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"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

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Grafic Novel/Fumetti

Il papà di Dio, Maicol & Mirco

Oggi vi consigliamo una lettura che dovreste fare necessariamente: Il papà di Dio di Maicol&Mirco edito da Bao Publishing è meraviglioso, cercheremo di parlarvene senza svelarvi troppo, voi però compratelo immediatamente perché la vostra libreria lo reclama.

Maicol e pure Mirco ovvio, ci hanno abituati al loro segno; un tratto distintivo, veloce, uno schizzo, uno scarabocchio appunto con cui sono in grado di far ridere e riflettere. Pochi segni e poche parole a loro bastano per creare le migliori vignette in circolazione. E se in una sola vignetta possono dare tanto è normale che in 900 pagine rivelino tutti i segreti della Terra.

In un mondo, anzi in uno dei mondi creati dal Dio Senior vivono il signor papà di Dio e Dio. Il papà di Dio è perfetto ovviamente, è un cerchio, un meraviglioso cerchio senza spigoli, senza difetti che crea mondi, cose, animali, assolutamente perfetti, però durante il suo infinito processo creativo ha creato anche Dio e insomma… poteva andargli meglio. Dio è un po’ pasticcione, ancora non ha fatto sua l’arte della creazione, è un grazioso triangolo, un po’ imperfetto, ribelle, insomma è un ragazzino normale con un fantastico amico immaginario: Satana.

Nel fumetto seguiamo le vicende di Dio e di suo padre svolgersi nell’eternità, la lentezza dell’eterno è intelligentemente data da pagine che si susseguono tutte uguali: il lettore gira pagina ed è notte, ancora notte, di nuovo notte. Il tempo è dilatatissimo, stiamo sempre parlando di Dio. Attraverso queste pagine tutte uguali, l’autore si diverte a prendere in giro il lettore (come sempre) che avanza tra le pagine in cerca di Dio, mai spazientendosi: il susseguirsi del tempo eterno ed immutabile è il minimo per seguire le vicende di divinità immortali!

Dio ha creato cose terribili a differenza del padre, come la morte, la malattia, perché è un artista, guardiamoci intorno: il mondo che abbiamo è variegato, diverso, assolutamente disgraziato però è accattivante, interessante… non ci sarebbe troppo da divertirsi in uno dei mondi perfetti creati da un Dio perfetto no? E poi non ci sarebbero i fumetti perché quelli li ha inventati Dio, quindi questo mondo è il migliore per forza.

In questo libro oltre a essere svelate verità cosmiche e segreti creativi, viene soprattutto messo in scena il rapporto padre/figlio. Il signor papà di Dio è un “normale” padre apprensivo, preoccupato per il futuro di suo figlio Dio che non vede ancora pronto per essere lasciato andare. Dio è sempre il “piccolo di casa” pur essendo ormai in grado di cavarsela da solo, d’altro canto appare comunque un po’ impacciato, sensibile e si sente giustamente inappropriato perché in fondo deve dimostrare di essere all’altezza di un Dio così perfetto come suo padre. In questa intima storia familiare sono nascosti i segreti del mondo: ad esempio come è nato Satana, il personaggio più affascinante, l’amico che solo Dio può vedere e che dialoga con i lettori, facendoli entrare fisicamente nel libro per sbirciare le sovrumane vicende delle divinità.

Questo è un fumetto geniale, spettacolare, che riesce a parlare delle celestissime e inavvicinabili eteree divinità. Attraverso un umorismo intelligente, con una storia tra le più originali che abbiamo mai letto, Maicol&Mirco ci accompagnano a scoprire le verità sul nostro mondo, rispondendo alle domande che tutti ci siamo sempre posti.

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Il Libro della Giungla e quattro chiacchiere con La 3am.

Lo confessiamo, non avevamo mai letto Il Libro della Giungla. Avevamo visto il film della Disney, vari altri film, telefilm ispirati ad esso che non ci avevano pienamente convinto per cui non abbiamo mai avuto la curiosità di leggere il romanzo… fino a che non è uscita una nuova edizione de Il libro della giungla per la Kleiner Flug nella neonata collana di romanzi illustrati Zum Zum Books. Le illustrazioni sono affidate a Margherita Tramutoli in arte La 3am che noi adoriamo e seguiamo sempre, per cui non potevamo fare a meno di comprarlo.

L’edizione è curatissima e davvero molto, molto bella. Dobbiamo dire che questo classico su cui non scommettevamo molto ci ha davvero catturati. Ne Il Libro della Giuingla non c’è solo la storia di Mowgli che è quella più pubblicizzata e conosciuta, ma anche quella della piccola mangusta Rikki-tikki-tavi, dell’elefante Kala Nag e del piccolo Toomai. Oltre ad essere storie avventurose ed accattivanti che immergono il lettore in un altro tempo ed in luoghi bellissimi e lontani, sono storie dove viene messa in luce l’innocenza e la bontà dei bambini e dei cuccioli da contrapporre invece alla brutalità degli uomini. Sono storie brevi di amore, di coraggio, di amicizia storie bellissime corredate da illustrazioni morbide e dai colori vivaci che aiutano il lettore ad addentrarsi in un coloratissimo mondo esotico e lontano.

 

Proprio perché siamo completamente rapiti dall’arte di Margherita, l’abbiamo incontrata all’Arf dove è uscito in anteprima Il Libro della Giungla, per farle qualche domanda, buona lettura:

– (Dopo aver dichiarato l’amore nei suoi confronti e nei suoi lavori) Com’è nato il tuo percorso artistico?

Non è nato in un punto preciso della mia vita, anche i miei genitori disegnano e questo è stato molto stimolante per me, mi hanno sempre spinta ad esercitarmi e poi tutto è venuto da sé leggendo tantissimi fumetti e libri illustrati. In realtà ho fatto un percorso universitario che si è discostato dall’ambito propriamente artistico, ma dopo la laurea ho capito che questa era la mia strada e mi sono dedicata completamente al disegno.

– Hai usato e sperimentato varie tecniche per disegnare: quale senti più tua?

Ho disegnato in digitale per molto tempo, ma questa tecnica non mi dava tante soddisfazioni. Con l’aiuto/spinta di Frank Espinoza sono passata agli acrilici. I progressi veloci che ho fatto e il modo degli acrilici di essere più facilmente plasmati mi hanno fatto innamorare di questa tecnica, che ha permesso di esprimermi al meglio e di dimostrare molto di più rispetto a quello che riuscivo a fare in digitale. Mi piacerebbe però indagare ed esplorare altri media, vorrei sperimentare quante più tecniche possibili per trovare quella ideale.


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– C’è un’illustrazione o un lavoro a cui sei particolarmente legata? Magari per il suo significato, per il soggetto in sé? (A noi è piaciuta tantissimo l’illustrazione per il Bloom Maker Fest.)

L’illustrazione della ragazza volpe è quella a cui tengo di più. L’ho disegnata in un momento difficile, di grande sofferenza ed ogni volta che la rivedo penso a quell’episodio (poi risoltosi), è un’immagine molto emozionante per me.

– Il tuo ultimo lavoro è su Il Libro della Giungla: com’è stato rapportarsi a questo classico? È più facile lavorare a qualcosa di cui i lettori conoscono già storia e personaggi o a qualcosa di totalmente nuovo?

Sicuramente non è stato facile. Essendo una lettrice forte ho comunque un timore reverenziale a confrontarmi con un classico, però Kipling mi piace molto e quindi è stato molto bello, pur essendo per me una sfida molto grossa. Fosse stato un lavoro su un altro libro a cui non ero così affezionata forse non avrei neanche avuto queste preoccupazioni.

– Qual è il tuo personaggio preferito del romanzo? E l’illustrazione?

Il mio personaggio preferito è la mamma lupa. Compare poco nel romanzo, è marginale, ma ha un piglio deciso, è un personaggio tosto che difende Mowgli ad ogni costo ed affronta seppur solo verbalmente, la tigre.

L’illustrazione del libro a cui sono più affezionata è quella del toro rosso. È stata la prima in assoluto fatta dopo il corso di acrilico ed è la prima in cui ho messo in pratica tutto quello che avevo imparato. La cosa più sorprendente è che ha anche vinto un premio: l’Annual 2017 alla Bologna Children’s Book Fair che è stato per me la gratificazione per tutto il mio lavoro.

(Per dovere di cronaca il nostro personaggio preferito è Bagheera, per quanto riguarda le illustrazioni non sappiamo scegliere, sono una più bella dell’altra, forse quella che ci ha colpito di più è quella con il bambino e la mangusta!)

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– Quali sono i nuovi progetti a cui stai lavorando?

Sto lavorando ad un fumetto di prossima uscita per Beccogiallo: “L’ecologia spiegata ai bambini” scritto da Marco Rizzo. Sto poi lavorando ad una mia graphic novel che uscirà per Eris Edizioni, sulle vergini giurate in Albania. In entrambi i casi spero di poter trasportare agilmente il lavoro che sto facendo in acrilico sui fumetti. (Lo speriamo anche noi, in realtà lo diamo già per certo visto alcuni disegni in anteprima che ha messo su instagram e non vediamo l’ora di avere tra le mani queste due prossime uscite.)

– La domanda più temuta: libro e fumetto preferito!

Allora, i miei fumetti preferiti sono Quaderni ucraini di Igort che rappresenta la mia idea di fumetto politico e Sputa tre volte di Reviati che è assolutamente meraviglioso.

Il libro invece… Martin Eden di J. London che è un libro che tutti dovrebbero leggere nella vita ed anche La Valle dell’Eden di Steinbeck e Il Maestro e Margheritadi Bulgakov, insomma ce ne sono molti.

Ringraziamo ancora Margherita, noi non vediamo l’ora di vedere i suoi prossimi lavori, voi nel frattempo recuperate Il Libro della Giungla!


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Il mio primo Tunuè

Ciao carissimi, oggi la mia recensione la leggete sul blog della casa editrice Tunuè! Dall’inizio dell’anno, mensilmente, grazie ad una loro rubrica, dopo la critica letteraria Silvia Costantino, l’illustratrice Agnese Innocenti, la booktuber Donatella Principi (Chibiistheway per capirci) ed il redattore di Fumettologica Valerio Stivè, eccomi a parlarvi del mio primo libro Tunuè: Beowulf di Santiago Garcia e David Rubin.

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Sono onoratissima di essere stata invitata a raccontarmi in questa rubrica, nel lasciarvi QUI il link alla mia recensione, vi dico anche che sto leggendo un loro romanzo e quindi vi parlerò presto anche della collana di narrativa di Tunuè!

 


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Darwin II: intervista, varie ed eventuali.

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Il nostro entusiasmo per Darwin che fa parte del progetto Seasons di Uno studio in rosso, ve lo dovreste ricordare dalla recensione della stagione uno. Con la stagione 2 si conclude purtroppo l’appassionante vicenda ambientata nella Preistoria, quando noi (homini sapiens sapiens) non eravamo l’unica specie di homo presente sulla terra. La lotta per l’affermazione continua ad essere dura e spietata e porterà alla definitiva scomparsa delle altre due specie: l’Homo Floresiensis e l’Homo Neanderthalensis [quest’ultimo non può dirsi completamente scomparso, visto che recenti ricerche (di cui vi lascio i link qui e qui) hanno dimostrato che nel nostro DNA conserviamo qualche gene dei Neanderthal].

darwin11.jpgComunque, avevamo lasciato i nostri cari tre personaggi davanti ad un inaspettato scenario ed ora li ritroviamo pronti a lottare di nuovo, insomma: scorreranno fiumi di sangue anche in questa stagione. Pur rimanendo un fumetto silenzioso la seconda stagione a differenza della prima, vedrà l’entrata in scena anche della parola, utilizzata ovviamente solo dai Sapiens Sapiens; ci sarà inoltre qualche comparsata del gentil sesso, assente nella prima stagione. Rimarrà invariata la struttura del fumetto, diviso in capitoli brevi, introdotti da citazioni che rimandano all’essere realmente umani. La storia è sempre caratterizzata da un’azione incalzante e si svolge alla massima velocità, i disegni di Alessio Moroni sono come sempre pazzeschi, mentre i colori rispetto al primo volume sono più aperti e chiari. Gli sfondi tra un capitolo e l’altro sono affidati a Federico Butticè, cosa che crea un intervallo anche visivo tra un capitolo e l’altro.

Detto questo non vogliamo più rivelarvi oltre, vi rimandiamo alla recensione della prima stagione di Darwin, ma soprattutto vi lasciamo alle parole degli autori: Giulio Antonio Gualtieri, Alessio Moroni e Federico Butticè che abbiamo incontrato ed intervistato all’Arf!

  • Com’è nato il soggetto di Darwin?

Giulio: Ho sempre avuto l’idea di ambientare qualcosa nella Preistoria e da una cena con Michele Monteleone, dove si parlava di tutt’altro è nata l’idea di tirarne fuori un fumetto. Mi ha sempre incuriosito il fatto che c’è stato un momento in cui c’erano più uomini, quando abbiamo avuto di fronte a noi più sfumature di noi e non abbiamo fatto altro che massacrare le altre specie.

  • Essendo un fumetto silenzioso, senza dialoghi, in cui sono le immagini a parlare, come si è svolto il tuo lavoro? Ed è più facile lavorare quando sono presenti i dialoghi o no?

Alessio: È sicuramente più difficile lavorare senza dialoghi perché il disegno deve lavorare anche per i dialoghi. Deve esserci ancora più equilibrio e sinergia tra disegni e parole in questo caso e, c’è la necessità che il disegno sia più chiaro ed immediato perché deve sopperire alla mancanza di testo.

  • Invece dal punto di vista della sceneggiatura, com’è stato lavorare senza parole?

Giulio: In realtà questo tipo di narrazione senza dialoghi ha avuto bisogno di più scrittura del normale. È sicuramente stato difficile adattare una storia senza poi poterla raccontare attraverso i dialoghi, ma alla fine devo ammettere che Darwin è stata una delle cose che mi è riuscita più facilmente.

  • Come si è svolta la ricerca per dare forma ai personaggi?

Alessio: Inizialmente mi sono affidato a documentari, ricostruzioni che poi ho reinterpretato in maniera più particolare e libera. Facendo i primi studi molto realistici abbiamo visto che i personaggi non funzionavano, abbiamo quindi cercato di rimarcare le differenze tra le varie specie e dargli dei tratti distintivi: l’Homo Sapiens è moderno ed è l’eroe, il Floresiensis invece è diventato più simile ad un folletto e l’Homo di Neanderthal si avvicina ad un orco. Questo anche perché l’idea originaria era quella di una storia fantasy ambientata nella Preistoria.

  • Qual è la vostra parte preferita di tutto il fumetto?

Giulio: Invece la parte migliore per me è l’inizio che ha un potere narrativo importante e da lì parte tutta la sintesi di una storia narrata solo per immagini.

Alessio: Sicuramente l’ultima sequenza della seconda stagione.

Federico: La parte conclusiva è sicuramente di grandissimo impatto, ma l’inizio della prima stagione di Darwin brilla per la narrazione.

  • Ci saranno nuovi progetti in comune?

Giulio: Sì io ed Alessio stiamo lavorando insieme a qualcosa che non possiamo ancora dire. Darwin è invece concluso, ma con la Preistoria non è finita.

  • (Ed ora la domanda della domande che in generale mette in crisi tutti) Qual è il vostro fumetto e il vostro libro preferito?

Giulio: I preferiti in assoluto non saprei sceglierli, ma sicuramente ci sono stati due libri che mi hanno ispirato ed aiutato nell’ideare Darwin e sono Ken Parker “Il respiro e il sogno” che è un fumetto completamente muto e mi ha fatto capire che fosse possibile raccontare anche solo per immagini. Mentre il libro è Le Benevole  di J. Littel (Einaudi) che è la storia dell’avanzata nazista, raccontata proprio da uno di loro: un SS che rappresenta il peggio dell’umanità che si mette in contrasto al meglio e questo mi ha aiutato con Darwin dove in fondo il protagonista è anche l’antagonista.

Alessio: Il mio fumetto preferito è Il Cadavere di Mignola (racconto breve con capitoli di due pagine, pubblicato sui numeri dal 75 all’82 sulla rivista Advence Comics del 1995), le sue storie brevissime hanno una soluzione narrativa particolare proprio perché in poche pagine deve esserci inizio, colpo di scena e conclusione. Credo sia l’apice della narrazione a fumetti. Il libro è invece La mano sinistra di Dio di P. Hofmann (Nord Edizioni) è un fantasy di ambientazione medievale, dove c’è una distorsione di fatti successi nel nostro mondo e soprattutto c’è violenza da chi non ti aspetteresti.

Federico: Il mio fumetto è La Saga di Paperon de’ Paperoni di Don Rosa (Panini) che oltre ad essere disegnato da Dio ha fatto sì che un personaggio fantastico e particolare come Paperone diventasse veramente umano. Il mio libro preferito è Dance dance dance di H. Murakami (Einaudi) che è un libro silenzioso, che parla molto per immagini. Si avvicina all’idea narrativa di Darwin che ha per protagonista il silenzio.


 

Noi ringraziamo ancora i gentilissimi autori e vi invitiamo, nuovamente, a recuperare Darwin!

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Residenza Arcadia, D. Cuello.

Aspettarsi una storia divertente, viste le vignette che Daniel Cuello pubblica sui suoi profili è facile, quindi ecco che si guarda a Residenza Arcadia, graphic novel appena uscita per Bao Publishing, come qualcosa di umoristico.

– RESET –

Residenza Arcadia è profondo: scava nel nostro tempo mostrando pregiudizi e luoghi comuni, ironizzando sulle strane abitudini che stanno prendendo piede nella società, ma soprattutto mettendo in scena una storia che si muove grazie alla presenza di spettacolari personaggi e che fa leva su una cosa che prescinde ogni epoca ed ogni spazio: il senso di colpa.
18812870_1896202114002339_1885108824646352896_n(1).jpgIn una palazzina a prima vista normale, dove si muovono le vite di donne e uomini che litigano per cose assurde (come in ogni condominio) si nascondono storie pazzesche. La narrazione non è fissata a livello temporale, ci muoviamo probabilmente in un futuro prossimissimo in cui è presente un governo opprimente e (parrebbe) dittatoriale. Non si hanno molte informazioni sulla società, su questo governo, ma dai pochi indizi lasciati nel testo il lettore riesce ad immedesimarsi e ad entrare in un ambiente dove vige la paura.

In questo clima si muovono le vite degli abitanti di Residenza Arcadia. A livello grafico con il suo particolarissimo tratto Cuello crea dei tipi, che il lettore si ricorda. Le espressioni dei protagonisti rimangono come i loro vestiti, i loro modi di fare. Emilio e la sua musica, sua zia che si toglie le scarpe appena torna a casa, Mirta e gli uccellini. Tra i personaggi che più mi hanno colpito c’è sicuramente Dimitri. La sua storia d’amore è splendida e avrebbe dovuto renderlo un personaggio elastico, amorevole, comprensivo, invece niente. Nonostante proprio questo governo abbia distrutto l’amore della sua vita, lui lo serve. Anche le sue ingiustizie private sono subordinate alla grandezza del governo. In un palazzo di anziani fedeli ed obbedienti, l’unico giovane è Ettore ed è anche l’unico che non si conforma, che fa un gesto sconsiderato. Lui se ne frega del governo e dell’obbedienza, vuole essere quello che è. Con coraggio correrà contro il regime e dimostrerà di essere l’unico che seguendo la sua testa, non dovrà fare i conti con i sensi di colpa. Gli altri invece saranno investiti dall’onta. La paura di rapportarsi all’estraneo, allo straniero, il razzismo farà commettere agli abitanti di Residenza Arcadia un delitto tremendo con cui dovranno fare i conti per tutta la vita.

Attraverso una situazione accennata ed una serie di non detti, Cuello riesce a raccontare la paura e la meschinità che coinvolge oggi una grande fetta della popolazione. Attraverso gli anziani di Residenza Arcadia che dovrebbe essere un luogo ameno ed idilliaco, Cuello ci sbatte in faccia la realtà di un mondo senza tolleranze. La Residenza Arcadia, il tranquillo paradiso è solo una facciata, una presa in giro al cui interno si nascondono uomini senza scrupoli che appoggiano un governo di fanatici.

Mettere in scena la dura realtà con una storia complessa, ma non pesante, che attraverso l’ironia riesce a mettere in ridicolo l’uomo di oggi è complicato, ma Cuello lo fa con quest’opera eccezionale che deve necessariamente essere presente in ogni libreria.


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Frantumi, G. Masi – R. Petruccioli.

Frantumi è un fumetto scritto da Giovanni Masi e disegnato da Rita Petruccioli, edito da Bao Publishing, uscito ieri.

Il dolore si può davvero condividere? Quando il nostro tutto, le nostre certezze crollano, chi rimane a raccogliere i pezzi?

c09fe1da-85e9-4bad-ac93-bb2438a7df66.jpgUn crack, anzi, un ka-crack manda in crisi il mondo di Mattia che dimentica tutto e viene catapultato in un mondo nuovo. Un mondo estemporaneo, dove ci sono solo uomini a pezzi, distrutti, feriti, scheggiati dalle sofferenze; ma che come nel caso di Mattia vogliono tornare indietro a quella vita che li ha mandati in frantumi. Il mondo in cui ci porta Giovanni Masi e che ci fa vedere Rita Petruccioli è un mondo di pezzi, di resti, dove nessuno s’interessa agli altri e l’unico modo per tornare indietro è ricomporre il puzzle, ma come fare a trovare i pezzi in un mondo dove niente è intero?

“Nessuno ti cerca e tu non cerchi nessuno. Puoi cercare te stesso, se vuoi, ma ti rivelo un segreto… più cerchi, più perderai.”

Il dolore non è mai condivisibile e per cercare quel pezzo Mattia deve cavarsela da solo. Nessuno vuole conoscere la sua storia, perché il dolore di ognuno è troppo grande per farsi carico anche di quello degli altri. Mattia quindi inizialmente spiazzato dal comportamento degli altri, che sembrano accettare passivamente questa situazione con rabbia e grinta cercherà di ritrovare la strada di casa, aiutato da Laila. Mattia sa di doversene andare, di avere qualcosa da cui tornare anche se non si ricorda bene cosa, mentre per Laila la situazione è diversa: non sa se vorrebbe davvero tornare indietro, forse la solitudine del nuovo mondo non è peggio di ciò che aveva prima.

In tutta la storia, anche se si vede molto poco, aleggia la presenza di Sofia che come un fantasma tormenta la memoria di Mattia: è lei il fine ultimo, è lei la casa in cui tornare. I ricordi di Mattia non sono mai chiari ed il lettore si sente ugualmente confuso, non ha una visione privilegiata della storia. Quando sta per scoprire cosa tormenta Sofia, tutto si squarcia ed inizia il viaggio con Mattia, condividendone le paure, la rabbia, senza mai venire a sapere quali sono i problemi della coppia.

frantumi.jpgIl personaggio che più ci ha colpiti è Laila, la sua storia viene solo accennata, ma la sua disperazione è palpabile. Il lettore ancora una volta rimane con molti dubbi: cosa aspetta Laila nel nostro mondo di così spaventoso? Qual è la sua storia? Anche figurativamente Laila è schiva. I suoi occhi sono sempre coperti da grandissimi occhiali da sole, che la schermano dalla squallida realtà che la circonda e sembrerebbe l’unica intera in un mondo di pezzi, ma le apparenze ingannano.

Frantumi è una storia in cui il dolore si sente, il lettore è coinvolto in ogni piccolo movimento, è una storia universale che riesce a far pensare alla condizione di ognuno di noi. Come fare a dimenticare i volti così caratterizzati, i paesaggi decadenti e il mare rosso che tutto muove, in cui sguazzano coscienze? È tutto perfetto, ogni particolare è studiato per dare al lettore una storia intensissima.

Lasciatevi trasportare anche voi dal mare rosso in questo mondo di frantumi.


 

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