Ricerca

tararabundidee

"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

Tag

amore

Settembre 1972, I. Oravecz

Che cosa abbiamo appena letto in verità non lo sappiamo, Settembre 1972 di Imre Oravecz, Edizioni Anfora, è senza dubbio un’opera particolare. Sembrerebbe un diario, una costellazione di ricordi in prosa, ma potrebbe tranquillamente trattarsi di una raccolta di poesie in versi sciolti. A livello stilistico il linguaggio dell’autore ungherese è estremamente poetico: ricchissimo, complesso, pieno di figure retoriche; enumerazioni, ossimori, metafore, il testo non è composto in endecasillabi e settenari, ma funzionerebbe comunque anche se non fosse in prosa.

Ma di che parla questo strano libro? Di amore.

Oravecz racconta il suo amore, dalla nascita casuale alla sua evoluzione, dalla pulsione sessuale al suo spegnimento, dalla serenità gioiosa ai momenti estremamente bui. L’amore di cui si parla è totalizzante, a tratti la descrizione puntuale dei sentimenti, delle situazioni e in particolare della mancanza dell’amata risulta anche stucchevole.

Non sappiamo se quello che viene raccontato nelle 99 istantanee sia un solo amore, potrebbe essere uno solo sviscerato in 99 episodi, 99 amori catturati in un unico preciso istante. Quello di cui siamo certi è che chi scrive è un uomo, assolutamente bisognoso d’amore, di calore, di una presenza che lo supporti e lo ami. Quello di cui non siamo assolutamente certi è chi sia questa donna o queste donne di cui il protagonista s’innamora. Sono quasi dei manichini, senza nome, senza storia, proiettate solo in quella distinta occasione.

La figura femminile risulta quasi appiattita dalla forza enorme dei sentimenti di chi scrive, è lì ferma sullo sfondo a sbagliare, vestirsi, svestirsi, amare. La donna dà amore, è descritta nel suo abbigliamento, nella sua fisicità, ma non sappiamo quasi nulla di ciò che pensa, di quali sono i suoi reali sentimenti, di come vive la storia d’amore, per questo potrebbe essere la storia di uno o di diversi amori, la Lei è così poco approfondita che è tranquillamente interscambiabile.

Pur essendo l’amore un incontro tra due persone, un insieme, un accordo, qui abbiamo una visione parziale di questo sentimento: unilaterale. Un unico attore, un unico sentimento immenso, l’ambiente esterno fumoso e quasi irreale. Siamo sicuri che da qualche parte nella città di P. o di H. ci siano i 99 racconti d’amore della controparte, che ci permetteranno di ricostruire meticolosamente il quadro di questa vita d’amore di Imre Oravecz.

Il consiglio dell’avvocato

È da molto che io, George Hautecourt non viaggio su questi schermi, consigliandovi l’ascolto perfetto per accompagnare le vostre letture, ma stavolta non potevo assolutamente mancare all’appuntamento. C’è un accoppiamento perfetto.

Sarà per il sentimento totalizzante, forse per il fatto che a descrivere questa esperienza sentimentale si tenga conto solo dell’uomo, che c’è una Lei di cui sappiamo poco o nulla, ma che:

Se non fosse per te

Sarei niente, lo sai

Perché senza te io non vivo

E mi manca il respiro

Se tu te ne vai.

Quando sono con te

Chiudo gli occhi e già volo,

D’improvviso la malinconia se ne va

Dai pensieri miei cade un velo

E ritrovo con te l’unica verità.

Solamente tu sai

Anche senza parole

Dirmi quello che voglio sentire da te.

Io non ti lascerò

Fino a quando vivrò:

Tutto quello che un uomo può fare

Stavolta per te lo farò.

Sergio Cammariere, Tutto quello che un uomo

Il pene del Senpai, Yoichi Abe.

Prima o poi tutti ci ritroviamo alle prese con una cotta. Una cotta magari passeggera, con tranquillità svanisce subito, ma ci sono quelle che sono alimentate da una serie di ambiguità e dolcezze che per chi le fa sono semplici gentilezze… ma per chi le riceve: incontrastabili conferme di un interesse profondissimo. Allora ci fissiamo, stiamo male, ma soprattutto desideriamo ardentemente proprio quella persona. Una persona a cui noi pensiamo intensamente, che oscura ogni altra possibilità, insomma quella persona che vogliamo a tutti i costi e che magari anche noi stessi depistiamo per non esporci troppo, parlandole di altri, arretrando quando si avvicina, insomma… tira e molla a parte, la cotta rimane e sarebbe così bello poter avere quella persona anche per poco, ma se ci fosse la possibilità di avere almeno una sua parte?

È più o meno così che inizia Il pene del Senpai di Yoichi Abe, un brillantissimo manga che descrive un mondo in cui si può tranquillamente tagliare il pene dagli uomini, senza che loro provino particolare dolore, ma soprattutto senza che l’appendice stessa ne risenta particolarmente. Insomma questa ragazza perdutamente cotta di un bellissimo ragazzo è proprio risoluta ad avere con sé almeno una parte di lui… quindi perché non il pene, visto che tagliarlo non ha grandi ripercussioni?

Il concetto base del manga è assolutamente geniale, i disegni sono kawaii, infatti pur parlando di peni l’erotismo è quasi del tutto assente. Non è sull’aspetto sessuale che Yoichi Abe si sofferma, ma più che altro va a delineare i rapporti che le ragazze hanno con i peni e con l’altro sesso in generale. Si parla di questo in 7 piccole storie che hanno come protagoniste ragazze diverse che si rapportano a questo “potere eviratore senza sforzo“. Si parla di coppie, della difficoltà di trovare una persona che piaccia completamente, della difficoltà di rimanere in una relazione, dei tradimenti, insomma di quello che capita tutti i giorni in ogni coppia: non sarebbe quindi meglio fare a meno del pacchetto relazione e usufruire solo del pene? Che tra l’altro non dà grossi disturbi, è relativamente docile, mangia anguria, deve essere un minimo controllato visto che tende a volersi riunire con la restante parte del corpo, ma tutto sommato meglio di fare la conoscenza con tutti gli amici, delle gelosie etc. etc.

Non essendo pratica della nomenclatura giapponese ero fermamente convinta che a scrivere questo originalissimo manga fosse stata una donna. A parte alcune scene creepy: tipo un pene che viene frullato e che quindi per una sensibilità verso il proprio corpo, pensavo non potesse uscire fuori da un uomo, in questo fumetto i personaggi maschili escono veramente a pezzi. Questo mi aveva fatto propendere su un’autrice donna, che va a riequilibrare una situazione in cui generalmente è la donna ad essere sessualizzata, utilizzata e soprattutto è sempre il corpo della donna ad essere particolarmente esposto. Qui abbiamo il contrario, l’uomo viene pensato non solo in quanto uomo ma soprattutto come portatore di pene. La personalità dei personaggi maschili non esiste a parte in una storia, tutto si muove solamente in relazione alla loro appendice. Questa spersonalizzazione degli uomini va a tutto vantaggio di una personificazione del pene. La cosa più bella è che comunque, come abbiamo riferito prima, non ci sono delle forti componenti sessuali quindi in realtà il pene non è solo soggetto del desiderio sessuale femminile, ma diventa il soggetto di una relazione a discapito dell’uomo stesso. Questo capovolgimento degli infelici standard e stereotipi a cui siamo sottoposte è molto intrigante e lo è ancora di più se a farlo è un uomo. Spazio ha ovviamente il piacere femminile, anche se non è manifestato molto a livello visivo, si parla molto del sesso per piacere e non come manifestazione più alta del sentimento amoroso, come viene dipinto sempre l’atto sessuale per le donne. Le donne provano piacere e non ci deve essere per forza un sentimento dietro e come dimostra questo fumetto, non ci deve essere dietro neanche necessariamente una persona. Ho trovato intelligentissima la linea narrativa di questo fumetto anche perché si lega alla masturbazione femminile che è sempre e comunque un tabù. Non solo appaiono peni recisi che saltellano dai corpi da cui sono stati tagliati, ma ci sono anche vibratori e altri strumenti di piacere, ma soprattutto il piacere femminile è al centro della narrazione. Il pene sostituisce l’uomo perché dà il piacere che serve senza tutto il resto e aiuta la donna a raggiungere un piacere disinteressato: quello che succede con la masturbazione, no? [Ora io non vorrei dilungarmi tanto su questo argomento, ma posso rimandarvi a chi di queste cose ne tratta sempre e soprattutto molto molto meglio di me, quindi se volete conoscere qualche opinione in più QUESTA è la cosa giusta da leggere! (E direi che potete anche seguire sessolopotessi su ig!)]

Posso dire che ho riso tantissimo mentre leggevo questo fumetto, alcune scelte grafiche e narrative sono così originali e surreali che veramente sono divertentissime. Nonostante questo lascia spazio alla riflessione perché anche se si parla in fondo di qualcosa di impossibile, riesce a far trasparire una vivida visione della quotidianità femminile che altri prodotti più realistici non trasmettono.

Concludo con un ringraziamento al signor Yoichi Abe che oltre a farci crepare dal ridere è anche riuscito a descrivere le donne non solo come amanti dell’amore, pulitine, senza il minimo briciolo di desiderio, ma come persone che hanno pulsioni, che fanno delle battute grevi, insomma, come siamo davvero.

Crea un sito o un blog gratuito su WordPress.com.

Su ↑