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"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

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#books

So’ ragazzi.

Luna del Mattino, F. Cattani & The End Of A Fucking World, C. Forsman.

Ci siamo trovati a leggere in pochissime ore due fumetti e a cogliere una composizione simile di base. Due storie diversissime che però affondano le lame in due vite adolescenziali complesse e terribili.

Adolescenza: L’età della vita umana interposta tra la fanciullezza e l’età adulta. È un periodo particolarmente problematico dell’esistenza, specie per le risonanze psicologiche del mutato rapporto tra l’adolescente e il proprio corpo.

Del rapporto col proprio corpo c’è poco in entrambi i fumetti, perché non serve. Come ogni storia adolescenziale che si rispetti c’è l’incontro con la sessualità e con il proprio corpo, ma il fulcro non è questo. L’attenzione è tutta sul rapporto mutato con il mondo e con la società che circonda i due protagonisti: Tommi (Luna del Mattino) e James (TEOAFW). I due fumetti portano il lettore a svegliarsi in modo violento e traumatico e a correre insieme ai due personaggi. Se c’è qualcosa che accomuna questi due fumetti è la velocità. Velocità nella lettura, ma soprattutto nell’azione: si corre, si deve correre per sfuggire alla cattiveria, per rimanere in vita. 

The End of the Fucking World di Charles Forsman, edito in Italia da 001 edizioni, è un fumetto compatto che racconta la storia di James e di Alyssa. James è un personaggio turbato e sconfitto da un’infanzia che l’ha messo a dura prova. È rivalsa quella che cerca? Pace? Forse cerca solo un modo di vivere diverso, cerca un brivido che lo scuota dall’indolenza in cui è precipitata la sua vita. Con Alyssa accanto, per cui prima prova quasi un’indifferenza, un sentimento che viene dimostrato ma che non è reale, corre. Scappa dalla tutto, ma la fuga caratterizzerà la sua vita fino all’ultima pagina. Una serie di reati, delitti e violenze, costringeranno i due ragazzi a doversi nascondere. 

Sono pagine violente e amare quelle di Forsman; caratterizzate da un’attenzione ai personaggi e a nient’altro. Non serve la specificità dei luoghi o dei tempi in cui le azioni sono svolte, per far entrare il lettore nella vita violenta di James. I paesaggi sono appena abbozzati, mentre spesso Forsman si concentra, comunque con pochissimi tratti, sui volti dei due personaggi principali. Graficamente scarno e minimale, il fumetto spinge lo sguardo del lettore a correre tra le vignette (generalmente 6 – 8 per pagina) per arrivare con il fiatone al finale: che rimane tutto sommato aperto. C’è speranza dunque?

Luna del mattino di Francesco Cattani edito da Coconino, ha per protagonista Tommi. Siamo di fronte ad una storia più strutturata: i personaggi sono molti di più, anche se il protagonista è il piccolo Tommi, chiamato a crescere di colpo in 24 ore. Anche Tommi è un adolescente con una storia problematica, ma a differenza di James Tommi non vuole scappare a tutti i costi. Ribelle, ma dolce e vittima dei comportamenti strafottenti e crudeli degli adulti, vorrebbe semplicemente vivere la sua età. Questo però non è possibile. In un mondo in cui i familiari sono troppo presi dai vizi dell’umanità, Tommi deve fare l’adulto per sé e per tutti gli altri.

Struttura diversa anche a livello grafico, più lenta e più caotica. I piani della realtà e dell’immaginazione si intersecano, facendo prendere tempo al lettore che si perde nella mente e nelle fluttuazioni dei vari personaggi, distraendo per un attimo dalla principale corsa contro il tempo di Tommi. L’impalpabilità della realtà in cui vive Tommi è sottolineata dalla scala di grigi usata. Non siamo infatti di fronte ad un bianco e nero, ma ad un bianco e grigio: più delicato, ma anche meno netto. A differenza di Forsman, Cattani crea delle pagine ricche di corpi e di dettagli. I visi sono ben caratterizzati, così come i luoghi e quando l’autore ci porta nelle menti e nelle visioni distorte dei personaggi, le vignette si affollano: stranissime figure si agitano sotto gli occhi del lettore, portandolo in un caos straniante.

La tragedia fa tutto il possibile per svolgersi in un giro di sole 24 ore o poco più.

Dice Aristotele nella Poetica e così è per Luna del mattino, che oltre all’unità di tempo aristotelica, pare abbia anche l’unità di luogo (in fondo è vero che si usa un’auto, ma gli spostamenti sono minimi, i luoghi relativamente circoscritti: scuola, sexy shop, il bar da Mario, l’ospedale) e di azione: la storia è unica, senza sottotrame, storyline che si perdono, c’è solo qualche vignetta che spiega la vita degli altri personaggi, senza mai perdere di vista Tommi. Insomma una tragedia vera e propria. Familiare, ma anche e soprattutto personale. Tommi è catturato: ostaggio del fratello e delle sue dipendenze, ma che nonostante tutto cerca di assecondare. Visioni, allucinazioni, incidenti riusciranno a liberare Tommi da tutto quello che lo schiaccia?

Due storie nere, crudeli con personaggi disastrati e distrutti. È questa l’adolescenza? Anche. Tommi e James rappresentano l’emblema di vite spezzate e di un’indolenza che fatica a essere superata. Se alla fine saranno loro a trionfare sulla merda che li circonda non lo sappiamo, ma in entrambi i casi gli autori, dopo aver preso a pugni la nostra realtà con due vite violente, lasciano uno spiraglio: sta a noi decidere come si evolvono le storie dei due ragazzi. 

 “La vita ti sorride, sì?”
“Come no”, fece non meno paragulo il Riccetto.

Pier Paolo Pasolini, Ragazzi di vita.


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Ra tà tà: NOVITÀ. #2

Con la nostra solita incostanza, torniamo a parlarvi di un po’ di novità dell’editoria indipendente che troverete da questo mese nelle librerie. Abbiamo selezionato, grazie al nostro fiero e sempre presente egoismo, i libri che ci hanno stimolato più curiosità e che troviamo più interessanti. Nonostante questo cerchiamo comunque di fare un lavoro utile alla comunità facendovi scoprire qualche titolo interessante e magari qualche nuova casa editrice. Ci inoltriamo in questo secondo appuntamento nella narrativa ottobrina.

Iniziamo con La Nuova Frontiera e con il loro Glossa di Juan José Saer, 17.50 euro. Quinto libro dell’autore pubblicato in Italia da questa casa editrice, ha al centro la conversazione tra Leto e il Matematico. Questa conversazione che s’incentra su una festa a cui nessuno dei due protagonisti ha partecipato, è il pretesto per infangarsi in discussioni filosofiche ed instillare nel lettore dubbi e riflessioni su tempo, realtà, ricordi.

 

Dall’11 ottobre è in libreria per Minimum Fax al prezzo di 14 euro, La Sicilia è un’isola per modo di dire di Mario Fillioley. Un racconto ironico e innovativo di una terra che ha calcato molto spesso i palcoscenici letterari e che ha dato natali a grandissimi autori e che per questo ha bisogno di essere descritta e raccontata in un modo diverso, per far scoprire ancora quanto l’Isola possa nascondere a chi la guarda.

nutrimentiinvernoNutrimenti Edizioni invece arriva in libreria con Paradise Falls di Don Robertson, autore americano, apprezzato da Stephen King, che con questo libro inizia una saga che porterà ai lettori la Storia americana. Si inizia dal 1865 con il racconto della crescita e insieme del declino di una cittadina del Midwest che sarà il pretesto per raccontare la vita dell’integerrimo Ike Underwood.

Un titolo denso e insieme liquido, ci viene invece ormagraqproposto da L’Orma ed è Acque Strette di Julien Gracq (13 euro). Libro brevissimo, di sole 80 pagine, che da un “semplice” viaggio in barca sulle acque dell’Èvre, ripercorre e descrive l’infanzia dell’autore, con il lirismo e la poesia a cui Gracq ci ha abituati (ed anche L’Orma che ha da poco rieditato La Riva delle Sirti).

Ritratto-di-un-matrimonio_large

È uscito per Edizioni Lindau al prezzo di 23 euro, Ritratto di un matrimonio di Nigel Nicolson. Il matrimonio è quello di due scrittori inglesi: Vita Sackville-West e Harold Nicolson. È un matrimonio particolare quello dei protagonisti, che durerà finché morte non li separi, ma che sarà un’unione fuori dagli schemi. Vita e Harold provano infatti attrazione per persone diverse, finendo così per amare altre persone e non la loro metà.

Fateci sapere se questi titoli hanno solleticato anche il vostro interesse e se avete visto novità interessanti, fateci sapere che prendiamo nota, perché di libri non se ne ha mai abbastanza!


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Dirigibile di piombo

Hey hey mama said the way you move,
gon’ make you sweat, gon’ make you groove.

ledzeppelin.jpgEra il 7 luglio di 50 anni fa quando gli Yardbirds tengono il loro ultimo concerto al Luton Technical College. In quella data niente lasciava presagire che nel giro di pochissimo tempo le forze astrali si sarebbero unite e avrebbero fatto sì che nascesse uno dei gruppi più potenti e conosciuti della Terra.

Robert Plant, Jimmy Page, John Paul Jones e John Boham suoneranno per la prima volta insieme l’8 agosto 1968. È da lì in poi come si suol dire, tutto il resto è storia. Storia raccontata in modo esemplare in Led Zeppelin dalla A alla Z di Richard Morton Jack edito da Tsunami Edizioni. L’autore è considerato uno dei massimi esperti inglesi della band ed ha stilato in questo volume, praticamente un’enciclopedia. Organizzato in ordine alfabetico, il libro non tralascia particolari, ci parla di tutto: dai roadie assunti a tutte le location in cui i Led Zeppelin si sono esibiti, gli amici, i parenti, le groupies, i gruppi che ascoltavano, quelli che hanno aperto i concerti e ovviamente grandi sezioni dedicate alle canzoni, agli album e ai quattro protagonisti. È un libro da consultazione, ma che permette un’agile e scorrevole lettura sia per chi è appena salito sul dirigibile sia per chi invece è un super appassionato. È difficile infatti rimanere delusi dalle tante ed approfondite voci di questo libro, ne uscirete con la percezione che neanche i Led Zeppelin stessi sapessero le cose che avete scoperto voi.

I sure do wish I was at home.

ledzeppelin3I primi di luglio non hanno però solamente suggellato la nascita della band, c’è anche un altro anniversario che si aggira in questi giorni, meno gioioso ma che ci riguarda più da vicino.

Era il 5 luglio 1971 quando Radaelli per la data finale del Cantagiro (seguitissimo festival itinerante della musica italiana) aveva inserito nel tabellone, oltre ai big italiani come Morandi, Milva, Dalla, New Trolls… i Led Zeppelin. Radaelli aveva osato il tutto per tutto, portando per la prima volta in Italia il gruppo che stava facendo impazzire tutto il mondo. Il luogo del concerto era il Velodromo Vigorelli a Milano. Sarebbe potuto essere un concerto indimenticabile, la chiusura ideale del programma del Cantagiro, con il Velodromo a fare da sfondo ad un magico idillio dove le famiglie e la tradizione incontravano i gusti particolari dei giovanissimi, uniti dall’amore per la musica e dalla voglia di ascoltare i propri beniamini, ma non andò proprio così.

A raccontarcelo in un libro ricco di interviste e testimonianze, a metà tra saggistica e romanzo è Giovanni Rossi autore di Led Zeppelin ’71 – La notte del Vigorelli edito da Tsunami Edizioni.

Sullo sfondo del maxi evento del ’71, l’Italia non era proprio un locus amoenus. Erano gli anni di piombo, gli anni delle contestazioni studentesche, delle ribellione. Ci sono le molotov, gli stalin e la soffocante onnipresenza della polizia. C’è un clima pesante e particolare: “le crisi di rigetto alle convenzioni sociali avevano iniziato a creare potenti anticorpi che si proponevano con sempre maggior vigore a diverse latitudini, per sostenere istanze in radicale discontinuità con la morale comune.” queste spinte contestatrici portano i giovani a dividersi in “marxsisti, leninisti, maoisti, trotzkisti, filocinesi e passano le giornate, invece di suonare e fare l’amore, nei sottoscala a ciclostilare volantini e organizzare manifestazioni contro il capitalismo imperante in Italia.” 

Bright light almost blindin’,
Black night still there shinin’,
I can’t stop, keep on climbin’
Lookin’ for what I knew.

ledzeppelin2È in questo clima di ribellione, in questo rigurgito contro le convenzioni e contro chi è al potere che s’inserisce anche la musica. E quella dei Led Zeppelin è una musica potente, solleva e fa viaggiare. Attraverso la sua energia, la sua componente innovativa alza gli animi portandoli lontano, allontanandoli un po’ dalle brutture della vita reale. Però a un certo punto la musica finisce, mentre quello che succede nella vita vera no. È un po’ quello che successe al Vigorelli, quella sera: la magia e la potenza di uno dei gruppi più famosi ed entusiasmanti di sempre, è riuscita solo per pochissimo a compiere il miracolo, prima che la realtà prendesse prepotentemente il sopravvento, irrompendo nel Velodromo, seminando il panico, offuscando menti e rendendo gli occhi rossi.

Il fumo pare essere una delle uniche certezze di quella sera, insieme al pubblico indisciplinato. Il grande problema è che quella sera c’erano troppi giovani. Troppe menti pensanti, che poi ascoltavano questo gruppo di indemoniati capelloni, che facevano una musica così diversa da quella che si ascoltava in Italia. Questo bastò per far iniziare la serata sul piede di guerra, con forze dell’ordine a profusione che resero quello che poteva essere un potente, indimenticabile momento, in fumo.

ledzeppelin1Led Zeppelin ’71 ha il pregio di calare il lettore nell’ambiente che racconta. Il lettore deve anche mettersi in gioco, continuamente. Deve capire da che parte stare, perché le voci che interrompono e arricchiscono la narrazione sono tante e molto diverse tra loro. Definire questo, come un libro dedicato ai Led Zeppelin sarebbe fortemente riduttivo, è dedicato anche a loro, ma è soprattutto un quadro accurato, onesto e veramente interessante di quella che era la cultura e l’ambiente italiano alla vigilia del concerto.

Il “problema” di questo libro scritto nel 2014, con una narrazione ambientata tra il 1962 e il 1971, mi ha fatto pensare in troppi casi, che si trattasse del 2018.

Thinking how it used to be does she still remember times like these?


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Carle vs Tsunami.

Sono passati 10 anni da quando Tsunami ha messo tende nel mondo dell’editoria. Per festeggiarli, insieme all’omonima Carla di Una banda di cefali abbiamo pensato a questa insolita intervista doppia. Dopo aver coattamente occupato stand e sedie di Tsunami a Più libri più liberi, abbiamo cercato di carpire i segreti di questa casa editrice, praticamente unica nel panorama editoriale italiano. Le due Carle vs i tipi di Tsunami: Eugenio Monti e Max Baroni; stesse domande, risposte e playlist diverse con 10 canzoni, una per ogni anno di Tsunami. Noi con grande onore ospitiamo Eugenio che ci ha fornito una playlist spettacolare, mentre per conoscere le risposte di Max dovete correre sul blog dell’altra Carla. Vi lascio all’intervista dunque, che vi farà conoscere la rockeggiante casa editrice!

EP. 4 PROVE (2) (1)

  1.  Prima domanda di rito…

18622344_10154814352624094_8708465870858585474_nPerché Tsunami Edizioni?

…..

 

Ci eravate cascati eh?

In realtà ci interessa piuttosto sapere come vi siete incontrati e come è nata l’idea di colmare questo grave vuoto editoriale e fondare una casa editrice dedicata esclusivamente alla musica (ma quella seria).

Anche se conosco Max da quando era un ragazzino, perché sono amico di suo fratello da molti anni, non ho avuto con lui che qualche sporadico e superficiale contatto fino a quando, mi sembra fosse il 2005, non ha cominciato a collaborare con me in un altro progetto editoriale. Ci siamo conosciuti meglio e abbiamo scoperto di avere gusti musicali abbastanza simili per certi aspetti e complementari per altri, così è capitato che andassimo insieme a qualche concerto. Proprio durante una trasferta a Londra per vedere gli Iron Maiden (o i Dream Theater, la mia memoria ogni tanto zoppica), girando per librerie e negozi di dischi, davanti a un’offerta di libri sul rock che in Italia non erano che un miraggio abbiamo deciso di provare a farli noi. Ci abbiamo messo quasi due anni dall’idea al primo libro, poi non ci siamo più fermati.

  1. Se all’inizio Tsunami era specializzata esclusivamente in musica hard-rock, heavy metal, avete ampliato i vostri orizzonti trattando anche altri generi. Basti pensare che tra le ultime pubblicazioni c’è il primo volume di un’antologia sulla storia del rap. È stato un passaggio naturale, siete stati obbligati dalle leggi del mercato oppure avete scelto di ampliare i vostri orizzonti per scrollarvi di dosso l’etichetta dei metallari?

Mah, potrei dirti che si è trattato di un insieme di tutte e tre, meno della terza, a onor del vero, l’etichetta dei metallari ormai non ce la leveremo mai e nemmeno ci dispiace, tutto sommato, ma siamo dei metallari onnivori, con gusti che abbracciano orizzonti molto più ampi del solo metal, per cui una volta consolidata la nostra piccola realtà è stato un processo quasi naturale quello di aprirci ad altro.

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  1. Quali sono le caratteristiche che deve avere un libro per entrare nel catalogo Tsunami? Vi trovate sempre d’accordo tra voi?

La caratteristica principale è che deve piacerci. Ma non basta, ovviamente, deve anche avere un minimo di potenziale commerciale, purtroppo non possiamo permetterci di investire su libri che piacerebbero solo a noi e ad altre 15 persone. Qualche volta lo facciamo, in realtà, pur consapevoli del rischio, e puntualmente ci prendiamo una sonora sberla.

Per quanto concerne l’essere d’accordo dipende, ci sono state situazioni in cui non eravamo proprio sulla stessa linea, ma in linea di massima sì, dai.

  1. Se non fossero mai esistiti rock e metal, quale genere musicale in assoluto nello spazio – tempo, avrebbe trattato Tsunami?

Bella domanda. La prima cosa che mi verrebbe da dirti è che probabilmente non ci sarebbe stata una Tsunami. Per quello che mi riguarda avrei potuto, magari, pensare di pubblicare libri sul folk, o sulla musica classica – di rock star, a livello di attitudine, ce ne sono stati parecchie, ma probabilmente avremmo fatto altro.

Che poi, a voler ben guardare, una delle quattro uscite del primo anno Tsunami è stata la biografia di Amy Winehouse, che proprio rock non era…

  1. C’è un artista al di fuori del canone Tsunami di cui vi piacerebbe leggere e pubblicare una biografia?

Adesso ti stupirò, ma se potessi vorrei poter fare, insieme a lui, la biografia di Angelo Branduardi, da sempre uno dei miei artisti preferiti.

  1.  Qual è secondo te il libro
  • che avrebbe meritato più attenzione

La biografia di Phil Lynott, un libro bellissimo su un personaggio importantissimo, ma che è passato praticamente inosservato.

  • a cui sei più legato

WASNon ho un titolo a cui sono legato più di altri, sono tutti figli nostri. Se però dovessi sceglierne uno per le soddisfazioni che ci ha dato a livello editoriale ti direi Come lupi tra le pecore, un libro nato già come dannato, ma che ha portato Tsunami letteralmente in tutto il mondo.

  • il  più difficile da vendere

Ahahah, uno dei pochi titoli NON musicali che abbiamo fatto, un esperimento folle ma che da teste calde quali siamo abbiamo fatto lo stesso, cioè quello sul Cosplay italiano. Davvero un flop pazzesco.

  • quello dal successo inaspettato

I 100 migliori dischi del Progressive Italiano. Ok, lo so che è abbastanza popolare, ma è anche vero che di pubblicazioni sull’argomento ce ne sono davvero tantissime, ma nonostante questo è andato davvero oltre ogni mia più ottimistica aspettativa.

  1. C’è un genere musicale, o un artista, di cui non pubblicheresti nulla neppure sotto tortura?

Hai voglia. Il problema è che sono tutte cose che poi venderebbero a pacchi, molto più di quello che facciamo noi, per cui non ti faccio nomi che ho ancora anni di mutuo da pagare e non vorrei dovermi smentire in futuro.

  1. Per un genere particolare come il vostro, qual è la differenza tra il pubblico delle fiere dell’editoria e quello dei concerti?

Sono lo lo yin e lo yang. Alle fiere dell’editoria abbiamo un target potenziale del 5 percento del pubblico, la maggioranza semplicemente non è interessata a quello che facciamo. Qualche curioso viene a guardarci, magari con un po’ di ironia, ma la maggior parte tira dritto. Ai concerti il discorso è quasi l’opposto, ormai ci conoscono, si fermano a parlare, ci riempiono di opinioni, consigli, suggerimenti e, dai, anche qualche complimento (quelli, in realtà, ce li fanno anche alle fiere, ogni tanto). Essendo appassionati non mancano nemmeno le critiche, ogni tanto, ma anche quelle ci stanno, dai.

  1. I commenti più strani ricevuti dagli aspiranti lettori o da chi si ferma allo stand.

Beh, alle fiere capita spesso di avere un pubblico che non ha idea di cosa parlino i nostri libri, per cui certe volte se ne escono con delle cose esilaranti. Ma i peggiori (o i migliori, dipende dal punto di vista) sono i “finti rockettari”, quelli che magari arrivano con la maglietta dei Metallica e non hanno idea di chi sia Cliff Burton.

  1. Avete collaborato per copertine ed altri prodotti con fumettisti e illustratori, potrebbe esistere prima o poi un libro Tsunami interamente a fumetti?

Potrebbe. Non sappiamo come, cosa o quando, ma è un’ipotesi assolutamente plausibile.

  1. In un’intervista con gli amici comuni di Neo edizioni, abbiamo sperimentato il gioco di se fosse della Carrà, nel quale bisognava descrivere un personaggio attraverso delle similitudini. Ve lo riproponiamo: se Tsunami fosse

71f5cff4501c364806982c112cb50603una bevanda alcolica: Coca e Rum. Forte e frizzante

un fenomeno meteorologico: eh, basta la parola!

un reato perseguibile penalmente: ubriachezza molesta e atti osceni

un fumetto: mmm, ci penso e te lo dico alla prossima

un genere cinematografico: Uno non basta. Si passa con nonchalance dalla commedia alla Verdone dei primi tempi alla tensione alla Alien…

un periodo storico: gli anni ’70. O almeno mi piacerebbe fosse così

un criminale famoso: Butch Cassidy

una parola o un espressione poco politically correct: non posso, ci arrestano…

 

PLAY LIST (cliccate qui per la playlist su YT)

e59b5a83be016f84a396de7cc889f7c6.jpgMotörhead – Born To Raise Hell

Metallica – The Call Of Ktulu

Deep Purple – Burn

Ozzy (con Randy Rhoads) – Crazy Train

Black Sabbath – Wheels of Confusion

Thin Lizzy – Bad Reputation

Pink Floyd – Pigs

Iron Maiden – Revelations

Guns N’ Roses – Nightrain

Led Zeppelin – Thank You

Ora non vi resta che comprare uno (o anche di più) dei fantastici libri di Tsunami, accomodarvi e spararvi questa musica grandiosa a palla nelle orecchie mentre leggete. Prima però, non vi dimenticate di passare da Una banda di cefali per vedere cosa ha risposto Max a queste domande e conoscere la sua playlist!

 

Tararabundidee feat. Tra le righe, ep. 6: CRUDELTÀ.

“April is the cruellest month.”

Diceva il caro Eliot in The Waste Land e noi, prendendo in prestito questo famoso, ma veritiero verso, abbiamo proposto alle nostre libraie di parlarci di un libro crudele. La scelta è caduta su un libro che è già in nostro possesso, ma che ancora non abbiamo letto. Abbiamo avuto però il piacere di conoscere la brillante scrittrice proprio nella nostra libreria del cuore, ma vi lasceremo raccontare tutto dalla nostra libraia Paola:

img_742654_17564Alicia Giménez-Bartlett, Mio caro serial killer, (Sellerio editore, 2018).

Che cos’è la crudeltà, di che sostanza è fatta? Alicia Giménez-Bartlett ce lo racconta con un nuovo romanzo poliziesco che conferma il suo talento di scrittrice e la sua capacità di decifrare la realtà contemporanea.

«Ecco come sono le tragedie umane, pensai. Banali, sordide, nascoste e terribili.»

Cosa c’è di più attuale di una serie di delitti in cui le vittime sono tutte donne? Quanta crudeltà c’è nell’infierire sui loro corpi con pugnalate all’addome, e sfigurarne il volto con tagli profondi? Da qui parte l’indagine che l’ispettrice Petra Delicado dovrà condurre con il suo vice Fermín Garzón, ultima di una fortunata serie che ha ormai reso famosa la scrittrice spagnola. E non delude affatto questo nuovo caso, per la capacità di tenere il lettore sempre attento allo sviluppo delle indagini, complicatissime ed estenuanti, raccontandone il metodo di lavoro, gli interrogatori, la ricerca delle prove. Ci sono tutti gli ingredienti essenziali perché un giallo tenga incollati alla poltrona senza potersi alzare fino alla fine. Ma le storie della Bartlett hanno qualcosa in più: ritroviamo ogni volta frizzantissimi dialoghi tra i due stretti collaboratori, in cui emergono i loro caratteri opposti e perfettamente complementari: apparentemente fredda e dura lei, sentimentale e senza freni inibitori lui; entrambi dotati di un’ironia pungente che li accomuna e crea un sodalizio davvero invincibile, una complicità che fa andare avanti le indagini. A Barcellona, però, a seguire il caso c’è anche l’ispettore Roberto Fraile, della polizia autonoma della Catalogna, e inizialmente l’incontro tra i tre ha il sapore di una battaglia e di un modo diverso di lavorare che sfiora l’incomprensione. È solo dopo lunghe ore passate insieme, e forse proprio grazie alla capacità di trovare sempre elementi comici nelle situazioni, che le intuizioni di Petra, l’impegno di Fermín e il rigore operativo di Roberto si intrecceranno dando luogo a una svolta per la soluzione del caso.

20180415_214657L’atto stesso di uccidere, di violare un corpo è crudele. E nell’intrico delle coincidenze e delle scoperte, man mano che il filo si dipana, noi lettori ci ritroviamo sconvolti, preoccupati per la catena ininterrotta di donne assassinate, con una sensazione di impotenza di fronte alla mano che uccide più volte indisturbata: sono donne sole, che cercavano compagnia e amore, e invece si sono trovate di fronte un destino di morte. La Bartlett interviene attraverso la voce schietta di Petra e ci racconta il suo punto di vista sulla solitudine, sui luoghi comuni, sui pregiudizi che riguardano il genere femminile e che continuano ad avviluppare la società in cui viviamo. E oppone una energica reazione proprio creando un personaggio assolutamente originale, inflessibile, deciso, fragile, divertente, sensibile. L’autrice alterna sapientemente il giallo alla riflessione sugli aspetti più vari del nostro contemporaneo – la malattia mentale, l’empatia con chi soffre, lo sfilacciarsi dei rapporti personali – e mescola il tutto con incursioni nella vita privata dei personaggi principali e con il gusto per il cibo, il vino e le cose belle contro il “nero” che dilaga e rischia di soffocare tutto e tutti. Ma l’ingrediente che rende speciale la lettura di questo romanzo è il dialogo effervescente, la battuta brillante, la risata coinvolgente. E noi di Tra le Righe, che abbiamo avuto il piacere di ospitarla in libreria, possiamo affermare che l’ironia appartiene alla scrittrice non meno che ai suoi personaggi!

Rimanendo in tema di crudeltà, il libro che vi consigliamo noi è Mooned di Lorenzo Palloni. Graphic novel meravigliosa, di cui vi abbiamo già parlato molte volte, che in un’ambientazione particolarissima preme molto sulla solitudine, con una vena ironica tagliente e cruda.

Ci sentiamo presto con un nuovo episodio, per recuperarli tutti basta invece andare qui.


Il link rimanda alla pagina del prodotto su amazon a cui siamo affiliati, se volete comprare i libri e sostenere noi ed il nostro blog sarebbe un ottimo metodo e vi ringraziamo in anticipo!

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Parole nella polvere, Máirtín Ó Cadhain

“Muraed! Ehi, Muraed!… Hai sentito cos’ha detto? Basta, sto per scoppiare! Ora scoppio!…”

Voi l’avreste mai detto che un libro ambientato in un cimitero potesse essere divertente? Eppure Parole nella polvere è brillante, ironico, irriverente anche se i suoi protagonisti sono tutti morti e sepolti. Tutti si ritrovano a chiacchierare dai loro loculi su fatti passati, ma soprattutto su fatti recenti, sempre alla ricerca di succulenti gossip dal mondo di sopra. Questo cimitero è quasi come quello della Livella di Totò: i morti non smettono di stuzzicarsi facendo notare a chi sono destinate le tombe migliori, ma in fondo ci pensa il gossip a livellare. I defunti infatti non vedono l’ora di piombare come avvoltoi sui nuovi morti, che portano notizie fresche.

whatsapp-image-2018-04-26-at-20-56-50.jpegQuesto romanzo è l’opera più importante di Máirtín Ó Cadhain, autore irlandese, fortemente radicato alla sua terra e alla sua cultura, cosa che il lettore noterà subito. Sono moltissime i riferimenti geografici, ma anche rituali e mitologici che in alcuni casi non rendono la lettura scorrevole. In realtà il lettore che si trovi ad affrontare Parole nella Polvere deve abbandonare l’idea di una narrazione lineare e tranquilla. In questo libro regna il caos. Siamo in mezzo alle tombe del Connemara, bombardati da notizie, in un turbinio di voci che sbucano dal suolo e che si rintuzzano a vicenda. È un fiume in piena, senza stacchi, senza presentazioni. Ci si trova in mezzo alle conversazioni, tra voci che non si sa a chi appartengono e dopo un po’ di spaesamento, ti accomodi e ti lasci accompagnare da tutti gli schiamazzi dei morti. E così si fa conoscenza anche con la terribile Caitriona, con la finta colta Nora, con il maestro che si strugge per la sua ormai ex moglie e così via…

Leggendo questo libro abbiamo avuto l’impressione nonostante la difficoltà di seguire per bene i discorsi, di stare in un ambiente fortemente familiare. Tutti si conoscono, fanno riferimento alle stesse persone e si arrovellano sugli stessi episodi. Sembra di stare in un paesino, dove l’inciucio è la materia prima. Solo che in un cimitero non si può sparlare, perché quello che di noi rimane, è solo la voce quindi ogni pettegolezzo è alla luce del sole e non si finisce mai di discutere.

La pagella dell'avvocato Hautecourt (1) (1).jpg

È stato veramente bello potersi immergere completamente in una narrazione così particolare e il merito è senza dubbio anche della traduzione. È la prima volta che Crè na Cille arriva in Italia e lo fa accompagnato da quattro traduttori che sono partiti da tre precedenti edizioni in inglese. A Ó Cadhain si è sempre rimproverato l’uso prepotente del dialetto e questo ha creato grandi difficoltà in ogni sua traduzione, anche se la narrazione ha acquistato in dinamismo e vivacità. Il brio non viene meno però nella versione italiana. È utilizzato un linguaggio moderno e vivo, senza artificiosità e termini che cristallizzano quest’opera negli anni ’40, è pieno di espressioni colorite, di parolacce laddove servono, in questi pettegolezzi ruggenti.

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Ringrazio Edizioni Lindau per aver intrapreso un lavoro così lungo, ma che ha portato nelle nostre mani un vero capolavoro. Se volete sapere di più su questa casa editrice torinese vi rimando all’intervista de La campana di vetro e alla chiacchierata che ho avuto con Alberto Del Bono.


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