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"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

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Il meglio degli anni ’10, Indie Edition.

Ci risiamo.
Una lista sola non bastava per sintetizzare le migliori letture di questo decennio, quindi eccoci qui, dopo ore e ore di ripensamenti, discussioni, litigi tra me e l’avvocato, abbiamo finalmente i titoli che ci hanno più entusiasmato, che a distanza di mesi, anni, dalla loro lettura ancora ci portiamo dentro, tutti editi da brillantissime case editrici indipendenti.
Se volete sapere la mia top ten personalissima è qui; ma visto che George si è sentito escluso, ho dovuto subito ritrattare e farne un’altra, stavolta a quattro mani.

Signore e signori:

Gli Anni, A. Ernaux, 2015, L’Orma Editore.

Iniziamo benissimo, con questo titolo che ha portato la grandissima autrice francese ad essere conosciuta qui in Italia. Un libro autobiografico, che racconta gli anni del dopoguerra, il ’68, la globalizzazione, l’11 settembre dalla lente di una ragazza, poi donna, che vive in prima persona i cambiamenti epocali del mondo occidentale. Guarda il mondo che corre, un mutare incessante e guarda il suo corpo che cambia, il suo continuo divenire altro, le sue continue trasformazioni, psicologiche, lavorative, fisiche; guarda le facce, i volti, di tutti quelli che passano nella sua vita. Racconta sé stessa, ma racconta collettivamente una generazione lanciata nel folle flipper che ha portato l’Occidente ad essere così come lo conosciamo.

La saggezza delle pietre, T. Gilbert, 2017, Diabolo Edizioni.

Primo fumetto di questa lunga lista, Gilbert ci ha colpito tantissimo con la sua storia in cui uomo e natura s’intrecciano, in un’avventura corporale e drammatica. In tinte bianche, nere e rosse, Gilbert racconta il progressivo avvicinarsi di una donna alla crudele natura, fino quasi a sovrapporsi ad essa, esperienza che la porterà a capire cosa si porta dentro. Un finale assolutamente d’effetto, che lascia spazio a numerose interpretazioni vi farà capire quanto può essere polivalente questo fumetto. Seguite la volpe e poi sappiateci dire di cosa si parla davvero.

Amore di lontano, Martoz, 2016, Canicola.

Un continuo andirivieni nel tempo: Medioevo – Contemporaneità, circonda la storia del cavaliere Antares e di Jaf e delle loro ricerche. Un santo Graal particolare, una profonda e inarrivabile storia d’amore è ciò che racconta Martoz in questo fumetto, dove cambia il tempo in continuazione, ma gli obbiettivi degli uomini rimangono immutati e l’unica cosa che conta alla fine è raggiungere Lei.

Il peso del legno, A. Tarabbia, 2018, NN edizioni.

Ogni vita è un po’ una croce, ma quanti significati e soprattutto come si è evoluto nel tempo il significato di croce? Un po’ saggio, un po’ romanzo, questo libro spiega proprio l’evoluzione del termine croce, partendo ovviamente dal Vangelo fino ad arrivare a Bulgakov, Camus, Weil e tantissimi altri autori. Spunti bibliografici, curiosità linguistiche e una scrittura chiara ed eccellente, hanno messo subito d’accordo me e l’avvocato, assolutamente uno dei best del nostro decennio.

Storia della Santa Russia, G. Dorè, 2019, Eris Edizioni.

Un’edizione raffinatissima, riporta ai lettori un classico dell’illustrazione: la Storia pittoresca, drammatica e caricaturale della Santa Russia. Un francese (e che francese) illustra e descrive la storia della Russia dagli albori fino a che lui può, ovvero la Guerra di Crimea. Tra rivoluzioni, zar che muoiono di problemi ai reni, corti scapestrate e lussuriose, un meraviglioso e ironico spaccato della Russia di qualche tempo fa, corredato da illustrazioni che di certo non vi dobbiamo dire noi quanto siano pazzesche.

Verso il mare in ogni caso

Verso il mare in ogni caso, C. Zambotti, 2017, Gorilla Sapiens Edizioni.

Brevissimi racconti evanescenti, ci portano a conoscere la vicenda dei protagonisti, un bambino e una bambina, poi adolescenti, poi adulti che ad ogni episodio si incontrano, delle volte parlano, delle volte si guardano, delle volte si sfiorano, più che altro ricordano, immaginano, inventano. Un libro delicatissimo che preme proprio sulla capacità infinita di immaginare.

Famiglie ombra, M. Alvar, 2017, Racconti Edizioni.

Da quando è entrata nelle nostre vite, rimane tuttora la migliore raccolta di racconti che abbiamo letto. L’autrice filippina racconta in modo magistrale, nove famiglie, diversissime, nove esperienze di integrazione e di distanza. Tutti suoi connazionali i protagonisti e le protagoniste dei racconti, ma tutti sparsi per il mondo, nella continua ricerca di ricongiungersi con i propri affetti e di conquistare un posto nei nuovi spazi in cui sono dovuti arrivare. Una Storia delle Filippine filtrata dalle vicende di chi le Filippine se l’è portate dietro nella propria diaspora personale.

Da quassù la Terra è bellissima, T. Bruno, 2016, Bao Publishing.

Guerra Fredda, URSS – USA. Ispirata da Gagarin e dalle sue spaziali vicende, Da quassù la Terra è bellissima racconta di Akim Smirnov, l’eroe, che deve mantenere questo status di eroe a tutti i costi: rappresenta l’avanguardia, il progresso, la tecnologia, rappresenta tutta la Russia, ma questo ruolo è estremamente difficile da ricoprire, dopo un terribile trauma che forse, solo un americano fuggito in Russia per evitare il servizio militare, tale Frank Jones, può aiutare a superare.

Led Zeppelin ’71, Giovanni Rossi, 2014, Tsunami Edizioni.

Amori musicali, incontrano libri spettacolari. Giovanni Rossi racconta in questo libro non solo la notte del Vigorelli di quel lontano 5 luglio 1971, quando i Led Zeppelin in Italia per chiudere l’edizione di quell’anno del Cantagiro, avrebbero dovuto fare un concerto, ma…
Ma posiziona in maniera impeccabile gli eventi del Vigorelli e cosa rappresentano i Led Zeppelin nella temperie politica e culturale di quegli anni in Italia. Un racconto storico completo, degli anni dal ’68 al ’71, che culminano con il racconto di quella drammatica notte, dopo cui i Led Zeppelin hanno dichiarato guerra all’Italia.

King Kong Theory, Despentes, 2019, Fandango Editore.

Ve ne parleremo approfonditamente in seguito, è stata una lettura illuminante, luminosa, assolutamente necessaria per decodificare alcune delle pratiche patriarcali che ancora oggi cerchiamo di combattere. La Despentes riesce a mutuare dalla sua esperienza e dalle sue vicende il racconto del femminismo di questi anni, le conquiste, ma soprattutto le sconfitte di chi è o si sente donna. In assoluto uno dei libri migliori, che è finalmente arrivato in Italia, che racconta senza edulcorazioni quello che vive ogni giorno una donna.

I consigli sono conclusi, buona fine decennio e speriamo che nella prossima decade ci accompagnino libri altrettanto meravigliosi.

Intervista ad Alice e Paolo di Edicola Ediciones.

Grazie all’Indie BBB Cafè, questa volta cari lettori vi portiamo in viaggio in Cile! Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Alice e Paolo editori della casa editrice Edicola, di cui vi abbiamo parlato qui. Nel ringraziare i due editori per la pazienza e per la disponibilità vi lascio alle loro parole, attraverso cui potete scoprire ed amare questa meravigliosa casa editrice ed anche avere la percezione di come si muove il mondo dell’editoria all’estero!

Innanzitutto: come e quando nasce Edicola Ediciones? E come vi è venuto in mente di entrare nel magico e strano mondo dell’editoria?

  • Paolo Primavera:“Edicola nasce a Gennaio 2013: da quel momento siamo a scuola, con i nostri grembiuli e quaderni, pronti per iniziare a leggere e prendere appunti. Nasce dalla difficoltà di incontrare libri in Italiano a Santiago e quindi ci siamo detti: “Facciamoli noi!” L’idea nasce dalla mia tesi al Master in Editoria Pompeu Fabra Barcelona y Diego Portales e si è materializzata nel progetto di due persone che hanno scelto di pubblicare libri per accorciare le distanze e avvicinare i due mondi in cui vivono. Nasce dal nostro sogno nascosto di lettori e, per fortuna, continua a crescergli attorno.”

Anche i lettori hanno dei pregiudizi: si pensa ad esempio che la letteratura tedesca sia tendenzialmente molto pensosa e filosofica, che quella francese sia invece intimista, quella americana attenta alla costruzione di trame accattivanti e che giochino sui colpi di scena. Muovendovi tra due paesi diversi, come definireste la letteratura italiana e come quella cilena?

  • Alice Rifelli: “La definirei letteratura e basta, quando è il caso. Ovviamente ci sono fili che uniscono diversi autori, libri che possono essere letti come tasselli della stessa trama (penso ad esempio alla literatura de los hijos dove autori come Nona Fernández, Alejandra Costamagna, Alejandro Zambra o Alia Trabucco condividono il fatto di aver vissuto la propria adolescenza nel periodo della post-dittattura di Pinochet, in Cile) ma trovo difficile e pericoloso generalizzare. Bruno Arpaia dice che la letteratura latinoamericana non esiste. In effetti, pensare che un continente così grande e variegato possa condividere una stessa idea di letteratura ha più che vedere con la nostra pigrizia mentale che con la realtà. Credo che lo stesso pensiero possa estendersi a qualsiasi contesto geografico. Ma è pur vero che le associazioni tra un determinato paese e un certo tipo di letteratura accadono. L’editore può scegliere se assecondarle o sfidarle, nel tentativo di dare di quel paese l’immagine più articolata possibile.”

Abbiamo assodato che la vostra casa editrice è praticamente doppia e bilingue: pubblicate in italiano e in spagnolo, come scegliete i libri per il pubblico italiano e come per quello cileno?

  • Alice Rifelli: “Scegliamo – principalmente dal panorama contemporaneo – le voci che ci sembrano più autentiche e originali, le storie che hanno aperto, in noi per primi, uno spazio di riflessione, i libri che ci rimangono appiccicati addosso. Scegliamo testi che si fanno portatori di un messaggio che riteniamo importante, urgente, talvolta scomodo ma necessario, libri che si inseriscono nei diversi percorsi di lettura che via via costruiamo e immaginiamo per i nostri lettori. A volte il salto da un libro a un altro è tutt’altro che scontato, ma è lì che si percepisce se l’editore è stato capace di conquistare davvero la fiducia del lettore.”

La varietà della vostra produzione non è data solamente dal bilinguismo, ma anche da pubblicazioni molto variegate. Le vostre collane dai nomi molto particolari (Al tiro, Disciplina Antigua, Grigio18, Illustrati, Lo Stivale, Media Hora), contengono narrativa, poesie, illustrati. Non è una scelta scontata per una piccola casa editrice pubblicare la narrazione in tutte le sue forme, come mai voi avete deciso di farlo

  • Alice Rifelli: “Il catalogo di un editore è quanto di più intimo e al tempo stesso pubblico ci possa essere. È lì, sotto gli occhi di tutti, a rivelarne spudoratamente gusti, follie e ambizioni. Edicola è un editore giovane, che si permette ancora il lusso di rischiare e di spaziare, mescolando forme diverse di narrazioni. Pubblichiamo romanzi, racconti, poesie, graphic novel, libri illustrati per bambini e ragazzi. A maggio uscirà un libro che rappresenta una nuova sfida e, almeno per noi, una forma di sperimentazione e del quale siamo particolarmente orgogliosi: Paradiso Italia, un reportage nel quale il fotografo e illustratore Mirko Orlando racconta la vita dei migranti in Italia attraverso il duplice linguaggio della fotografia e del fumetto. Chi ha apprezzato le nostre graphic novel Gli anni di Allende e A sud dell’Alameda ritroverà in Paradiso Italia la stessa capacità critica di raccontare la realtà con amore e passione.”

In tutta questa varietà, avete intercettato il lettore tipo di Edicola?

  • Alice Rifelli: “Se è vero che esistono diversi punti d’accesso al nostro catalogo, allora è plausibile che esistano anche diversi lettori di Edicola. Il nostro sforzo quotidiano è indirizzato a far in modo che ognuno di loro, una volta entrato, si senta a casa, si guardi curiosamente intorno e scelga il prossimo libro da leggere.”

Facendo esperienze in Italia e in Cile, vedendo anche come ultimamente l’Italia faccia difficoltà a promuovere politiche editoriali, a creare possibilità importanti per i piccoli e medi editori e ad avvantaggiare lettori ed editori, com’è la vostra esperienza? È più facile essere editori in Italia o in Cile, o anche nel Sud America ci sono gli stessi problemi che coinvolgono l’editoria?

  • Paolo Primavera: “In Sud America c’è il vantaggio di una lingua che unifica i territori e regala sfumature di letteratura praticamente infinite. Il rovescio della medaglia è la distanza tra i vari paesi, una distanza che rende più complessa la circolazione dei contenuti. Per ovviare, grazie alla lungimiranza di editori amici di altre nazioni, ricorriamo alla co-edizione, abbattendo i costi del trasporto ed esplorando nuovi mercati. Siamo contenti e orgogliosi del fatto che grazie a questo meccanismo, alcuni nostri libri, dal Cile sono arrivati in Messico e tra poco in Colombia. In Cile, a fronte delle difficoltà di un mercato molto piccolo, sono state sviluppate politiche di finanziamento all’editoria che riguardano aspetti quali la traduzione, l’acquisto da parte dello Stato di libri per scuole e biblioteche e l’internazionalizzazione del contenuto. Credo che essere editori sia un atto d’incoscienza necessario, un lavoro ugualmente difficile e importante di qua e di là dall’Oceano.

Siete ospiti di un collettivo di blogger, com’è il vostro rapporto con i blog letterari e con il web? Quanto “spende” Edicola nella comunicazione in rete e quanto percepite diversa la promozione sul web e la diffusione dei blog letterari nei due Paesi in cui operate?

  • Alice Rifelli: “I blogger sono spesso i nostri primi lettori, con alcuni si è costruito nel tempo un bellissimo rapporto di fiducia. Chiediamo loro consigli, leggiamo con attenzione i loro giudizio sui nostri libri, quando possibile li coinvolgiamo in iniziative dentro e fuori dalla rete. Sia in Italia che in Cile la promozione passa sempre di più attraverso il web e noi ne siamo contenti perché si tratta di uno spazio ancora democratico.”

Siamo ancora all’inizio del 2019. Cosa ci dobbiamo aspettare da Edicola per quest’anno, quali saranno le prossime uscite?

  • Alice Rifelli: “Lo diciamo? Ok, lo diciamo! A fine maggio pubblicheremo la traduzione italiana di Di perle e cicatrici di Pedro Lemebel, scrittore e artista cileno, personaggio icona della critica sociale, che Bolaño ha definito il “miglior poeta della sua generazione”. Di perle e cicatrici, tradotto da Silvia Falorni, è una raccolta di cronache che racconta con ironia e malinconia il Cile post dittatura. È un libro commovente e spregiudicato, in armonioso bilico tra letteratura e giornalismo. Uno dei nostri libri più rivoluzionari.”

In primavera ci saranno le principali fiere del libro in Italia, parteciperete? Possiamo venirvi a trovare?

  • Alice Rifelli: “La prima occasione per venire a salutarci è il Book Pride di Milano, che inizierà tra pochi giorni e dove domenica 17 presenteremo Ultima Esperanza, romanzo storico ambientato nella Patagonia di fine Ottocento. Durante i primi giorni di aprile, in concomitanza con la fiera Children’s Book Fair, accompagneremo Lola Larra e Vicente Reinamontes in una serie di incontri tra librerie, scuole e biblioteche per un laboratorio ispirato al loro libro A sud dell’Alamameda, durante il quale i più giovani troveranno spazio e strumenti per esprimere il proprio pensiero critico con consapevolezza e creatività. A maggio ci trovate al Salone di Torino e in tour con María José Ferrada, che verrà dal Cile per presentare il suo romanzo Kramp, una meravigliosa storia sospesa tra l’immaginario della piccola protagonista e la feroce realtà di un paese in dittatura. E per tutti gli appuntamenti estivi che stiamo preparando vi invitiamo a iscrivervi alla nostra newsletter e a seguirci sulle nostre pagine social.”

Dopo queste domandine siete ormai pronti per addentrarvi nella lettura dei titoli di Edicola, noi del Book Bloggers Blabbering vi daremo qualche consiglio di lettura grazie ad alcune recensioni e a nuove interviste che troverete sul nostro sito!

Tararabundidee feat. Tra le righe, ep. 11: Libro CONTRADDITTORIO.


Gemmea l’aria, il sole così chiaro 
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore, 
e del prunalbo l’odorino amaro 
senti nel cuore…

Ma secco è il pruno, e le stecchite piante 
di nere trame segnano il sereno, 
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante 
sembra il terreno.

Silenzio, intorno: solo, alle ventate, 
odi lontano, da giardini ed orti, 
di foglie un cader fragile. È l’estate 
fredda, dei morti.

Novembre, Myricae. 

Così descrive Giovanni Pascoli nella sua poesia, Novembre; parlando di aria gemmea e di chiarore e poi di neri e vuoti, concludendo con un mirabilissimo ossimoro “estate fredda”. E se questa è la descrizione altalenante e sospesa che uno dei nostri padri della letteratura fa di questo particolare mese, quale occasione migliore per parlare di un libro contradditorio: che quindi reca in sé caldo e freddo, bello e brutto, tutto e il contrario di tutto? Come sempre abbiamo lasciato che su questo tema si esponessero le nostre amate libraie, che ormai una volta al mese si confrontano su tema scelto da noi (qui potete recuperare tutto); stavolta lasciamo la parola a Paola che ci parla di:

“La casa della moschea”, Kader Abdolah, Iperborea (trad. Elisabetta Svaluto Moreolo).


Scegliendo “La casa della moschea” come libro contraddittorio, il pensiero è andato soprattutto alle due differenti e contrastanti visioni della religiosità musulmana che in questo splendido romanzo vi vengono raccontate: ci troviamo in Iran, in una cittadina dove il cuore di tutto sono il bazar e la moschea, alla vigilia di quel rivolgimento epocale che sarà la rivoluzione khomeinista. Noi però la Storia ce la sentiremo raccontare solo nella seconda parte del libro, e impareremo pian piano a conoscere tutti gli abitanti della casa in cui vivono gli imam della moschea: custode di questa abitazione è Aga Jan, una bellissima figura di saggio che incarna lo spirito del paese nelle sue tradizioni più profonde, che annota ogni avvenimento e raccoglie ogni scritto da conservare in una segreta stanza del tesoro. Kader Abdolah riesce a delineare con arte e profondità i caratteri e le evoluzioni (o involuzioni) della vita dei tanti personaggi che ruotano intorno alla casa, alcuni quasi favolistici, come nelle storie delle Mille e una notte. La cultura persiana affiora continuamente attraverso la sensibilità immaginativa della sua penna: vediamo davanti ai nostri occhi i preziosissimi tappeti che adornano le stanze, i colori di una natura esuberante, e sentiamo i profumi delle spezie, gli aromi del tè, persino i fumi dell’oppio. Ma improvvisamente nel paese cambia tutto, le relazioni intessute con cura e i rapporti di reciproco rispetto vengono totalmente ribaltati da un nuovo modo di vivere la religione, in cui la durezza e l’intransigenza coinvolgono anche le persone più vicine, e stravolgono i fondamenti del vivere civile. Abdolah si mostra abile a intrecciare le vicende personali alla Storia, al suo racconto rigoroso e chiaro: il passaggio che porta al rovesciamento del governo filoamericano dello scià e all’insediamento di un governo del terrore, in cui ogni forma di opposizione viene sistematicamente e brutalmente, con processi sommari, eliminata, e dove le donne subiscono una pressione fortissima. Una storia estremamente complessa, che viene alla luce in queste pagine con tutta la sua durezza e la sofferenza che porta anche all’interno della casa della moschea. Aga Jan riesce, in un percorso lungo e difficile, ad affrontare il dolore, a sostenere gli altri, a mantenere un suo centro e una sua dirittura morale attraverso la forza della fede. Spesso lo sentiamo recitare versi del Corano, che hanno il fascino di poesie misteriose da reinterpretare ogni volta alla luce delle situazioni, angoscianti o gioiose, che si presentano nel corso della sua vita. Questa continua reinterpretazione, che lo scrittore ci regala, offre la chiave per capire come la religione possa essere vissuta intimamente in tanti modi diversi, nel rispetto degli altri e anche delle altre forme di religiosità; offre in qualche modo la possibilità di sciogliere, almeno in parte e almeno un po’ dentro noi stessi, le contraddizioni.

Paola Mastrobuoni

Con il prossimo mese si gioca facile, il Natale è sempre il Natale, ma le nostre libraie sapranno regalarci delle sorprese! Vi ricordiamo come sempre che siamo anche su facebook e instagram e che le foto di questo articolo sono di Tiziana Pennacchi: amica, lettrice, cliente e partecipante al gruppo di lettura che si riunisce alla libreria Tra le Righe, Books and The City (qui il link al gruppo di lettura con tutte le informazioni e gli aventi!) ed aspirante fotografa! 

So’ ragazzi.

Luna del Mattino, F. Cattani & The End Of A Fucking World, C. Forsman.

Ci siamo trovati a leggere in pochissime ore due fumetti e a cogliere una composizione simile di base. Due storie diversissime che però affondano le lame in due vite adolescenziali complesse e terribili.

Adolescenza: L’età della vita umana interposta tra la fanciullezza e l’età adulta. È un periodo particolarmente problematico dell’esistenza, specie per le risonanze psicologiche del mutato rapporto tra l’adolescente e il proprio corpo.

Del rapporto col proprio corpo c’è poco in entrambi i fumetti, perché non serve. Come ogni storia adolescenziale che si rispetti c’è l’incontro con la sessualità e con il proprio corpo, ma il fulcro non è questo. L’attenzione è tutta sul rapporto mutato con il mondo e con la società che circonda i due protagonisti: Tommi (Luna del Mattino) e James (TEOAFW). I due fumetti portano il lettore a svegliarsi in modo violento e traumatico e a correre insieme ai due personaggi. Se c’è qualcosa che accomuna questi due fumetti è la velocità. Velocità nella lettura, ma soprattutto nell’azione: si corre, si deve correre per sfuggire alla cattiveria, per rimanere in vita. 

The End of the Fucking World di Charles Forsman, edito in Italia da 001 edizioni, è un fumetto compatto che racconta la storia di James e di Alyssa. James è un personaggio turbato e sconfitto da un’infanzia che l’ha messo a dura prova. È rivalsa quella che cerca? Pace? Forse cerca solo un modo di vivere diverso, cerca un brivido che lo scuota dall’indolenza in cui è precipitata la sua vita. Con Alyssa accanto, per cui prima prova quasi un’indifferenza, un sentimento che viene dimostrato ma che non è reale, corre. Scappa dalla tutto, ma la fuga caratterizzerà la sua vita fino all’ultima pagina. Una serie di reati, delitti e violenze, costringeranno i due ragazzi a doversi nascondere. 

Sono pagine violente e amare quelle di Forsman; caratterizzate da un’attenzione ai personaggi e a nient’altro. Non serve la specificità dei luoghi o dei tempi in cui le azioni sono svolte, per far entrare il lettore nella vita violenta di James. I paesaggi sono appena abbozzati, mentre spesso Forsman si concentra, comunque con pochissimi tratti, sui volti dei due personaggi principali. Graficamente scarno e minimale, il fumetto spinge lo sguardo del lettore a correre tra le vignette (generalmente 6 – 8 per pagina) per arrivare con il fiatone al finale: che rimane tutto sommato aperto. C’è speranza dunque?

Luna del mattino di Francesco Cattani edito da Coconino, ha per protagonista Tommi. Siamo di fronte ad una storia più strutturata: i personaggi sono molti di più, anche se il protagonista è il piccolo Tommi, chiamato a crescere di colpo in 24 ore. Anche Tommi è un adolescente con una storia problematica, ma a differenza di James Tommi non vuole scappare a tutti i costi. Ribelle, ma dolce e vittima dei comportamenti strafottenti e crudeli degli adulti, vorrebbe semplicemente vivere la sua età. Questo però non è possibile. In un mondo in cui i familiari sono troppo presi dai vizi dell’umanità, Tommi deve fare l’adulto per sé e per tutti gli altri.

Struttura diversa anche a livello grafico, più lenta e più caotica. I piani della realtà e dell’immaginazione si intersecano, facendo prendere tempo al lettore che si perde nella mente e nelle fluttuazioni dei vari personaggi, distraendo per un attimo dalla principale corsa contro il tempo di Tommi. L’impalpabilità della realtà in cui vive Tommi è sottolineata dalla scala di grigi usata. Non siamo infatti di fronte ad un bianco e nero, ma ad un bianco e grigio: più delicato, ma anche meno netto. A differenza di Forsman, Cattani crea delle pagine ricche di corpi e di dettagli. I visi sono ben caratterizzati, così come i luoghi e quando l’autore ci porta nelle menti e nelle visioni distorte dei personaggi, le vignette si affollano: stranissime figure si agitano sotto gli occhi del lettore, portandolo in un caos straniante.

La tragedia fa tutto il possibile per svolgersi in un giro di sole 24 ore o poco più.

Dice Aristotele nella Poetica e così è per Luna del mattino, che oltre all’unità di tempo aristotelica, pare abbia anche l’unità di luogo (in fondo è vero che si usa un’auto, ma gli spostamenti sono minimi, i luoghi relativamente circoscritti: scuola, sexy shop, il bar da Mario, l’ospedale) e di azione: la storia è unica, senza sottotrame, storyline che si perdono, c’è solo qualche vignetta che spiega la vita degli altri personaggi, senza mai perdere di vista Tommi. Insomma una tragedia vera e propria. Familiare, ma anche e soprattutto personale. Tommi è catturato: ostaggio del fratello e delle sue dipendenze, ma che nonostante tutto cerca di assecondare. Visioni, allucinazioni, incidenti riusciranno a liberare Tommi da tutto quello che lo schiaccia?

Due storie nere, crudeli con personaggi disastrati e distrutti. È questa l’adolescenza? Anche. Tommi e James rappresentano l’emblema di vite spezzate e di un’indolenza che fatica a essere superata. Se alla fine saranno loro a trionfare sulla merda che li circonda non lo sappiamo, ma in entrambi i casi gli autori, dopo aver preso a pugni la nostra realtà con due vite violente, lasciano uno spiraglio: sta a noi decidere come si evolvono le storie dei due ragazzi. 

 “La vita ti sorride, sì?”
“Come no”, fece non meno paragulo il Riccetto.

Pier Paolo Pasolini, Ragazzi di vita.


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고맙습니다 Mr Sunshine

Mr sunshine è una serie sudcoreana, prodotta da Kim Eun-sook e Lee Eung-bok con Lee Byung-Hun, Kim Tae-Ri, Yoo Yeon-Seok, Kim Min-Jung, Byun Yo-Han e disponibile su Netflix. È un drama storico, ambientato tra il 1867 e il 1905. Ruota principalmente intorno alla storia d’amore tra Go Ae Sin ed Eugene Choi, ma non si può assolutamente definire una serie romantica.

La serie

Innanzitutto guardarla è un vero piacere: la trama è molto complessa, ma si segue bene, i personaggi sono tutti ben caratterizzati, profondi; la fotografia, i colori, insomma anche la colonna sonora è valida. Ma non è (solo) per questo che vogliamo parlarvi di questa serie. Tra il 1800 e il 1900 in Occidente sappiamo tutti cosa succede, pagine e pagine di libri su Napoleone, il Risorgimento, i moti nazionali, la Costituzione etc etc…
26a63784042620efeb37e78019db9e05Cosa succede nel resto del mondo non lo sappiamo e neanche lo immaginiamo. Voi vi starete chiedendo che cosa c’entra questo con una serie su Netflix, c’entra più di quanto immaginate.
La cosa che più ci ha colpito di questa serie, assolutamente consapevoli del fatto che si tratti di una serie e non di un documentario ed è ovvio che la storia raccontata sia molto romanzata, è che noi non sapevamo assolutamente nulla di quello che veniva raccontato. Ci siamo sentiti in una situazione di impotenza e di ignoranza… soprattutto. È impossibile che tutta questa storia di paesi, guerre, soprusi, violazioni, fatti terribili che riguardano in fondo una storia abbastanza recente siano completamente ignorati.
Si parla di invasioni, ma soprattutto di una zona, il Joseon (fu uno stato sovrano fondato da Taejo Yi Seong-gye nella moderna Corea) smembrata e vittima dell’interesse di Paesi più ricchi e grandi (Giappone, Usa, Francia, Inghilterra, Russia) che è una cosa sempre capitata nella Storia, ma di cui davvero ignoravamo l’esistenza. Quello che si nota dalla serie è la realtà di un paese povero e malmesso, schiacciato dall’iniziativa e dalla voglia di grandezza ed espansione delle altre nazioni che calpestano senza ritegno cultura, tradizioni, abitanti, sovrani.

Tratteggiate come vere e proprie bestie di Satana ci sono i giapponesi: uomini senza scrupoli che fanno dei coreani i propri animali da circo. -Nella scala sociale giapponese infatti, sotto i cani ci sono i coreani, umiliati nella loro stessa nazione, privati di sovrano, moneta, esercito, ma soprattutto dell’indipendenza. Non tutti i cani sono stranieri però: tra i coreani ci sono tanti che sfruttano la situazione tragica della nazione e si spostano dalla parte dei vincitori. Nella serie sono infatti segnalati i 5 ministri traditori della Corea che con un colpo di stato nel 1905 spodestarono il sovrano e aprirono le porte ai Giapponesi.
Uno dei protagonisti Eugene Choi, coreano scappato in America e diventato poi americano e addirittura capo dei Marines, sembra ricalcare la storia di So Chaep’il anche lui coreano scappato in America in cui ottiene la cittadinanza, diventando medico. I due hanno in comune il ritorno in Corea proprio in concomitanza di questi fatti e saranno entrambi alle prese con i moti rivoluzionari indipendentisti dell’epoca.
7ee53994e31943b2d6ba89c840be8c31Nel 1896 So inizia a dare vita al Tongnip sinmun (L’Indipendente) un giornale scritto in coreano che si dichiarava neutrale ed imparziale. Anche questo particolare viene ripreso nella serie, dove si sottolinea il fatto che in quel periodo l’informazione fosse completamente controllata dai giapponesi e dagli occidentali: non c’erano quotidiani, mezzi d’informazione nella lingua della popolazione e questa ignorava completamente i fatti. L’Indipendente sarà un giornale diretto al popolo coreano che ha il diritto di sapere quello che succede nel suo paese e ciò che il governo decide, per questo motivo il prezzo sarà assolutamente irrisorio. Il giornale nella serie nasce grazie all’intraprendenza di Kim Hee-sung ricco rampollo, che a differenza degli altri personaggi, non usa le armi, ma crede nella pungente e raffinata potenza delle parole. Il giornale (sia nella serie che nella realtà) diventerà il mezzo principale d’informazione dei coreani, ma soprattutto sarà un importante mezzo di comunicazione politica dell’Alleanza per l’Indipendenza. Essa si proponeva di sciogliere la Corea da ogni legame e soprattutto dal giogo che la teneva legata ai paesi occidentali, in particolare in quel momento alla Russia. Sia nella serie che nella vita vera, viene sottolineato in un primo momento la debolezza dell’imperatore Gojong, completamente sottoposto alla potenza russa e soprattutto a cattivi consiglieri che già avevano venduto le loro mamme per la loro gloria.

La storia

È del 1898 la prima vittoria dell’Alleanza per l’Indipendenza, con la cacciata del partito russo dal governo coreano, fu però solo un breve spiraglio. Nel 1904 i due paesi che più di tutti spadroneggiavano nel regno del Joseon arrivarono alla guerra: siamo agli inizi della guerra russo – giapponese. A contrastare la crescente potenza giapponese, dopo la vittoria con la Russia ormai inarrestabile e volta a formare un governo coloniale in Corea fu l’Esercito della Giustizia, che si componeva principalmente di nobili letterati e idealisti più che di professionisti dell’arte militare e che aveva un’attrezzatura bellica che lasciava a desiderare. L’Esercito della Giustizia contava su sporadiche missioni militari ai danni dei giapponesi e costituisce nella serie una grande fetta della narrazione: stiamo parlando dell’Armata Virtuosa, questa unione di antigiapponesi che composta da persone eterogenee, altro non voleva che l’Indipendenza dal Giappone. Il primo esercito si compone dopo l’assassinio dell’imperatrice e continua ad essere attivo fino a dopo il 1911 tra Corea e Manciuria.
2cdbd94e8346a6449d84a336e411c3b5La descrizione dell’Armata Virtuosa è nella serie una parte molto importante: si viene a creare attraverso una fitta rete di persone di ogni fascia d’età, di varia composizione sociale e di ogni sesso, che spinta principalmente da nobili cerca in tutti i modi attraverso attacchi studiati e mirati di colpire i tiranni giapponesi. L’Armata virtuosa raccoglie i vecchi indipendentisti e non smette mai di crescere, accomunati dalla voglia di ritornare un popolo rispettabile, libero, indipendente e non di essere considerati la feccia dell’umanità. Tutti i coreani ben presto inizieranno perciò a prendere volontariamente le armi e ad arruolarsi in questo particolare esercito. Nella serie colpisce molto il ruolo attivissimo in questa Armata, delle donne. Non solo usate come messaggere, seduttrici, spie, ma anche attivamente impegnate nella lotta militare. È il caso principalmente di Go Ae Sin, più piccola esponente dell’antica e nobile famiglia Go, andrà contro ogni convenzione sociale e ogni costrizione legata al fatto di essere una donna per difendere il suo paese.
Ciò che non c’è nella serie, o meglio, che non è esplicitamente specificato è il Movimento patriottico dell’apertura, un modo meno violento di ottenere l’indipendenza basato e ottenuto con la diffusione dell’istruzione, dell’informazione e in generale che portava avanti una politica di modernizzazione della Corea. In realtà la serie preme anche su questo aspetto, parlando in più occasioni di scuole di lingue e dell’importanza dell’istruzione che laddove non può essere fatta nelle scuole avveniva tra privati. Il movimento fu però particolarmente limitato dal potere giapponese che subito attraverso una serie di riforme, mise durissime restrizioni sulle scuole, perché si sa… un popolo intelligente e culturalmente elevato è un popolo consapevole e questo non porta nulla di buono a chi è al potere. Ovviamente la serie pur essendo storica è stata criticata per le sue inesattezze e soprattutto per aver dato fondamento al mito dei salvatori americani in Corea e per aver trattato con troppo riguardo i giapponesi. Ora noi ne sappiamo quanto voi, ma non ci è sembrata proprio proprio così. Eugene Choi si batte per la liberazione della Corea, non perché sia americano, ma perché è il più grande desiderio della donna che ama e non c’entra molto con gli americani, che anzi verranno esplicitamente definiti come menefreghisti e opportunisti e non come salvatori della Corea. Per quanto riguarda i giapponesi la storia è più complessa. 8ec8e0e37653bd92ecfe3c2d88814852Il personaggio più criticato è Goo Dong – Mae, macellaio (siamo alla base, se non al di sotto, della scala sociale) giapponese che entra a far parte della mafia giapponese nel Joseon. Goo Dong Mae è in fondo un personaggio positivo, ma non viene mai meno alle direttive del suo capo se non sempre per salvare la donna che ama. È stato un personaggio così criticato che è stato effettivamente riscritto e ridefinito. Tutti gli altri giapponesi della serie e con loro anche i filo – giapponesi, sono descritti in modo assolutamente negativo e sono in gruppo i veri antagonisti nella serie. Ora forse per noi è incomprensibile il risentimento e la ferita che i Coreani provano nei confronti dei giapponesi, ma forse è un po’ estremo condannare in toto ogni strato della popolazione giapponese ed è stata una scelta corretta comunque mantenere anche solo in un personaggio una forma di umanità.

Ma ora veniamo alla cosa che forse v’interessa di più. Lungi da noi competere con Alberto Angela nella divulgazione storica, di certo non volevamo farvi una sterile lezioncina di storia di un quarantennio coreano, ma per noi questa ricerca è stata importante. È partita tutta da una serie, da una fiction, da una finzione è vero, ma la vergogna misto imbarazzo che abbiamo provato nel non sapere assolutamente nulla di quello che vedevamo, era reale. Non avevamo alcun appiglio per interpretare e guardare con occhio critico questa serie, perché ne ignoravamo completamente il contenuto e questo ci è sembrato grave. È ovvio che non si può sapere tutto della vita, né che si può sapere tutto di una materia, ma perché studiamo solo alcuni uomini invece che altri? Perché diamo tanta attenzione a una fetta di umanità ignorandone completamente un’altra? Sì, sì è vero che è un discorso che già abbiamo fatto e che sono domande senza risposta, riflettevamo pigiando sui tasti.

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(Finalmente) I libri

Ora non è che della Corea si sa poi tanto, neanche ora che è stata un po’ di più sotto i riflettori a causa di Kim Jong-un e delle sue stranissime e anacronistiche idee di radere al suolo la Terra. Non ci siamo dimenticati che questo è un blog che dovrebbe parlare di libri e infatti, in coda a questa descrizione storica di un drama vi consigliamo qualche titolo che potrebbe illuminarvi come a noi ha illuminato Mr Sunshine.
La guardia, il poeta e l’investigatore di Jung myung – Lee, edito da Sellerio è uno dei libri, forse il libro più bello letto quest’anno. L’abbiamo preso ad occhi chiusi, non sapevamo nulla né dell’autore, né della trama, ma ogni pagina è stata una scoperta piacevolissima. sellerio.jpgLa scrittura è meravigliosa, è un memoire forse, un giallo in parte, un romanzo storico sicuramente e una raccolta di poesie anche. Siamo in un carcere giapponese, durante la Seconda Guerra Mondiale. In questo carcere relegati in un anello dimenticato dalle guardie stesse ci sono i prigionieri coreani. Prigionieri perché coreani. Ogni traccia dell’essenza e della tradizione coreana era stata strappata via dai giapponesi. Non si poteva possedere un nome coreano, non si poteva scrivere in coreano, insomma anche solo avvicinarsi a un coreano poteva essere reato. Questo libro pone l’accento su come i prigionieri coreani venissero trattati nelle prigioni: lasciati morire, non potevano accedere alle cure, non potevano praticamente scrivere ai familiari perché ogni piccola sfumatura lessicale sarebbe stata censurata, venivano usati per sperimentazioni, insomma erano esseri umani nella maggior parte dei casi innocenti, che avevano sperato di rivedere libera la loro patria che venivano trattati come bestie. Il file rouge che però alimenta di speranza questo libro così struggente è la cultura e più in particolare letteratura e musica. Sotto censura non erano solamente le lettere dei prigionieri, ma anche tante opere letterarie che potevano istigare alla ribellione o più semplicemente al ricordo e alla riflessione. Ma la letteratura non può essere cancellata così facilmente. Nelle menti e nei cuori dei prigionieri vivevano intere opere, che venivano tramandate di bocca in bocca e andavano a confortare ogni animo.
Sarebbe scorretto rivelarvi di più, perché non vi faremmo gustare a pieno questo libro così emozionante. Quello che però possiamo dirvi con assoluta certezza è che Lee ha una scrittura meravigliosa, con delicatezza e maestria tratteggia personaggi che ci sono rimasti dentro a giorni e giorni di distanza. Ogni personaggio, anche il prigioniero che c’è sullo sfondo mentre le guardie parlano ha una sua dimensione e pesa all’interno del libro, il cui protagonista è difficile da definire. Non sappiamo se c’è più spazio per la guardia: vittima e carnefice, di cui nel corso della trama si smonta il velo di malvagità e violenza che lo avvolgeva; per il poeta, raffinatissimo personaggio che s’ispira alla vita di Yun Dong – ju poeta coreano morto nel 1945, o l’investigatore, che narra la vicenda e che è invischiato nella vita di uno e dell’altro. Quello per cui c’è più spazio è l’amore per l’arte, anche l’oggetto più inanimato della storia viene colpito e insieme consolato dalla potenza e dalla bellezza dell’arte, anche in una fredda, umida e disumana prigione l’arte può essere una cura. Generi diversi che sfumano uno nell’altro senza mai appesantire la narrazione, fanno da contorno ad una trama intricata, ma agile che vi farà commuovere non solo per il romanticismo insito in essa, ma anche e soprattutto per la perfezione e la pulizia della scrittura di Lee.

L’accusa di Bandi, pseudonimo che significa lucciola. È una raccolta di sette storie edita in Italia da Rizzoli.  Bandi sarebbe in realtà uno scrittore del regime del Nord Corea, che ha redatto in segreto storie su diritti violati, deportazioni. I racconti prendono il periodo del Grande Leader Kim Il-sung, fondatore della Repubblica Democratica Popolare di Corea, e l’inizio della carestia, siamo tra gli anni ’80 e ’90, sicuramente più recenti ma la situazione di profondo disagio continua e queste storie sono venute alla luce solamente grazie alla fuga dei manoscritti in Corea del Sud.

960ce39dbac37ad0663b104b57986512Ambientato nella Seoul dei primissimi anni Ottanta è L’altra faccia di un ricordo oscuro di Yi Kyunyŏng, edito da Giunti. Si tratta di un romanzo che tratteggia la vita di un impiegato che in una particolare serata, preso dai ricordi racconta la guerra che ha portato la Corea a dividersi. Era il 1945 e il protagonista riflette come in un enorme climax sulla tragedia personale, familiare e nazionale che ancora si ripercuote nella Corea attuale.

Terra d’esilio è una novella di Cho Chǒngnae, edita in Italia da Giunti. Breve racconto in cui il protagonista C’hǒn Mansǒk, parla della sua adesione alla causa comunista nel suo paese. Il Comitato del Popolo diventa per il protagonista il nascondiglio ideologico in cui rifugiarsi, dopo che spinto dall’odio e dal risentimento aveva compiuto delitti contro i suoi connazionali. La voglia di riscattarsi dopo una vita passata a piegarsi, insieme alla famiglia, ai signori del suo villaggio; e di riscattare in realtà tutta la sua classe sociale lo avevano reso cieco e infatti… Per C’hǒn Mansǒk a causa della sua vita violenta, non ci sarà spazio per una vita tranquilla e serena, ma solo per La Vendetta del Cielo.

Nostri cari e coraggiosissimi lettori, se qualcuno è davvero riuscito ad arrivare alla fine di questo chilometrico, confusionario, terribile articolo vi prego ce lo dica che gli offriamo quanto meno un caffè per il coraggio, ci sentiamo in dovere di fare dei ringraziamenti.
Il primo ringraziamento va ad Alessandra Zengo, che con una storia su instagram ha illuminato la nostra conoscenza verso la Corea e una parte infinitesimale della sua storia, consigliandoci Mr. Sunshine.
Grazie alla serie stessa che ci ha fatto capire quanto la nostra conoscenza sia parziale e fortemente condizionata, ma in fondo consultando buoni libri e facendo ricerche si può arrivare a conoscere tutto, basta volerlo.
Grazie alla nostra libraia, che ci ha ascoltati, aiutati e capiti. Senza di lei non vi avremmo consigliato nessun libro, ma soprattutto non avremmo scritto nessuna storia. Gli orientalisti nella vita servono.


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Tararabundidee feat. Tra le righe, ep. 10: BOO!

È il 31 ottobre, è Halloween e anche per questo mese le nostre prodi libraie di Tra Le Righe ci dedicano un po’ del loro tempo, scrivendo per noi di un libro che mette paura, inquietudine: insomma in linea con questa terrificante giornata.

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La penna per questo mese è della libraia Valentina, che ci parla de La casa degli anni scomparsi di Clive Barker.

È la seconda volta che mi capita di recensire questo libro. Perché è
un piccolo libro incredibile, un piccolo libro che vede in profondità
e vede lontano.
Che noia il mese di febbraio, pensa Harvey, quando il ricordo festoso
del Natale sta ormai sfumando e il conforto della primavera è ancora
lontano. E che potenza la noia, che improvvisamente, grazie ad un
bizzarro figuro, ti porta nella Casa delle vacanze. Dove ogni giorno è
primavera, con la costruzione delle sue case sugli alberi, e poi
estate, con le letture dei fumetti sorseggiando limonata, e autunno,
con il brivido giocoso di Halloween, ed infine inverno, con il suo
magico Natale. Dove tutto quello che vuoi puoi averlo, ti basta
pensarlo soltanto e il tuo desiderio si avvera. Perché questa è la
casa del Sempre. E cosa c’è di più terribile, immutabile e quindi
morto, del sempre? Se i sensi sono così placati da assopire i pensieri
e spegnere le domande, se i desideri sono così appagati da offuscare i
sogni, cosa rimane?
clivebarkerUn lago enorme e scuro, da cui giganteschi pesci osservano con i loro
globi sporgenti l’esterno. Pesci che girano intorno al freddo e al
buio.
Il terrificante mistero della Casa delle vacanze verrà svelato da un
ragazzino che non smette di fare domande. Che non smette di “sentire”,
di interessarsi al destino di tutti coloro che sono nella casa, alle
loro vite. Che cercherà di combattere con tutta la forza della sua
intelligenza il freddo in cui viene lasciato chi non prova più nulla e
il buio di chi non riesce più a pensare. Di salvare chi è stato
depredato dai succhia sangue o dai ladri di anime, per restituirgli la
speranza, la felicità, la magia e l’amore. Un libro indispensabile, da
regalare a chi è ancora molto giovane ed anche a chi molto giovane non
lo è più. Un libro che all’improvviso nella notte ti fa spalancare gli
occhi con terrore. Halloween o non Halloween. E ti costringe a
pensare.

Dalla casa del sempre passiamo ad un libro che è un sempreverde, perfetto per questo tetro periodo dell’anno. Da recuperare o rileggere assolutamente. Il nostro consiglio a tema Halloween è senza dubbio Frankenstein di Mary Shelley. Una creatura che è entrata a far parte della nostra cultura e che popola questa magica notte, protagonista di un libro che ci fa scoprire quanto può essere mostruosa l’umanità, attraverso una trama che pensiamo di conoscere alla perfezione, ma che nasconde in realtà una delicatezza e una calda dolcezza che si allontana dall’immaginario che ci richiama la creatura.

Bonus: su Netflix è uscita da poco la serie Le terrificanti avventure di Sabrina (Chilling basata sull’omonima serie di fumetti che ha per protagonista Sabrina Spellman, strega super conosciuta grazie alla serie tv degli anni ’90 che la vedeva protagonista e al cartone animato. Non è una serie necessaria e di una bellezza immane, però se volete entrare nel mood di Halloween con splatter, possessioni demoniache, messe nere e cacciatori di streghe potrebbe interessarvi.


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