Sono cresciuta con mia grandissima fortuna in una famiglia in cui sono sempre stata libera di dire tutto ciò che volevo e anche di fare quello che volevo, nei limiti del possibile, ovviamente.
Maturando, mi sono trovata (sempre con mia enorme fortuna) in ambienti e contesti che mi hanno fatto prendere coscienza di tante cose, tra cui cosa vuol dire essere donna, cosa vuol dire esserlo oggi, cosa sono io, in quanto donna. Tutto ciò mi ha fatto capire quanto io sia una persona libera, libera di dire quasi tutto.

Dopo l’importante lettura del libro King Kong Theory di Virginie Despentes ho capito che in quel quasi è raccolto tutto il peggio che le donne hanno subito e ancora subiscono nella società. In quel quasi c’è il patriarcato, che ancora non ci fa sentire emancipate al 100% di fare, comunicare, esprimere, perché se c’è anche una sola cosa che abbiamo timore a dire, che non sappiamo come esprimere e non vogliamo farla perché ci sentiamo donne e potremmo essere giudicate per le nostre espressioni, allora siamo di fronte ad un grave problema.

Tutti, sempre, si arrogano il diritto di dirci e di spiegarci come essere donna, come se fossimo delle proiezioni dei desideri altrui, non esseri in carne ed ossa con nostre volontà, la volontà soprattutto di essere ciò che vorremmo.
Essere donna oggi come ieri è difficilissimo e la Despentes riesce a concentrare, con la brutalità che solo la realtà può avere, in 128 pagine un quadro perfetto della situazione attuale. Non è un libro coraggioso, audace, nuovo, è un libro drammaticamente reale, non c’è nulla di coraggioso in ciò che viene scritto tranne il coraggio che dimostriamo tutte noi giorno per giorno, alle prese con soprusi, molestie, discriminazioni.

Dalle mestruazioni allo stupro, dalla canonicità della bellezza alla masturbazione, dall’oppressione al porno. Con estrema chiarezza ed un linguaggio cristallino, l’autrice parla di tutto ciò che ci riguarda, eliminando ogni orpello, ogni pudicizia, così riesce ad esprimere tutto, tutto ciò che serve per descrivere la società patriarcale che ci opprime, che ci vuole belle, zitte, madri, caste ma non troppo, intelligenti quanto basta, senza ambizioni.

“È incredibile che nel 2006, quando ormai un sacco di gente se ne va in giro con computer palmari, macchine fotografiche, telefoni, musica, rubriche digitali in tasca, non esiste l’ombra di un oggetto che ci si possa inserire nella fica quando si esce di casa, e che farebbe a brandelli il cazzo del primo stronzo che ci si infila. Ma forse rendere il sesso femminile inaccessibile con la forza non è auspicabile. Una donna deve rimanere aperta, e timorosa. Altrimenti cosa definirebbe la mascolinità?
[…]
Lo stupro è un programma politico preciso: ossatura del capitalismo, è la rappresentazione cruda e diretta dell’esercizio del potere. Designa una dominante e stabilisce le regole del gioco in modo da consentirgli di esercitare il suo potere senza restrizioni. Rubare, strappare, estorcere, imporre, che la volontà si eserciti liberamente e che goda della propria brutalità, senza che la parte avversa possa opporre la benché minima resistenza. Godimento nella distruzione dell’altro, della sua parola, della sua volontà, della sua integrità. Lo stupro è la guerra civile, l’organizzazione politica tramite la quale un sesso dichiara all’altro: mi arrogo tutti i diritti su di te, ti costringo a sentirti inferiore, colpevole e degradata.”

Lo stupro come parte di una politica, come programma, come obbiettivo, è una verità che turba profondamente, che mi ha sconvolta nel prenderne atto. Questo libro, mette davanti a verità che non avevo mai realizzato in modo così puntuale. Finalmente viene descritto quello che viviamo quotidianamente per quello che è: un continuo abuso di potere sulle donne.

Che non sono sola lo avevo capito, ma la Despentes è riuscita a concentrare anni ed anni di riflessioni che anche io in parte avevo fatto, di esperienze, di lotte, che mi hanno fatto sentire ancora meno sola. Ha detto ciò che in fondo, chi è abituato ad avere chiara la situazione su sé stesse e su ciò che ci circonda ha sempre pensato, ma l’ha detto meglio, attraverso una riflessione sociale, politica, personale ma al contempo universale.
Chi già sa, chi già ha vissuto alcune delle esperienze narrate si sentirà compreso e rappresentato dalle crudeli parole dell’autrice, chi ancora non sa o fa finta di non sapere aprirà leggermente gli occhi e rifletterà su un sistema malato di soggezione e violenza.
La vita a tratti estrema della Despentes si fa portavoce dell’attuale status delle donne, mette tutto a nudo, ogni esperienza, specialmente quelle negative dandole in pasto alle lettrici, affinché comprendano, capiscano, realizzino.
Il suo stupro, il suo rapporto con il sesso, la prostituzione occasionale diventano miti fondatori di una narrazione che concettualizza la questione femminile in modo includente e realistico.

“Quanto alla masturbazione femminile, basta parlarle intorno a noi: << Da sola non mi interessa >>, << lo faccio soltanto quando è da molto che non ho un ragazzo >>, << preferisco ci si occupi di me >>, << non lo faccio, non mi piace >>. Non so che cosa facciano tutte nel loro tempo libero, ma in ogni caso, se non si masturbano è evidente che i film porno, non essendo a vocazione variabile, difficilmente le interesseranno. Un porno è fatto per masturbarsi.
So bene che quello che fanno le ragazze da sole con il loro clitoride non mi riguarda, ma questa indifferenza verso la masturbazione mi turba comunque un po’: in che momento le donne si connettono con le loro fantasie, se non si toccano quando sono sole? Cosa conoscono di ciò che le eccita davvero? E se non sappiamo questo di noi, cosa sappiamo di noi, esattamente? Quale contatto stabiliamo con noi stesse quando il nostro sesso è sistematicamente accaparrato da un altro?”

Cosa sappiamo di noi esattamente? Dopo questa lettura sappiamo ancora meno, molto probabilmente. Siamo davvero qualcosa? Esistiamo per noi stesse o siamo frutto dei desideri e delle imposizioni di qualcun altro?
Non fare, non dire, non ridere troppo forte, non vestirti così, i capelli meglio lunghi, il salario meglio più basso, gli assorbenti meglio tassati, le molestie, lo stalking, lo stupro. Siamo vittime di un sistema che ci ha designato tali prima ancora che noi esistessimo, c’è da combattere ancora moltissimo, ma abbiamo anche combattuto moltissimo, portando a casa qualcosa: siamo molto più di quello che vogliono farci essere.

“Il femminismo è una rivoluzione, non una riorganizzazione delle indicazioni di marketing, non una vaga promozione della fellatio o dello scambismo, non si tratta soltanto di migliorare gli stipendi integrativi. Il femminismo è un’avventura collettiva, per le donne, per gli uomini e per gli altri. Una rivoluzione, ben avviata. Una visione del mondo, una scelta. Non si tratta di opporre piccoli vantaggi delle donne alle piccole conquiste degli uomini, ma di far saltare tutto.
E con questo, ciao, ragazze, fate buon viaggio…”