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"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

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Grafic Novel/Fumetti

Macumba, Mattia Iacono.

Macumba è una graphic novel scritta e disegnata da Mattia Iacono, da poco uscita per Tunuè.

Il termine Macumba viene dal bantu (lingua delle civiltà africane centro – meridionali), indica in generale la magia ed anche uno strumento musicale rituale. Questo termine è soprattutto usato nell’America Meridionale, specialmente in Brasile, per indicare pratiche religiose a carattere spiritistico, con fini propiziatori, che includono anche sacrifici rituali. In Italia Macumba non ha un’accezione così forte, ma indica il malocchio, che per chi ci crede è una piaga vera.

20171014_160203.jpg“L’uocchi ‘so pevo e le scoppettate” si dice da me (meno musicale e tradotto in lingua corrente sarebbe “il malocchio è peggio degli spari”) e così è per Bellini, l’archeologo scontroso ed ipocondriaco, protagonista del fumetto. Pur essendo un uomo di scienza, il signor Bellini si lascia prendere, complice una giornata no in una vita di perenne mediocrità e qualche bicchiere di ottimo whisky di troppo. Bellini è un uomo che si è lasciato sopraffare dalla vita: ha abbandonato la vocazione per l’archeologia, non ha lottato per tenersi accanto la donna della sua vita ed ora si ritrova insoddisfatto a vivere giornate monotone fino a che…

AHPUCH è il termine che porta Bellini in un’altra dimensione. Ahpuch è uno dei nomi usati per indicare il Dio della morte nella civiltà Maya e Bellini lo pronuncia leggendo l’incisione su delle statuette. In questa dimensione altra incontra tre spiriti che lo ammoniranno e gli sveleranno che gli rimangono solo 24 ore di vita, un attimo ed è subito Canto di Natale di Dickens, ma qui tutto prende una piega diversa. Bellini non passerà le sue ultime 24 cercando di cambiare, di migliorare o di fare qualcosa che non ha mai fatto prima, ma accompagnando il Dott. Cabrera, il personaggio più bello del fumetto, nelle sue quotidiane commissioni. Pur non essendo amici e non avendo nulla in comune, tra i due c’è una certa sintonia, soprattutto Cabrera prende veramente gusto a scherzare sugli stranissimi vaneggiamenti di un professore universitario che crede di essere vittima della macumba.

I personaggi di questo fumetto sono caratterizzati benissimo. La suggestione che s’impossessa di Bellini è simile in fondo a quella di un archeologo che dalle sue pietre vuole sviscerare i segreti del mondo. Ogni archeologo ha con le sue pietre un rapporto speciale, non è che tutti noi archeologi parliamo con i cocci e veniamo trasportati fisicamente in altre dimensioni, ma quasi: c’è un filo che ci lega ad ogni piccolo residuo di storia perchè da ognuno di essi si sviluppa la nostra ricerca e la nostra passione. Non voglio giustificare il comportamento esagerato di Bellini, ma tutti gli archeologi nel loro inconscio si fanno suggestionare dalla storia delle pietre. Sicuramente il fatto che Mattia Iacono abbia catturato l’essenza dell’essere archeologo, è una delle cose che ci ha fatto adorare questo libro, l’altra cosa è sicuramente l’apparato grafico. Con il suo stile personalissimo, l’autore riesce a creare dei personaggi che rimangono nel lettore, credo di non riuscire mai più a togliermi dalla mente lo sguardo perso e malinconico del Bellini affrontato a p. 19. Estremamente originale è poi l’uso dei colori, in una storia che parla di insoddisfazioni e di morte, il lettore si sarebbe aspettato una palette fredda e cupa, mentre si confronterà con i colori più disparati e vivaci, tra cui spicca un forte uso del magenta, che caratterizza i tre spiriti, disegnati con chiarissimo riferimento alla rappresentazione canonica delle divinità Maya, che stempera la dimensione in cui viene catapultato Bellini in cui tutto è assolutamente e profondamente nero.

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Un finale assolutamente inaspettato suggella questa equilibrata ed intensa graphic novel che ci ha sorpreso per la sua grande qualità, quindi non potete far altro che leggerla.


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Libri che non leggerai mai, Book Tag.

Salve a tutti! Dopo lo scorso articolo, continuiamo con le unpopular opinions con questo book tag riguardante i libri che pensiamo di non leggere mai, perchè non ci attirano, perchè non ne abbiamo sentito parlare bene e per svariati altri motivi. Se dovessimo turbare la vostra sensibilità nominando titoli a voi cari, ci dispiace moltissimo, ma purtroppo un lettore è fatto di libri letti quanto di non letti!

Speriamo di conoscere presto anche le vostre risposte a queste domande e a confrontarci con voi! Buon tag.

tumblr_ox4uftSxUs1sgrduho1_1280.jpg1. Un libro molto famoso che non sei interessato a leggere: ha fatto tantissimo parlare di sé, senza suscitare il nostro interesse, Le ragazze di Emma Cline. Ispirato alla “setta” The Family il cui capo era Charles Milles Manson, parla di Evie, ragazzina tormentata che si sente inutile e non vede l’ora che qualcuno si accorga di lei. Una preda deliziosa per un clan del genere, che mira a soggiogare anime deboli per schiavizzarle e privarle della loro personalità e coscienza, per far sì che facciano le più turpi azioni. Evie quindi, come le persone che facevano parte della Family di Manson, viene catturata dalla perfezione, dall’emancipazione delle ragazze e del loro capo Russell carismatico e affascinante. Sarà che la storia in sé che ha per protagonista una ragazzina molto debole, piatta, facilmente manipolabile non ci attira molto, mettete anche che generalmente preferiamo le storie di fiction alla non fiction e ne viene fuori che da tutta questa bufera legata all’esordio spettacolare di Emma Cline, noi ne siamo usciti indenni e non ce ne pentiamo.

2. Una serie di libri che non comincerai/finirai: La serie di libri, pur molto chiacchierata, che non ha conquistato la nostra simpatia è La saga dei Cazalet di Elizabeth Jane Howard. È un romanzo familiare, che da quello letto in giro, ricorda molto Downton Abbey (una delle nostre serie preferite), sappiamo che la scrittura è minuziosa, ricca di particolari, i personaggi sono ben caratterizzati, ma c’è un problema. Tutti quelli che conosciamo hanno amato Stoner di Williams, ora voi vi starete giustamente chiedendo che c’entra Stoner con i Cazalet, secondo noi c’entra perchè… a noi Stoner non è proprio piaciuto. Scritto benissimo eh! Una prosa eccezionale, ma gli avvenimenti, la trama così piatta, così normale, mai un colpo di scena, mai un fattore sorpresa. Abbiamo paura che con i Cazalet si possa ripetere la stessa cosa, sicuramente ci sono molti personaggi, quindi ci saranno più intrecci, più vicende da seguire, ma è comunque il racconto di una quotidianità di una serie di personaggi che si propaga nel tempo e nello spazio per ben 4 volumi. Non crediamo di farcela a sopportare.
Per quanto riguarda invece la serie che non finiremo, si tratta di Saga di Vaughan – Staples. Pur essendo totalmente diverso, non ci distacchiamo molto da una specie di romanzo familiare, che ha però anche lotte varie ed eventuali di razze aliene diverse, guerre stellari, magia, personaggi antropomorfi, sotterfugi vari, sesso, bambini, troppo praticamente. L’abbiamo iniziata, ma non ci ha catturato.

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3. Un classico che semplicemente non ti interessa: Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald. La cosa che meno ci attira, forse, è il protagonista. Insomma Jay ha rischiato tutto per farsi da solo, è capace, intelligente, l’incarnazione del benedetto mito americano, ma non riesce a togliersi di dosso Daisy, rimane ancorato al suo amore, alla sua promessa. No, non è il genere di storia che pensiamo faccia al caso nostro.

4. Generi letterari che non leggi mai: leggiamo pochissime volte gialli, perché la risoluzione di misteri a meno che non siano fatti in modo fenomenale e originale non ci attira. Non siamo fan delle inchieste e delle investigazioni, siamo più fan delle morti e degli omicidi. Non leggiamo quasi mai neanche fantasy, non perché non ci piacciano, ma perché dopo i “classici”, non sapremo da dove cominciare. Ci sono così tanti titoli, così tanti mondi, che poi finiamo sempre per rimanere nella nostra comfort zone.

5. Un libro che probabilmente non leggerai mai: più che un libro solo, siamo convinti di non voler leggere mai Bukowski. I suoi libri carichi di egocentrismo, alcool, sesso, relazioni effimere, sentimenti un po’ superficiali, tutto questo machismo raccontato in modo crudo, sporco, non è davvero quello che cerchiamo in un libro o in un autore. Preferiremmo spendere il nostro tempo con qualcosa di diverso, i libri di Charles sono per la maggior parte autobiografici e a noi della sua esistenza disinibita, anticonvenzionale, beat e giovanile, interessa veramente poco.

Carichi, carichissimi di opinioni particolarmente contestabili vi lasciamo, ricordandovi che vogliamo assolutamente sapere quali sono i libri che probabilmente non leggerete. Ovviamente se volete farci cambiare idea sui libri che abbiamo citato, noi siamo aperti all’ascolto e al dialogo, ma non vi promettiamo nulla.


 

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Le ragazze nello studio di Munari, A. Baronciani.

Le ragazze nello studio di Munari ha da poco avuto una nuova veste editoriale, grazie a Bao Publishing, questa graphic novel era infatti uscita nel 2011 per Black Velvet.

L’autore, Alessandro Baronciani, ha creato una storia di passioni e amori. Non solo l’amore tra uomo e donna, ma anche l’amore per l’arte, la bellezza e la lettura. Il personaggio principale è Fabio un inetto, che vorresti tirar fuori dal libro e prendere a schiaffi; anche un eterno indeciso, almeno per quanto riguarda le donne: chi scegliere tra Sonia, Chiara e Fedra? Nessuna visto che poi sceglieranno loro per lui. Il suo comportamento irritante con le donne, si trasforma invece quando si tratta di altro. La passione con cui parla dei libri, dei suoi piccoli tesori, dei suoi autografi fa scaldare il cuore ad ogni bibliofilo. Baronciani sa come far intenerire i lettori forti, piazzando in questo fumetto il sogno di tutti noi: una casa – libreria, edizioni rare e questo personaggio  che s’illumina quando parla di libri: è sempre lo stesso Fabio che avremmo voluto prendere a schiaffi, ma poi parla di Munari, di Calvino, dei colori e i balloon si animano, la sua voce trema dall’eccitazione e il lettore con lui.

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Baronciani mette in questo fumetto tutto l’amore per la bellezza. Bellezza espressa attraverso l’apparato grafico: una scoperta continua per il lettore che tra le linee essenziali e sintetiche del disegno troverà una morbida pecorella, un foglietto, una lezione sulla prospettiva. Il lettore partecipa alla lettura e nella storia attraverso nuovi piani di lettura che l’autore crea. Se con Come svanire completamente Baronciani ha creato fisicamente un contenitore con dentro storie da definire, comporre, inventare già Le ragazze nello studio di Munari è metaforicamente un contenitore di storie diverse, d’interessi, bellezza e sperimentazione grafica.

Questo libro è un percorso che s’ispira al pensiero e all’opera di Munari ed è inevitabile che quello che andrete a leggere sia qualcosa di complesso e strutturato. Le opere di Munari che non sono permanenti, si trasformano, si muovono, svaniscono e uguale è il pensiero di Fabio che freme, trotta, lui vorrebbe raccontare seguendo un filo logico, ma si perde in continuazione. Fabio non riesce a descrivere le sue storie e basta, deve divagare. Le ragazze di cui parla sono spunti e il lettore, mentre si parla di storie varie con donne, si ritrova catapultato nei diagrammi di Munari, nelle sue opere, in film francesi, con Monica Vitti, a riflettere su Diabolik.

Questa graphic novel è un unicum che partendo da una storia semplice riesce a trasportare il mondo nella mente complessa dell’uomo, grazie al continuo flusso di coscienza di Fabio di cui il lettore è testimone.

Voto-

 

 

 

 


 

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Mooned, L. Palloni

whatsapp-image-2017-09-18-at-14-02-18.jpegLeggere Mooned è innanzitutto un’esperienza. A sfogliarlo potrebbe sembrare noioso perché le tavole sono tutte uguali: la pagina è suddivisa in 4 vignette, al centro c’è una luna, attaccato ad essa immobile, c’è un uomo. Siamo nel futuro e a parlare è Rico o Casio? Non l’abbiamo capito bene, c’è quest’uomo insomma, un cosmonauta che aspetta che il suo migliore amico lo salvi, davanti a sé ha l’infinito, dentro di sé e i suoi ricordi. Deve rimanere immobile perché la luna risente dei suoi movimenti, ma è un’immobilità solo fisica, la sua mente cavalca, inventa o forse ci sbagliamo ed è tutto vero quello che gli succede?

20170916_123549Lo sappiamo che non possiamo raccontarvi della nostra esperienza di lettura facendovi domande, ma non abbiamo chiara la situazione di Rico /Casio perché lui stesso non ha alcuna certezza, l’unica sicurezza è che è ancorato ad una luna. Pensa di essere solo ma in realtà non lo è, lo spazio è popolato da tanti personaggi ed alcuni di essi li conosciamo bene. C’è Astolfo per esempio, che in groppa al suo destriero cerca il senno di Orlando o la Donna Cannone, sisi quella della canzone di De Gregori, ci sono i familiari che vanno a trovalo, in alcuni momenti ci sono anche dei party, quando non c’è nessuno si consola ricordando delle playlist in cui ad esempio troviamo la grande hit Dragonstea Din Tei. Forse con queste premesse vi sembrerà di approcciarvi ad un fumetto umoristico, ma Mooned non lo è.

Il lettore si identifica con Rico/Casio che nonostante comici siparietti, è li ad aspettare che qualcuno lo salvi e nel frattempo riflette sul passato, sul futuro, sulla solitudine. È un’anima in pena che ha perso la lucidità, non sa neanche più chi è davvero e non sa neanche se quello che gli sta succedendo sia una portentosa visione; e se non lo sa il protagonista che ne possiamo sapere noi?

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Mooned mette il lettore di fronte all’infinito, disseminando dubbi, non dando nulla di certo. Il protagonista pur stando immobile, anzi crocifisso, sacrificato su quella luna, compie il più grandioso dei viaggi: quello dentro se stesso, penserà alla morte e ad un certo punto quando sembra che non abbia più niente per cui lottare, si riprende, cerca di capire perché dovrebbe vivere ancora. I pensieri di Rico sono profondi, intensi, malinconici e mettono il lettore in condizione di doversi porre delle domande anche scomode, entrare nella mente di Rico non è facile, perchè implica una grande partecipazione emotiva e parecchia riflessione. In questo fumetto il lettore ha l’ansia di proseguire, di volare tra le pagine, perché ha bisogno di sapere se Rico verrà mai salvato, ma non può andare veloce, perché il ritmo di Mooned è lento ed impone al lettore delle soste per ricomporsi e riflettere, anche il lettore diventa immobile e ha bisogno di guardarsi un po’ dentro per immedesimarsi nel protagonista. È vero che le tavole stesse, molto simili impongono un ritmo lento, ma il lettore ha bisogno di fermarsi anche per guardare. Si stupirà di fronte alla bellezza di alcune tavole (tutti leggendolo rimarrete sbalorditi dal viaggio che Rico e il pappone compiranno nello spazio/tempo aggrappati alla luna) e deve anche reggere le pagine di metafumetto, che ricordano al lettore che Rico/Casio è “solo” un personaggio partorito dalla mente di Palloni, che potrebbe distruggerlo in ogni momento.

Ve l’abbiamo detto che leggere Mooned è un’esperienza e con il nostro piccolo racconto di lettura ve ne abbiamo svelato solo una piccolissima parte, quindi buon viaggio nell’infinito mondo di Rico/Casio amici.


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Un lungo cammino, Daveti – Palloni, Rossi.

Non possiamo sapere cosa ci riservi il futuro, non sappiamo neanche cosa succederà domani, ma le ipotesi sono molte e quella ipotizzata da Samuel Daveti, Lorenzo Palloni e Francesco Rossi non sembra poi così impossibile.

Siamo nel 2082, un tempo non vicinissimo, ma neanche troppo lontano e l’Italia è divisa tra città stato e terre di nessuno, è un paese dilaniato dalla violenza e dalla brutalità, l’uomo non ha più alcun rispetto per i suoi simili neanche per quelli più cari, è una lotta all’ultimo sangue per la sopravvivenza. In un luogo così non sembra esserci posto per l’amore e i sentimenti, ma in Un lungo cammino l’uomo non si è snaturalizzato del tutto, conserva qualche traccia di umanità e la mostra soprattutto grazie a chi per forza di cose mantiene intatta la sua innocenza: un bambino.

lungocammino.jpgI protagonisti di questa storia sono Ivan, un cacciatore che si fa carico del piccolo Alec, rimasto orfano dopo un attentato all’aereo su cui viaggiava. Ivan è un uomo giusto, di parola ed intraprenderà un lungo viaggio per portare Alec in Francia. Tutto si mette contro la buona riuscita del piano di Ivan, i pericoli in un mondo come quello prospettato dagli autori sono moltissimi. Ogni essere umano che incontrano è un ostacolo, nessuno è disposto a dare una mano, nessuno sembra accorgersi dell’importanza della missione di Ivan. È un mondo sporco e crudele, che non sembra avere nulla del futuro. È il quadro del regresso, di un ritorno alle origini, alla legge del taglione. L’uomo ha dimenticato gli anni di progresso, così come l’arte, la bellezza, l’umanesimo, tutto ciò che caratterizza l’uomo in quanto tale. Un lungo cammino è un lungo scivolare dell’umanità verso il baratro buio della violenza.

lungocammino1.jpgLa crisi che l’umanità attraversa è visibile anche grazie alla destrutturazione delle tavole. Le vignette hanno dimensioni diverse e spesso si adagiano su spettacolari splash page, l’ordine di lettura in alcune pagine sembra compromesso dalla particolare costruzione; la violenza della storia è però placata da un’unica tonalità che colora tutto il volume che è un rosa carne combinato con una forte presenza di nero, in cui nelle scene notturne sono quasi nascoste altre scene appena accennate. Gli spettacolari disegni, tra cui splendono gli esterni, incorniciano questa struggente storia di cui è ufficiale la notizia di una trasposizione cinematografica, che noi aspettiamo con ansia.

Una storia spettacolare quella fatta dai tre autori, che fanno parte del collettivo Mammaiuto: associazione culturale che pubblica fumetti gratuiti on-line di un livello altissimo, che ringraziamo per aver creato questo fumetto da cui il lettore viene rapito, rimane impaurito da una storia così fortemente immaginabile, prova ansia, terrore e difficilmente rimarrà impassibile all’intenso finale.


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Supersorda! Cece Bell.

Con questo volume inviatoci da Il Battello a Vapore che ringraziamo tantissimo, abbiamo scoperto la collana Vortici che travolge i lettori con le sue storie imprevedibili aprendo e formando nuove menti, visto che si tratta di una collana di libri per ragazzi dai 12 anni. Siamo molto, molto incuriositi da altri titoli come Una voce di piombo e oro di K. L. Going e Voce di lupo di Laura Bonalumi che contiamo di recuperare presto per poi raccontarveli approfonditamente.

Oggi però tocca a SuperSorda! di Cece Bell. La protagonista di questa graphic novel è Cece una coniglietta carina e simpatica, affetta da un grave problema: la sordità. Attraverso il suo personale racconto Cece Bell fa capire cosa passa nella mente di una bambina che si accorge di essere diversa e con toni chiari e limpidi, grazie a disegni teneri e a colori vivaci che rendono un tema così importante e doloroso una piacevole lettura anche per i più piccoli, offre un’arma per far sentire a proprio agio tutti.

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L’inadeguatezza della piccola Cece è forte, viene bullizzata o esibita per il suo essere diversa, viene automaticamente trattata diversamente perché gli altri si sentono in dovere di aiutare la “povera Cece” mettendola ancora più a disagio e facendole pesare la sua malattia. Quando l’autrice era bambina gli apparecchi acustici non avevano la stessa discrezione di oggi, erano molto visibili, scomodi: con quell’aggeggio tutti si sarebbero accorti del suo handicap. Inizialmente Cece ha problemi ad inserirsi, paragona la sua sordità ad una bolla impenetrabile, non sente bene e non si sente bene, ma man mano che Cece cresce riesce a convivere e a prendere atto della sua malattia, riesce ad accettarla, grazie anche alla presenza di un’amica che per la prima volta vede Cece non come una ragazzina sorda, ma come una ragazzina e basta. Quando Cece vede che la sua sordità può essere tralasciata dagli altri capisce che l’essere trattata diversamente è un bisogno per gli altri più che per sé stessa. Un’altro passo avanti Cece riesce a farlo grazie alla sua prima cotta: aprendosi capirà che può essere davvero super! Grazie al suo apparecchio ha sviluppato un superudito che gli altri non possono avere, diventa così una supereroina per i suoi amici.

My cat is the coolest! (1).pngLa storia di Cece riesce a far chiarezza su come comportarsi con chi ha non solo un handicap, ma con chiunque si senta a disagio o escluso. Sottolineare il disagio o trattare le persone con compassione non è mai la scelta giusta. Cece ha dimostrato di avere consapevolezza del suo problema da subito, non serve che anche altri le facciano notare di essere diversa, serve invece qualcuno che le faccia credere in se stessa, che non faccia differenze. La storia di Cece è una storia di conquista, Cece conquista la libertà di essere sé stessa: sorda in mezzo agli udenti, accettando la sua situazione, senza autocommiserarsi, ma sforzandosi di essere e sentirsi normale. Supersorda non parla solo di accettazione di una malattia, ma fa anche leva sull’importanza della famiglia e delle amicizie, di un clima sano e spensierato dove crescere e soprattutto c’insegna che tutti abbiamo qualcosa di super, dobbiamo solo credere in noi stessi.

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