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"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

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La madre di Eva, Silvia Ferreri.

Non ci siamo mai approcciati prima d’ora ad un libro che parlasse in modo così profondo ed accurato del cambiamento di sesso. Silvia Ferreri ne parla in La madre di Eva facendolo da un punto di vista nuovo che colpisce il lettore. A parlare è la madre di Eva, una madre dolce, gentile, attenta, ma che non riesce a spiegarsi perché qualcosa di così terribile possa essere accaduto alla sua famiglia. La madre narra la sua storia facendo entrare il lettore a piccoli passi, guidandolo in uno slalom tra presente e passato in cui conosciamo anche Eva.

9788896176511Eva ha 18 anni ed un solo e unico desiderio: diventare anche esternamente ciò che è sempre stata, un uomo. Eva aveva fin da subito le idee chiare, non voleva essere una femmina, non voleva gonne, bracciali, bambole in realtà non voleva nulla che non fosse il pisellino. Anche da bambina il più grande sogno era quello di essere un maschietto o meglio, un maschietto lo era già, voleva diventarlo anche fuori, voleva che tutti gli altri guardandola avessero potuto vedere com’era davvero. Eva è sicura di quello che desidera, sicura di quello che è, ma i suoi genitori… Pur assecondandola, mettendo il suo benessere e la sua felicità prima di tutto, facendo finta di niente, sono spezzati. Hanno messo al mondo una femmina e presto si ritroveranno ad avere un maschio, qualcosa che non hanno prodotto, qualcosa che non è propriamente loro, ma soprattutto qualcosa che non gli è riuscito bene. Perché Eva è un maschio nel corpo di una femmina, è qualcosa di strano, anomalo ed ogni volta che i genitori la guardano toccando il suo dolore, capiscono che è stato un loro sbaglio farla nascere femmina. Sono genitori attenti quelli di Eva, ma sono distrutti, piegati sotto le loro stesse scelte di cui non possono valutare i risultati. Eva sarà felice? È davvero questo quello che vuole? Gli interrogativi rimangono mentre Eva si lascia plasmare dal chirurgo, ogni suo connotato viene raschiato via. Nuovi pezzi faranno parte di lei, nuovi pezzi senza una storia, senza una crescita le daranno un’identità diversa. Tolto il seno abbondante che portava con sé umiliazioni, tolte le ovaie e l’utero che le imprimevano quel marchio di sangue che mensilmente ricordava a Eva cos’era realmente, tolto tutto inizia una nuova costruzione.

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Quello che Eva pensa, quello che Eva ha fatto il lettore lo conosce da sua madre. La posizione della protagonista di questo libro è a livello umano perfetta, un modello a cui tendere. Non si definisce una buona madre, ma per noi è una delle madri migliori che la letteratura abbia mai visto. La madre non solo asseconda Eva, la assiste, non lasciandola mai, anche se in un primo momento non riusciva ad accettare perché sua figlia fosse diversa, perché non fosse contenta di ciò che era. La felicità di Eva è l’unica cosa che importa e se questo significa lasciare che Eva si trasformi, va bene.

Non smetteremo mai di ringraziare Neo Edizioni per averci proposto questo libro, che è una delle migliori letture di quest’anno. Soprattutto ringraziamo Silvia Ferreri per l’audacia, per il coraggio, per aver fatto letteratura con un tabù, per aver parlato di qualcosa di fronte a cui tutti storcono il naso attraverso un filtro infallibile, quello di una madre. L’autrice ha creato un libro in cui la diversità viene superata, in cui non è il vero problema. Il fine ultimo non è la normalità, ma l’essere felici. La madre di Eva è la storia di una madre e del suo percorso, di una figlia e del suo cambiamento, di un padre troppo buono, di una famiglia che invece di vergognarsi e ricacciare le turpi volontà della propria creatura, le permettono di sbocciare. È un romanzo pregno ed intenso che prende le distanze dalla bellezza, dall’esteriorità, dall’apparenza per toccare l’essere e l’interiorità di ogni lettore.

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Tararabundidee feat. Tra le righe, ep. Pilota: LA LIBRERIA.

Ci siamo: diamo vita ad una nuova rubrica, che avrà cadenza mensile e porterà un po’ di novità in questo spazio. Abbiamo sempre cercato di variare non solo parlandovi di libri, ma anche di fumetti, facendo qualche intervista, stilando infinite listone su temi enormi, facendovi scoprire nuovi film e serie tv, siamo da poco approdati anche in radio e insomma cerchiamo di portare i libri nella vostra vita a 360°, ma non contenti ora porteremo nella vostra vita anche le nostre libraie.

libreria1Valentina, Paola e Tiziana sono le libraie della Libreria Tra le righe di Roma (Viale Gorizia, 29) che ogni mese vi daranno consigli di lettura su un tema. La libreria Tra le righe è la nostra preferita, è una libreria bistrot che offre ai suoi clienti ottimi dolci, tè, pranzi etc. ma non è solo per questo che è la nostra preferita. La cosa più soddisfacente quando si varca la porta di questa libreria è quella di essere riconosciuti: entriamo e ci chiamano per nome, ci fanno accomodare con gentilezza, sanno già cosa ci piacerebbe mangiare e bere, sanno già quale libro stanno scrutando i nostri occhi, tante attenzioni mirate, tante piccole coccole che anche a 274 km di distanza ci fanno sentire a casa per questo è la nostra preferita. Abbiamo portato genitori, zii, cugini, amici, tutti insomma a far conoscere questo posto magnifico e le sue splendide libraie ed è giusto che anche voi che ci seguite possiate conoscerlo, anche se solo virtualmente. Ora, dopo questo attimo di dolcezza, è giunto il momento di lasciar parlare le nostre libraie.

Quando e come è nata l’idea di una libreria?
(Valentina) Eravamo in due Giulia ed io, dodici anni fa, durante gli allenamenti di pallavolo abbiamo avuto questa idea, quasi dal nulla e poi siamo riuscite a realizzarla. L’idea era quella di una libreria piccola inizialmente, visto che eravamo solo in due, poi però ci siamo ampliati fino ad arrivare agli 8 soci odierni quindi sicuramente la possibilità di gestire uno spazio più grande con più libri. Fin da subito volevamo coniugare anche il bar ai libri ed essendo il primo anno in cui si poteva avere la concessione per il bar in libreria, abbiamo colto l’occasione ed eccoci qui.

Essendo una libreria indipendente, come scegliete i titoli da proporre?
La scelta si basa innanzitutto su quello che ci piace, ovviamente ci sono dei titoli e degli autori che sono obbligati, perché vendono e sono particolarmente richiesti. Dopo tutti questi anni però conosciamo bene anche la nostra clientela, quindi quando ordiniamo dei libri sappiamo già a quale lettore potrebbe piacere, a chi proporlo e molto spesso sono i clienti stessi che ci aiutano a scoprire nuovi autori, nuove letture interessantissime che poi ovviamente portiamo in libreria.

20171020_174601.jpgParlando proprio dei clienti quali sono gli autori che richiedono maggiormente? Invece da parte vostra quali sono quelli che consigliate?
Le richieste vanno per la maggiore su alcuni autori che non sbagliano mai un colpo come Philip Roth, Ian McEwan, Paul Auster; molto è ovviamente andata la Ferrante e con lei altri autori italiani come la Pietrantonio e Cognetti. Sono inoltre molto richiesti i grandi autori di gialli come: Nesbo, la Vargas, Camilleri, Manzini ed altri ancora come ad esempio il sempre richiesto Ken Follett o J. Howard, scrittrice dei Cazalet. Per quanto riguarda quello che consigliamo, su tutti ci sono Kent Haruf e assolutamente Stefansson i cui libri creano dipendenza, poi come abbiamo già detto abbiamo una clientela preparatissima che molto spesso fa conoscere a noi nuovi libri!

E invece le richieste più strane da parte dei clienti?
Come dimenticare chi ci ha chiesto se avessimo il catalogo dell’Ikea o per rimanere in tema di cose per la casa/ ferramenta, se avessimo una brugola.

Qual è la cosa più soddisfacente nel fare la libraia?
Tiziana: quando vedi la soddisfazione sulle facce delle persone dopo che hai consigliato un libro, sapere che gli è piaciuto, che hai letto i suoi desideri.
Valentina: vedere crescere con le tante letture consigliate, una timida ragazzina che è entrata in libreria a dodici anni e che adesso è una giovane donna profonda, sensibile e assolutamente splendida. E, non che me ne voglia prendere il merito, ma i libri sicuramente in qualche modo hanno influito.
Paola: acquisire la stima di una cliente particolarmente difficile e diffidente.

L’ultima: il vostro libro preferito!
Valentina: Eureka Street di R. M. Wilson.
Tiziana: Il giardino perduto di H. Humphreys (che per chi è attento vi avevamo consigliato qui).
Paola: Anna Karenina di Leo Tolstoj (che invece avevamo messo in quest’altra lista).

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Bene, ora vi lasciamo la recensione di Valentina, che ci ha parlato di un libro che parla di… Librerie! Ed è 84, Charing Cross Road di Helene Hanff, che non potete fare a meno di comprare perché le parole di Valentina sono meravigliose e convincerebbero chiunque!

20171020_174653.jpg“Non si può che scrivere, dovendo scrivere di un libro che parli di librerie, di questo assoluto, piccolo, inarrivabile capolavoro. Non amo i libri brevi, eppure questo libro è di appena cento pagine. Non sono in alcun modo un’appassionata di carteggi, eppure questo lo è. Un carteggio sublime. Lei è una scrittrice americana, un po’ ruvida, ci si può immaginare la sua abitazione sempre in disordine, con libri e fogli di carta un po’ ovunque. Si può immaginare il suo frigo sempre un po’ vuoto.  Lui è un libraio londinese. Si riesce ad immaginarne il colletto bianco inamidato dalla moglie, l’allegra confusione casalinga di due figlie ancora bambine e il silenzio immacolato della scrivania da cui risponde alle solerti missive di Miss Hanff. Che chiede libri su libri, di critica letteraria, di poesia, preferibilmente usati, perché ama quando un libro si apre proprio su quella che era stata la pagina preferita del suo precedente proprietario. Inizia una corrispondenza che porta ad un’amicizia che durerà per anni. Miss Hanff si premurerà di spedire cesti ricchi di quel che nella Londra del dopoguerra era un bene di lusso. Frank Doel cercherà per Miss Hanff i testi di difficile reperibilità che lei chiede, rendendola quasi sempre felice. Bellissimi sono i suoi insulti al composto libraio: “Che diavolo fa di se stesso tutto il giorno, se ne sta lì nel retrobottega seduto a leggere? Perché non prova a vendere un libro a qualcuno?”, confessando ad una cara amica che se non ci fossero 3000 miglia di distanza non sarebbe mai in grado di esprimersi con tanta sfacciataggine. Che meraviglia leggere le sue considerazioni, quando definisce il mondo in cui viviamo “misterioso”, poiché le consente di possedere per tutta la vita un oggetto così meraviglioso come un libro al costo di un biglietto per il cinema, e che se i libri avessero un costo legato al loro valore lei non potrebbe mai permetterseli. Un inno d’amore non solo alla lettura (“Ha per caso in libreria il diario di Sam Pepys? Ne ho bisogno per le mie lunghe serate invernali”), non solo alle librerie (“E’ il più delizioso vecchio negozio uscito direttamente dalle pagine di Dickens”) e ai libri, ovviamente, ma ad un modo di vivere, che si apre a legami forti anche con chi, alla fine, non si incontrerà mai per tutta la vita. Un legame nato da una passione comune, e andato avanti per l’incontro di due anime affini, generose e curiose. Forse bisognerebbe tirar via un po’ di polvere dalle nostre anime afflitte da una quotidianità a tratti spaventosa e caotica, e riscoprirci esseri umani, in grado di comunicare noi stessi, in maniera profonda, ad altri essere umani. In grado di accorgersi che magari, tra queste anime impazzite, c’è qualcosa che valga la pena di attenzione. E’ questo che Helene Hanff ci lascia in eredità. Quando era il mondo, appena uscito dalla seconda guerra mondiale, ad essere impazzito, quando anche la sua amata città di New York appariva ai suoi occhi efferata e brutale, lei riesce a trovare un rifugio per la sua anima laddove non avrebbe forse sperato, in una vetusta libreria di Londra, all’84, Charing Cross Road.”

Concludiamo questo super articolo di presentazione, questo esperimento con i nostri titoli sulle librerie: La quadrilogia del Cimitero dei libri dimenticati di Carl Ruiz Zafon, in cui si parla tanto di libri maledetti, librerie, biblioteche meravigliose, in una Barcellona d’altri tempi dal sapore magico. L’ultimo libro dei quattro magici volumi che parlano della famiglia Sempere ve l’abbiamo raccontato qui. Amanti dei libri, per quanto abbiate il pregiudizio che possa essere un autore ostico, difficile, erudito, non potete privarvi della lettura del miglior libro sui libri, sulla loro importanza, sulle biblioteche, sulla cultura (di cui vi abbiamo parlato qui e praticamente in tutti i book tag che abbiamo fatto), insomma fatelo sto sforzo, leggete Il nome della rosa!

Dopo questi moniti, vi diamo appuntamento al mese prossimo, il cui tema della nostra lista di consigli sarà… non possiamo dirvelo! A presto.


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Macumba, Mattia Iacono.

Macumba è una graphic novel scritta e disegnata da Mattia Iacono, da poco uscita per Tunuè.

Il termine Macumba viene dal bantu (lingua delle civiltà africane centro – meridionali), indica in generale la magia ed anche uno strumento musicale rituale. Questo termine è soprattutto usato nell’America Meridionale, specialmente in Brasile, per indicare pratiche religiose a carattere spiritistico, con fini propiziatori, che includono anche sacrifici rituali. In Italia Macumba non ha un’accezione così forte, ma indica il malocchio, che per chi ci crede è una piaga vera.

20171014_160203.jpg“L’uocchi ‘so pevo e le scoppettate” si dice da me (meno musicale e tradotto in lingua corrente sarebbe “il malocchio è peggio degli spari”) e così è per Bellini, l’archeologo scontroso ed ipocondriaco, protagonista del fumetto. Pur essendo un uomo di scienza, il signor Bellini si lascia prendere, complice una giornata no in una vita di perenne mediocrità e qualche bicchiere di ottimo whisky di troppo. Bellini è un uomo che si è lasciato sopraffare dalla vita: ha abbandonato la vocazione per l’archeologia, non ha lottato per tenersi accanto la donna della sua vita ed ora si ritrova insoddisfatto a vivere giornate monotone fino a che…

AHPUCH è il termine che porta Bellini in un’altra dimensione. Ahpuch è uno dei nomi usati per indicare il Dio della morte nella civiltà Maya e Bellini lo pronuncia leggendo l’incisione su delle statuette. In questa dimensione altra incontra tre spiriti che lo ammoniranno e gli sveleranno che gli rimangono solo 24 ore di vita, un attimo ed è subito Canto di Natale di Dickens, ma qui tutto prende una piega diversa. Bellini non passerà le sue ultime 24 cercando di cambiare, di migliorare o di fare qualcosa che non ha mai fatto prima, ma accompagnando il Dott. Cabrera, il personaggio più bello del fumetto, nelle sue quotidiane commissioni. Pur non essendo amici e non avendo nulla in comune, tra i due c’è una certa sintonia, soprattutto Cabrera prende veramente gusto a scherzare sugli stranissimi vaneggiamenti di un professore universitario che crede di essere vittima della macumba.

I personaggi di questo fumetto sono caratterizzati benissimo. La suggestione che s’impossessa di Bellini è simile in fondo a quella di un archeologo che dalle sue pietre vuole sviscerare i segreti del mondo. Ogni archeologo ha con le sue pietre un rapporto speciale, non è che tutti noi archeologi parliamo con i cocci e veniamo trasportati fisicamente in altre dimensioni, ma quasi: c’è un filo che ci lega ad ogni piccolo residuo di storia perchè da ognuno di essi si sviluppa la nostra ricerca e la nostra passione. Non voglio giustificare il comportamento esagerato di Bellini, ma tutti gli archeologi nel loro inconscio si fanno suggestionare dalla storia delle pietre. Sicuramente il fatto che Mattia Iacono abbia catturato l’essenza dell’essere archeologo, è una delle cose che ci ha fatto adorare questo libro, l’altra cosa è sicuramente l’apparato grafico. Con il suo stile personalissimo, l’autore riesce a creare dei personaggi che rimangono nel lettore, credo di non riuscire mai più a togliermi dalla mente lo sguardo perso e malinconico del Bellini affrontato a p. 19. Estremamente originale è poi l’uso dei colori, in una storia che parla di insoddisfazioni e di morte, il lettore si sarebbe aspettato una palette fredda e cupa, mentre si confronterà con i colori più disparati e vivaci, tra cui spicca un forte uso del magenta, che caratterizza i tre spiriti, disegnati con chiarissimo riferimento alla rappresentazione canonica delle divinità Maya, che stempera la dimensione in cui viene catapultato Bellini in cui tutto è assolutamente e profondamente nero.

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Un finale assolutamente inaspettato suggella questa equilibrata ed intensa graphic novel che ci ha sorpreso per la sua grande qualità, quindi non potete far altro che leggerla.


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Pensiero Madre, a cura di Federica De Paolis.

In Pensiero madre, edito da Neo Edizioni, sono raccolti racconti di autrici italiane e non, da Veronica Raimo a Chiara Valerio, da Carla D’Alessio a Silvia Cossu. Sono racconti che non solo si soffermano sulla maternità e sull’essere madri oggi, ma anche sull’essere donna. Pensiero Madre attraverso i suoi racconti più o meno autobiografici, presenta un quadro con voci di donne diverse, cercando innanzitutto di abbattere lo stereotipo n° 1: la donna tipo non esiste.

Pensiero-madre.jpgAlcuni racconti parlano di una maternità desiderata molto, di una lotta contro il tempo, contro la biologia, ma anche contro la società che ancora bolla le donne che non vedono nella maternità il fine ultimo della vita, come persone quasi non del tutto formate, come se il non voler mettere al mondo un figlio possa essere un handicap. Alcune donne si sentono messe alle strette, vedendo allora la maternità non come un desiderio, ma come un obbligo. Il racconto di Taiye Selasi parla proprio di quanto la società insista sulla condizione della donna madre/moglie attraverso programmi, articoli, riviste che pressano le donne single e non madri. Un figlio e prima una gravidanza cambiano tutto: i rapporti, il tempo, le abitudini e non tutte le donne sono pronte a questo stravolgimento, non tutte lo vogliono e questo non implica essere meno donna delle altre.

In Pensiero Madre si fa leva anche sull’essere figlie, Chiara Valerio nel suo racconto, dopo uno spauracchio, è e rimane figlia e si trova a riflettere sulle madri partendo dalla sua. “Tutte le ore sono delle madri. Essere madre è come avere tutto il tempo.” Essere madre è preoccuparsi sempre, fare e dare il meglio, avere tempo da dedicare. Passare da figlia a madre non è facile e lo dice anche Camilla Costanzo nella sua lettera ad una madre presente, che fa sempre la cosa giusta e di cui ha bisogno, da quando sente il desiderio di creare un’altra vita.

È ovvio che si parli anche di gravidanze inaspettate, prese bene o anche male. Uno dei racconti che ho trovato più fresco e completo è quello di Cinzia Bonnol che in pochissime pagine riesce a parlare di aborto, maternità, religione, etica, differenze razziali e anche di quanto l’atac possa essere una piaga. Una delle protagoniste di questo racconto non ha detto a nessuno di voler abortire, perchè pur sapendo di non andare contro nessuna legge ha paura del giudizio degli altri. Questa paura del giudizio non fa altro che sottolineare quanto sia difficile essere donna anche nella società moderna, che sembrerebbe pronta ad eliminare pregiudizi, stereotipi e malelingue, ma è ancora lontanissima dal farlo. Pensiero Madre è una lettura che le donne dovrebbero fare: aiuta a riflettere e testimonia le storie di chi, fregandosene del giudizio degli altri, ha imposto il suo modo di essere donna ed è magnificamente in piedi.

Né la maternità, né l’aborto, né la sterilità dovrebbe essere un metro di giudizio per farsi un’opinione. La società non può e non deve entrare nelle scelte personali. Essere donna può significare essere realizzata, madre, single, figlia, essere una donna significa quello che una donna vuole essere e grazie a Pensiero Madre, ogni donna potrebbe prendere più consapevolezza di questo.


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La nube purpurea, M. P. Shiel.

A tutti piacciono i tramonti, le nuvole colorate: “tra le rossastre nubi, stormi d’uccelli neri, com’esuli pensieri, nel vespero migrar”, diceva Carducci. Quanto potrebbe essere bello se, da queste nubi delicate si spandesse un intenso profumo di mandorle e peschi. Quanto è romantica questa immagine, quante sensazioni positive emana?

20171005_102441.jpgLa nube purpurea in questione, quella del romanzo di Shiel è una nube che corre, si spande per tutto il mondo, lasciando dietro di sé il suo inconfondibile profumo eau de mort. La nube purpurea è ciò che fuoriesce dal vaso di Pandora, dentro cui sono racchiusi tutti i mali. Al suo passaggio nessun essere vivente resiste, è una trappola bellissima ed intrigante. È un mostro informe che divora tutto ciò che c’è di vivo, tranne Adam Jeffson.

Shiel crea un portentoso e particolarissimo diario di viaggio, dove Adam, descrivendo i luoghi che visita ci porta in un mondo abitato solamente da cadaveri, ma procediamo con ordine. Adam Jeffson è un medico che grazie ad alcuni sotterfugi riesce ad imbarcarsi sulla Boreal: la nave che dall’Inghilterra raggiungerà il Polo. Raggiungere il Polo è per tutti un grande traguardo visto che la corona premierà il primo ad arrivarci; inizia così una sottile gara tra gli uomini della spedizione, in un freddo che castiga e che inizia in questi uomini, ma soprattutto in Adam, un processo che li spoglierà della loro umanità. Adam riuscirà a raggiungere il Polo, riuscirà anche a tornare indietro, ma non ci sarà nessun premio per lui o meglio non è rimasto nessuno a darglielo.

Quando Adam ritorna a Sud, lo accoglie un silenzio assordante, è il silenzio della morta che copre tutto. Anche lui aveva scorto la nube tossica, ma non avrebbe mai potuto immaginare il suo terribile potere. Inizia così per Adam una peregrinazione intorno al mondo, senza saper dove andare, cosa cercare. Le giornate diventano così tutte uguali: si va da un punto all’altro, per terra, per mare, si violano case, ma sembra non esserci nessuno…

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La nube purpurea è un romanzo veramente particolare. Crediamo che la prima parte sia quella più avvincente, le avventure sul Boreal, dove c’è ancora la recita dell’umanità, la lotta della sopravvivenza che si mescola a quella per la gloria, vengono messi in scena problemi etici, comportamenti, esseri umani. Quando Adam torna dal Polo lo stile diventa piatto. La narrazione è un mare in bonaccia, davanti, dietro cadaveri, nessuna interazione, nessuna progressione. C’è solo Adam con la sua ferinità e cattiveria, non perché Adam sia diventato una bestia, ma perché non può in alcun modo praticare il suo essere umano, né può vendicarsi di quella nube che ha reso la sua vita un inferno più duro di quello in cui sono finiti gli altri. Arriva per Adam il momento di esplorare tutti i misteri della solitudine, ogni angolo del mondo, ma le gite non riserveranno quasi mai sorprese.

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Gli diamo tre stelle perché è un libro particolare, una storia coinvolgente e che rimane nel lettore, ma la parte centrale era un po’ troppo monotona; rende tutto meno fluido di quello che poteva essere. Ovviamente è un gusto personalissimo, perché sappiamo che quel momento lento comunque serve sia per il significato allegorico del romanzo tutto, sia per la sua economia a livello narrativo, ma abbiamo trovato un po’ pesante leggere pagine in cui si avvicendavano gli stessi fatti.


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Dalla Russia con amore: come e quando la Russia entra nella letteratura.

Ottobre, il mese dell’autunno, dell’arancione, delle zucche, dei colori caldi… ma anche il mese della RIVOLUZIONE. Sono passati 100 anni dalla Rivoluzione d’Ottobre (25 – 26 ottobre del calendario giuliano, 7 – 8 novembre nel nostro) che segnò la fine del grandioso Impero russo e la presa di potere di Lenin. A seguito di questo avvenimento e della nostra ultima lettura, abbiamo deciso di parlarvi di alcune delle opere che possano aiutare a fare un viaggio figurato nello Stato più grande del mondo.

20170928_112219.jpgDiciamolo pure tranquillamente: la Russia è un posto esotico. Pur essendo non lontanissimo, è semi – sconosciuto, lontano nella storia e nelle tradizioni. Non è prettamente europeo, ma nemmeno orientale. È un’isola di 17.125.191 km² che si è chiusa ed ha sviluppato una cultura, una storia, un modo di vivere del tutto originali. Volevamo far un piccolo excursus storico, ma l’articolo è già lunghissimo così; quindi eccoci a descrivervi capolavori letterari di autori mirabili che hanno parlato della Russia aiutati dal brillante saggio di Nabokov: Lezioni di letteratura russa, ora edito da Adelphi.

Nabokov dice che la letteratura russa non è come le altre che hanno avuto un periodo di incubazione, per poi avere una produzione di opere notevoli relativamente costante durante la storia. Per la Russia c’è stata una singola esplosione durata poco più di un secolo che abbraccia tutto l’800. Dal regime nulla può più chiamarsi letteratura. Le dure pressioni del regime sugli artisti hanno fatto sì che non ci fosse una libertà creativa, ma una letteratura uniforme e banale piegata a fini politici.

Chi ha dato vita al secolo d’oro della letteratura russa è Aleksand Sergevic Puskin, poeta, drammaturgo e scrittore, fondatore della lingua letteraria russa, manipolata e trasformata da Gogol. Nabokov dice che chi vuole conoscere la Russia deve allontanarsi dalle opere di Gogol, esse non rappresentano la realtà, anche se apparentemente sembrerebbe così. In Le anime morte ci sono ovvi riferimenti ai servi della gleba: questo potrebbe far pensare ad un romanzo di denuncia della questione contadina, scritto contro il governo zarista. Lettori e critici interpretarono le anime morte in questo senso, cosa che ci dice Nabokov, offese Gogol. L’intento di Gogol non era denunciare, era creare. Crea infatti il bellissimo personaggio del truffatore Cicikov, crea nuove parole, inventa personaggi che prendono in giro il lettore. Niente secondi fini dunque: “art for the art sake”. Se Gogol non è uno scrittore attraverso cui si può conoscere la Russia, per Nabokov men che meno lo è Dostoevskij. Uno scrittore mediocre, banale ed altri insulti che non citiamo. In realtà insulti a parte, l’analisi di Nabokov ci sembra giusta. Dostoevskij inventa un tipo di cristianesimo nevrotico a cui aderisce e verso cui spinge i suoi personaggi. Pur disprezzando l’Occidente ne subisce l’influenza, diventando il più europeo degli scrittori russi, cosa che lo allontana ulteriormente dal poter creare un quadro realistico e prettamente “russo” nei suoi romanzi. Ma soprattutto i suoi personaggi non hanno in loro niente di russo, o francese, o tedesco perché sono tutti psicolabili, malati: “il lettore non si immedesima, né gode della genialità dei caratteri di Dostoevskij perché hanno perso l’umanità.” Con queste premesse forse è vero che Dostoevskij non riesce a far entrare troppo l’essenza russa nei suoi romanzi. Nabokov comunque, mettendo da parte l’odio consiglia Il sosia come miglior prova di Dostoevskij scrittore. Noi dalla nostra bassissima sapienza abbiamo letto Le notti bianche (Clichy Edizioni) che non ci era dispiaciuto, abbiamo anche iniziato più volte I fratelli Karamazov, fallendo però miseramente. Tolti due pesi massimi, chi leggere per conoscere la Russia?

tumblr_oqdokrszbm1tgq4svo1_1280.jpgTurgenev potrebbe essere un nome plausibile. Nel suo Padri e figli analizza i russi travagliati dal loro conflitto interiore che li vede carichi di buone intenzioni, ma fondamentalmente inefficienti. Attraverso il personaggio di Bazarov si riescono poi a conoscere correnti religiose, politiche e di pensiero che interessavano la Russia in quegli anni (anni ’60 del XIX sec.). È inoltre un libro che indugia molto sulla formazione della famiglia tradizionale russa, sui rapporti interpersonali tra aristocratici e borghesi dando al lettore un quadro abbastanza reale e veritiero della Russia. Ovviamente non aspettatevi che per Nabokov, Turgenev sia tutto rose e fiori: lo considera godibile, ma non un grande scrittore, ha il vizio di perdersi nei dettagli, dire al lettore troppo, insomma siamo sulla sufficienza.

Ci avviciniamo ancora di più alla meta con Checov: scrittore di commedie e racconti. Il clima in cui Anton Checov vive la sua infanzia è pieno di soprusi e violenza: viene da una famiglia di servi della gleba, costretto a lavorare sempre e per questo a non poter impegnarsi al massimo negli studi; cosa che non impedirà al suo genio di venire fuori. I suoi racconti e le sue opere teatrali hanno infatti un enorme successo: le sue esperienze dirette, la sua vicinanza alle classi più umili, faranno sì che i suoi scritti siano reali, senza apportare quell’aura di miglioramento o di idealizzazione delle classi meno abbienti, che ad esempio utilizzava Turgenev. Tra i Racconti che più ci hanno colpito c’è sicuramente “Nella bassura”.

annakarenina.jpgNessuno però riesce ad immergere il lettore in un altro clima, in un altro luogo, nessuno porta prepotentemente la Russia nei suoi romanzi come Tolstoj. Nabokov parla di Tolstoj con una devozione ed un’ammirazione commoventi. Subito ci è venuta voglia di leggere Anna Karenina in cui la Russia è viva. Non solo esiste nella descrizione dei protagonisti, nella moralità che spingerà Anna al suicidio, ma anche nella descrizione degli affari. C’è poi una vivida ed esattissima descrizione temporale nella vita russa, dei doveri, degli svaghi, dei minuziosi spostamenti, anche della situazione dei trasporti, del cibo, il tutto contenuto in una prosa meravigliosa, da uno stile prezioso che fa il verso a Madame Bovary stravolgendolo completamente. Con il grande Leo si chiude quella temperie artistica di assoluto livello che interessa la Russia nell’800.

La Russia con il suo esotismo, ha però interessato tantissimi autori che l’hanno scelta come location per i romanzi, prendendo a grandi mani dalla cultura di questa terra, tra i libri in cui la Russia ha un posto d’onore vi citiamo:

Bagliori a San Pietroburgo di Jan Brokken che racconta S. Pietroburgo e la meraviglia che gli ha suscitato visitandola, parlando di alcuni dei mostri sacri sopra citati, di Rasputin, di Esenin e tutti i personaggi che l’hanno resa magnifica.
Mio padre la rivoluzione di Davide Orecchio, che attraverso una serie di racconti sui principali protagonisti della Rivoluzione d’Ottobre, mescola storia e fiction, dandone una lettura fantasiosa e originale. (da poco in libreria).
L’ultima favola russa di Francis Spufford, anche questa una raccolta di racconti particolare, che mostra la Russia tra gli anni ’60 e ’70, attraverso gli occhi di personaggi noti e non. Tra i racconti più belli ci sono quelli del matematico Kantorovic e quello legato a Krusciov.
L’arte nella tempesta: L’avventura di poeti, scrittori e pittori nella rivoluzione russa è il libro postumo di Tzvetan Todorov che ci dà ancora un’altra versione della Rivoluzione Russa, raccontando le vite di artisti ed intellettuali dell’epoca, di chi inizialmente entusiasta si trovò completamente deluso dalla nuova politica a combattere tempeste interiori.
Un po’ di sano romanticismo non può mancare quindi: L’ultima zarina di Greg King, racconta la storia della zarina Alexandra, ultima principessa consorte dell’impero Russo.
Sasenka di Simon Montefiore, in cui si racconta la storia di Sasenka che ha parte attiva nella Rivoluzione, la sua storia e più in generale quella della Russia verrà poi scoperta da una studentessa molti anni dopo.
Concludiamo la nostra carrellata con Sinfonia Leningrado di Sarah Quigley, che in una Russia tormentata dal freddo, dalla guerra, dalla povertà degli anni ’40, mette in scena il gesto eroico di ricostruire l’Orchestra Radiofonica che si trova ad affrontare un periodo nero e non ha nè i mezzi, nè i musicisti per farlo. Ci immergiamo così in un racconto particolare che però esalta anche il legame con l’arte e con la musica che la Russia ha sempre avuto.

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Se siete davvero arrivati fino a qui, wow! I nostri più sentiti complimenti, vi meritate un enorme abbraccio virtuale per il coraggio. Se avete dei titoli da consigliarci siamo tutto orecchi, se volete maledirci perché questi articoli sono troppo lunghi, lo saremo uguale, se poi vi piacciono, ve ne siamo grati! Alla prossima.


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