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"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

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Famiglie Ombra, Mia Alvar

I racconti non ci entusiasmano moltissimo, sapete quanto amiamo le descrizioni particolareggiate, i dettagli più intimi di ogni personaggio, una caratterizzazione perfetta e nei racconti per tutto questo surplus narrativo, non sempre c’è spazio. Ma quando il BBB chiama Tararabundidee risponde e se la casa editrice è Racconti, racconti siano.

Famiglie ombra è uno dei libri più belli che abbiamo letto quest’anno. Ci è stato consigliato proprio perché i suoi racconti sono abbastanza lunghi, legati da una cornice narrativa forte, insomma si avvicina ad un romanzo, ma non è bello solo per questo motivo. La scrittrice ci porta nelle Filippine, o meglio ci porta a conoscere un pezzo della cultura filippina, dei suoi attori e dei suoi migranti sparsi tra il Medio Oriente e gli Usa. Le storie che racconta l’autrice sono così reali e i suoi personaggi così ben costruiti che diventano tangibili. C’è tanta intimità in questa raccolta, ogni protagonista si spoglia davanti al lettore mettendo a nudo le sue paure, i suoi rimorsi, i suoi rimpianti e l’autrice sembra quasi scomparire dietro di essi. La scrittura è asciutta, diretta, ma pare cambiare adattata alle forme e alle personalità di chi racconta, in modo che ad ogni racconto oltre a corrispondere una nuova voce corrisponde anche una nuova penna.

20180605_180153 (1).jpgI racconti che più ci hanno colpiti sono Kontrabida e La donna dei miracoli, due storie preziose e potenti di riscatto e rassegnazione, quasi agli antipodi. Ma in ogni racconto la tensione narrativa è alta, i personaggi ti conquistano e ti accompagnano fino ad un’epifania con cui poi conclude la narrazione. La cosa che più ci è piaciuta di questo libro sono sicuramente i suoi protagonisti o per meglio dire le sue protagoniste. Donne forti, che non si fermano davanti a nulla, con una volontà fenomenale, studiose, ma anche fragili, dolci: l’autrice attraverso queste donne riesce perfettamente a riportare varietà e complessità, restituendo le mille sfaccettature di cui sono fatti gli esseri umani.

Non ci si sofferma mai troppo, neanche in questo periodo, sulle cause che spingono le persone ad allontanarsi da casa. Quello che accomuna i personaggi della Alvar è la loro voglia di migliorarsi, di migliorare le condizioni in cui vivono, di aumentare il benessere e provvedere alle proprie famiglie. Non crediamo debbano essere motivi di cui preoccuparsi, né c’è bisogno di vedere dietro a spostamenti dietrologie ridicole. Tutti abbiamo diritto ad una vita dignitosa, alla migliore vita possibile ed è giusto perseguire questo diritto, senza fermarsi davanti a nessuna frontiera, nessun limite o confine. I personaggi di Famiglie Ombra sono assolutamente umani: non lasciamo la possibilità di riscatto relegata nelle pagine di un libro. Che la letteratura ci aiuti sempre a conoscere, capire ed affrontare il mondo che ci circonda.

Lasciate tutto come si trova, scendete in strada, sorridete, andate in libreria e comprate Famiglie Ombra. Poi vi mettete comodi e vi fate catturare dalla splendida scrittura di Mia Alvar e dalle sue meravigliose storie.


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Risposta multipla, Alejandro Zambra.

 

Pinochet diventa capo del Cile con il golpe del 1973 fino al 1990 quando ritorna la democrazia con Patrizio Aldein. La politica di Pinochet era anti-comunista e liberista ed eliminò completamente la rappresentanza del precedente capo di stato marxista: Salvador Allende. Il regime dittatoriale di Pinochet comporterà la cancellazione di tutti i rivali politici e più in generale un’eliminazione della sinistra, mentre a livello economico si ebbe un taglio delle spese pubbliche che causò gravi danni alle classi più povere, riducendo così il Cile ad un paese fortemente problematico e arretrato.

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È in questo clima, ed è questo clima che Alejandro Zambra, autore cileno di Risposta multipla edito da Sur, racconta in un modo del tutto innovativo. Parlare della dittatura non è sicuramente cosa facile, infatti Zambra parla di questo libro come un’esperienza che è nata per gioco, ma poi ha prodotto un risultato triste e doloroso.

Voi vi starete chiedendo come si possa parlare di gioco se c’è di mezzo la dittatura; è proprio questo l’originalissimo metodo che Zambra sceglie per parlare del più buio periodo della storia cilena.

SUR45_Zambra_Rispostamultipla_coverDal 1966 al 2002 per l’iscrizione all’Università cilena c’era bisogno di fare un test d’ingresso che in base al punteggio avrebbe smistato gli studenti nelle varie università. Attraverso questo metodo da domande a risposte multipla si sceglieva il futuro dello studente. Zambra ha svolto questa selezione nel 1993 e dalle sue domande, parodiandole è venuto fuori Risposta Multipla. Il lettore deve giostrarsi tra le varie prove, scelte multiple, completamento di frasi, comprensione del testo e Zambra mette il lettore alle strette, dandogli in alcuni casi dei quesiti senza via d’uscita in cui il lettore si trova costretto a rispondere solo in un determinato modo. E sono proprio queste costrizioni a dare l’idea del regime, della dittatura a livello pratico.

C’è un clima di ansia in quanto comunque il lettore viene messo alla prova, ma si respira anche tristezza perché i quesiti sono di tipo personale, etico e morale e vanno a colpire il lettore nel profondo. La prima parte del libro si compone di queste domande e si viene a creare una narrazione frammentata, scomposta, volubile che riesce a rendere il clima di oppressione che si poteva respirare.  Con le sezioni dedicate alla comprensione del testo siamo invece di fronte ad un tipo di narrazione che per poche pagine diventa più lineare, a cui viene affidato il racconto del Cile e della sua storia in quegli anni: attraverso la legge sul divorzio, il racconto di rapporti umani, il racconto dei gemelli e così via.

Stavo leggendo questo libro in autobus e la sua forma, la sua narrazione destrutturata ha incuriosito il mio “vicino”. Quando ho provato a spiegargli come si struttura il libro, lui mi ha chiesto “come fai a sapere in ultimo qual è la risposta giusta?” allora ho capito come Zambra ha costituito un volume unico per ognuno di noi, i quesiti che non hanno risposte giuste o sbagliate, ma interpretazione fanno sì che leggiamo il libro in modo diverso da come lo leggerebbero gli altri. È quindi un libro che ogni lettore legge e vive a suo modo, ha in alcuni casi la libertà di scelta, in altri no e questo dà l’idea dell’obbligo e rende la lettura un’esperienza che vi consigliamo di fare.

 


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Questo articolo fa parte dell’Indie Book Blogger Blabbering Cafè, il Cafè virtuale in cui varie bookblogger vi danno consigli (bellissimi) sulla lettura indipendente!

Gli Anni, A. Ernaux.

“Sarà una narrazione scivolosa, in un imperfetto continuo, assoluto, che divori via via il presente fino all’ultima immagine di una vita. Un fluire interrotto, tuttavia, da foto e sequenze di filmati che a intervalli regolari coglieranno la forma corporea e le posizioni sociali successive al suo essere, fermi – immagine della memoria e allo stesso tempo resoconti sull’evoluzione della sua esistenza […]. In quella che vede come una sorta di autobiografia impersonale non ci sarà nessun “io”, ma un “si” e un “noi”, come se anche lei a sua volta, svolgesse il racconto dei tempi andati.”

Ecco, siamo in dirittura d’arrivo a pag. 265 de Gli anni (L’Orma Editore) quando Annie Ernaux spiega nel modo migliore possibile cosa abbiamo letto. Questo libro, vincitore del Premio Strega Europeo nel 2016, è bellissimo. Le parole che seguiranno sono infatti inutili, visto che la descrizione del libro è praticamente contenuta nelle poche righe che vi abbiamo scritto, però proveremo a dirvi comunque qualcosa.

Questo libro è un cofanetto in cui sono racchiusi tanti post-it, appunti, annotazioni. Un elenco continuo e stabile di fatti, cambiamenti, morti, vite, film, canzoni. Quello che stupisce è che si tratta di un elenco universale. Ogni pagina contiene un flash, veloce, rapido ma che fotografa alla perfezione un momento preciso di una vita in relazione alla società e al mondo. Come la stessa autrice dice: non c’è un io, ma un noi. Un’intera fetta dell’umanità si rivede in queste pagine magiche dal ritmo serratissimo che fanno correre il lettore indietro negli anni. Nelle ultime pagine, quelle che fotografano gli anni ’90 e 2000 mi ci sono rivista anche io , quello che l’Ernaux fa è un quadro terribilmente perfetto di quello che siamo e che siamo stati.

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A proposito di flash, quadri, fotografie: l’elemento visivo è fondamentale, perchè gli unici momenti in cui la narrazione rallenta e prende fiato è quando l’autrice si ferma davanti ad una fotografia è allora che la narrazione abbandona per pochissimi fogli la sua collettività e parla di chi scrive, di chi si racconta: descrivendo la foto o il filmato minuziosamente, parlando della famiglia, della sua condizione.

Il fatto che la protagonista non si esprima, che rimane sempre dietro il collettivo, dietro il noi, quasi si perde tra i fatti narrati nel libro, per il lettore è straniante. Qui non si tratta di leggere fantasia, racconti verosimili, qui si tratta di leggere la storia. Il libro è una corsa ad una velocità folle dalla Prima Guerra Mondiale ai giorni nostri. In 266 pagine è raccolto il racconto più vivo di questi anni, non dal punto di vista militare, dal punto di vista dei governi, ma legato alla storia di una donna che porta dentro se stessa tutti i cambiamenti del mondo.

Questo è un libro intenso, vero, di una realtà disarmante, un libro perfetto. Proprio per questo non vediamo l’ora di leggere tutto di Annie Ernaux, anche Il posto, L’altra figlia ed il nuovissimo Memoria di ragazza, sono dei libri che vanno in là nel tempo; in cui Annie Ernaux si racconta e ci racconta il mondo. Siamo rimasti affascinati dallo stile di questa scrittrice e sicuramente ce ne sentirete parlare ancora molto spesso, mi raccomando, leggetela!

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Prima di scomparire, X. Molia

Prima di scomparire di Xabi Molia è il primo libro della collana Kreuzville edita da L’orma editore, questa collana raccoglie produzioni letterarie contemporanee di Francia e Germania.

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In Prima di scomparire siamo infatti in Francia coinvolti nella scomparsa della sceneggiatrice Helene, moglie di Antoine Kaplan protagonista del romanzo. Anche se la perdita della donna è il fulcro del romanzo, possiamo dividerlo in due parti: nella prima Antoine cerca di ritrovare Helene e di capire cosa le sia capitato, una volta fatta chiarezza sulle sue sorti, senza darsi per vinto la ricerca si sposta verso un altro individuo: François Murillo. Detto così sembrerebbe un normale giallo, ma se è vero che la storia è quella di una scomparsa “qualsiasi” con tutta la preoccupazione, la malinconia, i colpi di scena del caso l’ambientazione non è per niente normale. Siamo in un presente distopico: la Francia è divorata da una strana epidemia che cambia completamente le persone. Gli infetti sono esseri completamente mutati, deformi, estremamente violenti e sono così tanti che si sono uniti per distruggere le città, per formare un nuovo governo, spinti da un libro che ha predetto che gli infetti devono distruggere tutti gli altri uomini ed avere il controllo del mondo.

“L’uomo ha fatto ciò che doveva fare. Nato potente, ha preso il potere.”

In questo clima di guerra civile, Antoine che è un medico individuatore degli infetti cerca disperatamente la moglie anche se il loro rapporto si era già logorato: non si parlavano da un po’ di tempo, l’affetto stava venendo meno, ma con la sua scomparsa Antoine sembra rivivere tutti i momenti migliori, tutto l’amore. La ricerca di Helene diventa quindi una priorità, ma ad un certo punto si renderà conto che in realtà non la cerca per salvarla, ma per salvare se stesso. Con la scomparsa della moglie infatti cambieranno tantissime cose: Antoine dovrà perfino abbandonare la casa e a seguito di ciò dovrà riversarsi nel crudele mondo, nella pericolosissima realtà minacciata dagli infetti e da allora la sua esistenza non sarà più la stessa.

Già immaginarsi la scomparsa di una persona cara è difficile e straniante, figuriamoci se nel frattempo si devono fronteggiare anche malati fanatici e violentissimi che distruggono intere città, militanti che cercano di proteggersi nei sotterranei e via dicendo.

È un romanzo davvero stranissimo, la storia è molto particolare ma anche la scrittura di Molia lo è. Il lettore si sente straniato perchè in alcuni casi la storia, la narrazione non è lineare, ha come dei buchi che poi vengono riempiti capitoli dopo. Questo espediente narrativo è soprattutto utilizzato nella seconda parte del romanzo, quando Antoine si trova nei sotterranei, in situazioni disparate: c’è come un’aria fumosa, una nebbia che penetra nella mente del lettore e che circonda il povero Antoine.

Nella sua particolarità è un libro molto bello, i gialli che si mescolano a questa realtà distopica creano un ambiente narrativo del tutto originale, che spero possa incuriosirvi!


 

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Indie BBB Cafè| Artico Nero, M. Meschiari

COP_Artico_nero.jpegCos’è Artico nero? È difficile da spiegare. È un saggio forse, una raccolta di racconti, anche una denuncia, sicuramente collocabile nella letteratura di viaggio, ma è anche un lavoro etnografico, è certamente verità, ma non manca la finzione.

Artico Nero parla delle popolazioni dei ghiacci. Vi starà venendo in mente il freddo, il bianco, la purezza, l’algidità, ma no. Artico Nero parla del marcio. Di come il punto più bianco del pianeta sia inquinato, non solo effetto serra, scioglimento dei ghiacci; ma anche da un inquinamento “invisibile” quello provocato dai governi occidentali, che vogliono insinuare (anzi ormai l’hanno già fatto) il loro modo di vivere, di pensare, di lavorare. Ed Artico Nero racconta proprio questo attraverso storie di singoli, attraverso storie di gruppi. Quello che più mi ha shockato è “Dr. Freezlove” che tratta della condizione della Groenlandia. La Groenlandia politicamente è dipendente dalla Danimarca che dal 1970 ha imposto il suo sistema di vita, strutturando le città, un nuovo sistema di assistenza su una popolazione dinamica, che ha imparato e si è adattata al clima e al suo ambiente e che non ha di certo bisogno di cambiamenti imposti dall’esterno.

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Che cosa possiamo dire quindi? Che il mondo non ha imparato nulla dai propri errori (e questo lo abbiamo visto anche dagli ultimi fatti successi in Siria) e che in fondo il colonialismo non è ancora finito. Queste imposizioni, questa voglia di dover schiacciare il diverso e omogeneizzarlo a cosa porta? Meschiari lo chiarisce bene: i cambiamenti repentini, gli equilibri totalmente sballati, una nuova cultura non scelti, senza alcuna “preparazione” porta gli abitanti ad indebolirsi, alla depressione, ovviamente aumentano l’uso di alcool e droghe, così come i suicidi, è una spinta all’autodistruzione.

Artico Nero è un contenitore di verità, un esplosivo. Ti siedi, lo leggi e ti sbatte in faccia cose che noi teneri ed ingenui lettori non ci saremmo aspettati. I racconti sono 9, inventati totalmente, in parte, per niente, ma che rendono chiara una situazione articonero1.jpgcompletamente nascosta. Lo stile è pungente, serrato, veloce. Mareschi ci indica e sa che non sappiamo niente. Si sente l’indignazione, la passione, e il lettore rimane attonito.

La letteratura di viaggio è evasione, svago, riesci a sognare ed andartene in giro per il mondo, con Artico Nero sei talmente ancorato alla nostra realtà da rimanerne soffocato. Forse sono io ad essere fuori dal mondo e a non essere informata sulla situazione delle popolazioni artiche, per questo sono rimasta così attonita, ma penso che nessuno conosca a fondo i meccanismi che stanno dietro allo spopolamento dell’Artico.

È una lettura necessaria, fatta di storie che si attaccano a noi, che fanno pensare anche a distanza di tempo, a quanto ci sia ancora da fare per diventare civili davvero.

 

 

 

Recensione: Alla corte del Re Cremisi – E. Gonella

Alla corte del re Cremisi è un romanzo di Elia Gonella edito da Las Vegas edizioni casa editrice indipendente torinese nata nel 2007, nella collana Jackpot (narrativa non di genere).

copACDRC.jpgAlla corte del re Cremisi è un libro che si snoda tra realtà e sogno, il protagonista Ermete nome che richiama subito alla mente l’Ermetismo quindi tornando più indietro all’età ellenistica ad Ermete Trismegisto che subito si ricollega al segreto, al criptico, ma possiamo semplicemente del dio Ermes nel suo ruolo di psicopompo, visto che si parla di metempsicosi, di trasmigrazioni di anime e soprattutto di organi. Sì perché Ermete lavora alla Human + un’azienda che si occupa di fabbricare organi sintetici, ma non solo, è un’azienda che fa leva sulla disperazione, sulla malattia e sulla voglia di superarla per vivere: ogni uomo messo di fronte al suo disfacimento sceglierà sempre la strada per la sopravvivenza e quindi in questo caso gli organi della Human +. Ma questi prodotti sono davvero sicuri? Sono una falsa speranza o davvero mantengono le promesse? Riescono a dare nuova vita agli esseri umani malati e dolenti o si trasformeranno in cancro che si attaccherà alle loro carni?

Questo lo dovete scoprire voi, abbandonandovi ad un volume breve, ma per nulla semplice. Un’aria cupa, scura, malata aleggia sulla narrazione di Ermete dove la realtà si mescola indistinta a vividissimi incubi, dove si sente il respiro affannato di Ermete venire su dalle pagine, mentre scappa dal suo passato, dal suo presente, dai suoi sogni.

Quella di Gonella è una scrittura fortemente evocativa, le narici del lettore si riempiono dell’acre odore della sofferenza, della putrescenza, mentre descrizioni vivide e colorate (sì, tutto ha un suo colore preciso ed ogni colore evoca altri ricordi e nuovi incubi) prendono vita davanti ai suoi occhi. È un romanzo particolare, che lascia pensare, è una questione di morale, di dignità di giustizia che si mescola ad interpretazioni freudiane, a citazioni pop, a riflessioni sui sogni, sul cinema.

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I nostri personaggi preferiti sono Dante, da cui parte tutto: la sua presenza breve, ma importante fa partire tutto l’ingranaggio, tutto si complica con la sua apparizione/sparizione; poi c’è Barbara romantica e combattiva, con uno sconfinato amore verso il padre che le farà mettere tutto in discussione e poi Paolo, il misericordioso, fragile ma forte amico ed allenatore di Ermete che soffre in silenzio, nella solitudine e che non sappiamo come ha fatto a non ammazzare Ermete appena l’ha rivisto.

Nonostante la brevità del romanzo, è ben sviluppato, i personaggi ben caratterizzati, è stata una lettura sorprendente e pesante, non in senso negativo, nel senso che è una scrittura che pesa, che lascia il segno, che scava, perché voi cosa avreste fatto nei panni di Ermete?

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