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"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

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Fumetti

Letture Arcane, Giugno.

Dopo aver esplorato una piccola parte degli Arcani Minori, si torna tra i Trionfi con la carta di questo mese. Posso dire che non è tra le mie carte preferite, ma si sposa bene con il clima pesante di oggi. È vero che Giugno è il mese in cui inizia l’estate e almeno mentalmente siamo più prontз a lasciarci andare verso le vacanze. Le vacanze stesse però quest’anno sono ancora limitate e questo mese è un’ulteriore prova di sopportazione per il nostro animo. Giugno è sicuramente un mese in cui ci si mette alla prova, proprio in vista di ferie e vacanze iniziano a doverci essere lavori da chiudere, per chi studia è un mese di sprint assoluto perché inizia il tempo degli esami, tra l’altro per tutti i gradi d’istruzione.

L’Imperatore

Disciplina, ecco cosa ci dice questa carta. L’Imperatore è calmo e sereno, sa perfettamente cosa vuole e dove deve andare, è padrone del suo corpo e del territorio che lo circonda, rappresenta una forza consapevole, che viene esercitata con costanza e autorità, seguendo le regole. L’Imperatore è comunque un despota e nella sua azione, esercita un potere patriarcale ed è per questo che non è una delle carte che amo. Ma noi siamo qui per dare altre letture, per decostruire in ogni ambito il patriarcato, infatti non vedo l’Imperatore (così come il Papa, il Mago, il Carro etc.) come una carta che descriva un uomo, ma più accuratamente è una carta che descrive una persona decisa che deve assolutamente prendersi le proprie responsabilità.

Come vivo il mio lavoro? Cosa sto costruendo?

È a questo a cui dobbiamo pensare quando ci troviamo di fronte a questa carta, che raffigura un personaggio impettito e che scruta l’orizzonte, perché le sue immediate vicinanze le tiene strettamente sotto controllo. È sicuramente una carta pratica, che ci fa riflettere su ciò che materialmente stiamo costruendo. L’imperatore è la persona che riesce a fabbricare la sua fortuna a sua immagine. Questo perché ha estrema sicurezza nelle proprie capacità, l’imperatore comanda, ma comanda specialmente le sue passioni, le sue ansie, i suoi dubbi rendendoli innocui e superandoli con destrezza. L’Imperatore è maturo, ha dalla sua parte anche l’esperienza, gli errori fatti in precedenza e mai perseverati. La carta può indicare anche un partner, una figura importante nella nostra vita che raffiguri un punto fermo, che sia d’aiuto o rappresenta il nostro guerriero interiore che non riesce ad emergere. Questa carta è associata al segno dell’Ariete, segno impulsivo e irascibile, ma che ha grandi doti di leadership che di certo non mancano al protagonista di questo mese, quindi per costruire dobbiamo impegnarci e avere un po’ del piglio arietino.

Tutto quello che abbiamo fatto fin’ora ci è servito a diventare chi siamo, sicurз delle nostre conoscenze ed esperienze, possiamo andare avanti nel mondo, seguendo uno schema che abbiamo creato noi stessз e che funzioni perfettamente per raggiungere desideri e ambizioni. Non lasciamoci trasportare da ansie e paure, l’Imperatore non ha spazio per questo: i tempi sono maturi per gettare le basi per costruire il nostro regno in cui siamo noi i sovrani. Facciamoci forza e aiutatз da persone positive e propositive istituiamo il governo di cui abbiamo bisogno nella nostra individualità, ma soprattutto nella collettività.

Quindi, cosa leggere per favorire la concretezza?

Margaret Doody, Aristotele e la Montagna d’Oro, Traduzione di Rosalia Coci, Sellerio Editore.

L’Imperatore è saggio, quale protagonista migliore per le nostre letture se non Aristotele? Nel 323 a. C. data della morte di Alessandro Magno, Aristotele è ormai anziano, il clima ad Atene non è più a lui congeniale, è tempo di lasciare l’eredità costruita e partire. La meta prescelta è Filippi, lì il maestro potrà ricostruire la sua scuola e il suo animo, ma prima dovrà ricostruire una serie di sospetti e deviazioni che lo porteranno a scoprire chi e cosa si nasconde dietro la morte del suo pupillo.

Sara Colaone, D. Quellat – Guyot, A. Quella – Villéger, Evase dall’Harem, Oblomov Edizioni

Anche questa è una storia di fuga, in cui si scappa per riprendere in mano le redini della propria vita e diventare padrone di sé stesse. Le protagoniste sono Zennur e Nuryé, che hanno passato la vita segregate nell’harem, sanno che si meritano di più, che la vita non è solo essere prigioniere. Escogitano allora la fuga da Costantinopoli alla Francia, ma una volta qui saranno trattate principalmente come personaggi di feuilleton che descrivono la loro avventura scandalosa.

Inner city romance, Guy Colwell.

Il 12 aprile è uscito in Italia Inner City Romance, raccolta dei 5 fumetti scritti da Guy Colwell dal 1972 al 1978, tradotti da Marco Bisanti e usciti per Bizarro Books, neonata etichetta editoriale che fa capo al gruppo Red Star Press.

Inner City Romance è un manifesto della cultura underground americana degli anni ’70. Vi ritroviamo infatti tutte le tematiche più calde di quei tempi: la lotta contro il razzismo, la non – violenza e il non collaborazionismo per la Guerra in Vietnam, i diritti alla casa, il trattamento nelle carceri. Guy Colwell prende a piene mani dalla sua ideologia e dalla sua esperienza per denunciare e utilizzare il fumetto per raccontare fatti di cronaca e di politica. Cresciuto legato al mondo delle strisce, inizia a leggere grazie alle storie di Paperino & Co. ma capisce ben presto che il fumetto ha un enorme potenziale e può essere il mezzo adatto per parlare di ogni cosa.

Guy Colwell non nasce però come fumettista, pur facendo il pittore da molti anni e lavorando nel mondo dell’arte, si era occupato di vignette solo ai tempi del liceo e pur scegliendo il fumetto come il mezzo preferenziale per la sua arte, racconta di aver iniziato da autodidatta. Tutte le storie che compongono Inner City Romance hanno una matrice comune, che ha segnato l’autore: Colwell finì nel carcere federale di McNeil Island perché non collaboratore, contro la guerra del Vietnam. All’inizio i non collaboratori erano in pochi, ma quando Colwell esce dal carcere rappresentavano una buona percentuale dei detenuti. La sua ideologia politica appoggia quindi la non violenza e si sposa con l’approccio hippy che lo avvicinò alle manifestazioni contro la guerra e all’arte urbana realista. A proposito della sua arte lo stesso Colwell afferma:

«Dovevo usare la mia arte per una riflessione seria, come racconto della società e intervento politico. Dopo aver rifiutato la follia della leva militare, non potevo più fare una vita frivola, ero destinato a qualcosa che avrebbe unito la mia voce a quelle di chi invocava giustizia, pace e uguaglianza. Opporsi alla guerra e promuovere la non-violenza come strumento migliore per il progresso sociale furono le leve principali di una politicizzazione sempre maggiore del mio pensiero e della mia arte.»

Essendo un pittore Inner City Romance può sembrare un fumetto dal tratto atipico. Le figure sono piene e massicce, estremamente realistiche. Non a caso l’artista dichiara di essere stato principalmente influenzato da Van Eyck, Bruegel e Bosch che hanno forgiato la sua immaginazione e il modo di disegnare.
Le tecniche utilizzate e lo stile grafico, così come l’impaginazione, la squadratura della pagina e la disposizione delle vignette cambiano durante gli anni e a seconda della scelta narrativa dei vari episodi. I primi numeri vengono infatti creati con il pennino, poi passa alla stesura col pennello e retino Zip-A-Tone. Nei primi numeri Colwell si diletta, con odio, a utilizzare la tecnica di applicazione di trama e sfumature per poi passare negli ultimi numeri a strumenti che lo mettono più a suo agio e che regalano a chi legge disegni più puliti, userà infatti il calamaio e la penna di corvo.

I fumetti contenuti in questo volume furono pubblicati a puntate, nel corso di diversi anni:

  • “Choices” in Inner City Romance #1, 1972
  • “Radical Rock” in Inner City Romance #2, 1972
  • “Inner City Romance 3” in Inner City Romance #3, 1977
  • “Ramps” in Inner City Romance #4, 1977
  • “Good for You”, “Down Up”, “Interkids”, “Sex Crime”, “All Over the Clover” in Inner City Romance #5, 1978

Nel primo numero del 1972 Guy Colwell si concentra su una tematica che lo aveva colpito in prima persona: la ripresa della vita dopo il carcere. I protagonisti sono tre che appena ritrovata la libertà si ingabbiano in una differente prigione, quella della droga. Solo uno di loro, James, farà lo sforzo di iniziare una nuova vita. Anche se la narrazione si concentra sull’eccesso e sulla caduta nella spirale della droga, corredata da vignette in cui la solidità e la realtà del mondo si smaterializza portandoci nella mente dei protagonisti sotto effetto di eroina e LSD, non ci si dimentica dell’esterno. Nelle stanze dei protagonisti infatti e per strada si vedono i manifesti per la liberazione di Angela Davis e per i Fratelli di Soledad, per cui la stessa Angela Davis e tutto il partito Black Panther si stava battendo. (Sull’argomento consiglio assolutamente di leggere Autobiografia di una rivoluzionaria di Angela Davis e I Fratelli di Soledad. Lettere dal carcere di George Jackson.)

Inner City Romance #2 si concentra invece sulla figura di James e sugli abusi della polizia sui neri, spesso imprigionati o uccisi senza alcun motivo, ma solo per il fatto di essere neri.

«Il faccia a faccia con la realtà del ghetto, dopo sette anni di carcere per possesso di uno spinello, convinse James a scegliere il cambiamento vero. Del resto, l’ingiustizia che aveva subito lui non era certo la più pesante: molti fratelli e sorelle continuavano a vivere dietro le sbarre senza aver commesso alcun crimine. Molti fratelli e sorelle finivano nel tritacarne ed erano risputati con disturbi psichici, senza più speranza o già cadaveri. James aveva assistito alla furia e alla brutalità di un sistema disumano e si era unito ai fratelli e alle sorelle decisi a sovvertirlo e liberarne i prigionieri. Si guadagnò sul campo il ruolo di coordinatore del movimento di liberazione di tutti i prigionieri politici.»

Radical Rock mostra i retroscena di un evento benefico, volto a raccogliere il denaro necessario per liberare alcuni fratelli e sorelle mandati in carcere ingiustamente, che si trasforma in una carneficina per mano della polizia americana.

Inner City Romance #3 si distacca leggermente dai temi sociali generali e assume una visione più intimista, sicuramente più legata a quello che l’autore ha vissuto in prima persona. Il fumetto s’incentra infatti sui sogni e sull’inconscio dei carcerati mostrandone i pensieri più reconditi. Questo terzo numero è differente dagli altri anche per l’impaginazione molto particolare e per la disposizione delle vignette quanto mai originale. All’inizio del numero ci sono inoltre delle parti sfuocate. Tutti questi espedienti aiutano chi legge ad entrare nella dimensione onirica in cui operano i protagonisti. Molto interessante anche la scelta dei colori, Colwell infatti dipinge tutto di nero quando descrive il sogno del detenuto nero e tutto di un bianco, molto destabilizzante, quando mostra il sogno del detenuto bianco.

Ramps è invece dedicato alle vicende di speculazione abitativa. La vicenda si ispira alle lotte di poveri, anziani, disabili che sono stati relegati nell’International Hotel di San Francisco. Attorno al residence di Chinatown, in cui i proprietari installano una rampa per favorire l’accesso a chi è sulla sedia a rotelle, che in realtà è solamente un contentino visto lo stato gravissimo in cui versa l’edificio; si concentrò un durissimo braccio di ferro tra i proprietari, sostenuti dalla città, e gli inquilini che dopo un incidente si opposero allo sfratto iniziando l’autogestione dell’edificio. Al termine del numero, che Colwell dichiara essere stato scritto in tempi brevissimi c’è la sua dedica:

«Questa storia è dedicata ai poveri, agli anziani e ai disabili che lottano per avere casa, diritti e dignità in un sistema che ancora preferisce dimenticare e negare che esistano ;a chi non paga l’affitto e abita i quartieri popolari; e soprattutto alle persone coraggiose e pazienti dell’International Hotel di San Francisco, U.S.A.»

Il quinto e ultimo episodio di Inner City Romance si compone di tante storie slegate tra di loro al cui centro vi è la sessualità in varie forme, sempre mantenendo però una impostazione di denuncia politica. Abbiamo allora la descrizione della condizione delle prostitute, di uno stupro, ma anche di una sessualità vissuta a contatto diretto con la natura come era proprio della filosofia Hippy.

Inner City Romance è sicuramente un volume interessante ed estremamente concreto. Il realismo di Colwell descrive alla perfezione i tumulti del suo tempo e ci catapulta attraverso gli occhi dei suoi protagonisti in vite che altrimenti non avrebbero avuto mai l’opportunità di essere raccontate.

Blue nella terra dei sogni – D. Tosello

Vol. 1 – La foresta invadente

Dopo aver creato e disegnato mondi per i giochi da tavolo, Davide Tosello esordisce nel mondo del fumetto con Blue, nella terra dei sogni, edito da Edizioni Star Comics. Il volume è già uscito in Francia a febbraio ed è solo il primo di una trilogia, che ci porterà in un mondo fantastico e spaventoso. Anche se la trilogia è sostanzialmente uno young adult, si tratta di un fumetto adatto a tuttə.

Lo potete trovare in libreria dal 16 settembre e così potete inoltrarvi nel mondo di Blue. La protagonista è una ragazzina che in un’apparente tranquilla giornata nuvolosa, vede la sua vita cambiare totalmente. Le verrà recapitato uno strano regalo e inizieranno a succederle fatti davvero impressionanti. Il mondo che crea Tosello è surreale e strano, riesce a creare delle ambientazioni bellissime e cariche di fantasia.

Attraverso un linguaggio semplice e fanciullesco, è proprio Blue a narrarci la sua esperienza, nel pieno dell’adolescenza, con le sue scoperte, la sua paura, non ci sono fronzoli nel linguaggio è una ragazzina turbata, ma estremamente incuriosita da quello che le succede intorno e vorrei ben vedere! La foresta ha letteralmente divorato tutto ciò che conosceva (sarei turbata e incuriosita anche io!). Uomini, donne, bambini, fa tutto parte della foresta che è viva come non lo è mai stata. Scruta Blue con migliaia di occhi spiritati, la insegue, desidera strapparle via qualcosa di preziosissimo.

Nel percorso all’interno delle sue paure più grandi, Blue troverà un simpatico alleato e insieme si alleeranno per riuscire a raggiungere la Città delle Lacrime, dove, forse Blue può trovare qualche spiegazione alla strana situazione in cui è stata catapultata.

I disegni sono eccezionali, la palette è tendente ai toni freddi e ovviamente, per richiamare il titolo e la protagonista stessa del fumetto, le sfumature più presenti sono quelle del blu. I disegni sono un ibrido tra le creazioni burtoniane e i manga. Le tavole sono dinamiche, con una costruzione molto spesso composta da 3/4 vignette in orizzontale, piccole vignette a movimentare le pagine e alcune splash pages per evidenziare i momenti clou.

Anche se il fumetto per via del topos del viaggio in un mondo sottosopra è accostato ad Alice nel Paese delle Meraviglie, mi è sembrato strizzare l’occhio in più di un’occasione a Pinocchio. Non solo per il fatto che uno degli animali presenti nella storia sia una balena, che funge comunque da protezione, da porto sicuro, ma anche perché un momento in particolare mi ha ricordato la parte in cui Pinocchio cerca disperatamente la Fata Turchina e si ritrova a dover trattare con una lentissima e poco disponibile lumaca.

A chiudere questo primo volume c’è un finale molto accattivante, carico di suspance, che invoglia assolutamente a proseguire la lettura. Blue nella terra dei sogni è volume agile, breve, che ha il pregio di incuriosire il lettore e pur narrando molti temi e avendo una pluralità di situazioni, ambientazioni è molto scorrevole, senza stacchi lenti o momenti troppo didascalici. Sicuramente è adatto ad un pubblico giovane perché immediato, con una bella fluidità, caratteristica assolutamente pregevole visto si tratta di un libro rivolto a ragazzə, che preferiscono non perdersi in orpelli letterari.
Altra nota di merito è sicuramente la colonna sonora, che accompagna Blue nel suo viaggio. Le canzoni che trovate in questo articolo, sono infatti estratte dalla playlist che Tosello ha creato per accompagnare il lettore nel viaggio nella foresta invadente.

Davide Tosello presenterà questo primo volume agli Star Days. Cosa sono gli Star Days? Il momento in cui finalmente potete incontrare i vostri autori preferiti, anche se… divisi da uno schermo! Il 26 e il 27 settembre dalla sede di Perugia di Star Comics potete seguire le dirette di convegni, panel, sessioni di dediche dal sito www.stardays.it. Si potrà inoltre visitare in un tour virtuale la redazione di Star Comics. Moltissimi gli ospiti che prenderanno parte all’evento: da Mirka Andolfo a Licia Troisi, da Mario Alberti a Matteo Bussola e Paola Barbato, e ancora Carmine Di Giandomenico, Fiore Manni, e molti altri. Main Partner degli Star Days, VVVVID – la famosa piattaforma di streaming video – trasmetterà live la diretta delle due giornate anche sul proprio canale. 

Hedy Lamarr – W. Roy, S. Dorange.

Nel fumetto pubblicato da Edizioni BD con estrema sapienza e delicatezza William Roy e Sylvain Dorange raccontano la storia della diva Hedy Lamarr, dando spazio a tutto ciò che la narrazione mainstream ha trascurato per anni, regalandoci un personaggio multiforme e complesso, appassionato, intelligente, creativo, ben oltre il bel faccino che ha incantato Holliwood.

Hedwig Eva Maria Kiesler è nata e cresciuta in Austria. Dopo aver abbandonato gli studi di ingegneria si dedica alla sua più grande passione, la recitazione. L’opera che la rese famosa e la consacrò alla carriera di attrice fu lo scandaloso film Ekstase di Gustav Machaty. Scandaloso perché a soli 17 anni Hedy interpreta la protagonista femminile e non solo in alcune scene viene ripresa nuda, ma simula anche un orgasmo. Siamo nel 1933 e non ci potrebbe essere nulla di più scandaloso (anche se nel frattempo il mondo si sta preparando alla Seconda Guerra Mondiale, di lì a qualche anno si promulgheranno leggi razziali, ci saranno campi di sterminio, però ehi sicuramente il problema della società è un orgasmo finto in un film!). In realtà Ekstase non solo la lancia nel mondo dello spettacolo, ma sicuramente contribuisce a creare un’immagine completamente distorta dell’attrice: bellissima senza dubbio, ma frivola, ninfomane, eccessiva, mangiatrice di uomini (si è anche sposata 6 volte, quindi). Come poter pensare al suo cervello e alla sua intelligenza quando il suo corpo era diventato un oggetto da venerare?

Infatti il suo fascino conquistò Fritz Mandl che la sposò. Lui, grande amico di Mussolini e trafficante d’armi, voleva che Hedy interpretasse nella sua vita il ruolo di moglie – bambola, da sfoggiare alle feste e da tenere imprigionata nella sua casa lussuosissima. Dopo aver passato anni di profonda infelicità e insoddisfazione, nel 1937 la Lamarr riesce a scappare prima in Svizzera, dove ebbe l’opportunità di conoscere Billy Wilder e Leni Riefenstahl, poi a Londra, dove riesce ad ottenere l’annullamento del matrimonio.
Dopo essere arrivata a New York e aver stipulato un contratto con la Metro Golden Meyer, viene ingaggiata per numerosi ruoli, ha infatti recitato in:

  • Un’americana nella Casbah, regia di John Cromwell (1938)
  • La signora dei tropici, regia di Jack Conway (1939)
  • Questa donna è mia (I Take This Woman), regia di W. S. Van Dyke (1940)
  • La febbre del petrolio (Boom Town), regia di Jack Conway (1940)
  • Corrispondente X (Comrade X), regia di King Vidor (1940)
  • Vieni a vivere con me (Come Live with Me), regia di Clarence Brown (1941)
  • Le fanciulle delle follie (Ziegfeld Girl), regia di Robert Z. Leonard e Busby Berkeley (1941)
  • Il molto onorevole Mr. Pulham (H.M. Pulham, Esq.), regia di King Vidor (1941)
  • Gente allegra (Tortilla Flat), regia di Victor Fleming (1942)
  • La banda Pelletier (Crossroads), regia di Jack Conway (1942)
  • La sirena del Congo (White Cargo), regia di Richard Thorpe (1942)
  • Crepi l’astrologo (The Heavenly Body), regia di Alexander Hall (1944)
  • I cospiratori (The Conspirators), regia di Jean Negulesco (1944)
  • Schiava del male (Experiment Perilous), regia di Jacques Tourneur (1944)
  • Sua altezza e il cameriere (Her Highness and the Bellboy), regia di Richard Thorpe (1945)
  • Venere peccatrice (The Strange Woman), regia di Edgar G. Ulmer e (non accreditato) Douglas Sirk (1946)
  • Disonorata (Dishonored Lady), regia di Robert Stevenson (1947)
  • È tempo di vivere (Let’s Live a Little), regia di Richard Wallace (1948)
  • Sansone e Dalila (Samson and Delilah), regia di Cecil B. DeMille (1949)
  • L’amante (A Lady Without Passport), regia di Joseph H. Lewis (1950)
  • Le frontiere dell’odio (Copper Canyon), regia di John Farrow (1950)
  • L’avventuriera di Tangeri (My Favorite Spy), regia di Norman Z. McLeod (1951)
  • L’amante di Paride (Eternal Feminas), regia di Marc Allégret e Edgar G. Ulmer (1954), conosciuto anche come L’eterna femmina
  • L’inferno ci accusa (The Story of Mankind), regia di Irwin Allen (1957)
  • L’animale femmina (The Female Animal), regia di Harry Keller (1958).

Un’infinità di ruoli che però non hanno mai messo davvero in risalto la bravura e le capacità di Hedy Lamarr, l’unica cosa che veniva ancora di più amplificata attraverso questi ruoli era la sua sconvolgente bellezza. La sua educazione volta all’emancipazione e all’indipendenza, estremamente moderna per quei tempi, la resero ben presto insoddisfatta delle sue parti. Voleva di più, voleva essere una produttrice, poter scegliere i ruoli che riuscissero a far emergere non solo la sua enorme maestria nell’arte della recitazione, ma in cui si rispecchiasse e che trasmettessero gli ideali in cui credeva. Il mondo di Hollywood è ancora oggi profondamente maschilista, i giochi di potere in cui è coinvolto sono governati da uomini, per le donne ancora si fatica ad avere spazio ora, figurarsi negli anni ’40 e ’50.

Per cercare di dimostrare al mondo chi era davvero, cercando di eliminare l’idea di essere una sensualissima bambola da esposizione, senza guizzi di intelligenza e di carattere diede l’autorizzazione a un libro-verità sulla sua vita, che avrebbe dovuto spiegare la profonda varietà del suo carattere e dei suoi interessi, ricco di dettagli sulla sua bisessualità, i suoi numerosi mariti, sull’abuso di droghe, ma anche sulla sua grande passione per la scienza e sulle sue invenzioni. Il libro però non sortì l’effetto desiderato. Il ghostwriter della sua biografia omise tutto ciò che la Lamarr aveva detto a proposito delle invenzioni e della scienza, concentrandosi solo ed esclusivamente sugli scandali. Fu il colpo di grazia: tutte le voci che circolavano sul conto dell’attrice furono praticamente confermate da questo libro, che l’attrice confermò come non autorizzato.

Il grande merito di questo fumetto è sicuramente raccontare le vicende della Lamarr dal suo punto di vista, evidenziando così i momenti di profonda frustrazione e insoddisfazione dell’attrice, ma anche quelli più pieni e intensi della sua vita. I disegni di Dorange sono accoglienti, mantengono una certa patina che ci fa assaporare il tempo passato in cui succedono gli eventi, sono scorrevoli e piacevoli e contengono bene la personalità esplosiva della Lamarr. Viene molto preso in considerazione il suo ruolo di inventrice e ci vengono raccontati molti dettagli sui suoi brevetti ed invenzioni, che la maggior parte delle persone ignorano, perché ci si ferma sempre all’apparenza e non si va oltre al fatto che Hedy Lamarr sia stata la donna più bella del mondo.

Il primo a svelare le potenzialità delle invenzioni di Hedwig Eva Maria Kiesler fu Meeks che dopo aver parlato a lungo con lei, sulle sue invenzioni, e sulla sua passione scrisse un breve articolo sul fatto che Lamarr non venne mai pagata per la sua invenzione. L’invenzione in questione è stata fondamentale per lo sviluppo del nostro mondo come lo conosciamo oggi e varrebbe miliardi. Ma andiamo per gradi.

Hedy Lamarr aveva ideato e realizzato insieme al compositore George Antheil un sistema per criptare le comunicazioni via radio chiamato “frequency-hopping spread spectrum”. L’idea era venuta proprio alla Lamarr che voleva cercare un sistema che evitasse che i segnali radio nemici potessero deviare i siluri, facendo mancare loro il bersaglio. Ideò quindi un sistema per criptare i messaggi radio tra i centri di controllo e i siluri, in modo che non potessero essere intercettati. La geniale idea le venne grazie ad una performance di Antheil, infatti il prototipo era basato su una tastiera di un pianoforte: ogni tasto produceva un segnale a una data frequenza e solo seguendo un codice specifico era possibile controllare il siluro. L’idea fu brevettata nel 1942, ma ovviamente figuratevi se venne presa in considerazione, l’aveva presentata una donna, attrice, bellissima. Venne infatti utilizzata per la prima volta dalla marina militare degli Stati Uniti dopo circa vent’anni.
Dopo le ricerche di Meeks e la denuncia dell’invenzione del brevetto di Hedy Lamarr, la donna iniziò ad essere percepita anche come inventrice, non più come bellezza senza cervello, infatti nel 1998 venne insignita della prestigiosa Medaglia Kaplan, massima onorificenza austriaca in ambito scientifico, e il 9 novembre – data del suo compleanno – venne proclamata la Giornata dell’Inventore, celebrata non soltanto nel suo paese, ma anche in Germania e Svizzera.
Inoltre per la loro invenzione, Lamarr e Antheil sono stati inseriti nella National Inventors Hall of Fame degli Stati Uniti nel 2014, infatti il Frequency Hopping Spread Spectrum, creato inizialmente per contrastare i segnali trasmessi dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale, è alla base della tecnologia Wi-Fi odierna.
Se il mondo è come lo conosciamo e lo viviamo oggi è anche grazie a Hedwig Eva Maria Kiesler.

Carle vs Lorenzo Palloni & Martoz.

Intervista a Martoz.

Tra Carle ci si intende al volo e quando abbiamo letto entrambe il fumetti di cui abbiamo deciso di parlarvi, non abbiamo avuto dubbi: dovevamo fare qualcosa. Ormai sulla stessa lunghezza d’onda, io e Carla di Una banda di Cefali, abbiamo, di nuovo, riunito le nostre menti per partorire una nuova puntata di “Carle vs” (la prima la trovate qui). Questa volta i mal capitati sono Lorenzo Palloni e Martoz, autori di Terranera edito da Feltrinelli Comics.

Estasiate da questo crudelissimo fumetto, incentrato sul racconto del capolarato e dello sfruttamento, abbiamo proposto agli autori un’intervista doppia: stesse domande a cui ci hanno risposto i giovani maestri del fumetto italiano. Qui troverete l’intervista a Martoz, mentre per conoscere le risposte di Lorenzo Palloni dovete spostarvi sul blog di Una banda di Cefali,qui.

Let’s go.

  • Ciao ragazzi e grazie mille per esservi prestati a questa doppia fatica per noi  Carle al quadrato. Voi siete una “squadra fortissimi” (per inserire una citazione colta) e dopo Istantly Elsewhere è bello che abbiate deciso di lavorare ancora insieme. È nata prima l’idea della storia di Terranera o quella di una nuova collaborazione?


    Dopo il successo di Instantly (inaspettato, perlomeno nella forma in cui si è presentato), credo che avessimo ancora voglia di lavorare assieme, ma le due cose sono andate di pari passo. Quando abbiamo “deciso davvero” di fare subito un altro libro, Lorenzo aveva già in mente il germe di Terranera. Del resto io e Lorenzo siamo diventati grandi amici e ci stimiamo professionalmente, quindi temo (per lui!) che lavoreremo ancora assieme in futuro, anche se non nell’immediato.
  • Terranera è un fumetto quasi precursore dei tempi, visto che è uscito (neanche se aveste voluto farlo apposta) nell’anno delle polemiche per le misure di regolarizzazione dei braccianti e quello in cui il movimento del Black Lives Matter è tornato sotto ai riflettori. Come mai avete scelto di trattare un tema politico così scottante come la questione dei migranti e lo sfruttamento del capolarato? È un tema sempre attuale eppure, in particolare quello del capolarato, sempre un po’ bistrattato nella letteratura, visto che non se ne parla, né se ne scrive mai abbastanza.

    Siamo stati tristemente fortunati ma la verità è che si tratta di un macro-tema del nostro tempo. Quella contro il razzismo, le disuguaglianze e i privilegi è una lotta ancora lunga. In Italia, poi, il nostro fumetto è rimasto attuale, durante la lavorazione, perché la situazione è cambiata poco. Abbiamo deciso di trattare il tema della (mancata) integrazione perché durante il Conte 1, sotto un inaccettabile Salvinismo, eravamo particolarmente preoccupati ed arrabbiati per la piega che stavano prendendo le cose. 
  • Visto il tema di scottante attualità, ci si sarebbe aspettati una sorta di reportage/documentario a fumetti. Voi invece, contro ogni previsione, vi date alla “fiction”. Quali motivi vi hanno spinto ad utilizzare questa forma narrativa?

    La fiction è più efficace per trasmettere un messaggio, avendo l’arma dell’intrattenimento che può spingere, in un secondo momento, ad una riflessione. Inoltre, al di là dei dati, che sono fondamentali, anche una storia inventata può bastare ad accendere un dibattito sui problemi reali che vengono trattati. In certi contesti, penso ai più giovani, il fumetto può fare breccia più facilmente, rispetto all’informazione tradizionale, ed essere l’inizio di un’informazione sul tema. Regalate Terranera ai vostri figl*! 😀
  • All’inizio del fumetto vengono citati tre libri: Stoner di John Williams, Il signore delle mosche di William Golding e Ab Urbe Condita di Tito Livio. Sono libri diversi nel tempo, nello spazio, nella trama sia tra loro stessi che con Terranera. Qual è il legame che li unisce alla storia che vogliono raccontare e come mai avete scelto libri apparentemente così distanti per aprire il fumetto?

    Qui è giusto che risponda Lorenzo. Vi rimando all’altra metà dell’intervista!
  • Un’altra cosa che sembra estremamente distante è uno dei protagonisti, Babbo Natale, criminale, violento, volgare, razzista (e l’abbiamo trattato bene), ma che poi ascolta ed è fan di Peter Gabriel. Da dove nasce questa scelta? 

    Natale è un personaggio complesso. Non volevamo un Palpatine, ma che avesse un certo spessore psicologico. Per quanto sia inequivocabilmente negativo, Natale ha una sua cultura, un suo passato difficile e difetti umani come l’indolenza che non gli permette di cambiare la sua vita. È convinto di essere tediato dalla sfortuna ma la verità è che gestisce le cose in maniera approssimativa e caotica (fa troppe cazzate). Per certi versi è il personaggio più accattivante, sebbene non tifiamo mai per lui.
  • Viviamo alla stessa latitudine e conosciamo il disagio, soprattutto sentito dalle persone più anziane, di vedere un gatto nero e in ogni culla che si rispetti, nelle auto, attaccati a catenine, insomma da qualche parte ci deve essere il cornetto che ci protegge dal malocchio. Anche i personaggi di Terranera hanno cornetti, si preoccupano per i gatti neri e insomma sono estremamente superstiziosi. Qual è il vostro rapporto con la superstizione? Che ruolo svolge la superstizione nella storia di Terranera? 

    Ho sempre cercato di non essere superstizioso. Guardo anche con un certo fastidio, diciamo insofferenza, chi dimostra di esserlo parecchio. Temo, però, che una parte di noi sia soggetta ad una qualche forma di superstizione che non ci permette di essere spregiudicati fino in fondo. Nel caso di Natale, ripeto, è tutta una scusa. Il suo odio verso “la sfortuna” nasce dalla sua incapacità di prendere le redini del suo destino.
  • Una delle caratteristiche grafiche che ci ha maggiormente colpito è il campo di pomodori disegnato come fosse una trincea. I braccianti non possono uscire perché ne andrebbe delle loro vite, ma pur rimanendo al loro interno non sono al sicuro: le loro vite sono continuamente minacciate come se fossero in una guerra continua. Come è avvenuta la costruzione del fumetto? Come vi siete documentati e quali sono state le vostre referenze? 

    Quando abbiamo iniziato a lavorare al fumetto, era un altro “momento propizio” perché si parlava molto di discariche, Terra dei cuori (cit. Presidente Conte), e immigrazione. Tutti temi contenuti in Terranera. Abbiamo letto più che altro notizie di cronaca, visto documentari, analizzato mappe degli incendi, letto articoli o reportage dell’Espresso e di Internazionale. Per quanto riguarda il campo (di concentramento) di pomodori, volevamo esagerare per rendere più espressivo ed efficace il racconto. Ahimè, rispetto alla realtà, il nostro incipit si è rivelato ben poco distopico… forse la violenza che “noi” facciamo agli ultimi, in questo caso i migranti, assume forme diverse, a volte invisibili, psicologiche, a volte semplicemente nascoste.
  • I colori sono saturi ed in forte contrasto tra loro fatto che rende ancora più dinamica una storia fortemente propulsiva a scattante: sfondi gialli e personaggi verdi o viceversa, blu e rosa, verde e rosa, perché  questa scelta di colori che si alternano moltissimo in base alle situazioni narrate, senza “rispettare” i colori standard del giorno/notte, buio/luce, e i vari colori convenzionali degli oggetti e delle persone.

    Il colore è utilizzato in maniera strettamente narrativa per suddividere le scene e trasmettere sensazioni. Ci sono un paio di scene in cui ho utilizzato un “blu notturno” in maniera più tradizionale, ma per il resto era molto importante che i contrasti malati andassero a braccetto con i contenuti malati. C’è un’eccezione, nella scena più tremenda e disgustosa ho volutamente scelto un contrasto “zuccheroso” che rendesse la situazione ancora più inquietante (non posso fare spoiler).
  • Come si dice: non c’è due senza tre. È già in programma un nuovo lavoro insieme o saremo costrette a far partire una petizione online?

    Come ho già anticipato, lavoreremo ancora assieme. Su storie brevi nell’immediato e tra qualche tempo, magari, ad un terzo libro. credo che finché non tirerò le cuoia non mi libererò del mio amato Palloni ❤

Con questa dichiarazione d’amore, termina la nostra intervista. Se non l’avete già fatto vi invitiamo a leggere l’altra metà con Carla e Lorenzo.
Io ringrazio ancora moltissimo Martoz per essersi prestato a questa cosa e vi possiamo dire che le Carle al quadrato torneranno presto.

Il meglio degli anni ’10, Indie Edition.

Ci risiamo.
Una lista sola non bastava per sintetizzare le migliori letture di questo decennio, quindi eccoci qui, dopo ore e ore di ripensamenti, discussioni, litigi tra me e l’avvocato, abbiamo finalmente i titoli che ci hanno più entusiasmato, che a distanza di mesi, anni, dalla loro lettura ancora ci portiamo dentro, tutti editi da brillantissime case editrici indipendenti.
Se volete sapere la mia top ten personalissima è qui; ma visto che George si è sentito escluso, ho dovuto subito ritrattare e farne un’altra, stavolta a quattro mani.

Signore e signori:

Gli Anni, A. Ernaux, 2015, L’Orma Editore.

Iniziamo benissimo, con questo titolo che ha portato la grandissima autrice francese ad essere conosciuta qui in Italia. Un libro autobiografico, che racconta gli anni del dopoguerra, il ’68, la globalizzazione, l’11 settembre dalla lente di una ragazza, poi donna, che vive in prima persona i cambiamenti epocali del mondo occidentale. Guarda il mondo che corre, un mutare incessante e guarda il suo corpo che cambia, il suo continuo divenire altro, le sue continue trasformazioni, psicologiche, lavorative, fisiche; guarda le facce, i volti, di tutti quelli che passano nella sua vita. Racconta sé stessa, ma racconta collettivamente una generazione lanciata nel folle flipper che ha portato l’Occidente ad essere così come lo conosciamo.

La saggezza delle pietre, T. Gilbert, 2017, Diabolo Edizioni.

Primo fumetto di questa lunga lista, Gilbert ci ha colpito tantissimo con la sua storia in cui uomo e natura s’intrecciano, in un’avventura corporale e drammatica. In tinte bianche, nere e rosse, Gilbert racconta il progressivo avvicinarsi di una donna alla crudele natura, fino quasi a sovrapporsi ad essa, esperienza che la porterà a capire cosa si porta dentro. Un finale assolutamente d’effetto, che lascia spazio a numerose interpretazioni vi farà capire quanto può essere polivalente questo fumetto. Seguite la volpe e poi sappiateci dire di cosa si parla davvero.

Amore di lontano, Martoz, 2016, Canicola.

Un continuo andirivieni nel tempo: Medioevo – Contemporaneità, circonda la storia del cavaliere Antares e di Jaf e delle loro ricerche. Un santo Graal particolare, una profonda e inarrivabile storia d’amore è ciò che racconta Martoz in questo fumetto, dove cambia il tempo in continuazione, ma gli obbiettivi degli uomini rimangono immutati e l’unica cosa che conta alla fine è raggiungere Lei.

Il peso del legno, A. Tarabbia, 2018, NN edizioni.

Ogni vita è un po’ una croce, ma quanti significati e soprattutto come si è evoluto nel tempo il significato di croce? Un po’ saggio, un po’ romanzo, questo libro spiega proprio l’evoluzione del termine croce, partendo ovviamente dal Vangelo fino ad arrivare a Bulgakov, Camus, Weil e tantissimi altri autori. Spunti bibliografici, curiosità linguistiche e una scrittura chiara ed eccellente, hanno messo subito d’accordo me e l’avvocato, assolutamente uno dei best del nostro decennio.

Storia della Santa Russia, G. Dorè, 2019, Eris Edizioni.

Un’edizione raffinatissima, riporta ai lettori un classico dell’illustrazione: la Storia pittoresca, drammatica e caricaturale della Santa Russia. Un francese (e che francese) illustra e descrive la storia della Russia dagli albori fino a che lui può, ovvero la Guerra di Crimea. Tra rivoluzioni, zar che muoiono di problemi ai reni, corti scapestrate e lussuriose, un meraviglioso e ironico spaccato della Russia di qualche tempo fa, corredato da illustrazioni che di certo non vi dobbiamo dire noi quanto siano pazzesche.

Verso il mare in ogni caso

Verso il mare in ogni caso, C. Zambotti, 2017, Gorilla Sapiens Edizioni.

Brevissimi racconti evanescenti, ci portano a conoscere la vicenda dei protagonisti, un bambino e una bambina, poi adolescenti, poi adulti che ad ogni episodio si incontrano, delle volte parlano, delle volte si guardano, delle volte si sfiorano, più che altro ricordano, immaginano, inventano. Un libro delicatissimo che preme proprio sulla capacità infinita di immaginare.

Famiglie ombra, M. Alvar, 2017, Racconti Edizioni.

Da quando è entrata nelle nostre vite, rimane tuttora la migliore raccolta di racconti che abbiamo letto. L’autrice filippina racconta in modo magistrale, nove famiglie, diversissime, nove esperienze di integrazione e di distanza. Tutti suoi connazionali i protagonisti e le protagoniste dei racconti, ma tutti sparsi per il mondo, nella continua ricerca di ricongiungersi con i propri affetti e di conquistare un posto nei nuovi spazi in cui sono dovuti arrivare. Una Storia delle Filippine filtrata dalle vicende di chi le Filippine se l’è portate dietro nella propria diaspora personale.

Da quassù la Terra è bellissima, T. Bruno, 2016, Bao Publishing.

Guerra Fredda, URSS – USA. Ispirata da Gagarin e dalle sue spaziali vicende, Da quassù la Terra è bellissima racconta di Akim Smirnov, l’eroe, che deve mantenere questo status di eroe a tutti i costi: rappresenta l’avanguardia, il progresso, la tecnologia, rappresenta tutta la Russia, ma questo ruolo è estremamente difficile da ricoprire, dopo un terribile trauma che forse, solo un americano fuggito in Russia per evitare il servizio militare, tale Frank Jones, può aiutare a superare.

Led Zeppelin ’71, Giovanni Rossi, 2014, Tsunami Edizioni.

Amori musicali, incontrano libri spettacolari. Giovanni Rossi racconta in questo libro non solo la notte del Vigorelli di quel lontano 5 luglio 1971, quando i Led Zeppelin in Italia per chiudere l’edizione di quell’anno del Cantagiro, avrebbero dovuto fare un concerto, ma…
Ma posiziona in maniera impeccabile gli eventi del Vigorelli e cosa rappresentano i Led Zeppelin nella temperie politica e culturale di quegli anni in Italia. Un racconto storico completo, degli anni dal ’68 al ’71, che culminano con il racconto di quella drammatica notte, dopo cui i Led Zeppelin hanno dichiarato guerra all’Italia.

King Kong Theory, Despentes, 2019, Fandango Editore.

Ve ne parleremo approfonditamente in seguito, è stata una lettura illuminante, luminosa, assolutamente necessaria per decodificare alcune delle pratiche patriarcali che ancora oggi cerchiamo di combattere. La Despentes riesce a mutuare dalla sua esperienza e dalle sue vicende il racconto del femminismo di questi anni, le conquiste, ma soprattutto le sconfitte di chi è o si sente donna. In assoluto uno dei libri migliori, che è finalmente arrivato in Italia, che racconta senza edulcorazioni quello che vive ogni giorno una donna.

I consigli sono conclusi, buona fine decennio e speriamo che nella prossima decade ci accompagnino libri altrettanto meravigliosi.

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