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"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

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#recensione

Io, lui e Muhammad Ali, R. Jarrar

Chi è già approdato su questi lidi sa che io ho un problema con i racconti. Non so cosa sia, la loro brevità forse? O quella sensazione di non finito che mi ha sempre lasciata perplessa. Stavolta il “non finito” ha lasciato spazio praticamente alla disperazione. I racconti di Randa Jarrar, contenuti in Io, lui e Muhammad Ali, con la traduzione di Giorgia Sallusti, editi da Racconti, sono veramente stupefacenti e io ancora, dopo giorni dalla fine della lettura, mi domando come sta la bambina che è stata investita? E la relazione messa in crisi dal marinaio è ancora in piedi? La spia alata che fine ha fatto?

Ogni personaggio che appare in questi racconti ha il potere di fissarsi nella memoria, è per questo che sono dispiaciuta. Vorrei leggere di più di ognunǝ di loro, se Jarrar facesse un romanzo per ogni protagonista dei suoi racconti li leggerei tutti, immediatamente. I personaggi sono vari: donne, uomini, bambinз, animali, tuttз legati tra loro dall’Egitto, c’è chi lì ci è natǝ, chi ci ritorna, chi ha vissuto ogni suo cambiamento; tuttз chi più, chi meno hanno dei conti in sospeso con questa terra, a volte estremamente benevola, altre più somigliante alla matrigna leopardiana. L’Egitto di Jarrar è una terra che dà, che accoglie, ma che non riesce mai davvero a trasformarsi: è fissa nei suoi modi, sembra giocare col destino dei suoi abitanti, dare fortuna a chi ne ha già da vendere e affossare chi è già sul lastrico.

Ad accomunare le persone che compaiono nei racconti c’è anche un altro tema ricorrente: la riflessione sulla condizione femminile. Ci sono donne emancipate, donne che invece non riescono a rompere con la tradizione, donne che hanno fatto della ribellione il proprio mantra, ma tutte sono consapevoli di vivere in una situazione di subalternità. In ognuna di loro c’è una visione chiara e nitida del mondo patriarcale che ci circonda, di una prigione mascherata da regole religiose e del buon costume. In alcuni punti la scrittura di Randa Jarrar mi ha fatto pensare ad alcuni passaggi di Elena Ferrante quando la Lenù de L’amica geniale si rende conto che le donne sono plasmate dagli uomini, i loro sguardi ci esaminano di continuo, le loro leggi non hanno lasciato spazio a nessuna.

“Pensaci” disse quella mattina, dando inizio alla giornata. “Chi ha dato il nome ai figli nella tua famiglia?” Mio padre. Lo dissi a Mansoura. Lei annuì e mi disse: “Come pensavo. Parte tutto con il modo in cui veniamo chiamate. Dobbiamo incoraggiare le donne a dare il nome ai figli.”

Anche se le riflessioni a cui arrivano le protagoniste delle due autrici sono molto simili, Randa Jarrar non dà mai spazio ai moralismi. Non ci sono spiegoni, né lamentele sterili, c’è solo una grande consapevolezza a cui si arriva attraverso un’analisi personale della propria condizione. Le donne di Io, lui e Muhammad Ali sono reali, fresche, leggere. Nessuna di noi è approdata alla verità sulla propria condizione, sulle discriminazioni, con un’illuminazione divina, le vie di Damasco per noi non sono mai state valicabili. Noi siamo giunte alla consapevolezza di noi stesse attraverso una stratificazione di conoscenze e di esperienze e sappiamo che ognuna di noi ha avuto un percorso diverso, per questo non ci ergiamo a paladine della verità e a giudicare le altre (questa è più una speranza che una verità, comunque) e così fanno anche le donne descritte da Jarrar. Mi rivedo tanto in loro, in alcune delle loro esperienze, in alcuni dei loro percorsi di crescita.

Non c’è nessuna pesantezza nei profili tracciati dall’autrice, c’è solo una grande voglia di raccontare la realtà. Conosciamo il mondo in cui viviamo, sappiamo che dobbiamo fare il doppio del sacrificio, ma dobbiamo anche viverlo questo mondo, con leggerezza, con simpatia, trattando anche situazioni serie e delicate con ironia e come in questo caso, coinvolgendo chi legge. Questo è il grande pregio di questo libro, si arriva a verità importantissime a riflessioni rivelatrici, ma in un modo effettivamente realistico e senza bacchettoneria, ricordando che oltre l’infinità di problemi a cui ci costringe questo mondo, c’è anche qualcosa che vale la pena di essere vissuto con tranquillità.

Insomma: magnativell’ n’emozione.

Iniziata, Amanda Yates Garcia

L’Oracolo di Los angeles, così è conosciuta Amanda Yates Garcia, strega professionista e scrittrice. Il suo libro, Iniziata, è di una rarissima potenza. L’autrice lo scrive nel 2019 descrivendolo come: “Una storia femminista della stregoneria, un’opera di teoria critica, un manifesto attivista, una mitologia personale e un libro di memorie” arriva in Italia nel 2020 grazie a Venexia Editrice.

Amanda Yates Garcia ha una storia travagliata e sofferta, non si è mai sentita accolta nella sua stessa casa, ha imparato prestissimo e a sue spese che l’uomo è una minaccia. Appena ne è in grado si ribella al sistema patriarcale che sembra però essere l’unico sistema possibile. Cercando di allontanarsi da tutto ciò che durante l’infanzia l’aveva mortificata, Yates Garcia rimane invischiata nell’industria del sesso. È ripugnante essere serve del patriarcato, ma pare che per lei non ci sia via d’uscita. L’unico riconoscimento che aveva le veniva dal suo corpo, come poteva quindi sfuggire al sistema meschino?

In tutto il suo percorso di vita, Amanda dice di essere stata negli inferi, di aver toccato il fondo. Racconta le sue esperienze terribili, dalle violenze infantili, alle delusioni della vita adulta, dalle speranze vane ai sogni distrutti. Sono vari i suoi viaggi negli inferi e devono esserlo. Ogni strega riesce a propagare i suoi poteri solo dopo che ha fatto questi viaggi. La sua vita è costellata di esperienze particolari e di persone che hanno provato ad allontanarla dai suoi poteri, in parte riuscendoci. Rinnegando le sue radici, allontanandosi dalla sua famiglia, si era allontanata anche dalle pratiche magiche, dalla spiritualità che aveva appreso grazie a sua madre, la quale aveva dedicato la vita a diffondere il bene attraverso la magia. Anche nei momenti più bui però, inconsciamente l’autrice non ha mai smesso di praticare la magia. A legarla alla grande Dea, madre di tutte le cose che la cultura accumulatrice e patriarcale ha cercato di schiacciare, c’erano le sue passioni, una su tutte: la danza. In tutta la sua vita Amanda non ha fatto altro che studiare e impegnarsi per rimanere in contatto con il ritmo del mondo e la Dea stessa attraverso l’arte. Uno degli spettacoli da lei ideato è dedicato a Medusa, colei che l’autrice riconosce come sua protettrice. Medusa è il mostro, ma è anche la resistenza alla forza votata al patriarcato che ha generato il suo castigo: Atena.

Dopo la liberazione dai demoni, dopo aver preso la consapevolezza di voler servire la dea, Amanda decide di diventare l’Oracolo di Los Angeles. Il suo percorso travagliato è dettagliatamente descritto nel libro, non solo una raccolta di eventi e situazioni, ma anche della sua formazione culturale che l’hanno portata ad accettare la sua vocazione di strega. Ecco che allora Yates Garcia ricorda il pensiero di Federici in Calibano e la strega, della nascita e dell’evoluzione dei tarocchi Rider – Waite e di chi ha volutamente tralasciato nel parlare di questo mazzo della figura di Pamela Colman Smith, ci parla della rivoluzione artistica di Pina Bausch, della storia della Wicca, di Aleister Crowley. È assolutamente riduttivo parlare di autobiografia. Iniziata è una guida per ritrovare la spiritualità, per combattere il patriarcato con nuovi mezzi. È un libretto d’istruzioni per servire la Dea e riconoscerne il potere. Iniziata è anche una storia della stregoneria stessa, dove nasce, come si evolve, cosa significa ora.

La vita di Amanda Yates Garcia diventa un exemplum, in cui la storia personale e intima si mescola con quella universale. Ogni episodio della vita di Garcia fa da pretesto per parlarci dell’azione della dea e dell’Universo: il suo amore per un demone diventa l’occasione per raggiungere la serenità attraverso la meditazione, il suo riorno a casa è la scusa per raccontare dell’azione benefica di Saturno, il nuovo inizio in un campo inesplorato dà l’opportunità di descrivere chi è e come si comporta il Matto dei tarocchi. Iniziata è un appello a fare ricerca dentro di noi e a trovare la via che ci accompagni alla Dea. È un modo per capire quanto forte può essere la spiritualità di una persona e anche per comprendere pienamente il significato che ha la stregoneria. Non si tratta di cappelli a punta e scope volanti, si tratta di fare del bene, aiutare chi ha bisogno ed essere consapevoli, si tratta di resistere, di rovesciare un sistema oppressivo e prenderci il nostro posto.

Iniziata è un viaggio che inizia nel deserto e finisce all’Oracolo di Delfi.

“Ciascuna di noi è un albero che si erge rigoglioso nel sacro bosco della Dea; ne siamo il seme che cresce e matura per poi elevarsi in tutto il suo splendore verso l’alto. Oggi inneggiamo i nostri canti, versiamo libagioni, liberiamo le energie dei nostri corpi nella danza, facciamo l’amore nei campi, intrecciamo le nostre braccia, restiamo unite, durante le proteste ci opponiamo strenuamente al tentativo esterno di trascinarci via, prendiamo d’assalto le prigioni, intasiamo le linee telefoniche, ci leghiamo agli alberi della conoscenza, li proteggiamo, mangiamo i loro frutti e ne piantiamo i semi. Marciamo per le strade, amiamo, resistiamo.
Viviamo per questo: unire le nostre forze. Spargere nel mondo i semi di un nuovo incanto.”

Best of 2021 – SERIE TV

Anche il 2021 è passato, tra vaccini, green pass e una parvenza di nuova normalità: ed eccomi di nuovo qui con una breve lista delle serie che mi hanno colpita di più quest’anno, tra novità, recuperi e qualche addio che merita di essere omaggiato.

(Inoltre, lo sapete che con Sailor Comics quest’anno abbiamo anche parlato di serie tv?)

WandaVision

La Marvel ha iniziato l’anno entrando nelle nostre case con un esperimento che nei primi minuti non si sa bene dove voglia andare a parare: perché sembra che due Avengers stiano vestendo i panni dei protagonisti di Vita da Strega? Nonostante l’ombra del MCU aleggi potente è una serie che può essere vista da chiunque perché il nemico stavolta non è un alieno venuto da chissà dove, ma il dolore e la sua elaborazione, decisamente più universali, anche se non per questo risulta più facile confrontarcisi. La commozione è tangibile come anche le innumerevoli citazioni e omaggi agli oltre cinquant’anni di serie televisive della storia americana: a voi il compito di trovarli tutti!

Cruel Summer

Le vite intrecciate di due adolescenti: Kate, ragazza super popolare, dalla vita apparentemente perfetta; Jeanette, timida e introversa che sta ancora capendo come farsi apprezzare al di fuori del proprio piccolissimo cerchio di affetti. Le seguiamo anno dopo anno, dal 1993 al 1995, assistiamo al rapimento di Kate e al suo successivo ritorno nel mondo, dove Jeanette si è riuscita a insediare come nuova regina dell’alveare, con annessi e connessi. Ogni puntata si focalizza sullo stesso giorno ma alternandosi su tre differenti piani temporali, distinti soprattutto da un uso magistrale della fotografia, e con punti di vista sempre differenti che portano a pensare: chi ha ragione in questa storia? E chi, invece, in maniera incontrovertibile, starà mentendo per difendersi? In questo thriller niente può essere dato per scontato.

Guida astrologica per cuori infranti

Forse nelle stelle non ci crede più nessuno dopo la débacle di Paolo Fox del dicembre 2019 ma è sempre divertente avere qualcosa su cui fare affidamento e, perché no, a cui scaricare le proprie responsabilità se tutto inizia ad andare male. Questo inizia a fare Alice che, come assistente di produzione di una piccola rete di Torino, decide che saranno le stelle a decidere per lei nella sua vita privata e in quella professionale, ideando un nuovo programma di appuntamenti basato sull’oroscopo. Per entrambe le sfere la sua guida sarà Tio, massimo esperto di astrologia: riuscirà Alice a convincere del suo valore sia Carlo, suo collega ed ex fidanzato, che Davide, il nuovo affascinante direttore artistico?  

(Nota a margine: quanti credono che Alice potrebbe essere una Jessica Day italiana?)

Strappare lungo i bordi

La serie di Zerocalcare, dopo tutte quelle cronache sulla pandemia dal fronte di Rebibbia, è finalmente giunta a noi. Ed è esattamente come potevamo immaginarcela. Dal tono-comico amaro, in cui si percepisce tutto il suo universo, fatto di paranoie, citazioni pop e una colonna sonora di tutto rispetto: solo qui si potevano ascoltare Manu Chao, Gli Ultimi e Xdono di Tiziano Ferro in un unico, micidiale cocktail (non ho dimenticato Haut les coers: come si potrebbe?). Le lacrime usciranno sicuramente: che siano per il troppo ridere, la commozione, o per la consapevolezza di essere parte di quella generazione disillusa e piena di buffi che Zero sa benissimo come descrivere, con la potenza di diecimila pugni nello stomaco.

Harlem

Ma perché il mondo stava aspettando il sequel di Sex and the City (anche un po’ inutilmente, a mio parere) quando si può dare uno sguardo al mondo più reale e consapevole del quartiere afroamericano di Manhattan? Camille, Quinn, Tye ed Angie ricordano a grandi linee le loro colleghe bianche ma mostrano un mondo differente, fatto di appropriazioni culturali e gentrificazione, contraddizioni ed elevati standard da mantenere, al lavoro e in famiglia. Ma non temete: in mezzo a tutti questi paroloni ci sono le storie d’amore e battute assolutamente senza filtri à la Samantha Jones.

I RECUPERI DELL’ANNO (dato che le serie non scadono)

Teen Wolf

L’ideale per ritornare ai tempi dell’adolescenza, ma quella bella in cui Mtv era ancora un canale di musica e qualche volta produceva pure serie. Anche se la storia sembra essere tratta da uno spin off di Twilight sul mondo dei licantropi non fatevi ingannare: il mondo del soprannaturale intriga, le battute fanno morire dal ridere e c’è Stiles, uno dei personaggi più belli che sia mai stato scritto.

Un’ideale macchina del tempo.

The Office

Finalmente ho visto anche io questa pietra miliare della comedy. Ero sempre stata restia per via della tecnica del mockumentary ma posso finalmente dire che questa serie merita il successo che ha avuto nel saper raccontare lo straordinario che si nasconde nelle faccende ordinarie, come un semplice lavoro di ufficio. Ci si affeziona a Michael Scott (soprattutto dalla stagione 2), ci si arrabbia per i tentativi goffi e i passi falsi nel corteggiamento tra Jim e Pam, si ride per le stranezze di Dwight e di tutto il resto del gruppo (team Kevin e Stanley a vita), ma soprattutto: si riconoscono tutti – ma proprio TUTTI – i meme che invadono il web.

FAREWELL TO…

Atypical

Sam Gardner con la sua famiglia e tutti i loro amici, esperti di sindrome di Asperger e amanti dell’Antartide, hanno salutato nel più atipico dei modi, tra sogni da realizzare, piccoli passi verso l’indipendenza e la scoperta della propria identità: non è così che si diventa grandi?

Superstore

L’ipermercato Cloud 9 ha chiuso i battenti ma suggerisco, a chi ancora non l’ha fatto, di varcarne le porte e andare a conoscere i loro commessi, capitanati da America Ferrera e Ben Feldman, che vi introdurranno nel faticoso ed esilarante mondo del lavoro duro senza possibilità di appellarsi ai sindacati, una parolaccia indicibile.

Brooklyn Nine Nine

Anche la più assurda stazione di polizia di New York, che ci aveva abituati a rapine di Halloween, inseguimenti in elicottero e a riconoscere la forma umana dell’emoji del 100 – per i profani Gina Linetti – ha salutato il suo pubblico dopo 8 anni ed è cresciuta immensamente, lottando contro le più grandi ingiustizie con un pensiero politico netto ma non didascalico o retorico, mantenendo sempre la sua anima comica fuori dalle righe; proprio come il suo protagonista, il detective Jake Peralta.

Quest’ultima stagione, avvenuta dopo la morte di George Floyd e le manifestazioni del Black Lives Matter, avrebbe potuto essere un suicidio, avrebbe potuto ignorare o glissare su questi argomenti dato il mestiere dei personaggi, ma così non è stato, anzi.

Non voglio dilungarmi per non rischiare di spoilerare (anche se questa serie meriterebbe sonetti lunghi come i rotoloni Regina per quanto è stata sottovalutata, non solo in Italia ma anche in America, quando la Fox ha osato cancellarla alla fine della quinta stagione) ma se siete orfani di The Office questa potrebbe essere la sua degna erede.

Maria Chiara Paone

Letture Arcane, Ottobre

Lunga pausa anche per le carte, questo Agosto e Settembre non ci hanno dato tregua e a quanto pare dalla carta di questo mese, neanche Ottobre. C’è ancora un clima di pesantezza, l’estate non è stata per niente riposante e sembra che stiamo procedendo per inerzia verso il futuro, senza sosta.

Nove di Spade

Il nove è il grado della crisi, il burrone, il baratro che ci divide dalla perfezione del dieci, ma è anche la disponibilità della scoperta. Quale strada prendere per arrivare finalmente al compimento?
Le spade invece, come già sappiamo sono il simbolo dell’aria. Quando il nove e le spade si incontrano significa che abbiamo dei problemi che stiamo ignorando, stiamo cercando di mettere tutto sotto un tappeto e nascondere: occhio non vede, cuore non duole. Il problema è che così le preoccupazioni non spariscono, ma si ripresentano, dobbiamo affrontarle e ci troviamo esattamente come il Nove di Spade. Una ragazza, si sveglia dal suo sonno e rimane immobile sul letto, trafitta alle spalle dalle spade, carica dei problemi che si era lasciata dietro, sperando qualcosa cambiasse. Il Nove è la carta del rifiuto dell’altro e della testardaggine, quella che appunto non ci permette di risolvere ciò che invece dobbiamo.

Le nostre idee sono importanti, per carità, ma forse aprirsi e ascoltare altre opinioni potrebbe essere una soluzione per tirare via qualche spada dal nostro corpo. Per raggiungere la perfezione dobbiamo andare oltre le nostre convinzioni, superare la crisi.

Il Nove di Spade è anche la carta degli incubi e dell’insonnia, quindi forse questo ottobre si dormirà male o invece se riuscite a risolvere i problemi che vi portate dietro, magari riuscirete anche a fare sonnellini tranquilli. In fondo il Nove di Spade parla proprio di quei problemi che non fanno dormire, ansia, timori, ma soprattutto visto che ci troviamo sull’orlo del baratro abbiamo una paura terribile del futuro.

Normalità

Il problema del Nove di Spade è che ci dice che siamo afflitti e frustrati, ma non ci dice niente di nuovo. Usciamo fuori da noi stessз e guardiamoci intorno, i problemi, le ansie, le frustrazioni, fanno parte delle vite di tuttз. Cosa possiamo fare per cambiare le cose in meglio? Qual è la fonte delle nostre ansie? È il caso di uscire fuori dal letto e di iniziare ad estrarre le spade che ci tengono bloccatз, è il caso di guardare indietro e risolvere gli irrisolti, per poi si spera arrivare ad una carta migliore il prossimo mese.

Cosa leggiamo?

Solo una canzone, Roberto Livi, Marcos y Marcos, 18 euro.

Non c’è nulla che vada per il verso giusto. Il lavoro è un disastro e il protagonista sembra non avere le forze per curarsi di ciò; il matrimonio? Peggio che andar di notte, è stressante stare con una tuttologa logorroica. È tutto impegnativo, tutto logorante e il protagonista ha un’insoddisfazione che lo schiaccia. Vorrebbe fare qualcosa, anche lui vorrebbe superare il baratro che separa la crisi dalla perfezione, ha già in mente come, ma ci riuscirà?

Sentinel, Tony Sardina e Simone D’Angelo, Shockdom, 15 euro.

Un naufragio intrappola padre e figlio su un’isola abitata da loschi individui; la fame, la sete, la disperazione fanno sì che si crei un vortice di delitti e sensi di colpa. Le spade dietro i protagonisti sono ben piantate da uomini pieni di cattive intenzioni. Come possono un padre e un figlio superare la crisi, alzarsi dal letto e scappare via dalle spade aizzate alle loro spalle?

Tararabundidee feat. Tra le righe, ep. 13: Libro STELLATO.

Gennaio, il mese più lungo dell’anno è appena terminato. Ci aspettano ancora tantissimi giorni prima della fine di questo 2019 e di solito al principio si iniziano a stilare i buoni propositi, gli obbiettivi, insomma tutto ciò che ci aspettiamo e che vorremmo raggiungere nei successivi 365 giorni; c’è chi poi guarda in alto e scrutando il cielo si affida alle stelle e agli oroscopi e alla fine anche chi non ci crede, cade vittima di predizioni alternative. Noi abbiamo chiesto alle nostre libraie un libro che parli di stelle e che forse leggendolo vi ispirerà e vi farà capire qualcosa del vostro futuro!


La simmetria dei desideri, Eshkol Nevo, Beat (trad. Ofra Bannet e Raffaella Scardi).

Gennaio, tempo di progetti e fantasie. Cosa ci aspettiamo dall’anno nuovo, dagli anni a venire, da noi stessi e dalle persone che ci stanno accanto? Il romanzo dello scrittore israeliano Eshkol Nevo mi è sembrato illuminante, perché racconta dei desideri e delle strane traiettorie che questi compiono nelle nostre teste, e poi fuori, nel mondo, prima di arrivare (forse) a destinazione e trasformarsi in realtà. Quattro amici dei tempi del liceo, seguendo un rito che si ripete ogni quattro anni, si incontrano per vedere insieme i Mondiali di calcio: corre l’anno 1998, sono scanzonati, ancora molto uniti e si portano bene i loro 28 anni. In questa occasione, partendo da un’idea di Amichai, il più tenace, vitale e ottimista, decidono di “mettersi in gioco”. Ognuno di loro scriverà su tre biglietti tre desideri che riguardano se stessi, la sfera personale e professionale. Avranno quattro anni di tempo, fino ai prossimi Mondiali, per vedere se e quando questi sogni si saranno avverati. Un tempo non lunghissimo, ma abbastanza perché accadano bellissime esperienze, grandi drammi, tragedie, insomma tutti i rivolgimenti della vita in un periodo cruciale di cambiamento, nel passaggio dei quattro dalla gioventù all’essere adulti. Con tanta ironia Nevo riesce a entrare nell’intimità di questi personaggi, a farceli conoscere con le loro manie, le luci e le ombre. La profondità ci tocca con leggerezza, l’amicizia è un sottofondo che si salva sempre, anche dopo burrascosi litigi e separazioni, nonostante modi assai diversi di sentire, di agire e reagire ai rovesci della fortuna. Senza dimenticare mai lo sfondo su cui si svolgono i fatti – la terra di Israele, con tutte le sue contraddizioni – la storia personale di Yuval, Churchill, Ofir e Amichai diventa anche la nostra. Fragilità, risate, periodi bui, tradimenti, solitudine, ma anche amore, e tanta amicizia, forte e sincera.
È il timido Yuval, eterno studente di filosofia e traduttore dall’inglese a tempo perso, a narrarci tutta la vicenda con uno stile inconfondibile, tagliente e disarmante, a cui ci affezioniamo subito. E fin dalle prime righe la storia si legge con il dubbio che il narratore non sia più su questa terra, eppure una forza vitale si insinua e ci trasporta con curiosità fino alla sua inaspettata conclusione. A volte, come in questa storia, gli esiti dei desideri sono diversissimi dalle aspettative, dal punto di partenza, eppure restano realizzazioni di sogni. Quasi a dirci che, comunque vadano le cose, resta la bellezza di aver vissuto e desiderato, e di essere vivi.

Paola Mastrobuoni

Guardate anche voi il cielo stellato, esprimete desideri e fate in modo che si realizzano, che tanto almeno un giorno all’anno le stelle saranno dalla vostra parte!

Tararabundidee feat. Tra le righe, ep. 11: Libro CONTRADDITTORIO.


Gemmea l’aria, il sole così chiaro 
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore, 
e del prunalbo l’odorino amaro 
senti nel cuore…

Ma secco è il pruno, e le stecchite piante 
di nere trame segnano il sereno, 
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante 
sembra il terreno.

Silenzio, intorno: solo, alle ventate, 
odi lontano, da giardini ed orti, 
di foglie un cader fragile. È l’estate 
fredda, dei morti.

Novembre, Myricae. 

Così descrive Giovanni Pascoli nella sua poesia, Novembre; parlando di aria gemmea e di chiarore e poi di neri e vuoti, concludendo con un mirabilissimo ossimoro “estate fredda”. E se questa è la descrizione altalenante e sospesa che uno dei nostri padri della letteratura fa di questo particolare mese, quale occasione migliore per parlare di un libro contradditorio: che quindi reca in sé caldo e freddo, bello e brutto, tutto e il contrario di tutto? Come sempre abbiamo lasciato che su questo tema si esponessero le nostre amate libraie, che ormai una volta al mese si confrontano su tema scelto da noi (qui potete recuperare tutto); stavolta lasciamo la parola a Paola che ci parla di:

“La casa della moschea”, Kader Abdolah, Iperborea (trad. Elisabetta Svaluto Moreolo).


Scegliendo “La casa della moschea” come libro contraddittorio, il pensiero è andato soprattutto alle due differenti e contrastanti visioni della religiosità musulmana che in questo splendido romanzo vi vengono raccontate: ci troviamo in Iran, in una cittadina dove il cuore di tutto sono il bazar e la moschea, alla vigilia di quel rivolgimento epocale che sarà la rivoluzione khomeinista. Noi però la Storia ce la sentiremo raccontare solo nella seconda parte del libro, e impareremo pian piano a conoscere tutti gli abitanti della casa in cui vivono gli imam della moschea: custode di questa abitazione è Aga Jan, una bellissima figura di saggio che incarna lo spirito del paese nelle sue tradizioni più profonde, che annota ogni avvenimento e raccoglie ogni scritto da conservare in una segreta stanza del tesoro. Kader Abdolah riesce a delineare con arte e profondità i caratteri e le evoluzioni (o involuzioni) della vita dei tanti personaggi che ruotano intorno alla casa, alcuni quasi favolistici, come nelle storie delle Mille e una notte. La cultura persiana affiora continuamente attraverso la sensibilità immaginativa della sua penna: vediamo davanti ai nostri occhi i preziosissimi tappeti che adornano le stanze, i colori di una natura esuberante, e sentiamo i profumi delle spezie, gli aromi del tè, persino i fumi dell’oppio. Ma improvvisamente nel paese cambia tutto, le relazioni intessute con cura e i rapporti di reciproco rispetto vengono totalmente ribaltati da un nuovo modo di vivere la religione, in cui la durezza e l’intransigenza coinvolgono anche le persone più vicine, e stravolgono i fondamenti del vivere civile. Abdolah si mostra abile a intrecciare le vicende personali alla Storia, al suo racconto rigoroso e chiaro: il passaggio che porta al rovesciamento del governo filoamericano dello scià e all’insediamento di un governo del terrore, in cui ogni forma di opposizione viene sistematicamente e brutalmente, con processi sommari, eliminata, e dove le donne subiscono una pressione fortissima. Una storia estremamente complessa, che viene alla luce in queste pagine con tutta la sua durezza e la sofferenza che porta anche all’interno della casa della moschea. Aga Jan riesce, in un percorso lungo e difficile, ad affrontare il dolore, a sostenere gli altri, a mantenere un suo centro e una sua dirittura morale attraverso la forza della fede. Spesso lo sentiamo recitare versi del Corano, che hanno il fascino di poesie misteriose da reinterpretare ogni volta alla luce delle situazioni, angoscianti o gioiose, che si presentano nel corso della sua vita. Questa continua reinterpretazione, che lo scrittore ci regala, offre la chiave per capire come la religione possa essere vissuta intimamente in tanti modi diversi, nel rispetto degli altri e anche delle altre forme di religiosità; offre in qualche modo la possibilità di sciogliere, almeno in parte e almeno un po’ dentro noi stessi, le contraddizioni.

Paola Mastrobuoni

Con il prossimo mese si gioca facile, il Natale è sempre il Natale, ma le nostre libraie sapranno regalarci delle sorprese! Vi ricordiamo come sempre che siamo anche su facebook e instagram e che le foto di questo articolo sono di Tiziana Pennacchi: amica, lettrice, cliente e partecipante al gruppo di lettura che si riunisce alla libreria Tra le Righe, Books and The City (qui il link al gruppo di lettura con tutte le informazioni e gli aventi!) ed aspirante fotografa! 

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