Ricerca

tararabundidee

"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

Tag

#consiglidilettura

Tararabundidee feat. Tra le righe ep. 1: L’ATTESA.

Salve cari, eccoci ritornati con un nuovo articolo che riguarda la nostra proficua collaborazione con le libraie della Libreria Tra le Righe di Roma. Vi ricordo che potete recuperare il primo episodio di questo feat. qui, funziona in modo molto semplice: ogni mese diamo alle libraie un tema e loro con santa pazienza, scelgono un libro da recensire.

Novembre è un mese lunghissimo, tende a qualcos’altro, dopo questo mese è già Natale, ormai si è già con la testa a pensare al nuovo anno. Novembre è un mese transitorio e proprio per questo abbiamo scelto come tema da dare alle nostre libraie preferite “l’attesa”, il libro che la libraia Paola ha scelto per questo tema non lo conoscevamo e ne siamo profondamente affascinati.

Si parla dell’attesa per eccellenza e si lega almeno geograficamente alla lettura che stiamo facendo ora, ma vi lasciamo alle parole di Paola Mastrobuoni, noi ci risentiamo a fine recensione.

Audur Ava Ólafsdóttir, “Rosa candida” (trad. it. Stefano Rosatti), Einaudi 2014.

9200000034136516Non lasciatevi ingannare dall’immagine di un neonato avvolto in una coperta fucsia, o dal titolo del libro: dietro le apparenze non c’è nessuna storia sdolcinata, né un romanzo rosa, e neppure un manuale su come far crescere forti e sani i vostri bambini. Certo, i bambini ci sono (anzi, ce n’è una), ma questa è soprattutto la storia di un ragazzo confuso, e del viaggio che intraprende per riflettere su se stesso e sui propri desideri, in attesa e nella speranza che prima o poi tutto diventi chiaro e limpido.

Una storia semplice, delicata come può esserlo una rosa rara. Tutto ha inizio in Islanda, luogo remoto e fascinoso, quasi esotico, alla vigilia di una partenza. A partire (o a fuggire?) è il giovane Lotti, da poco padre “per caso” e appassionato di piante: la meta è un minuscolo paese nel cuore dell’Europa, dove potrà dedicarsi alla cura del giardino, malandato ma prezioso, di un monastero arroccato in mezzo al nulla. Per arrivare la strada è lunga, il ragazzo macina molti chilometri: gli capita di conoscere tante persone, con le quali ha incontri fugaci ma significativi. Si ritrova così a ricordare cosa gli è successo negli ultimi mesi, e a raccontare l’attesa inaspettata, e la nascita, di una figlia. Della piccola ha quasi perso le tracce, prima di decidere di partire e lasciarsi tutto alle spalle. Il suo è un viaggio di iniziazione, di riflessioni sulla propria fisicità e incorporeità, sulla morte e la nascita, su ricordi di dolori familiari, quanto mai vividi eppure narrati con estrema naturalezza. È un affacciarsi sulle grandi questioni ma è, soprattutto, un viaggio di cambiamento. Quando giunge a destinazione è già un’altra persona. Bisogna però ancora attendere perché la trasformazione si compia, nel giardino di rose come nella sua vita, con nuovi incontri di monaci e di gente del posto, e con una visita che lo coglie di sorpresa.

Con una scrittura fluida, chiara, essenziale, l’autrice ci fa scivolare accanto a pensieri e gesti del giovane protagonista, ce li mostra con tocco lieve mentre germogliano, riuscendo a renderli vivi e naturali, come se fossero i nostri.

Come al solito, anche noi stessi ci misuriamo con il tema dato alle nostre libraie. La scelta di Rosa candida ci ha sorpresi perché non avevamo inteso quel tipo di attesa nella nostra mente.

I nostri due consigli vertono sul significato stesso dell’attesa e sono: L’arte dell’attesa di Andrea Kholer e ve lo facciamo conoscere grazie alle parole di Federica de Il lunedì dei libri, che ha scritto questa splendida recensione e Storie di un’attesa di Sergio Algozzino che avevamo letto tempo fa e che non smettiamo mai di consigliare: una graphic novel bellissima che contiene varie storie su come viene interpretata l’attesa nella vita quotidiana e anche attraverso i secoli.

Bene, con questi tre consigli sull’attesa, attendiamo il prossimo mese e il nuovo episodio di questo glorioso featuring letterario. Il tema lo scoprirete come al solito solo… leggendo!


I link rimandano alle pagine dei prodotti su amazon a cui siamo affiliati, se volete comprare i libri e sostenere noi ed il nostro blog sarebbe un ottimo metodo e vi ringraziamo in anticipo!

Vi ricordiamo che siamo anche qui: Tararabundidee su facebook e instagram ❤

2ª Tappa Blogtour “La sfolgorante luce di due stelle rosse” di Davide Morosinotto: i protagonisti.

Dopo la prima tappa a cura di Emozioni di una musa, vi parlo de La sfolgorante luce di due stelle rosse di Davide Morosinotto, è un romanzo sotto forma di diario. Non un diario normale, ma un racconto particolare, senza date in alcuni casi, scritto su quadernini rossi a cadenza irregolare, è scritto da due tredicenni, ma non in una situazione normale.

Viktor e Nadia sono i due protagonisti di questo romanzo. Gemelli, che si trovano a dover lasciare la loro amata Leningrado. Partono per non si sa dove, le truppe tedesche avanzano, Hitler è una minaccia troppo grande, Leningrado è in pericolo ed anche loro. Proprio per questo iniziano a riportare la loro storia su dei quadernini, per non dimenticare nulla, da quando devono lasciare i genitori, alla loro separazione, al lavoro che sono costretti a fare per aiutare l’Armata Rossa.

Viktor Nikolayevich Danilov è il protagonista maschile: intelligente, ma soprattutto devotissimo al partito comunista. Lui incarna, rispecchia e cerca di diffondere i principi dell’essere comunista, un giovane comunista modello, che però si troverà a dover fare delle scelte: rimanere fedele ai suoi ideali o tradirli per ricongiungersi alla famiglia? Viktor è molto più maturo dei suoi 13 anni, rigido, tenace, rispettoso. Anche dal punto di vista stilistico quando è Viktor che scrive sul diario con il suo lapis rosso, ha uno stile asciutto, preciso, che designa una certa maturità, non si perde in chiacchiere, non divaga, è esatto.

Nadya Nikolayevna Danilova è la protagonista femminile, gemella di Viktor, che sembra dai suoi comportamenti e in relazione al carattere del fratello, la più piccola. Molto più sensibile, dolce, ma anche meno rigida del fratello nelle sue scelte rispetto al comunismo. Lei critica di più i principi del partito, le sue leggi, il suo obbiettivo non è essere una ottima comunista, vuole ritrovare il fratello, ricongiungersi alla sua famiglia. Ovviamente vuole che l’Armata vinca la guerra, ma non capisce alcune leggi restrittive, opprimenti, le definisce stupide. Dal punto di vista stilistico Nadya si dilunga molto di più in dettagli, particolari, descrive molto di più i suoi sentimenti, è molto più dettagliata, ma anche meno precisa! Si perde infatti fra storie e piccoli avvenimenti perdendo in alcuni casi il punto della situazione.

Anche se sono i gemelli le due stelle rosse, in realtà i protagonisti sono tre. Vari personaggi minori si muovono nelle vicende di Victor e Nadya, compagni, adulti, soldati, ma c’è una presenza che aleggia lungo tutti i quaderni: il partito. I quadernini dei due gemelli finiscono infatti in mano al partito, che li analizzano, sottolineando tutti i punti in cui i due gemelli o altri personaggi hanno violato le leggi vigenti durante l’analisi o anche abolite. Il partito è una presenza costante, le sue note separano i vari quaderni, ricordando di volta in volta gli sbagli dei personaggi e rendendo Victor e Nadya soprattutto, ma anche gli altri personaggi, nemici del partito.

La storia di questi due gemelli è singolare, ma è anche esplicativa del periodo storico della Seconda Guerra Mondiale nella grande Russia. Attraverso gli occhi dei protagonisti adolescenti, in modo semplice e fresco, l’autore racconta la guerra in modo nuovo, descrivendo allo stesso tempo il punto di vista di chi rimane vittima dell’evento e di chi la combatte, ma di questo vi parleranno meglio i miei colleghi blogger nelle prossime tappe del blogtour, su:

La Fenice Book

Everpop

Walks with Gio

Mi raccomando, seguite questo blogtour per scoprire questo fantastico libro, uscito il 31 ottobre per Mondadori!

Tararabundidee feat. Tra le righe, ep. Pilota: LA LIBRERIA.

Ci siamo: diamo vita ad una nuova rubrica, che avrà cadenza mensile e porterà un po’ di novità in questo spazio. Abbiamo sempre cercato di variare non solo parlandovi di libri, ma anche di fumetti, facendo qualche intervista, stilando infinite listone su temi enormi, facendovi scoprire nuovi film e serie tv, siamo da poco approdati anche in radio e insomma cerchiamo di portare i libri nella vostra vita a 360°, ma non contenti ora porteremo nella vostra vita anche le nostre libraie.

libreria1Valentina, Paola e Tiziana sono le libraie della Libreria Tra le righe di Roma (Viale Gorizia, 29) che ogni mese vi daranno consigli di lettura su un tema. La libreria Tra le righe è la nostra preferita, è una libreria bistrot che offre ai suoi clienti ottimi dolci, tè, pranzi etc. ma non è solo per questo che è la nostra preferita. La cosa più soddisfacente quando si varca la porta di questa libreria è quella di essere riconosciuti: entriamo e ci chiamano per nome, ci fanno accomodare con gentilezza, sanno già cosa ci piacerebbe mangiare e bere, sanno già quale libro stanno scrutando i nostri occhi, tante attenzioni mirate, tante piccole coccole che anche a 274 km di distanza ci fanno sentire a casa per questo è la nostra preferita. Abbiamo portato genitori, zii, cugini, amici, tutti insomma a far conoscere questo posto magnifico e le sue splendide libraie ed è giusto che anche voi che ci seguite possiate conoscerlo, anche se solo virtualmente. Ora, dopo questo attimo di dolcezza, è giunto il momento di lasciar parlare le nostre libraie.

Quando e come è nata l’idea di una libreria?
(Valentina) Eravamo in due Giulia ed io, dodici anni fa, durante gli allenamenti di pallavolo abbiamo avuto questa idea, quasi dal nulla e poi siamo riuscite a realizzarla. L’idea era quella di una libreria piccola inizialmente, visto che eravamo solo in due, poi però ci siamo ampliati fino ad arrivare agli 8 soci odierni quindi sicuramente la possibilità di gestire uno spazio più grande con più libri. Fin da subito volevamo coniugare anche il bar ai libri ed essendo il primo anno in cui si poteva avere la concessione per il bar in libreria, abbiamo colto l’occasione ed eccoci qui.

Essendo una libreria indipendente, come scegliete i titoli da proporre?
La scelta si basa innanzitutto su quello che ci piace, ovviamente ci sono dei titoli e degli autori che sono obbligati, perché vendono e sono particolarmente richiesti. Dopo tutti questi anni però conosciamo bene anche la nostra clientela, quindi quando ordiniamo dei libri sappiamo già a quale lettore potrebbe piacere, a chi proporlo e molto spesso sono i clienti stessi che ci aiutano a scoprire nuovi autori, nuove letture interessantissime che poi ovviamente portiamo in libreria.

20171020_174601.jpgParlando proprio dei clienti quali sono gli autori che richiedono maggiormente? Invece da parte vostra quali sono quelli che consigliate?
Le richieste vanno per la maggiore su alcuni autori che non sbagliano mai un colpo come Philip Roth, Ian McEwan, Paul Auster; molto è ovviamente andata la Ferrante e con lei altri autori italiani come la Pietrantonio e Cognetti. Sono inoltre molto richiesti i grandi autori di gialli come: Nesbo, la Vargas, Camilleri, Manzini ed altri ancora come ad esempio il sempre richiesto Ken Follett o J. Howard, scrittrice dei Cazalet. Per quanto riguarda quello che consigliamo, su tutti ci sono Kent Haruf e assolutamente Stefansson i cui libri creano dipendenza, poi come abbiamo già detto abbiamo una clientela preparatissima che molto spesso fa conoscere a noi nuovi libri!

E invece le richieste più strane da parte dei clienti?
Come dimenticare chi ci ha chiesto se avessimo il catalogo dell’Ikea o per rimanere in tema di cose per la casa/ ferramenta, se avessimo una brugola.

Qual è la cosa più soddisfacente nel fare la libraia?
Tiziana: quando vedi la soddisfazione sulle facce delle persone dopo che hai consigliato un libro, sapere che gli è piaciuto, che hai letto i suoi desideri.
Valentina: vedere crescere con le tante letture consigliate, una timida ragazzina che è entrata in libreria a dodici anni e che adesso è una giovane donna profonda, sensibile e assolutamente splendida. E, non che me ne voglia prendere il merito, ma i libri sicuramente in qualche modo hanno influito.
Paola: acquisire la stima di una cliente particolarmente difficile e diffidente.

L’ultima: il vostro libro preferito!
Valentina: Eureka Street di R. M. Wilson.
Tiziana: Il giardino perduto di H. Humphreys (che per chi è attento vi avevamo consigliato qui).
Paola: Anna Karenina di Leo Tolstoj (che invece avevamo messo in quest’altra lista).

reply-00000024639_zpsl9xn6nfh

Bene, ora vi lasciamo la recensione di Valentina, che ci ha parlato di un libro che parla di… Librerie! Ed è 84, Charing Cross Road di Helene Hanff, che non potete fare a meno di comprare perché le parole di Valentina sono meravigliose e convincerebbero chiunque!

20171020_174653.jpg“Non si può che scrivere, dovendo scrivere di un libro che parli di librerie, di questo assoluto, piccolo, inarrivabile capolavoro. Non amo i libri brevi, eppure questo libro è di appena cento pagine. Non sono in alcun modo un’appassionata di carteggi, eppure questo lo è. Un carteggio sublime. Lei è una scrittrice americana, un po’ ruvida, ci si può immaginare la sua abitazione sempre in disordine, con libri e fogli di carta un po’ ovunque. Si può immaginare il suo frigo sempre un po’ vuoto.  Lui è un libraio londinese. Si riesce ad immaginarne il colletto bianco inamidato dalla moglie, l’allegra confusione casalinga di due figlie ancora bambine e il silenzio immacolato della scrivania da cui risponde alle solerti missive di Miss Hanff. Che chiede libri su libri, di critica letteraria, di poesia, preferibilmente usati, perché ama quando un libro si apre proprio su quella che era stata la pagina preferita del suo precedente proprietario. Inizia una corrispondenza che porta ad un’amicizia che durerà per anni. Miss Hanff si premurerà di spedire cesti ricchi di quel che nella Londra del dopoguerra era un bene di lusso. Frank Doel cercherà per Miss Hanff i testi di difficile reperibilità che lei chiede, rendendola quasi sempre felice. Bellissimi sono i suoi insulti al composto libraio: “Che diavolo fa di se stesso tutto il giorno, se ne sta lì nel retrobottega seduto a leggere? Perché non prova a vendere un libro a qualcuno?”, confessando ad una cara amica che se non ci fossero 3000 miglia di distanza non sarebbe mai in grado di esprimersi con tanta sfacciataggine. Che meraviglia leggere le sue considerazioni, quando definisce il mondo in cui viviamo “misterioso”, poiché le consente di possedere per tutta la vita un oggetto così meraviglioso come un libro al costo di un biglietto per il cinema, e che se i libri avessero un costo legato al loro valore lei non potrebbe mai permetterseli. Un inno d’amore non solo alla lettura (“Ha per caso in libreria il diario di Sam Pepys? Ne ho bisogno per le mie lunghe serate invernali”), non solo alle librerie (“E’ il più delizioso vecchio negozio uscito direttamente dalle pagine di Dickens”) e ai libri, ovviamente, ma ad un modo di vivere, che si apre a legami forti anche con chi, alla fine, non si incontrerà mai per tutta la vita. Un legame nato da una passione comune, e andato avanti per l’incontro di due anime affini, generose e curiose. Forse bisognerebbe tirar via un po’ di polvere dalle nostre anime afflitte da una quotidianità a tratti spaventosa e caotica, e riscoprirci esseri umani, in grado di comunicare noi stessi, in maniera profonda, ad altri essere umani. In grado di accorgersi che magari, tra queste anime impazzite, c’è qualcosa che valga la pena di attenzione. E’ questo che Helene Hanff ci lascia in eredità. Quando era il mondo, appena uscito dalla seconda guerra mondiale, ad essere impazzito, quando anche la sua amata città di New York appariva ai suoi occhi efferata e brutale, lei riesce a trovare un rifugio per la sua anima laddove non avrebbe forse sperato, in una vetusta libreria di Londra, all’84, Charing Cross Road.”

Concludiamo questo super articolo di presentazione, questo esperimento con i nostri titoli sulle librerie: La quadrilogia del Cimitero dei libri dimenticati di Carl Ruiz Zafon, in cui si parla tanto di libri maledetti, librerie, biblioteche meravigliose, in una Barcellona d’altri tempi dal sapore magico. L’ultimo libro dei quattro magici volumi che parlano della famiglia Sempere ve l’abbiamo raccontato qui. Amanti dei libri, per quanto abbiate il pregiudizio che possa essere un autore ostico, difficile, erudito, non potete privarvi della lettura del miglior libro sui libri, sulla loro importanza, sulle biblioteche, sulla cultura (di cui vi abbiamo parlato qui e praticamente in tutti i book tag che abbiamo fatto), insomma fatelo sto sforzo, leggete Il nome della rosa!

Dopo questi moniti, vi diamo appuntamento al mese prossimo, il cui tema della nostra lista di consigli sarà… non possiamo dirvelo! A presto.


I link rimandano alla pagina dei prodotti su amazon a cui sono affiliata, se volete comprare i libri e sostenere noi ed il nostro blog sarebbe un ottimo metodo e vi ringraziamo in anticipo!

Vi ricordiamo che siamo anche qui: Tararabundidee su facebook einstagram ❤

Basilicò

Oggi parliamo della prima graphic novel che ho letto tra i miei ultimi acquisti è Basilicò di Giulio Macaione, edita da Bao Publishing al prezzo di 15 euro. Vi ricordo che se volete acquistare questo o altri titoli della Bao, li trovate scontati al 25% fino al 24 settembre! (Qui tutte le informazioni).

basilicò-cover-1.jpg

Come l’ultima graphic novel di cui vi ho parlato (Storie di un’attesa – Sergio Algozzino) anche questa è ambientata a Palermo. Palermo entra poco nella storia, le tavole all’esterno sono poche si tratta di una storia familiare, di una storia costruita in casa, ma non mancano affreschi della città: il porto, il Politeama, la Vucciria e a proposito di quest’ultima, a pag. 50 la nostra protagonista, Maria, cammina lungo il mercato palermitano come la signora ritratta da Guttuso nel quadro “Vucciria”.

 

Il fumetto s’incentra sulla figura di Maria, cuoca formidabile, donna religiosa, moglie, ma soprattutto madre. Madre ad ogni costo, criticona, lavoratrice, che ha tirato su 5 figli da sola, ma “cornuta e mazziata”… sembrerebbe. Matrimonio meraviglioso, con un uomo con una buona posizione, finito male, ma che non ha impedito a Maria di dedicarsi anima e corpo alla famiglia, insomma ci troviamo davanti ad una donna del Sud. Quanto Sud in questo fumetto, nelle caratteristiche di Maria, nella sua famiglia, ma soprattutto nel linguaggio, reale, bello, con i vari “Amunì, matri mia, schifiu, pare brutto”, ogni dialogo esprime genuinità, familiarità, casa, famiglia e si sente il profumo del cibo. Il cibo è l’altro protagonista della storia, cibo che unisce, che lega, che crea “magia”.

14202857_10207744352422361_1611590946_o

Il fumetto si divide in due parti: il presente, con tavole in bianco e nero in cui si racconta la giornata del compleanno di Maria e i momenti appena precedenti, qui Maria descrive i suoi figli, il suo rapporto con loro e lascia il compito di narratore ad ognuno di essi; la seconda parte del fumetto riguarda il passato, il matrimonio di Maria, il rapporto con la sua cameriera, la turca Nancy, la sua cucina, qui le tavole sono color seppia, e sono come tante foto, tanti stralci della vita di Maria divisi per anni, come in un album. Tra le tavole e questi passaggi temporali, abbiamo la vera chicca di questo fumetto: le ricette di Maria, che hanno in comune lo stesso ingrediente: il basilico.

I personaggi sono ben caratterizzati:

C’è Giovanni il primogenito, taciturno, sensibile, ma estremamente incompreso, non riesce ad imporsi nè con la madre, nè con la “frigida” moglie è un personaggio che mi ha trasmesso molta tenerezza, poi c’è Agata l’artista di famiglia, quella superficiale, insoddisfatta ma anche un po’ sfaticata! Diego Maria è invece la farfallina, che vola da un uomo ad un altro senza mai stabilizzarsi, divertente, acidino e frivolo, poi c’è Rosalia la preferita di mamma Maria ed anche la mia preferita, bella, con un lavoro buono, realizzata, buon matrimonio, sembra perfetta ma anche lei ha i suoi scheletri nell’armadio e poi per ultimo Santo il più piccolo, il giramondo che è l’unico che conosce la verità oltre alla turca Nancy, che è uno dei personaggi più belli (parlando di bellezza fisica).

14191560_10207744351582340_816633363_o

Ora non vi resta altro che farvi un favore, un regalo e leggere questa meraviglia!

Olive Kitteridge, Elizabeth Strout.

Questo romanzo ha vinto il Pulitzer nel 2009, edito da Fazi Editore al prezzo di 18,50 euro.

Il titolo lascerebbe pensare ad una narrazione incentrata esclusivamente sulla figura di Olive Kitteridge, ma non è così: la vita della protagonista è riportata come in uno specchio, la sua interiorità, il suo carattere nella maggior parte della volte viene fuori riflessa nelle vicende degli altri personaggi.

13525358_288681391478632_414505107_n_002.jpg

Il romanzo è stato definito “romanzo di racconti” perché c’è una linea narrativa di base, che sarebbe la descrizione della vita di Olive, frammentata in racconti di altri personaggi residenti nell’immaginaria cittadina di Crosby. Si è pensato a questa definizione perché il libro ha una struttura particolare: è articolato in 13 racconti autonomi rispetto agli altri ed anche lontani cronologicamente, legati sempre da qualche riferimento ad Olive. Sinceramente (da profana) avrei scelto un’altra definizione. Non c’è bisogno di utilizzare questo neologismo “romanzo di racconti” insomma, che significa? Si può benissimo collocare questo romanzo tra i romanzi corali. La figura di Olive infatti non è predominante in tutti i capitoli, ogni personaggio racconta la sua storia, la sua vita, ha una sua precisa caratterizzazione, dice la sua su Olive e tutto è amalgamato nella stessa cornice geografica che è la cittadina di Crosby… come la chiamereste voi una produzione del genere?

Passiamo alle cose importanti: i personaggi. I ritratti di questa gente sono accuratissimi, non si può non entrare in empatia con il signor Henry Kitteridge, avere un rapporto di amore/odio con Olive, un po’ di compassione per la pianista e così via… Vige un estremo realismo, le storie narrate sono semplici, quotidiane, ma non per questo poco coinvolgenti, anzi, ci immedesimiamo proprio perché sono cose che abbiamo vissuto, potremmo vivere…

“Non voglio che tu mi risponda, nè che ti senta responsabile in alcun modo. Non dipende da qualcosa che hai fatto tu, a parte essere te stessa. Mi sono innamorato di te.”

Non è un libro che si legge tutto d’un fiato, non c’è l’ansia di finire ma è meglio così. Si deve leggere con calma, per assaporarne la delicatezza. Lo stile è meraviglioso ad una apparente semplicità: frasi molto brevi, costruzione semplice, si contrappongono ricchissime descrizioni ed un grande lavoro sulla caratterizzazione dei personaggi, ognuno è sviscerato, descritto in ogni particolare fisico e psicologico. E’ un romanzo introspettivo e nel bel mezzo dell’intimità che la Strout riesce a creare vengono inseriti colpi di scena pazzeschi: morti, incidenti e così via. In genere gli autori cercano di preparare il lettore a questi eventi lasciando indizi, creando un atmosfera di suspense, mentre qui no: entrano nella vicenda come entrerebbero nella vita, all’improvviso.

E’ un libro che consiglio vivamente, si mantiene molto sul malinconico, ma è davvero bellissimo, poi lo stile della Strout è il top, quindi ora recupererò tutti i suoi libri! Voi conoscete questa autrice? Che state leggendo?

 

Da quassù la Terra è bellissima, Toni Bruno.

Da quassù la Terra è bellissima di Toni Bruno è una graphic novel edita da Bao Publishing al prezzo di 20 euro.

page_1_thumb_large

Siamo negli anni ’60, contemporaneamente in Russia e in America. Dallo spazio “è tutto così chiaro”, nella testa dei due protagonisti NO. Sono due persone problematiche Akim e Frank, che rappresentano due mondi: Akim è russo e Frank americano (vi vorrei ricordare che siamo in piena guerra fredda), uno è l’eroe nazionale e l’altro un semplice dottorando. Akim, il grande cosmonauta in cui tutta la nazione ripone alte aspettative, un po’ pieno di se (giustamente forse, vista l’attenzione che gli è piombata addosso:

“Ma sentiti! È così che parla un eroe della patria? Eh? Hai forse dimenticato da dove vieni e cosa hai affrontato per indossare oggi quella divisa?!” gli urla infatti il padre.)

non riesce ad accettare di avere dei problemi figuriamoci tentare di superarli; Frank i suoi problemi li conosce, li accetta in un certo senso o meglio li tiene a bada occupando costantemente il cervello con altro per combattere l’ansia e non ha addosso la pressione di un’intera nazione, anzi! Sarà proprio la sua nazione a costringerlo a scappare per trovare una soluzione anti – Vietnam. E ovviamente la cosa più sensata da fare nella situazione di Frank, in piena guerra fredda è scappare in Russia, no? So che avete pensato alla stessa soluzione di Frank, non negatelo.

Comunque… a cosa porterà l’incontro tra un dottorando nevrotico in psicologia americano ed un cosmonauta russo? Lo scoprirete solo leggendo.

Tutti i personaggi sono caratterizzati benissimo, anche l’autista di Akim per esempio. Tutti hanno il loro spazio, la loro dignità, i caratteri sono complessi, articolati, vengono fuori e si scoprono poco per volta.

I protagonisti sono caratterizzati da una reciproca incomunicabilità: i ricordi, le storie, le paure li fanno chiudere su loro stessi e li opprimono. Questa oppressione è visibile, quando i due cercano di comunicare: Akim suda, si agita cercando in tutti i modi di capire quello che Frank vuole sentirsi dire così da non rivelare ciò che lo turba davvero e se Frank rimane invece calmo e professionale durante le sedute, le sue ansie si insinuano in lui durante la notte e gli pioveranno letteralmente addosso durante una gita: quando cadranno le barriere tra i due.

Il mio personaggio preferito è però Sergej, è un po’ stronzo effettivamente, però ne è consapevole:

“Non tutti gli uomini nascono per solcare i cieli. Alcuni sono bravi a costruire ali, altri a ripararle. In un certo senso io e lei siamo uguali: il nostro posto è esattamente lì. Vediamo da vicino le cose senza fare un passo. Ma ciò che è peggio… troviamo sempre il modo di giustificare la nostra vigliaccheria.”

Non solo, non fa mistero della sua personalità neanche al suo “nemico”. Non è però un personaggio completamente negativo: ognuno si merita un Sergej (magari non così vigliacco) nella sua vita, una persona che ci spinga, che ci sostiene. E’ un personaggio adorabile, umano, non infallibile, ma sincero.

IMG_20180911_145301_218.jpg

I personaggi sono bellissimi, la storia è bellissima i disegni sono bellissimi lo stesso. I colori poi… Tinte spente, opache, come se la realtà dovesse essere velata: non c’è nitidezza e brillantezza nella situazione dei protagonisti e non c’è neanche in quello che il lettore vede. Alla fine quando si arriva alla risoluzione, si ha un cambiamento del range dei colori e anche nei sogni le tinte sono chiare e brillanti (con la prevalenza del rosa): il mondo reale si spegne e si accende l’interiorità dei personaggi.

Insomma, una graphic novel che ci ha veramente stupiti e che è entrata a far parte delle nostre preferite. Non vediamo l’ora di leggere il prossimo lavoro dell’autore che pubblicherà sempre con Bao, La Belgica.

13728370_10207447124791856_1149756985_o

 

Crea un sito o un blog gratuito su WordPress.com.

Su ↑