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"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

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Tararabundidee meets Melvina

Ciao a tutti amiche e amici, ritorniamo su questi schermi per parlarvi del bellissimo fumetto di Rachele Aragno: Melvina. Fumetto che parla di coraggio, quello di Melvina nell’affrontare il super cattivo della storia, di grandi speranze e delle responsabilità e delle difficoltà di diventare grandi. Grazie anche alle sedici pagine in più di contenuti extra inserite in occasione del decennale di BAO Publishing (contrassegnato da un logo dorato in copertina e sul dorso, presenti solo per la prima tiratura) si hanno tantissime notizie, ma noi siamo ancora molto curiosi, quindi… Diamo il via alle domande!

Ciao Rachele e benvenuta su Tararabundidee. Leggendo del curioso e intraprendente personaggio di Melvina ci sono subito venute in mente alcune domande su come è nato il personaggio e cosa rappresenta per te. Innanzitutto abbiamo capito che Melvina è il tuo alter ego che ti ha aiutata ad avere speranza in un momento particolarmente delicato e doloroso. Com’è stato mettere queste emozioni su carta insieme a Melvina, per questo libro?

Intanto grazie mille per avermi invitata qui, sono felicissima di poter rispondere alle tue domande…

Quindi non mi perdo in chiacchiere e ti dico subito che non è stato per niente facile! Le prime pagine si sono quasi scritte da sole, avevo già in testa l’intera storia in maniera chiara e avevo la sicurezza di saper dominare le emozioni. Quando però ho cominciato ad addentrami nel cuore del libro, sono affiorate tantissime sensazioni diverse che non mi hanno abbandonato fino al momento in cui ho affrontato il finale. Ricordo che le ultime pagine le ho disegnate con un senso di sollievo, ma anche di malinconia… lasciar andare i personaggi è stato terapeutico e triste allo stesso tempo.

Melvina è un personaggio assolutamente positivo: caparbia, spigliata, ma che riesce comunque a fare sempre la cosa giusta. Nella tua fantasia è nata per tirarti su in varie situazioni: come si fa a trovare la propria Melvina e quando tu hai trovato la forza di tirarla fuori?

Per natura sono una persona che odia autocommiserarsi e quindi cerco sempre di trovare soluzioni che mi aiutino ad affrontare un problema in maniera positiva e propositiva. Ovviamente quando un problema esiste ed è tangibile. In questo caso dovevo combattere con qualcosa che non vedevo ma che sentivo forte dentro di me, quindi ho creato una “eroina” che combattesse, come succede nelle favole, il mio “drago” personale. Siamo tutti capaci di salvare noi stessi e di trovare qualcosa che ci aiuti a stare meglio, basta solo provare.

Melvina ha un bel caratterino e lo si può notare dal tuo fumetto, quindi ci chiedevamo: com’è convivere con lei?

Divertente, ma anche complicato! Ad amici e parenti, scherzando, dico sempre che è stata lei a voler essere creata da me e che ha deciso lei stessa di essere una tipa tosta con molti problemi da affrontare. Mi somiglia sopratutto quando inizia a farsi paranoie inutili e domande a cui non è facile rispondere. Allo stesso tempo però siamo diverse, lei riesce ad avere una spensieratezza e una leggerezza nell’affrontare la quotidianità che io non ho. Spero di imparare da lei a essere meno complicata.

Melvina ha anche un look particolarissimo, com’è stata la sua evoluzione grafica (se c’è stata), e cambierà anch’essa nel tempo?

Non è cambiata moltissimo nel tempo, ci tenevo a conservare la prima idea che avevo avuto. Ho corretto solo l’età – era molto più piccola quando l’ho creata – e l’abbigliamento. Ma i suoi capelli rossi sono un must e rimarranno per sempre così, secondo me le danno un’aria sbarazzina irresistibile!

Sempre rimanendo nell’ambito della grafica, quale tecnica hai usato per disegnare Melvina? E con quali tecniche ti trovi più a tuo agio?

Pennino, inchiostro nero e acquerelli! È stato veramente bellissimo potermi cimentare in un romanzo grafico con le tecniche che amo di più, sicuramente non sono i mezzi più veloci che esistano, ma amo sporcarmi le mani e sentire l’odore della carta bagnata dalla china. Ho imparato l’acquerello da sola, studiando moltissimo e buttando un sacco di fogli pieni di errori ma ultimamente ho sviluppato un grande amore per il digitale: è un mondo inesplorato per me al momento, ma voglio assolutamente rimediare.

Abbiamo notato, leggendo il tuo fumetto, qualche richiamo ad altre opere: l’albero che si agita ci ha fatto pensare al Platano Picchiatore di Harry Potter, così come i pensieri che vengono evocati ci hanno subito portato alla memoria il Pensatoio di Silente. Ma anche il tavolo addobbato per il tè e i vari rimpicciolimenti e ingrandimenti ci hanno fatto pensare ad Alice nel Paese delle Meraviglie. Ci sono state delle letture che ti sono rimaste particolarmente impresse e che ti hanno aiutata a creare Melvina e l’Aldiqua, dandoti spunti ed idee?

Tutto il mio background mi ha aiutato a scrivere questo libro. Fin da piccola ho sempre letto di tutto: da Roald Dahl a Edgar Allan Poe, da Frank Baum a Lewis Carroll, dai fumetti di Will Eisner a quelli di Moebius. E poi ovviamente anche Tolkien, Barker, Moore, Lovecraft… Non faccio mai una divisione tra fumetti o prosa, prendo quello che amo e l’ispirazione viene da sé. Quando si leggono cose belle, la creatività se ne nutre.

Melvina è un fumetto trasversale, tutti i lettori se ne possono innamorare, dai più piccoli ai più grandi, ma quando hai creato il personaggio e in particolare questa storia avevi in mente un tuo lettore tipo? Quale sarebbe il lettore ideale di Melvina?

Penso che Melvina possa essere letto davvero da tutti, dai bambini agli adulti senza distinzione. Per questo non ho mai pensato a un lettore tipo, ognuno lo può percepire in maniera diversa a seconda dell’età e trovare qualcosa che lo faccia sognare per qualche ora. 

Melvina si evolve con gli anni, come tutti noi: deve affrontare pensieri, problemi, preoccupazioni ma anche sogni e desideri sempre più grandi. Visto che l’ha già sconfitto nell’adolescenza, nessun cattivo potrà portarle via ciò che vorrebbe di più. Allo stato attuale, qual è il desiderio più grande di Melvina e qual è il sogno che si è avverato finora? E quelli di Rachele?

Melvina in questo momento ha voglia di capirsi meglio, di riuscire ad affrontare il futuro senza ansie e senza porsi troppe domande. Sta crescendo e quindi ha bisogno di sentirsi amata e compresa. Io credo di volere le stesse cose, anche se sono già cresciuta, ad eccezione di una: vorrei poter ancora raccontare mille altre storie e poter avere sempre qualcuno disposto a darmi fiducia e leggerle con amore.

Grazie! 

First Date Book Tag

Ritorniamo al tradizionale primo articolo del mese = book tag e vi propongo questo tag simpaticissimo che parla di primi appuntamenti. Certo l’ansia che dà questo evento non l’abbiamo quando iniziamo a leggere un libro, e le sensazioni e le emozioni sono senza dubbio amplificate, ma spesso alcuni esiti possono somigliarsi. Quindi eccoci tra belli e brutti primi appuntamenti e tra libri più o meno godibili. Lasciamo partire questo tag a cui come sempre v’invitiamo a partecipare tutti!

Masturbate!

1. Il primo appuntamento imbarazzante: non è un brutto libro ma manca la scintilla: Fair play di Tove Jansson (2017, Iperborea) è un bel libro, breve, piacevole, ma sì manca la scintilla o almeno manca quel qualcosa che ci appassioni. La storia tratta di due donne, dei loro continui battibecchi, delle loro storie e delle loro arti. È molto sottile, ironico anche, ma la trama per noi è troppo lineare. La scrittura è godibilissima, l’ambientazione anche, ma preferiamo libri più “movimentati”.

5c05e9474b14477de5c8c3738de57178.jpg2. Il primo appuntamento scadente: un libro più brutto di quel che ti aspettavi. Avete presente quando siete molto sicuri di un autore e quindi con il cuore in mano, trepidanti andate a comprare il suo ultimo libro? Così ci è successo per Gli innamoramenti di Javier Marias (2014, Einaudi) e… non è stato all’altezza delle nostre aspettative. Sarà stato l’hype che ci ha fomentati troppo ed ha innalzato il livello di quello che ci aspettavamo. È la storia di una coppia, perfetta, osservata da lontano e di innamoramenti. Al centro di tutto c’è una morte improvvisa e quasi casuale, come in quasi tutti i libri di Marias, ma questa volta ci è sembrato che ci fosse meno organicità. Insomma, sia negli appuntamenti che nella lettura, si deve essere pronti alla delusione.

3. Il primo appuntamento ben preparato: un libro migliore di quel che pensavi. L’odore dei ragazzi affamati è un fumetto da poco uscito per Bao Publishing, che io ho recensito per Meganerd. È stata veramente una lettura piacevolissima e anche sorprendente. Non mi aspettavo praticamente nulla da questa graphic novel, non avendone mai sentito parlare, né conoscendo gli autori. La trama però era molto interessante, ben costruita e appassionante, l’ambientazione western è molto lontana da quello che leggo di solito, ma mi è davvero piaciuta! Super consigliato.

4. Bello ma stupido: un libro bello fuori ma brutto dentro. Allora brutto no, non possiamo dire che The Fiction di C. Pires, D. Rubin (2016, Tunuè) sia brutto dentro, ma non è neanche bellissimo e soprattutto c’è un bug tra i disegni, assolutamente meravigliosi e la narrazione e la trama che lasciano parecchio a desiderare. Insomma, non proprio bello ma stupido, però quasi!

5. Appuntamento al buio: un libro che hai comprato a occhi chiusi. L’abbiamo amicagenialecomprato ad occhi aperti, perché ci siamo innamorati della sua copertina, ma oltre questo non sapevamo nulla nè del libro in sé, né dell’autore. Stiamo parlando di Gli insetti preferiscono le ortiche di J. Tanizaki (2017, Elliot), romanzo delicatissimo e molto distante dalle nostre letture più occidentali, che abbiamo apprezzato moltissimo.

6. Speed dating: un libro che hai letto super velocemente. Lo sapete già, i libri che abbiamo divorato sono quelli della quadrilogia di Elena Ferrante, di cui vi abbiamo abbondantemente parlato qui e qui.

eccomi7. Il rimpiazzo: un libro che hai letto troppo presto dopo una lettura importante e che quindi non hai apprezzato. Non so se non l’abbiamo apprezzato perché è arrivato dopo un signor libro (Blankets), ma a noi Eccomi di J. Safran Foer (2016, Guanda) proprio non ha convinti. Forse lo avremmo letto con più piacere se non sarebbe venuto subito dopo il libro che ha prosciugato i nostri condotti lacrimali, ma forse no. Non è stato facile affrontarlo non solo per la mole di pagine, ma per i continui e in alcuni casi pedanti riferimenti religiosi, per la storia del bambino che ha usato la parola che inizia per “n”, per la trama caotica, informe, un grande no praticamente.

8. Il troppo entusiasta: un libro che ci ha provato troppo. Allora non sappiamo bene come rispondere a questa domanda, però prendendola in maniera positiva, un libro che ci ha provato troppo, ma che è riuscito nel suo intento è La terra dei figli di Gipi (2016, Coconino). Un libro che è tutto il contrario dell’entusiasmo, in cui c’è una storia drammatica. È una graphic novel in cui c’è tanto: violenza, amore, rapporto padri/figli, religione, fanatismo, ma è un mix di concetti e di tematiche sviluppato in modo egregio, quindi sì la posta in gioco è alta, ma vince.

9. Il primo appuntamento perfetto: un libro che per te ha fatto tutto bene. Lo sapete già. Non so a quale libro di preciso rimandarvi, ma è di Eco. Forse proprio a Baudolino, quello che ha visto l’inizio della mia proficua relazione con questo genio italiano. È sempre suo il mio libro perfetto.

10. Il primo appuntamento umiliante: un libro che ti fa sentire imbarazzato all’idea che ti sia piaciuto/ un libro che ti imbarazza veder letto in pubblico. Dunque, questa domanda l’avrei volentieri ignorata, ma forse è giusto rifletterci un attimo. Perché mai io lettrice/lettore, dovrei sentirmi in imbarazzo per qualcosa che mi piace? Se mi è piaciuto ha rispecchiato almeno in parte un mio pensiero, un mio modo di vedere, un lato del mio carattere quindi perché dovrei vergognarmene? Io a livello personale sono sempre contenta di parlare delle cose che mi piacciono e niente mi ha mai creato questo imbarazzo, neanche dire che mi piacciono moltissimo le scene degli omicidi in Hannibal ad esempio. Non vedo poi perché dovrei sentirmi a disagio per un libro che sta leggendo un’altra persona in pubblico, se piace a lei a me cosa cambia? E poi a cosa si potrebbe riferire questa domanda, a contenuti espliciti forse? Io sono la prima che legge libri, ma soprattutto fumetti molto violenti, ma anche in alcuni casi con contenuti sessualmente espliciti e non vedo dove sia il problema. Spero che nessuno abbia davvero dato una risposta a questa domanda, perché se a me piacciono gli Harmony (che io non ho mai letto perché non ho mai sentito questa esigenza nella vita, ma mai dire mai) non vedo chi o come potrebbe giudicarmi, magari mi piace quel tipo di narrazione, quello stile e se va bene a me non ci dev’essere nessun imbarazzo nel dimostrarlo. Leggete tutto, leggete sempre, se vi piace quello che state facendo non imbarazzatevi, non è che se non leggi Dostoevskij sei peggio/meglio di altri, quindi…

Bene, speriamo di avervi dato qualche spunto di lettura e di riflessione. Vi auguriamo primi appuntamenti perfetti sia con le persone che con le letture e mi raccomando, vogliamo sapere le vostre risposte!


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Le ragazze nello studio di Munari, A. Baronciani.

Le ragazze nello studio di Munari ha da poco avuto una nuova veste editoriale, grazie a Bao Publishing, questa graphic novel era infatti uscita nel 2011 per Black Velvet.

L’autore, Alessandro Baronciani, ha creato una storia di passioni e amori. Non solo l’amore tra uomo e donna, ma anche l’amore per l’arte, la bellezza e la lettura. Il personaggio principale è Fabio un inetto, che vorresti tirar fuori dal libro e prendere a schiaffi; anche un eterno indeciso, almeno per quanto riguarda le donne: chi scegliere tra Sonia, Chiara e Fedra? Nessuna visto che poi sceglieranno loro per lui. Il suo comportamento irritante con le donne, si trasforma invece quando si tratta di altro. La passione con cui parla dei libri, dei suoi piccoli tesori, dei suoi autografi fa scaldare il cuore ad ogni bibliofilo. Baronciani sa come far intenerire i lettori forti, piazzando in questo fumetto il sogno di tutti noi: una casa – libreria, edizioni rare e questo personaggio  che s’illumina quando parla di libri: è sempre lo stesso Fabio che avremmo voluto prendere a schiaffi, ma poi parla di Munari, di Calvino, dei colori e i balloon si animano, la sua voce trema dall’eccitazione e il lettore con lui.

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Baronciani mette in questo fumetto tutto l’amore per la bellezza. Bellezza espressa attraverso l’apparato grafico: una scoperta continua per il lettore che tra le linee essenziali e sintetiche del disegno troverà una morbida pecorella, un foglietto, una lezione sulla prospettiva. Il lettore partecipa alla lettura e nella storia attraverso nuovi piani di lettura che l’autore crea. Se con Come svanire completamente Baronciani ha creato fisicamente un contenitore con dentro storie da definire, comporre, inventare già Le ragazze nello studio di Munari è metaforicamente un contenitore di storie diverse, d’interessi, bellezza e sperimentazione grafica.

Questo libro è un percorso che s’ispira al pensiero e all’opera di Munari ed è inevitabile che quello che andrete a leggere sia qualcosa di complesso e strutturato. Le opere di Munari che non sono permanenti, si trasformano, si muovono, svaniscono e uguale è il pensiero di Fabio che freme, trotta, lui vorrebbe raccontare seguendo un filo logico, ma si perde in continuazione. Fabio non riesce a descrivere le sue storie e basta, deve divagare. Le ragazze di cui parla sono spunti e il lettore, mentre si parla di storie varie con donne, si ritrova catapultato nei diagrammi di Munari, nelle sue opere, in film francesi, con Monica Vitti, a riflettere su Diabolik.

Questa graphic novel è un unicum che partendo da una storia semplice riesce a trasportare il mondo nella mente complessa dell’uomo, grazie al continuo flusso di coscienza di Fabio di cui il lettore è testimone.

Voto-

 

 

 

 


 

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Recensione: Aqualung, J. Paliaga – F. Carlomagno

Aqualung è una web serie composta da due stagioni sviluppata da Jacopo Paliaga e French Carlomagno che potete trovare qui: http://www.coldcove.com/. La prima stagione Aqualung: 1 è stata fisicamente pubblicata da Bao Publishing (con aggiustamenti e materiale inedito) al prezzo di 16 euro.

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Cold Cove è una cittadina sul mare all’apparenza molto tranquilla, all’apparenza appunto. Qualcosa di terribile minaccia i suoi abitanti, il problema è che non si sa che cos’è, l’unico indizio è che viene dal mare, che è pericoloso. Chi salverà la cittadina? Lo sappiamo che state pensando ad un eroe muscoloso e aitante o ad un’eroina saggia e sinuosa. Vi fermiamo.

L’eroina della storia è Holly Greenberg una ragazzina bionda, con un polmone d’acciaio, sempre munita di inalatore, dai modi rudi e un po’ discola, ma estremamente coraggiosa. Sfrutta il suo handicap in modo da poter aiutare le persone scomparse misteriosamente e cercare di capire cos’è questa inquietante cosa che li rapisce, ma soprattutto si troverà nella situazione di dover aiutare una persona a sé davvero cara, chi rappresenta la sua famiglia: il papà, Andy.

Andy è un sognatore, un po’ distratto, un po’ imbranato, ha fatto vari sbagli, varie stupidaggini, ma sembra così indifeso e tenero da non potergli volere male, sì tutto bello, tutto giusto: fino a che Aqualung non arriva alla seconda stagione. Non vogliamo fare grandi spoiler, ma Andy vi farà lo scarpino. Il nostro personaggio preferito in assoluto è Tessa, compagna di Andy molto sensibile, dolce, simpatica che abbiamo apprezzato per il modo in cui vuole gentilmente entrare nella vita di Holly senza sconvolgerla, senza voler sostituire nessuno, ma con il solo intento di proteggerla e di fare il meglio per lei, è un personaggio molto affabile a cui non si può non voler bene. Altro personaggio molto bello è quello di Beth che arriva nella seconda stagione e di cui ci è piaciuta la storia spin – off, il suo “superpotere” è molto originale e la sua storia struggente e particolare dona ancora più drammaticità alla seconda stagione (che abbiamo trovato già molto più profonda rispetto alla prima che invece è più incentrata sull’azione, sulla lotta e sulla definizione del personaggio di Holly); altro bellissimo personaggio con una fantastica storia è Y09, come avete notato i personaggi sono molti, tutti molto ben caratterizzati.

Sono bellissimi i disegni, ogni personaggio è caratterizzato in modo meraviglioso e ci è piaciuto il fatto che si tratta di personaggi imperfetti: visi dai tratti spigolosi, nasi particolari, lentiggini, personaggi sciatti che però danno l’impressione di realismo. In fondo, non vogliamo leggere e guardare personaggi perfetti, ci servono personaggi normali, reali e sono tutti molto diversi tra di loro; non ci sono fighi assurdi (a parte uno di cui mi sono perdutamente innamorata:)

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Abbiamo adorato anche la scelta dei colori: i colori freddi e tutte le tonalità del blu esistenti al mondo donano un’aria più cupa e misteriosa, ma soprattutto permettono alla mente del lettore di non allontanarsi mai dal centro della storia che non è Holly, non sono i vari cattivi o le sparizioni, ma è l’acqua. Tutto quello che accade, accade in acqua e il male arriva dal mare. Noi ve lo consigliamo perchè è molto bello: c’è azione, mistero, intrighi, colpi di scena, ma non manca di sensibilità e amore! Oltre a leggerlo su http://www.coldcove.com, lo trovate anche su Wilder che è un bellissimo sito di fumetti inediti online gratis, dove ci sono varie serie aggiornate ogni martedì. Di questo sito fantastico vi abbiamo parlato anche sulla nostra pagina

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Il porto proibito

Il porto proibito è un capolavoro, edito da Bao Publishing di Teresa Radice e Stefano Turconi che costa 21 euro, ma ora è ancora in promozione, lo trovate scontato al 25%!

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È la graphic novel più bella che abbia mai letto. Adoro le tavole, i disegni sono meravigliosi, il tratto delicatissimo quasi tutto il fumetto fosse uno schizzo, anche dal disegno c’è qualcosa di nebbioso ed indefinito, misterioso.

La trama mi ha colpita molto, è avvincente, non banale. Siamo nei primi anni dell’800, solchiamo i mari insieme alle navi reali, dove troviamo Abel, che sembra non avere un passato, la cui vita s’intreccerà con le sorelle Stevenson (figlie di un traditore), ma soprattutto con Rebecca, senza passato anche lei, che lo inizierà ad una nuova vita, e gli farà prendere coscienza di ciò che è diventato.

La trama è fitta, densa di avvenimenti, colpi di scena, ricordi, rivelazioni, ma soprattutto affetto. C’è anche l’amore, ma è soprattutto l’affetto che viene fuori, l’affetto tra sorelle, tra padre e figlie, tra padre e figlio, si formano famiglie diverse in questa graphic novel e si dà tanta importanza alla paternità, alla maternità. L’amore verso i propri figli, o anche verso figli acquisiti che è così forte da sovrastare le proprie passioni, la propria carriera.

E poi sullo sfondo, il porto proibito, che come una calamita attira chi ha avuto una seconda possibilità dalla morte. Come un paradiso, che raccoglie le anime che non hanno più conti in sospeso, che hanno terminato le loro missioni.

È una storia bellissima, ma soprattutto è un libro colto, si vede l’enorme studio che c’è dietro ad ogni termine, tutto il lessico marinaresco e poi le canzoni da marinaio, le ballate, le citazioni dei grandi poeti inglesi. Così giusto a titolo informativo vi lascio la pagina con l’elenco dei testi citati:

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Una lettura piacevolissima accompagnata da disegni superbi, che ci trasporta in un mondo lontano, ma realistico, che ci accompagna a scoprire una storia emozionante navigando tra la grande letteratura. Questo lo dovete comprare PER FORZA.

Al sole come i gatti

Al sole come i gatti è una graphic novel di Marta Baroni, pubblicata da Bao Publishing al prezzo di 15 euro.

Piccola premessa, io abito a Roma da 4 anni, quasi 5, ora sono in ferie nella frescura del mio paesino di monagna, le feste sono quasi finite e sono ritornata allo studio. A farmi ricordare e anche un po’ riscoprire la capitale ci ha pensato questo fumetto.

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Questa graphic novel mi ha emozionato molto, è una specie di diario di viaggio, non solo nella città eterna (espressione cara all’autrice), ma nella vita, nell’infanzia e nell’adolescenza della protagonista che si racconta e si scopre in relazione ai luoghi di cui ci parla. È un bel viaggio quello che racconta: lento, graduale, assolutamente non mainstream. Chi conosce “solo” la Roma del centro, le piazze più importanti, le zone turistiche si sentirà immerso praticamente in una città nuova.

Si parte da Tor Marancia, Garbatella, S. Paolo e si parte con i giochi, con la spensieratezza, man mano che la lettura va avanti la città cresce e cresce anche Marta, insieme a tutta la sua combriccola e allora ci si sposta: s’inizia a familiarizzare con posti nuovi e si arriva a Trastevere, a S. Lorenzo, al Pigneto, al Forte Prenestino. Poi ci sono tanti aneddoti che vengono descritti, come l’incubo per noi studenti de La Sapienza: MAI GUARDARE NEGLI OCCHI LA MINERVA (statua simbolo che è di fronte al Rettorato) pena la mancata laurea, io neanche nel disegno l’ho guardata, non si sa mai. Poi c’è la descrizione di alcuni locali, di alcuni bar (come Fassi e il suo famoso Sanpietrino, che mi sono gustata grazie alla segnalazione di questo fumetto).

Nella parte finale la città sparisce, le tavole diventano bianche, colorate solo dalle riflessioni di Marta, che deve partire, lasciando il luogo che l’ha cresciuta, che l’ha resa com’è. Sembra un fumetto tenero e divertente, ma nasconde anche significati profondi, come le radici, l’identità, la forza dell’appartenenza, la propria storia.

La caratterizzazione dei personaggi non toglie spazio alla descrizione della città, i personaggi sono descritti velocemente in modo diretto e simpatico, le tavole sono ampie, come la Roma che si racconta, sono dai colori insoliti: un tripudio di colori e vivacità grazie al rosa, fucsia, arancione.

 

 

Penso che questa graphic novel sia un gioiellino, racconta la Roma che si vive davvero, quella degli incontri, delle feste. C’è la curiosità di scoprire la città insieme a Marta che cresce, si sente la sua malinconia nel lasciarla, il suo orgoglio nel raccontarne la storia. Merita tanto, quindi su, immergetevi in questo insolito tour nella capitale.

Questo fumetto fa parte della collana Bao Publishing: Le città viste dall’alto, sorvolate Roma anche voi!

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