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"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

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Non stancarti di andare, Radice – Turconi.

Dopo la lettura di questo libro, ho capito di avere seri problemi con i libri che parlano di fede e del rapporto con Dio. Già ad inizio anno con la lettura di Blankets ho riflettuto molto su questi temi, con Non stancarti di andare, ultima graphic novel della coppia Radice – Turconi è impossibile non farlo.

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Non voglio parlarvi di quanto sia bella questa graphic novel, credo che già lo sappiate. Qualsiasi produzione di questi artisti è fantastica. Non sto a dirvi quanto la narrazione di Teresa sia esatta, coinvolgente e come i disegni di Stefano si adattino perfettamente ad essa, rinnovandosi di pagina in pagina. Non stancarti di andare parla di Iris e Ismail, della loro storia d’amore travagliata, dell’attesa, del conflitto turco siriano, dei migranti, ma il tema che più mi ha colpito è quello che ruota intorno alla fede.

Si mescolano tanti modi per chiamare la stessa entità che dovrebbe controllare tutto e salvaguardarci, anche se non sembra capace di farlo.

“Il mare si placa poi s’ingrossa, culla e schiaffeggia. Allah è confuso: non sa che farsene di noi. Forse ha troppe poche orecchie per ascoltare le suppliche di ciascuno. Forse altrove c’è chi grida di più: lo hanno assordato.”

Ci sono cristiani cattolici, copti, musulmani, tanti nomi diversi in questa storia che servono poi a definire lo stesso gruppo di persone, i credenti. Coloro che hanno sempre un appiglio, sanno a chi rivolgersi, magari sanno anche a chi dare la colpa e sono estremamente fortunati per questo. Ma compaiono anche gli altri, quelli che non hanno appigli e che a detta di padre Saul sono più forti, proprio perché riescono ad andare avanti senza affidarsi a qualcosa che non si vede né si tocca, che si può solo pensare.

Questo libro è scomodo, non solo perché la storia d’amore vi farà perdere ogni dignità, ma perché porta il lettore a farsi delle domande che vanno oltre il proprio io, abbracciano l’umanità intera e quando c’è qualcosa che riesce ad attivare così il tuo cervello e a far pensare oltre te stesso, si fa sempre fatica.

Questa graphic novel ci domostra quanto siamo poco abituati al dialogo. Ci rifugiamo dietro pregiudizi, finte credenze, luoghi comuni, ci rintaniamo nella nostra ignoranza/finto intelligenza suprema, invece di lasciare aperta la nostra mente per accogliere le idee, le tradizioni, le concezioni degli altri. Fa strano riflettere sul fatto che il dialogo manchi proprio fra persone che hanno molto in comune, come quelle che credono, che dovrebbero essere unite nella fede. Invece no, si fa a gara a quale nome divino sia meglio dell’altro, quale libro sacro sia più giusto, quando poi in realtà tutte queste variazioni sul tema hanno alla base gli stessi insegnamenti di rispetto, tolleranza, fratellanza e in fondo si condivide grosso modo lo stesso Dio che tutto vede, tutto sente e tutto ama.

Non stancarti di andare apre i cuori, ma soprattutto le menti. Non è una lettura facile, ma riesce a dare tanto. È un concentrato di dolcezza e speranza, che riesce a dare riflessioni di enorme acutezza sulla tolleranza, sulla fede, su noi stessi. È un libro universale, i personaggi sono tanti ed ognuno troverà il suo alter ego. È bello, struggente, intelligente, la vostra libreria e la vostra mente ne hanno sicuro bisogno.

 

La pagella dell'avvocato Hautecourt (2)


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2ª Tappa Blogtour “La sfolgorante luce di due stelle rosse” di Davide Morosinotto: i protagonisti.

Dopo la prima tappa a cura di Emozioni di una musa, vi parlo de La sfolgorante luce di due stelle rosse di Davide Morosinotto, è un romanzo sotto forma di diario. Non un diario normale, ma un racconto particolare, senza date in alcuni casi, scritto su quadernini rossi a cadenza irregolare, è scritto da due tredicenni, ma non in una situazione normale.

Viktor e Nadia sono i due protagonisti di questo romanzo. Gemelli, che si trovano a dover lasciare la loro amata Leningrado. Partono per non si sa dove, le truppe tedesche avanzano, Hitler è una minaccia troppo grande, Leningrado è in pericolo ed anche loro. Proprio per questo iniziano a riportare la loro storia su dei quadernini, per non dimenticare nulla, da quando devono lasciare i genitori, alla loro separazione, al lavoro che sono costretti a fare per aiutare l’Armata Rossa.

Viktor Nikolayevich Danilov è il protagonista maschile: intelligente, ma soprattutto devotissimo al partito comunista. Lui incarna, rispecchia e cerca di diffondere i principi dell’essere comunista, un giovane comunista modello, che però si troverà a dover fare delle scelte: rimanere fedele ai suoi ideali o tradirli per ricongiungersi alla famiglia? Viktor è molto più maturo dei suoi 13 anni, rigido, tenace, rispettoso. Anche dal punto di vista stilistico quando è Viktor che scrive sul diario con il suo lapis rosso, ha uno stile asciutto, preciso, che designa una certa maturità, non si perde in chiacchiere, non divaga, è esatto.

Nadya Nikolayevna Danilova è la protagonista femminile, gemella di Viktor, che sembra dai suoi comportamenti e in relazione al carattere del fratello, la più piccola. Molto più sensibile, dolce, ma anche meno rigida del fratello nelle sue scelte rispetto al comunismo. Lei critica di più i principi del partito, le sue leggi, il suo obbiettivo non è essere una ottima comunista, vuole ritrovare il fratello, ricongiungersi alla sua famiglia. Ovviamente vuole che l’Armata vinca la guerra, ma non capisce alcune leggi restrittive, opprimenti, le definisce stupide. Dal punto di vista stilistico Nadya si dilunga molto di più in dettagli, particolari, descrive molto di più i suoi sentimenti, è molto più dettagliata, ma anche meno precisa! Si perde infatti fra storie e piccoli avvenimenti perdendo in alcuni casi il punto della situazione.

Anche se sono i gemelli le due stelle rosse, in realtà i protagonisti sono tre. Vari personaggi minori si muovono nelle vicende di Victor e Nadya, compagni, adulti, soldati, ma c’è una presenza che aleggia lungo tutti i quaderni: il partito. I quadernini dei due gemelli finiscono infatti in mano al partito, che li analizzano, sottolineando tutti i punti in cui i due gemelli o altri personaggi hanno violato le leggi vigenti durante l’analisi o anche abolite. Il partito è una presenza costante, le sue note separano i vari quaderni, ricordando di volta in volta gli sbagli dei personaggi e rendendo Victor e Nadya soprattutto, ma anche gli altri personaggi, nemici del partito.

La storia di questi due gemelli è singolare, ma è anche esplicativa del periodo storico della Seconda Guerra Mondiale nella grande Russia. Attraverso gli occhi dei protagonisti adolescenti, in modo semplice e fresco, l’autore racconta la guerra in modo nuovo, descrivendo allo stesso tempo il punto di vista di chi rimane vittima dell’evento e di chi la combatte, ma di questo vi parleranno meglio i miei colleghi blogger nelle prossime tappe del blogtour, su:

La Fenice Book

Everpop

Walks with Gio

Mi raccomando, seguite questo blogtour per scoprire questo fantastico libro, uscito il 31 ottobre per Mondadori!

Pensiero Madre, a cura di Federica De Paolis.

In Pensiero madre, edito da Neo Edizioni, sono raccolti racconti di autrici italiane e non, da Veronica Raimo a Chiara Valerio, da Carla D’Alessio a Silvia Cossu. Sono racconti che non solo si soffermano sulla maternità e sull’essere madri oggi, ma anche sull’essere donna. Pensiero Madre attraverso i suoi racconti più o meno autobiografici, presenta un quadro con voci di donne diverse, cercando innanzitutto di abbattere lo stereotipo n° 1: la donna tipo non esiste.

Pensiero-madre.jpgAlcuni racconti parlano di una maternità desiderata molto, di una lotta contro il tempo, contro la biologia, ma anche contro la società che ancora bolla le donne che non vedono nella maternità il fine ultimo della vita, come persone quasi non del tutto formate, come se il non voler mettere al mondo un figlio possa essere un handicap. Alcune donne si sentono messe alle strette, vedendo allora la maternità non come un desiderio, ma come un obbligo. Il racconto di Taiye Selasi parla proprio di quanto la società insista sulla condizione della donna madre/moglie attraverso programmi, articoli, riviste che pressano le donne single e non madri. Un figlio e prima una gravidanza cambiano tutto: i rapporti, il tempo, le abitudini e non tutte le donne sono pronte a questo stravolgimento, non tutte lo vogliono e questo non implica essere meno donna delle altre.

In Pensiero Madre si fa leva anche sull’essere figlie, Chiara Valerio nel suo racconto, dopo uno spauracchio, è e rimane figlia e si trova a riflettere sulle madri partendo dalla sua. “Tutte le ore sono delle madri. Essere madre è come avere tutto il tempo.” Essere madre è preoccuparsi sempre, fare e dare il meglio, avere tempo da dedicare. Passare da figlia a madre non è facile e lo dice anche Camilla Costanzo nella sua lettera ad una madre presente, che fa sempre la cosa giusta e di cui ha bisogno, da quando sente il desiderio di creare un’altra vita.

È ovvio che si parli anche di gravidanze inaspettate, prese bene o anche male. Uno dei racconti che ho trovato più fresco e completo è quello di Cinzia Bonnol che in pochissime pagine riesce a parlare di aborto, maternità, religione, etica, differenze razziali e anche di quanto l’atac possa essere una piaga. Una delle protagoniste di questo racconto non ha detto a nessuno di voler abortire, perchè pur sapendo di non andare contro nessuna legge ha paura del giudizio degli altri. Questa paura del giudizio non fa altro che sottolineare quanto sia difficile essere donna anche nella società moderna, che sembrerebbe pronta ad eliminare pregiudizi, stereotipi e malelingue, ma è ancora lontanissima dal farlo. Pensiero Madre è una lettura che le donne dovrebbero fare: aiuta a riflettere e testimonia le storie di chi, fregandosene del giudizio degli altri, ha imposto il suo modo di essere donna ed è magnificamente in piedi.

Né la maternità, né l’aborto, né la sterilità dovrebbe essere un metro di giudizio per farsi un’opinione. La società non può e non deve entrare nelle scelte personali. Essere donna può significare essere realizzata, madre, single, figlia, essere una donna significa quello che una donna vuole essere e grazie a Pensiero Madre, ogni donna potrebbe prendere più consapevolezza di questo.


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Carla e George scoprono i segreti degli YA con Aristotele e Dante scoprono i segreti dell’universo.

Abbiamo sentito molto parlare di Aristotle and Dante discover the secrets of the Universe di Benjamin Alire Saenz ; su instagram se ne vedono tantissimi esemplari e allora noi per non farci mancare niente lo abbiamo letto.

Innanzitutto dobbiamo dirvi che è stata la nostra prima lettura in ginelse. Ci stiamo impegnando a tenerci allenati e a migliorare la lingua e abbiamo pensato che leggere in inglese potesse giovarci molto. A livello del rapporto linguistico dobbiamo dire che la prova non è stata difficile. La lettura è stata scorrevole, non ci sono tantissime parole particolari, siamo andati spediti. Lo consigliamo a chi come noi, non è un esperto, ma vuole migliorare. Si tratta pur sempre di un libro per ragazzi quindi è anche normale che il linguaggio non sia ostico. È un buon libro da cui partire, perchè la lettura non deve essere fermata di continuo per cercare parole sul dizionario.

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Aristotele e Dante è uno Young Adult. Oltre ad essere il nostro primo libro in lingua è anche il primo YA che leggiamo fino alla fine e da questa esperienza possiamo assicurarvi che non ne leggeremo più. Con questo non vogliamo dirvi che si tratta di un libro pessimo, abbiamo letto, visto, sfogliato di peggio, ma come già sapevamo in fondo, non è un genere che ci soddisfa.

 

Lo Young adult, per chi non lo sapesse, è un genere letterario che si rivolge principalmente agli adolescenti, riprende il romanzo di formazione (riprende eh), ha come protagonisti gli adolescenti che affrontano problemi propri della loro età: discussioni in famiglia, disagi nella società, scoprire la sessualità, l’amore. I romanzi di formazione invece, generalmente narrano di una formazione appunto: il protagonista dopo aver superato delle prove, dopo aver risolto i problemi che gli rendevano impossibile continuare a vivere si riscatta, è padrone di un nuovo equilibrio, oppure non supera le prove e rimane vittima del suo stesso fallimento. Nei romanzi di formazione classici, pensiamo ad esempio Il rosso e il nero. Cronaca del 1830, Il giovane Holden, Jane Eyre, c’è una descrizione importante della società, ma c’è soprattutto un’ampia analisi psicologica dei personaggi. tumblr_orprelrxNK1r6hbrlo1_400.gif Gli autori scavano nelle personalità dei protagonisti, le loro problematiche sono profonde e ci regalano tante crescite diverse, tante storie che alla fine lasciano al lettore non solo la consapevolezza di aver letto alte pagine di letteratura, ma anche degli insegnamenti morali preziosi. Tutta questa analisi, questo stare attenti alla moralità, per non parlare dello stile, negli YA non c’è. Non vogliamo fare i moralisti – critico – letterari perché non lo siamo, non ci riferiamo a tutti gli YA dell’universo, ma a quelli che abbiamo avuto modo di analizzare. Non vogliamo di certo paragonare Charlotte Bronte ad Anna Todd, perché non pensiamo sia il caso, pensiamo però che è giusto che gli adolescenti leggano After, Uno splendido disastro, Shatter me e tutto il resto; ma che non sia invece giusto farli passare per libri che educhino, formino. Se si vuole crescere davvero, sono altri i libri da prendere in considerazione. Negli Young adult in genere non ci sono personaggi strabilianti, anzi sono facilmente dimenticabili, le storie seguono un percorso standardizzato e poi sono ricchi di stereotipi: ragazzine indifese bravissime a scuola, ragazzi che sono delle bestie praticamente. La vita, le persone vere sono ricche di sfaccettature, sono complesse, intense e far leggere ai ragazzi storie dove c’è sempre una fanciulla in difficoltà che verrà salvata dallo stronzetto di turno o che una storia d’amore omosessuale è complicata, travagliata e destinata a morire per il solo fatto che sia omosessuale, ci sembra riduttivo e poco educativo.

Dopo questa super critica – riflessione veniamo a noi: Aristotele e Dante parla di questi due ragazzi e già dalla prima pagina si capisce che abbiamo a che fare con due ragazzi gay: sono dei tormentati, sensibilissimi, appassionati di letteratura, di disegno, hanno problemi a relazionarsi con gli altri, sono delicati, docili: pochini gli stereotipi sugli omosessuali, no? Negli YA in cui i protagonisti sono dei maschi etero, ci troviamo a confrontarci con dei bulli, perfidi ed ignoranti e non ci sembra che queste descrizioni siano poi così veritiere. Non è detto che un maschio etero non possa essere un lettore o che un gay non possa essere un bullo o una persona ignorante. Tralasciando questo, devo dire che il libro ha due pregi. Ci sono piaciute molto le famiglie dei due ragazzi: sono famiglie normali, con qualche piccolo segreto sì, ma sono famiglie sane: i genitori vogliono bene ai loro figli, ci tengono alla loro educazione, nessuno si alcolizza, nessuno lascia la famiglia per scappare in Botswana a rincorrere animali esotici. Sono famiglie reali che hanno buoni rapporti con i loro figli. L’altra cosa positiva è il personaggio di Ari. Nonostante gli stereotipi di cui sopra, è ben caratterizzato, molti capitoli sono dedicati ai suoi pensieri, ai suoi sogni, alle paure. Ha voglia di scoprire chi è, chi può diventare, ma è anche sempre tormentato dai silenzi del padre e dalla misteriosa figura di suo fratello, è un personaggio relativamente complesso, che affronta situazioni varie e che per questo appare reale.

Voto- (1)

 

 

 

 

 

Insomma, lo consigliamo per l’inglese, è sicuramente uno YA che ha dei pregi, quindi gli amanti del genere lo apprezzeranno di certo. Tutto questo comunque rimane una nostra riflessione, non vogliamo offendere/giudicare chi legge gli Young adult, a noi per tutte le motivazioni che vi abbiamo ampiamente spiegato non piacciono, ma siamo contenti anche per chi li apprezza, perché in fondo l’importante è leggere ed i gusti son gusti; noi però ci spostiamo su altri lidi.


 

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Gli eventi imperdibili del Salone di Torino 2017.

Ciao cari, ci stiamo preparando psicologicamente al Salone, ci saremo da venerdì 19 a lunedì 22 perdendoci solo il giorno d’apertura. È il terzo anno consecutivo che approdiamo a Torino per assistere a questa manifestazione, speriamo di incontrarci e di passare insieme qualche ora nel regno dei libri! Per chi invece non potrà esserci, promettiamo (come abbiamo fatto già l’anno scorso) di raccontarvi tutto per filo e per segno per rendervi partecipi!
La seguente lista di eventi è in aggiornamento, perchè ogni volta che dò uno sguardo al programma scorgo qualcosa di nuovo, dunque siete pronti?
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(Metto gli eventi a cui spero di partecipare, quindi non troverete niente di giovedì 18, anche perchè non mi sembra ci sia qualcosa di imprescindibile! Ecco qui il link al programma completo.)
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VENERDÌ 19 MAGGIO
MERCURIO LOI. IL NUOVO PERSONAGGIO BONELLI NELLA ROMA DEL 1825

Il mondo a figure, presentazione della nuova testata in uscita il 23 maggio, alle ore 15:30, allo Spazio Autori.

LEGGERE: ISTRUZIONI PER L’USO
alle ore 16:30 nella Sala Editoria con Daniela Bonanni (autrice), Romeo Filippi, Flavia Gentili (direttrice produttiva Emons), Cristina Giussani (titolare libreria Mare di Carta Venezia), Paola Mastrocola (autrice), Stefano Parise (presidente AIB), Deborah Soria (ideatrice progetto Biblioteca Lampedusa), Marco Zapparoli (editore, Marcos y Marcos).
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IGORT PRESENTA LA SUA NUOVA CASA EDITRICE: OBLOMOV
alle ore 18:30, Spazio Incontri
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SABATO 20 MAGGIO
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L’ARTE DEL COINVOLGIMENTO. LIBRERIE DI OGGI E DI DOMANI
alle ore 10:30 nella Sala Professionali, a cura di Scuola Librai Italiani dell’ALI, Associazione Librai Italiani, Associazione editori amici del Salone del libro
partecipanti e con: Davide Ferraris (libraio), Camilla Orr, David Sandberg, Fabio Viola (autore).

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INCONTRI SULL’AUTORE 

Ore 10:30, Sala Blu: Il grande successo di Elena Ferrante: editori internazionali a confronto con Giorgio Zanchini, Anne Assous, Folio – Gallimard, Sandro Ferri, Edizioni E/O, Jonathan Landgrebe, Suhrkamp, Michael Reynolds, Europa Editions.

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BAO PRIDE
Zerocalcare, Leo Ortolani, Giacomo Bevilacqua e Daniel Cuello incontrano i lettori alle ore 12:30 nella Sala Gialla.
PAOLO NORI LEGGE DAI RACCONTI DI BULGAKOV
Grande amante della letteratura Russa, Nori dà voce all’autore de Il maestro e Margherita alle ore 13:00, nella Sala Filadelfia.
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PREMIO STREGA EUROPEO: I FINALISTI
 alle ore 13:00 nella Sala Editoria.
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IL PIÙ GRANDE SCRITTORE AMERICANO, SECONDO ME
Philip Roth, secondo Francesco Piccolo incontra David Foster Wallace, secondo Sandro Veronesi alle ore 14:30 in Sala 500.
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DARIA BIGNARDI DIALOGA CON ANNIE ERNAUX
Autrice del romanzo “Memoria di ragazza” alle ore 14:30 nella Sala Azzurra.
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INCONTRO CON MANUELE FIOR E RATIGHER
In occasione della presentazione del volume “I graphic novel da leggere a vent’anni” alle ore 14:30 nello Spazio Eventi.
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READING SULLE MIGLIORI VS PEGGIORI PAGINE LETTERARIE SU BAMBINI E/O SESSO IN LETTERATURA
alle ore 16:00 in Sala Filadelfia
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LO SCRITTORE E IL SUO DOPPIO
Annie Ernaux conversa con il suo traduttore Lorenzo Flabbi alle ore 17:00 in Sala Professionali.
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LÀ DOVE ANDARONO I NOSTRI PADRI: SHAUN TAN E L’IMMIGRAZIONE
alle ore 18:30 nello Spazio Stock con Christian Raimo e Giorgio Vasta.
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DOMENICA 21 MAGGIO
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IL MONDO ATTRAVERSO I LORO OCCHI
Incontro con Matteo Bussola (“Notti in bianco, baci a colazione”) e Simona Sparaco (“Sono cose da grandi”) alle ore 10:30 nello Spazio Incontri.
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INCONTRO CON CHIARA MARCHELLI
Autrice de “Le notti blu”, candidato al Premio Strega 2017 alle ore 11:30 nello Spazio Eventi con Chiara Marchelli, Petunia Ollister e Nadia Terranova.
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L’ARTE DI DARE LA CACCIA A UNO SQUALO GIGANTESCO IN UN MARE IMMENSO
Incontro con Morten Strøksnes autore de “Il libro del mare” alle ore 12:00 in
Sala Blu con l’autore e Vanni Santoni.
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LA STANZA PROFONDA
Incontro con Vanni Santoni, candidato al Premio Strega 2017, in occasione della pubblicazione del suo libro, alle ore 13:30 nello Spazio Autori.
NON VI LIBERERETE MAI DEI LIBRI… E DEI FUMETTI!
Un’edizione speciale del settimanale Topolino per celebrare 10 anni di collaborazione alle ore 14:30 nello Spazio Stock.
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DYLAN DOG – I CUSTODI DELL’INCUBO
Incontro con Roberto Recchioni e Gigi Cavenago alle 15:30 nell’Arena Bookstock.
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LUNEDÌ 22 MAGGIO
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LALLA ROMANO IN 140 CARATTERI
Leggere i classici della letteratura al tempo di Twitter alle ore 13:00 nel Caffè letterario con Diana D’Ambrosio, Rossella Lo Faro, Antonio Ria, Lalla Romano, Giovanni Tesio.
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Dunque gli eventi sono tanti, molti alla stessa ora quindi come al solito cercherò il posto meno affollato. Per tutto il resto del tempo girerò il Salone in lungo e in largo, carica di acquisti, mi raccomando per chi c’è: VEDIAMOCI!
Buon Salone a tutt*.
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Allora, molto probabilmente vi riempirò di foto, post etc etc quindi se volete essere aggiornati in diretta seguitemi su  facebook e instagram ❤ 

Recensione: Il labirinto degli spiriti, C. Ruiz Zafon.

Il Labirinto degli Spiriti è il nuovo libro di Carlos Ruiz Zafon edito da Mondadori (19,55)

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Quando hanno annunciato il nuovo libro di Zafon ero molto contenta, ma anche molto scettica. Vuoi vedere che è un altro “The coursed child”? Vuoi vedere che l’intensità, la bellezza, tutto ciò che avevo provato leggendo i primi tre capitoli della saga dedicata al cimitero dei libri dimenticati è svanita, che questo è solo un libro per concludere o per attirare nuovi lettori?

Mi sbagliavo, alla grande. Oddio per le prime 100 pagine non ne ero così sicura. Non c’era la famiglia Sempere, non c’era chi aveva accompagnato noi lettori di Zafon nel mondo dei libri e nella bella Barcellona, c’erano altri personaggi ed ho avuto paura che si spostasse l’attenzione, si creasse una nuova storia invece no. Eccolo: un nome, una garanzia Fermìn Romero De Torres appare ed io mi sento catapultata nella Barcellona degli anni ’40 e respiro a pieni polmoni l’odore della carta, sento la campanellina della libreria suonare, vedo i personaggi che durante l’adolescenza mi hanno accompagnato in un bellissimo viaggio, che ora con questo quarto libro è giunto alla conclusione.

Ho sempre adorato il modo di scrivere di Zafòn: cattura il lettore attraverso descrizioni precise e preziose, l’amore verso la sua città la fa apparire la più bella del mondo e l’accuratezza con cui ne parla trasporta il lettore lì. I suoi scenari misteriosi, particolari e con un pizzico di macabro creano grande suspance e l’ansia che riesce a creare fa si che il lettore non voglia mai staccare gli occhi dalle pagine e per capire come va a finire. La genialità e la caratterizzazione dei personaggi di Zafon poi sono senza eguali: riesce a creare dei personaggi che rimangono dentro, si attaccano alla tua anima e non vengono mai dimenticati. I quattro volumi sono stati pubblicati con vari anni di distanza, ma i personaggi che crea il lettore se li porta dietro e li riconosce, vedendoseli davanti, sognando di essere ora Daniel, ora Bea, ora Fermin (nel mio caso di essere specialmente Isaac). Ne Il labirinto degli spiriti Zafon crea nuovi scenari che si ricollegano a vecchie conoscenze, ma dalla sua penna prende vita un nuovo essere meraviglioso: Alicia. Una donna particolare sofferente, ironica, bellissima che all’inizio potrebbe risultare spocchiosa, antipatica, ma che poi attraverso le sue azioni e la sua storia conquista i cuori di tutti.

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Un’altra cosa a cui si deve rendere merito a Zafon è che nella quadrilogia del cimitero dei libri dimenticati lui non scrive un solo libro: le trame di altri libri, di altri scrittori si intersecano con i suoi personaggi ed ecco che oltre al Labirinto degli spiriti voi leggerete anche le opere di Victor Mataix. Quello che c’è in questa quadrilogia è metaletteratura allo stato puro, Zafon crea non solo personaggi, ma altri autori, altre storie nella sua.

Non vi parlo della trama non potrei, dovrei rivelarvi troppo sia di questo romanzo che dei precedenti. Ma posso dirvi che inizialmente temevo che la scrittura di Zafon non avrebbe più soddisfatto le mie esigenze letterarie, in quanto sono cresciuta e ho letto molti altri libri da quando sono usciti i primi tre volumi in cui le storie avevano a che fare con la crescita, con l’amore, con personaggi adolescenti ma mi sono dovuta ricredere, ancora una volta. Non sono cresciuta solo io, sono cresciuti Daniel e Bea ed è cresciuto Zafon: la sua scrittura ora si è impregnata di fervore politico, di denuncia, ma soprattutto ora è matura, ironica, critica. Temevo che avendo scritto sempre libri per ragazzi, questo potesse farmi perdere l’amore verso la saga perché non sono più la lettrice di allora. Zafon con questo libro non vuole solo acciuffare nuovo pubblico, ma vuole anche accompagnare chi come me, è cresciuta con le sue storie con un nuovo libro in grado di soddisfare nuove esigenze letterarie e non. Tra i libri che ho letto ultimamente è senza ombra di dubbio il migliore, non sono per la scrittura fantastica, ma anche perché è un libro estremamente evocativo. Quei nomi, quegli ambienti fanno venire nostalgia dei giorni passati incollata sulle sue pagine e spero che tutti i ragazzi ma anche gli adulti recuperino questo gioiello. Un libro che parla di libri è sempre il migliore.


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