo su whatsapp cose di un’altezza simile. È impensabile quanto ogni cellula di questi personaggi sia intinta di arte. E in questo senso la raccolta che più ci ha ammaliati è quella delle lettere di Rilke. Rilke è uno dei maggior poeti di lingua tedesca. La sua opera si lega molto ai simbolisti francesi e ai decadentisti. Una delle caratteristiche e dei temi più utilizzati dal poeta è senza dubbio la religione. Ma non è ovviamente di questo che parla la raccolta di lettere. Si spazia dalle fake news, alle lettere agli amici, alle vere e proprie dichiarazioni di poetica. Scegliere un solo passo è estremamente difficile: in ogni riga c’è poesia ed arte. Tutto in Rilke è poesia perché interiorizza con la bellezza delle parole, tutto ciò che percepisce.

“A differenza di lei, io non ho finestre che si affaccino sull’umanità e non le avrò mai. L’unico modo che conosco per accogliere gli altri è trasformarli in parole dentro di me, e negli ultimi anni mi interpellano solo attraverso due figure, partendo dalle quali giudico gli uomini nel loro complesso.”

Potremmo scrivere ancora tantissimo ma non sarebbe giusto. Dovete gustare anche voi la bellezza di questi testi, con sorpresa e ammirazione profonda come abbiamo fatto noi.

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Ovunque sulla terra gli uomini – M. Marrucci.

Per Racconti Edizioni è uscito non da molto, Ovunque sulla terra gli uomini, una raccolta di racconti inediti di Marco Marrucci.

Ovunque: avv. indefinito, dappertutto, in ogni luogo. Dieci racconti portano il lettore nei luoghi più diversi: San Salvador, Mongolia, Tessaglia, Melbourne. I luoghi vengono sempre indicati e sappiamo sempre collocare i fatti nello spazio, mentre a livello temporale il discorso cambia. Alcuni racconti possiamo collocarli qui ed ora, altri sfumano in tempi passati, altri ancora sono fissati nel mito. Gli uomini, ovunque sulla terra… ma anche le donne, i bambini, gli animali. In dieci racconti il punto di vista e i protagonisti cambiano sempre. Tutti questi personaggi sono compressi in una cornice. Il primo e l’ultimo racconto sono legati e questo è sorprendente: dopo che il lettore ha vissuto nove storie completamente diverse non si aspetta un legame proprio all’ultimo. In realtà il lettore dopo i primi due – tre racconti non sa proprio cosa aspettarsi. Prima pensa di essere davanti a una raccolta di racconti realistici, verosimili ecco… poi gli piomba addosso la mitologia, poi s’imbatte in strane cose surreali, quindi è inutile prevedere di cosa possa parlare il racconto successivo. Si legge e basta. Ma allora, se è tutto così diverso, se le trame sono così lontane così come l’ambientazione che le contiene, così come i protagonisti che ne fanno parte; cos’è che lega le storie di questa raccolta?

“È un nettare amaro, un fiele che non posso rifiutarmi di bere perché è incorporato nelle traiettorie della discesa e del ricordo, è esso stesso la discesa ed il ricordo.”

Lo stile. Quello che colpisce di più il lettore è infatti come i racconti sono scritti, non la trama, non l’ambientazione. La scrittura di Marrucci è preziosa, riempie ogni vuoto della trama, ma non è pesante. Le scelte lessicali sono mirate, varie, estremamente pesate. Le parole rimangono nella mente del lettore, perché sono parole che non usa: parole belle, musicali, che durante la lettura vengono catturate ed interiorizzate perché suonano bene, meglio di quelle quattro parole che si usano sempre. Le frasi sono lunghe e corpose, evocative, ma non troppo: nonostante l’esattezza e la ricerca lessicale le immagini che Marrucci propone rimangono come sospese, avvolte dal fumo, irrisolte. Questa opulenza stilistica, ci hanno fatto pensare allo stile decadentista, una corsa verso la bellezza che più che far attenzione alla trama, alle ambientazioni e ad avvincere il lettore con colpi di scena, cerca di ammaliarlo con le parole, reduci da una ricerca che innalza autore e lettore.

“Ti dirò che a volte l’amore non è solo una corrente impetuosa che sommerge e ubriaca, ma anche bonaccia che si deve vincere a colpi di remi o disegnando astuti giochi di vela, con una fatica e un’applicazione che sono il prezzo da pagare per le gioie della complicità?

Insomma in un momento di povertà lessicale pensiamo sia importante proporre e leggere libri simili. Va bene essere sconvolti da colpi di scena eccezionali, viaggiare e perdersi in luoghi esotici, ma anche godere di una scrittura così intensa ha il suo perché. Nella infinita lotta tra atticismo e asianesimo, che si protrae dal III a. C., per noi vince l’asianesimo.

Best of 2018!

Salve a tutti, volge al termine un anno meravigliosamente impegnativo e noi siamo qui a tirare le somme delle bellezze e meraviglie che il 2018 ci ha gentilmente donato per sopravvivere al suo terribile avanzare. Partiamo subito con un bilancio negativo: abbiamo visto pochissime serie, film, abbiamo letto davvero il minimo e scritto veramente poco. Tra i buoni propositi del 2019 c’è quindi sicuramente l’organizzazione. Magari organizzandoci meglio riusciamo a ritagliare più tempo per leggere, scrivere e fare di conto…

Comunque bando alle ciance iniziamo con le serie:

3: This is us: serie del 2016 che io ho recuperato (anzi sto recuperando perché ancora non l’ho finita) dopo insistenti consigli di una cara amica. Aveva ragione. Tra i protagonisti ci sono Milo Ventimiglia e Mandy Moore. La serie è un continuo rimpallo tra gli anni ’80 e i giorni nostri e racconta le vicende di una famiglia americana: problemi, debiti, gioie, amori etc etc. Ve lo ricordate quanto era sbruffone e antipatico Jess di Una mamma per amica? Scordatevelo. Milo Ventimiglia qui è l’uomo che tutte vorremmo accanto. In realtà i personaggi di questa serie sono tutti splendidi, soprattutto William (Ron Cephas Jones) nonno meraviglioso e personaggio adorabile e Beth (Susan Kelechi Watson) una donna forte, determinata, penso tra i migliori personaggi femminili di sempre.

2: Big Little Lies: serie del 2017 della HBO che ho visto a inizio 2018. Basata sul romanzo Piccole grandi bugie di Liane Moriarty, parla di quattro donne che nella meravigliosa Monterey (California), dietro un’apparenza perfetta vivono vite piene di bugie, depressioni e terribili avvenimenti. Non possiamo dirvi niente oltre a questo, tranne che il cast è di una rara bellezza abbiamo infatti: Reese Witherspoon (Madeline Martha Mackenzie), Nicole Kidman (Celeste Wright), Shailene Woodley (Jane Chapman) e Zoë Kravitz (Bonnie Carlso).

1: Ovviamente dopo il mare di parole che ho scritto su questa serie non vi attacco un’altra mina. È assolutamente prevedibile che la serie migliore di questo 2018 sia Mr. Sunshine, recuperate l’articolo per capire perché questa serie è da recuperare, sono solo 24 episodi, potete farcela in breve tempo!

I libri preferiti del 2018 sono:

3: Pari merito sul podio due libri diversissimi ma veramente bellissimi. Stiamo parlando della raccolta di racconti incentrata sulle Filippine di Mia Alvar, Famiglie Ombra che ci ha fatto capire che i racconti, che avevamo sempre snobbato, possono essere meravigliosi e Led Zeppelin ’71, meraviglioso spaccato sugli anni ’60 e ’70 in Italia che hanno visto l’arrivo a Milano i Led Zeppelin per l’unico e solo concerto italiano, finito malissimo.

2: Spaccato sulla vita di ogni donna, storia di un tabù, saggio storico – scientifico, autobiografia, questo e tanto altro è Questo è il mio sangue, di Elise Thiebaut. L’autrice francese ha fatto con questo libro un atto di vero coraggio, spogliandosi e soprattutto aiutando a prendere coscienza tante donne di un problema che in realtà problema non è. Insomma, un libro da leggere ASSOLUTAMENTE.

1: La Corea ha conquistato il mio 2018. Dopo infatti aver collocato sul podio delle serie tv, la serie coreana Mr. Sunshine, la Corea ritorna anche qui. Il libro preferito di questo 2018 è infatti La guardia, il poeta e l’investigatore di Lee. Un libro di una poesia infinita, bellissimo nella trama, nello stile. Un romanzo storico e una biografia. Bello e basta.

I fumetti preferiti del 2018 sono:

3: Un fumetto che non ha bisogno di presentazioni è Lo scontro quotidiano di Manu Larcenet. Un fumetto che ho finalmente recuperato e che attraverso la vita di Marco parla di un’infinità di temi: dalla famiglia, alla guerra, alla politica, precariato, attacchi di panico, sofferenza. Insomma, bastano una manciata di pagine a Larcenet per raccontare l’umanità al meglio.

2: Thomas Gilbert con la sua La saggezza delle pietre entra nel podio e nei nostri cuoricini. Un’intensissima storia che sottolinea il rapporto tra uomo e natura, una trama avvincente e crudele che vi segnerà.

1: Ci sono delle opere d’arte indescrivibile, dei capolavori di cui bene bene cosa dirvi non lo sappiamo, guardateli, leggeteli, provateli. Tra questi si colloca una delle opere più belle del maestro Sergio Toppi: Sharaz – de. Sfogliatelo e non avrete bisogno più di nulla.

E quindi nostri splendidi, con questo recap vi auguriamo una buona fine e un ancor migliore inizio! Noi ci sentiamo con l’anno nuovo, sperando di continuare a leggere e consigliarvi meravigliosi libri!

Tararabundidee feat. Tra Le Righe – LIBRO NATALIZIO

Eccoci, ormai giunti, finalmente alla fine di questo 2018. Siamo pronti alla famiglia, a pranzi e cene infinite, ad addobbi e a scartare pacchettini. Per quanto ci riguarda siamo anche pronti, in queste vacanze, a recuperare un po’ di letture in sospeso… accoccolati vicino al camino.

L’ultimo consiglio libroso del 2018 delle nostre libraie è un libro che con il Natale si sposa bene anche se proprio natalizio forse non è. A parlarcene è la nostra Valentina:

Tolto dalla sua culla religiosa, il Natale è la festa dell’aggiungere.
Più luci, più piatti in tavola, più regali, più magia. Che va bene, va
bene per i bambini, perché non si può toglier loro questo momento
magico, di meraviglia e stupore, di gioia irrefrenabile. Ma una
lettura di Natale per chi bambino non è più, dovrebbe trovare la magia
altrove. Ed io l’ho trovata nelle poesie di Franco Arminio. Arminio si
libera degli orpelli, delle lucine lampeggianti, delle montagne di
dolci sugli scaffali dei supermercati, e trattiene la debole luce del
sole di questi giorni, trattiene una mano sulla corteccia di un albero
o il profumo degli aghi di un abete, la magia di un canto e di un
abbraccio. Ci invita a guardare le cose come se fosse la prima volta
che le vediamo, ad esser pronti a sorridere a chi ha bisogno di un
sorriso, a provare ammirazione per qualcuno, a prestare attenzione ad
un animale nel suo essere animale; ma anche a provare clemenza per i
nostri errori, e a provare a sognare in grande, a cercare una gioia
solenne.
Solo nel silenzio, rallentando, possiamo percepire i contorni del
nostro cammino.
“Non limitarti a galleggiare,
scendi verso il fondo
anche a rischio di annegare.
Sorridi di questa umanità
che si aggroviglia su se stessa.
Cedi la strada agli alberi.”

Arminio è la cura migliore per coloro che a Natale sono colti dallo
sconforto, le sue poesie sono il nutrimento più grande per chi ha
voglia di rinascere e vedere il mondo rifiorire intorno a sé.

Valentina Mogetta

La gioia del Natale può essere colta intorno a noi, ma soprattutto dentro di noi e a smuoverla può essere anche un ottimo libro.

Auguri e Buon Natale!

BBB is coming to town

Anche il BBB, come ogni anno vi fa i suoi calorosi auguri di Buon Natale e di buon inizio… ma come sempre, lo fa consigliandovi dei libri ovviamente con la sua versione speciale del Secret Santa. Il nostro consiglio è stato affidato alla meravigliosa La Campana di Vetro e lo trovate qui.

A noi è invece toccata Diletta di Paper Moon e abbiamo avuto da pensare molto. La Paper Moon infatti, è una delle blogger che adoro di più: non solo dà consigli sempre sensazionali e accattivanti, ma scrive meravigliosamente e soprattutto ha idee geniali, SEMPRE. Come fare quindi a consigliarle qualcosa senza sbagliare?

Abbiamo puntato ad un fumetto, un fumetto bellissimo che ci è piaciuto davvero tanto e che pensiamo possa andare bene per lei perché ha un segno grafico particolarissimo, ma soprattutto perché la trama e la storia sono curati nel minimo dettaglio. Parliamo di Stupor Mundi, fumetto che ruota intorno alla superbia e alla necessaria e straordinaria invenzione che Annibale deve fare per Federico II. La storia reale del sommo sovrano Svevo si mescola alla fiction, con riferimenti anche pop (come a Games of Thrones) e ad una storia familiare drammatica e delicata, ma non c’è solo questo. L’autore algerino infatti, cala il suo protagonista in un mondo che non riesce a capire il suo genio e che in qualche modo non si fa carico di accettarlo, andando così a ricalcare un problema che ancora nel 2018, ormai 2019 segna il nostro tempo.

Insomma, è un’opera complessa con disegni che per imprimersi nella mente del lettore ricalcano maschere teatrali, con figure goffe e sbilenche e balloon sinuosi che accompagnano e addolciscono le pagine quasi fossero pensieri fumosi e non la voce dei protagonisti. Speriamo di aver azzeccato dunque, aspettiamo news e conferme da Diletta, mentre voi potete correre su Fb a vedere tutti gli altri libri consigliati per questo Secret Santa!

Tararabundidee feat. Tra le righe, ep. 11: Libro CONTRADDITTORIO.


Gemmea l’aria, il sole così chiaro 
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore, 
e del prunalbo l’odorino amaro 
senti nel cuore…

Ma secco è il pruno, e le stecchite piante 
di nere trame segnano il sereno, 
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante 
sembra il terreno.

Silenzio, intorno: solo, alle ventate, 
odi lontano, da giardini ed orti, 
di foglie un cader fragile. È l’estate 
fredda, dei morti.

Novembre, Myricae. 

Così descrive Giovanni Pascoli nella sua poesia, Novembre; parlando di aria gemmea e di chiarore e poi di neri e vuoti, concludendo con un mirabilissimo ossimoro “estate fredda”. E se questa è la descrizione altalenante e sospesa che uno dei nostri padri della letteratura fa di questo particolare mese, quale occasione migliore per parlare di un libro contradditorio: che quindi reca in sé caldo e freddo, bello e brutto, tutto e il contrario di tutto? Come sempre abbiamo lasciato che su questo tema si esponessero le nostre amate libraie, che ormai una volta al mese si confrontano su tema scelto da noi (qui potete recuperare tutto); stavolta lasciamo la parola a Paola che ci parla di:

“La casa della moschea”, Kader Abdolah, Iperborea (trad. Elisabetta Svaluto Moreolo).


Scegliendo “La casa della moschea” come libro contraddittorio, il pensiero è andato soprattutto alle due differenti e contrastanti visioni della religiosità musulmana che in questo splendido romanzo vi vengono raccontate: ci troviamo in Iran, in una cittadina dove il cuore di tutto sono il bazar e la moschea, alla vigilia di quel rivolgimento epocale che sarà la rivoluzione khomeinista. Noi però la Storia ce la sentiremo raccontare solo nella seconda parte del libro, e impareremo pian piano a conoscere tutti gli abitanti della casa in cui vivono gli imam della moschea: custode di questa abitazione è Aga Jan, una bellissima figura di saggio che incarna lo spirito del paese nelle sue tradizioni più profonde, che annota ogni avvenimento e raccoglie ogni scritto da conservare in una segreta stanza del tesoro. Kader Abdolah riesce a delineare con arte e profondità i caratteri e le evoluzioni (o involuzioni) della vita dei tanti personaggi che ruotano intorno alla casa, alcuni quasi favolistici, come nelle storie delle Mille e una notte. La cultura persiana affiora continuamente attraverso la sensibilità immaginativa della sua penna: vediamo davanti ai nostri occhi i preziosissimi tappeti che adornano le stanze, i colori di una natura esuberante, e sentiamo i profumi delle spezie, gli aromi del tè, persino i fumi dell’oppio. Ma improvvisamente nel paese cambia tutto, le relazioni intessute con cura e i rapporti di reciproco rispetto vengono totalmente ribaltati da un nuovo modo di vivere la religione, in cui la durezza e l’intransigenza coinvolgono anche le persone più vicine, e stravolgono i fondamenti del vivere civile. Abdolah si mostra abile a intrecciare le vicende personali alla Storia, al suo racconto rigoroso e chiaro: il passaggio che porta al rovesciamento del governo filoamericano dello scià e all’insediamento di un governo del terrore, in cui ogni forma di opposizione viene sistematicamente e brutalmente, con processi sommari, eliminata, e dove le donne subiscono una pressione fortissima. Una storia estremamente complessa, che viene alla luce in queste pagine con tutta la sua durezza e la sofferenza che porta anche all’interno della casa della moschea. Aga Jan riesce, in un percorso lungo e difficile, ad affrontare il dolore, a sostenere gli altri, a mantenere un suo centro e una sua dirittura morale attraverso la forza della fede. Spesso lo sentiamo recitare versi del Corano, che hanno il fascino di poesie misteriose da reinterpretare ogni volta alla luce delle situazioni, angoscianti o gioiose, che si presentano nel corso della sua vita. Questa continua reinterpretazione, che lo scrittore ci regala, offre la chiave per capire come la religione possa essere vissuta intimamente in tanti modi diversi, nel rispetto degli altri e anche delle altre forme di religiosità; offre in qualche modo la possibilità di sciogliere, almeno in parte e almeno un po’ dentro noi stessi, le contraddizioni.

Paola Mastrobuoni

Con il prossimo mese si gioca facile, il Natale è sempre il Natale, ma le nostre libraie sapranno regalarci delle sorprese! Vi ricordiamo come sempre che siamo anche su facebook e instagram e che le foto di questo articolo sono di Tiziana Pennacchi: amica, lettrice, cliente e partecipante al gruppo di lettura che si riunisce alla libreria Tra le Righe, Books and The City (qui il link al gruppo di lettura con tutte le informazioni e gli aventi!) ed aspirante fotografa! 

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