Il manifesto politico in senso stretto, rimanda subito ad un età che non è quella attuale, ci fa andare verso il passato, quando forti idee filosofiche e politiche si mescolavano in un linguaggio propagandistico che doveva convincere, fare proseliti, entusiasmare. Oggi siamo più abituati ad altri tipi di linguaggi, indirizzati attraverso i social network, slogan brevi, narrazioni veloci, niente filosofia, poca politica. Manifeste contra – sexuel è stato pubblicato in Francia nel 2000, arrivato in Italia per la prima volta nel 2002, viene riportato in una veste aggiornata nel nostro paese lo scorso anno, edito da Fandango.

Si tratta di un vero e proprio manifesto politico, densissimo di rimandi filosofici, sociali, antropologici, volto a creare una società nuova basata su una sessualità del tutto differente da quella che viviamo quotidianamente. Tutta la politica di Preciado si basa sullo studio, sull’uso, sulla narrazione legata al dildo, oggetto attestato già dal III secolo a. C. e conosciuto come imitazione del membro virile, veniva usato dalle donne per la masturbazione. “Il termine dildo in inglese fa la sua comparsa nel Cinquecento e sembra derivare dall’italiano diletto, con il significato di piacere o delizia amorosa.


Ma il dildo nel Manifesto assume un ruolo assolutamente centrale, come mezzo attraverso cui attuare la rivoluzione contro sessuale, spogliato del semplice significato di sostituto del pene, diventa la protesi attraverso cui tutti possono avere le stesse percezioni sessuali. Il nodo focale della politica controsessuale è il capovolgimento dell’eterosessualità e del mondo diviso nel suo netto binarismo: maschio/femmina. Il Manifesto si propone di essere la soluzione a questa divisione e di arrivare ad un mondo in cui non si ha bisogno del pudore, si ha una nuova narrazione che elimina il sessismo e tutto ciò che ruota intorno alla mercificazione sessuale ed anche intorno al mercato del piacere. Ridefinisce, ma soprattutto ridimensiona la portata e l’importanza del sesso nella società, tutto questo sintetizzato in 13 articoli, i punti chiave di tutto il lavoro di Preciado.

Questi 13 articoli sono volti a:

  • Abolire le denominazioni maschio/femmina corrispondenti a categorie biologiche, in tutti gli ambiti, anche quelli legali. Per fare questo, ogni nuovo corpo avrà due nomi: uno tradizionalmente maschile e l’altro tradizionalmente femminile.
  • Abolire il contratto matrimoniale eterosessuale e omosessuale e tutte le leggi derivate dalla condizione maschile o femminile, anche la trasmissione ereditaria di privilegi patrimoniali ed economici.
  • Creare nuove forme di sensibilità ed affettività da sperimentare collettivamente, come ridefinire le zone erogene, decentralizzare l’importanza sessuale del pene.
  • Creare dei contratti consensuali da tutte le parti che vi partecipano per ogni tipo di relazione controsessuale, sia essa romantica, asessuale, matrimoniale etc.
  • Separare nettamente le attività sessuali da quelle riproduttive.
  • Ridefinire politicamente e socialmente il cambiamento di sesso, di nome.
  • Abolire il nucleo familiare.
  • Decretare che tutti gli atti sessuali vengano considerati lavoro potenziale.

Si tratta di certo di cambiamenti enormi a cui la nostra società non penso sia pronta, io in primis vedo varie criticità nei punti del Manifesto ed in generale in tutta la filosofia legata al pensiero di Preciado, ma questo libro è stato utile anche per farmi riflettere sulle forme che la società ha imposto agli individui e che sono così radicate in noi da non vedere altre alternative, come quelle a cui è arrivato Preciado.
In particolar modo ho veramente apprezzato moltissimo e riflettuto, oltre che rimanerne abbastanza turbata da alcune delle verità esposte dall’autore, nei paragrafi che trattano dell’isteria e di come la donna e l’orgasmo femminile siano stati strumentalizzati per arrivare ad indurre la malattia e soprattutto le parti in cui si tratta dell’intersex.

L’intersessualità è propria di quei neonati i cui genitali non rientrano nelle “norme” e quindi nonostante quello che sarebbe il sesso biologico, conosciuto dall’analisi dei cromosomi, si affibbia a queste creature il sesso dettato dalle dimensioni del pene o del clitoride, sottoponendole a cure ormonali dai primissimi mesi di vita, fino ad oltre la pubertà e anche a una serie infinita di operazioni per far in modo che i genitali di questi bambini rientrino nella norma in relazione ai genitali dei coetanei del sesso, scelto a tavolino, per quel determinato individuo intersessuale. È efficacissimo e chiaro tutto il discorso etico che viene fatto dall’autore, che mi ha fatto pensare moltissimo a quanto ci possa essere di etico nel dare ad un neonato il sesso misurando i genitali e non rispettando né la biologia, né tanto meno le future volontà dell’individuo, perché (una delle cause segnalate come motivo di immediata attribuzione del sesso) i genitori non sarebbero in grado di approcciarsi ad un individuo intersessuale.

Sono moltissimi gli spunti, condivisibili o meno, che Preciado riesce a dare nel suo Manifesto e per quanto molte posizioni le abbia trovate lontane dal mio pensiero e anche poco calzanti nella società in cui viviamo, che credo non sia minimamente pronta per affrontare la rivoluzione a cui aspira l’autore, ho trovato tante idee, molti punti di vista che non avevo mai preso in considerazione e a cui comunque la mia conoscenza limitata della filosofia contemporanea e dell’analisi sociale non mi aveva mai portata, quindi è un libro che consiglio per avere un quadro molto più ampio delle restrizioni che la società ci impone, ma anche per capire le soluzioni, le idee che sono nate dalla narrazione politica e sociale che è stata finora nel mondo.