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"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

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satira

La Fattoria dell’Animale, Antonucci, Fabbri, Boscarol.

“Viviamo tempi veloci.
Immersi in una realtà mordi e fuggi da consumare con superficialità, carichi di notizie e di eventi che siamo forzati a conoscere ma scoraggiati ad approfondire, al centro di una battaglia perenne in cui ci dobbiamo continuamente schierare, ma privati del tempo necessario per comprendere le ragioni del conflitto.
In tempi come questi, abbiamo scelto di raccontare una storia fuori dal tempo, ferma nel tempo, per azzerare tutto.”

La storia che raccontano Antonucci e Fabbri, con i disegni di Boscarol è tratta dalla celeberrima opera di Orwell “La Fattoria degli Animali”, solo che nella parallela opera a fumetti siamo più vicini ai nostri giorni e la critica non è più allo stalinismo che aveva per protagonista il maiale Napoleone, ma al populismo impersonato dal (sempre maiale) Capitano. Come nella crudele favola di Orwell anche qui gli animali si autogestiscono eliminando l’elemento umano, ma non lo fanno solamente per la voglia di autogestione a di autodeterminazione. Tutto parte da un terribile momento di crisi nella fattoria che però culmina in una storia losca di corruzione che vede protagonisti il fattore Ross e il progenitore di quella che sarà la nuova fattoria: il Senatore.

Nel fumetto viene descritta la storia e la crescita della fattoria, grazie alla narrazione fuori campo, di un maiale che vuole finalmente rivelare al mondo come si è creata la nuova struttura e come effettivamente si sia evoluta.
Conosciamo tutti i retroscena di questa nuova organizzazione politica e sociale e tutte le vicende che hanno portato il Capitano al potere. Da quello che sembrerebbe essere un maiale sorridente, positivo, impacciato e buono vediamo sotto i nostri occhi la trasformazione del Capitano in maialicida e terrorista, nel senso che diffonde terrore in tutti gli abitanti della fattoria a discapito di capri espiatori che gli servono per coprire le sue malefatte, visto che non si rivela essere poi così scaltro.

Ci sono molte differenze tra questa storia e la narrazione orwelliana, ma anche La Fattoria dell’Animale centra perfettamente l’obbiettivo, mostrandoci con personaggi atipici la nostra tipica quotidianità. La critica è feroce e impertinente, le risate sono effettivamente molto poche e molto poco sguaiate, perché purtroppo è tutto così vicino alla realtà, che c’è ben poco da ridere. Quello che viene raccontato come l’accanimento contro alcuni animali è tangibile nel nostro mondo, così come la stampa (qui capeggiata dai gatti) in balia del governo maialesco, ma anche tutta la vicenda che ruota intorno al Mulino, che poi si rivela essere una enorme presa in giro.

L’epilogo potrebbe essere una predizione del futuro prossimo, o forse è pure quella una fake news. Il fumetto è estremamente godibile e riesce a raccontare molte delle controversie che ci riguardano, il tutto è corredato dal bianco e nero di Boscarol che contiene la storia in tratti nervosi e grossi, divisi in parte nella solita squadratura con 6 vignette per pagina e in parte con splash page che riguardano sempre i maiali, a sottolineare quasi quello che poi emergerà nella storia culminando con lo slogan “Prima i maiali”, a evidenziare la centralità politica, governativa ed esecutiva dei maiali che sovrastano in ogni campo gli altri animali.

È una satira veloce, ma complessa in cui i riferimenti si mescolano tra Orwell, la politica nostrana con alcuni dei protagonisti più beceri o con la onnipresente campagna elettorale e il sempreverde mordente degli autori, che ci hanno già catturato con gli altri fumetti satirici come Quando c’era LVI e Il piccolo Fuhrer e che hanno solo riconfermato la bravura e il particolare occhio vigile nel raccontare la nostra quotidianità .

SS Tata, W. Leoni

Tutti abbiamo visto Heidi. Abbiamo quindi presente la straziante separazione dell’iperattiva bambina dal suo burbero nonno, per approdare ad una vita agiata sì, ma piena di limiti, barriere, regole e soprattutto vissuta con la signorina Rottenmeier.
Gli strampalati metodi pedagogici della signorina Rottenmeier non hanno solo distrutto la vita ad Heidi, ma hanno anche educato e preparato al peggio Klaus Von Truppen, il geniale scienziato protagonista di SS Tata, di Walter Leoni (Edizioni BD).

Siamo in un’Italia del futuro, ma estremamente immaginabile: perché la Destra ha creato un clima di odio e di paura, in cui dilaga la xenofobia, il razzismo e la paura per ogni ideologia diversa. In questo clima di terrore, Von Truppen sembra quasi un agnellino, sta nel suo laboratorio a cercare di clonare Hitler da un baffetto recuperato sulle Ande, suo unico obbiettivo praticamente da sempre. Lui è li quieto a casa sua, niente potrebbe turbarlo o distoglierlo dal suo intento, ma…

Arriva B. Yonzé, la bis – bis nipotina: un terremoto, un uragano che porta nella vita di Klaus tutto ciò che mai avrebbe pensato. All’inizio tra i due c’è una profonda diffidenza, Klaus non sa neanche come si deve trattare una bambina, sa come NON si deve trattare, ricordando i terribili momenti passati con la sua spietata tata, Rottenmeier. Presto però Klaus inizierà a empatizzare con la sua nipotina, ma soprattutto inizierà a capire quanto sia dannoso e spregevole uno stato razzista, discriminante, xenofobo, anche con chi, come B. Yonzé non può avere colpe. Il suo modo di vedere il mondo, la sua idea politica, cambieranno di pari passo con le discriminazioni che la sua nipotina subisce, solo perché è nera.

Il fumetto ha tre storyline principali:
– quella di Klaus nel presente, che vive per clonare Hitler, ma in realtà deve cercare di mantenere un equilibrio nel caos generato da B. Yonzé.
– Quella di Klaus nel passato, tormentato dal ricordo delle angherie subite da piccolo quando era educato dalla perfida signorina Rottenmeier.
– L’ambiente esterno, quello degli altri cittadini, in cui si vedono loschi personaggi di estrema destra che fanno campagne elettorali, vecchi intransigenti che guardano con sospetto tutto ciò che potrebbe danneggiare lo status quo e un talk show televisivo in cui si confrontano l’onorevole Zannoni e Antonio Segantini rappresentante, della resistente sinistra, a cui però non lasciano mai spazio, timoroso e debole, vorrebbe solo sostenere e magari riuscire ad esprimere una sua opinione, ma Zannoni e il conduttore non fanno altro che mettergli in bocca cose che non ha mai detto, per renderlo ancora più odioso alla maggioranza, che ovviamente, osanna il Premier Zannoni.

L’esterno si amalgama con la vita privata di Klaus e di sua nipote, che non riescono a vivere serenamente come dovrebbero poter fare un bis – bis nonno e la sua bis – bis nipotina. Attraverso una sagace critica di tutto ciò che già oggi possiamo appurare, uscendo semplicemente di casa, Leoni ci regala una storia divertente, ma che porta moltissime riflessioni. Anche se l’ambientazione e i personaggi sono estremamente sopra le righe, la trama espone tantissime verità e la speranza è che nel futuro, più persone sicure del loro credo pericoloso come Von Truppen aprano gli occhi su ciò che c’è dall’altra parte e sul male che generano, se poi diventano anche nonni grandiosi, tanto meglio.

La ventata di novità, di disordine ma anche di consapevolezza morale che porta B.Yonzé è sottolineata dall’autore anche graficamente. Nell’intervista che potete trovare qui, sul sito di Edizioni BD, infatti, a proposito delle tavole ricche di colori che esplodono solo dopo l’arrivo della bambina, quando invece le tavole precedenti sono in bianco e nero, dice che:

Prima della nascita di mio figlio, il mio mondo aveva morbidi ed eleganti colori pastello, basse saturazioni, sfumature, tinte autunnali e colori per lo più scuri. Era fatto di legno, cartone, grafite, acciaio, vetro… Poi sono arrivati pupazzi, copertine, tutine, giocattoli, e il mio mondo è stato travolto da colori accesi, violenti, fluo ed efferati arcobaleni: è stato uno shock cromatico. Ed è quello shock che ho voluto riprodurre nel fumetto. Ho cercato di dare ad ogni tinta un significato ben preciso perché aiutasse la lettura della storia e ne chiarisse il senso.

È stata una lettura estremamente piacevole, soprattutto grazie ai continui andirivieni nel passato e nel presente di Klaus che creano grande dinamismo, anche se la trama era già molto originale in partenza. Un finale scoppiettante e molto sorprendente concludono nel migliore dei modi questo grandioso fumetto!

I sopravvissuti – Hurricane

“Cari lettori,
sono uno stronzo,
ma cosa si farebbe per non morir di fame?”

Tacchino è uno dei protagonisti delle strisce di Hurricane, uscite prima su Linus e poi raccolte in questo voluminoso compendio da Eris Edizioni.

Tacchino ha fame e di fronte alla fame non c’è amicizia che tenga e nel mondo raccontato da Ivan Manuppelli… che ci piacerebbe definire post – qualcosa, ma che è molto più vicino al nostro di qualsiasi futuro immaginario, si danno dei buoni pasto a chi denuncia i disoccupati.
Lo Stato ha creato un modo tutto nuovo per far funzionare gli ingranaggi e proprio i disoccupati; questo problema enorme e irrisolvibile, avranno il ruolo, importantissimo sia chiaro, di trasformarsi nella fonte proteica per gli occupati: volete mettere? Così si risolvono i problemi!

In questo strano mondo fatto di habitat particolarmente scarni e di strane case che ci hanno ricordato vagamente le case sottomarine di Spongebob (che vi ricordiamo che rappresenta la strana e inquietante vita della barriera corallina trasformata dalla radioattività – sempre apocalissi in mezzo!), si muovono vari personaggi: volatili, cani, persone, figure amorfe, che tentano in tutti i modi di trovare un’occupazione e far fronte non solo alla fame, ma anche alle trappole che lo stato tende a chi non lavora.

Le soluzioni per sopravvivere ci sono e tra le varie rappresentate, quella che ci è sembrata di gran lunga la migliore, è fingersi morti e far finta di nulla, come Varnelli che però campa sulle spalle della povera Rosmunda che invece si uccide di lavoro, in miniera.

Nella prefazione a questo volume, scritta da Daniele Luttazzi, c’è già tutto quello che rappresenta questo libro e che Hurricane è in grado di comunicare e di creare, non vogliamo doppiare quello che è già noto, ma vogliamo sottolineare quanto il lavoro fatto da Ivan Manuppelli sia importante.
È una satira possiamo dire raffinata del nostro mondo, un quadro nitido e realistico dei guai che ci investono quotidianamente. Un libro amarissimo: ogni striscia ci porta al sorriso, ma niente grasse risate, perché siamo protagonisti, purtroppo, dei tanti riferimenti del nostro presente che Ivan dissemina nel testo.
Ci siamo ritrovati di fronte a delle tavole geniali, brillantissime, con episodi che trattano di educazione, consumismo, capitalismo, immigrazione e come non citare il meraviglioso episodio che vede protagonista Omino alle prese con la nascita e la convivenza con un “Neo fascista” spuntatogli sul sedere. Per non parlare del nostro personaggio preferito, il figlio di Rosmunda e Varnelli che gioca a fare il pensionato (e diciamoci la verità, la pensione di questi tempi la sogniamo tutti e nell’innocente gioco innocente del ragazzino c’è una speranza così rosea che il nostro presente non riesce a darci).

Tutto il nostro universo entra ne I Sopravvissuti, anche l’autore e gli editori, regalandoci delle bellissime pagine di metafumetto. La disastrata situazione che viviamo nelle nostre vitevere™ inquina ogni pagina, ogni vignetta in cui ormai neanche si parla più di esseri umani, ma di fortunati, sopravvissuti appunto, ad un mondo cannibale che si sta autofagocitando.
Si parla di uno Stato incurante dei bisogni dei cittadini, ma che li spreme e li sfrutta per sostenersi: oh è lo stato di oggi, mica si deve andare così lontano. Per questo, come dicevamo all’inizio è anche difficile pensare che la narrazione sia tutta proiettata in un futuro. Lo Stato che nel fumetto propone di eliminare i disoccupati o di far pagare pure l’aria che si respira è lo stesso che oggi mette l’iva al 22% agli assorbenti, che non assicura nulla ai lavoratori, che non sa come risolvere la questione dei disoccupati, o che specula sul futuro degli studenti, creando addirittura il debito d’onore con cui gli studenti ricevono un prestito per la durata del corso di studi che poi deve essere restituito tutto con interessi, come se il lavoro ce lo buttassero addosso con la pala e la gente è in grado di saldare i debiti.
Il nostro magico Stato è quindi questo ed è quello che delinea Hurricane, è uno Stato che ci inaridisce e ci fa aggrappare ad ogni piccola soluzione, rinunciando alla collettività, all’umanità stessa per spingerci avanti e guadagnare terreno; un po’ come fa Tacchino, oppure stanchi ci sotterriamo, annichilendoci come Varnelli, ma in fondo siamo sempre dei bambini che sognano in grande e che vogliono raggiungere quel magico momento: la pensione.

È come se Hurricane nei suoi personaggi avesse inserito tutte le caratteristiche che contraddistinguono gli esseri umani, non ci si immedesima in uno solo, ma in tutti insieme un po’ alla volta, perché ognuno rappresenta un momento della nostra vita atomizzata, in cui possiamo riconoscerci: tutte facce della stessa medaglia, tutte facce del nostro presente.

Mo leggetelo và.

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