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"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

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Tararabundidee feat. Tra Le Righe – Ep. 17: Addio, addio amici addio.

Nuovo appuntamento con la recensione delle libraie a cui stavolta ho sottoposto il tema dell’addio, dei saluti, insomma. Non una cosa piacevolissima, perché gli addii non sono mai piacevoli, implicano sempre un cambiamento di stato, una rottura degli equilibri creati. Quindi in questo clima torrido ed estenuante, noi vi lasciamo al consiglio della libraia Paola che sul tema ci dà il suo parere di un classico: Il Ballo di Irene Nemirovsky.

Irène Némirovsky, Il ballo, Adelphi (trad. Margherita Belardetti). Scritto nel 1928, pubblicato nel 1930

«La signora Kampf entrò nello studio chiudendosi la porta alle spalle così bruscamente che tutte le gocce di cristallo del lampadario, mosse dalla corrente d’aria, tintinnarono d’un suono puro e leggero di sonagli.»

Già nelle prime righe è condensata tutta l’essenza di un racconto che si snoda breve nella sua perfezione, come solo la mano di una grande scrittrice è in grado di fare. C’è dunque una donna dal carattere imperioso, con un cognome duro, in una casa certamente lussuosa. E c’è, poi, una figlia adolescente, Antoinette, che viene letteralmente invasa dalla presenza ingombrante, spigolosa, incapace di amore della madre. La signora ha, con il marito, una sola esigenza impellente: entrare nel mondo dorato della Parigi bene, essere riconosciuta e farsi riconoscere. Bisogna assolutamente costruirsi un’impalcatura fatta di niente con la ricchezza arrivata grazie a un colpo di fortuna, negli scintillanti anni venti dove la musica, i balli, i ricevimenti e il benessere esternato e mostrato come merce al mercato sono il miglior biglietto da visita per il paradiso. Ma in una famiglia, al di là delle apparenze, si possono covare risentimenti, frustrazione, sentimenti di vendetta, rabbia. Bisognerà salutare le aspirazioni più rosee di scalata sociale, dire addio anche alla complicità di una coppia che si regge sul filo del denaro per vedere realizzata la soddisfazione di una ragazza esclusa, messa all’angolo, come se fosse solo parte della tappezzeria. Il prezzo da pagare è alto, però: nel disprezzare la meschinità del mondo adulto, Antoinette finisce per dover salutare l’ingenuità, i sogni di fanciulla, e cadere nel baratro insieme alla famiglia. Un addio doloroso e tanto più profondo, quello che la Némirovsky ci offre, perché condensato in pochi tratti e poche pagine, dove le scene, gli oggetti e i personaggi rimangono incisi e impressi con pennellate d’artista.

Paola Mastrobuoni

Tararabundidee feat. Tra le righe, ep. 14: VELOCITÀ.

Febbraio è un mese che passa in fretta. Non solo perché ha 28 giorni di solito ed è quindi per forza di cose il più piccolo dei mesi, ma anche perché forse per sua sfortuna capita dopo gennaio: mese del nuovo inizio, delle nuove cose, delle nuove responsabilità e quindi interminabile.

Abbiamo scelto per questo quattordicesimo episodio del sodalizio che ci lega alle libraie di Tra le righe, la velocità. Qualcosa di breve e fulminante, ma che lasci il segno, un po’ come febbraio. Prima di lasciarvi ai consigli delle libraie, vi lasciamo con una poesia che si sposa bene con questo tema, del poeta turco Nazim Hikmet, Ho vissuto alla velocità dei sogni.

Ho vissuto alla velocità dei sogni
Tra sfavillanti scintille
Ho piantato un albero di susine
Ne hanno assaggiato i frutti

Meno male che ho amato la tristezza
Soprattutto la tristezza che c’è nell’occhio delle pietre
Del mare dell’essere umano
E ho amato la gioia improvvisa

Meno male che ho amato la pioggia
Meno male che sono stato in carcere
Ho amato l’irraggiungibile
In tutte le mie nostalgie

Meno male che ho amato il ritorno.

Il tema per la recensione che ci richiede la nostra amica blogger
questo mese è la velocità. Me lo scrive una notte, Vale, scusa
l’orario, per febbraio direi qualcosa su un romanzo breve, una
raccolta di racconti, insomma, qualcosa che abbia a che vedere con la
velocità. Eh già, febbraio è breve, ti fa patire il freddo, il vento,
i malanni, ma poi passa, passa più velocemente degli altri. E così il
tempo per scegliere un libro e scrivere la recensione è poco, ma lo
sguardo inciampa sulla copertina viola e rosa di un volume della Rive
Gauche, la splendida collana dedicata alla narrativa americana diretta
da Tiziana Lo Porto per le Edizioni Clichy (Rive Gauche è un omaggio
alla libreria Shakerspeare&co.). Clessidra. Meglio la sabbia che
scivola nel vetro piuttosto che il ticchettio di un orologio per
misurare il tempo.

Breve, è breve, e Clessidra sia.
È un memoir, della scrittrice e giornalista americana Dani Shapiro.
Ripercorre gli anni del suo matrimonio con l’amato M., giornalista e
scrittore, avanti e indietro, regalandoci anche momenti dell’infanzia
gioiosa, l’adolescenza infelice che emerge dai diari dell’epoca, il
percorso accidentato verso una maggiore consapevolezza, percorso che
non ha fine mai. Riflessioni, illuminazioni. Il tempo. Il tempo
trascorso a capire se stessi, lunghissimo, frastagliato, contrapposto
alle certezze immediate di quando eravamo bambini, quello che ci
piaceva e che non ci piaceva, le passioni sicure e ferme, repentine.
Il tempo che serve a capire che siamo di fronte ad una persona che ci
resterà vicino, un attimo, e quello che trascorre nel confermarlo, una
vita. Il tempo impiegato tenacemente ad allontanarci da noi stessi,
che si srotola come un infinito gomitolo di lana, e l’attimo in cui ce
ne rendiamo conto, veloce come la forbice che recide la lana. Dani
Shapiro ci fa dono, attraverso la sua esperienza e la sua delicata e
nitida capacità di scrittura di un libro che nella sua brevità è denso
di suggestioni, considerazioni che lasciano l’eco fino a diventare
nostre, spunti per rivolgere quello sguardo dalle sue parole alle
nostre, a quelle che dobbiamo utilizzare per raccontare la nostra
storia, per capire se siamo sulla strada dove dovremmo essere. E, quel
che sembra emergere da questo bellissimo memoir, è che se la strada
non ci risparmia angoli bui, brecciolino dove sbucciarsi le ginocchia,
rami divelti da evitare, ma anche paesaggi dove lo sguardo, a tratti,
trovi pace e meraviglia, allora la strada è quella giusta. Dani
Shapiro cita Wendell Barry, poeta e ambientalista: “Il torrente
ostacolato è quello che canta”
. Certo, bisogna esercitare un orecchio
musicale per saperlo ascoltare, ma è un esercizio alla portata di
tutti, basta solo volerlo fare.

Valentina Mogetta

Tararabundidee feat. Tra le righe, ep. 13: Libro STELLATO.

Gennaio, il mese più lungo dell’anno è appena terminato. Ci aspettano ancora tantissimi giorni prima della fine di questo 2019 e di solito al principio si iniziano a stilare i buoni propositi, gli obbiettivi, insomma tutto ciò che ci aspettiamo e che vorremmo raggiungere nei successivi 365 giorni; c’è chi poi guarda in alto e scrutando il cielo si affida alle stelle e agli oroscopi e alla fine anche chi non ci crede, cade vittima di predizioni alternative. Noi abbiamo chiesto alle nostre libraie un libro che parli di stelle e che forse leggendolo vi ispirerà e vi farà capire qualcosa del vostro futuro!


La simmetria dei desideri, Eshkol Nevo, Beat (trad. Ofra Bannet e Raffaella Scardi).

Gennaio, tempo di progetti e fantasie. Cosa ci aspettiamo dall’anno nuovo, dagli anni a venire, da noi stessi e dalle persone che ci stanno accanto? Il romanzo dello scrittore israeliano Eshkol Nevo mi è sembrato illuminante, perché racconta dei desideri e delle strane traiettorie che questi compiono nelle nostre teste, e poi fuori, nel mondo, prima di arrivare (forse) a destinazione e trasformarsi in realtà. Quattro amici dei tempi del liceo, seguendo un rito che si ripete ogni quattro anni, si incontrano per vedere insieme i Mondiali di calcio: corre l’anno 1998, sono scanzonati, ancora molto uniti e si portano bene i loro 28 anni. In questa occasione, partendo da un’idea di Amichai, il più tenace, vitale e ottimista, decidono di “mettersi in gioco”. Ognuno di loro scriverà su tre biglietti tre desideri che riguardano se stessi, la sfera personale e professionale. Avranno quattro anni di tempo, fino ai prossimi Mondiali, per vedere se e quando questi sogni si saranno avverati. Un tempo non lunghissimo, ma abbastanza perché accadano bellissime esperienze, grandi drammi, tragedie, insomma tutti i rivolgimenti della vita in un periodo cruciale di cambiamento, nel passaggio dei quattro dalla gioventù all’essere adulti. Con tanta ironia Nevo riesce a entrare nell’intimità di questi personaggi, a farceli conoscere con le loro manie, le luci e le ombre. La profondità ci tocca con leggerezza, l’amicizia è un sottofondo che si salva sempre, anche dopo burrascosi litigi e separazioni, nonostante modi assai diversi di sentire, di agire e reagire ai rovesci della fortuna. Senza dimenticare mai lo sfondo su cui si svolgono i fatti – la terra di Israele, con tutte le sue contraddizioni – la storia personale di Yuval, Churchill, Ofir e Amichai diventa anche la nostra. Fragilità, risate, periodi bui, tradimenti, solitudine, ma anche amore, e tanta amicizia, forte e sincera.
È il timido Yuval, eterno studente di filosofia e traduttore dall’inglese a tempo perso, a narrarci tutta la vicenda con uno stile inconfondibile, tagliente e disarmante, a cui ci affezioniamo subito. E fin dalle prime righe la storia si legge con il dubbio che il narratore non sia più su questa terra, eppure una forza vitale si insinua e ci trasporta con curiosità fino alla sua inaspettata conclusione. A volte, come in questa storia, gli esiti dei desideri sono diversissimi dalle aspettative, dal punto di partenza, eppure restano realizzazioni di sogni. Quasi a dirci che, comunque vadano le cose, resta la bellezza di aver vissuto e desiderato, e di essere vivi.

Paola Mastrobuoni

Guardate anche voi il cielo stellato, esprimete desideri e fate in modo che si realizzano, che tanto almeno un giorno all’anno le stelle saranno dalla vostra parte!

Tararabundidee feat. Tra Le Righe – LIBRO NATALIZIO

Eccoci, ormai giunti, finalmente alla fine di questo 2018. Siamo pronti alla famiglia, a pranzi e cene infinite, ad addobbi e a scartare pacchettini. Per quanto ci riguarda siamo anche pronti, in queste vacanze, a recuperare un po’ di letture in sospeso… accoccolati vicino al camino.

L’ultimo consiglio libroso del 2018 delle nostre libraie è un libro che con il Natale si sposa bene anche se proprio natalizio forse non è. A parlarcene è la nostra Valentina:

Tolto dalla sua culla religiosa, il Natale è la festa dell’aggiungere.
Più luci, più piatti in tavola, più regali, più magia. Che va bene, va
bene per i bambini, perché non si può toglier loro questo momento
magico, di meraviglia e stupore, di gioia irrefrenabile. Ma una
lettura di Natale per chi bambino non è più, dovrebbe trovare la magia
altrove. Ed io l’ho trovata nelle poesie di Franco Arminio. Arminio si
libera degli orpelli, delle lucine lampeggianti, delle montagne di
dolci sugli scaffali dei supermercati, e trattiene la debole luce del
sole di questi giorni, trattiene una mano sulla corteccia di un albero
o il profumo degli aghi di un abete, la magia di un canto e di un
abbraccio. Ci invita a guardare le cose come se fosse la prima volta
che le vediamo, ad esser pronti a sorridere a chi ha bisogno di un
sorriso, a provare ammirazione per qualcuno, a prestare attenzione ad
un animale nel suo essere animale; ma anche a provare clemenza per i
nostri errori, e a provare a sognare in grande, a cercare una gioia
solenne.
Solo nel silenzio, rallentando, possiamo percepire i contorni del
nostro cammino.
“Non limitarti a galleggiare,
scendi verso il fondo
anche a rischio di annegare.
Sorridi di questa umanità
che si aggroviglia su se stessa.
Cedi la strada agli alberi.”

Arminio è la cura migliore per coloro che a Natale sono colti dallo
sconforto, le sue poesie sono il nutrimento più grande per chi ha
voglia di rinascere e vedere il mondo rifiorire intorno a sé.

Valentina Mogetta

La gioia del Natale può essere colta intorno a noi, ma soprattutto dentro di noi e a smuoverla può essere anche un ottimo libro.

Auguri e Buon Natale!

Tararabundidee feat. Tra le righe, ep. 11: Libro CONTRADDITTORIO.


Gemmea l’aria, il sole così chiaro 
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore, 
e del prunalbo l’odorino amaro 
senti nel cuore…

Ma secco è il pruno, e le stecchite piante 
di nere trame segnano il sereno, 
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante 
sembra il terreno.

Silenzio, intorno: solo, alle ventate, 
odi lontano, da giardini ed orti, 
di foglie un cader fragile. È l’estate 
fredda, dei morti.

Novembre, Myricae. 

Così descrive Giovanni Pascoli nella sua poesia, Novembre; parlando di aria gemmea e di chiarore e poi di neri e vuoti, concludendo con un mirabilissimo ossimoro “estate fredda”. E se questa è la descrizione altalenante e sospesa che uno dei nostri padri della letteratura fa di questo particolare mese, quale occasione migliore per parlare di un libro contradditorio: che quindi reca in sé caldo e freddo, bello e brutto, tutto e il contrario di tutto? Come sempre abbiamo lasciato che su questo tema si esponessero le nostre amate libraie, che ormai una volta al mese si confrontano su tema scelto da noi (qui potete recuperare tutto); stavolta lasciamo la parola a Paola che ci parla di:

“La casa della moschea”, Kader Abdolah, Iperborea (trad. Elisabetta Svaluto Moreolo).


Scegliendo “La casa della moschea” come libro contraddittorio, il pensiero è andato soprattutto alle due differenti e contrastanti visioni della religiosità musulmana che in questo splendido romanzo vi vengono raccontate: ci troviamo in Iran, in una cittadina dove il cuore di tutto sono il bazar e la moschea, alla vigilia di quel rivolgimento epocale che sarà la rivoluzione khomeinista. Noi però la Storia ce la sentiremo raccontare solo nella seconda parte del libro, e impareremo pian piano a conoscere tutti gli abitanti della casa in cui vivono gli imam della moschea: custode di questa abitazione è Aga Jan, una bellissima figura di saggio che incarna lo spirito del paese nelle sue tradizioni più profonde, che annota ogni avvenimento e raccoglie ogni scritto da conservare in una segreta stanza del tesoro. Kader Abdolah riesce a delineare con arte e profondità i caratteri e le evoluzioni (o involuzioni) della vita dei tanti personaggi che ruotano intorno alla casa, alcuni quasi favolistici, come nelle storie delle Mille e una notte. La cultura persiana affiora continuamente attraverso la sensibilità immaginativa della sua penna: vediamo davanti ai nostri occhi i preziosissimi tappeti che adornano le stanze, i colori di una natura esuberante, e sentiamo i profumi delle spezie, gli aromi del tè, persino i fumi dell’oppio. Ma improvvisamente nel paese cambia tutto, le relazioni intessute con cura e i rapporti di reciproco rispetto vengono totalmente ribaltati da un nuovo modo di vivere la religione, in cui la durezza e l’intransigenza coinvolgono anche le persone più vicine, e stravolgono i fondamenti del vivere civile. Abdolah si mostra abile a intrecciare le vicende personali alla Storia, al suo racconto rigoroso e chiaro: il passaggio che porta al rovesciamento del governo filoamericano dello scià e all’insediamento di un governo del terrore, in cui ogni forma di opposizione viene sistematicamente e brutalmente, con processi sommari, eliminata, e dove le donne subiscono una pressione fortissima. Una storia estremamente complessa, che viene alla luce in queste pagine con tutta la sua durezza e la sofferenza che porta anche all’interno della casa della moschea. Aga Jan riesce, in un percorso lungo e difficile, ad affrontare il dolore, a sostenere gli altri, a mantenere un suo centro e una sua dirittura morale attraverso la forza della fede. Spesso lo sentiamo recitare versi del Corano, che hanno il fascino di poesie misteriose da reinterpretare ogni volta alla luce delle situazioni, angoscianti o gioiose, che si presentano nel corso della sua vita. Questa continua reinterpretazione, che lo scrittore ci regala, offre la chiave per capire come la religione possa essere vissuta intimamente in tanti modi diversi, nel rispetto degli altri e anche delle altre forme di religiosità; offre in qualche modo la possibilità di sciogliere, almeno in parte e almeno un po’ dentro noi stessi, le contraddizioni.

Paola Mastrobuoni

Con il prossimo mese si gioca facile, il Natale è sempre il Natale, ma le nostre libraie sapranno regalarci delle sorprese! Vi ricordiamo come sempre che siamo anche su facebook e instagram e che le foto di questo articolo sono di Tiziana Pennacchi: amica, lettrice, cliente e partecipante al gruppo di lettura che si riunisce alla libreria Tra le Righe, Books and The City (qui il link al gruppo di lettura con tutte le informazioni e gli aventi!) ed aspirante fotografa! 

Tararabundidee feat. Tra le righe, ep. 10: BOO!

È il 31 ottobre, è Halloween e anche per questo mese le nostre prodi libraie di Tra Le Righe ci dedicano un po’ del loro tempo, scrivendo per noi di un libro che mette paura, inquietudine: insomma in linea con questa terrificante giornata.

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La penna per questo mese è della libraia Valentina, che ci parla de La casa degli anni scomparsi di Clive Barker.

È la seconda volta che mi capita di recensire questo libro. Perché è
un piccolo libro incredibile, un piccolo libro che vede in profondità
e vede lontano.
Che noia il mese di febbraio, pensa Harvey, quando il ricordo festoso
del Natale sta ormai sfumando e il conforto della primavera è ancora
lontano. E che potenza la noia, che improvvisamente, grazie ad un
bizzarro figuro, ti porta nella Casa delle vacanze. Dove ogni giorno è
primavera, con la costruzione delle sue case sugli alberi, e poi
estate, con le letture dei fumetti sorseggiando limonata, e autunno,
con il brivido giocoso di Halloween, ed infine inverno, con il suo
magico Natale. Dove tutto quello che vuoi puoi averlo, ti basta
pensarlo soltanto e il tuo desiderio si avvera. Perché questa è la
casa del Sempre. E cosa c’è di più terribile, immutabile e quindi
morto, del sempre? Se i sensi sono così placati da assopire i pensieri
e spegnere le domande, se i desideri sono così appagati da offuscare i
sogni, cosa rimane?
clivebarkerUn lago enorme e scuro, da cui giganteschi pesci osservano con i loro
globi sporgenti l’esterno. Pesci che girano intorno al freddo e al
buio.
Il terrificante mistero della Casa delle vacanze verrà svelato da un
ragazzino che non smette di fare domande. Che non smette di “sentire”,
di interessarsi al destino di tutti coloro che sono nella casa, alle
loro vite. Che cercherà di combattere con tutta la forza della sua
intelligenza il freddo in cui viene lasciato chi non prova più nulla e
il buio di chi non riesce più a pensare. Di salvare chi è stato
depredato dai succhia sangue o dai ladri di anime, per restituirgli la
speranza, la felicità, la magia e l’amore. Un libro indispensabile, da
regalare a chi è ancora molto giovane ed anche a chi molto giovane non
lo è più. Un libro che all’improvviso nella notte ti fa spalancare gli
occhi con terrore. Halloween o non Halloween. E ti costringe a
pensare.

Dalla casa del sempre passiamo ad un libro che è un sempreverde, perfetto per questo tetro periodo dell’anno. Da recuperare o rileggere assolutamente. Il nostro consiglio a tema Halloween è senza dubbio Frankenstein di Mary Shelley. Una creatura che è entrata a far parte della nostra cultura e che popola questa magica notte, protagonista di un libro che ci fa scoprire quanto può essere mostruosa l’umanità, attraverso una trama che pensiamo di conoscere alla perfezione, ma che nasconde in realtà una delicatezza e una calda dolcezza che si allontana dall’immaginario che ci richiama la creatura.

Bonus: su Netflix è uscita da poco la serie Le terrificanti avventure di Sabrina (Chilling basata sull’omonima serie di fumetti che ha per protagonista Sabrina Spellman, strega super conosciuta grazie alla serie tv degli anni ’90 che la vedeva protagonista e al cartone animato. Non è una serie necessaria e di una bellezza immane, però se volete entrare nel mood di Halloween con splatter, possessioni demoniache, messe nere e cacciatori di streghe potrebbe interessarvi.


Per recuperare le puntate precedenti: clicca qui.

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