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"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

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Tararabundidee feat. Tra le righe, ep. 13: Libro STELLATO.

Gennaio, il mese più lungo dell’anno è appena terminato. Ci aspettano ancora tantissimi giorni prima della fine di questo 2019 e di solito al principio si iniziano a stilare i buoni propositi, gli obbiettivi, insomma tutto ciò che ci aspettiamo e che vorremmo raggiungere nei successivi 365 giorni; c’è chi poi guarda in alto e scrutando il cielo si affida alle stelle e agli oroscopi e alla fine anche chi non ci crede, cade vittima di predizioni alternative. Noi abbiamo chiesto alle nostre libraie un libro che parli di stelle e che forse leggendolo vi ispirerà e vi farà capire qualcosa del vostro futuro!


La simmetria dei desideri, Eshkol Nevo, Beat (trad. Ofra Bannet e Raffaella Scardi).

Gennaio, tempo di progetti e fantasie. Cosa ci aspettiamo dall’anno nuovo, dagli anni a venire, da noi stessi e dalle persone che ci stanno accanto? Il romanzo dello scrittore israeliano Eshkol Nevo mi è sembrato illuminante, perché racconta dei desideri e delle strane traiettorie che questi compiono nelle nostre teste, e poi fuori, nel mondo, prima di arrivare (forse) a destinazione e trasformarsi in realtà. Quattro amici dei tempi del liceo, seguendo un rito che si ripete ogni quattro anni, si incontrano per vedere insieme i Mondiali di calcio: corre l’anno 1998, sono scanzonati, ancora molto uniti e si portano bene i loro 28 anni. In questa occasione, partendo da un’idea di Amichai, il più tenace, vitale e ottimista, decidono di “mettersi in gioco”. Ognuno di loro scriverà su tre biglietti tre desideri che riguardano se stessi, la sfera personale e professionale. Avranno quattro anni di tempo, fino ai prossimi Mondiali, per vedere se e quando questi sogni si saranno avverati. Un tempo non lunghissimo, ma abbastanza perché accadano bellissime esperienze, grandi drammi, tragedie, insomma tutti i rivolgimenti della vita in un periodo cruciale di cambiamento, nel passaggio dei quattro dalla gioventù all’essere adulti. Con tanta ironia Nevo riesce a entrare nell’intimità di questi personaggi, a farceli conoscere con le loro manie, le luci e le ombre. La profondità ci tocca con leggerezza, l’amicizia è un sottofondo che si salva sempre, anche dopo burrascosi litigi e separazioni, nonostante modi assai diversi di sentire, di agire e reagire ai rovesci della fortuna. Senza dimenticare mai lo sfondo su cui si svolgono i fatti – la terra di Israele, con tutte le sue contraddizioni – la storia personale di Yuval, Churchill, Ofir e Amichai diventa anche la nostra. Fragilità, risate, periodi bui, tradimenti, solitudine, ma anche amore, e tanta amicizia, forte e sincera.
È il timido Yuval, eterno studente di filosofia e traduttore dall’inglese a tempo perso, a narrarci tutta la vicenda con uno stile inconfondibile, tagliente e disarmante, a cui ci affezioniamo subito. E fin dalle prime righe la storia si legge con il dubbio che il narratore non sia più su questa terra, eppure una forza vitale si insinua e ci trasporta con curiosità fino alla sua inaspettata conclusione. A volte, come in questa storia, gli esiti dei desideri sono diversissimi dalle aspettative, dal punto di partenza, eppure restano realizzazioni di sogni. Quasi a dirci che, comunque vadano le cose, resta la bellezza di aver vissuto e desiderato, e di essere vivi.

Paola Mastrobuoni

Guardate anche voi il cielo stellato, esprimete desideri e fate in modo che si realizzano, che tanto almeno un giorno all’anno le stelle saranno dalla vostra parte!

Tararabundidee feat. Tra le righe, ep. 11: Libro CONTRADDITTORIO.


Gemmea l’aria, il sole così chiaro 
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore, 
e del prunalbo l’odorino amaro 
senti nel cuore…

Ma secco è il pruno, e le stecchite piante 
di nere trame segnano il sereno, 
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante 
sembra il terreno.

Silenzio, intorno: solo, alle ventate, 
odi lontano, da giardini ed orti, 
di foglie un cader fragile. È l’estate 
fredda, dei morti.

Novembre, Myricae. 

Così descrive Giovanni Pascoli nella sua poesia, Novembre; parlando di aria gemmea e di chiarore e poi di neri e vuoti, concludendo con un mirabilissimo ossimoro “estate fredda”. E se questa è la descrizione altalenante e sospesa che uno dei nostri padri della letteratura fa di questo particolare mese, quale occasione migliore per parlare di un libro contradditorio: che quindi reca in sé caldo e freddo, bello e brutto, tutto e il contrario di tutto? Come sempre abbiamo lasciato che su questo tema si esponessero le nostre amate libraie, che ormai una volta al mese si confrontano su tema scelto da noi (qui potete recuperare tutto); stavolta lasciamo la parola a Paola che ci parla di:

“La casa della moschea”, Kader Abdolah, Iperborea (trad. Elisabetta Svaluto Moreolo).


Scegliendo “La casa della moschea” come libro contraddittorio, il pensiero è andato soprattutto alle due differenti e contrastanti visioni della religiosità musulmana che in questo splendido romanzo vi vengono raccontate: ci troviamo in Iran, in una cittadina dove il cuore di tutto sono il bazar e la moschea, alla vigilia di quel rivolgimento epocale che sarà la rivoluzione khomeinista. Noi però la Storia ce la sentiremo raccontare solo nella seconda parte del libro, e impareremo pian piano a conoscere tutti gli abitanti della casa in cui vivono gli imam della moschea: custode di questa abitazione è Aga Jan, una bellissima figura di saggio che incarna lo spirito del paese nelle sue tradizioni più profonde, che annota ogni avvenimento e raccoglie ogni scritto da conservare in una segreta stanza del tesoro. Kader Abdolah riesce a delineare con arte e profondità i caratteri e le evoluzioni (o involuzioni) della vita dei tanti personaggi che ruotano intorno alla casa, alcuni quasi favolistici, come nelle storie delle Mille e una notte. La cultura persiana affiora continuamente attraverso la sensibilità immaginativa della sua penna: vediamo davanti ai nostri occhi i preziosissimi tappeti che adornano le stanze, i colori di una natura esuberante, e sentiamo i profumi delle spezie, gli aromi del tè, persino i fumi dell’oppio. Ma improvvisamente nel paese cambia tutto, le relazioni intessute con cura e i rapporti di reciproco rispetto vengono totalmente ribaltati da un nuovo modo di vivere la religione, in cui la durezza e l’intransigenza coinvolgono anche le persone più vicine, e stravolgono i fondamenti del vivere civile. Abdolah si mostra abile a intrecciare le vicende personali alla Storia, al suo racconto rigoroso e chiaro: il passaggio che porta al rovesciamento del governo filoamericano dello scià e all’insediamento di un governo del terrore, in cui ogni forma di opposizione viene sistematicamente e brutalmente, con processi sommari, eliminata, e dove le donne subiscono una pressione fortissima. Una storia estremamente complessa, che viene alla luce in queste pagine con tutta la sua durezza e la sofferenza che porta anche all’interno della casa della moschea. Aga Jan riesce, in un percorso lungo e difficile, ad affrontare il dolore, a sostenere gli altri, a mantenere un suo centro e una sua dirittura morale attraverso la forza della fede. Spesso lo sentiamo recitare versi del Corano, che hanno il fascino di poesie misteriose da reinterpretare ogni volta alla luce delle situazioni, angoscianti o gioiose, che si presentano nel corso della sua vita. Questa continua reinterpretazione, che lo scrittore ci regala, offre la chiave per capire come la religione possa essere vissuta intimamente in tanti modi diversi, nel rispetto degli altri e anche delle altre forme di religiosità; offre in qualche modo la possibilità di sciogliere, almeno in parte e almeno un po’ dentro noi stessi, le contraddizioni.

Paola Mastrobuoni

Con il prossimo mese si gioca facile, il Natale è sempre il Natale, ma le nostre libraie sapranno regalarci delle sorprese! Vi ricordiamo come sempre che siamo anche su facebook e instagram e che le foto di questo articolo sono di Tiziana Pennacchi: amica, lettrice, cliente e partecipante al gruppo di lettura che si riunisce alla libreria Tra le Righe, Books and The City (qui il link al gruppo di lettura con tutte le informazioni e gli aventi!) ed aspirante fotografa! 

So’ ragazzi.

Luna del Mattino, F. Cattani & The End Of A Fucking World, C. Forsman.

Ci siamo trovati a leggere in pochissime ore due fumetti e a cogliere una composizione simile di base. Due storie diversissime che però affondano le lame in due vite adolescenziali complesse e terribili.

Adolescenza: L’età della vita umana interposta tra la fanciullezza e l’età adulta. È un periodo particolarmente problematico dell’esistenza, specie per le risonanze psicologiche del mutato rapporto tra l’adolescente e il proprio corpo.

Del rapporto col proprio corpo c’è poco in entrambi i fumetti, perché non serve. Come ogni storia adolescenziale che si rispetti c’è l’incontro con la sessualità e con il proprio corpo, ma il fulcro non è questo. L’attenzione è tutta sul rapporto mutato con il mondo e con la società che circonda i due protagonisti: Tommi (Luna del Mattino) e James (TEOAFW). I due fumetti portano il lettore a svegliarsi in modo violento e traumatico e a correre insieme ai due personaggi. Se c’è qualcosa che accomuna questi due fumetti è la velocità. Velocità nella lettura, ma soprattutto nell’azione: si corre, si deve correre per sfuggire alla cattiveria, per rimanere in vita. 

The End of the Fucking World di Charles Forsman, edito in Italia da 001 edizioni, è un fumetto compatto che racconta la storia di James e di Alyssa. James è un personaggio turbato e sconfitto da un’infanzia che l’ha messo a dura prova. È rivalsa quella che cerca? Pace? Forse cerca solo un modo di vivere diverso, cerca un brivido che lo scuota dall’indolenza in cui è precipitata la sua vita. Con Alyssa accanto, per cui prima prova quasi un’indifferenza, un sentimento che viene dimostrato ma che non è reale, corre. Scappa dalla tutto, ma la fuga caratterizzerà la sua vita fino all’ultima pagina. Una serie di reati, delitti e violenze, costringeranno i due ragazzi a doversi nascondere. 

Sono pagine violente e amare quelle di Forsman; caratterizzate da un’attenzione ai personaggi e a nient’altro. Non serve la specificità dei luoghi o dei tempi in cui le azioni sono svolte, per far entrare il lettore nella vita violenta di James. I paesaggi sono appena abbozzati, mentre spesso Forsman si concentra, comunque con pochissimi tratti, sui volti dei due personaggi principali. Graficamente scarno e minimale, il fumetto spinge lo sguardo del lettore a correre tra le vignette (generalmente 6 – 8 per pagina) per arrivare con il fiatone al finale: che rimane tutto sommato aperto. C’è speranza dunque?

Luna del mattino di Francesco Cattani edito da Coconino, ha per protagonista Tommi. Siamo di fronte ad una storia più strutturata: i personaggi sono molti di più, anche se il protagonista è il piccolo Tommi, chiamato a crescere di colpo in 24 ore. Anche Tommi è un adolescente con una storia problematica, ma a differenza di James Tommi non vuole scappare a tutti i costi. Ribelle, ma dolce e vittima dei comportamenti strafottenti e crudeli degli adulti, vorrebbe semplicemente vivere la sua età. Questo però non è possibile. In un mondo in cui i familiari sono troppo presi dai vizi dell’umanità, Tommi deve fare l’adulto per sé e per tutti gli altri.

Struttura diversa anche a livello grafico, più lenta e più caotica. I piani della realtà e dell’immaginazione si intersecano, facendo prendere tempo al lettore che si perde nella mente e nelle fluttuazioni dei vari personaggi, distraendo per un attimo dalla principale corsa contro il tempo di Tommi. L’impalpabilità della realtà in cui vive Tommi è sottolineata dalla scala di grigi usata. Non siamo infatti di fronte ad un bianco e nero, ma ad un bianco e grigio: più delicato, ma anche meno netto. A differenza di Forsman, Cattani crea delle pagine ricche di corpi e di dettagli. I visi sono ben caratterizzati, così come i luoghi e quando l’autore ci porta nelle menti e nelle visioni distorte dei personaggi, le vignette si affollano: stranissime figure si agitano sotto gli occhi del lettore, portandolo in un caos straniante.

La tragedia fa tutto il possibile per svolgersi in un giro di sole 24 ore o poco più.

Dice Aristotele nella Poetica e così è per Luna del mattino, che oltre all’unità di tempo aristotelica, pare abbia anche l’unità di luogo (in fondo è vero che si usa un’auto, ma gli spostamenti sono minimi, i luoghi relativamente circoscritti: scuola, sexy shop, il bar da Mario, l’ospedale) e di azione: la storia è unica, senza sottotrame, storyline che si perdono, c’è solo qualche vignetta che spiega la vita degli altri personaggi, senza mai perdere di vista Tommi. Insomma una tragedia vera e propria. Familiare, ma anche e soprattutto personale. Tommi è catturato: ostaggio del fratello e delle sue dipendenze, ma che nonostante tutto cerca di assecondare. Visioni, allucinazioni, incidenti riusciranno a liberare Tommi da tutto quello che lo schiaccia?

Due storie nere, crudeli con personaggi disastrati e distrutti. È questa l’adolescenza? Anche. Tommi e James rappresentano l’emblema di vite spezzate e di un’indolenza che fatica a essere superata. Se alla fine saranno loro a trionfare sulla merda che li circonda non lo sappiamo, ma in entrambi i casi gli autori, dopo aver preso a pugni la nostra realtà con due vite violente, lasciano uno spiraglio: sta a noi decidere come si evolvono le storie dei due ragazzi. 

 “La vita ti sorride, sì?”
“Come no”, fece non meno paragulo il Riccetto.

Pier Paolo Pasolini, Ragazzi di vita.


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Tararabundidee feat. Tra le righe, ep. 10: BOO!

È il 31 ottobre, è Halloween e anche per questo mese le nostre prodi libraie di Tra Le Righe ci dedicano un po’ del loro tempo, scrivendo per noi di un libro che mette paura, inquietudine: insomma in linea con questa terrificante giornata.

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La penna per questo mese è della libraia Valentina, che ci parla de La casa degli anni scomparsi di Clive Barker.

È la seconda volta che mi capita di recensire questo libro. Perché è
un piccolo libro incredibile, un piccolo libro che vede in profondità
e vede lontano.
Che noia il mese di febbraio, pensa Harvey, quando il ricordo festoso
del Natale sta ormai sfumando e il conforto della primavera è ancora
lontano. E che potenza la noia, che improvvisamente, grazie ad un
bizzarro figuro, ti porta nella Casa delle vacanze. Dove ogni giorno è
primavera, con la costruzione delle sue case sugli alberi, e poi
estate, con le letture dei fumetti sorseggiando limonata, e autunno,
con il brivido giocoso di Halloween, ed infine inverno, con il suo
magico Natale. Dove tutto quello che vuoi puoi averlo, ti basta
pensarlo soltanto e il tuo desiderio si avvera. Perché questa è la
casa del Sempre. E cosa c’è di più terribile, immutabile e quindi
morto, del sempre? Se i sensi sono così placati da assopire i pensieri
e spegnere le domande, se i desideri sono così appagati da offuscare i
sogni, cosa rimane?
clivebarkerUn lago enorme e scuro, da cui giganteschi pesci osservano con i loro
globi sporgenti l’esterno. Pesci che girano intorno al freddo e al
buio.
Il terrificante mistero della Casa delle vacanze verrà svelato da un
ragazzino che non smette di fare domande. Che non smette di “sentire”,
di interessarsi al destino di tutti coloro che sono nella casa, alle
loro vite. Che cercherà di combattere con tutta la forza della sua
intelligenza il freddo in cui viene lasciato chi non prova più nulla e
il buio di chi non riesce più a pensare. Di salvare chi è stato
depredato dai succhia sangue o dai ladri di anime, per restituirgli la
speranza, la felicità, la magia e l’amore. Un libro indispensabile, da
regalare a chi è ancora molto giovane ed anche a chi molto giovane non
lo è più. Un libro che all’improvviso nella notte ti fa spalancare gli
occhi con terrore. Halloween o non Halloween. E ti costringe a
pensare.

Dalla casa del sempre passiamo ad un libro che è un sempreverde, perfetto per questo tetro periodo dell’anno. Da recuperare o rileggere assolutamente. Il nostro consiglio a tema Halloween è senza dubbio Frankenstein di Mary Shelley. Una creatura che è entrata a far parte della nostra cultura e che popola questa magica notte, protagonista di un libro che ci fa scoprire quanto può essere mostruosa l’umanità, attraverso una trama che pensiamo di conoscere alla perfezione, ma che nasconde in realtà una delicatezza e una calda dolcezza che si allontana dall’immaginario che ci richiama la creatura.

Bonus: su Netflix è uscita da poco la serie Le terrificanti avventure di Sabrina (Chilling basata sull’omonima serie di fumetti che ha per protagonista Sabrina Spellman, strega super conosciuta grazie alla serie tv degli anni ’90 che la vedeva protagonista e al cartone animato. Non è una serie necessaria e di una bellezza immane, però se volete entrare nel mood di Halloween con splatter, possessioni demoniache, messe nere e cacciatori di streghe potrebbe interessarvi.


Per recuperare le puntate precedenti: clicca qui.

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Lo scontro quotidiano, M. Larcenet

Pare che se a scrivere e disegnare il quotidiano sia Larcenet, questo possa diventare meraviglioso, interessante e avvincente.

L’autore francese pubblicato da Coconino Press in Italia, in questa graphic novel: Lo scontro quotidiano, narra la vita di Marco. Una vita come tante in cui perdersi e immedesimarsi, fino a diventare noi stessi protagonisti.

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Marco è un fotografo insoddisfatto, assolutamente provato da un’esistenza che lo opprime. Il suo lavoro di reporter è diventato praticamente una croce; cerca quindi di disintossicarsi passando del tempo nella campagna francese. Non è l’insoddisfazione lavorativa l’unico ostacolo per la serenità di Marco, ci sono anche gli attacchi di panico ad esempio che cerca in tutti i modi di controllare e che Larcenet sottolinea graficamente schizzando le pagine di rosso. Ma il quotidiano è imprevedibile e minerà Marco in altri modi.

È molto difficile tenersi sul vago e non svelarvi nulla, ma se anche ci soffermassimo su alcuni particolari vi toglieremmo il piacere della scoperta e non è quello che vogliamo. Quello che sentiamo però di dirvi è che non ruota tutto intorno a Marco e al suo scontro quotidiano. Attraverso i suoi personaggi, Larcenet, descrive una parte della storia della Francia. Si inizia con la Guerra d’Algeria (1954 – 1962) terribile pagina della storia francese, solcata da attentati, torture e genocidi fino ad arrivare all’attualità, alla critica della politica francese. Si parla di deriva, di politiche del lavoro, di tolleranza e anche di libertà. In questo caso specifico tutto ruota intorno alla chiusura di un cantiere navale che è stato culla di Marco e di tutti i suoi affetti. Il cantiere viene mostrato pochissimo nel fumetto, ma racchiude un’idea centrale. Rappresenta non solo un posto di lavoro, ma anche casa, tepore, unione. Da luogo in cui crescere diventa il luogo per cui si combatte e si resiste, perché in fondo è il luogo che ha permesso a tutte le famiglie dei dintorni, di vivere. Il cantiere rappresenta quindi tutto, ma lo rappresenta per pochi e in nome della modernità e non solo di quella, viene fatto spazio al nuovo senza alcun ritegno.

Sono tanti gli spunti di riflessione che vengono fuori dalla lettura di queste pagine. Un altro elemento che secondo noi è focale è il senso di colpa. Sicuramente quello di Marco che in alcuni casi rimpiange di non essere stato quello che gli altri si aspettavano fosse, quel senso di colpa che sa di delusione, di rimpianto. Ma è un altro personaggio ad impersonare questo sentimento e far riflettere di più, perché rappresenta un senso di colpa così potente e grande, che pochi esseri umani si portano dentro. Il veterano della Guerra d’Algeria, pensiamo sia il personaggio più bello creato in questo universo da Larcenet. Lui deve convivere con le atrocità di cui è stato protagonista passivo e attivo, ha visto la morte dei suoi compagni, dei suoi nemici, l’ha provocata lui stesso. Non è un senso di colpa tollerabile e comprensibile, come non è comprensibile il comportamento che lo ha provocato e che per questo creerà una frattura inguaribile tra lui e quelli che gli stanno accanto.

Una storia così potente è quasi sdrammatizzata da disegni grotteschi e cartooneschi, ma non sempre. Per tutto il fumetto siamo di fronte a due piani: quello della vita e dell’esteriorità di Marco e quello della sua interiorità. Quando Marco riflette, i suoi pensieri sono messi su carta in modo diverso: c’è un vorticare di matite, molta più caratterizzazione e i colori sono risucchiati da un seppia che opacizza.

Non abbiamo più niente da dirvi, ve ne consigliamo solo caldamente la lettura!


Abbiamo parlato de Lo Scontro Quotidiano anche su Radiosonar.net, qui trovate il podcast!

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Scienza della fantasia, D. Coero Borga

sciènza s. f. [dal lat. scientia, der. di sciens scientis, part. pres. di scire «sapere»] Sapere, dottrina, insieme di conoscenze ordinate e coerenti, organizzate logicamente a partire da principî fissati univocamente e ottenute con metodologie rigorose, secondo criterî proprî delle diverse epoche storiche.

fantaìa s. f. [dal lat. phantasĭa, gr. ϕαντασία, der. di ϕαίνω «mostrare»] Facoltà della mente umana di creare immagini, di rappresentarsi cose e fatti corrispondenti o no a una realtà.

Praticamente siamo di fronte a due opposti, come possono quindi andare a braccetto scienza e fantasia in un unico libro? Partiamo da un’altra domanda però: vi siete mai chiesti cosa c’è dietro una bacchetta magica? E nell’antro di una strega? Come ha fatto la Bella Addormentata a dormire così tanto? Non ci dite che vi siete semplicemente fermati alle apparenze e che avete preso queste storie per buone!

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Gli uomini hanno sicuramente più fantasia che scienza. La scienza è una cosa a cui si approda con il tempo, con lo studio, con i tentativi; la fantasia ce l’abbiamo dentro da subito. È quella scintilla senza cui nulla esisterebbe. Con l’immaginazione l’uomo può fare qualsiasi cosa, ma per pensare qualsiasi cosa dobbiamo pur aggrapparci a qualcosa di reale. Nel libro Scienza della fantasia di Davide Coero Borga, illustrato da E. Chilese ed edito da Codice Edizioni ci viene spiegato proprio questo. Possiamo essere innovativi e fantasiosi quanto vogliamo, ma il verosimile avrà sempre la meglio. E così ci viene spiegato ad esempio che è possibile dormire e sembrare morti come la Bella Addormentata, è possibile che gli animali parlano e che attraverso una buona scelta un legno si possa trasformare in bacchetta. La scienza della fantasia è un saggio, ma non uno di quei saggi che prendono a schiaffi il lettore e vogliono a tutti i costi spiegandogli una qualche verità che ignora così, nero su bianco. L’autore qui ci porta per mano, spalancandoci nuovi mondi, ma soprattutto facendoci venire gli occhi lucidi di nostalgia spargendo qua e là incipit di libri, stralci e personaggi che tutti abbiamo amato. Pur spiegandoci le scabrose verità che si nascondono dietro tematiche ed episodi che ci avevano fatto sognare, ci lascia un po’ nel mondo della fantasia, non svelandoci proprio tutto e facendo contento anche il fanciullino che alberga in ognuno di noi.

Oltre al contenuto, interessante, avvincente e dalle note amarcord, un grande plauso va alla veste grafica. L’edizione è davvero magnifica: colori diversi per ogni tematica, illustrazioni fantastiche, ma soprattutto una costellazione di riquadri di approfondimento che integrano il corpo principale. Le pagine non sono però piene e corpose, ma nonostante riquadri, illustrazioni, disegnetti la pagina rimane ariosa per permettere all’occhio, oltre che alla mente di riempire in modo fantasioso il bianco del silenzio.


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