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"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

Il peso del legno, A. Tarabbia

La curiosità verso le religioni e la religiosità ci hanno portati a questo libro. Abbiamo una profonda ammirazione verso chi nonostante i progressi e le conquiste fatte dall’uomo possiede una fede salda e incorruttibile verso qualcosa o qualcuno che non è visibile. La nostra posizione (che vi abbiamo spiegato qui) e le nostre opinioni hanno trovato fondamento nelle accattivanti pagine di Andrea Tarabbia. Nè il peso del legno attraverso affondi in opere letterarie filosofiche e artistiche che affrontano il tema della spiritualità e della passione della morte di Cristo, ci parla della percezione del simbolo della croce. Il libro fa parte della collana CroceVia di NN editore che si propone di spiegare e approfondire alcune delle parole fondamentali del nostro vocabolario come appunto la parola croce.

whatsapp-image-2018-08-17-at-13-50-23.jpegTarabbia manipola la narrazione evangelica, quella che tutti conosciamo e in particolare dalla passione alla resurrezione in modo originale ed interessante. Dà una vita e una dignità a personaggi che nei vangeli non hanno: immaginando per loro una storia ed anche un futuro. Fa questo con Simeone ad esempio, andando a completare, come lui stesso afferma il vangelo a livello narrativo; lo stesso trattamento viene riservato anche alla sorella di Lazzaro, a Ponzio Pilato e Giuda. Vecchi personaggi che hanno nuove storie, personaggi accomunati  dalla fortuna (o sfortuna?) di aver incontrato Cristo. Non è detto che questo incontro sia sempre una cosa positiva per non essere umano normale e mortale: incontrare Gesù non è come incontrare un amico. Lui si porta dietro la divinità, può e sa tutto, ma prima di ogni altra cosa è il simbolo del sacrificio, come la croce che si porta dietro e che fa pendere su uomini che forse non hanno la forza di portarla.

Attraverso questa serie di storie, mescolando la sua interpretazione con quella di grandi autori come Borges, Bulgakov, Camus, Weil e tanti altri; si delinea per il lettore una storia parallela a quella che conosce, una serie di ucronie che portano a finali alternativi, che hanno a centro il sacrificio del figlio di DIO. Tutti ci siamo chiesti il perché di un sacrificio così estremo: il tradimento, la profonda umiliazione per le strade di Gerusalemme e poi la sofferenza sulla croce, la morte più terribile riservata agli schiavi. Il vero Salvatore non poteva permettersi niente di meglio?

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Polittico di Matthias Grunewald

L’idea di un dio crocifisso doveva essere, agli occhi dei contemporanei di Cristo una bestemmia, una follia; il suo dolore, la sua vergogna sono inconcepibili, poiché contraddicono tutto ciò che gli uomini con il termine Dio si rappresentano, desiderano e da cui vorrebbero ricavare le proprie sicurezze. “ dice Tarabbia. La croce nella prima diffusione cristiana rappresenta sì il sacrificio, la redenzione e la nascita della chiesa, ma era anche un simbolo che i seguaci di altre religioni usavano per schernire i cristiani usando la croce per sottolineare non solo l’umiltà di Gesù, ma anche il fallimento di suo padre che non è riuscito a salvare il figlio. In alcune raffigurazioni del II-III secolo troviamo un uomo crocifisso con la testa d’asino simbolo dell’adorazione di una divinità umile.

Tra tutti gli episodi dal tradimento alla resurrezione sicuramente quello della passione è l’episodio di cui si è scritto maggiormente. Fin dalla prima diffusione del Cristo ci sono state correnti che ammettevano o meno la divinità di Cristo basandosi proprio sulla sofferenza della passione: Dio è davvero in grado di soffrire o chi ha sofferto sulla croce era solo un uomo? Fin dalla prima diffusione questa religione si muove in una marea di interpretazioni: modalismo, adozionismo, arianesimo e ancora oggi le interpretazioni sono tante e diverse. Il mistero di questa semi-divinità è estremamente affascinante e complesso. Tarabbia nel suo libro fa un excursus che mette insieme filosofia, teologia, narrativa, ed esperienza personale che ci fornisce una nuova lettura dei fatti. Oltre alla disamina di vari passi alla toccante esperienza di questo libro ci è rimasta la posizione dello scrittore rispetto alla fede; una posizione che abbracciamo completamente.

“Non riesco però ad accettare l’idea della fede perché, forse, essa implica una rinuncia: la rinuncia a capire, a sottomettere ogni cosa allo sforzo intellettuale della comprensione, della conoscenza e dell’esperienza. È un atto di umiltà, mentre l’idea stessa di voler comprendere ogni cosa è altezzosa. La conoscenza uccide la fede, il “Credo”, perché ne è la contraddizione: si crede in ciò che non si capisce, si ha fede in ciò che non si può arrivare a conoscere nella sua totalità. Altrimenti perché credere? Se si conosce si sa.”

L’umanità è complessa e il misterioso sentimento che è la fede lo è ancora di più. Per gli appassionati, per i credenti e non, questo libro è un ottimo agglomerato di approfondimenti, curiosità, ma anche di tantissimi spunti di lettura. Assolutamente consigliato.

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Aggretsuko, Sanrio – Netflix

Con i termini Generazione Y, Millennial Generation, Generation Next o Net Generation si indica la generazione che, nel mondo occidentale o primo mondo, ha seguito la Generazione X. Coloro che vi fanno parte – detti Millennial o Echo Boomer – sono nati fra i primi anni Ottanta e Il 2000.”
Tutti i nati tra gli anni ’80 e il 2000 sono inseriti in un unico insieme, sono, anzi siamo tantissimi e dividiamo giorno dopo giorno la stessa sorte. Questo grande e complesso agglomerato può essere raccontato efficacemente da un cartone animato in sole 10 puntate?

SPOILER: SÌ.

Aggretsuko o Aggressive Retsuko è una serie animata, ultimamente approdata su Netflix. La protagonista è Retsuko ideata da “Yeti“ per la Sanrio (conosciuta principalmente per l’iconica Hello Kitty). Retsuko è una panda rossa di 25 anni, che lavora in un ufficio contabile e che in 15 minuti, per 10 episodi ci racconta il suo mondo, che è un po’ anche il nostro.

aggDietro una grafica tenera e graziosi personaggi animali, si raccontano i sogni della generazione Y, sogni che vengono puntualmente infranti, dopo duri scontri con la realtà. Il lavoro in ufficio che sembrava la soluzione a tutti i problemi diventa una trappola mortale: colleghi pessimi, soprusi, clima soffocante e opprimente. Si potrebbe cambiare lavoro allora, mettersi in proprio, gestire tutto dalla A alla Z, senza padroni, ma quanto è alto il rischio di perdere tutto?

Sono questi alcuni dei problemi che Retsuko affronta quotidianamente, problemi che forse ci sembrano familiari.

La scelta degli autori di parlare orizzontalmente di una intera generazione in un modo apparentemente carino e coccoloso, si scontra con le tematiche attuali e in alcuni casi anche pesanti che la serie affronta. Ho particolarmente apprezzato anche il fatto di scegliere come protagonisti degli animali. Animali diversissimi tra loro: panda, gatti, ippopotami, gorilla, maiali, elefanti che vivono e si muovono nello stesso contesto appianando completamente ogni tipo di differenza, almeno quelle di specie. In realtà con ironia e leggerezza, il cartone calca la mano sulla differenza di genere. La povera Retsuko in vari momenti viene osteggiata e umiliata dal capoufficio (che non a caso è rappresentato da un maiale, animale che da Orwell ai Pink Floyd è caratterizzato negativamente) in quanto femmina. La cara Retsuko sembra inizialmente accettare tutto di buon grado, è solo un piccolo elemento dell’azienda, una nullità, come può ribellarsi senza perdere il lavoro?

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I colori pop e pastello di tutta la scenografia iniziano a cambiare, uno sfondo dai toni caldissimi e carichi si proietterà sul vostro schermo, al centro una sola parola: RABBIA. La piccola, docile, adorabile Restuko ha gli occhi iniettati di sangue, si agita in uno scenario fiammeggiante, gridando, quasi ululando e scaricando tutta la tensione, tutto il rancore in una sala di karaoke. Il rifugio/scappatoia dalle pesanti giornate di angherie, routine e profonda insoddisfazione è l’heavy metal. Con una voce cavernosa e profondissima, Retsuko si sfoga, reagendo e scaricando tutto in una piccola stanza chiusa, dove nessuno può vederla.

 

Serie assolutamente consigliata, che con velocità e pur non avendo una trama originalissima riesce ad arrivare al punto e a fare una narrazione diretta e scanzonata della nostra amara condizione. L’originalità è tutta data dal contesto e dalla grafica che fa un po’ a pugni con la drammaticità di quello che viene raccontato, ma attira anche per questo. Le avventure della pora Retsuko non sono finite, è stata infatti da pochissimo annunciata anche una seconda stagione.

Dirigibile di piombo

Hey hey mama said the way you move,
gon’ make you sweat, gon’ make you groove.

ledzeppelin.jpgEra il 7 luglio di 50 anni fa quando gli Yardbirds tengono il loro ultimo concerto al Luton Technical College. In quella data niente lasciava presagire che nel giro di pochissimo tempo le forze astrali si sarebbero unite e avrebbero fatto sì che nascesse uno dei gruppi più potenti e conosciuti della Terra.

Robert Plant, Jimmy Page, John Paul Jones e John Boham suoneranno per la prima volta insieme l’8 agosto 1968. È da lì in poi come si suol dire, tutto il resto è storia. Storia raccontata in modo esemplare in Led Zeppelin dalla A alla Z di Richard Morton Jack edito da Tsunami Edizioni. L’autore è considerato uno dei massimi esperti inglesi della band ed ha stilato in questo volume, praticamente un’enciclopedia. Organizzato in ordine alfabetico, il libro non tralascia particolari, ci parla di tutto: dai roadie assunti a tutte le location in cui i Led Zeppelin si sono esibiti, gli amici, i parenti, le groupies, i gruppi che ascoltavano, quelli che hanno aperto i concerti e ovviamente grandi sezioni dedicate alle canzoni, agli album e ai quattro protagonisti. È un libro da consultazione, ma che permette un’agile e scorrevole lettura sia per chi è appena salito sul dirigibile sia per chi invece è un super appassionato. È difficile infatti rimanere delusi dalle tante ed approfondite voci di questo libro, ne uscirete con la percezione che neanche i Led Zeppelin stessi sapessero le cose che avete scoperto voi.

I sure do wish I was at home.

ledzeppelin3I primi di luglio non hanno però solamente suggellato la nascita della band, c’è anche un altro anniversario che si aggira in questi giorni, meno gioioso ma che ci riguarda più da vicino.

Era il 5 luglio 1971 quando Radaelli per la data finale del Cantagiro (seguitissimo festival itinerante della musica italiana) aveva inserito nel tabellone, oltre ai big italiani come Morandi, Milva, Dalla, New Trolls… i Led Zeppelin. Radaelli aveva osato il tutto per tutto, portando per la prima volta in Italia il gruppo che stava facendo impazzire tutto il mondo. Il luogo del concerto era il Velodromo Vigorelli a Milano. Sarebbe potuto essere un concerto indimenticabile, la chiusura ideale del programma del Cantagiro, con il Velodromo a fare da sfondo ad un magico idillio dove le famiglie e la tradizione incontravano i gusti particolari dei giovanissimi, uniti dall’amore per la musica e dalla voglia di ascoltare i propri beniamini, ma non andò proprio così.

A raccontarcelo in un libro ricco di interviste e testimonianze, a metà tra saggistica e romanzo è Giovanni Rossi autore di Led Zeppelin ’71 – La notte del Vigorelli edito da Tsunami Edizioni.

Sullo sfondo del maxi evento del ’71, l’Italia non era proprio un locus amoenus. Erano gli anni di piombo, gli anni delle contestazioni studentesche, delle ribellione. Ci sono le molotov, gli stalin e la soffocante onnipresenza della polizia. C’è un clima pesante e particolare: “le crisi di rigetto alle convenzioni sociali avevano iniziato a creare potenti anticorpi che si proponevano con sempre maggior vigore a diverse latitudini, per sostenere istanze in radicale discontinuità con la morale comune.” queste spinte contestatrici portano i giovani a dividersi in “marxsisti, leninisti, maoisti, trotzkisti, filocinesi e passano le giornate, invece di suonare e fare l’amore, nei sottoscala a ciclostilare volantini e organizzare manifestazioni contro il capitalismo imperante in Italia.” 

Bright light almost blindin’,
Black night still there shinin’,
I can’t stop, keep on climbin’
Lookin’ for what I knew.

ledzeppelin2È in questo clima di ribellione, in questo rigurgito contro le convenzioni e contro chi è al potere che s’inserisce anche la musica. E quella dei Led Zeppelin è una musica potente, solleva e fa viaggiare. Attraverso la sua energia, la sua componente innovativa alza gli animi portandoli lontano, allontanandoli un po’ dalle brutture della vita reale. Però a un certo punto la musica finisce, mentre quello che succede nella vita vera no. È un po’ quello che successe al Vigorelli, quella sera: la magia e la potenza di uno dei gruppi più famosi ed entusiasmanti di sempre, è riuscita solo per pochissimo a compiere il miracolo, prima che la realtà prendesse prepotentemente il sopravvento, irrompendo nel Velodromo, seminando il panico, offuscando menti e rendendo gli occhi rossi.

Il fumo pare essere una delle uniche certezze di quella sera, insieme al pubblico indisciplinato. Il grande problema è che quella sera c’erano troppi giovani. Troppe menti pensanti, che poi ascoltavano questo gruppo di indemoniati capelloni, che facevano una musica così diversa da quella che si ascoltava in Italia. Questo bastò per far iniziare la serata sul piede di guerra, con forze dell’ordine a profusione che resero quello che poteva essere un potente, indimenticabile momento, in fumo.

ledzeppelin1Led Zeppelin ’71 ha il pregio di calare il lettore nell’ambiente che racconta. Il lettore deve anche mettersi in gioco, continuamente. Deve capire da che parte stare, perché le voci che interrompono e arricchiscono la narrazione sono tante e molto diverse tra loro. Definire questo, come un libro dedicato ai Led Zeppelin sarebbe fortemente riduttivo, è dedicato anche a loro, ma è soprattutto un quadro accurato, onesto e veramente interessante di quella che era la cultura e l’ambiente italiano alla vigilia del concerto.

Il “problema” di questo libro scritto nel 2014, con una narrazione ambientata tra il 1962 e il 1971, mi ha fatto pensare in troppi casi, che si trattasse del 2018.

Thinking how it used to be does she still remember times like these?


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Tararabundidee feat. Tra le righe, ep. 8: POLITICA.

Il mese di giugno s’inaugura con la Festa della Repubblica e per quanto riguarda il nostro paese, questo mese in particolare è stato ed è tuttora un travaglio politico che ancora non vede la fine. Erano quindi maturi, i tempi, per chiedere alle mie libraie di parlare di un libro che associassero in qualche modo alla politica e all’essere politico. A rispondere alle mie richieste stavolta è la cara libraia Valentina, che mi risponde per le rime.

Ecco. Questa deliziosa ragazza che tanta passione ha per i libri, mi
chiede per questo mese di scrivere la recensione di un libro politico.
A me, che di politica non ci capisco niente, che cerco di sembrare
interessata più che interessarmi realmente, e che faccio parte di
quella schiera di persone che si lamentano per l’imbarbarimento degli
individui, per la loro mancanza di interessi, di passioni. Per tutto
ciò che manca e che non ci consente di ragionare, di rispettare di più
gli altri e il meraviglioso territorio e patrimonio culturale di cui
disponiamo in questo paese.
http-www.einaudi.itmediaimg978885840674GRAE allora, per chi non solo non trova pace, ma cerca perennemente,
nella sua maniera magari un po’ atipica e in qualche modo slegata
dalla Politica, ma legata ad una idea del fare comune, di trovare
insieme delle soluzioni, degli argini da contrapporre all’ignoranza,
alla superficialità, all’ignavia; leggere le parole della Ginzburg è
faccenda illuminante. Nella raccolta Le piccole virtù si riflette, si
ripercorre la nostra storia, si analizza il presente. Il Presente.
Perché a leggerli ora, questi saggi che la Ginzburg scrisse tra il
1944 e il 1962, si trovano ancora interessantissime chiavi di lettura.
Le chiavi per comprendere un paese destinato a sottostare ai peggiori
governi, dove l’intelligenza che vi circola non è utilizzata per
migliorare la situazione degli uomini. Un paese dove non è possibile
raccontare bugie a bambini che sono stati svegliati nel cuore della
notte per sfuggire a un bombardamento, o ad una persecuzione. O dove
chi è sfuggito a un bombardamento o ad una persecuzione vive accanto a
noi. Dove si corre e ci si perde in tutta una serie di futilità solo
per non dover parlare, e per ingannare non tanto il tempo, ma il
silenzio, dal quale siamo terrorizzati.
Ma soprattutto bisogna leggere con attenzione il saggio che dà il
titolo alla raccolta, Le piccole virtù.
A parte le parole iniziali, dove la Ginzburg invita ad educare non
alle piccole, ma alle grandi virtù: generosità, coraggio, amore per la
verità; il saggio insiste in particolar modo sugli antidoti attraverso
i quali un bambino possa non ammalarsi mai di amore per il denaro, e
possa sempre pensare che, piuttosto che accumulare denaro, sia più
bello avere, per esempio, una bicicletta. E l’importanza dell’avere,
al posto del successo, una vocazione. Cosa che un essere umano deve
scoprire ed amare, alimentare. Senza sosta. Cosa che nessun figlio,
nessun lavoro, deve far dimenticare. Perché solo avendo una vocazione
e servendola, solo avendo una passione, possiamo davvero dirci ricchi,
e possiamo permettere ai nostri figli, ai nostri nipoti, a qualunque
bambino ci guardi con occhi attenti (e attenzione, bambini così
attenti sono ovunque, e dovrebbero essere i nostri ammonitori), di
poter aspirare a questa gioia che è data da qualcosa di diverso per
ognuno di noi, e non da un elemento completamente uniforme e
uniformante come il denaro. “L’amore alla vita genera amore alla
vita”, ed è l’unica cosa che un individuo che aspiri e si ritrovi ad
esser parte di una società civile dovrebbe auspicarsi.
Parole del passato per una lettura del presente, perché quando la
riflessione e il pensiero sono stati grandi, sono eterni. Leggere e
rileggere la Ginzburg, il mio consiglio.

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E mentre leggiamo o rileggiamo le importanti parole di Natalia Ginzburg, per capire come muoverci nel presente e quanto le parole che utilizziamo possono cambiare percezioni e possono aiutare a leggere davvero il marasma in cui viviamo, vi consigliamo Antifa – Dizionario per fare a pezzi, parola per parola, la narrazione fascista; a cura di Stefano Catone.
Buone letture coscienziose, ci sentiamo il mese prossimo.

Famiglie Ombra, Mia Alvar

I racconti non ci entusiasmano moltissimo, sapete quanto amiamo le descrizioni particolareggiate, i dettagli più intimi di ogni personaggio, una caratterizzazione perfetta e nei racconti per tutto questo surplus narrativo, non sempre c’è spazio. Ma quando il BBB chiama Tararabundidee risponde e se la casa editrice è Racconti, racconti siano.

Famiglie ombra è uno dei libri più belli che abbiamo letto quest’anno. Ci è stato consigliato proprio perché i suoi racconti sono abbastanza lunghi, legati da una cornice narrativa forte, insomma si avvicina ad un romanzo, ma non è bello solo per questo motivo. La scrittrice ci porta nelle Filippine, o meglio ci porta a conoscere un pezzo della cultura filippina, dei suoi attori e dei suoi migranti sparsi tra il Medio Oriente e gli Usa. Le storie che racconta l’autrice sono così reali e i suoi personaggi così ben costruiti che diventano tangibili. C’è tanta intimità in questa raccolta, ogni protagonista si spoglia davanti al lettore mettendo a nudo le sue paure, i suoi rimorsi, i suoi rimpianti e l’autrice sembra quasi scomparire dietro di essi. La scrittura è asciutta, diretta, ma pare cambiare adattata alle forme e alle personalità di chi racconta, in modo che ad ogni racconto oltre a corrispondere una nuova voce corrisponde anche una nuova penna.

20180605_180153 (1).jpgI racconti che più ci hanno colpiti sono Kontrabida e La donna dei miracoli, due storie preziose e potenti di riscatto e rassegnazione, quasi agli antipodi. Ma in ogni racconto la tensione narrativa è alta, i personaggi ti conquistano e ti accompagnano fino ad un’epifania con cui poi conclude la narrazione. La cosa che più ci è piaciuta di questo libro sono sicuramente i suoi protagonisti o per meglio dire le sue protagoniste. Donne forti, che non si fermano davanti a nulla, con una volontà fenomenale, studiose, ma anche fragili, dolci: l’autrice attraverso queste donne riesce perfettamente a riportare varietà e complessità, restituendo le mille sfaccettature di cui sono fatti gli esseri umani.

Non ci si sofferma mai troppo, neanche in questo periodo, sulle cause che spingono le persone ad allontanarsi da casa. Quello che accomuna i personaggi della Alvar è la loro voglia di migliorarsi, di migliorare le condizioni in cui vivono, di aumentare il benessere e provvedere alle proprie famiglie. Non crediamo debbano essere motivi di cui preoccuparsi, né c’è bisogno di vedere dietro a spostamenti dietrologie ridicole. Tutti abbiamo diritto ad una vita dignitosa, alla migliore vita possibile ed è giusto perseguire questo diritto, senza fermarsi davanti a nessuna frontiera, nessun limite o confine. I personaggi di Famiglie Ombra sono assolutamente umani: non lasciamo la possibilità di riscatto relegata nelle pagine di un libro. Che la letteratura ci aiuti sempre a conoscere, capire ed affrontare il mondo che ci circonda.

Lasciate tutto come si trova, scendete in strada, sorridete, andate in libreria e comprate Famiglie Ombra. Poi vi mettete comodi e vi fate catturare dalla splendida scrittura di Mia Alvar e dalle sue meravigliose storie.


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Tararabundidee feat. Tra le righe, ep. 7: ANNIVERSARIO.

Il tema di maggio è confluito nei primi di giugno, ma questo e altro per i consigli libreschi delle nostre libraie. Maggio è un mese festoso: si apre con il mio compleanno e nel suo corso tante persone a cui tengo compiono gli anni o hanno avuto tappe da festeggiare e allora ecco servito il tema. L’anniversario, il compleanno insomma un motivo per festeggiare la crescita, la resistenza, l’amore…

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Lascio allora la parola per questo mese a Tiziana:

L’appuntamento con Tarabundidee con la recensione di un libro per il mese di maggio arriva ma, con un po’ di ritardo… però, eccoci, stoici, a raccontarvi una storia che mi ha emozionato.
Ho pensato e ripensato, neanche troppo, perché dato l’argomento mi è venuto subito alla mente un libro letto qualche anno addietro ma, che fa proprio al nostro caso, trattasi di “Un giorno” di David Nicholls, edito da Neri Pozza nel 2011.
7f3e6c7be225e0a2b24e094a45ea4a78Siamo ad Edimburgo, alla fine degli anni ’80, protagonisti due ragazzi, Emma e Dexter che si sono appena laureati.
Dopo una serata di festeggiamenti e di grandi bevute, si ritrovano ubriachi, in partenza per il mondo degli adulti con una laurea appena conseguita e un bagaglio pieno di dubbi e speranze.
Quel giorno è il 15 luglio del 1988. I due si amano, fanno avvicinare due mondi paralleli, forse un giorno potranno incontrarsi ma decidono per il momento di rimanere solo amici.
Il 15 luglio diventa il giorno in cui si ricorderanno sempre l’uno dell’altra, con una cartolina, una lettera, un pensiero, celebreranno questa sorta di compleanno di un amore mai nato.
Lei, è una ragazza impegnata politicamente, intelligente, col sogno di diventare scrittrice ma, con poche possibilità’ economiche, tant’è che è costretta a lavorare in uno squallido ristorante per mantenersi, mentre lui è un ragazzo fascinoso e facoltoso con tante possibilità’ che lo porteranno a viaggiare e, a viversi la vita all’insegna di belle ragazze, droghe e alcool.
Alcool che gli riempe le notti ma che la mattina dopo gli lascia l’amaro in bocca.
È proprio in questi momenti che Dexter si sente vuoto dentro, sente il bisogno di Emma, di quella figura a volte ammirata a volte detestata.
Lei che non bada mai a come si veste e che fa di tutto per mortificare la bellezza di un corpo e di un viso con i quali non sembra mai sentirsi a suo agio. Le loro vite scorreranno così per molto tempo in un alternarsi di avvenimenti con il passare degli anni che offre un quadro realistico del cambiare dei tempi e, come questo influenzi la mentalità delle persone.
6ac1c1a3327c11b58207af60de9cfea1È un romanzo che parla di amore e di amicizia, un amore giovane che non ha il coraggio né la maturità d’affermarsi per quello che è.
Emma e Dexter, due giovani del tempo attuale spaventati dal futuro e dalle responsabilità’ dell’età adulta.
Avranno bisogno di percorrere le loro personalissime strade e di perdersi, ciascuno a modo suo, prima di ritrovarsi e scegliersi profondamente, finalmente capaci di vivere la vita pienamente e consapevolmente.
Una piacevole lettura, assolutamente godibile, la narrazione acquista ritmo ed ironia soprattutto nella descrizione dei personaggi.
Uno stile originale, divertente e vivace.
Inoltre, il bello di questo libro è che nonostante sia un romanzo d’amore; non scade nel sentimentalismo.
Insomma, lo consiglio perché è coinvolgente e dinamico ma, soprattutto insegna a vivere con coraggio.
Anche questo mese un libro che non conoscevamo e che speriamo vi abbia incuriosito. Per le puntate precedenti cliccate qui per le puntate successive… dovete aspettare un mesetto almeno, ma stiamo già lavorando sul tema!

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