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"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

Carla e George scoprono i segreti degli YA con Aristotele e Dante scoprono i segreti dell’universo.

Abbiamo sentito molto parlare di Aristotle and Dante discover the secrets of the Universe di Benjamin Alire Saenz ; su instagram se ne vedono tantissimi esemplari e allora noi per non farci mancare niente lo abbiamo letto.

Innanzitutto dobbiamo dirvi che è stata la nostra prima lettura in ginelse. Ci stiamo impegnando a tenerci allenati e a migliorare la lingua e abbiamo pensato che leggere in inglese potesse giovarci molto. A livello del rapporto linguistico dobbiamo dire che la prova non è stata difficile. La lettura è stata scorrevole, non ci sono tantissime parole particolari, siamo andati spediti. Lo consigliamo a chi come noi, non è un esperto, ma vuole migliorare. Si tratta pur sempre di un libro per ragazzi quindi è anche normale che il linguaggio non sia ostico. È un buon libro da cui partire, perchè la lettura non deve essere fermata di continuo per cercare parole sul dizionario.

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Aristotele e Dante è uno Young Adult. Oltre ad essere il nostro primo libro in lingua è anche il primo YA che leggiamo fino alla fine e da questa esperienza possiamo assicurarvi che non ne leggeremo più. Con questo non vogliamo dirvi che si tratta di un libro pessimo, abbiamo letto, visto, sfogliato di peggio, ma come già sapevamo in fondo, non è un genere che ci soddisfa.

 

Lo Young adult, per chi non lo sapesse, è un genere letterario che si rivolge principalmente agli adolescenti, riprende il romanzo di formazione (riprende eh), ha come protagonisti gli adolescenti che affrontano problemi propri della loro età: discussioni in famiglia, disagi nella società, scoprire la sessualità, l’amore. I romanzi di formazione invece, generalmente narrano di una formazione appunto: il protagonista dopo aver superato delle prove, dopo aver risolto i problemi che gli rendevano impossibile continuare a vivere si riscatta, è padrone di un nuovo equilibrio, oppure non supera le prove e rimane vittima del suo stesso fallimento. Nei romanzi di formazione classici, pensiamo ad esempio Il rosso e il nero. Cronaca del 1830, Il giovane Holden, Jane Eyre, c’è una descrizione importante della società, ma c’è soprattutto un’ampia analisi psicologica dei personaggi. tumblr_orprelrxNK1r6hbrlo1_400.gif Gli autori scavano nelle personalità dei protagonisti, le loro problematiche sono profonde e ci regalano tante crescite diverse, tante storie che alla fine lasciano al lettore non solo la consapevolezza di aver letto alte pagine di letteratura, ma anche degli insegnamenti morali preziosi. Tutta questa analisi, questo stare attenti alla moralità, per non parlare dello stile, negli YA non c’è. Non vogliamo fare i moralisti – critico – letterari perché non lo siamo, non ci riferiamo a tutti gli YA dell’universo, ma a quelli che abbiamo avuto modo di analizzare. Non vogliamo di certo paragonare Charlotte Bronte ad Anna Todd, perché non pensiamo sia il caso, pensiamo però che è giusto che gli adolescenti leggano After, Uno splendido disastro, Shatter me e tutto il resto; ma che non sia invece giusto farli passare per libri che educhino, formino. Se si vuole crescere davvero, sono altri i libri da prendere in considerazione. Negli Young adult in genere non ci sono personaggi strabilianti, anzi sono facilmente dimenticabili, le storie seguono un percorso standardizzato e poi sono ricchi di stereotipi: ragazzine indifese bravissime a scuola, ragazzi che sono delle bestie praticamente. La vita, le persone vere sono ricche di sfaccettature, sono complesse, intense e far leggere ai ragazzi storie dove c’è sempre una fanciulla in difficoltà che verrà salvata dallo stronzetto di turno o che una storia d’amore omosessuale è complicata, travagliata e destinata a morire per il solo fatto che sia omosessuale, ci sembra riduttivo e poco educativo.

Dopo questa super critica – riflessione veniamo a noi: Aristotele e Dante parla di questi due ragazzi e già dalla prima pagina si capisce che abbiamo a che fare con due ragazzi gay: sono dei tormentati, sensibilissimi, appassionati di letteratura, di disegno, hanno problemi a relazionarsi con gli altri, sono delicati, docili: pochini gli stereotipi sugli omosessuali, no? Negli YA in cui i protagonisti sono dei maschi etero, ci troviamo a confrontarci con dei bulli, perfidi ed ignoranti e non ci sembra che queste descrizioni siano poi così veritiere. Non è detto che un maschio etero non possa essere un lettore o che un gay non possa essere un bullo o una persona ignorante. Tralasciando questo, devo dire che il libro ha due pregi. Ci sono piaciute molto le famiglie dei due ragazzi: sono famiglie normali, con qualche piccolo segreto sì, ma sono famiglie sane: i genitori vogliono bene ai loro figli, ci tengono alla loro educazione, nessuno si alcolizza, nessuno lascia la famiglia per scappare in Botswana a rincorrere animali esotici. Sono famiglie reali che hanno buoni rapporti con i loro figli. L’altra cosa positiva è il personaggio di Ari. Nonostante gli stereotipi di cui sopra, è ben caratterizzato, molti capitoli sono dedicati ai suoi pensieri, ai suoi sogni, alle paure. Ha voglia di scoprire chi è, chi può diventare, ma è anche sempre tormentato dai silenzi del padre e dalla misteriosa figura di suo fratello, è un personaggio relativamente complesso, che affronta situazioni varie e che per questo appare reale.

Voto- (1)

 

 

 

 

 

Insomma, lo consigliamo per l’inglese, è sicuramente uno YA che ha dei pregi, quindi gli amanti del genere lo apprezzeranno di certo. Tutto questo comunque rimane una nostra riflessione, non vogliamo offendere/giudicare chi legge gli Young adult, a noi per tutte le motivazioni che vi abbiamo ampiamente spiegato non piacciono, ma siamo contenti anche per chi li apprezza, perché in fondo l’importante è leggere ed i gusti son gusti; noi però ci spostiamo su altri lidi.


 

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Le ragazze nello studio di Munari, A. Baronciani.

Le ragazze nello studio di Munari ha da poco avuto una nuova veste editoriale, grazie a Bao Publishing, questa graphic novel era infatti uscita nel 2011 per Black Velvet.

L’autore, Alessandro Baronciani, ha creato una storia di passioni e amori. Non solo l’amore tra uomo e donna, ma anche l’amore per l’arte, la bellezza e la lettura. Il personaggio principale è Fabio un inetto, che vorresti tirar fuori dal libro e prendere a schiaffi; anche un eterno indeciso, almeno per quanto riguarda le donne: chi scegliere tra Sonia, Chiara e Fedra? Nessuna visto che poi sceglieranno loro per lui. Il suo comportamento irritante con le donne, si trasforma invece quando si tratta di altro. La passione con cui parla dei libri, dei suoi piccoli tesori, dei suoi autografi fa scaldare il cuore ad ogni bibliofilo. Baronciani sa come far intenerire i lettori forti, piazzando in questo fumetto il sogno di tutti noi: una casa – libreria, edizioni rare e questo personaggio  che s’illumina quando parla di libri: è sempre lo stesso Fabio che avremmo voluto prendere a schiaffi, ma poi parla di Munari, di Calvino, dei colori e i balloon si animano, la sua voce trema dall’eccitazione e il lettore con lui.

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Baronciani mette in questo fumetto tutto l’amore per la bellezza. Bellezza espressa attraverso l’apparato grafico: una scoperta continua per il lettore che tra le linee essenziali e sintetiche del disegno troverà una morbida pecorella, un foglietto, una lezione sulla prospettiva. Il lettore partecipa alla lettura e nella storia attraverso nuovi piani di lettura che l’autore crea. Se con Come svanire completamente Baronciani ha creato fisicamente un contenitore con dentro storie da definire, comporre, inventare già Le ragazze nello studio di Munari è metaforicamente un contenitore di storie diverse, d’interessi, bellezza e sperimentazione grafica.

Questo libro è un percorso che s’ispira al pensiero e all’opera di Munari ed è inevitabile che quello che andrete a leggere sia qualcosa di complesso e strutturato. Le opere di Munari che non sono permanenti, si trasformano, si muovono, svaniscono e uguale è il pensiero di Fabio che freme, trotta, lui vorrebbe raccontare seguendo un filo logico, ma si perde in continuazione. Fabio non riesce a descrivere le sue storie e basta, deve divagare. Le ragazze di cui parla sono spunti e il lettore, mentre si parla di storie varie con donne, si ritrova catapultato nei diagrammi di Munari, nelle sue opere, in film francesi, con Monica Vitti, a riflettere su Diabolik.

Questa graphic novel è un unicum che partendo da una storia semplice riesce a trasportare il mondo nella mente complessa dell’uomo, grazie al continuo flusso di coscienza di Fabio di cui il lettore è testimone.

Voto-

 

 

 

 


 

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La stanza di Therese, F. D’Isa.

Ne La stanza di Thérèse (Tunuè), Francesco D’Isa fa sfoggio della sua conoscenza filosofica creando un particolare romanzo epistolare che ha per protagoniste due sorelle. Therese ha deciso di mollare tutto a seguito di un incidente d’auto e si ritira in una stanza d’albergo che diventa il suo fortino segreto ed inaccessibile. L’unico contatto con l’esterno lo ha grazie a sua sorella e alle lettere che le manda, o meglio: Therese scrive e sua sorella le risponde rispedendole indietro le sue stesse lettere con delle note a margine e già questo rende La stanza di Therese molto originale. Di questa sorella il lettore ha una percezione minima, mentre è travolto dal flusso di pensieri di Therese.

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Therese è sola, ma non ne fa una tragedia, la solitudine è una sua scelta e le permette di pensare a tante cose: alla vita, alla morte, al suo passato, ai suoi rapporti. Pensa all’infinito, ai numeri, ma soprattutto pensa al pensiero. Therese si rifugia nella mente e nelle opere di grandi filosofi, entra nel pensare, abbraccia le teorie di tanti grandi e le applica alla sua esistenza quasi distrattamente. Questo vorticoso pensare fa apparire Therese come una squilibrata e la sorella, con i piedi ben piantati a terra non smette di farglielo notare.

Il modo di scrivere della protagonista denota una sola cosa: lei s’ingarbuglia nei suoi stessi pensieri e finisce per fare ad ogni lettera un guazzabuglio di eventi, ricordi, citazioni che dimostrano la sua difficoltà di esprimersi. Lei ha tanto da dire, anzi troppo ma non riesce a metterlo in ordine. Alcuni lettori hanno visto in questo libro troppo: troppa filosofia, ragionamento, lo hanno definito senza scopo comunicativo, per noi invece esprime proprio la difficoltà nel comunicare, nell’essere sinceri, ma anche dell’essere capiti dai nostri interlocutori, la protagonista deve parlare alla sorella, con cui sembra non esserci un rapporto ottimale. Noi tutti abbiamo problemi a comunicare, a discernere quello che gli altri vogliono davvero sapere dal superfluo e Therese è esattamente come noi.

In questo libro c’è tanta filosofia, tante citazioni colte, ma non si tratta di una lettura davvero ostica, quella di cui parla D’Isa è una filosofia semplice che cerca di spiegare la vita e tutto ciò che le appartiene. Le particolarità di questo libro non è solo nelle risposte della sorella, ma anche nel corposo apparato grafico, in alcuni casi surreale, ma che aiuta il lettore ad entrare in quella stanza, ad essere Therese, ad avere le sue visioni e condividere i suoi sogni. D’Isa ha avuto la grande capacità di trasportare il lettore nella mente di una donna, facendolo viaggiare in groppa a pensieri e ricordi in una gita pazzesca.

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Mooned, L. Palloni

whatsapp-image-2017-09-18-at-14-02-18.jpegLeggere Mooned è innanzitutto un’esperienza. A sfogliarlo potrebbe sembrare noioso perché le tavole sono tutte uguali: la pagina è suddivisa in 4 vignette, al centro c’è una luna, attaccato ad essa immobile, c’è un uomo. Siamo nel futuro e a parlare è Rico o Casio? Non l’abbiamo capito bene, c’è quest’uomo insomma, un cosmonauta che aspetta che il suo migliore amico lo salvi, davanti a sé ha l’infinito, dentro di sé e i suoi ricordi. Deve rimanere immobile perché la luna risente dei suoi movimenti, ma è un’immobilità solo fisica, la sua mente cavalca, inventa o forse ci sbagliamo ed è tutto vero quello che gli succede?

20170916_123549Lo sappiamo che non possiamo raccontarvi della nostra esperienza di lettura facendovi domande, ma non abbiamo chiara la situazione di Rico /Casio perché lui stesso non ha alcuna certezza, l’unica sicurezza è che è ancorato ad una luna. Pensa di essere solo ma in realtà non lo è, lo spazio è popolato da tanti personaggi ed alcuni di essi li conosciamo bene. C’è Astolfo per esempio, che in groppa al suo destriero cerca il senno di Orlando o la Donna Cannone, sisi quella della canzone di De Gregori, ci sono i familiari che vanno a trovalo, in alcuni momenti ci sono anche dei party, quando non c’è nessuno si consola ricordando delle playlist in cui ad esempio troviamo la grande hit Dragonstea Din Tei. Forse con queste premesse vi sembrerà di approcciarvi ad un fumetto umoristico, ma Mooned non lo è.

Il lettore si identifica con Rico/Casio che nonostante comici siparietti, è li ad aspettare che qualcuno lo salvi e nel frattempo riflette sul passato, sul futuro, sulla solitudine. È un’anima in pena che ha perso la lucidità, non sa neanche più chi è davvero e non sa neanche se quello che gli sta succedendo sia una portentosa visione; e se non lo sa il protagonista che ne possiamo sapere noi?

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Mooned mette il lettore di fronte all’infinito, disseminando dubbi, non dando nulla di certo. Il protagonista pur stando immobile, anzi crocifisso, sacrificato su quella luna, compie il più grandioso dei viaggi: quello dentro se stesso, penserà alla morte e ad un certo punto quando sembra che non abbia più niente per cui lottare, si riprende, cerca di capire perché dovrebbe vivere ancora. I pensieri di Rico sono profondi, intensi, malinconici e mettono il lettore in condizione di doversi porre delle domande anche scomode, entrare nella mente di Rico non è facile, perchè implica una grande partecipazione emotiva e parecchia riflessione. In questo fumetto il lettore ha l’ansia di proseguire, di volare tra le pagine, perché ha bisogno di sapere se Rico verrà mai salvato, ma non può andare veloce, perché il ritmo di Mooned è lento ed impone al lettore delle soste per ricomporsi e riflettere, anche il lettore diventa immobile e ha bisogno di guardarsi un po’ dentro per immedesimarsi nel protagonista. È vero che le tavole stesse, molto simili impongono un ritmo lento, ma il lettore ha bisogno di fermarsi anche per guardare. Si stupirà di fronte alla bellezza di alcune tavole (tutti leggendolo rimarrete sbalorditi dal viaggio che Rico e il pappone compiranno nello spazio/tempo aggrappati alla luna) e deve anche reggere le pagine di metafumetto, che ricordano al lettore che Rico/Casio è “solo” un personaggio partorito dalla mente di Palloni, che potrebbe distruggerlo in ogni momento.

Ve l’abbiamo detto che leggere Mooned è un’esperienza e con il nostro piccolo racconto di lettura ve ne abbiamo svelato solo una piccolissima parte, quindi buon viaggio nell’infinito mondo di Rico/Casio amici.


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Alla scoperta di Lila e Lenù.

Leggere Elena Ferrante è un must di questi tempi, non c’è lettore che non ne abbia sentito parlare, ma per chi non sapesse di cosa stiamo parlando ci pensiamo noi a chiarirvi le idee. Abbiamo letto il primo volume di questa quadrilogia in inverno, come sapete eravamo scettici visto che ne parlavano tutti; L’amica geniale stava facendo parlare tanto di sé e noi non avevamo capito cosa avesse di così speciale. È una storia innovativa in una cornice degradante, umiliante, una narrazione limpida e reale, con voci di donne diverse e vivide; il racconto di un’Italia turbolenta, un romanzo di formazione con una scrittura avvolgente e rassicurante. Tutto lo scalpore e il successo che ruota intorno a questa autrice è meritato ed ora più che parlarvi degli ultimi tre volumi della quadrilogia: Storia del nuovo cognome, Storia di chi fugge e di chi resta e Storia della bambina perduta, vorremmo farvi conoscere Lila e Lenù senza alcuno spoiler.

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I lettori sono spaccati tra due fronti, c’è a chi piace Lila e a chi Lenù, sono due personaggi agli antipodi, non possono piacere entrambe. Noi siamo senza dubbio team Lila. Raffaella Cerullo è l’amica geniale, la spaventosa bambina, poi donna che ti guarda con gli occhi a fessura, di una proverbiale cattiveria. Una donna di un’intuitività e una intelligenza fuori dal comune: un personaggio fortemente negativo, ma allora perché piace tanto? A noi è piaciuta perché si abbraccia la sua croce, senza storie. È vero che è crudele, che delle volte la sua è una cattiveria gratuita, ma la vita l’ha posta di fronte a situazioni terribili. La sua bellezza e la sua innata genialità sono quasi un ostacolo per lei. Non riesce a non creare, la sua mente è vorticosamente attiva, ma non ha modo di poter applicare la sua genialità, è costretta a subire una vita che le è stata cucita addosso in quanto donna ed abitante del rione. Lila cerca di riscattarsi con quello che ha, tirando fuori un carattere pessimo, ma che l’aiuterà a vivere e non a sopravvivere semplicemente, fino a quando un inaspettato ed infausto evento segnerà il suo annullamento. Lila è il simbolo della lotta, è il ritratto della donna forte,  ma anche piena di contraddizioni, della donna geniale, insomma di quello che vorremmo essere. Lenù invece è il ritratto della fragilità, insoddisfatta della sua vita, del posto in cui vive, del suo corpo, un po’ alla Madame Bovary. Ogni momento dall’infanzia alla vecchiaia, nonostante i successi e l’appagamento che riesce a prendersi, è un continuo confrontarsi con le altre donne: sempre più belle e in gamba. L’inadeguatezza diventa allora uno status perenne, visto che Lenù non riuscirà mai ad essere come il suo modello preferito: Lila. Lenù è in molte parti del romanzo passiva, si lascia cadere addosso situazioni improbabili, si lascia soverchiare dagli eventi, ne è vittima inerte ed è questo l’aspetto che più abbiamo odiato di lei. Si è presa dalla vita ogni rivincita, ha realizzato i suoi sogni, ma non è riuscita mai a togliersi di dosso quella patina opaca, quel sentirsi inferiore e soprattutto non si è mai ribellata davvero. L’influenza che gli altri hanno sulla sua persona è sempre stata troppa e da lei nessuna reazione, mai.

È vero che le due protagoniste principali sono Lila e Lenù, ma c’è comunque una enorme coralità. La Ferrante crea una miriade di personaggi comprimari che coprono tutte le sfaccettature tra i due poli che sono le protagoniste. I romanzi sono composti da un caleidoscopio di donne nell’Italia che tra gli anni ’50 e i giorni nostri ha cambiato con loro, senza però cambiarle davvero. La Ferrante ritrae ogni particolare dell’essere donna: le mestruazioni, la cura del corpo, la sensualità, la rabbia, il silenzio. Ogni donna del mondo ha la sua controparte nel mondo della Ferrante. Ogni donna deve inoltre avere a che fare con il demone del matrimonio, l’analisi che l’autrice fa dei matrimoni, allora fatti tutti in giovanissima età quando si avevano tutte le carte in regola per attirare un buon partito, è inquietante e perfetta. Si tratteggiano donne che hanno vissuto una condizione di subalternità da sempre e accolgono in silenzio il loro destino, non perché non vogliano ribellarsi, ma perché la percezione che hanno di loro stesse è quella che gli hanno imposto gli uomini, loro conoscono solo quello stile di vita e così precipitano nel baratro di un mondo che le vede solamente mogli, madri e cornute.

Il matrimonio diventa, nei romanzi della Ferrante, materia fluida, acquista quasi un carattere. Per tutte le donne descritte il matrimonio è tappa obbligata e punto di non ritorno. Dopo il fatidico sì per tutte inizia una nuova soccombente esistenza, fatta di soprusi, violenza, solitudine, parti e non solo le menti diventano più fragili, la consapevolezza diventa labile, il divertimento, la felicità sono inconsistenti, ma tutte hanno una parabola discendente che le coinvolge anche a livello fisico. I corpi delle donne dopo il matrimonio si disfanno, diventano liquidi, brutti. Le donne inizialmente vedono il matrimonio come una salvezza ma poi si annullano, si decompongono, facendo sì che ogni tratto che le contraddistingueva si dilegui. I loro volti perdono compattezza, le loro vite dipendono dai loro mariti e così finiscono per assomigliargli. Il matrimonio diventa per le ragazze del rione la certezza che la felicità non esiste e che il mondo non può cambiare. Lila e Lenù questo non lo accettano e plagiano e trasformano i loro matrimoni, prima che possa accadere il contrario.

Come promesso non vi abbiamo svelato nulla, ma sappiate che ad un certo punto il rione e i suoi abitanti sfumano sempre di più, così come questa orrenda istituzione, rimangono solo Lila e Lenù le uniche che ce l’hanno fatta agli occhi degli altri, agli occhi di Napoli e del mondo, ma in realtà secondo noi chi rimane è solo Lila, libera da ogni vincolo, sicura, forte, che spezza le catene e finalmente fotte tutti quanti, pure Lenù. Abbiamo cercato di farvi un breve (ma speriamo intenso) excursus sulle protagoniste di questa saga e sulle loro condizioni, non dicendovi nulla sulla trama perché troppo complessa, ma soprattutto perché dovete essere voi a scoprirla. Speriamo di avervi incuriosito, secondo noi L’amica geniale è una lettura necessaria.


 

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Stiamo guardando… #4

Allora miei prodi, sono tornata a Roma, a lavoro, ad ottobre inizia l’università e non riusciamo a stare dietro a tutte le serie che vorremmo vedere, le puntate avanzano e noi arranchiamo per vederle, ma ce la stiamo facendo o almeno ci proviamo. Questa estate abbiamo iniziato molte nuove serie e dall’ultima volta che vi abbiamo parlato delle nostre magiche visioni è passato un po’ di tempo, quindi bando alle ciance, ci siamo:

La serie che più ci ha tenuti attaccati allo schermo è stata Hannibal. Abbiamo appena finito la seconda stagione e ci stiamo riprendendo psicologicamente prima di iniziare la terza. È la storia del cannibale più famoso del mondo che è magistralmente interpretato da Mads Mikkelsen, la sua storia di bravissimo ed illuminato psichiatra si intreccia con quella di Will Graham (Hugh Dancy), consulente della polizia, in azione sui casi di omicidio più strani e ripugnanti che ci possano mai essere. Siamo arrivati alla seconda stagione velocissimamente, perché è impossibile non voler vedere tutti gli episodi subito e sapere come si trasforma il malato rapporto tra Hannibal e Will, non vi diciamo nient’altro, solo: vedetelo.

 

nes.gifNorth & South: tutt’altro genere per la serie BBC di soli quattro episodi che s’incentra sulle prime fabbriche di cotone del Nord dell’Inghilterra, sui primi scioperi e sulla travagliata storia d’amore tra Margaret e John i due protagonisti, diversissimi, con principi opposti, modi di vivere all’estremo l’uno dell’altro, ma che si uniranno in un meraviglioso sodalizio tra batuffoli di cotone che intasano i polmoni degli operai. La serie è ispirata all’omonimo romanzo di Elizabeth Gaskell (1855).

Atypical, serie Netflix di 8 puntate incentrata sull’autismo di cui è affetto un adolescente che vuole cercare di superare il suo problema e soprattutto di riuscire ad avere una ragazza. La sua personale storia è leggera e simpatica, ma mi è piaciuto anche il fatto che venga presa molto in considerazione la famiglia, i loro sentimenti e come si sentono a vivere con una persona autistica. Nella sua leggerezza ed ironia è sicuramente una serie importante.

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Abbiamo anche finito la prima stagione della migliore, tra le serie che vi abbiamo citato, insieme ad Hannibal: Broadchurch in cui c’è il magnifico David Tennant. Nella bellissima Broadchurch (le inquadrature del mare, della scogliera sono stupende) c’è stato l’omicidio del piccolo Danny e tutta la prima stagione è una caccia all’uomo. Tutti sembrano poter essere stati colpevoli, ma alla fine trovare l’assassino risulta molto più difficile di quello che sembra. Non possiamo rivelarvi nient’altro perché dovete provare la stessa ansia e voglia di scoprire, che abbiamo avuto noi durante la visione.

 

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Altra serie che stiamo guardando è The Good Wife. Sinceramente la guardava mia madre su rai4 e ne siamo rimasti abbastanza affascinati ed abbiamo deciso di iniziarla, per ora promette molto bene, sappiamo che ha ricevuto tantissimi premi e riconoscimenti. Siamo nel mondo giudiziario, dell’avvocatura e Alicia Florrick è una donna che deve fare carriera portandosi dietro l’onta dei “reati” del marito ex procuratore.

 

 

Proprio in questi giorni stanno poi uscendo tante serie che noi aspettavamo con ansia tra cui ovviamente Victoria, ispirato alla vita della regina Vittoria interpretata da Jenna Coleman e il nostro amatissimo Outlander che sicuramente ci farà versare fiumi di lacrime. È appena iniziata anche la seconda stagione dell’unica serie nostrana che vediamo con passione che è Il Paradiso delle Signore con la splendida Miss Italia Giusy Buscemi, ambientato a Milano nel periodo del boom economico in un enorme grande magazzino, ispirato al romanzo Il Paradiso di Zola. Lasciatemi anche bullare il fatto che durante il primo episodio mi ha risposto ad un tweet  l’attore che interpreta Corrado, con questo video: https://twitter.com/ParadisoSignore/status/907333831002394624.

Ovviamente quest’estate è stata l’estate del Trono di Spade, stagione che ci ha un po’ delusi perché ci aspettavamo molte più morti, stragi, cattiverie, ma dopo Ramsay Bolton nessun cattivo riesce a reggere il confronto. L’ultima scena ha fatto praticamente (scusate l’eleganza) cacare perché è veramente fanservice allo stato puro, però noi siamo orgogliosi dei nostri cuccioli Stark e speriamo che Bran ricevi l’attenzione che meriti. È il nostro personaggio preferito, ma tutti lo prendono per coglioncello, noi crediamo in te Bran, puoi farcela!

Per adesso stiamo apposto con le serie, abbiamo un’unico desiderio: vedere quanto prima Bojack Horseman.

E a voi, come sono andate le vacanze per quanto riguarda le serie?

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