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"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

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#letture

Letture Arcane, Ottobre

Lunga pausa anche per le carte, questo Agosto e Settembre non ci hanno dato tregua e a quanto pare dalla carta di questo mese, neanche Ottobre. C’è ancora un clima di pesantezza, l’estate non è stata per niente riposante e sembra che stiamo procedendo per inerzia verso il futuro, senza sosta.

Nove di Spade

Il nove è il grado della crisi, il burrone, il baratro che ci divide dalla perfezione del dieci, ma è anche la disponibilità della scoperta. Quale strada prendere per arrivare finalmente al compimento?
Le spade invece, come già sappiamo sono il simbolo dell’aria. Quando il nove e le spade si incontrano significa che abbiamo dei problemi che stiamo ignorando, stiamo cercando di mettere tutto sotto un tappeto e nascondere: occhio non vede, cuore non duole. Il problema è che così le preoccupazioni non spariscono, ma si ripresentano, dobbiamo affrontarle e ci troviamo esattamente come il Nove di Spade. Una ragazza, si sveglia dal suo sonno e rimane immobile sul letto, trafitta alle spalle dalle spade, carica dei problemi che si era lasciata dietro, sperando qualcosa cambiasse. Il Nove è la carta del rifiuto dell’altro e della testardaggine, quella che appunto non ci permette di risolvere ciò che invece dobbiamo.

Le nostre idee sono importanti, per carità, ma forse aprirsi e ascoltare altre opinioni potrebbe essere una soluzione per tirare via qualche spada dal nostro corpo. Per raggiungere la perfezione dobbiamo andare oltre le nostre convinzioni, superare la crisi.

Il Nove di Spade è anche la carta degli incubi e dell’insonnia, quindi forse questo ottobre si dormirà male o invece se riuscite a risolvere i problemi che vi portate dietro, magari riuscirete anche a fare sonnellini tranquilli. In fondo il Nove di Spade parla proprio di quei problemi che non fanno dormire, ansia, timori, ma soprattutto visto che ci troviamo sull’orlo del baratro abbiamo una paura terribile del futuro.

Normalità

Il problema del Nove di Spade è che ci dice che siamo afflitti e frustrati, ma non ci dice niente di nuovo. Usciamo fuori da noi stessз e guardiamoci intorno, i problemi, le ansie, le frustrazioni, fanno parte delle vite di tuttз. Cosa possiamo fare per cambiare le cose in meglio? Qual è la fonte delle nostre ansie? È il caso di uscire fuori dal letto e di iniziare ad estrarre le spade che ci tengono bloccatз, è il caso di guardare indietro e risolvere gli irrisolti, per poi si spera arrivare ad una carta migliore il prossimo mese.

Cosa leggiamo?

Solo una canzone, Roberto Livi, Marcos y Marcos, 18 euro.

Non c’è nulla che vada per il verso giusto. Il lavoro è un disastro e il protagonista sembra non avere le forze per curarsi di ciò; il matrimonio? Peggio che andar di notte, è stressante stare con una tuttologa logorroica. È tutto impegnativo, tutto logorante e il protagonista ha un’insoddisfazione che lo schiaccia. Vorrebbe fare qualcosa, anche lui vorrebbe superare il baratro che separa la crisi dalla perfezione, ha già in mente come, ma ci riuscirà?

Sentinel, Tony Sardina e Simone D’Angelo, Shockdom, 15 euro.

Un naufragio intrappola padre e figlio su un’isola abitata da loschi individui; la fame, la sete, la disperazione fanno sì che si crei un vortice di delitti e sensi di colpa. Le spade dietro i protagonisti sono ben piantate da uomini pieni di cattive intenzioni. Come possono un padre e un figlio superare la crisi, alzarsi dal letto e scappare via dalle spade aizzate alle loro spalle?

Letture Arcane, Luglio.

Abbiamo fatto riposare il corpo, abbiamo azionato la mente e abbiamo concretizzato alcuni dei nostri desideri o almeno, siamo sulla buona strada per farlo. Quel momento di stasi che avevamo iniziato nel 2021 è terminato, le carte che ci hanno accompagnato in questi ultimi mesi hanno parlato di azione fisica e mentale, dopo un enorme e costretto break.
Cosa ci riserva luglio?

La Forza

La Forza è una donna sicura di sé, cosciente delle sue capacità e del suo potere. È ancorata alla terra, salda e ferma con i piedi a terra, tutto in lei si concentra nel rapporto con l’animale, di cui apre le fauci, temeraria, senza la minima paura. La Forza apre la strada all’energia inconscia, è l’accordo tra corpo e mente. Dopo aver pensato a cosa fare di concreto nel mese scorso, dopo aver preso le redini di noi stessз ed aver gettato le basi per il nostro governo; è ora anche per il corpo di seguire la mente. La Forza indica un completo accordo tra le parti dell’individuo, è simbolo di creatività, illuminazione, di una scintilla. L’anima è in fiamme, emerge, rinasce e si veste di nuova pelle: quella del leone. La dama non ha allora più paura di esporsi, di esplicare i suoi sogni. La Forza simboleggia l’eroismo, la donna della carta è come una nuova Ercole, che lotta contro il Leone di Nemea e trae beneficio dalla sua pelle. Si fida ciecamente di sé stessa, anche nei momenti di crisi. Sa che l’unica fonte della sua felicità è la sua forza.

Qual è la mia forza? A cosa faccio ricorso nella sessualità?

È il momento di nuovi incontri, la fiducia in noi stessз, la forza, la creatività, la sicurezza, ci rende splendidз ai nostri occhi e anche a quelli deз altrз. È il momento di agire anche dal punto di vista sessuale, è il momento di spogliarsi e rivelare la propria natura: la Forza è anche simbolo dell’orgasmo. In Psychological Tarots di Michela Principe con le illustrazioni di Evelyn, il potere orgasmico della Forza è così descritto:

Questo cammino di liberazione che attraversa anche le inibizioni e le paure sessuali, termina con un orgasmo, un orgasmo emozionale, dell’anima, anche a prescindere dal sesso stesso, poiché l’energia quando fluisce senza
resistenza è già di per sé orgasmica e genera una beatitudine globale sconfinata alla totalità del corpo. Sia nel donarlo che riceverlo, ogni volta che accade l’orgasmo dell’anima è come un ‘parto’ del proprio sé, una vera rinascita.

Circondiamoci allora di persone che sappiano valorizzarci e che sappiano portarci a provare le vette del piacere. Dopo aver scalato una montagna di sofferenze, stasi, crisi, è il momento di riconoscere i nostri sacrifici. Non ci chiudiamo nelle nostre fragilità, non è questo il momento di avere dubbi su sé stessз, lasciamoci piuttosto illuminare dalla nostra stessa luce.

La Forza è pura energia, mai dissipata. È fiera e tranquilla, governa addirittura un leone. La Forza interiore che spinge la dama a dominare e a dominarsi è simbolo di una leader, che sa quale sia il bene più grande per sé e per il suo popolo. Il coraggio, la fiducia in sé stessз e la determinazione di questa carta sono le qualità più grandi anche del suo corrispettivo astrologico: La Forza è infatti associata al segno del Leone. Non dimentichiamo che il Sole farà il suo ingresso nel segno a fine luglio, attualmente nel cielo altri due pianeti sono già nel segno: Marte e Venere, due pianeti che portano beneficio e passione travolgente, ci rendono irresistibilз.

Cosa leggere per essere sicurз come la dama?

La femminilità, una trappola, Scritti inediti 1927-1983, Simone de Beauvoir, traduzione di Elena Cappellini, Beatrice Carvisiglia, Camilla Diez, Claudia Romagnuolo, Elena Vozzi, L’Orma Editore.

Essere sicure di sé stesse, sovvertire l’ordine costituito, non aver paura di aprire le fauci del leone, chi meglio di Simone de Beauvoir può infondere sicurezza? Una serie di articoli inediti in italiano, arrivano nelle librerie, portando le idee (per l’epoca) dirompenti dell’icona femminista. Sempre ferma nelle proprie idee, determinata a cambiare il mondo e le sue insulse regole, ha cercato in tutti i modi di dominare l’animale patriarcale, ancora oggi la sua voce può essere uno spunto di riflessione per impostare la nostra lotta.

Non muoiono le api, Natalia Guerrieri, Moscabianca Edizioni.

Anna è una delle protagoniste del romanzo d’esordio di Natalia Guerrieri, è costretta a liberarsi della sua vita perfetta per far fronte a qualcosa di enormemente nuovo. La sua famiglia meravigliosa si frantuma, lei deve mettere su un esercito e può contare solo sulla sua forza. La forza di non dimenticare, di non lasciarsi andare, di rimanere ferma e ancorata al mondo che sta cambiando, mantenendo attive fin dall’inizio una serie di tradizioni e stravaganze che nel mondo immaginato da Guerrieri risultano inusuali e pericolose.

Robbe grosse sull’erotismo, Giambattista Basile

Dopo l’ultima puntata, un po’ di tempo fa, su Foscolo, torniamo su questi schermi per parlarvi di erotismo. Il protagonista di oggi è un autore che non è conosciutissimo. Purtroppo non è inserito neanche nei programmi scolastici, ma per il nostro tema è perfetto.
Chi è Giambattista Basile? È un nobile napoletano vissuto tra Cinquecento e Seicento, secoli che diciamoci la verità, sono abbastanza poveri dal punto di vista della nostra letteratura. Basile è un messo politico quindi gira tutta la Campania, proprio grazie a questo le sue opere hanno un’enorme vivacità linguistica, pregne di forme dialettali miste, che ci rendiamo conto, possono essere forse poco comprensibili al di fuori dei confini campani.

Potremmo tranquillamente parlare di erotismo analizzando Le avventurose disavventure (1611) dedicato al principe Luigi Carafa, ma anche le Egloghe amorose e lugubri (1612) e varie altre opere della sua produzione, ma ci vogliamo soffermare sulla sua opera più importante: “il più antico, il più artistico e il più ricco fra tutti i libri di fiabe popolari” come diceva Benedetto Croce, Lo cunto de li cunti overo Lo Trattenemiento de’ Peccerille (1634). Si tratta di un’opera uscita postuma, divisa in cinque parti, ciascuna delle quali divisa in 5 giorni in cui si narrano 5 cunti, questa ripetizione del numero 5 ha fatto sì che l’opera sia conosciuta anche con il nome di Pentamerone. Questo nome ovviamente, come la stessa struttura dell’opera è strettamente legato al Decameron di Boccaccio, usato da Basile infatti come canovaccio” per il suo lavoro.

Il primo cunto è quello di Zoza ed è una novella – cornice che fornisce il pretesto per la raccolta stessa. Zoza è una principessa malinconica che non ride mai. Scoppia a ridere quando una vecchia si scopre la pancia per insultare un fante. Questa risata però non andrà per niente giù alla vecchia, che fa un incantesimo a Zoza: non potrà trovare marito finché non rianima il principe di Camporotondo, riempendo di lacrime un vaso posto ai suoi piedi, al risveglio lui sarà il suo sposo. Zoza parte alla ricerca e conquista i favori di tre fate buone che le donano una noce, una castagna e una nocciola. Dopo aver ricevuto i tre regali giunge dal principe, comincia subito a riempire il vaso, ma arrivata quasi alla fine dell’impresa la principessa si addormenta, ed è allora che una schiava prende il suo posto colmando facilmente la breve misura rimasta e sposandosi con l’ambito principe Tadeo. Immaginate a questo punto la povera Zoza, già non rideva mai, figuriamoci adesso! Però non si dà per vinta, si piazza di fronte al castello e aspetta l’occasione per vendicarsi. Ovviamente Zoza è anche una gran figa e questo non è che sfugga a Tadeo, che se ne innamora, ma la moglie, che nel frattempo è rimasta incinta lo minaccia ripetutamente di procurarsi un aborto. Zoza si rende conto però che ha ancora i doni da usare, sbem! Prende la noce da cui esce un pupazzo canterino. La schiava Lucia, vedendo il giocattolo ovviamente lo desidera ardentemente e forza il marito ad andarlo a chiedere alla vicina, la quale glielo cede. Dopo quattro giorni, Zoza apre anche la castagna, dalla quale escono una chioccia e i suoi dodici pulcini d’oro. Lucia li vede e se ne invaghisce, così minaccia nuovamente Tadeo e gli impone di procurarsi la fonte delle sue brame. Tocca infine alla nocciola, che rivela una bambola che fila dell’oro e vabbè sappiamo già che va a finire come con i giochi precedenti, ma stavolta appena la donna stringe al petto la sua conquista, inizia a sentire l’incontrollabile desiderio di ascoltare raccontare delle storie e ovviamente minaccia il marito. Ecco quindi il pretesto per la cornice: Tadeo, preoccupato per il nascituro, fa un bando, convocando «tutte le femmene de chillo paese» e vengono scelte dieci donne, le più brave narratrici.

L’universo di Basile, soprattutto ne Lo cunto de li cunti è costellato da donne, dalle narratrici alle protagoniste, dalle spalle alle cattive. E già questa introduzione/cornice ci catapulta in quella che sarà il leitmotiv dell’opera, in cui ad emergere saranno più personaggi femminili. Vediamo che anche qui infatti, Tadeo è un burattino nelle mani della moglie, non ha nessun guizzo e non è il grande eroe duro e puro a cui la letteratura e la cultura stessa ci hanno abituato. Questa nuova linfa femminile, che scorre in quest’opera è ovviamente data dal fatto che si tratta di una raccolta di leggende popolari create per l’intrattenimento dei piccoli. Chi mai allora poteva creare queste meravigliose fiabe, se non le donne, le uniche d’altronde a svolgere il lavoro di cura e accudimento necessario alla crescita dei bambini, ed allora almeno nelle storie fantastiche le donne si riappropriano di spazi che ovviamente erano a loro negati.
Ma qui parliamo soprattutto di erotismo e di sessualità, cose che ne Lo cunto de li cunti non mancano, anche per il motivo citato sopra. Pensate che il ‘500 sia stato meglio dei secoli precedenti? Più libertino? Assolutamente no. È stato proprio in questo secolo che la donna ha visto la totale chiusura di ogni possibilità legata al suo essere donna, figuriamoci come stavano messe con la sua sessualità, manco mo stiamo poi così bene, quindi non è difficile immaginarlo; e allora si sono dovuti trovare degli escamotage per esprimere voglie e desideri.

Tra le varie storie che parlano di erotismo, quelle che ci piacciono di più abbiamo:

  • Lo cuorvo
  • L’orsa
  • Penta
  • La vecchia scorticata
  • La superbia castigata
  • Mortella
  • Sapia Liccarda
  • Sole, Luna e Talia

Lo cuorvo è contenuta nella IV giornata, narrata da Ciommetella e tratta del desiderio sessuale del protagonista Milluccio, che vedendo un corvo morto nella neve, viene colpito da questo contrasto e desidera ardentemente una donna bianchissima con le guance rosse. Milluccio, grazie al fratello Iennarello trova questa giovane: Liviella, ma l’unione è contrastata da una serie di elementi magici, come il padre di lei che poi attuerà un escamotage per fare in modo che la figlia non se ne vada di casa, questo non ferma Milluccio dall’avere però subito atti sessuali con la bellissima Liviella. È ovvio che il sangue, inserito in un contesto simile, può simboleggiare le mestruazioni e anche la fertilità, le guance rosse ovviamente sono il simbolo della “fatica” dopo l’atto sessuale. Il problema è che quello che ha Milluccio è un «capriccio de femmena prena» e vorrebbe trovare una donna come l’immagine che ha in testa, ma le immagini lasciamole dove sono, poi il suo desiderio impellente è fare sesso e mettere incinta qualcuno, insomma proprio carino Milly.

Il desiderio invece è la pulsione che porta il vedovo re di Roccaspra in l’Orsa a voler sposare la figlia. Il topos dell’incesto non è una novità, ma dobbiamo ricordarci di collocare questi eventi. Da poco c’era stata la Controriforma, iniziata con il Concilio di Trento nel 1545, capiamo bene che ci troviamo in un periodo ben più buio e restrittivo di quanto potesse essere il Medioevo, ma fortunatamente Basile si trova nel Regno di Napoli, che è leggermente più tollerante per il tempo e quindi anche l’incesto poteva essere inserito nelle narrazioni, poi è comunque un grande a parlarne quindi. Tornando alla nostra storia, perché il re vuole sposare la figlia? Perché è la persona più simile alla moglie defunta, alla quale aveva promesso di non risposarsi a meno che non trovasse una bellezza almeno pari alla sua. Ovviamente la povera fanciulla è inorridita dalla proposta e riesce a mettersi in salvo grazie all’aiuto di una vecchia che la trasforma in orsa.

L’incesto è anche presente nella seconda favola della terza giornata, dove un altro re, stavolta quello di Pretasecca, anche lui rimasto vedovo, vuole sposare Penta, la propria sorella, perché conoscendola è sicuro di poter avere un legame duraturo. La donna si dimostra subito indignata di fronte a questa proposta e pensa che il fratello sia impazzito, ma ovviamente lui non demorde, continua anzi ad insistere. La povera Penta è costretta a sacrificarsi e si fa tagliare le mani per rendersi meno desiderabile, il re allora persa la passione la fa gettare in mare.

Queste due storie sottolineano lo stereotipo, ancora attuale, dell’uomo incontrollabile, preso da una smania immensa di passione che non riesce a discernere il bene e il male e la donna, che invece per sopravvivere e per non sentirsi violata deve sacrificarsi. Sia l’Orsa che Penta compiono un sacrificio estremo, abbandonano alcuni dei loro connotati per cercare di sottrarsi alla furia rabbiosa e insistente degli uomini. È questo ciò che le donne hanno imparato a fare praticamente sempre ed è l’insegnamento che le donne stesse tramandavano alle generazioni successive: la donna deve stare sempre in guardia, essere pronta anche a sommi sacrifici, mentre l’uomo ha come unico obbiettivo il raggiungimento dei propri desideri, senza pensare alle conseguenze che questi possono avere su altrз.

Ne La vecchia scorticata è presente invece il tema della lussuria. Le due vecchie protagoniste vedono un gran gnocco, che è il principe della città e cercano in tutti i modi di riuscire a conquistarlo. Con un escamotage, una delle due sorelle riesce a catturare l’attenzione del principe, questo grazie a un ringiovanimento che la fa apparire meravigliosa. Ovviamente si guarda bene dal svelare alla sorella il trucco e le fa credere che è riuscita a diventare così fregna togliendosi la pelle calante e la spinge così a morire sotto le lame del barbiere che la scortica viva. Anche Sapia Liccarda si basa sul desiderio sessuale femminile. tranne quello della protagonista, Sapia che invece è ferma e non si lascia abbindolare dai bellimbusti.

Sole, Luna e Talia è la fiaba che è alla base de La bella addormentata. La fiaba è molto simile a quella più conosciuta, ma presenta delle caratteristiche diverse. Talia è il nome della bella addormentata che a causa di un sortilegio, pungendosi con un fuso, cade addormentata per sempre. Un re di passaggio dal castello, si ferma e scorge questa meravigliosa fanciulla addormentata, ma non la sveglia con un bacio. Il re la stupra. Lei sta dormendo e pur consapevole del fatto che la fanciulla non è cosciente il re continua il suo intento.

«Ma, non revenenno pe quanto facesse e gridasse e pigliato de caudo de chelle bellezze, portatola de pesole a no lietto ne couze li frutte d’ammore e, lassatola corcata, se ne tornaie a lo regno suio, dove non se allecordaie pe no piezzo de chesto che l’era socciesso.»

Addirittura lui la dimentica, completamente. Fino a che non ritorna, ovviamente di passaggio da quel castello e scopre che quello stupro ha portato ad una gravidanza che ha dato vita a due gemelli: Sole e Luna, che hanno salvato Talia, succhiandole il dito ed estraendone la “lisca” di lino che l’aveva uccisa. Dopo varie peripezie, perché c’è da dire che il re era anche sposato, Talia e il sovrano si sposano. Anche in questo caso viene sottolineato il comportamento maschile come incontrollabile, totalmente privo di raziocinio. Il re avvinto dalla bellezza di Talia, decide di stuprarla, poi va via. Ricordiamo che le narratrici, le protagoniste, le aiutanti, le antagoniste in queste storie sono tutte donne e queste storie erano tramandate tra le donne stesse per mettersi in guardia. Altro che lisca di lino, il pericolo più grande per una donna sono gli uomini. Inoltre c’è da dire che a differenza della fiaba che conosciamo maggiormente in cui è il bacio del principe a risvegliare e salvare la principessa, quindi l’uomo ha questo connotato di eroe salvifico; nella versione di Basile non è assolutamente così. Il bacio e poi lo stupro senza il “risultato” del risveglio non sono altro che un indice della limitazione del potere maschile sulle donne. Non è quello a salvare Talia e nulla può l’invincibilità del membro maschile, nè la maternità, nè il parto, visto che Talia si risveglia molto dopo aver dato alla luce i suoi figli.

Arriviamo dopo stupri, incesti e quant’altro alla fiaba che secondo me è la più erotica del Pentamerone: Mortella. Questa fiaba parla di una gravidanza fuori dal comune. La moglie del contadino partorisce una frasca di mortella, invece dei figli che tanto stava aspettando. Fino al parto, la donna aveva avuto una gravidanza normale, di nove mesi, ma poi qualcosa è andato storto. La mortella diventa anche simbolo di una certa sacralità, non può essere distrutta, pena una maledizione fatata.
La nascita vegetale dal ventre di una donna, non è un’invenzione basiliana, la troviamo anzi in tanti miti di fondazione e di passaggio ed ha ovviamente come scopo quello di fertilizzare la terra. La mortella diventa in questo caso la pianta fertilizzante, che riesce a far avverare i desideri di maternità se ci si prende cura di lei. Dopo la moglie del contadino che aveva curato con amore questa pianta, passa un principe che vede questa frasca e decide che deve essere sua. Il principe si prenderà cura effettivamente della mortella innaffiandola puntualmente. Solo dopo questa prova di pazienza mista all’amore, avviene la seconda nascita: dalla mortella alla Venere della mortella. Si ritorna quindi ai motivi della fertilità e soprattutto del desiderio. Il tema della fertilità si trova strettamente collegato a quello del ciclo naturale che si ripete, il ramo di mortella dà origine ad una donna che è simbolo personificato dell’amore e della vita e nemmeno la morte materiale può fermarlo.
Il principe ovviamente è avvinto dalla bellezza di questa Venere e il gioco di giacere insieme e poi svanire della fata, ricorda molto quello di Amore in Amore e Psiche. Questa fiaba ha però un’altra particolarità quella di descrivere la vagina e la descrive come:

«maraviglia delle femmine, lo specchio,
l’ovetto dipinto di Venere, il cosino bello di Amore»

«toccando si accorse che era roba liscia e mentre pensava di palpare spine d’istrice trovò una cosina più tenera e morbida della lana barbaresca, più bastosa e cedevole della coda di una martora, più delicata e lieve del piumaggio di un cardellino»

È la prima volta che viene descritta una vagina in questo modo, in modo allusivo, ma non troppo. Viene espressa come una meraviglia, delicata, morbida, accogliente. Sono parole e similitudini molto più auliche di quelle che si riservano normalmente al membro. I genitali femminili sono anche associati alle piante, non è un caso che la descrizione più realistica sia comunque creata in una storia in cui la protagonista in realtà è lei stessa una pianta. Il Pentamerone è pieno di metafore e allegorie che vengono usate per descrivere l’erotico.

Il coito si riduce a una serie di azioni che sono proprie dell’agricoltura o comunque afferiscono a questa sfera semantica: seminare il campo, raccogliere fiori, lavorare il terreno d’amore. La virilità maschile viene poi associata alla sfera animale principalmente usatissima è la similitudine con gli aucielli. Anche le metafore sessuali riprendono la dualità comune, stando sempre sulla separazione tra uomo attivo e donna ricettiva. Altre metafore che troviamo nel Pentamerone per il coito sono quelle belliche o anche metafore culinarie in cui l’atto sessuale è visto come un pasto dolce e delizioso, ma essendo un pasto è anche impellente e necessario, in cui comunque la donna è vista come la preda, la cacciagione che è pronta per essere mangiata.

Le allusioni sessuali e in realtà tutti gli atti sessuali descritti nell’opera basiliana non lo rendono di certo un libro adatto a innocenti infanti. Effettivamente non si tratta di fiabe o di favole come le intendiamo noi, ma sono appunto cunti. Basile ha scritto parte della sua opera nell’avellinese, ed è stato ospite nel castello di Montemarano. Questa caratteristica ha influito ovviamente sulla lingua, che non è un puro napoletano, per questo mi sento ulteriormente privilegiata per riuscire a capire l’opera senza bisogno di intermediari e per questo vi posso dire che cunto non è sinonimo di fiaba. Durante la vendemmia, pregavo sempre mio nonno Bruno, dicendogli “Nò, nò, me faj nu cunto?”. Il cunto è un racconto di vita reale, la narrazione di un fatto quotidiano, ma straordinario, generalmente tragicomico, spesso a lieto fine, non sono solamente storie di vita vissuta, ma storie tramandate di generazione in generazione e non dovete prendere come totalmente fantasy, la presenza di streghe, maghi, trasformazioni, creature, mentre si parla di vita reale come fosse qualcosa appena accaduta, io anche ho sentito cunti su lupi mannari, folletti, malocchio e streghe. Quando entriamo nel mondo di Basile dobbiamo uscire fuori da quello che per noi è realtà e abbracciare ciò che è realtà per un gruppo diverso in un’epoca diversa (manco troppo lontana visto che gli anziani e le anziane dell’entroterra campano ancora credono veritiere queste storie).

Quello che ha fatto Basile non è stato inventare da zero delle narrazioni, ma collezionare i cunti dei luoghi che ha visitato, raccoglierli e portarli alle corti napoletane, sfoderando questi racconti durante i banchetti. È molto importante l’erotismo nell’opera di Basile ed è presente in un modo meno poetico rispetto ai precedenti autori esaminati in questa sede, meno poetico perché l’atto sessuale non è protagonista, né è protagonista la bellezza della donna, è visto come necessario non solo per la procreazione, ma anche per un proprio appagamento, è più realistico potremmo dire. Le narratrici, le protagoniste, le eroine sono tutte donne, l’universo del Pentamerone è dominato da donne e Basile cerca di mantenere il punto di vista femminile anche nella narrazione dell’erotico, dando quindi enorme importanza agli atti sessuali, al piacere e ovviamente anche alle gravidanze, ma guardandole da un punto di vista più popolare, senza sublimarli. È un’opera meravigliosa, sicuramente vicinissima al Decameron, ma che ha moltissimo del folklore meridionale. Non dimentichiamo inoltre di dare un grande merito a Basile, quello di aver portato alla creazione delle fiabe che tuttз amiamo, ma che in realtà conosciamo grazie ad altre versioni, dove le donne sono spesso solamente delle fragili anime da salvare e non sono protagoniste come nel Pentamerone. Da Lo cunto de li cunti derivano tra le varie fiabe: Cenerentola, La bella addormentata, Il gatto con gli stivali, Hansel e Gretel, Raperonzolo. Attualmente si trovano tranquillamente in italiano con il testo a fronte, quindi leggete!


Bibliografia

A. Gasparini, C. Chellini, Setole e spine. La crescita segreta del maschile e del femminile, Erikson, Roma, 2019.

A. Vespaziani, Favoloso diritto: metafore del potere ne “Lo Cunto de li Cunti”, Anamorphosis: Revista Internacional de Direito e Literatura, Vol. 6, Nº. 1, 2020.

A. E. Zanotto, I personaggi femminili ne “Lo cunto de li cunti” di Giambattista Basile, Università degli Studi di Padova, Dipartimento di studi linguistici e letterari, 2016.

G. Basile, Lo cunto de li cunti, L’Isola dei Ragazzi, Napoli, 2014.

G. Carrascón, C. Simbolotti (a cura di), I novellieri italiani e la loro presenza nella cultura europea: rizomi e palinsesti, Accademia University Press, Torino, 2020.

M. Forlino, Esoterico, erotico, esotico: la “cuntaminazione” del Pentamerone, Graduate School-New Brunswick
Rutgers, New Brunswick, New Jersey, 2015.

Letture Arcane, Giugno.

Dopo aver esplorato una piccola parte degli Arcani Minori, si torna tra i Trionfi con la carta di questo mese. Posso dire che non è tra le mie carte preferite, ma si sposa bene con il clima pesante di oggi. È vero che Giugno è il mese in cui inizia l’estate e almeno mentalmente siamo più prontз a lasciarci andare verso le vacanze. Le vacanze stesse però quest’anno sono ancora limitate e questo mese è un’ulteriore prova di sopportazione per il nostro animo. Giugno è sicuramente un mese in cui ci si mette alla prova, proprio in vista di ferie e vacanze iniziano a doverci essere lavori da chiudere, per chi studia è un mese di sprint assoluto perché inizia il tempo degli esami, tra l’altro per tutti i gradi d’istruzione.

L’Imperatore

Disciplina, ecco cosa ci dice questa carta. L’Imperatore è calmo e sereno, sa perfettamente cosa vuole e dove deve andare, è padrone del suo corpo e del territorio che lo circonda, rappresenta una forza consapevole, che viene esercitata con costanza e autorità, seguendo le regole. L’Imperatore è comunque un despota e nella sua azione, esercita un potere patriarcale ed è per questo che non è una delle carte che amo. Ma noi siamo qui per dare altre letture, per decostruire in ogni ambito il patriarcato, infatti non vedo l’Imperatore (così come il Papa, il Mago, il Carro etc.) come una carta che descriva un uomo, ma più accuratamente è una carta che descrive una persona decisa che deve assolutamente prendersi le proprie responsabilità.

Come vivo il mio lavoro? Cosa sto costruendo?

È a questo a cui dobbiamo pensare quando ci troviamo di fronte a questa carta, che raffigura un personaggio impettito e che scruta l’orizzonte, perché le sue immediate vicinanze le tiene strettamente sotto controllo. È sicuramente una carta pratica, che ci fa riflettere su ciò che materialmente stiamo costruendo. L’imperatore è la persona che riesce a fabbricare la sua fortuna a sua immagine. Questo perché ha estrema sicurezza nelle proprie capacità, l’imperatore comanda, ma comanda specialmente le sue passioni, le sue ansie, i suoi dubbi rendendoli innocui e superandoli con destrezza. L’Imperatore è maturo, ha dalla sua parte anche l’esperienza, gli errori fatti in precedenza e mai perseverati. La carta può indicare anche un partner, una figura importante nella nostra vita che raffiguri un punto fermo, che sia d’aiuto o rappresenta il nostro guerriero interiore che non riesce ad emergere. Questa carta è associata al segno dell’Ariete, segno impulsivo e irascibile, ma che ha grandi doti di leadership che di certo non mancano al protagonista di questo mese, quindi per costruire dobbiamo impegnarci e avere un po’ del piglio arietino.

Tutto quello che abbiamo fatto fin’ora ci è servito a diventare chi siamo, sicurз delle nostre conoscenze ed esperienze, possiamo andare avanti nel mondo, seguendo uno schema che abbiamo creato noi stessз e che funzioni perfettamente per raggiungere desideri e ambizioni. Non lasciamoci trasportare da ansie e paure, l’Imperatore non ha spazio per questo: i tempi sono maturi per gettare le basi per costruire il nostro regno in cui siamo noi i sovrani. Facciamoci forza e aiutatз da persone positive e propositive istituiamo il governo di cui abbiamo bisogno nella nostra individualità, ma soprattutto nella collettività.

Quindi, cosa leggere per favorire la concretezza?

Margaret Doody, Aristotele e la Montagna d’Oro, Traduzione di Rosalia Coci, Sellerio Editore.

L’Imperatore è saggio, quale protagonista migliore per le nostre letture se non Aristotele? Nel 323 a. C. data della morte di Alessandro Magno, Aristotele è ormai anziano, il clima ad Atene non è più a lui congeniale, è tempo di lasciare l’eredità costruita e partire. La meta prescelta è Filippi, lì il maestro potrà ricostruire la sua scuola e il suo animo, ma prima dovrà ricostruire una serie di sospetti e deviazioni che lo porteranno a scoprire chi e cosa si nasconde dietro la morte del suo pupillo.

Sara Colaone, D. Quellat – Guyot, A. Quella – Villéger, Evase dall’Harem, Oblomov Edizioni

Anche questa è una storia di fuga, in cui si scappa per riprendere in mano le redini della propria vita e diventare padrone di sé stesse. Le protagoniste sono Zennur e Nuryé, che hanno passato la vita segregate nell’harem, sanno che si meritano di più, che la vita non è solo essere prigioniere. Escogitano allora la fuga da Costantinopoli alla Francia, ma una volta qui saranno trattate principalmente come personaggi di feuilleton che descrivono la loro avventura scandalosa.

Il meglio degli anni ’10, Indie Edition.

Ci risiamo.
Una lista sola non bastava per sintetizzare le migliori letture di questo decennio, quindi eccoci qui, dopo ore e ore di ripensamenti, discussioni, litigi tra me e l’avvocato, abbiamo finalmente i titoli che ci hanno più entusiasmato, che a distanza di mesi, anni, dalla loro lettura ancora ci portiamo dentro, tutti editi da brillantissime case editrici indipendenti.
Se volete sapere la mia top ten personalissima è qui; ma visto che George si è sentito escluso, ho dovuto subito ritrattare e farne un’altra, stavolta a quattro mani.

Signore e signori:

Gli Anni, A. Ernaux, 2015, L’Orma Editore.

Iniziamo benissimo, con questo titolo che ha portato la grandissima autrice francese ad essere conosciuta qui in Italia. Un libro autobiografico, che racconta gli anni del dopoguerra, il ’68, la globalizzazione, l’11 settembre dalla lente di una ragazza, poi donna, che vive in prima persona i cambiamenti epocali del mondo occidentale. Guarda il mondo che corre, un mutare incessante e guarda il suo corpo che cambia, il suo continuo divenire altro, le sue continue trasformazioni, psicologiche, lavorative, fisiche; guarda le facce, i volti, di tutti quelli che passano nella sua vita. Racconta sé stessa, ma racconta collettivamente una generazione lanciata nel folle flipper che ha portato l’Occidente ad essere così come lo conosciamo.

La saggezza delle pietre, T. Gilbert, 2017, Diabolo Edizioni.

Primo fumetto di questa lunga lista, Gilbert ci ha colpito tantissimo con la sua storia in cui uomo e natura s’intrecciano, in un’avventura corporale e drammatica. In tinte bianche, nere e rosse, Gilbert racconta il progressivo avvicinarsi di una donna alla crudele natura, fino quasi a sovrapporsi ad essa, esperienza che la porterà a capire cosa si porta dentro. Un finale assolutamente d’effetto, che lascia spazio a numerose interpretazioni vi farà capire quanto può essere polivalente questo fumetto. Seguite la volpe e poi sappiateci dire di cosa si parla davvero.

Amore di lontano, Martoz, 2016, Canicola.

Un continuo andirivieni nel tempo: Medioevo – Contemporaneità, circonda la storia del cavaliere Antares e di Jaf e delle loro ricerche. Un santo Graal particolare, una profonda e inarrivabile storia d’amore è ciò che racconta Martoz in questo fumetto, dove cambia il tempo in continuazione, ma gli obbiettivi degli uomini rimangono immutati e l’unica cosa che conta alla fine è raggiungere Lei.

Il peso del legno, A. Tarabbia, 2018, NN edizioni.

Ogni vita è un po’ una croce, ma quanti significati e soprattutto come si è evoluto nel tempo il significato di croce? Un po’ saggio, un po’ romanzo, questo libro spiega proprio l’evoluzione del termine croce, partendo ovviamente dal Vangelo fino ad arrivare a Bulgakov, Camus, Weil e tantissimi altri autori. Spunti bibliografici, curiosità linguistiche e una scrittura chiara ed eccellente, hanno messo subito d’accordo me e l’avvocato, assolutamente uno dei best del nostro decennio.

Storia della Santa Russia, G. Dorè, 2019, Eris Edizioni.

Un’edizione raffinatissima, riporta ai lettori un classico dell’illustrazione: la Storia pittoresca, drammatica e caricaturale della Santa Russia. Un francese (e che francese) illustra e descrive la storia della Russia dagli albori fino a che lui può, ovvero la Guerra di Crimea. Tra rivoluzioni, zar che muoiono di problemi ai reni, corti scapestrate e lussuriose, un meraviglioso e ironico spaccato della Russia di qualche tempo fa, corredato da illustrazioni che di certo non vi dobbiamo dire noi quanto siano pazzesche.

Verso il mare in ogni caso

Verso il mare in ogni caso, C. Zambotti, 2017, Gorilla Sapiens Edizioni.

Brevissimi racconti evanescenti, ci portano a conoscere la vicenda dei protagonisti, un bambino e una bambina, poi adolescenti, poi adulti che ad ogni episodio si incontrano, delle volte parlano, delle volte si guardano, delle volte si sfiorano, più che altro ricordano, immaginano, inventano. Un libro delicatissimo che preme proprio sulla capacità infinita di immaginare.

Famiglie ombra, M. Alvar, 2017, Racconti Edizioni.

Da quando è entrata nelle nostre vite, rimane tuttora la migliore raccolta di racconti che abbiamo letto. L’autrice filippina racconta in modo magistrale, nove famiglie, diversissime, nove esperienze di integrazione e di distanza. Tutti suoi connazionali i protagonisti e le protagoniste dei racconti, ma tutti sparsi per il mondo, nella continua ricerca di ricongiungersi con i propri affetti e di conquistare un posto nei nuovi spazi in cui sono dovuti arrivare. Una Storia delle Filippine filtrata dalle vicende di chi le Filippine se l’è portate dietro nella propria diaspora personale.

Da quassù la Terra è bellissima, T. Bruno, 2016, Bao Publishing.

Guerra Fredda, URSS – USA. Ispirata da Gagarin e dalle sue spaziali vicende, Da quassù la Terra è bellissima racconta di Akim Smirnov, l’eroe, che deve mantenere questo status di eroe a tutti i costi: rappresenta l’avanguardia, il progresso, la tecnologia, rappresenta tutta la Russia, ma questo ruolo è estremamente difficile da ricoprire, dopo un terribile trauma che forse, solo un americano fuggito in Russia per evitare il servizio militare, tale Frank Jones, può aiutare a superare.

Led Zeppelin ’71, Giovanni Rossi, 2014, Tsunami Edizioni.

Amori musicali, incontrano libri spettacolari. Giovanni Rossi racconta in questo libro non solo la notte del Vigorelli di quel lontano 5 luglio 1971, quando i Led Zeppelin in Italia per chiudere l’edizione di quell’anno del Cantagiro, avrebbero dovuto fare un concerto, ma…
Ma posiziona in maniera impeccabile gli eventi del Vigorelli e cosa rappresentano i Led Zeppelin nella temperie politica e culturale di quegli anni in Italia. Un racconto storico completo, degli anni dal ’68 al ’71, che culminano con il racconto di quella drammatica notte, dopo cui i Led Zeppelin hanno dichiarato guerra all’Italia.

King Kong Theory, Despentes, 2019, Fandango Editore.

Ve ne parleremo approfonditamente in seguito, è stata una lettura illuminante, luminosa, assolutamente necessaria per decodificare alcune delle pratiche patriarcali che ancora oggi cerchiamo di combattere. La Despentes riesce a mutuare dalla sua esperienza e dalle sue vicende il racconto del femminismo di questi anni, le conquiste, ma soprattutto le sconfitte di chi è o si sente donna. In assoluto uno dei libri migliori, che è finalmente arrivato in Italia, che racconta senza edulcorazioni quello che vive ogni giorno una donna.

I consigli sono conclusi, buona fine decennio e speriamo che nella prossima decade ci accompagnino libri altrettanto meravigliosi.

Intervista ad Alice e Paolo di Edicola Ediciones.

Grazie all’Indie BBB Cafè, questa volta cari lettori vi portiamo in viaggio in Cile! Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Alice e Paolo editori della casa editrice Edicola, di cui vi abbiamo parlato qui. Nel ringraziare i due editori per la pazienza e per la disponibilità vi lascio alle loro parole, attraverso cui potete scoprire ed amare questa meravigliosa casa editrice ed anche avere la percezione di come si muove il mondo dell’editoria all’estero!

Innanzitutto: come e quando nasce Edicola Ediciones? E come vi è venuto in mente di entrare nel magico e strano mondo dell’editoria?

  • Paolo Primavera:“Edicola nasce a Gennaio 2013: da quel momento siamo a scuola, con i nostri grembiuli e quaderni, pronti per iniziare a leggere e prendere appunti. Nasce dalla difficoltà di incontrare libri in Italiano a Santiago e quindi ci siamo detti: “Facciamoli noi!” L’idea nasce dalla mia tesi al Master in Editoria Pompeu Fabra Barcelona y Diego Portales e si è materializzata nel progetto di due persone che hanno scelto di pubblicare libri per accorciare le distanze e avvicinare i due mondi in cui vivono. Nasce dal nostro sogno nascosto di lettori e, per fortuna, continua a crescergli attorno.”

Anche i lettori hanno dei pregiudizi: si pensa ad esempio che la letteratura tedesca sia tendenzialmente molto pensosa e filosofica, che quella francese sia invece intimista, quella americana attenta alla costruzione di trame accattivanti e che giochino sui colpi di scena. Muovendovi tra due paesi diversi, come definireste la letteratura italiana e come quella cilena?

  • Alice Rifelli: “La definirei letteratura e basta, quando è il caso. Ovviamente ci sono fili che uniscono diversi autori, libri che possono essere letti come tasselli della stessa trama (penso ad esempio alla literatura de los hijos dove autori come Nona Fernández, Alejandra Costamagna, Alejandro Zambra o Alia Trabucco condividono il fatto di aver vissuto la propria adolescenza nel periodo della post-dittattura di Pinochet, in Cile) ma trovo difficile e pericoloso generalizzare. Bruno Arpaia dice che la letteratura latinoamericana non esiste. In effetti, pensare che un continente così grande e variegato possa condividere una stessa idea di letteratura ha più che vedere con la nostra pigrizia mentale che con la realtà. Credo che lo stesso pensiero possa estendersi a qualsiasi contesto geografico. Ma è pur vero che le associazioni tra un determinato paese e un certo tipo di letteratura accadono. L’editore può scegliere se assecondarle o sfidarle, nel tentativo di dare di quel paese l’immagine più articolata possibile.”

Abbiamo assodato che la vostra casa editrice è praticamente doppia e bilingue: pubblicate in italiano e in spagnolo, come scegliete i libri per il pubblico italiano e come per quello cileno?

  • Alice Rifelli: “Scegliamo – principalmente dal panorama contemporaneo – le voci che ci sembrano più autentiche e originali, le storie che hanno aperto, in noi per primi, uno spazio di riflessione, i libri che ci rimangono appiccicati addosso. Scegliamo testi che si fanno portatori di un messaggio che riteniamo importante, urgente, talvolta scomodo ma necessario, libri che si inseriscono nei diversi percorsi di lettura che via via costruiamo e immaginiamo per i nostri lettori. A volte il salto da un libro a un altro è tutt’altro che scontato, ma è lì che si percepisce se l’editore è stato capace di conquistare davvero la fiducia del lettore.”

La varietà della vostra produzione non è data solamente dal bilinguismo, ma anche da pubblicazioni molto variegate. Le vostre collane dai nomi molto particolari (Al tiro, Disciplina Antigua, Grigio18, Illustrati, Lo Stivale, Media Hora), contengono narrativa, poesie, illustrati. Non è una scelta scontata per una piccola casa editrice pubblicare la narrazione in tutte le sue forme, come mai voi avete deciso di farlo

  • Alice Rifelli: “Il catalogo di un editore è quanto di più intimo e al tempo stesso pubblico ci possa essere. È lì, sotto gli occhi di tutti, a rivelarne spudoratamente gusti, follie e ambizioni. Edicola è un editore giovane, che si permette ancora il lusso di rischiare e di spaziare, mescolando forme diverse di narrazioni. Pubblichiamo romanzi, racconti, poesie, graphic novel, libri illustrati per bambini e ragazzi. A maggio uscirà un libro che rappresenta una nuova sfida e, almeno per noi, una forma di sperimentazione e del quale siamo particolarmente orgogliosi: Paradiso Italia, un reportage nel quale il fotografo e illustratore Mirko Orlando racconta la vita dei migranti in Italia attraverso il duplice linguaggio della fotografia e del fumetto. Chi ha apprezzato le nostre graphic novel Gli anni di Allende e A sud dell’Alameda ritroverà in Paradiso Italia la stessa capacità critica di raccontare la realtà con amore e passione.”

In tutta questa varietà, avete intercettato il lettore tipo di Edicola?

  • Alice Rifelli: “Se è vero che esistono diversi punti d’accesso al nostro catalogo, allora è plausibile che esistano anche diversi lettori di Edicola. Il nostro sforzo quotidiano è indirizzato a far in modo che ognuno di loro, una volta entrato, si senta a casa, si guardi curiosamente intorno e scelga il prossimo libro da leggere.”

Facendo esperienze in Italia e in Cile, vedendo anche come ultimamente l’Italia faccia difficoltà a promuovere politiche editoriali, a creare possibilità importanti per i piccoli e medi editori e ad avvantaggiare lettori ed editori, com’è la vostra esperienza? È più facile essere editori in Italia o in Cile, o anche nel Sud America ci sono gli stessi problemi che coinvolgono l’editoria?

  • Paolo Primavera: “In Sud America c’è il vantaggio di una lingua che unifica i territori e regala sfumature di letteratura praticamente infinite. Il rovescio della medaglia è la distanza tra i vari paesi, una distanza che rende più complessa la circolazione dei contenuti. Per ovviare, grazie alla lungimiranza di editori amici di altre nazioni, ricorriamo alla co-edizione, abbattendo i costi del trasporto ed esplorando nuovi mercati. Siamo contenti e orgogliosi del fatto che grazie a questo meccanismo, alcuni nostri libri, dal Cile sono arrivati in Messico e tra poco in Colombia. In Cile, a fronte delle difficoltà di un mercato molto piccolo, sono state sviluppate politiche di finanziamento all’editoria che riguardano aspetti quali la traduzione, l’acquisto da parte dello Stato di libri per scuole e biblioteche e l’internazionalizzazione del contenuto. Credo che essere editori sia un atto d’incoscienza necessario, un lavoro ugualmente difficile e importante di qua e di là dall’Oceano.

Siete ospiti di un collettivo di blogger, com’è il vostro rapporto con i blog letterari e con il web? Quanto “spende” Edicola nella comunicazione in rete e quanto percepite diversa la promozione sul web e la diffusione dei blog letterari nei due Paesi in cui operate?

  • Alice Rifelli: “I blogger sono spesso i nostri primi lettori, con alcuni si è costruito nel tempo un bellissimo rapporto di fiducia. Chiediamo loro consigli, leggiamo con attenzione i loro giudizio sui nostri libri, quando possibile li coinvolgiamo in iniziative dentro e fuori dalla rete. Sia in Italia che in Cile la promozione passa sempre di più attraverso il web e noi ne siamo contenti perché si tratta di uno spazio ancora democratico.”

Siamo ancora all’inizio del 2019. Cosa ci dobbiamo aspettare da Edicola per quest’anno, quali saranno le prossime uscite?

  • Alice Rifelli: “Lo diciamo? Ok, lo diciamo! A fine maggio pubblicheremo la traduzione italiana di Di perle e cicatrici di Pedro Lemebel, scrittore e artista cileno, personaggio icona della critica sociale, che Bolaño ha definito il “miglior poeta della sua generazione”. Di perle e cicatrici, tradotto da Silvia Falorni, è una raccolta di cronache che racconta con ironia e malinconia il Cile post dittatura. È un libro commovente e spregiudicato, in armonioso bilico tra letteratura e giornalismo. Uno dei nostri libri più rivoluzionari.”

In primavera ci saranno le principali fiere del libro in Italia, parteciperete? Possiamo venirvi a trovare?

  • Alice Rifelli: “La prima occasione per venire a salutarci è il Book Pride di Milano, che inizierà tra pochi giorni e dove domenica 17 presenteremo Ultima Esperanza, romanzo storico ambientato nella Patagonia di fine Ottocento. Durante i primi giorni di aprile, in concomitanza con la fiera Children’s Book Fair, accompagneremo Lola Larra e Vicente Reinamontes in una serie di incontri tra librerie, scuole e biblioteche per un laboratorio ispirato al loro libro A sud dell’Alamameda, durante il quale i più giovani troveranno spazio e strumenti per esprimere il proprio pensiero critico con consapevolezza e creatività. A maggio ci trovate al Salone di Torino e in tour con María José Ferrada, che verrà dal Cile per presentare il suo romanzo Kramp, una meravigliosa storia sospesa tra l’immaginario della piccola protagonista e la feroce realtà di un paese in dittatura. E per tutti gli appuntamenti estivi che stiamo preparando vi invitiamo a iscrivervi alla nostra newsletter e a seguirci sulle nostre pagine social.”

Dopo queste domandine siete ormai pronti per addentrarvi nella lettura dei titoli di Edicola, noi del Book Bloggers Blabbering vi daremo qualche consiglio di lettura grazie ad alcune recensioni e a nuove interviste che troverete sul nostro sito!

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