Cerca

tararabundidee

"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

Categoria

Grafic Novel/Fumetti

Non stancarti di andare, Radice – Turconi.

Dopo la lettura di questo libro, ho capito di avere seri problemi con i libri che parlano di fede e del rapporto con Dio. Già ad inizio anno con la lettura di Blankets ho riflettuto molto su questi temi, con Non stancarti di andare, ultima graphic novel della coppia Radice – Turconi è impossibile non farlo.

20171204_154411.jpg

Non voglio parlarvi di quanto sia bella questa graphic novel, credo che già lo sappiate. Qualsiasi produzione di questi artisti è fantastica. Non sto a dirvi quanto la narrazione di Teresa sia esatta, coinvolgente e come i disegni di Stefano si adattino perfettamente ad essa, rinnovandosi di pagina in pagina. Non stancarti di andare parla di Iris e Ismail, della loro storia d’amore travagliata, dell’attesa, del conflitto turco siriano, dei migranti, ma il tema che più mi ha colpito è quello che ruota intorno alla fede.

Si mescolano tanti modi per chiamare la stessa entità che dovrebbe controllare tutto e salvaguardarci, anche se non sembra capace di farlo.

“Il mare si placa poi s’ingrossa, culla e schiaffeggia. Allah è confuso: non sa che farsene di noi. Forse ha troppe poche orecchie per ascoltare le suppliche di ciascuno. Forse altrove c’è chi grida di più: lo hanno assordato.”

Ci sono cristiani cattolici, copti, musulmani, tanti nomi diversi in questa storia che servono poi a definire lo stesso gruppo di persone, i credenti. Coloro che hanno sempre un appiglio, sanno a chi rivolgersi, magari sanno anche a chi dare la colpa e sono estremamente fortunati per questo. Ma compaiono anche gli altri, quelli che non hanno appigli e che a detta di padre Saul sono più forti, proprio perché riescono ad andare avanti senza affidarsi a qualcosa che non si vede né si tocca, che si può solo pensare.

Questo libro è scomodo, non solo perché la storia d’amore vi farà perdere ogni dignità, ma perché porta il lettore a farsi delle domande che vanno oltre il proprio io, abbracciano l’umanità intera e quando c’è qualcosa che riesce ad attivare così il tuo cervello e a far pensare oltre te stesso, si fa sempre fatica.

Questa graphic novel ci domostra quanto siamo poco abituati al dialogo. Ci rifugiamo dietro pregiudizi, finte credenze, luoghi comuni, ci rintaniamo nella nostra ignoranza/finto intelligenza suprema, invece di lasciare aperta la nostra mente per accogliere le idee, le tradizioni, le concezioni degli altri. Fa strano riflettere sul fatto che il dialogo manchi proprio fra persone che hanno molto in comune, come quelle che credono, che dovrebbero essere unite nella fede. Invece no, si fa a gara a quale nome divino sia meglio dell’altro, quale libro sacro sia più giusto, quando poi in realtà tutte queste variazioni sul tema hanno alla base gli stessi insegnamenti di rispetto, tolleranza, fratellanza e in fondo si condivide grosso modo lo stesso Dio che tutto vede, tutto sente e tutto ama.

Non stancarti di andare apre i cuori, ma soprattutto le menti. Non è una lettura facile, ma riesce a dare tanto. È un concentrato di dolcezza e speranza, che riesce a dare riflessioni di enorme acutezza sulla tolleranza, sulla fede, su noi stessi. È un libro universale, i personaggi sono tanti ed ognuno troverà il suo alter ego. È bello, struggente, intelligente, la vostra libreria e la vostra mente ne hanno sicuro bisogno.

 

La pagella dell'avvocato Hautecourt (2)


Il link rimanda alla pagina del prodotto su amazon a cui siamo affiliati, se volete comprare i libri e sostenere noi ed il nostro blog sarebbe un ottimo metodo e vi ringraziamo in anticipo!

Vi ricordiamo che siamo anche qui: Tararabundidee su facebook e instagram ❤

Annunci

Macerie Prime, Zerocalcare

Vi abbiamo sempre detto che questo oltre ad essere il personale blog mio e dell’avvocato, voleva essere uno spazio di condivisione, di letture unite e per lettori tutti. Infatti ospitiamo oggi, per questo breve ma intenso racconto di lettura, la nostra Maria Chiara, che adora Zero (più di noi). È la prima volta che parliamo (in questo caso non lo facciamo neanche direttamente) in modo approfondito di un’opera del fumettista romano, quindi bando alle ciance, vi lasciamo alle parole di Maria Chiara! Buona lettura.

20171128_003506.jpg

Zerocalcare è un autore che ormai sembra non avere bisogno di presentazioni: nato ad Arezzo, per metà francese, vive a Rebibbia da tutta la sua vita; locandine, centri sociali, un blog, un armadillo e ormai nove pubblicazioni per la Bao Publishing, il tutto accompagnato da serie tv e plumcake.
Ma è davvero così? Dopo tutti questi anni possiamo dire con assoluta convinzione chi sia Zerocalcare?
È questa la domanda con cui Macerie Prime ti costringe a fare i conti e non è assolutamente facile rispondere.
Il libro, uscito il 14 novembre e già in procinto di andare in ristampa, ci catapulta per la prima volta nel mondo in cui Zero per vivere fa “solo i fumetti”, dove la vita è scandita dai firmacopie e non più dalle ripetizioni, dove i cosiddetti “accolli” sono numerosi e se fai parte della specie di quelli che non riescono a dire mai di no non ne riuscirai ad uscire.
È anche un esperimento di coralità, abbastanza ben riuscito: ritroviamo in queste pagine Secco e l’amico Cinghiale, Sarah di Un polpo alla gola e Katja di Dodici; vecchie conoscenze sì, ma tutti con la loro voce e la loro storia. Perché in questi anni sono cambiati anche loro; chi alla ricerca di un lavoro, chi di uno migliore, la voglia di indipendenza, di essere finalmente adulti e non solo diventarlo per il procedere dell’età.
Le confidenze e i sogni che ognuno di loro ha dentro di sé porta ad eliminare un velo di illusione in quei personaggi, che ormai eravamo abituati a immaginare come macchiette, e ci costringe a vederli nella loro realtà più intima.
Assistiamo così, come inconsueti voyeuristi, alle loro gioie condivise fino ad arrivare al momento più basso (e paradossalmente più alto) della storia; quello delle verità, in cui tutti dicono basta e lasciano sfogare una parte più animalesca e irrazionale, che appartiene ad ognuno di noi.
Una sfera colma di demoni e divinità, non più semplici descrizioni di febbroni infiniti o di sensi di colpa “minimi” sul ritardo per le consegne: Zero qui presenta e costruisce una mitologia complessa, che sembra fare capo a qualcosa di più grande. Lo humour che lo contraddistingue, unito ai soliti elementi di cultura pop, è ancora presente ma è un filo sottile, sempre efficace nel dare respiro a temi così importanti.
Un libro diverso in cui è percepibile la voglia di maturare e di aprirsi dell’autore, in cui tuttavia universale e individuale si fondono ancora una volta, dando voce agli interrogativi di quest’epoca, colma di macerie e di persone che, nonostante tutto, devono capire come viverci.
La non chiusura lascia, ovviamente insoddisfatti, ma fa aumentare la curiosità per quello che leggeremo a maggio 2018, sperando che in questi sei mesi le cose possano cambiare e in meglio.

Maria Chiara Paone

Noi lo leggeremo fra qualche giorno, saprete tutto su facebook o instagram ma siamo abbastanza sicuri che, come sempre sarà una lettura piacevolissima. Mentre aspettate nostre nuove, noi aspettiamo le vostre!

Macumba, Mattia Iacono.

Macumba è una graphic novel scritta e disegnata da Mattia Iacono, da poco uscita per Tunuè.

Il termine Macumba viene dal bantu (lingua delle civiltà africane centro – meridionali), indica in generale la magia ed anche uno strumento musicale rituale. Questo termine è soprattutto usato nell’America Meridionale, specialmente in Brasile, per indicare pratiche religiose a carattere spiritistico, con fini propiziatori, che includono anche sacrifici rituali. In Italia Macumba non ha un’accezione così forte, ma indica il malocchio, che per chi ci crede è una piaga vera.

20171014_160203.jpg“L’uocchi ‘so pevo e le scoppettate” si dice da me (meno musicale e tradotto in lingua corrente sarebbe “il malocchio è peggio degli spari”) e così è per Bellini, l’archeologo scontroso ed ipocondriaco, protagonista del fumetto. Pur essendo un uomo di scienza, il signor Bellini si lascia prendere, complice una giornata no in una vita di perenne mediocrità e qualche bicchiere di ottimo whisky di troppo. Bellini è un uomo che si è lasciato sopraffare dalla vita: ha abbandonato la vocazione per l’archeologia, non ha lottato per tenersi accanto la donna della sua vita ed ora si ritrova insoddisfatto a vivere giornate monotone fino a che…

AHPUCH è il termine che porta Bellini in un’altra dimensione. Ahpuch è uno dei nomi usati per indicare il Dio della morte nella civiltà Maya e Bellini lo pronuncia leggendo l’incisione su delle statuette. In questa dimensione altra incontra tre spiriti che lo ammoniranno e gli sveleranno che gli rimangono solo 24 ore di vita, un attimo ed è subito Canto di Natale di Dickens, ma qui tutto prende una piega diversa. Bellini non passerà le sue ultime 24 cercando di cambiare, di migliorare o di fare qualcosa che non ha mai fatto prima, ma accompagnando il Dott. Cabrera, il personaggio più bello del fumetto, nelle sue quotidiane commissioni. Pur non essendo amici e non avendo nulla in comune, tra i due c’è una certa sintonia, soprattutto Cabrera prende veramente gusto a scherzare sugli stranissimi vaneggiamenti di un professore universitario che crede di essere vittima della macumba.

I personaggi di questo fumetto sono caratterizzati benissimo. La suggestione che s’impossessa di Bellini è simile in fondo a quella di un archeologo che dalle sue pietre vuole sviscerare i segreti del mondo. Ogni archeologo ha con le sue pietre un rapporto speciale, non è che tutti noi archeologi parliamo con i cocci e veniamo trasportati fisicamente in altre dimensioni, ma quasi: c’è un filo che ci lega ad ogni piccolo residuo di storia perchè da ognuno di essi si sviluppa la nostra ricerca e la nostra passione. Non voglio giustificare il comportamento esagerato di Bellini, ma tutti gli archeologi nel loro inconscio si fanno suggestionare dalla storia delle pietre. Sicuramente il fatto che Mattia Iacono abbia catturato l’essenza dell’essere archeologo, è una delle cose che ci ha fatto adorare questo libro, l’altra cosa è sicuramente l’apparato grafico. Con il suo stile personalissimo, l’autore riesce a creare dei personaggi che rimangono nel lettore, credo di non riuscire mai più a togliermi dalla mente lo sguardo perso e malinconico del Bellini affrontato a p. 19. Estremamente originale è poi l’uso dei colori, in una storia che parla di insoddisfazioni e di morte, il lettore si sarebbe aspettato una palette fredda e cupa, mentre si confronterà con i colori più disparati e vivaci, tra cui spicca un forte uso del magenta, che caratterizza i tre spiriti, disegnati con chiarissimo riferimento alla rappresentazione canonica delle divinità Maya, che stempera la dimensione in cui viene catapultato Bellini in cui tutto è assolutamente e profondamente nero.

20171017_210112.jpg

Un finale assolutamente inaspettato suggella questa equilibrata ed intensa graphic novel che ci ha sorpreso per la sua grande qualità, quindi non potete far altro che leggerla.


Il link rimanda alla pagina del prodotto su amazon a cui siamo affiliati, se volete comprare i libri e sostenere noi ed il nostro blog sarebbe un ottimo metodo e vi ringraziamo in anticipo!

Vi ricordiamo che siamo anche qui: Tararabundidee su facebook e instagram ❤

Libri che non leggerai mai, Book Tag.

Salve a tutti! Dopo lo scorso articolo, continuiamo con le unpopular opinions con questo book tag riguardante i libri che pensiamo di non leggere mai, perchè non ci attirano, perchè non ne abbiamo sentito parlare bene e per svariati altri motivi. Se dovessimo turbare la vostra sensibilità nominando titoli a voi cari, ci dispiace moltissimo, ma purtroppo un lettore è fatto di libri letti quanto di non letti!

Speriamo di conoscere presto anche le vostre risposte a queste domande e a confrontarci con voi! Buon tag.

tumblr_ox4uftSxUs1sgrduho1_1280.jpg1. Un libro molto famoso che non sei interessato a leggere: ha fatto tantissimo parlare di sé, senza suscitare il nostro interesse, Le ragazze di Emma Cline. Ispirato alla “setta” The Family il cui capo era Charles Milles Manson, parla di Evie, ragazzina tormentata che si sente inutile e non vede l’ora che qualcuno si accorga di lei. Una preda deliziosa per un clan del genere, che mira a soggiogare anime deboli per schiavizzarle e privarle della loro personalità e coscienza, per far sì che facciano le più turpi azioni. Evie quindi, come le persone che facevano parte della Family di Manson, viene catturata dalla perfezione, dall’emancipazione delle ragazze e del loro capo Russell carismatico e affascinante. Sarà che la storia in sé che ha per protagonista una ragazzina molto debole, piatta, facilmente manipolabile non ci attira molto, mettete anche che generalmente preferiamo le storie di fiction alla non fiction e ne viene fuori che da tutta questa bufera legata all’esordio spettacolare di Emma Cline, noi ne siamo usciti indenni e non ce ne pentiamo.

2. Una serie di libri che non comincerai/finirai: La serie di libri, pur molto chiacchierata, che non ha conquistato la nostra simpatia è La saga dei Cazalet di Elizabeth Jane Howard. È un romanzo familiare, che da quello letto in giro, ricorda molto Downton Abbey (una delle nostre serie preferite), sappiamo che la scrittura è minuziosa, ricca di particolari, i personaggi sono ben caratterizzati, ma c’è un problema. Tutti quelli che conosciamo hanno amato Stoner di Williams, ora voi vi starete giustamente chiedendo che c’entra Stoner con i Cazalet, secondo noi c’entra perchè… a noi Stoner non è proprio piaciuto. Scritto benissimo eh! Una prosa eccezionale, ma gli avvenimenti, la trama così piatta, così normale, mai un colpo di scena, mai un fattore sorpresa. Abbiamo paura che con i Cazalet si possa ripetere la stessa cosa, sicuramente ci sono molti personaggi, quindi ci saranno più intrecci, più vicende da seguire, ma è comunque il racconto di una quotidianità di una serie di personaggi che si propaga nel tempo e nello spazio per ben 4 volumi. Non crediamo di farcela a sopportare.
Per quanto riguarda invece la serie che non finiremo, si tratta di Saga di Vaughan – Staples. Pur essendo totalmente diverso, non ci distacchiamo molto da una specie di romanzo familiare, che ha però anche lotte varie ed eventuali di razze aliene diverse, guerre stellari, magia, personaggi antropomorfi, sotterfugi vari, sesso, bambini, troppo praticamente. L’abbiamo iniziata, ma non ci ha catturato.

books33.jpg

 

3. Un classico che semplicemente non ti interessa: Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald. La cosa che meno ci attira, forse, è il protagonista. Insomma Jay ha rischiato tutto per farsi da solo, è capace, intelligente, l’incarnazione del benedetto mito americano, ma non riesce a togliersi di dosso Daisy, rimane ancorato al suo amore, alla sua promessa. No, non è il genere di storia che pensiamo faccia al caso nostro.

4. Generi letterari che non leggi mai: leggiamo pochissime volte gialli, perché la risoluzione di misteri a meno che non siano fatti in modo fenomenale e originale non ci attira. Non siamo fan delle inchieste e delle investigazioni, siamo più fan delle morti e degli omicidi. Non leggiamo quasi mai neanche fantasy, non perché non ci piacciano, ma perché dopo i “classici”, non sapremo da dove cominciare. Ci sono così tanti titoli, così tanti mondi, che poi finiamo sempre per rimanere nella nostra comfort zone.

5. Un libro che probabilmente non leggerai mai: più che un libro solo, siamo convinti di non voler leggere mai Bukowski. I suoi libri carichi di egocentrismo, alcool, sesso, relazioni effimere, sentimenti un po’ superficiali, tutto questo machismo raccontato in modo crudo, sporco, non è davvero quello che cerchiamo in un libro o in un autore. Preferiremmo spendere il nostro tempo con qualcosa di diverso, i libri di Charles sono per la maggior parte autobiografici e a noi della sua esistenza disinibita, anticonvenzionale, beat e giovanile, interessa veramente poco.

Carichi, carichissimi di opinioni particolarmente contestabili vi lasciamo, ricordandovi che vogliamo assolutamente sapere quali sono i libri che probabilmente non leggerete. Ovviamente se volete farci cambiare idea sui libri che abbiamo citato, noi siamo aperti all’ascolto e al dialogo, ma non vi promettiamo nulla.


 

I link rimandano alle pagine dei prodotti su amazon a cui siamo affiliati, se volete comprare i libri e sostenere noi ed il nostro blog sarebbe un ottimo metodo e vi ringraziamo in anticipo!

Vi ricordiamo che siamo anche qui: Tararabundidee su facebook e instagram ❤

 

Le ragazze nello studio di Munari, A. Baronciani.

Le ragazze nello studio di Munari ha da poco avuto una nuova veste editoriale, grazie a Bao Publishing, questa graphic novel era infatti uscita nel 2011 per Black Velvet.

L’autore, Alessandro Baronciani, ha creato una storia di passioni e amori. Non solo l’amore tra uomo e donna, ma anche l’amore per l’arte, la bellezza e la lettura. Il personaggio principale è Fabio un inetto, che vorresti tirar fuori dal libro e prendere a schiaffi; anche un eterno indeciso, almeno per quanto riguarda le donne: chi scegliere tra Sonia, Chiara e Fedra? Nessuna visto che poi sceglieranno loro per lui. Il suo comportamento irritante con le donne, si trasforma invece quando si tratta di altro. La passione con cui parla dei libri, dei suoi piccoli tesori, dei suoi autografi fa scaldare il cuore ad ogni bibliofilo. Baronciani sa come far intenerire i lettori forti, piazzando in questo fumetto il sogno di tutti noi: una casa – libreria, edizioni rare e questo personaggio  che s’illumina quando parla di libri: è sempre lo stesso Fabio che avremmo voluto prendere a schiaffi, ma poi parla di Munari, di Calvino, dei colori e i balloon si animano, la sua voce trema dall’eccitazione e il lettore con lui.

297a67d0-cc57-421d-a58c-b90089c01a6d.jpg

Baronciani mette in questo fumetto tutto l’amore per la bellezza. Bellezza espressa attraverso l’apparato grafico: una scoperta continua per il lettore che tra le linee essenziali e sintetiche del disegno troverà una morbida pecorella, un foglietto, una lezione sulla prospettiva. Il lettore partecipa alla lettura e nella storia attraverso nuovi piani di lettura che l’autore crea. Se con Come svanire completamente Baronciani ha creato fisicamente un contenitore con dentro storie da definire, comporre, inventare già Le ragazze nello studio di Munari è metaforicamente un contenitore di storie diverse, d’interessi, bellezza e sperimentazione grafica.

Questo libro è un percorso che s’ispira al pensiero e all’opera di Munari ed è inevitabile che quello che andrete a leggere sia qualcosa di complesso e strutturato. Le opere di Munari che non sono permanenti, si trasformano, si muovono, svaniscono e uguale è il pensiero di Fabio che freme, trotta, lui vorrebbe raccontare seguendo un filo logico, ma si perde in continuazione. Fabio non riesce a descrivere le sue storie e basta, deve divagare. Le ragazze di cui parla sono spunti e il lettore, mentre si parla di storie varie con donne, si ritrova catapultato nei diagrammi di Munari, nelle sue opere, in film francesi, con Monica Vitti, a riflettere su Diabolik.

Questa graphic novel è un unicum che partendo da una storia semplice riesce a trasportare il mondo nella mente complessa dell’uomo, grazie al continuo flusso di coscienza di Fabio di cui il lettore è testimone.

Voto-

 

 

 

 


 

Il link rimanda alla pagina del prodotto su amazon a cui siamo affiliati, se volete comprare i libri e sostenere noi ed il nostro blog sarebbe un ottimo metodo e vi ringraziamo in anticipo!

Vi ricordiamo che siamo anche qui: Tararabundidee su facebook e instagram ❤

Mooned, L. Palloni

whatsapp-image-2017-09-18-at-14-02-18.jpegLeggere Mooned è innanzitutto un’esperienza. A sfogliarlo potrebbe sembrare noioso perché le tavole sono tutte uguali: la pagina è suddivisa in 4 vignette, al centro c’è una luna, attaccato ad essa immobile, c’è un uomo. Siamo nel futuro e a parlare è Rico o Casio? Non l’abbiamo capito bene, c’è quest’uomo insomma, un cosmonauta che aspetta che il suo migliore amico lo salvi, davanti a sé ha l’infinito, dentro di sé e i suoi ricordi. Deve rimanere immobile perché la luna risente dei suoi movimenti, ma è un’immobilità solo fisica, la sua mente cavalca, inventa o forse ci sbagliamo ed è tutto vero quello che gli succede?

20170916_123549Lo sappiamo che non possiamo raccontarvi della nostra esperienza di lettura facendovi domande, ma non abbiamo chiara la situazione di Rico /Casio perché lui stesso non ha alcuna certezza, l’unica sicurezza è che è ancorato ad una luna. Pensa di essere solo ma in realtà non lo è, lo spazio è popolato da tanti personaggi ed alcuni di essi li conosciamo bene. C’è Astolfo per esempio, che in groppa al suo destriero cerca il senno di Orlando o la Donna Cannone, sisi quella della canzone di De Gregori, ci sono i familiari che vanno a trovalo, in alcuni momenti ci sono anche dei party, quando non c’è nessuno si consola ricordando delle playlist in cui ad esempio troviamo la grande hit Dragonstea Din Tei. Forse con queste premesse vi sembrerà di approcciarvi ad un fumetto umoristico, ma Mooned non lo è.

Il lettore si identifica con Rico/Casio che nonostante comici siparietti, è li ad aspettare che qualcuno lo salvi e nel frattempo riflette sul passato, sul futuro, sulla solitudine. È un’anima in pena che ha perso la lucidità, non sa neanche più chi è davvero e non sa neanche se quello che gli sta succedendo sia una portentosa visione; e se non lo sa il protagonista che ne possiamo sapere noi?

20170916_123615.jpg

Mooned mette il lettore di fronte all’infinito, disseminando dubbi, non dando nulla di certo. Il protagonista pur stando immobile, anzi crocifisso, sacrificato su quella luna, compie il più grandioso dei viaggi: quello dentro se stesso, penserà alla morte e ad un certo punto quando sembra che non abbia più niente per cui lottare, si riprende, cerca di capire perché dovrebbe vivere ancora. I pensieri di Rico sono profondi, intensi, malinconici e mettono il lettore in condizione di doversi porre delle domande anche scomode, entrare nella mente di Rico non è facile, perchè implica una grande partecipazione emotiva e parecchia riflessione. In questo fumetto il lettore ha l’ansia di proseguire, di volare tra le pagine, perché ha bisogno di sapere se Rico verrà mai salvato, ma non può andare veloce, perché il ritmo di Mooned è lento ed impone al lettore delle soste per ricomporsi e riflettere, anche il lettore diventa immobile e ha bisogno di guardarsi un po’ dentro per immedesimarsi nel protagonista. È vero che le tavole stesse, molto simili impongono un ritmo lento, ma il lettore ha bisogno di fermarsi anche per guardare. Si stupirà di fronte alla bellezza di alcune tavole (tutti leggendolo rimarrete sbalorditi dal viaggio che Rico e il pappone compiranno nello spazio/tempo aggrappati alla luna) e deve anche reggere le pagine di metafumetto, che ricordano al lettore che Rico/Casio è “solo” un personaggio partorito dalla mente di Palloni, che potrebbe distruggerlo in ogni momento.

Ve l’abbiamo detto che leggere Mooned è un’esperienza e con il nostro piccolo racconto di lettura ve ne abbiamo svelato solo una piccolissima parte, quindi buon viaggio nell’infinito mondo di Rico/Casio amici.


Il link rimanda alla pagina del prodotto su amazon a cui siamo affiliati, se volete comprare i libri e sostenere noi ed il nostro blog sarebbe un ottimo metodo e vi ringraziamo in anticipo!

Vi ricordiamo che siamo anche qui: Tararabundidee su facebook e instagram ❤

Blog su WordPress.com.

Su ↑