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"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

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Atlante delle ceneri, Blake Butler.

Siamo di fronte ad una deriva politica, sociale e ambientale alquanto impressionante. Chiedere cosa verrà dopo questi momenti tumultuosi è lecito ma nello stesso tempo spaventoso. Potrà migliorare il nostro domani o andrà sempre peggio? 

Sono tanti i romanzi distopici che propongono visioni indesiderabili di quello che potrà avvenire in un futuro non determinato. Tra questi a rendere più difficili sogni di gloria e speranze collochiamo senza dubbio Atlante delle ceneri, Pidgin Edizioni. Definito come un romanzo a racconti, in cui si mescolano vari registri linguistici e stilistici, presenta un mondo totalmente alla deriva ed è davvero spaventoso. 

L’edizione è molto particolare: le pagine sono bordate di nero, le ceneri sembrano volare tra le pagine come se un incendio avesse rovinato l’involucro che contiene le tragiche storie. Anche se l’oggetto in sé sembra richiamare il calore del fuoco, appena ci si addentra nella lettura non si può fare a meno di vivere l’ossimoro che la scrittura gli propone: i racconti emanano putrescenza, marciume, si sente umidità. 

Le piaghe che colpiscono gli abitanti dell’Atlante sono varie: malattie, invasione di fango, pioggia di vetri. I racconti però più che soffermarsi sulle calamità, si soffermano sulle terribili perdite di chi le vive. Protagoniste indiscusse del libro sono infatti donne e madri che raccontano la scomparsa dei loro figli o in alcuni casi la comparsa di figli particolari, in un’epifania che diventa essa stessa calamità. È in questo modo che gli strazianti scenari, si mescolano ai lamenti di chi ha perso la propria ragione di vita. In tutto questo terribile avvicendarsi di brutalità, c’è spazio per la speranza? 

Quello che possiamo dirvi è che nonostante tutto il racconto affidato a voci femminili, che hanno visto spegnersi sotto i loro occhi il legame più forte che si potesse creare, porta in tutta questa disperazione intensi momenti di tenerezza. 

Ora sperando che nei prossimi giorni non pioveranno vetri o altri strani oggetti, lasciatevi suggestionare da questi spaventosi racconti e per farlo nel migliore dei modi il caro avvocato si è messo all’opera proponendovi una selezione musicale ad hoc per questa lettura:


L’Indie BBB Café questo mese ospita Pidgin Edizioni e noi  siamo anche qui: Tararabundidee su facebook e instagram.

So’ ragazzi.

Luna del Mattino, F. Cattani & The End Of A Fucking World, C. Forsman.

Ci siamo trovati a leggere in pochissime ore due fumetti e a cogliere una composizione simile di base. Due storie diversissime che però affondano le lame in due vite adolescenziali complesse e terribili.

Adolescenza: L’età della vita umana interposta tra la fanciullezza e l’età adulta. È un periodo particolarmente problematico dell’esistenza, specie per le risonanze psicologiche del mutato rapporto tra l’adolescente e il proprio corpo.

Del rapporto col proprio corpo c’è poco in entrambi i fumetti, perché non serve. Come ogni storia adolescenziale che si rispetti c’è l’incontro con la sessualità e con il proprio corpo, ma il fulcro non è questo. L’attenzione è tutta sul rapporto mutato con il mondo e con la società che circonda i due protagonisti: Tommi (Luna del Mattino) e James (TEOAFW). I due fumetti portano il lettore a svegliarsi in modo violento e traumatico e a correre insieme ai due personaggi. Se c’è qualcosa che accomuna questi due fumetti è la velocità. Velocità nella lettura, ma soprattutto nell’azione: si corre, si deve correre per sfuggire alla cattiveria, per rimanere in vita. 

The End of the Fucking World di Charles Forsman, edito in Italia da 001 edizioni, è un fumetto compatto che racconta la storia di James e di Alyssa. James è un personaggio turbato e sconfitto da un’infanzia che l’ha messo a dura prova. È rivalsa quella che cerca? Pace? Forse cerca solo un modo di vivere diverso, cerca un brivido che lo scuota dall’indolenza in cui è precipitata la sua vita. Con Alyssa accanto, per cui prima prova quasi un’indifferenza, un sentimento che viene dimostrato ma che non è reale, corre. Scappa dalla tutto, ma la fuga caratterizzerà la sua vita fino all’ultima pagina. Una serie di reati, delitti e violenze, costringeranno i due ragazzi a doversi nascondere. 

Sono pagine violente e amare quelle di Forsman; caratterizzate da un’attenzione ai personaggi e a nient’altro. Non serve la specificità dei luoghi o dei tempi in cui le azioni sono svolte, per far entrare il lettore nella vita violenta di James. I paesaggi sono appena abbozzati, mentre spesso Forsman si concentra, comunque con pochissimi tratti, sui volti dei due personaggi principali. Graficamente scarno e minimale, il fumetto spinge lo sguardo del lettore a correre tra le vignette (generalmente 6 – 8 per pagina) per arrivare con il fiatone al finale: che rimane tutto sommato aperto. C’è speranza dunque?

Luna del mattino di Francesco Cattani edito da Coconino, ha per protagonista Tommi. Siamo di fronte ad una storia più strutturata: i personaggi sono molti di più, anche se il protagonista è il piccolo Tommi, chiamato a crescere di colpo in 24 ore. Anche Tommi è un adolescente con una storia problematica, ma a differenza di James Tommi non vuole scappare a tutti i costi. Ribelle, ma dolce e vittima dei comportamenti strafottenti e crudeli degli adulti, vorrebbe semplicemente vivere la sua età. Questo però non è possibile. In un mondo in cui i familiari sono troppo presi dai vizi dell’umanità, Tommi deve fare l’adulto per sé e per tutti gli altri.

Struttura diversa anche a livello grafico, più lenta e più caotica. I piani della realtà e dell’immaginazione si intersecano, facendo prendere tempo al lettore che si perde nella mente e nelle fluttuazioni dei vari personaggi, distraendo per un attimo dalla principale corsa contro il tempo di Tommi. L’impalpabilità della realtà in cui vive Tommi è sottolineata dalla scala di grigi usata. Non siamo infatti di fronte ad un bianco e nero, ma ad un bianco e grigio: più delicato, ma anche meno netto. A differenza di Forsman, Cattani crea delle pagine ricche di corpi e di dettagli. I visi sono ben caratterizzati, così come i luoghi e quando l’autore ci porta nelle menti e nelle visioni distorte dei personaggi, le vignette si affollano: stranissime figure si agitano sotto gli occhi del lettore, portandolo in un caos straniante.

La tragedia fa tutto il possibile per svolgersi in un giro di sole 24 ore o poco più.

Dice Aristotele nella Poetica e così è per Luna del mattino, che oltre all’unità di tempo aristotelica, pare abbia anche l’unità di luogo (in fondo è vero che si usa un’auto, ma gli spostamenti sono minimi, i luoghi relativamente circoscritti: scuola, sexy shop, il bar da Mario, l’ospedale) e di azione: la storia è unica, senza sottotrame, storyline che si perdono, c’è solo qualche vignetta che spiega la vita degli altri personaggi, senza mai perdere di vista Tommi. Insomma una tragedia vera e propria. Familiare, ma anche e soprattutto personale. Tommi è catturato: ostaggio del fratello e delle sue dipendenze, ma che nonostante tutto cerca di assecondare. Visioni, allucinazioni, incidenti riusciranno a liberare Tommi da tutto quello che lo schiaccia?

Due storie nere, crudeli con personaggi disastrati e distrutti. È questa l’adolescenza? Anche. Tommi e James rappresentano l’emblema di vite spezzate e di un’indolenza che fatica a essere superata. Se alla fine saranno loro a trionfare sulla merda che li circonda non lo sappiamo, ma in entrambi i casi gli autori, dopo aver preso a pugni la nostra realtà con due vite violente, lasciano uno spiraglio: sta a noi decidere come si evolvono le storie dei due ragazzi. 

 “La vita ti sorride, sì?”
“Come no”, fece non meno paragulo il Riccetto.

Pier Paolo Pasolini, Ragazzi di vita.


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Lo scontro quotidiano, M. Larcenet

Pare che se a scrivere e disegnare il quotidiano sia Larcenet, questo possa diventare meraviglioso, interessante e avvincente.

L’autore francese pubblicato da Coconino Press in Italia, in questa graphic novel: Lo scontro quotidiano, narra la vita di Marco. Una vita come tante in cui perdersi e immedesimarsi, fino a diventare noi stessi protagonisti.

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Marco è un fotografo insoddisfatto, assolutamente provato da un’esistenza che lo opprime. Il suo lavoro di reporter è diventato praticamente una croce; cerca quindi di disintossicarsi passando del tempo nella campagna francese. Non è l’insoddisfazione lavorativa l’unico ostacolo per la serenità di Marco, ci sono anche gli attacchi di panico ad esempio che cerca in tutti i modi di controllare e che Larcenet sottolinea graficamente schizzando le pagine di rosso. Ma il quotidiano è imprevedibile e minerà Marco in altri modi.

È molto difficile tenersi sul vago e non svelarvi nulla, ma se anche ci soffermassimo su alcuni particolari vi toglieremmo il piacere della scoperta e non è quello che vogliamo. Quello che sentiamo però di dirvi è che non ruota tutto intorno a Marco e al suo scontro quotidiano. Attraverso i suoi personaggi, Larcenet, descrive una parte della storia della Francia. Si inizia con la Guerra d’Algeria (1954 – 1962) terribile pagina della storia francese, solcata da attentati, torture e genocidi fino ad arrivare all’attualità, alla critica della politica francese. Si parla di deriva, di politiche del lavoro, di tolleranza e anche di libertà. In questo caso specifico tutto ruota intorno alla chiusura di un cantiere navale che è stato culla di Marco e di tutti i suoi affetti. Il cantiere viene mostrato pochissimo nel fumetto, ma racchiude un’idea centrale. Rappresenta non solo un posto di lavoro, ma anche casa, tepore, unione. Da luogo in cui crescere diventa il luogo per cui si combatte e si resiste, perché in fondo è il luogo che ha permesso a tutte le famiglie dei dintorni, di vivere. Il cantiere rappresenta quindi tutto, ma lo rappresenta per pochi e in nome della modernità e non solo di quella, viene fatto spazio al nuovo senza alcun ritegno.

Sono tanti gli spunti di riflessione che vengono fuori dalla lettura di queste pagine. Un altro elemento che secondo noi è focale è il senso di colpa. Sicuramente quello di Marco che in alcuni casi rimpiange di non essere stato quello che gli altri si aspettavano fosse, quel senso di colpa che sa di delusione, di rimpianto. Ma è un altro personaggio ad impersonare questo sentimento e far riflettere di più, perché rappresenta un senso di colpa così potente e grande, che pochi esseri umani si portano dentro. Il veterano della Guerra d’Algeria, pensiamo sia il personaggio più bello creato in questo universo da Larcenet. Lui deve convivere con le atrocità di cui è stato protagonista passivo e attivo, ha visto la morte dei suoi compagni, dei suoi nemici, l’ha provocata lui stesso. Non è un senso di colpa tollerabile e comprensibile, come non è comprensibile il comportamento che lo ha provocato e che per questo creerà una frattura inguaribile tra lui e quelli che gli stanno accanto.

Una storia così potente è quasi sdrammatizzata da disegni grotteschi e cartooneschi, ma non sempre. Per tutto il fumetto siamo di fronte a due piani: quello della vita e dell’esteriorità di Marco e quello della sua interiorità. Quando Marco riflette, i suoi pensieri sono messi su carta in modo diverso: c’è un vorticare di matite, molta più caratterizzazione e i colori sono risucchiati da un seppia che opacizza.

Non abbiamo più niente da dirvi, ve ne consigliamo solo caldamente la lettura!


Abbiamo parlato de Lo Scontro Quotidiano anche su Radiosonar.net, qui trovate il podcast!

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Gilgi, una di noi, I. Keun.

Gilgi, una di noi è un romanzo scritto nel 1931, in Germania. Siamo negli anni bui dell’Europa ed infatti il libro sarà censurato dopo pochi anni. Gilgi è troppo emancipata, indipendente. L’autrice riporta, attraverso la protagonista, un mondo reale e moderno, troppo per essere raccontato. Si parla di soldi, di amore, di sesso, di aborto, della condizione lavorativa, cose di cui è difficile parlare anche oggi, figuriamoci sotto la dittatura.

12185b21482fd34e188c678e0eca77d6_w_h600_mw_mh_cs_cx_cyGilgi è imperturbabile, devota al lavoro, ma soprattutto alla sua indipendenza. Siamo a Colonia e Gilgi lavora felicemente, vuole continuamente migliorarsi. È libera, intelligente, non potrebbe mai cambiare la sua vita. Gilgi adora lavorare perché questo le permette di mantenersi, di essere indipendente, di essere utile. Come si può vivere senza fare nulla? Gilgi è autoritaria con se stessa, pretende impegno, costanza, organizzazione. Gilgi sono io, siamo noi. Può sembrare superficiale quando pensa ai suoi vestiti, alla cipria, ad essere sempre perfetta e decorosa, ma alla fine è semplicemente leggera perché non ha alcun rimpianto, non si pente di alcuna scelta, sta vivendo bene.

Gilgi la riconoscevo come un mio prolungamento, qualcosa di personalissimo che si allungava sulle pagine di quel bel libro color cipria. Questa piccola donna però, ad un certo punto straborda, non riesce più a stare nelle sue regole. È completamente in balia dell’amore, di una travolgente passione che la lega in modo inammissibile a Martin. Pochissimi incontri sono bastati a creare questo legame indissolubile e distruttivo. Gilgi perde tutto. Come malata, incapace di poter prendere una decisione da sola, si attacca a quest’uomo abituato all’ozio, a dare poco valore ai soldi, a vivere di rendita. Sia chiaro, Martin non è un personaggio negativo. Ama Gilgi con tutto sé stesso, ma non nel modo che permette ad una persona come Gilgi di vivere bene. Il personaggio che diventa negativo, perché cattivo con e per sé stesso è proprio Gilgi.

C’è un tragico evento con cui si chiude il libro, un evento che fa venire a Gilgi un senso di colpa enorme. Sembra riprendere la lucidità, capisce che deve cambiare. La lucidità è però un attimo, Gilgi è ormai spezzata, cambiata, stravolta, non sarà mai quella di prima.

Leggere di Gilgi non è leggere di una ragazza intrappolata in un tempo e in un luogo lontano dal nostro. Gilgi è una di noi, perché il suo personaggio ha un’interiorità attualissima. La scrittura della Keun rende questo romanzo, in cui c’è una profonda riflessione sull’identità, sulla società, leggero. Il lettore non si accorge della portata di quello che ha letto, né della profondità di un personaggio come quello di Gilgi se non arriva all’ultima pagina.

La pagella dell'avvocato Hautecourt

 

 

 

 

 

 

 

 


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Il corpo che vuoi, A. Kleeman.

Prendiamo A, B e C e facciamoli recitare nel mondo perverso in cui viviamo. Carichiamoli di problemi, di angosce, di male di vivere. Richiudiamoli in un piccolo spazio, facciamoli muovere in un ambiente abitudinario, fisso, sempre uguale. Ora iniziamo a smussare i contorni dei protagonisti, rendiamoli inconsistenti, sfumati, iniziamo a confondere A e B, non le riconosciamo e dopo un po’ anche C inizia a sfuggirci.

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Non sappiamo cosa avete capito, ma questi sono solo alcuni degli ingredienti de Il corpo che vuoi, edito da Edizioni Black Coffee, romanzo d’esordio di Alexanda Kleeman. Un romanzo spietato, che parla all’anima dei lettori attraverso la corporeità, la fisicità dei protagonisti. Il corpo che vuoi mette in primo piano l’apparire. A e B hanno un rapporto malsano con il cibo e con i loro corpi. A vuole essere unica, diversa, riconoscibile per le sue peculiarità, per il suo fisico, ma si confonde in un mondo che vede gli esseri umani come tutti uguali. La televisione ha completamente appiattito le personalità. Le pubblicità fanno sì che tutti desiderino e comprino le stesse cose, in centri commerciali, supermercati che sono luoghi non luoghi, uguali ognuno all’altro. Si può cambiare zona, paese, ma il risultato è lo stesso, non si ha più una volontà propria, si è smarriti, persi.

tumblr_nlyrzl2dJh1u5vzw4o1_500Chi siamo? C’è davvero differenza tra noi e la nostra coinquilina? Non facciamo le stesse cose? Non viviamo la stessa vita?

Entrare nel corpo di A è facile. Puoi essere lei perché lo sei già, non c’è bisogno che il lettore cerchi chissà che cosa per immedesimarsi. Vogliamo tutti essere speciali ed unici, vogliamo essere amati, vogliamo essere. Quello che lascerà il lettore a bocca aperta non sarà solo essere A, diventare in pratica il protagonista del romanzo, ma sarà entrare nella luce.

“Sto parlando di te. Di chi ti sta rovinando. Sei tu stessa o qualcuno vicino a te, una persona che ti assomiglia così tanto che nemmeno tu riesci a distinguerla dal tuo riflesso? Dimmi, ti capita mai di guardarti allo specchio e scambiare il volto che vedi per il suo? Io ti guardo e vedo che hai i contorni sfocati. Non sai dove finisci. Sei avvolta da un senso di vaghezza. E non mi riferisco a una sorta di aurea. Questa vaghezza è indice della disgregazione in atto nel tuo organismo, sottoposto a eccessiva pressione. Dimmi, condividi intimamente la vita con qualcuno? Un’amica o un ragazzo? Qualcuno che ti sottrae tempo e non ti dà niente in cambio? Ti sei assicurata che non ti stia rubando la luce? Che il buio che emana dal suo corpo non sia penetrato nel tuo per mezzo dell’aria che respiri, dell’acqua che bevi, delle cose che tocchi, eccetera eccetera?”

Strizzando l’occhio a The Handmaid’s Tale, la Kleeman, crea una società nuova in cui c’è una Chiesa in cui al centro c’è il cibo. Cibo ombra e cibo luce che nutre e aiuta il fantasma luminoso che c’è in noi a eliminare ogni ricordo della corporeità, dell’essere fisico, per entrare nella luce, per essere pura incorporeità e nello stesso tempo eliminare ogni individualità. Attraverso regole ferree, grazie al lenzuolo bianco che copre gli adepti, sono appianate tutte le differenze. La paura di A di non essere riconosciuta, di non essere qualcuno diventa ora lo scopo da perseguire, l’obbiettivo a cui tendere.

Il corpo che vuoi è un romanzo potente e disturbante. Non è da leggere tutto d’un fiato, al lettore serve tempo. Deve riflettere, capire, riprendersi dai turbamenti che la Kleeman provoca. Deve digerire con calma le riflessioni di A, la critica che l’autrice fa del mondo in cui viviamo. Attraverso una scrittura descrittiva, esatta, la Kleeman con una mano ti rovista nello stomaco (l’organo che ha il posto d’onore in questo romanzo) facendoti provare sensazioni fisiche, non solamente suggestionandoti mentalmente.

La pagella dell'avvocato Hautecourt (1)

Mettetevi comodi e fate un respiro profondo, quello che leggerete sarà delizioso e distruttivo come una Kandy Kake.


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Vorremmo inoltre ricordarvi che L’indie BBB Cafè, si sta preparando ad un nuovo anno insieme alle nostre case editrici indipendenti e cerca nuovi blogger! Potete trovare tutte le informazioni sulla pagina facebook o scrivendoci!

Viaggiare con i libri, Book Tag!

Nuovo mese, nuovo book tag, stavolta preso fresco fresco dal canale youtube di Ilenia Zodiaco, come sempre invitiamo tutti a rispondere a queste domande che non sono proprio facilissime. Speriamo di portarvi in viaggio tra pagine e luoghi nuovi o almeno di divertirvi per due minuti! Bando alle ciance, iniziamo:

Un libro ambientato in un luogo che non hai ancora visitato ma che ti piacerebbe visitare.

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tumblr_ox2hnklb6u1s3xy1oo1_540Vi serviamo subito una banalità, ma scusate c’è davvero qualcuno che non vorrebbe visitare l’Islanda? E che non la vorrebbe visitare dopo aver letto Atlante leggendario delle strade d’Islanda? Noi siamo estremamente affascinati dalla Scandinavia a livello storico, naturalistico e infatti vorremmo recuperare tanti, tanti Iperborea per leggere di più di queste terre splendide.
Altro luogo che ci piacerebbe visitare è la Cina, scoperta a livello letterario grazie ai romanzi di Lisa See, che anche se ambientati in epoche lontane dalla nostra (ad esempio Fiore di Neve e il ventaglio segreto nella Cina imperiale, Le perle del drago verde nella Cina di Mao), raccontano una Cina estremamente reale ed autentica e pur non parlandone bene, il paese che la See rappresenta è tutto meno che idilliaco, è un posto che ci piacerebbe molto scoprire!

Un libro ambientato in un luogo che non hai visitato e dove non ti piacerebbe andare.

Proprio non ci piacerebbe andare nella provincia americana in cui sono ambientati i racconti di Mary Miller in Happy Hour, lo scenario è scarno, degradante, diciamo che la nostra provincia ci va più che bene. Un’altra zona che non ci piacerebbe proprio visitare è la Colombia, l’abbiamo letta nei libri di Gabriel Garcia Marquez, in particolare in Dell’amore e di altri demoni e abbiamo avuto durante la lettura la sensazione di sporco, appiccicoso, umido e non abbiamo avuto proprio il desiderio di salpare nel sudiciume!

Una meta che hai visitato e di cui vorresti leggere qualcosa.

Abbiamo sempre visitato posti a cui la letteratura ha fatto onore in realtà, ma se ci piacerebbe leggere qualcosa su un posto che è stato tralasciato dagli scrittori, sarebbe casa. Non proprio l’edificio rosso in cui abitiamo, ma ci piacerebbe leggere qualcosa ambientato nell’entroterra Campano o nell’entroterra dell’Italia Meridionale in generale. Sì c’è Cristo si è fermato a Eboli , ma le cose sono leggermente cambiate da quando Carlo Levi ha scritto il suo libro, pochino eh, non v’immaginate chissà quali rivoluzioni!

Un posto che hai visitato perché ti eri lasciata affascinare da un libro che avevi letto, ambientato in quel luogo, ma ne sei rimasta delusa.

Nessuno dei posti che abbiamo visitato ci ha deluso, anzi, siamo sempre tornati soddisfatti dai nostri viaggi, quindi non c’è nessun libro che ha reso le nostre aspettative altissime. Chissà se quando andremo in Russia, tutte le aspettative dei libri di cui vi abbiamo parlato qui verranno soddisfatte!

Vai al mare che libro ti porti? E in montagna? E in città?

tumblr_ox399n8Iah1s4oj39o1_540Allora, non abbiamo un genere fisso, in questo caso contano più… le dimensioni! Al mare non ci andiamo poi così spesso, però prediligiamo libri brevi, piccoli, forse più fumetti (da edicola) che così li compriamo direttamente lì e neanche li dobbiamo portare in valigia, si leggono in poco tempo, sono leggeri, funzionali per il mare!
In montagna ci viviamo le vacanze e prediligiamo i mattonazzi, per dirvi, l’ultima volta che ci siamo stati per un po’ di tempo abbiamo letto: Blankets (Craig Thompson), Eccomi (Safran Foer) e Il labirinto degli spiriti (Zafon); chissà magari quest’anno leggeremo Anna Karenina.
In città invece non ci portiamo libri dietro, quando viaggiamo per visitare una città mettiamo da parte la lettura e cerchiamo di immergerci nelle novità di quello che vediamo, ci prepariamo però al viaggio leggendo libri ambientati in quel posto. Quando siamo andati a Madrid per esempio, abbiamo recuperato un po’ di libri di Marìas che sono ambientati proprio nella capitale spagnola (leggete assolutamente Domani nella battaglia pensa a me)!

Il libro più “straniero” che tu abbia mai letto, quello che hai sentito più distante dalle tue abitudini culturali.

Ve l’avevamo già descritto come un libro particolare, interessante, ma che racconta una realtà a cui siamo poco abituati ed è Gli insetti preferiscono le ortiche di J. Tanizaki, siamo in Giappone, nella quotidianità di un matrimonio giapponese, in cui però sono davvero poche le cose che ci sono familiari. In generale la cultura dell’estremo Oriente è molto diversa dalla nostra ed è normale che questo si rispecchi anche nella letteratura, ma questa essenza straniera di questi libri c’incuriosiscono molto, infatti vorremmo recuperare un po’ di scrittori orientali, aspettiamo i vostri consigli.

Viaggiare nel passato. Un libro ambientato in un’epoca storica e in un luogo che visiteresti subito!

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Ovviamente, chi ci legge sempre, sa benissimo verso quale periodo storico, verso quali luoghi e anche verso quale autore ci porterà questa domanda. Potevamo tranquillamente non rispondere, perché sicuramente avreste azzeccato il titolo, ma può darsi anche che passi di qui qualche nuovo lettore, che non conosce i nostri gusti e quindi…
Andremo nel Medioevo ovviamente, che domanda! E in particolare andremo nel regno del Prete Giovanni insieme a Baudolino, facendo anche tappa a Costantinopoli. Ovviamente nel tempo noi viaggiamo solo con Umberto Eco e Baudolino è il nostro libro preferito.

Book Tag breve, ma intenso! Aspettiamo le vostre risposte, così potete farci conoscere posti nuovi, libri nuovi, tutto nuovo!


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