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"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

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King Kong Theory – V. Despentes.

Sono cresciuta con mia grandissima fortuna in una famiglia in cui sono sempre stata libera di dire tutto ciò che volevo e anche di fare quello che volevo, nei limiti del possibile, ovviamente.
Maturando, mi sono trovata (sempre con mia enorme fortuna) in ambienti e contesti che mi hanno fatto prendere coscienza di tante cose, tra cui cosa vuol dire essere donna, cosa vuol dire esserlo oggi, cosa sono io, in quanto donna. Tutto ciò mi ha fatto capire quanto io sia una persona libera, libera di dire quasi tutto.

Dopo l’importante lettura del libro King Kong Theory di Virginie Despentes ho capito che in quel quasi è raccolto tutto il peggio che le donne hanno subito e ancora subiscono nella società. In quel quasi c’è il patriarcato, che ancora non ci fa sentire emancipate al 100% di fare, comunicare, esprimere, perché se c’è anche una sola cosa che abbiamo timore a dire, che non sappiamo come esprimere e non vogliamo farla perché ci sentiamo donne e potremmo essere giudicate per le nostre espressioni, allora siamo di fronte ad un grave problema.

Tutti, sempre, si arrogano il diritto di dirci e di spiegarci come essere donna, come se fossimo delle proiezioni dei desideri altrui, non esseri in carne ed ossa con nostre volontà, la volontà soprattutto di essere ciò che vorremmo.
Essere donna oggi come ieri è difficilissimo e la Despentes riesce a concentrare, con la brutalità che solo la realtà può avere, in 128 pagine un quadro perfetto della situazione attuale. Non è un libro coraggioso, audace, nuovo, è un libro drammaticamente reale, non c’è nulla di coraggioso in ciò che viene scritto tranne il coraggio che dimostriamo tutte noi giorno per giorno, alle prese con soprusi, molestie, discriminazioni.

Dalle mestruazioni allo stupro, dalla canonicità della bellezza alla masturbazione, dall’oppressione al porno. Con estrema chiarezza ed un linguaggio cristallino, l’autrice parla di tutto ciò che ci riguarda, eliminando ogni orpello, ogni pudicizia, così riesce ad esprimere tutto, tutto ciò che serve per descrivere la società patriarcale che ci opprime, che ci vuole belle, zitte, madri, caste ma non troppo, intelligenti quanto basta, senza ambizioni.

“È incredibile che nel 2006, quando ormai un sacco di gente se ne va in giro con computer palmari, macchine fotografiche, telefoni, musica, rubriche digitali in tasca, non esiste l’ombra di un oggetto che ci si possa inserire nella fica quando si esce di casa, e che farebbe a brandelli il cazzo del primo stronzo che ci si infila. Ma forse rendere il sesso femminile inaccessibile con la forza non è auspicabile. Una donna deve rimanere aperta, e timorosa. Altrimenti cosa definirebbe la mascolinità?
[…]
Lo stupro è un programma politico preciso: ossatura del capitalismo, è la rappresentazione cruda e diretta dell’esercizio del potere. Designa una dominante e stabilisce le regole del gioco in modo da consentirgli di esercitare il suo potere senza restrizioni. Rubare, strappare, estorcere, imporre, che la volontà si eserciti liberamente e che goda della propria brutalità, senza che la parte avversa possa opporre la benché minima resistenza. Godimento nella distruzione dell’altro, della sua parola, della sua volontà, della sua integrità. Lo stupro è la guerra civile, l’organizzazione politica tramite la quale un sesso dichiara all’altro: mi arrogo tutti i diritti su di te, ti costringo a sentirti inferiore, colpevole e degradata.”

Lo stupro come parte di una politica, come programma, come obbiettivo, è una verità che turba profondamente, che mi ha sconvolta nel prenderne atto. Questo libro, mette davanti a verità che non avevo mai realizzato in modo così puntuale. Finalmente viene descritto quello che viviamo quotidianamente per quello che è: un continuo abuso di potere sulle donne.

Che non sono sola lo avevo capito, ma la Despentes è riuscita a concentrare anni ed anni di riflessioni che anche io in parte avevo fatto, di esperienze, di lotte, che mi hanno fatto sentire ancora meno sola. Ha detto ciò che in fondo, chi è abituato ad avere chiara la situazione su sé stesse e su ciò che ci circonda ha sempre pensato, ma l’ha detto meglio, attraverso una riflessione sociale, politica, personale ma al contempo universale.
Chi già sa, chi già ha vissuto alcune delle esperienze narrate si sentirà compreso e rappresentato dalle crudeli parole dell’autrice, chi ancora non sa o fa finta di non sapere aprirà leggermente gli occhi e rifletterà su un sistema malato di soggezione e violenza.
La vita a tratti estrema della Despentes si fa portavoce dell’attuale status delle donne, mette tutto a nudo, ogni esperienza, specialmente quelle negative dandole in pasto alle lettrici, affinché comprendano, capiscano, realizzino.
Il suo stupro, il suo rapporto con il sesso, la prostituzione occasionale diventano miti fondatori di una narrazione che concettualizza la questione femminile in modo includente e realistico.

“Quanto alla masturbazione femminile, basta parlarle intorno a noi: << Da sola non mi interessa >>, << lo faccio soltanto quando è da molto che non ho un ragazzo >>, << preferisco ci si occupi di me >>, << non lo faccio, non mi piace >>. Non so che cosa facciano tutte nel loro tempo libero, ma in ogni caso, se non si masturbano è evidente che i film porno, non essendo a vocazione variabile, difficilmente le interesseranno. Un porno è fatto per masturbarsi.
So bene che quello che fanno le ragazze da sole con il loro clitoride non mi riguarda, ma questa indifferenza verso la masturbazione mi turba comunque un po’: in che momento le donne si connettono con le loro fantasie, se non si toccano quando sono sole? Cosa conoscono di ciò che le eccita davvero? E se non sappiamo questo di noi, cosa sappiamo di noi, esattamente? Quale contatto stabiliamo con noi stesse quando il nostro sesso è sistematicamente accaparrato da un altro?”

Cosa sappiamo di noi esattamente? Dopo questa lettura sappiamo ancora meno, molto probabilmente. Siamo davvero qualcosa? Esistiamo per noi stesse o siamo frutto dei desideri e delle imposizioni di qualcun altro?
Non fare, non dire, non ridere troppo forte, non vestirti così, i capelli meglio lunghi, il salario meglio più basso, gli assorbenti meglio tassati, le molestie, lo stalking, lo stupro. Siamo vittime di un sistema che ci ha designato tali prima ancora che noi esistessimo, c’è da combattere ancora moltissimo, ma abbiamo anche combattuto moltissimo, portando a casa qualcosa: siamo molto più di quello che vogliono farci essere.

“Il femminismo è una rivoluzione, non una riorganizzazione delle indicazioni di marketing, non una vaga promozione della fellatio o dello scambismo, non si tratta soltanto di migliorare gli stipendi integrativi. Il femminismo è un’avventura collettiva, per le donne, per gli uomini e per gli altri. Una rivoluzione, ben avviata. Una visione del mondo, una scelta. Non si tratta di opporre piccoli vantaggi delle donne alle piccole conquiste degli uomini, ma di far saltare tutto.
E con questo, ciao, ragazze, fate buon viaggio…”

Tararabundidee feat. Tra le righe: LIBRI DI NATALE.

Natale è qui, le lucine, i babbi natale, il rosso, l’oro il cibo: siamo tutti prontissimi a festeggiare anche quest’anno il periodo più luccicante che ci sia. Per concludere al meglio quest’anno ho lasciato alle mie magiche libraie che ogni mese da un bel po’ ci fanno compagnia, la libertà di proporre un consiglio di Natale per tutti voi, fedelissimi lettori.

Quindi se siete in alto mare con i regali o volete proprio gustarvi un buon libro in queste feste, ecco due consigli per voi:

Il consiglio di Claudia:

Cari lettori, per questo Natale non posso fare altro che consigliarvi un libro meravigliosamente dolce, che mi ha lasciato un senso di speranza e mi ha fatto sentire davvero felice: Quel che si vede da qui di Mariana Leky, edito da Keller.
Un libro che parla di morte, di amore e di vita. Non sembra molto originale, vero? E invece l’autrice riesce a trattare questi temi triti e ritriti con una voce fresca, senza mai risultare banale né perdere profondità. È la storia di Selma, che può predire la morte anche se non sa dire con precisione a chi toccherà, di sua nipote Louise e del suo divenire donna, ma è anche la storia di tutti gli altri abitanti di questo fiabesco paesino della Germania, dell’ottico da sempre innamorato di Selma e della superstiziosa Elsbeth che ha un rimedio per ogni male. Questo bellissimo libro parla soprattutto di cosa ci rende umani. È una fiaba per adulti delicata ed ironica e io ve la consiglio con tutto il cuore.

Il consiglio di Paola:

Sylvie Schenk, Veloce la vita, Keller editore.
Cosa rende un libro prezioso, a tal punto che vorresti consigliarlo a tutti? Il romanzo che sto per proporvi risponde a questa caratteristica: non vi si raccontano storie straordinarie e mirabolanti avventure, ma una vita di ragazza e poi di donna che, come leggiamo nel titolo, scorre veloce, eppure densa. Lieve e dolente, sempre interessante nella sua semplicità, bella perché umana, forte e intensa. Siamo negli anni del dopoguerra, e da un piccolo paese in mezzo alle montagne la nostra ragazza si trasferisce a Lione per studiare: ha inizio così per lei l’apertura al mondo, alle idee che rendono una persona libera e unica, a una emancipazione prima di tutto interiore, alla conoscenza di amici e agli amori. Ce ne saranno di importanti, e la porteranno lontano. Ma senza svelare nulla del filo di un racconto lungo una vita, mi soffermo sulla scrittura bellissima di Sylvie Schenk, che riesce ad essere sempre intima, contenuta, profonda e coinvolgente… cosa aggiungere per convincervi a leggerlo?

Noi libraie di Tra le Righe abbiamo scelto per questo mese di dicembre due romanzi pubblicati dalla Keller editore, con l’idea di suggerire un legame nel lavoro di selezione accurata di una casa editrice e di una libreria indipendenti. Buone letture!

E con questo ultimo post del 2019, Tararabundidee e le libraie vi danno appuntamento a tanti nuovi consigli, polemiche, liste etc. etc. nel 2020!

Il pene del Senpai, Yoichi Abe.

Prima o poi tutti ci ritroviamo alle prese con una cotta. Una cotta magari passeggera, con tranquillità svanisce subito, ma ci sono quelle che sono alimentate da una serie di ambiguità e dolcezze che per chi le fa sono semplici gentilezze… ma per chi le riceve: incontrastabili conferme di un interesse profondissimo. Allora ci fissiamo, stiamo male, ma soprattutto desideriamo ardentemente proprio quella persona. Una persona a cui noi pensiamo intensamente, che oscura ogni altra possibilità, insomma quella persona che vogliamo a tutti i costi e che magari anche noi stessi depistiamo per non esporci troppo, parlandole di altri, arretrando quando si avvicina, insomma… tira e molla a parte, la cotta rimane e sarebbe così bello poter avere quella persona anche per poco, ma se ci fosse la possibilità di avere almeno una sua parte?

È più o meno così che inizia Il pene del Senpai di Yoichi Abe, un brillantissimo manga che descrive un mondo in cui si può tranquillamente tagliare il pene dagli uomini, senza che loro provino particolare dolore, ma soprattutto senza che l’appendice stessa ne risenta particolarmente. Insomma questa ragazza perdutamente cotta di un bellissimo ragazzo è proprio risoluta ad avere con sé almeno una parte di lui… quindi perché non il pene, visto che tagliarlo non ha grandi ripercussioni?

Il concetto base del manga è assolutamente geniale, i disegni sono kawaii, infatti pur parlando di peni l’erotismo è quasi del tutto assente. Non è sull’aspetto sessuale che Yoichi Abe si sofferma, ma più che altro va a delineare i rapporti che le ragazze hanno con i peni e con l’altro sesso in generale. Si parla di questo in 7 piccole storie che hanno come protagoniste ragazze diverse che si rapportano a questo “potere eviratore senza sforzo“. Si parla di coppie, della difficoltà di trovare una persona che piaccia completamente, della difficoltà di rimanere in una relazione, dei tradimenti, insomma di quello che capita tutti i giorni in ogni coppia: non sarebbe quindi meglio fare a meno del pacchetto relazione e usufruire solo del pene? Che tra l’altro non dà grossi disturbi, è relativamente docile, mangia anguria, deve essere un minimo controllato visto che tende a volersi riunire con la restante parte del corpo, ma tutto sommato meglio di fare la conoscenza con tutti gli amici, delle gelosie etc. etc.

Non essendo pratica della nomenclatura giapponese ero fermamente convinta che a scrivere questo originalissimo manga fosse stata una donna. A parte alcune scene creepy: tipo un pene che viene frullato e che quindi per una sensibilità verso il proprio corpo, pensavo non potesse uscire fuori da un uomo, in questo fumetto i personaggi maschili escono veramente a pezzi. Questo mi aveva fatto propendere su un’autrice donna, che va a riequilibrare una situazione in cui generalmente è la donna ad essere sessualizzata, utilizzata e soprattutto è sempre il corpo della donna ad essere particolarmente esposto. Qui abbiamo il contrario, l’uomo viene pensato non solo in quanto uomo ma soprattutto come portatore di pene. La personalità dei personaggi maschili non esiste a parte in una storia, tutto si muove solamente in relazione alla loro appendice. Questa spersonalizzazione degli uomini va a tutto vantaggio di una personificazione del pene. La cosa più bella è che comunque, come abbiamo riferito prima, non ci sono delle forti componenti sessuali quindi in realtà il pene non è solo soggetto del desiderio sessuale femminile, ma diventa il soggetto di una relazione a discapito dell’uomo stesso. Questo capovolgimento degli infelici standard e stereotipi a cui siamo sottoposte è molto intrigante e lo è ancora di più se a farlo è un uomo. Spazio ha ovviamente il piacere femminile, anche se non è manifestato molto a livello visivo, si parla molto del sesso per piacere e non come manifestazione più alta del sentimento amoroso, come viene dipinto sempre l’atto sessuale per le donne. Le donne provano piacere e non ci deve essere per forza un sentimento dietro e come dimostra questo fumetto, non ci deve essere dietro neanche necessariamente una persona. Ho trovato intelligentissima la linea narrativa di questo fumetto anche perché si lega alla masturbazione femminile che è sempre e comunque un tabù. Non solo appaiono peni recisi che saltellano dai corpi da cui sono stati tagliati, ma ci sono anche vibratori e altri strumenti di piacere, ma soprattutto il piacere femminile è al centro della narrazione. Il pene sostituisce l’uomo perché dà il piacere che serve senza tutto il resto e aiuta la donna a raggiungere un piacere disinteressato: quello che succede con la masturbazione, no? [Ora io non vorrei dilungarmi tanto su questo argomento, ma posso rimandarvi a chi di queste cose ne tratta sempre e soprattutto molto molto meglio di me, quindi se volete conoscere qualche opinione in più QUESTA è la cosa giusta da leggere! (E direi che potete anche seguire sessolopotessi su ig!)]

Posso dire che ho riso tantissimo mentre leggevo questo fumetto, alcune scelte grafiche e narrative sono così originali e surreali che veramente sono divertentissime. Nonostante questo lascia spazio alla riflessione perché anche se si parla in fondo di qualcosa di impossibile, riesce a far trasparire una vivida visione della quotidianità femminile che altri prodotti più realistici non trasmettono.

Concludo con un ringraziamento al signor Yoichi Abe che oltre a farci crepare dal ridere è anche riuscito a descrivere le donne non solo come amanti dell’amore, pulitine, senza il minimo briciolo di desiderio, ma come persone che hanno pulsioni, che fanno delle battute grevi, insomma, come siamo davvero.

Tararabundidee feat. Tra le righe, ep. 15: La Maschera

Carnevale quest’anno è arrivato ai primi di marzo. È una festa sicuramente divertente, gioiosa, ma è anche la festa in cui da sempre è avvenuto un capovolgimento, si dà vita a un particolare gioco delle parti e per quei giorni tutti possono essere quello che vogliono. Non ci sono ruoli, né regole, si può fare tutto. In molti casi però le maschere servono anche per nascondersi, per non far vedere chi si è e per agire indisturbati.

Insomma, il tema della maschera è da sempre legato a quello dell’identità ed è stato sfruttato ed utilizzato in tutti in modi possibili nella letteratura e ovviamente nel teatro. Abbiamo chiesto alla nostra libraia di Tra le righe, per il libro di marzo, di parlare di qualcosa che avesse a che fare proprio con la maschera e Paola ci parla infatti di Transiti. Secondo libro della trilogia di Rachel Cusk. Il primo libro si intitola Resoconto, ma anche se la protagonista rimane la stessa non è necessario leggerli in ordine.

Rachel Cusk, Transiti, Einaudi 2019 (trad. Anna Nadotti)

«… qualunque cosa vogliamo pensare di noi stessi, non siamo che il risultato di come gli altri ci hanno trattato.»

La letteratura è costellata di interrogativi su chi siamo veramente noi, come appariamo, come vogliamo mostrarci agli altri: un continuo gioco di specchi tra la nostra vera identità e la maschera che ci hanno chiesto di indossare o la parte che ci siamo imposti di recitare. Ed ecco che Carla mi chiede di pensare a un libro su un tale tema, complesso e molto trattato: la scelta è scivolata su un romanzo fresco di stampa, ma anche fresco nella sua originalità di scrittura, piana e profonda. La storia principale – quella di una scrittrice da poco trasferitasi a Londra con i suoi due figli, “in transito” verso una nuova dimensione dopo una separazione – ne contiene molte altre: la protagonista incontra tanti personaggi diversissimi tra loro, con i quali instaura un dialogo talmente intenso da risultare quasi una sorta di seduta psicoterapeutica. Alla fine di ogni racconto o microstoria il personaggio ha gettato la maschera, o almeno ha svelato una parte di sé che rimaneva nascosta e inespressa. Quasi senza volerlo, mossa solo da una curiosità che nasce senz’altro dalla sua professione di cercatrice e narratrice di storie, la protagonista incalza con delicatezza i suoi interlocutori, o viene semplicemente scelta per ascoltare lo svolgersi dei fatti e dei ricordi, le molteplici narrazioni di sé che ognuno di loro decide di raccontare. Che si tratti di un impresario edile, di un ex fidanzato, o di persone che ruotano intorno al mondo della scrittura, tutti aprono squarci di vita passata, spesso dolente, davanti agli occhi della donna, e nel parlare riflettono sui propri comportamenti, raccontano di abbandoni e durezze, ma mostrano anche lati sgradevoli, poco chiari della loro stessa esistenza. Rachel Cusk, attraverso il suo alter ego scrittrice, nota tutto con grande capacità evocativa, uno sguardo, un taglio di capelli, un modo di sedersi o di alzare un sopracciglio. E nello stesso tempo non è mai superficiale, affonda il coltello nelle vite vere delle persone e ci restituisce un quadro composito, inevitabilmente ponendoci domande altrettanto incalzanti su di noi, chi siamo e cosa vogliamo essere.

Paola Mastrobuoni

Qui potete trovare le scorse puntate, noi ci sentiamo il mese prossimo con un nuovo tema per il libro di aprile! Ah… dimenticavo, il libro sul tema che consigliamo l’avvocato ed io è La notte non vuole venire di Alessio Arena, in cui la protagonista Gilda Mignonette, sotto una maschera di fama, bellezza e lustrini nasconde un animo fragile e delicato, mentre la cara Esterina che sembra così anonima e buona darà del filo da torcere alla protagonista.

Le lettere dei poeti

Per un lettore non è facile, nella sua carriera, leggere tutte le opere di un autore e scoprire così la sua vera essenza. Ci affidiamo ai lavori maggiori, alle opinioni altrui e si va così sedimentando un’opinione su quell’autore che magari non è veritiera al 100%. In fondo un romanzo, una poesia, una canzone, è solo una piccola espansione, un breve momento della vita di chi scrive e non può contenere tutte le sfaccettature di un essere umano. Così siamo abituati a pensare che Leopardi vivesse soggiogato dalla tristezza e che Emily Dickinson fosse prigioniera della sua casa senza riuscire a catturare nemmeno una piccola emozione: sbagliamo.

L’Orma editore ha creato una collana, I Pacchetti, che oltre ad avere una veste grafica accattivante ed originale (si tratta infatti di libri da chiudere, affrancare e spedire); contiene lettere quasi totalmente sconosciute dei più grandi autori, pensatori e poeti. Visto che ci mancava un po’ di lirismo nella vita, noi abbiamo preso la Cassetta Verde, contenente le lettere di Giacomo Leopardi, Emily Dickinson, Arthur Rimbaud e Rainer Maria Rilke. Siamo rimasti folgorati.

Nei secoli l’immagine che evoca il nome di Leopardi è quella di un uomo malaticcio, che con una tosse perpetua è consumato da una tristezza incommensurabile, magari lo immaginiamo anche un po’ burbero: la vita lo ha messo a dura prova, come potrebbe gioire in qualche modo? E invece nella lettera all’amico ed editore Pietro Brighenti del 1821 dice:

“Io sto qui, deriso, sputacchiato, preso a calci da tutti, menando l’intera vita in una stanza, in maniera che, se vi penso, mi fa raccapricciare. E tuttavia m’avvezzo a ridere, e ci riesco. E nessuno trionferà di me, finché non potrà spargermi per la campagna e divertirsi a far volare la mia cenere in aria. […]

Amami, caro Brighenti, e ridiamo insieme alle spalle di questi coglioni che possiedono l’orbe terraqueo. Il mondo è fatto al rovescio come quei dannati di Dante che avevano il culo dinanzi ed il petto di dietro; e le lagrime strisciavano giù per lo fesso. E ben sarebbe più ridicolo il volerlo raddrizzare, che il contentarsi di stare a guardarlo e fischiarlo.”

Ora tralasciando il fatto che anche gli insulti nella penna di Leopardi si trasformino in pura poesia, in questa lettera è Leopardi che consola Pietro e lo fa con allegria ed ironia, due cose che non assoceremmo mai al suo genio. Opere ed autori in realtà sono cose diverse, ovvio non proprio estranee, ma sicuramente non possiamo conoscere la totalità di un uomo dalle opere che sono rivolte a un pubblico. L’intimità, l’essenza, non venivano gettate in pasto così. Bisogna quindi rivalutare, scavare, ricercare per restituire il vero essere di questi autori. In fondo erano geni enormi, sarebbe riduttivo ricondurre le loro personalità a una manciata di sentimenti e di pensieri. Che poi nelle loro carriere abbiano approfondito determinati aspetti piuttosto che altri è un’altra storia. Lo stesso trattamento di Leopardi l’ha avuto anche Emily Dickinson, tramandata come una poetessa molto sensibile ed estremamente solitaria, chiusa nei suoi abiti bianchi e ritirata, viene vista come una sacerdotessa della Natura, di cui coglie e descrive tutte le sfaccettature, ma che rimane estranea alle pulsioni e ai sentimenti “reali”. Una donna sola che parrebbe fare vita quasi monacale. No. Molte sono le sue lettere d’amore, alcune rivolte al giudice Otis Philipps Lord a cui ad esempio scrive:

“Non lo sai che <<No>> è la parola più selvaggia che affidiamo al Linguaggio? Lo sai perché tu sai tutto. Giacere così vicina al tuo desiderio – toccarlo mentre gli passavo accanto, perché ho il sonno inquieto e recalcitrante e spesso dovrei partire in viaggio dalle tue braccia attraverso la notte felice, ma tu poi mi riprenderai sollevandomi a te, non è vero? Perché è unicamente tra le tue braccia che chiedo di stare – e ti dico che se mai sentissi il tuo desiderio ancora più vicino di quanto lo sia stato nel nostro dolce passato, forse non resisterei e lo benedirei, perché devo e sarebbe giusto.”

Ma non è solo al giudice che scrive parole d’amore, alcune lettere sono infatti rivolte ad un misterioso Maestro di cui non si sa nulla di certo.

“Così caro mi diventò questo estraneo che se fosse stato – l’alternativa – al mio stesso respiro, avrei gettato via il mio fiato con un sorriso. Ah se Dio mi avesse concesso di poter respirare dove tu respiravi e di trovare – da sola – nella notte – il luogo in cui tu eri – Se non posso mai dimenticare che non sono con te – e che il dolore e il gelo ti sono più vicini di me. […]

Non so se tu possa farci qualcosa – Maestro – ma se l’avessi io la barba sulle guance – come te – e tu – avessi i petali di Margherita – e se a me tu ci tenessi – che ne sarebbe di te? Riusciresti a dimenticarmi in lotta, in rotta – o in terra ignota?

Anche l’animo che ci hanno tramandato essere mite e delicato, incline alla solitudine, della grandissima poetessa statunitense è solcato da un forte turbamento passionale. Niente è come sembra dunque, ma questo l’abbiamo già detto. Un’altra cosa che ci ha molto sorpreso di queste lettere, oltre ovviamente ad averci fatto cambiare le idee che avevamo su alcuni autori, è il lirismo. Insomma, qui si parla di lettere del quotidiano, di cose “normali”. Queste erano cose che scrivevano ai familiari, agli amici, ai fidanzatini e alle fidanzatine e le scrivevano così. Come se noi scrivessimo su whatsapp cose di un’altezza simile. È impensabile quanto ogni cellula di questi personaggi sia intinta di arte. E in questo senso la raccolta che più ci ha ammaliati è quella delle lettere di Rilke. Rilke è uno dei maggior poeti di lingua tedesca. La sua opera si lega molto ai simbolisti francesi e ai decadentisti. Una delle caratteristiche e dei temi più utilizzati dal poeta è senza dubbio la religione. Ma non è ovviamente di questo che parla la raccolta di lettere. Si spazia dalle fake news, alle lettere agli amici, alle vere e proprie dichiarazioni di poetica. Scegliere un solo passo è estremamente difficile: in ogni riga c’è poesia ed arte. Tutto in Rilke è poesia perché interiorizza con la bellezza delle parole, tutto ciò che percepisce.

“A differenza di lei, io non ho finestre che si affaccino sull’umanità e non le avrò mai. L’unico modo che conosco per accogliere gli altri è trasformarli in parole dentro di me, e negli ultimi anni mi interpellano solo attraverso due figure, partendo dalle quali giudico gli uomini nel loro complesso.”

Potremmo scrivere ancora tantissimo ma non sarebbe giusto. Dovete gustare anche voi la bellezza di questi testi, con sorpresa e ammirazione profonda come abbiamo fatto noi.

Atlante delle ceneri, Blake Butler.

Siamo di fronte ad una deriva politica, sociale e ambientale alquanto impressionante. Chiedere cosa verrà dopo questi momenti tumultuosi è lecito ma nello stesso tempo spaventoso. Potrà migliorare il nostro domani o andrà sempre peggio? 

Sono tanti i romanzi distopici che propongono visioni indesiderabili di quello che potrà avvenire in un futuro non determinato. Tra questi a rendere più difficili sogni di gloria e speranze collochiamo senza dubbio Atlante delle ceneri, Pidgin Edizioni. Definito come un romanzo a racconti, in cui si mescolano vari registri linguistici e stilistici, presenta un mondo totalmente alla deriva ed è davvero spaventoso. 

L’edizione è molto particolare: le pagine sono bordate di nero, le ceneri sembrano volare tra le pagine come se un incendio avesse rovinato l’involucro che contiene le tragiche storie. Anche se l’oggetto in sé sembra richiamare il calore del fuoco, appena ci si addentra nella lettura non si può fare a meno di vivere l’ossimoro che la scrittura gli propone: i racconti emanano putrescenza, marciume, si sente umidità. 

Le piaghe che colpiscono gli abitanti dell’Atlante sono varie: malattie, invasione di fango, pioggia di vetri. I racconti però più che soffermarsi sulle calamità, si soffermano sulle terribili perdite di chi le vive. Protagoniste indiscusse del libro sono infatti donne e madri che raccontano la scomparsa dei loro figli o in alcuni casi la comparsa di figli particolari, in un’epifania che diventa essa stessa calamità. È in questo modo che gli strazianti scenari, si mescolano ai lamenti di chi ha perso la propria ragione di vita. In tutto questo terribile avvicendarsi di brutalità, c’è spazio per la speranza? 

Quello che possiamo dirvi è che nonostante tutto il racconto affidato a voci femminili, che hanno visto spegnersi sotto i loro occhi il legame più forte che si potesse creare, porta in tutta questa disperazione intensi momenti di tenerezza. 

Ora sperando che nei prossimi giorni non pioveranno vetri o altri strani oggetti, lasciatevi suggestionare da questi spaventosi racconti e per farlo nel migliore dei modi il caro avvocato si è messo all’opera proponendovi una selezione musicale ad hoc per questa lettura:


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