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"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

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Racconti di lettura

Atlante delle ceneri, Blake Butler.

Siamo di fronte ad una deriva politica, sociale e ambientale alquanto impressionante. Chiedere cosa verrà dopo questi momenti tumultuosi è lecito ma nello stesso tempo spaventoso. Potrà migliorare il nostro domani o andrà sempre peggio? 

Sono tanti i romanzi distopici che propongono visioni indesiderabili di quello che potrà avvenire in un futuro non determinato. Tra questi a rendere più difficili sogni di gloria e speranze collochiamo senza dubbio Atlante delle ceneri, Pidgin Edizioni. Definito come un romanzo a racconti, in cui si mescolano vari registri linguistici e stilistici, presenta un mondo totalmente alla deriva ed è davvero spaventoso. 

L’edizione è molto particolare: le pagine sono bordate di nero, le ceneri sembrano volare tra le pagine come se un incendio avesse rovinato l’involucro che contiene le tragiche storie. Anche se l’oggetto in sé sembra richiamare il calore del fuoco, appena ci si addentra nella lettura non si può fare a meno di vivere l’ossimoro che la scrittura gli propone: i racconti emanano putrescenza, marciume, si sente umidità. 

Le piaghe che colpiscono gli abitanti dell’Atlante sono varie: malattie, invasione di fango, pioggia di vetri. I racconti però più che soffermarsi sulle calamità, si soffermano sulle terribili perdite di chi le vive. Protagoniste indiscusse del libro sono infatti donne e madri che raccontano la scomparsa dei loro figli o in alcuni casi la comparsa di figli particolari, in un’epifania che diventa essa stessa calamità. È in questo modo che gli strazianti scenari, si mescolano ai lamenti di chi ha perso la propria ragione di vita. In tutto questo terribile avvicendarsi di brutalità, c’è spazio per la speranza? 

Quello che possiamo dirvi è che nonostante tutto il racconto affidato a voci femminili, che hanno visto spegnersi sotto i loro occhi il legame più forte che si potesse creare, porta in tutta questa disperazione intensi momenti di tenerezza. 

Ora sperando che nei prossimi giorni non pioveranno vetri o altri strani oggetti, lasciatevi suggestionare da questi spaventosi racconti e per farlo nel migliore dei modi il caro avvocato si è messo all’opera proponendovi una selezione musicale ad hoc per questa lettura:


L’Indie BBB Café questo mese ospita Pidgin Edizioni e noi  siamo anche qui: Tararabundidee su facebook e instagram.

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Scienza della fantasia, D. Coero Borga

sciènza s. f. [dal lat. scientia, der. di sciens scientis, part. pres. di scire «sapere»] Sapere, dottrina, insieme di conoscenze ordinate e coerenti, organizzate logicamente a partire da principî fissati univocamente e ottenute con metodologie rigorose, secondo criterî proprî delle diverse epoche storiche.

fantaìa s. f. [dal lat. phantasĭa, gr. ϕαντασία, der. di ϕαίνω «mostrare»] Facoltà della mente umana di creare immagini, di rappresentarsi cose e fatti corrispondenti o no a una realtà.

Praticamente siamo di fronte a due opposti, come possono quindi andare a braccetto scienza e fantasia in un unico libro? Partiamo da un’altra domanda però: vi siete mai chiesti cosa c’è dietro una bacchetta magica? E nell’antro di una strega? Come ha fatto la Bella Addormentata a dormire così tanto? Non ci dite che vi siete semplicemente fermati alle apparenze e che avete preso queste storie per buone!

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Gli uomini hanno sicuramente più fantasia che scienza. La scienza è una cosa a cui si approda con il tempo, con lo studio, con i tentativi; la fantasia ce l’abbiamo dentro da subito. È quella scintilla senza cui nulla esisterebbe. Con l’immaginazione l’uomo può fare qualsiasi cosa, ma per pensare qualsiasi cosa dobbiamo pur aggrapparci a qualcosa di reale. Nel libro Scienza della fantasia di Davide Coero Borga, illustrato da E. Chilese ed edito da Codice Edizioni ci viene spiegato proprio questo. Possiamo essere innovativi e fantasiosi quanto vogliamo, ma il verosimile avrà sempre la meglio. E così ci viene spiegato ad esempio che è possibile dormire e sembrare morti come la Bella Addormentata, è possibile che gli animali parlano e che attraverso una buona scelta un legno si possa trasformare in bacchetta. La scienza della fantasia è un saggio, ma non uno di quei saggi che prendono a schiaffi il lettore e vogliono a tutti i costi spiegandogli una qualche verità che ignora così, nero su bianco. L’autore qui ci porta per mano, spalancandoci nuovi mondi, ma soprattutto facendoci venire gli occhi lucidi di nostalgia spargendo qua e là incipit di libri, stralci e personaggi che tutti abbiamo amato. Pur spiegandoci le scabrose verità che si nascondono dietro tematiche ed episodi che ci avevano fatto sognare, ci lascia un po’ nel mondo della fantasia, non svelandoci proprio tutto e facendo contento anche il fanciullino che alberga in ognuno di noi.

Oltre al contenuto, interessante, avvincente e dalle note amarcord, un grande plauso va alla veste grafica. L’edizione è davvero magnifica: colori diversi per ogni tematica, illustrazioni fantastiche, ma soprattutto una costellazione di riquadri di approfondimento che integrano il corpo principale. Le pagine non sono però piene e corpose, ma nonostante riquadri, illustrazioni, disegnetti la pagina rimane ariosa per permettere all’occhio, oltre che alla mente di riempire in modo fantasioso il bianco del silenzio.


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La suora anarchica, A. Rabinad

Tra fiction e non fiction, tra fatti storici, scandalose invenzioni letterarie e profondi monologhi spirituali Antonio Rabinad con La suona anarchica (Edizioni Spartaco) ci porta nella sua Spagna a conoscere un momento drammatico filtrando il racconto attraverso un attore secondario e quasi involontario.

WhatsApp Image 2018-09-23 at 13.04.04 (1) (1).jpgNel 1936 Juana si trova catapultata in una realtà nuova e pericolosa e non si tratta di un viaggio fantastico spazio – temporale. Juana deve affrontare la Guerra Civile Spagnola (combattuta tra il 1936 e il 1939) proprio lei che spinta da una fede incrollabile entra in monastero e da lì verrà fatta uscire con la forza per sporcarsi le mani di sangue. La protagonista è docile, timida, buona e sembra imbambolata e passiva nei primi momenti che la vedono costretta a scappare dal luogo che pensava essere suo per sempre. Juana dovrà rinnegare il suo credo: non c’è posto per monache, ecclesiastici etc. nel mondo nuovo che le milizie vogliono costruire. Non c’è posto per i privilegi, quindi Juana deve cambiare vita. Dopo una prima rocambolesca fuga, è in un bordello a fingersi prostituta quando le Donne Libere la trovano.

Da remissiva e timorata suorina deve diventare forte e fedele alleata del nuovo ordine delle Donne Libere. Vediamo nel libro la crescita di Juana, la sua iniziale paura, i dubbi, il timore di fare qualcosa in cui non crede, ma soprattutto qualcosa che non aveva scelto. La lotta ai privilegi, l’uguaglianza totale, i compiti distribuiti, la guerra in sé, la funzione sempre più importante delle donne nella nuova Spagna, erano cose che Juana non aveva neanche mai immaginato. Lei che nella sua celletta voleva solamente concentrarsi, pregare e raggiungere asceticamente la vetta della spiritualità.

Inizialmente Juana è in balia di queste strane donne che impartiscono ordini, che segue con religiosa obbedienza per avere salva la pelle e per poter ritornare quanto prima al vero scopo della sua vita. Ben presto le parole diventano fatti e i modi in cui le Donne Libere si muovono e prendono parte alla guerra per assicurare un futuro alle donne, la catturano e la convincono. I cambiamenti del suo genere, l’emancipazione e la rassicurazione di un domani migliore per tutte le donne di Spagna si decideva lì e doveva farne parte.

La suona anarchica è un romanzo storico dal ritmo lento che dà una visione particolareggiata di un movimento, quello delle Donne Libere, a cui non si dà molto peso nelle narrazioni che riguardano la Guerra Civile Spagnola e che è stato invece importantissimo per le conquiste femminili non solo spagnole.


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Il comunismo spiegato ai bambini capitalisti, G. Thomas

“Il comunismo è un’idea che appartiene agli esseri umani, più naturalmente e semplicemente del capitalismo.”

Per anni e anni  la scuola ci ha sempre fornito grosso modo la stessa visione della Storia. E se tutte le scuole offrono questo programma univoco e uguale, sarà quella la vera storia? Sì e no.

Non possiamo di certo dire che la Storia studiata nelle scuole sia una baggianata completa, ma possiamo certamente affermare che si tratta di una parte piccolissima del glorioso passato dell’homo sapiens sapiens attentamente selezionata. Selezionata da chi? Questo forse è il punto, ma noi sinceramente una risposta a questa domanda non ce l’abbiamo, possiamo però indicarvi uno scrittore che oggi si occupa di parlare in modo agile e semplice (con un linguaggio molto più comprensibile e sciolto di alcuni moderni sussidiari), di un altro pezzo di storia più o meno nascosta.

WhatsApp Image 2018-09-07 at 14.57.03 (1).jpegStiamo parlando di Gérard Thomas, autore svizzero, pubblicato in Italia da Edizioni Clichy e in particolare del suo Il comunismo spiegato ai bambini capitalisti e a tutti quelli che lo vogliono conoscere che abbiamo avuto il piacere di leggere. Suoi sono anche Cento motivi per essere di sinistra e L’anarchia è una cosa semplice. Ma torniamo al principale oggetto di questa recensione, Il comunismo spiegato ai bambini è un libro agile, sorprendentemente sintetico, ma comunque molto esaustivo.

La storia inizia come tutte le storie, dagli albori, dallo sviluppo dell’uomo in quanto tale e dalle prime civiltà iniziando a soffermarsi sui Sumeri ad esempio. I capitoli in cui è diviso, ovviamente disposti in ordine cronologico, si soffermano su personaggi o su avvenimenti storici non troppo conosciuti. L’autore non vuole in alcun modo fare un’apologia del comunismo, né si deve pensare dal titolo che stiamo parlando di un estremista che istituirebbe i Soviet domani. Si parla di una narrazione che vuole portare a conoscenza della maggioranza, fatti che molto spesso non vengono minimamente trattati nell’istruzione mainstream. Il target a cui si riferisce è infatti giovane, proprio per porre all’attenzione di chi studia in continuazione sempre gli stessi episodi, che c’è di più di quanto si pensi. L’aspetto più interessante del libro è che Thomas non difende in maniera assoluta tutti gli aspetti che si sono sviluppati dal comunismo, ne critica la violenza, il potere che alla fin fine si è comunque concentrato nelle mani di poche o singole persone, ma è anche deciso a sottolineare la positività di questo pensiero filosofico, politico e sociale.

marxI concetti sono chiari, semplici e spiegati benissimo: Thomas vuole solo far conoscere come il capitalismo ha strutturato ogni minima parte della nostra vita, eliminando e nascondendo le altre ideologie che potevano assicurarci una vita molto probabilmente più sana e felice per tutti. Questo è un libro semplice, anche molto generico, di certo non parla di chissà quali astrusi e complicati pensieri del comunismo, ma è proprio attraverso l’immediatezza e la semplicità con cui è scritto che assicura una piacevole lettura e una istantanea comprensione. Gerard Thomas non vuole in alcun modo farci cambiare idea, questo non è un libro di propaganda, è solo un libro di divulgazione. Quello che Thomas dice è che il comunismo ha sempre fatto parte dell’umanità e per questo la storia del comunismo è anche la nostra storia e non può essere dimenticata o riscritta.

In questo momento di intolleranza sociale, dove al posto di integrare e costruire si distrugge, dove al posto di condividere ci si separa e si semina paura e terrore invece che amore e tolleranza, sarebbe bene, al di là di ogni appiglio politico, tornare a sentimenti semplici che ci permettano di vivere bene, in armonia con noi stessi e con gli altri.

E ritornare alle origini, alle comunità, al volersi bene sinceramente, non è forse un po’ abbracciare anche il meglio di questa ideologia?


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Storie d’altre storie, G. Arpino

Giovanni Arpino nasce a Pola, in Istria il 27 gennaio 1927. La sua infanzia sarà segnata dalla presenza severa e rigida del padre Tommaso (militare di carriera) che lo farà iscrivere si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza di Torino. Arpino però passa a Lettere concludendo la sua brillante carriera accademica con una tesi sulla poesia di Serghej Esenin. L’esordio letterario si ha nel 1952 con “Sei stato felice, Giovanni” per la collana di Einaudi “Gettoni” dedicata agli scrittori emergenti. Nel ’53 trova impiego nella casa editrice Einaudi ed inizia l’attività di collaboratore giornalistico con “Il Mondo”. Nel 1955, dopo la nascita del figlio Tommaso, si dedica alle fiabe e filastrocche, pubblicando nel 1957 la raccolta di poesie “Il prezzo dell’oro” (Mondadori). Dopo una serie di titoli, arriva al successo con “L’ombra delle colline” Premio Strega del 1964. Dopo altre collaborazioni giornalistiche, anche in redazioni sportive, altri romanzi e la creazione della rivista Il Racconto, muore a Torino il 10 dicembre 1987.

WhatsApp Image 2018-08-23 at 15.57.24Storie d’altre Storie è una raccolta di racconti di Giovanni Arpino, edita da Lindau nel 2015, faceva parte di “Racconti di Vent’anni” del 1974. In questa raccolta si nota la passione primaria di Arpino: la lettura. Quello che l’autore propone in un centinaio di pagine è esattamente quello che noi cocciutissimi e instancabili lettori vogliamo. Quando un libro finisce, quando un romanzo si chiude, i suoi personaggi non svaniscono nel nulla; rimangono intrappolati nella nostra mente, che si arrovella e si sovrappone a quella dello scrittore che ha alimentato la nostra fantasia. Dopo tocca a noi. Un romanzo non finisce mai, come continuano le vite dei protagonisti? Si trasferiscono? Quando muoiono? Si sposano?

La curiosità dei lettori è sempre enorme e Giovanni Arpino in questo libretto la sfama o almeno ci prova. Con intelligenza e originalità fa proseguire le storie che conosciamo bene e che anche noi abbiamo provato a far decollare. Si inizia da Cappuccetto Rosso, passando poi per Tarzan, Frankenstein, Lolita, Falstaff, c’è spazio per Alice e per Faust e si conclude con Pinocchio. I racconti sono brevissimi, giusto il tempo di far sapere al lettore come stanno i suoi amici libreschi, che lavoro fanno, se sono in buona salute. Arpino dà dei dettagli che subito inquadrano il personaggio di cui narra il futuro letterario, lancia dei piccoli ami al lettore, poi ancora una volta è la sua fantasia a dover decidere un finale per loro. La bellezza di quest’opera è senza dubbio la scrittura di Arpino: mutevole, diremmo quasi liquida che si adatta alla storia e ai protagonisti di cui narra. Se per Cappuccetto Rosso e Pinocchio il linguaggio è semplice, monotono e pulito abbinato alle storie più infantili, quello riservato a Casanova è più prezioso ed ironico, quello di Tarzan è crudo, diretto, secco.

Il tratto in comune di questi personaggi famosissimi è però una nota di malinconia. Tutti i grandi eroi che ci hanno accompagnato nella nostra vita di lettori hanno cambiato vita. Il mondo moderno che non si fregia più di personaggi sani, umili e coraggiosi ha fatto sì che i nostri beniamini cadessero in disgrazia. Il lieto fine delle favole era quindi solo momentaneo, almeno per Arpino, che dà un quadro quasi crudele del nostro mondo facendolo passare per le vite dei personaggi che abbiamo amato. I racconti di Arpino sono però dei non finiti, delle istantanee e insinuano nel lettore il dubbio che ci potrebbe essere un’altra via d’uscita, anche per gli eroi in decadenza.

Tra tutte le storie che Arpino riprende, sicuramente quella che più ci ha colpito è L’ultimo Tarzan, che ci è sembrato anche il finale più alternativo di tutti. Insomma, il consiglio è quello di leggerlo anche per vedere se le vostre teorie sono le stesse dell’autore e per ricordarvi di non smettere mai di lavorare di fantasia.

STORIE D'ALTRE STORIE, G. ARPINO, 2015, LINDAU

Il peso del legno, A. Tarabbia

La curiosità verso le religioni e la religiosità ci hanno portati a questo libro. Abbiamo una profonda ammirazione verso chi nonostante i progressi e le conquiste fatte dall’uomo possiede una fede salda e incorruttibile verso qualcosa o qualcuno che non è visibile. La nostra posizione (che vi abbiamo spiegato qui) e le nostre opinioni hanno trovato fondamento nelle accattivanti pagine di Andrea Tarabbia. Nè il peso del legno attraverso affondi in opere letterarie filosofiche e artistiche che affrontano il tema della spiritualità e della passione della morte di Cristo, ci parla della percezione del simbolo della croce. Il libro fa parte della collana CroceVia di NN editore che si propone di spiegare e approfondire alcune delle parole fondamentali del nostro vocabolario come appunto la parola croce.

whatsapp-image-2018-08-17-at-13-50-23.jpegTarabbia manipola la narrazione evangelica, quella che tutti conosciamo e in particolare dalla passione alla resurrezione in modo originale ed interessante. Dà una vita e una dignità a personaggi che nei vangeli non hanno: immaginando per loro una storia ed anche un futuro. Fa questo con Simeone ad esempio, andando a completare, come lui stesso afferma il vangelo a livello narrativo; lo stesso trattamento viene riservato anche alla sorella di Lazzaro, a Ponzio Pilato e Giuda. Vecchi personaggi che hanno nuove storie, personaggi accomunati  dalla fortuna (o sfortuna?) di aver incontrato Cristo. Non è detto che questo incontro sia sempre una cosa positiva per non essere umano normale e mortale: incontrare Gesù non è come incontrare un amico. Lui si porta dietro la divinità, può e sa tutto, ma prima di ogni altra cosa è il simbolo del sacrificio, come la croce che si porta dietro e che fa pendere su uomini che forse non hanno la forza di portarla.

Attraverso questa serie di storie, mescolando la sua interpretazione con quella di grandi autori come Borges, Bulgakov, Camus, Weil e tanti altri; si delinea per il lettore una storia parallela a quella che conosce, una serie di ucronie che portano a finali alternativi, che hanno a centro il sacrificio del figlio di DIO. Tutti ci siamo chiesti il perché di un sacrificio così estremo: il tradimento, la profonda umiliazione per le strade di Gerusalemme e poi la sofferenza sulla croce, la morte più terribile riservata agli schiavi. Il vero Salvatore non poteva permettersi niente di meglio?

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Polittico di Matthias Grunewald

L’idea di un dio crocifisso doveva essere, agli occhi dei contemporanei di Cristo una bestemmia, una follia; il suo dolore, la sua vergogna sono inconcepibili, poiché contraddicono tutto ciò che gli uomini con il termine Dio si rappresentano, desiderano e da cui vorrebbero ricavare le proprie sicurezze. “ dice Tarabbia. La croce nella prima diffusione cristiana rappresenta sì il sacrificio, la redenzione e la nascita della chiesa, ma era anche un simbolo che i seguaci di altre religioni usavano per schernire i cristiani usando la croce per sottolineare non solo l’umiltà di Gesù, ma anche il fallimento di suo padre che non è riuscito a salvare il figlio. In alcune raffigurazioni del II-III secolo troviamo un uomo crocifisso con la testa d’asino simbolo dell’adorazione di una divinità umile.

Tra tutti gli episodi dal tradimento alla resurrezione sicuramente quello della passione è l’episodio di cui si è scritto maggiormente. Fin dalla prima diffusione del Cristo ci sono state correnti che ammettevano o meno la divinità di Cristo basandosi proprio sulla sofferenza della passione: Dio è davvero in grado di soffrire o chi ha sofferto sulla croce era solo un uomo? Fin dalla prima diffusione questa religione si muove in una marea di interpretazioni: modalismo, adozionismo, arianesimo e ancora oggi le interpretazioni sono tante e diverse. Il mistero di questa semi-divinità è estremamente affascinante e complesso. Tarabbia nel suo libro fa un excursus che mette insieme filosofia, teologia, narrativa, ed esperienza personale che ci fornisce una nuova lettura dei fatti. Oltre alla disamina di vari passi alla toccante esperienza di questo libro ci è rimasta la posizione dello scrittore rispetto alla fede; una posizione che abbracciamo completamente.

“Non riesco però ad accettare l’idea della fede perché, forse, essa implica una rinuncia: la rinuncia a capire, a sottomettere ogni cosa allo sforzo intellettuale della comprensione, della conoscenza e dell’esperienza. È un atto di umiltà, mentre l’idea stessa di voler comprendere ogni cosa è altezzosa. La conoscenza uccide la fede, il “Credo”, perché ne è la contraddizione: si crede in ciò che non si capisce, si ha fede in ciò che non si può arrivare a conoscere nella sua totalità. Altrimenti perché credere? Se si conosce si sa.”

L’umanità è complessa e il misterioso sentimento che è la fede lo è ancora di più. Per gli appassionati, per i credenti e non, questo libro è un ottimo agglomerato di approfondimenti, curiosità, ma anche di tantissimi spunti di lettura. Assolutamente consigliato.

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