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"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

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Scienza della fantasia, D. Coero Borga

sciènza s. f. [dal lat. scientia, der. di sciens scientis, part. pres. di scire «sapere»] Sapere, dottrina, insieme di conoscenze ordinate e coerenti, organizzate logicamente a partire da principî fissati univocamente e ottenute con metodologie rigorose, secondo criterî proprî delle diverse epoche storiche.

fantaìa s. f. [dal lat. phantasĭa, gr. ϕαντασία, der. di ϕαίνω «mostrare»] Facoltà della mente umana di creare immagini, di rappresentarsi cose e fatti corrispondenti o no a una realtà.

Praticamente siamo di fronte a due opposti, come possono quindi andare a braccetto scienza e fantasia in un unico libro? Partiamo da un’altra domanda però: vi siete mai chiesti cosa c’è dietro una bacchetta magica? E nell’antro di una strega? Come ha fatto la Bella Addormentata a dormire così tanto? Non ci dite che vi siete semplicemente fermati alle apparenze e che avete preso queste storie per buone!

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Gli uomini hanno sicuramente più fantasia che scienza. La scienza è una cosa a cui si approda con il tempo, con lo studio, con i tentativi; la fantasia ce l’abbiamo dentro da subito. È quella scintilla senza cui nulla esisterebbe. Con l’immaginazione l’uomo può fare qualsiasi cosa, ma per pensare qualsiasi cosa dobbiamo pur aggrapparci a qualcosa di reale. Nel libro Scienza della fantasia di Davide Coero Borga, illustrato da E. Chilese ed edito da Codice Edizioni ci viene spiegato proprio questo. Possiamo essere innovativi e fantasiosi quanto vogliamo, ma il verosimile avrà sempre la meglio. E così ci viene spiegato ad esempio che è possibile dormire e sembrare morti come la Bella Addormentata, è possibile che gli animali parlano e che attraverso una buona scelta un legno si possa trasformare in bacchetta. La scienza della fantasia è un saggio, ma non uno di quei saggi che prendono a schiaffi il lettore e vogliono a tutti i costi spiegandogli una qualche verità che ignora così, nero su bianco. L’autore qui ci porta per mano, spalancandoci nuovi mondi, ma soprattutto facendoci venire gli occhi lucidi di nostalgia spargendo qua e là incipit di libri, stralci e personaggi che tutti abbiamo amato. Pur spiegandoci le scabrose verità che si nascondono dietro tematiche ed episodi che ci avevano fatto sognare, ci lascia un po’ nel mondo della fantasia, non svelandoci proprio tutto e facendo contento anche il fanciullino che alberga in ognuno di noi.

Oltre al contenuto, interessante, avvincente e dalle note amarcord, un grande plauso va alla veste grafica. L’edizione è davvero magnifica: colori diversi per ogni tematica, illustrazioni fantastiche, ma soprattutto una costellazione di riquadri di approfondimento che integrano il corpo principale. Le pagine non sono però piene e corpose, ma nonostante riquadri, illustrazioni, disegnetti la pagina rimane ariosa per permettere all’occhio, oltre che alla mente di riempire in modo fantasioso il bianco del silenzio.


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Storie d’altre storie, G. Arpino

Giovanni Arpino nasce a Pola, in Istria il 27 gennaio 1927. La sua infanzia sarà segnata dalla presenza severa e rigida del padre Tommaso (militare di carriera) che lo farà iscrivere si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza di Torino. Arpino però passa a Lettere concludendo la sua brillante carriera accademica con una tesi sulla poesia di Serghej Esenin. L’esordio letterario si ha nel 1952 con “Sei stato felice, Giovanni” per la collana di Einaudi “Gettoni” dedicata agli scrittori emergenti. Nel ’53 trova impiego nella casa editrice Einaudi ed inizia l’attività di collaboratore giornalistico con “Il Mondo”. Nel 1955, dopo la nascita del figlio Tommaso, si dedica alle fiabe e filastrocche, pubblicando nel 1957 la raccolta di poesie “Il prezzo dell’oro” (Mondadori). Dopo una serie di titoli, arriva al successo con “L’ombra delle colline” Premio Strega del 1964. Dopo altre collaborazioni giornalistiche, anche in redazioni sportive, altri romanzi e la creazione della rivista Il Racconto, muore a Torino il 10 dicembre 1987.

WhatsApp Image 2018-08-23 at 15.57.24Storie d’altre Storie è una raccolta di racconti di Giovanni Arpino, edita da Lindau nel 2015, faceva parte di “Racconti di Vent’anni” del 1974. In questa raccolta si nota la passione primaria di Arpino: la lettura. Quello che l’autore propone in un centinaio di pagine è esattamente quello che noi cocciutissimi e instancabili lettori vogliamo. Quando un libro finisce, quando un romanzo si chiude, i suoi personaggi non svaniscono nel nulla; rimangono intrappolati nella nostra mente, che si arrovella e si sovrappone a quella dello scrittore che ha alimentato la nostra fantasia. Dopo tocca a noi. Un romanzo non finisce mai, come continuano le vite dei protagonisti? Si trasferiscono? Quando muoiono? Si sposano?

La curiosità dei lettori è sempre enorme e Giovanni Arpino in questo libretto la sfama o almeno ci prova. Con intelligenza e originalità fa proseguire le storie che conosciamo bene e che anche noi abbiamo provato a far decollare. Si inizia da Cappuccetto Rosso, passando poi per Tarzan, Frankenstein, Lolita, Falstaff, c’è spazio per Alice e per Faust e si conclude con Pinocchio. I racconti sono brevissimi, giusto il tempo di far sapere al lettore come stanno i suoi amici libreschi, che lavoro fanno, se sono in buona salute. Arpino dà dei dettagli che subito inquadrano il personaggio di cui narra il futuro letterario, lancia dei piccoli ami al lettore, poi ancora una volta è la sua fantasia a dover decidere un finale per loro. La bellezza di quest’opera è senza dubbio la scrittura di Arpino: mutevole, diremmo quasi liquida che si adatta alla storia e ai protagonisti di cui narra. Se per Cappuccetto Rosso e Pinocchio il linguaggio è semplice, monotono e pulito abbinato alle storie più infantili, quello riservato a Casanova è più prezioso ed ironico, quello di Tarzan è crudo, diretto, secco.

Il tratto in comune di questi personaggi famosissimi è però una nota di malinconia. Tutti i grandi eroi che ci hanno accompagnato nella nostra vita di lettori hanno cambiato vita. Il mondo moderno che non si fregia più di personaggi sani, umili e coraggiosi ha fatto sì che i nostri beniamini cadessero in disgrazia. Il lieto fine delle favole era quindi solo momentaneo, almeno per Arpino, che dà un quadro quasi crudele del nostro mondo facendolo passare per le vite dei personaggi che abbiamo amato. I racconti di Arpino sono però dei non finiti, delle istantanee e insinuano nel lettore il dubbio che ci potrebbe essere un’altra via d’uscita, anche per gli eroi in decadenza.

Tra tutte le storie che Arpino riprende, sicuramente quella che più ci ha colpito è L’ultimo Tarzan, che ci è sembrato anche il finale più alternativo di tutti. Insomma, il consiglio è quello di leggerlo anche per vedere se le vostre teorie sono le stesse dell’autore e per ricordarvi di non smettere mai di lavorare di fantasia.

STORIE D'ALTRE STORIE, G. ARPINO, 2015, LINDAU

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