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"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

L’interpretazione dei sogni di Freud Astaire, A. Zabaglio o A. Coffami.

L’interpretazione dei sogni di Freud Astaire è una raccolta di lampi, di confessioni, di lavori assurdi, di piccole manie; un mosaico di tante personalità che in pochi attimi si presentano al lettore, lo stupiscono e poi scappano via.

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C’è chi vende giocattoli monchi, chi gira in metro per pubblicizzare libri, chi parla con gli specchi, chi si è riprodotto con un cane, c’è anche chi suda troppo e chi vende peti. Questo libro è un catalogo di casi umani, una specie di bestiario, dove sono messi in scena gli eventi più assurdi, con uno stile ed una tecnica narrativa che fanno sembrare queste particolarità cose normalissime. In alcuni casi, di questi personaggi sopra le righe, non sappiamo nulla o quasi, in altri c’è una presentazione che ricorda la canzone di Venditti che ricorda a sua volta ai lettori, che fantastica storia è la vita (mai aggettivo fu più appropriato per definire le vite in questione)!

In queste brevi irruzioni nella quotidianità altrui, tra sorprendenti realtà e storie disturbanti, c’è un risolino che non abbandona mai il lettore, che si trova a dover scegliere tra l’accettare le situazioni anomale che sta leggendo o chiedersi se l’autore è impazzito oppure ha bevuto, per partorire tutto questo disagio. Ma alla fine il povero lettore che ci può fare? Sguscia tra le pagine di questo libro oscillando tra lo sbracarsi dalle risate e riflettere amaramente, su temi anche delicati che Angelo Zabaglio o Andrea Coffami? gli lanciano a bellebbuono mentre sta ridendo di gusto, spiazzandolo.

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Insomma, il lettore che s’immerge nelle stranezze di questi sogni interpretati, gioca a perdere: sarà preso in giro dalle storie, dai personaggi, dall’autore, dalle editrici, tutti attenti a immaginarci mentre mettiamo il naso nelle essenze di Teodoro. Cari amici da questo confronto ne uscirete sconfitti, però riderete un sacco. Vi ricordo che questo libro è edito da Gorilla Sapiens Edizioni, piccola ma stupenda casa editrice indipendente che pubblica sempre libri sorprendenti, ironici, mordaci che non potete non conoscere. Ogni libro è imprevedibile ed intelligente, proprio come questo di cui vi abbiamo appena parlato, quindi mettete mano al portafogli!


 

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Macumba, Mattia Iacono.

Macumba è una graphic novel scritta e disegnata da Mattia Iacono, da poco uscita per Tunuè.

Il termine Macumba viene dal bantu (lingua delle civiltà africane centro – meridionali), indica in generale la magia ed anche uno strumento musicale rituale. Questo termine è soprattutto usato nell’America Meridionale, specialmente in Brasile, per indicare pratiche religiose a carattere spiritistico, con fini propiziatori, che includono anche sacrifici rituali. In Italia Macumba non ha un’accezione così forte, ma indica il malocchio, che per chi ci crede è una piaga vera.

20171014_160203.jpg“L’uocchi ‘so pevo e le scoppettate” si dice da me (meno musicale e tradotto in lingua corrente sarebbe “il malocchio è peggio degli spari”) e così è per Bellini, l’archeologo scontroso ed ipocondriaco, protagonista del fumetto. Pur essendo un uomo di scienza, il signor Bellini si lascia prendere, complice una giornata no in una vita di perenne mediocrità e qualche bicchiere di ottimo whisky di troppo. Bellini è un uomo che si è lasciato sopraffare dalla vita: ha abbandonato la vocazione per l’archeologia, non ha lottato per tenersi accanto la donna della sua vita ed ora si ritrova insoddisfatto a vivere giornate monotone fino a che…

AHPUCH è il termine che porta Bellini in un’altra dimensione. Ahpuch è uno dei nomi usati per indicare il Dio della morte nella civiltà Maya e Bellini lo pronuncia leggendo l’incisione su delle statuette. In questa dimensione altra incontra tre spiriti che lo ammoniranno e gli sveleranno che gli rimangono solo 24 ore di vita, un attimo ed è subito Canto di Natale di Dickens, ma qui tutto prende una piega diversa. Bellini non passerà le sue ultime 24 cercando di cambiare, di migliorare o di fare qualcosa che non ha mai fatto prima, ma accompagnando il Dott. Cabrera, il personaggio più bello del fumetto, nelle sue quotidiane commissioni. Pur non essendo amici e non avendo nulla in comune, tra i due c’è una certa sintonia, soprattutto Cabrera prende veramente gusto a scherzare sugli stranissimi vaneggiamenti di un professore universitario che crede di essere vittima della macumba.

I personaggi di questo fumetto sono caratterizzati benissimo. La suggestione che s’impossessa di Bellini è simile in fondo a quella di un archeologo che dalle sue pietre vuole sviscerare i segreti del mondo. Ogni archeologo ha con le sue pietre un rapporto speciale, non è che tutti noi archeologi parliamo con i cocci e veniamo trasportati fisicamente in altre dimensioni, ma quasi: c’è un filo che ci lega ad ogni piccolo residuo di storia perchè da ognuno di essi si sviluppa la nostra ricerca e la nostra passione. Non voglio giustificare il comportamento esagerato di Bellini, ma tutti gli archeologi nel loro inconscio si fanno suggestionare dalla storia delle pietre. Sicuramente il fatto che Mattia Iacono abbia catturato l’essenza dell’essere archeologo, è una delle cose che ci ha fatto adorare questo libro, l’altra cosa è sicuramente l’apparato grafico. Con il suo stile personalissimo, l’autore riesce a creare dei personaggi che rimangono nel lettore, credo di non riuscire mai più a togliermi dalla mente lo sguardo perso e malinconico del Bellini affrontato a p. 19. Estremamente originale è poi l’uso dei colori, in una storia che parla di insoddisfazioni e di morte, il lettore si sarebbe aspettato una palette fredda e cupa, mentre si confronterà con i colori più disparati e vivaci, tra cui spicca un forte uso del magenta, che caratterizza i tre spiriti, disegnati con chiarissimo riferimento alla rappresentazione canonica delle divinità Maya, che stempera la dimensione in cui viene catapultato Bellini in cui tutto è assolutamente e profondamente nero.

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Un finale assolutamente inaspettato suggella questa equilibrata ed intensa graphic novel che ci ha sorpreso per la sua grande qualità, quindi non potete far altro che leggerla.


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Pensiero Madre, a cura di Federica De Paolis.

In Pensiero madre, edito da Neo Edizioni, sono raccolti racconti di autrici italiane e non, da Veronica Raimo a Chiara Valerio, da Carla D’Alessio a Silvia Cossu. Sono racconti che non solo si soffermano sulla maternità e sull’essere madri oggi, ma anche sull’essere donna. Pensiero Madre attraverso i suoi racconti più o meno autobiografici, presenta un quadro con voci di donne diverse, cercando innanzitutto di abbattere lo stereotipo n° 1: la donna tipo non esiste.

Pensiero-madre.jpgAlcuni racconti parlano di una maternità desiderata molto, di una lotta contro il tempo, contro la biologia, ma anche contro la società che ancora bolla le donne che non vedono nella maternità il fine ultimo della vita, come persone quasi non del tutto formate, come se il non voler mettere al mondo un figlio possa essere un handicap. Alcune donne si sentono messe alle strette, vedendo allora la maternità non come un desiderio, ma come un obbligo. Il racconto di Taiye Selasi parla proprio di quanto la società insista sulla condizione della donna madre/moglie attraverso programmi, articoli, riviste che pressano le donne single e non madri. Un figlio e prima una gravidanza cambiano tutto: i rapporti, il tempo, le abitudini e non tutte le donne sono pronte a questo stravolgimento, non tutte lo vogliono e questo non implica essere meno donna delle altre.

In Pensiero Madre si fa leva anche sull’essere figlie, Chiara Valerio nel suo racconto, dopo uno spauracchio, è e rimane figlia e si trova a riflettere sulle madri partendo dalla sua. “Tutte le ore sono delle madri. Essere madre è come avere tutto il tempo.” Essere madre è preoccuparsi sempre, fare e dare il meglio, avere tempo da dedicare. Passare da figlia a madre non è facile e lo dice anche Camilla Costanzo nella sua lettera ad una madre presente, che fa sempre la cosa giusta e di cui ha bisogno, da quando sente il desiderio di creare un’altra vita.

È ovvio che si parli anche di gravidanze inaspettate, prese bene o anche male. Uno dei racconti che ho trovato più fresco e completo è quello di Cinzia Bonnol che in pochissime pagine riesce a parlare di aborto, maternità, religione, etica, differenze razziali e anche di quanto l’atac possa essere una piaga. Una delle protagoniste di questo racconto non ha detto a nessuno di voler abortire, perchè pur sapendo di non andare contro nessuna legge ha paura del giudizio degli altri. Questa paura del giudizio non fa altro che sottolineare quanto sia difficile essere donna anche nella società moderna, che sembrerebbe pronta ad eliminare pregiudizi, stereotipi e malelingue, ma è ancora lontanissima dal farlo. Pensiero Madre è una lettura che le donne dovrebbero fare: aiuta a riflettere e testimonia le storie di chi, fregandosene del giudizio degli altri, ha imposto il suo modo di essere donna ed è magnificamente in piedi.

Né la maternità, né l’aborto, né la sterilità dovrebbe essere un metro di giudizio per farsi un’opinione. La società non può e non deve entrare nelle scelte personali. Essere donna può significare essere realizzata, madre, single, figlia, essere una donna significa quello che una donna vuole essere e grazie a Pensiero Madre, ogni donna potrebbe prendere più consapevolezza di questo.


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La nube purpurea, M. P. Shiel.

A tutti piacciono i tramonti, le nuvole colorate: “tra le rossastre nubi, stormi d’uccelli neri, com’esuli pensieri, nel vespero migrar”, diceva Carducci. Quanto potrebbe essere bello se, da queste nubi delicate si spandesse un intenso profumo di mandorle e peschi. Quanto è romantica questa immagine, quante sensazioni positive emana?

20171005_102441.jpgLa nube purpurea in questione, quella del romanzo di Shiel è una nube che corre, si spande per tutto il mondo, lasciando dietro di sé il suo inconfondibile profumo eau de mort. La nube purpurea è ciò che fuoriesce dal vaso di Pandora, dentro cui sono racchiusi tutti i mali. Al suo passaggio nessun essere vivente resiste, è una trappola bellissima ed intrigante. È un mostro informe che divora tutto ciò che c’è di vivo, tranne Adam Jeffson.

Shiel crea un portentoso e particolarissimo diario di viaggio, dove Adam, descrivendo i luoghi che visita ci porta in un mondo abitato solamente da cadaveri, ma procediamo con ordine. Adam Jeffson è un medico che grazie ad alcuni sotterfugi riesce ad imbarcarsi sulla Boreal: la nave che dall’Inghilterra raggiungerà il Polo. Raggiungere il Polo è per tutti un grande traguardo visto che la corona premierà il primo ad arrivarci; inizia così una sottile gara tra gli uomini della spedizione, in un freddo che castiga e che inizia in questi uomini, ma soprattutto in Adam, un processo che li spoglierà della loro umanità. Adam riuscirà a raggiungere il Polo, riuscirà anche a tornare indietro, ma non ci sarà nessun premio per lui o meglio non è rimasto nessuno a darglielo.

Quando Adam ritorna a Sud, lo accoglie un silenzio assordante, è il silenzio della morta che copre tutto. Anche lui aveva scorto la nube tossica, ma non avrebbe mai potuto immaginare il suo terribile potere. Inizia così per Adam una peregrinazione intorno al mondo, senza saper dove andare, cosa cercare. Le giornate diventano così tutte uguali: si va da un punto all’altro, per terra, per mare, si violano case, ma sembra non esserci nessuno…

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La nube purpurea è un romanzo veramente particolare. Crediamo che la prima parte sia quella più avvincente, le avventure sul Boreal, dove c’è ancora la recita dell’umanità, la lotta della sopravvivenza che si mescola a quella per la gloria, vengono messi in scena problemi etici, comportamenti, esseri umani. Quando Adam torna dal Polo lo stile diventa piatto. La narrazione è un mare in bonaccia, davanti, dietro cadaveri, nessuna interazione, nessuna progressione. C’è solo Adam con la sua ferinità e cattiveria, non perché Adam sia diventato una bestia, ma perché non può in alcun modo praticare il suo essere umano, né può vendicarsi di quella nube che ha reso la sua vita un inferno più duro di quello in cui sono finiti gli altri. Arriva per Adam il momento di esplorare tutti i misteri della solitudine, ogni angolo del mondo, ma le gite non riserveranno quasi mai sorprese.

Voto-

 

 

 

 

 

 

Gli diamo tre stelle perché è un libro particolare, una storia coinvolgente e che rimane nel lettore, ma la parte centrale era un po’ troppo monotona; rende tutto meno fluido di quello che poteva essere. Ovviamente è un gusto personalissimo, perché sappiamo che quel momento lento comunque serve sia per il significato allegorico del romanzo tutto, sia per la sua economia a livello narrativo, ma abbiamo trovato un po’ pesante leggere pagine in cui si avvicendavano gli stessi fatti.


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Dalla Russia con amore: come e quando la Russia entra nella letteratura.

Ottobre, il mese dell’autunno, dell’arancione, delle zucche, dei colori caldi… ma anche il mese della RIVOLUZIONE. Sono passati 100 anni dalla Rivoluzione d’Ottobre (25 – 26 ottobre del calendario giuliano, 7 – 8 novembre nel nostro) che segnò la fine del grandioso Impero russo e la presa di potere di Lenin. A seguito di questo avvenimento e della nostra ultima lettura, abbiamo deciso di parlarvi della Russia, facendo capo allo stile di questo articolo qui.

20170928_112219.jpgDiciamolo pure tranquillamente: la Russia è un posto esotico. Pur essendo non lontanissimo, è semi – sconosciuto, lontano nella storia e nelle tradizioni. Non è prettamente europeo, ma nemmeno orientale. È un’isola di 17.125.191 km² che si è chiusa ed ha sviluppato una cultura, una storia, un modo di vivere del tutto originali. Volevamo far un piccolo excursus storico, ma l’articolo è già lunghissimo così; quindi eccoci a descrivervi capolavori letterari di autori mirabili che hanno parlato della Russia aiutati dal brillante saggio di Nabokov: Lezioni di letteratura russa.

Nabokov dice che la letteratura russa non è come le altre che hanno avuto un periodo di incubazione, per poi avere una produzione di opere notevoli relativamente costante durante la storia. Per la Russia c’è stata una singola esplosione durata poco più di un secolo che abbraccia tutto l’800. Dal regime nulla può più chiamarsi letteratura. Le dure pressioni del regime sugli artisti hanno fatto sì che non ci fosse una libertà creativa, ma una letteratura uniforme e banale piegata a fini politici.

Chi ha dato vita al secolo d’oro della letteratura russa è Aleksand Sergevic Puskin, poeta, drammaturgo e scrittore, fondatore della lingua letteraria russa, manipolata e trasformata da Gogol. Nabokov dice che chi vuole conoscere la Russia deve allontanarsi dalle opere di Gogol, esse non rappresentano la realtà, anche se apparentemente sembrerebbe così. In Le anime morte ci sono ovvi riferimenti ai servi della gleba: questo potrebbe far pensare ad un romanzo di denuncia della questione contadina, scritto contro il governo zarista, lettori e critici interpretarono le anime morte in questo senso, cosa che ci dice Nabokov, offese Gogol. L’intento di Gogol non era denunciare, era creare. Crea infatti il bellissimo personaggio del truffatore Cicikov, crea nuove parole, inventa personaggi che prendono in giro il lettore. Niente secondi fini dunque: “art for the art sake”. Se Gogol non è uno scrittore attraverso cui si può conoscere la Russia, per Nabokov men che meno lo è Dostoevskij. Uno scrittore mediocre, banale ed altri insulti che non citiamo. In realtà insulti a parte, l’analisi di Nabokov ci sembra giusta. Dostoevskij inventa un tipo di cristianesimo nevrotico a cui aderisce e verso cui spinge i suoi personaggi. Pur disprezzando l’Occidente ne subisce l’influenza, diventando il più europeo degli scrittori russi, cosa che lo allontana ulteriormente dal poter creare un quadro realistico e prettamente “russo” nei suoi romanzi. Ma soprattutto i suoi personaggi non hanno in loro niente di russo, o francese, o tedesco perché sono tutti psicolabili, malati: “il lettore non si immedesima, né gode della genialità dei caratteri di Dostoevskij perché hanno perso l’umanità.” Con queste premesse forse è vero che Dostoevskij non riesce a far entrare troppo l’essenza russa nei suoi romanzi. Nabokov comunque, mettendo da parte l’odio consiglia Il sosia come miglior prova di Dostoevskij scrittore. Noi dalla nostra bassissima sapienza abbiamo letto Le notti bianche che non ci era dispiaciuto, abbiamo anche iniziato più volte I fratelli Karamazov, fallendo però miseramente. Tolti due pesi massimi, chi leggere per conoscere la Russia?

tumblr_oqdokrszbm1tgq4svo1_1280.jpgTurgenev potrebbe essere un nome plausibile. Nel suo Padri e figli analizza i russi travagliati dal loro conflitto interiore che li vede carichi di buone intenzioni, ma fondamentalmente inefficienti. Attraverso il personaggio di Bazarov si riescono poi a conoscere correnti religiose, politiche e di pensiero che interessavano la Russia in quegli anni (anni ’60 del XIX sec.). È inoltre un libro che indugia molto sulla formazione della famiglia tradizionale russa, sui rapporti interpersonali tra aristocratici e borghesi dando al lettore un quadro abbastanza reale e veritiero della Russia. Ovviamente non aspettatevi che per Nabokov, Turgenev sia tutto rose e fiori: lo considera godibile, ma non un grande scrittore, ha il vizio di perdersi nei dettagli, dire al lettore troppo, insomma siamo sulla sufficienza.

Ci avviciniamo ancora di più alla meta con Checov: scrittore di commedie e racconti. Il clima in cui Anton Checov vive la sua infanzia è pieno di soprusi e violenza, viene da una famiglia di servi della gleba, costretto a lavorare sempre e per questo a non poter impegnarsi al massimo negli studi; cosa che non impedirà al suo genio di venire fuori. I suoi racconti e le sue opere teatrali hanno infatti un enorme successo: le sue esperienze dirette, la sua vicinanza alle classi più umili, faranno sì che i suoi scritti siano reali, senza apportare quell’aura di miglioramento o di idealizzazione delle classi meno abbienti, che ad esempio utilizzava Turgenev. Tra i Racconti che più ci hanno colpito c’è sicuramente “Nella bassura”.

annakarenina.jpgNessuno però riesce ad immergere il lettore in un altro clima, in un altro luogo, nessuno porta prepotentemente la Russia nei suoi romanzi come Tolstoj. Nabokov parla di Tolstoj con una devozione ed un’ammirazione commoventi. Subito ci è venuta voglia di leggere Anna Karenina in cui la Russia è viva. Non solo esiste nella descrizione dei protagonisti, nella moralità che spingerà Anna al suicidio, ma anche nella descrizione degli affari. C’è poi una vivida ed esattissima descrizione temporale nella vita russa, dei doveri, degli svaghi, dei minuziosi spostamenti, anche della situazione dei trasporti, del cibo, il tutto contenuto in una prosa meravigliosa, da uno stile prezioso che fa il verso a Madame Bovary stravolgendolo completamente. Con il grande Leo si chiude quella temperie artistica di assoluto livello che interessa la Russia nell’800.

La Russia con il suo esotismo, ha però interessato tantissimi autori che l’hanno scelta come location per i romanzi, prendendo a grandi mani dalla cultura di questa terra, tra i libri in cui la Russia ha un posto d’onore vi citiamo:

Bagliori a San Pietroburgo di Jan Brokken che racconta S. Pietroburgo e la meraviglia che gli ha suscitato visitandola, parlando di alcuni dei mostri sacri sopra citati, di Rasputin, di Esenin e tutti i personaggi che l’hanno resa magnifica.
Mio padre la rivoluzione di Davide Orecchio, che attraverso una serie di racconti sui principali protagonisti della Rivoluzione d’Ottobre, mescola storia e fiction, dandone una lettura fantasiosa e originale. (Lettura che speriamo di fare prestissimo, visto che è da poco in libreria).
L’ultima favola russa di Francis Spufford, anche questa una raccolta di racconti particolare, che mostra la Russia tra gli anni ’60 e ’70, attraverso gli occhi di personaggi noti e non. Tra i racconti più belli ci sono quelli del matematico Kantorovic e quello legato a Krusciov.
L’arte nella tempesta: L’avventura di poeti, scrittori e pittori nella rivoluzione russa è il libro postumo di Tzvetan Todorov che ci dà ancora un’altra versione della Rivoluzione Russa, raccontando le vite di artisti ed intellettuali dell’epoca, di chi inizialmente entusiasta si trovò completamente deluso dalla nuova politica a combattere tempeste interiori.
Un po’ di sano romanticismo non può mancare quindi: L’ultima zarina di Greg King, racconta la storia della zarina Alexandra, ultima principessa consorte dell’impero Russo.
Sasenka di Simon Montefiore, in cui si racconta la storia di Sasenka che ha parte attiva nella Rivoluzione, la sua storia e più in generale quella della Russia verrà poi scoperta da una studentessa molti anni dopo.
Concludiamo la nostra carrellata con Sinfonia Leningrado di Sarah Quigley, che in una Russia tormentata dal freddo, dalla guerra, dalla povertà degli anni ’40, mette in scena il gesto eroico di ricostruire l’Orchestra Radiofonica che si trova ad affrontare un periodo nero e non ha nè i mezzi, nè i musicisti per farlo. Ci immergiamo così in un racconto particolare che però esalta anche il legame con l’arte e con la musica che la Russia ha sempre avuto.

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Se siete davvero arrivati fino a qui, wow! I nostri più sentiti complimenti, vi meritate un enorme abbraccio virtuale per il coraggio. Se avete dei titoli da consigliarci siamo tutto orecchi, se volete maledirci perché questi articoli sono troppo lunghi, lo saremo uguale, se poi vi piacciono, ve ne siamo grati! Alla prossima.


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Libri che non leggerai mai, Book Tag.

Salve a tutti! Dopo lo scorso articolo, continuiamo con le unpopular opinions con questo book tag riguardante i libri che pensiamo di non leggere mai, perchè non ci attirano, perchè non ne abbiamo sentito parlare bene e per svariati altri motivi. Se dovessimo turbare la vostra sensibilità nominando titoli a voi cari, ci dispiace moltissimo, ma purtroppo un lettore è fatto di libri letti quanto di non letti!

Speriamo di conoscere presto anche le vostre risposte a queste domande e a confrontarci con voi! Buon tag.

tumblr_ox4uftSxUs1sgrduho1_1280.jpg1. Un libro molto famoso che non sei interessato a leggere: ha fatto tantissimo parlare di sé, senza suscitare il nostro interesse, Le ragazze di Emma Cline. Ispirato alla “setta” The Family il cui capo era Charles Milles Manson, parla di Evie, ragazzina tormentata che si sente inutile e non vede l’ora che qualcuno si accorga di lei. Una preda deliziosa per un clan del genere, che mira a soggiogare anime deboli per schiavizzarle e privarle della loro personalità e coscienza, per far sì che facciano le più turpi azioni. Evie quindi, come le persone che facevano parte della Family di Manson, viene catturata dalla perfezione, dall’emancipazione delle ragazze e del loro capo Russell carismatico e affascinante. Sarà che la storia in sé che ha per protagonista una ragazzina molto debole, piatta, facilmente manipolabile non ci attira molto, mettete anche che generalmente preferiamo le storie di fiction alla non fiction e ne viene fuori che da tutta questa bufera legata all’esordio spettacolare di Emma Cline, noi ne siamo usciti indenni e non ce ne pentiamo.

2. Una serie di libri che non comincerai/finirai: La serie di libri, pur molto chiacchierata, che non ha conquistato la nostra simpatia è La saga dei Cazalet di Elizabeth Jane Howard. È un romanzo familiare, che da quello letto in giro, ricorda molto Downton Abbey (una delle nostre serie preferite), sappiamo che la scrittura è minuziosa, ricca di particolari, i personaggi sono ben caratterizzati, ma c’è un problema. Tutti quelli che conosciamo hanno amato Stoner di Williams, ora voi vi starete giustamente chiedendo che c’entra Stoner con i Cazalet, secondo noi c’entra perchè… a noi Stoner non è proprio piaciuto. Scritto benissimo eh! Una prosa eccezionale, ma gli avvenimenti, la trama così piatta, così normale, mai un colpo di scena, mai un fattore sorpresa. Abbiamo paura che con i Cazalet si possa ripetere la stessa cosa, sicuramente ci sono molti personaggi, quindi ci saranno più intrecci, più vicende da seguire, ma è comunque il racconto di una quotidianità di una serie di personaggi che si propaga nel tempo e nello spazio per ben 4 volumi. Non crediamo di farcela a sopportare.
Per quanto riguarda invece la serie che non finiremo, si tratta di Saga di Vaughan – Staples. Pur essendo totalmente diverso, non ci distacchiamo molto da una specie di romanzo familiare, che ha però anche lotte varie ed eventuali di razze aliene diverse, guerre stellari, magia, personaggi antropomorfi, sotterfugi vari, sesso, bambini, troppo praticamente. L’abbiamo iniziata, ma non ci ha catturato.

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3. Un classico che semplicemente non ti interessa: Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald. La cosa che meno ci attira, forse, è il protagonista. Insomma Jay ha rischiato tutto per farsi da solo, è capace, intelligente, l’incarnazione del benedetto mito americano, ma non riesce a togliersi di dosso Daisy, rimane ancorato al suo amore, alla sua promessa. No, non è il genere di storia che pensiamo faccia al caso nostro.

4. Generi letterari che non leggi mai: leggiamo pochissime volte gialli, perché la risoluzione di misteri a meno che non siano fatti in modo fenomenale e originale non ci attira. Non siamo fan delle inchieste e delle investigazioni, siamo più fan delle morti e degli omicidi. Non leggiamo quasi mai neanche fantasy, non perché non ci piacciano, ma perché dopo i “classici”, non sapremo da dove cominciare. Ci sono così tanti titoli, così tanti mondi, che poi finiamo sempre per rimanere nella nostra comfort zone.

5. Un libro che probabilmente non leggerai mai: più che un libro solo, siamo convinti di non voler leggere mai Bukowski. I suoi libri carichi di egocentrismo, alcool, sesso, relazioni effimere, sentimenti un po’ superficiali, tutto questo machismo raccontato in modo crudo, sporco, non è davvero quello che cerchiamo in un libro o in un autore. Preferiremmo spendere il nostro tempo con qualcosa di diverso, i libri di Charles sono per la maggior parte autobiografici e a noi della sua esistenza disinibita, anticonvenzionale, beat e giovanile, interessa veramente poco.

Carichi, carichissimi di opinioni particolarmente contestabili vi lasciamo, ricordandovi che vogliamo assolutamente sapere quali sono i libri che probabilmente non leggerete. Ovviamente se volete farci cambiare idea sui libri che abbiamo citato, noi siamo aperti all’ascolto e al dialogo, ma non vi promettiamo nulla.


 

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