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"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

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Cucinare un orso – M. Niemi

Nel Nord più a Nord della Svezia a Kengis, nella metà del 1800 operava Lars Levi Læstadius pastore luterano, botanico, “risvegliato” di origine sami. Laestadius è uno dei protagonisti di Cucinare un orso ultimo romanzo dello scrittore svedese (anzi più precisamente di Pajala cioè là, vicino vicino a Kengis) Mikael Niemi. Niemi ha rilasciato varie interviste in cui racconta la genesi del suo romanzo. Da tempo l’autore raccoglieva informazioni su Laestadius, l’uomo più famoso della sua terra, ma voleva cercare di raccontare la vita del pastore in modo nuovo, presentare questa celebrità della botanica da un punto di vista diversa, visto che molto si è scritto su di lui.

Uno degli intenti dell’autore è quello di creare un personaggio reale, molto spesso ci si dimentica che dietro studiosi, nomi importanti, vip, ci siano persone normali, che come ci racconta Niemi nel suo romanzo fanno la sauna, mangiano patate rallegrandosi della loro bontà e cose simili.

È inutile negarlo. Noi Cucinare un orso lo abbiamo comprato perché veniva associato a Il nome della rosa. A ragione. Il libro è infatti ispirato al capolavoro di Umberto Eco. Lo si riconosce dall’impostazione, c’è l’investigazione, una serie di omicidi, ampio spazio alla divulgazione scientifica, alle diatribe religiose. Anche qui abbiamo un maestro che è Laestadius e un Adso, l’apprendista che è Jussi, ma siamo comunque in ambiti diversi, in fondo la storia è diversa. Chiaro che c’è molto de Il nome della rosa, ma non possiamo dire che sia un libro bellissimo solo per questo.

Di cosa parla? In questo piccolo paese scandinavo ci sono una serie di morti, tutte giovani fanciulle. Prima si parla di orsi assassini, poi di suicidi insomma, ogni soluzione è buona per negare la verità: si tratta di femminicidi. Le donne sono uccise da uomini, uno o più, che non riescono a controllarsi, che non ammettono rifiuti. Questo il pastore e Jussi lo comprendono immediatamente, la vera sfida è farlo capire a tutto il resto della popolazione che non fa altro che negare l’evidenza, dando la colpa alle vittime, che comunque sia avrebbero dovuto stare più attente, che non erano state educate bene, che avevano permesso tutto ciò, insomma: dal 1853 ad oggi ad ogni latitudine non è che l’evoluzione abbia fatto passi da gigante nell’analizzare e nel parlare di femminicidio.

Il romanzo ruota intorno a questi femminicidi e ai progressi che i due investigatori fanno intorno ad essi. Durante le analisi, le indagini etc. Niemi ci descrive la formazione e l’evoluzione di Jussi. Jussi è un giovane sami, scappato da una famiglia che non lo voleva e viene accolto, anzi adottato dal pastore, che avendo perso suo figlio a causa del morbillo vede in Jussi una nuova possibilità. Il pastore conscio del dolore provato dalla perdita del suo amatissimo bambino, cerca in ogni modo di proteggere il piccolo sami e di educarlo nel migliore dei modi. Gli insegna a leggere, a scrivere e vorrebbe insegnargli a predicare, ad ammaliare le persone con la voce e la retorica. Jussi s’impegna con tutto sé stesso, non solo per non deludere il pastore ma anche perché scopre quanto sia meraviglioso il mondo della cultura. S’innamora dei libri e delle storie in essi contenute. Delle proprietà della letteratura e della narrazione che attraverso le parole possono fermare il tempo, dilatarlo, restringerlo. Attraverso i libri e le lettere si può fare qualsiasi cosa. Questo potere incommensurabile è la vera scoperta di Jussi, qualcosa che lo ammalia immensamente ma che lo spaventa anche. Che strumento potentissimo è la parola? Che strumento potentissimo sono i libri? E se questo strumento venisse usato non per creare bellezza, per sconfiggere i limiti dell’umano, ma per servire il male?

“Nella libreria del pastore vedo file e file di copertine, una accanto all’altra, e tutte contengono tempi di tipo diverso. Il tempo che ci è voluto a scrivere il libro, il tempo in cui si svolge la storia, il tempo che ci vuole per leggerla. E mi manca la terra sotto i piedi quando mi rendo conto che in un misero pezzetto di scaffale è racchiuso più tempo di quanto possa contenere una vita intera. Le esperienze descritte sono così vaste che nessun individuo potrà mai comprenderle tutte dentro di sé, i pensieri così numerosi che nessuna mente riuscirà mai a formularli tutti nel corso di una sola esistenza, nemmeno se passassimo ogni singolo giorno della nostra vita a divorare libri. M’immagino grandi case piene zeppe di libri, così tanti che nessuno riuscirebbe mai a leggerli tutti, e al solo pensiero mi vengono le vertigini.”

Una delle cose più belle di questo libro è senza dubbio come viene presentata la passione di Jussi. Appassionato lettore, piccolo investigatore, apprendista botanico. Ma per Jussi anche se è il protetto del pastore, di questo uomo severo e rispettato, la vita non è facile. Una delle cose che Niemi mette in chiaro nel suo romanzo è l’asperità nei confronti di Jussi in quanto sami. Un accento diverso, tratti più marcati, carnagione più scura fanno di Jussi un ragazzo da cui scappare, a nulla serve la protezione del pastore contro uno spietato e feroce razzismo.

In 500 pagine il mistero delle giovani fanciulle uccise si risolve, e viene sottolineato un quadro della Svezia del Nord del 1800 molto realistico. Uomini e donne che vivono di agricoltura, piagati dall’acquavite che riscalda ma rende gli animi flemmi, offuscati, nel freddo dell’estremo Nord. Nonostante le difficoltà e la povertà il romanzo dimostra bene come ci sia sempre una grande sensibilità nei confronti delle arti e della cultura. Quando si può i bambini vengono mandati nelle scuole parrocchiali, si promuovono e si tengono in grande considerazione gli studiosi e gli artisti, nonostante le difficoltà, l’amore per la cultura viene dimostrata in ogni pagina, ma non basta questo. Come abbiamo visto la cattiveria, la malignità degli uomini anche se sono sensibili alla bellezza della cultura, rimangono.

In un romanzo storico e giallo insieme, dove tutto sembra fiction anche se parla di persone in parte realmente esistite, il modo di Niemi di collocare degli episodi che possono tranquillamente essere di attualità fanno riflettere. Com’è possibile che di fronte a una serie di omicidi di donne, indifese, torturate nessuno pensa che siano state vittime. E anche se loro sono morte alla fine, comunque la colpa è stata loro sia se è stato un orso ad ucciderle (sono uscite da sole, dovevano stare più attente) se è stato un uomo poi, insomma perché avrebbe dovuto? Questa ipotesi pare inammissibile. È più o meno la stessa retorica che ancora oggi, praticamente 200 anni dopo si usa ancora per giustificare. Giustificare cosa poi…

Ugualmente tragica è la posizione di Jussi. Le continue vessazioni dei compaesani lo fanno sentire inadatto, in colpa per essere un sami. Per quello non parla con nessuno, cerca di rendersi invisibile e sarà la prima persona ad essere incolpata dalla folla quando ci sarà bisogno di trovare un colpevole. Jussi è sempre frenato, ogni piccolo slancio è ponderato, limitato. C’è un disagio costante che accompagna il piccolo apprendista del pastore e che lo tormenterà fino all’ultima pagina.

E anche questo in 200 anni non l’abbiamo imparato.

Quando avete tempo, recuperate questo libro. Scorrevole e particolare, fila liscissimo ma riesce a dare importantissimi spunti, quelli di cui vi abbiamo parlato sono solo alcuni.

Tararabundidee feat. Tra le righe, ep. 11: Libro CONTRADDITTORIO.


Gemmea l’aria, il sole così chiaro 
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore, 
e del prunalbo l’odorino amaro 
senti nel cuore…

Ma secco è il pruno, e le stecchite piante 
di nere trame segnano il sereno, 
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante 
sembra il terreno.

Silenzio, intorno: solo, alle ventate, 
odi lontano, da giardini ed orti, 
di foglie un cader fragile. È l’estate 
fredda, dei morti.

Novembre, Myricae. 

Così descrive Giovanni Pascoli nella sua poesia, Novembre; parlando di aria gemmea e di chiarore e poi di neri e vuoti, concludendo con un mirabilissimo ossimoro “estate fredda”. E se questa è la descrizione altalenante e sospesa che uno dei nostri padri della letteratura fa di questo particolare mese, quale occasione migliore per parlare di un libro contradditorio: che quindi reca in sé caldo e freddo, bello e brutto, tutto e il contrario di tutto? Come sempre abbiamo lasciato che su questo tema si esponessero le nostre amate libraie, che ormai una volta al mese si confrontano su tema scelto da noi (qui potete recuperare tutto); stavolta lasciamo la parola a Paola che ci parla di:

“La casa della moschea”, Kader Abdolah, Iperborea (trad. Elisabetta Svaluto Moreolo).


Scegliendo “La casa della moschea” come libro contraddittorio, il pensiero è andato soprattutto alle due differenti e contrastanti visioni della religiosità musulmana che in questo splendido romanzo vi vengono raccontate: ci troviamo in Iran, in una cittadina dove il cuore di tutto sono il bazar e la moschea, alla vigilia di quel rivolgimento epocale che sarà la rivoluzione khomeinista. Noi però la Storia ce la sentiremo raccontare solo nella seconda parte del libro, e impareremo pian piano a conoscere tutti gli abitanti della casa in cui vivono gli imam della moschea: custode di questa abitazione è Aga Jan, una bellissima figura di saggio che incarna lo spirito del paese nelle sue tradizioni più profonde, che annota ogni avvenimento e raccoglie ogni scritto da conservare in una segreta stanza del tesoro. Kader Abdolah riesce a delineare con arte e profondità i caratteri e le evoluzioni (o involuzioni) della vita dei tanti personaggi che ruotano intorno alla casa, alcuni quasi favolistici, come nelle storie delle Mille e una notte. La cultura persiana affiora continuamente attraverso la sensibilità immaginativa della sua penna: vediamo davanti ai nostri occhi i preziosissimi tappeti che adornano le stanze, i colori di una natura esuberante, e sentiamo i profumi delle spezie, gli aromi del tè, persino i fumi dell’oppio. Ma improvvisamente nel paese cambia tutto, le relazioni intessute con cura e i rapporti di reciproco rispetto vengono totalmente ribaltati da un nuovo modo di vivere la religione, in cui la durezza e l’intransigenza coinvolgono anche le persone più vicine, e stravolgono i fondamenti del vivere civile. Abdolah si mostra abile a intrecciare le vicende personali alla Storia, al suo racconto rigoroso e chiaro: il passaggio che porta al rovesciamento del governo filoamericano dello scià e all’insediamento di un governo del terrore, in cui ogni forma di opposizione viene sistematicamente e brutalmente, con processi sommari, eliminata, e dove le donne subiscono una pressione fortissima. Una storia estremamente complessa, che viene alla luce in queste pagine con tutta la sua durezza e la sofferenza che porta anche all’interno della casa della moschea. Aga Jan riesce, in un percorso lungo e difficile, ad affrontare il dolore, a sostenere gli altri, a mantenere un suo centro e una sua dirittura morale attraverso la forza della fede. Spesso lo sentiamo recitare versi del Corano, che hanno il fascino di poesie misteriose da reinterpretare ogni volta alla luce delle situazioni, angoscianti o gioiose, che si presentano nel corso della sua vita. Questa continua reinterpretazione, che lo scrittore ci regala, offre la chiave per capire come la religione possa essere vissuta intimamente in tanti modi diversi, nel rispetto degli altri e anche delle altre forme di religiosità; offre in qualche modo la possibilità di sciogliere, almeno in parte e almeno un po’ dentro noi stessi, le contraddizioni.

Paola Mastrobuoni

Con il prossimo mese si gioca facile, il Natale è sempre il Natale, ma le nostre libraie sapranno regalarci delle sorprese! Vi ricordiamo come sempre che siamo anche su facebook e instagram e che le foto di questo articolo sono di Tiziana Pennacchi: amica, lettrice, cliente e partecipante al gruppo di lettura che si riunisce alla libreria Tra le Righe, Books and The City (qui il link al gruppo di lettura con tutte le informazioni e gli aventi!) ed aspirante fotografa! 

Ra tà tà: NOVITÀ. #3

Anche per questo mese, ci tiriamo su le maniche e andiamo con somma gioia a navigare nel mare delle novità editoriali, per proporvi il meglio del meglio delle nuove uscite indipendenti. 

https://tararabundidee.wordpress.com/?p=7424

Iniziamo subito con Edizioni Lindau, che ha una novità interessantissima! Inaugura infatti una nuova collana: è Contemporanea, dedicata ad autori famosi ed apprezzati del panorama mondiale che però non sono ancora editi in Italia. Ad inaugurare la collana è Esmé Weijun Wang con Il confine del Paradiso. Pubblicato in America nel 2016, è il romanzo d’esordio dell’autrice: un romanzo familiare incentrato sulla malattia mentale e sulla destrutturazione del sogno americano. Ne parla, come sempre benissimo Paper Moon, nella sua recensione. 

1852, Svezia. Laestadius, Jussi, una giovane assassinata, un giudice. Insomma un omicidio da risolvere e lo si risolve grazie al potere della scienza e dell’osservazione. Pare siamo di fronte ad un più moderno Guglielmo di Baskerville che è chiamato a risolvere non un semplice caso, ma anche le vite dei protagonisti. Dettagli, preziosismi che si trovano in Cucinare un orso di Mikael Niemi, nuova uscita di Iperborea.

Torna in libreria la grandiosa scrittrice tedesca Irmgard Keun grazie a L’Orma, che dopo aver creato due donne meravigliose (Gilgi e Doris), ci fa conoscere una bambina. È il 1918 e siamo a Colonia e c’è Una bambina da non frequentare, che con la sua sfrontatezza e intelligenza mina le trame e gli inganni degli adulti. Insomma siamo davanti ad un’altra indimenticabile figura e ad un brillantissimo romanzo.

Difficult Men Dai Soprano a Breaking Bad, gli antieroi delle serie tv di Brett Martin è il nuovo saggio pubblicato da Minimum Fax che ci porta nel magico mondo delle serie tv. In questo volume in particolare si parla degli adoratissimi cattivi, che pur andando a rappresentare degli antieroi e si spingono oltre il limite dell’umana decenza, ci piacciono tantissimo e fanno breccia nei nostri cuori, facendoci evadere e facendoci scoprire quanto ci piaccia la malvagità.

Come siete messi a conoscenza delle religioni? Sapete che ogni anno ne nascono tantissime? Gli uomini hanno sempre bisogno di inventare e di credere. In questo marasma di novità, divinità, chiese, spaghetti volanti, viene in soccorso la nuova uscita di Quodilibet: Catalogo delle religioni nuovissime di Graziano Graziani. L’autore raccoglie in questo volume 42 tra le più sorprendenti e paradossali religioni… sapevate che esiste una Chiesa del Giovedì Scorso?

Concludiamo con una novità che potete trovare in libreria da domani: si tratta di I DIECI COMANDAMENTI. I Precetti delle Rockstar per Migliorarti la Vita, edito da Tsunami Edizioni. Si tratta della raccolta delle migliori interviste a star grandiose, della rivista Q, magazine inglese dedicato alla musica. Attraverso queste interviste estrapoliamo veri e propri precetti di vita, insomma: da consultare come il vostro nuovo libro sacro con serissima religiosità, rimanendo in tema di novità ecclesiali. 

Ci siamo, sei nuovi libri per stuzzicare il vostro interesse… ci prepariamo sfregandoci le mani per le prossime puntate: Natale si avvicina, è ora di pensare ai regali e noi non vediamo l’ora di consigliarvi tante bellissime cose, come queste!


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Tararabundidee feat. Tra le righe, ep. 9: TEMA LIBERO

Il 22 settembre la splendida Libreria Tra Le Righe, nostra alleata e compagna di letture ha compiuto 13 anni. Anche qui volevamo festeggiarla e quindi abbiamo deciso di risparmiare alle nostre libraie uno dei nostri strani temi, per lasciarle parlare di un libro in libertà. Avremmo quindi tre liberi consigli, si inizia con Paola, che ci parla di un libro che vi abbiamo segnalato nelle novità interessanti di questo periodo qui.

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“Storia di Ásta”, Jón Kalman Stefánsson, Iperborea, traduzione di Silvia Cosimini.

Prendere in mano un libro di Stefánsson e cominciarne la lettura significa immergersi in un universo complesso e ricco di tanti elementi, anche diversissimi, in cui si rischia di perdersi. Bisogna quindi armarsi di pazienza, essere disposti a capire e attendere, e lasciarsi trasportare dal suo linguaggio semplice e magnetico e dalla sua profonda capacità di narrare. Come ci suggerisce chiaramente il titolo, qui la protagonista è Ásta, e sappiamo sin da subito che si tratta di una donna avanti con gli anni, che ha molto vissuto e molto sofferto. La sua storia si intreccia inevitabilmente con le storie dei suoi familiari e del padre in particolare, ma anche con le vicende delle persone che incontra, e che segnano la sua esistenza in un arco di tempo lungo quanto una vita.

Le voci si alternano, le personalità emergono, il romanzo si affolla sempre più delle azioni di singoli individui e dei loro caratteri, di avventure e di molte disavventure. Stefánsson racconta con intensità la gioia e il dolore, le molte sfaccettature del desiderio, anche negli aspetti più brutali, e il senso incombente della morte. Naturalmente anche l’amore, e la sofferenza che porta con sé. Termometro di tutti i sentimenti che si rovesciano sui personaggi è il clima di Islanda, furioso e inflessibile quanto stupefacente, sempre presente come se si trattasse di un personaggio che influenza la scena non meno degli uomini.

Lo scrittore sceglie di raccontare in più voci (tre sono i narratori, con punti di vista diversi) e in più tempi (l’infanzia e l’adolescenza di Ásta, l’età adulta e il suo presente). Noi lettori ci troviamo spesso a rileggere, a tornare indietro per ricordare meglio cosa era accaduto venti pagine prima (o venti anni dopo): questa “tecnica narrativa” può creare confusione, o indurre – e forse questo è l’intento dello scrittore – una smania di capire, di indagare e scoprire perché Ásta spesso si trova sull’orlo di un precipizio, o chi è il misterioso personaggio a cui scrive molte lettere d’amore e d’assenza. È scomparso, è fuggito, cosa è successo fra loro?

Alla fine della storia, abbiamo la sensazione di aver attraversato una tempesta, eppure ci sentiamo sollevati dai messaggi che ci vengono lasciati: la potenza della memoria, il senso della scrittura come forma di comprensione della realtà e faro in grado di illuminare le nostre notti. «Esistono due mondi, almeno, caro fratello. Da una parte quello che appare agli occhi di tutti… dall’altra c’è un universo segreto… Tu lo chiami il mondo della poesia, e lo prendi come pura finzione. Benissimo. Ma che ti piaccia o no, questa maledetta poesia a volte è l’unica cosa capace di definire l’esistenza per com’è davvero».

Paola Mastrobuoni

Già eravamo curiosissimi di leggere questo libro, ora siamo sicuri che sia un titolo validissimo. Ci risentiamo molto presto, con nuovi consigli delle libraie!


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First Date Book Tag

Ritorniamo al tradizionale primo articolo del mese = book tag e vi propongo questo tag simpaticissimo che parla di primi appuntamenti. Certo l’ansia che dà questo evento non l’abbiamo quando iniziamo a leggere un libro, e le sensazioni e le emozioni sono senza dubbio amplificate, ma spesso alcuni esiti possono somigliarsi. Quindi eccoci tra belli e brutti primi appuntamenti e tra libri più o meno godibili. Lasciamo partire questo tag a cui come sempre v’invitiamo a partecipare tutti!

Masturbate!

1. Il primo appuntamento imbarazzante: non è un brutto libro ma manca la scintilla: Fair play di Tove Jansson (2017, Iperborea) è un bel libro, breve, piacevole, ma sì manca la scintilla o almeno manca quel qualcosa che ci appassioni. La storia tratta di due donne, dei loro continui battibecchi, delle loro storie e delle loro arti. È molto sottile, ironico anche, ma la trama per noi è troppo lineare. La scrittura è godibilissima, l’ambientazione anche, ma preferiamo libri più “movimentati”.

5c05e9474b14477de5c8c3738de57178.jpg2. Il primo appuntamento scadente: un libro più brutto di quel che ti aspettavi. Avete presente quando siete molto sicuri di un autore e quindi con il cuore in mano, trepidanti andate a comprare il suo ultimo libro? Così ci è successo per Gli innamoramenti di Javier Marias (2014, Einaudi) e… non è stato all’altezza delle nostre aspettative. Sarà stato l’hype che ci ha fomentati troppo ed ha innalzato il livello di quello che ci aspettavamo. È la storia di una coppia, perfetta, osservata da lontano e di innamoramenti. Al centro di tutto c’è una morte improvvisa e quasi casuale, come in quasi tutti i libri di Marias, ma questa volta ci è sembrato che ci fosse meno organicità. Insomma, sia negli appuntamenti che nella lettura, si deve essere pronti alla delusione.

3. Il primo appuntamento ben preparato: un libro migliore di quel che pensavi. L’odore dei ragazzi affamati è un fumetto da poco uscito per Bao Publishing, che io ho recensito per Meganerd. È stata veramente una lettura piacevolissima e anche sorprendente. Non mi aspettavo praticamente nulla da questa graphic novel, non avendone mai sentito parlare, né conoscendo gli autori. La trama però era molto interessante, ben costruita e appassionante, l’ambientazione western è molto lontana da quello che leggo di solito, ma mi è davvero piaciuta! Super consigliato.

4. Bello ma stupido: un libro bello fuori ma brutto dentro. Allora brutto no, non possiamo dire che The Fiction di C. Pires, D. Rubin (2016, Tunuè) sia brutto dentro, ma non è neanche bellissimo e soprattutto c’è un bug tra i disegni, assolutamente meravigliosi e la narrazione e la trama che lasciano parecchio a desiderare. Insomma, non proprio bello ma stupido, però quasi!

5. Appuntamento al buio: un libro che hai comprato a occhi chiusi. L’abbiamo amicagenialecomprato ad occhi aperti, perché ci siamo innamorati della sua copertina, ma oltre questo non sapevamo nulla nè del libro in sé, né dell’autore. Stiamo parlando di Gli insetti preferiscono le ortiche di J. Tanizaki (2017, Elliot), romanzo delicatissimo e molto distante dalle nostre letture più occidentali, che abbiamo apprezzato moltissimo.

6. Speed dating: un libro che hai letto super velocemente. Lo sapete già, i libri che abbiamo divorato sono quelli della quadrilogia di Elena Ferrante, di cui vi abbiamo abbondantemente parlato qui e qui.

eccomi7. Il rimpiazzo: un libro che hai letto troppo presto dopo una lettura importante e che quindi non hai apprezzato. Non so se non l’abbiamo apprezzato perché è arrivato dopo un signor libro (Blankets), ma a noi Eccomi di J. Safran Foer (2016, Guanda) proprio non ha convinti. Forse lo avremmo letto con più piacere se non sarebbe venuto subito dopo il libro che ha prosciugato i nostri condotti lacrimali, ma forse no. Non è stato facile affrontarlo non solo per la mole di pagine, ma per i continui e in alcuni casi pedanti riferimenti religiosi, per la storia del bambino che ha usato la parola che inizia per “n”, per la trama caotica, informe, un grande no praticamente.

8. Il troppo entusiasta: un libro che ci ha provato troppo. Allora non sappiamo bene come rispondere a questa domanda, però prendendola in maniera positiva, un libro che ci ha provato troppo, ma che è riuscito nel suo intento è La terra dei figli di Gipi (2016, Coconino). Un libro che è tutto il contrario dell’entusiasmo, in cui c’è una storia drammatica. È una graphic novel in cui c’è tanto: violenza, amore, rapporto padri/figli, religione, fanatismo, ma è un mix di concetti e di tematiche sviluppato in modo egregio, quindi sì la posta in gioco è alta, ma vince.

9. Il primo appuntamento perfetto: un libro che per te ha fatto tutto bene. Lo sapete già. Non so a quale libro di preciso rimandarvi, ma è di Eco. Forse proprio a Baudolino, quello che ha visto l’inizio della mia proficua relazione con questo genio italiano. È sempre suo il mio libro perfetto.

10. Il primo appuntamento umiliante: un libro che ti fa sentire imbarazzato all’idea che ti sia piaciuto/ un libro che ti imbarazza veder letto in pubblico. Dunque, questa domanda l’avrei volentieri ignorata, ma forse è giusto rifletterci un attimo. Perché mai io lettrice/lettore, dovrei sentirmi in imbarazzo per qualcosa che mi piace? Se mi è piaciuto ha rispecchiato almeno in parte un mio pensiero, un mio modo di vedere, un lato del mio carattere quindi perché dovrei vergognarmene? Io a livello personale sono sempre contenta di parlare delle cose che mi piacciono e niente mi ha mai creato questo imbarazzo, neanche dire che mi piacciono moltissimo le scene degli omicidi in Hannibal ad esempio. Non vedo poi perché dovrei sentirmi a disagio per un libro che sta leggendo un’altra persona in pubblico, se piace a lei a me cosa cambia? E poi a cosa si potrebbe riferire questa domanda, a contenuti espliciti forse? Io sono la prima che legge libri, ma soprattutto fumetti molto violenti, ma anche in alcuni casi con contenuti sessualmente espliciti e non vedo dove sia il problema. Spero che nessuno abbia davvero dato una risposta a questa domanda, perché se a me piacciono gli Harmony (che io non ho mai letto perché non ho mai sentito questa esigenza nella vita, ma mai dire mai) non vedo chi o come potrebbe giudicarmi, magari mi piace quel tipo di narrazione, quello stile e se va bene a me non ci dev’essere nessun imbarazzo nel dimostrarlo. Leggete tutto, leggete sempre, se vi piace quello che state facendo non imbarazzatevi, non è che se non leggi Dostoevskij sei peggio/meglio di altri, quindi…

Bene, speriamo di avervi dato qualche spunto di lettura e di riflessione. Vi auguriamo primi appuntamenti perfetti sia con le persone che con le letture e mi raccomando, vogliamo sapere le vostre risposte!


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Atlante leggendario delle strade d’Islanda.

332.529 abitanti popolano la ghiacciata terra islandese e questo piccolo volume, corredato da una mappa del Paese, ci presenta quasi altrettante storielle: come se ogni famiglia avesse il suo troll o elfo di fiducia.

29cfa40b100f4f25e24eac37a32242dbAtlante leggendario delle strade d’Islanda è curato da Jón R. Hjálmarsson, esperto in storia e cultura islandese e fa specie la quantità di aneddoti, tradizioni e storie che ha questa piccola isoletta ai confini del Nord. Aprendo questo libro, nelle magnifiche ed originali edizioni Iperboreasubito ci scuote il freddo. I singoli racconti sono brevissimi, ognuno corredato dalla sua posizione sulla cartina, che ci mostra fiordi, vulcani, geyser e da una piccola introduzione, in cui ci viene riportata la storia del luogo da che se ne ha memoria storica ad oggi. Piccoli nuclei sparsi, a macchia di leopardo (come si dice in gergo) si basano su una forte tradizione di folklore e magia. Il libro è quasi un itinerarium: ad ogni località, ci si ferma e si legge una storia che in molti casi rappresenta il mito di fondazione dei luoghi che percorre la Statale 1 o dei particolari fenomeni che avvengono in Islanda, come l’aurora boreale.

Tante figure popolano la mitologia islandese: troll ed elfi su tutti, ma anche giganti e selkie, la cosa però che più ci ha colpiti di queste storie è il cristianesimo magico ampiamente diffuso. Forse cercavate un motivo diverso per prendere questo libro, ma più che raccontarvi delle singole storie e svelarvi troppo, abbiamo voluto soffermarci su questo aspetto marginale, ma secondo noi molto interessante. L’Islanda è un paese che aderisce al cristianesimo luterano, una forma di cristianesimo abbastanza rigido, basato sulla fede totale delle Scritture, prese come guida a ogni livello e il fatto che siano presenti preti/pastori con qualità magiche è molto strano. Insieme ai personaggi cardine della mitologia nordica non manca mai la figura di una figura religiosa cristiano che grazie ai suoi magici poteri sconfigge o scaccia esseri provenienti dal male. Siamo già nel pieno cristianesimo, anzi la maggior parte delle storie sono ambientate nell’età moderna. Mentre la mitologia mediterranea si esaurisce già nell’a.C. qui è prolifica anche dopo l’avvento della nuova religione, in realtà si sa molto poco sulla storia islandese, ma pare che i primi colonizzatori siano stati proprio dei monaci provenienti dall’Irlanda, nel IV d.C. A quel tempo era pratica comune tra i monaci, mettere alla prova la propria fede intraprendendo viaggi pericolosi o creando monasteri e luoghi di preghiera sulle isole, che per la loro conformazione fisica, circondate dalle acque erano luoghi puri, lontani dai peccati delle città. Queste prime comunità hanno sicuramente diffuso la religione cristiana, ma tra IX e X s. le ondate norvegesi, hanno riportato il paganesimo, scacciando i monaci ed instaurando un tipo di amministrazione legata a figure di capi religiosi e politici insieme: i góðar. Vi risparmiamo tutti i successivi avvenimenti, con il ritorno del cattolicesimo e poi con la diffusione del luteranesimo, è chiaro però che una realtà così lontana dal centro della chiesa (Roma) e così isolata, ma che ha comunque avuto molteplici influenze culturali e religiose, abbia sviluppato un tipo di professione molto particolare. Molti dei santi, degli arcivescovi citati non sono in realtà riconosciuti dalla Chiesa, forse proprio perché i miracoli e le storie che li riguardavano sono intrise di magia e superstizione, cosa che si è cercato di rifuggire fin dal primo cristianesimo. Una curiosità interessante è che ancora oggi, una piccola percentuale della popolazione professi la religione dell’Ásatrúarfélagið, ovvero degli dei Asi. Questo fa pensare al fatto che ci sono ancora degli stralci di paganesimo ed essendo l’Islanda una nazione poco urbanizzata, ma ricca di agglomerati rurali, alcune tradizioni siano rimaste praticamente immutate e neanche l’avvento di un cristianesimo, nella sua variante meno tollerante come appunto il luteranesimo, abbia potuto qualcosa.

20170916_125658Come dicevamo prima, i racconti sono ambientati nell’età moderna, alcuni praticamente a l’altro ieri (XVIII sec.). Questo tipo di storie seppure molto diverse per protagonisti e soprattutto per l’ambientazione, mi ha fatto ricordare le storie che mio nonno mi raccontava. Dove abito io quando non sono a Roma, siamo nella ruralità più assoluta, altro che Islanda! E infatti, le persone più anziane ancora hanno (oggi, proprio ora, nell’immediata continradicate dentro credenze particolari: lupi mannari, janare (specie di streghe dalle particolari doti), l’ombra (forza oscura e malvagia che faceva perdere l’orientamento) e tantissimi altri personaggi malefici o anche benevoli. Ogni mondo è paese dunque.

Non vi resta che accoccolarvi in una morbida coperta e godere delle bellissime ambientazioni fredde e aguzze di questo volume, ma popolate da figure accoglienti e magiche che sapranno farvi sentire a casa.


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