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"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

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Grafic Novel/Fumetti

A. A. Autoproduzioni: Storie Brute.

Salve amiche e amici, ben ritrovati nel nuovo appuntamento mensile con le autoproduzioni a fumetti. Dopo il Collettivo Canederli e KumiShire oggi è arrivato il momento di conoscere Storie Brute!

Storie Brute, la compagnia dell’indie è un collettivo formato da Marika Michelazzi, Gianluca Girelli e Nastasia Kirchmayr. Quando li abbiamo incontrati e ci siamo fatti raccontare la loro nascita, avevano appena 7 mesi, la loro prima apparizione pubblica era stata Cartoomics 2019 e noi li abbiamo incontrati all’Arf, attratti tantissimo dai loro titoli.

Chiantishire, Longobardae, Black sand rimandano a tempi passati ed epici e loro appassionati di storia, si propongono con le proprie pubblicazioni proprio di indagare la Storia. Le storie sono appunto brute, perché si parla di barbari:
Longobardae è infatti un’avventurosa storia, muta, dell’arrivo dei longobardi, ma racconta in appendice, la storia di questo meraviglioso popolo (una tesi, quasi due che parlano di longobardi e normanni immaginate la nostra gioia) e i suoi protagonisti, corredati da testi e biografie e dai disegni di 8 artisti “ospiti”.
Black Sand racconta invece il periodo delle razzie vichinghe in Islanda e ci troviamo ancora, davanti ad un bellissimo fumetto muto.
Chiantishire è invece la storia di Valtha, nobildonna etrusca che ha raggiunto l’immortalità grazie ad un patto divino e che racconta la storia di questa donna nei suoi soli, ventisette secoli di vita.

“L’autoproduzione rispecchia ciò che manca nel panorama del fumetto italiano – ci racconta Nastasia – ad esempio quali sono le scuole di fumetto storico in Italia? Non esistono.” (E su questo siamo d’accordo anche noi, infatti per questo eravamo rimasti così entusiasti dei fumetti visti al loro stand, mai visti prima.)
Sopperire a questa mancanza è però quanto mai difficile, ci raccontano infatti che sviluppare fumetti legati alla storia e ai suoi personaggi non attrae particolarmente gli editori: “È difficile trovare qualcuno che creda nel nostro progetto, per questo abbiamo pensato di lanciarci nel mondo delle autoproduzioni, in cui ci sentiamo liberi di osare, di scrivere e di disegnare.”

Il target dei lettori di Storie Brute, è quello di appassionati di storia e di fantasy. L’elemento storico è infatti preponderante nelle loro produzioni, ma non è di certo l’unico tema ed è comunque sviluppato in modo da intrattenere ed interessare, dando comunque nozioni corrette, facendo dell’ottima divulgazione storica.
Siamo molto felici di aver conosciuto Storie Brute, che si occupa del nostro stesso campo, che è effettivamente un campo che nel fumetto non è mai molto sviluppato anche se, le tematiche da affrontare sono varie, interessanti ed avvincenti.


Aspettiamo con ansia i prossimi volumi del collettivo, nel frattempo voi recuperateli tutti.
Sito di Storie Brute: https://storiebrute.wordpress.com/
Marika Michelazzi: https://www.facebook.com/Nightfallpro/
Gianluca Girelli: https://www.facebook.com/gipi.pagano
https://www.instagram.com/gipi_pagano/
Nastasia Kirchmayr: https://www.instagram.com/n.ki_art/
https://www.facebook.com/nastasia.kirchmayr
http://nkiart.altervista.org/

Il Ruspa – Stefano Antonucci

Pur non facendo grandi sforzi di immaginazione, potete arrivare a capire su chi sia forgiato il personaggio del Ruspa, protagonista dell’ultimo fumetto di Stefano Antonucci, edito da Fumetti di cane.

Il fumetto ha un target quanto mai preciso: è un libro per bambini orrendi. Libro coloratissimo, molto divertente, che tra un episodio e un altro lascia spazio anche a sensazionali giochini come “trova le differenze” o uno spettacolare cruciverba, con tanto di soluzioni.

Tutto è improntato sulla figura del Ruspa e del suo collaboratore Verme, che cercano di seguire un programma ben preciso che riuscirà o almeno dovrebbe riuscire a farli amare da tutti. Anche se ogni tanto qualcosa va storto e questo intento non riesce benissimo, ma viene comunque largamente supportato; purtroppo.
Con Il Ruspa si mettono ben in luce, in chiave puramente ironica, molti degli escamotage che la Destra ha adottato per avere consensi. Il modo in cui il protagonista è descritto è veramente quello che noi abbiamo sempre pensato di lui, una specie di bambinone (orrendo) vestito alla Pimpa, che cerca di arrivare allo scopo della sua vita ad ogni costo, ma non facendo i conti con la realtà dei fatti.

I colori sgargianti, il tratto semplice, i giochi, possono davvero far assomigliare questo libro ad un albo per bambini, ma basta leggere la prefazione per cambiare idea. Una critica feroce al periodo salviniano e alle sue scelte, ma ironica, vi accompagnerà nella lettura, che finirà con le lacrime agli occhi per le risate.
Tra l’accordo napoletano, il capro espiatorio che da capro diventa giraffa ed una romantica storia d’amore, ci sarà molto da ridere e da riflettere.
La vignetta che ci ha fatto più ridere è sicuramente tra le prime, quando appare l’Umberto, che è proprio l’Umberto a cui state pensando voi. Non manca nessuno, neanche i 49 milioni.

Cari bambini orrendi cosa dirvi di più, leggete Il Ruspa, completate i giochini che contengono anch’essi un alto tasso di ironia, leggete con attenzione i pensieri poetici e divertitevi con moderazione, perchè il Verme controlla il vostro operato.

Il Ruspa esce domani nelle librerie e nelle fumetterie, potete ordinarlo anche qui!

I sopravvissuti – Hurricane

“Cari lettori,
sono uno stronzo,
ma cosa si farebbe per non morir di fame?”

Tacchino è uno dei protagonisti delle strisce di Hurricane, uscite prima su Linus e poi raccolte in questo voluminoso compendio da Eris Edizioni.

Tacchino ha fame e di fronte alla fame non c’è amicizia che tenga e nel mondo raccontato da Ivan Manuppelli… che ci piacerebbe definire post – qualcosa, ma che è molto più vicino al nostro di qualsiasi futuro immaginario, si danno dei buoni pasto a chi denuncia i disoccupati.
Lo Stato ha creato un modo tutto nuovo per far funzionare gli ingranaggi e proprio i disoccupati; questo problema enorme e irrisolvibile, avranno il ruolo, importantissimo sia chiaro, di trasformarsi nella fonte proteica per gli occupati: volete mettere? Così si risolvono i problemi!

In questo strano mondo fatto di habitat particolarmente scarni e di strane case che ci hanno ricordato vagamente le case sottomarine di Spongebob (che vi ricordiamo che rappresenta la strana e inquietante vita della barriera corallina trasformata dalla radioattività – sempre apocalissi in mezzo!), si muovono vari personaggi: volatili, cani, persone, figure amorfe, che tentano in tutti i modi di trovare un’occupazione e far fronte non solo alla fame, ma anche alle trappole che lo stato tende a chi non lavora.

Le soluzioni per sopravvivere ci sono e tra le varie rappresentate, quella che ci è sembrata di gran lunga la migliore, è fingersi morti e far finta di nulla, come Varnelli che però campa sulle spalle della povera Rosmunda che invece si uccide di lavoro, in miniera.

Nella prefazione a questo volume, scritta da Daniele Luttazzi, c’è già tutto quello che rappresenta questo libro e che Hurricane è in grado di comunicare e di creare, non vogliamo doppiare quello che è già noto, ma vogliamo sottolineare quanto il lavoro fatto da Ivan Manuppelli sia importante.
È una satira possiamo dire raffinata del nostro mondo, un quadro nitido e realistico dei guai che ci investono quotidianamente. Un libro amarissimo: ogni striscia ci porta al sorriso, ma niente grasse risate, perché siamo protagonisti, purtroppo, dei tanti riferimenti del nostro presente che Ivan dissemina nel testo.
Ci siamo ritrovati di fronte a delle tavole geniali, brillantissime, con episodi che trattano di educazione, consumismo, capitalismo, immigrazione e come non citare il meraviglioso episodio che vede protagonista Omino alle prese con la nascita e la convivenza con un “Neo fascista” spuntatogli sul sedere. Per non parlare del nostro personaggio preferito, il figlio di Rosmunda e Varnelli che gioca a fare il pensionato (e diciamoci la verità, la pensione di questi tempi la sogniamo tutti e nell’innocente gioco innocente del ragazzino c’è una speranza così rosea che il nostro presente non riesce a darci).

Tutto il nostro universo entra ne I Sopravvissuti, anche l’autore e gli editori, regalandoci delle bellissime pagine di metafumetto. La disastrata situazione che viviamo nelle nostre vitevere™ inquina ogni pagina, ogni vignetta in cui ormai neanche si parla più di esseri umani, ma di fortunati, sopravvissuti appunto, ad un mondo cannibale che si sta autofagocitando.
Si parla di uno Stato incurante dei bisogni dei cittadini, ma che li spreme e li sfrutta per sostenersi: oh è lo stato di oggi, mica si deve andare così lontano. Per questo, come dicevamo all’inizio è anche difficile pensare che la narrazione sia tutta proiettata in un futuro. Lo Stato che nel fumetto propone di eliminare i disoccupati o di far pagare pure l’aria che si respira è lo stesso che oggi mette l’iva al 22% agli assorbenti, che non assicura nulla ai lavoratori, che non sa come risolvere la questione dei disoccupati, o che specula sul futuro degli studenti, creando addirittura il debito d’onore con cui gli studenti ricevono un prestito per la durata del corso di studi che poi deve essere restituito tutto con interessi, come se il lavoro ce lo buttassero addosso con la pala e la gente è in grado di saldare i debiti.
Il nostro magico Stato è quindi questo ed è quello che delinea Hurricane, è uno Stato che ci inaridisce e ci fa aggrappare ad ogni piccola soluzione, rinunciando alla collettività, all’umanità stessa per spingerci avanti e guadagnare terreno; un po’ come fa Tacchino, oppure stanchi ci sotterriamo, annichilendoci come Varnelli, ma in fondo siamo sempre dei bambini che sognano in grande e che vogliono raggiungere quel magico momento: la pensione.

È come se Hurricane nei suoi personaggi avesse inserito tutte le caratteristiche che contraddistinguono gli esseri umani, non ci si immedesima in uno solo, ma in tutti insieme un po’ alla volta, perché ognuno rappresenta un momento della nostra vita atomizzata, in cui possiamo riconoscerci: tutte facce della stessa medaglia, tutte facce del nostro presente.

Mo leggetelo và.

Il principe e la sarta – J. Wang

“Non fare la femminuccia”, “Sei un vero maschiaccio”.

Queste sono solo alcune delle espressioni che ancora oggi sono utilizzate per definire chi non sembra rientrare nei canoni decisi dalla società e, spesso senza pensarci, sono adoperate per autodefinirsi.
Da tempo si cerca di spezzare questa ruota con delle campagne mirate – come quella di Always per sdoganare il termine “like a girl, come una ragazza”

e rendere meno “anormale” tutto quello che è semplicemente non ancora accettato. 

Il Principe e la Sarta edito da Bao Publishing, sembra rientrare a pieno in questa categoria riscontrando un enorme successo in America e qui in Italia, dove l’autrice Jen Wang ha appena terminato un tour di incontri e presentazioni. 

La storia è ambientata in una Parigi novecentesca, le esponenti della nobiltà (e le loro figlie) in fibrillazione: il principe Sebastian arriverà dal Belgio per cercare moglie. Quello che non tutti sanno è che al giovane il matrimonio per ora non interessa, anzi: lo terrorizza come il pensiero di dover salire un giorno sul trono e prendersi le sue responsabilità di regnante. Senza contare un altro piccolo particolare, che potrebbe tradirlo: Sebastian adora vestirsi da donna, al punto di trafugare i vestiti della madre per poterli indossare in libertà, fino a che non sentirà il bisogno di avere degli abiti tutti suoi. Da qui l’incontro fortuito con una delle creazioni di Frances, una ragazza povera ma ambiziosa che entrerà a far parte di questo segreto divenendo la sua sarta personale e fornendo a Sebastian non solo abiti meravigliosi ma anche il nome del suo alter ego, con cui si farà strada nella mondanità parigina: Lady Crystallia

Genere e sessualità sono espressi in maniera semplice, attraverso i dialoghi dei protagonisti ma vi è sempre una tensione di fondo: dopotutto sono entrambi degli adolescenti, che si interfacciano in un’epoca chiusa e colma di pregiudizi, una Francia tra Otto e Novecento curiosamente tanto simile al mondo contemporaneo, in cui sono ancora presenti morti causate dall’omofobia (e non solo).
Una grande lezione è contenuta nel testo, che una singola parte di noi non può definirci nella totalità, permettendo agli altri di imporci un’etichetta: infatti sebbene a Sebastian piaccia travestirsi da donna questo non lo rende obbligatoriamente omosessuale, ma solo un ragazzo con un vestito. 

L’abbigliamento, ovviamente, svolge un ruolo fondamentale perché più di ogni altra cosa esprime al mondo la nostra identità, un problema per Sebastian ma anche per la stessa Frances, anche lei in lotta con se stessa, su un piano diverso ma ugualmente importante per cui a un certo punto dovrà chiedersi se preferirà essere famosa a tutti i costi sacrificando la sua creatività, oppure rischiare tutto in nome della sua arte. 

Il maschile e il femminile sono continuamente mescolati, negli abiti di Lady Crystalliaindimenticabile l’abito-armatura, Giovanna d’Arco non l’avrebbe di certo disdegnato – e in quelli di Frances – che, nell’avanzamento della sua carriera, diventano di colori più professionali e di solito assegnati agli uomini, tra grigio, blu scuro e nero, ma con una delicatezza intrinseca data dalle gonne e dai fiocchi – ma si uniranno su un piano più profondo in cui ancora una volta non esistono le etichette, i generi ma le persone con le loro attitudini. Illuminante a questo proposito la riflessione che compie a un certo punto Sebastian:

“Sapevi che mio padre è un capo militare? E così anche suo padre? […] È strano… non penso che il principe Sebastian possa guidare una nazione in battaglia, mentre Lady Crystallia sì”.

Per la foggia dei vestiti l’autrice si è ispirata a quelli dell’epoca su cui riesce a inserire il suo estro, tramite riferimenti continui alla storia. Una piccola curiosità rivelataci alla presentazione di Roma riguarda proprio il mondo della sartoria. Durante la stesura, Jen Wang non sapeva cucire ma ha deciso da poco di imparare: infatti il vestito che indossava quel giorno era una delle sue prime creazioni e ne era molto fiera. 

Il finale sembra lasciare spazio alle interpretazioni e ovviamente non vi sveleremo nulla di più: diremo solo che non ci siamo potute esimere dal chiedere delucidazioni alla stessa Jen sulla questione, e siamo state molto contente di scoprire che la sua idea coincide con la nostra!

I disegni sono realistici e dettagliati, ma i personaggi rimangono “fumettosi” e questo, unito all’utilizzo di colori principalmente chiari ma leggermente desaturati, avvolge l’ambiente in un’atmosfera delicata, rendendo questa storia una favola moderna, adatta ad ogni tipo di età.

Avete letto, signore e signori, il meraviglioso racconto di lettura di Maria Chiara. Sapete che ogni tanto ospitiamo lettori e lettrici spaventosamente forti, libraie meravigliose e chiunque voglia parlare delle sue letture. Stavolta Maria Chiara ha scelto questo fumetto, che abbiamo da pochissimo letto anche noi, e che ci è piaciuto moltissimo: tra tulle, piume, colori sgargianti e fantasie floreali si snoda la storia attualissima di Sebastian. Ora ve lo consigliamo in tre, vedete di recuperarlo.

Intervista a Davide La Rosa – Il libretto rosso del Trio Occhialuto Antifascista.

Nel Libretto rosso del Trio Occhialuto Antifascista, fumetto edito dalla nuova etichetta indipendente Fumetti di Cane (e ordinabile qui) Saragat, Nenni e Pertini devono vedersela in ogni episodio con Mussolini, che in modi più o meno subdoli tenta di riportare in auge il fascismo. Si parla di fascismo e di antifascismo, con ironia ed intelligenza. Il fascismo sembra dilagare ed insinuarsi nelle nostre vite, ancora nel 2019 e l’antifascismo deve essere la componente essenziale di ogni persona.

Abbiamo letto questo fumetto e ci è sembrato davvero geniale e siamo molto molto contenti di aver potuto fare qualche domanda all’autore, Davide La Rosa. Non è stato proprio facile, dobbiamo ammettere, parlare di un argomento così importante, per questo ci siamo avvalsi dell’aiuto di un collaboratore esterno, che ne sa un pochino più di noi e che ringraziamo. Detto questo è ora di lasciarvi all’intervista e di farvi capire meglio, di cosa tratta Il libretto rosso, direttamente dalle parole dell’autore:

✦ Come ti è venuta l’idea di questo fumetto? È stato un lampo di genio; un’esigenza, legata ai particolari tempi che stiamo vivendo; o è un modo per mettere in guardia il pubblico?
Vari autori si stanno infatti confrontando con il fascismo, con la figura di Mussolini e con l’epoca del ventennio, penso ad esempio a M di Scurati, ma anche Quando c’era LVI di Fabbri e Antonucci o per il confronto nei tempi attuali, le “frecciatine” di Tom Morello dei Rage Against The Machine, che si fa portavoce popolare contro Trump e la sua faccia arancione.

Per prima cosa ciao a tutti e grazie di ospitarmi qui da voi. 
Dunque. I miei fumetti sul “Trio Occhialuto Antifascista” nascono una decina di anni fa sul mio blog (Mulholland Dave).
Nacque per caso, non c’era un vero perché, in alternanza ai miei fumetti anticlericali. L’Antifascismo è sempre stato un tema a me caro. Santo cielo, dovrebbe essere caro a TUTTI, invece no, tocca specificare una cosa ovvia perché ora i fasci sono tornati. Correggo: la realtà è che non se ne sono mai andati. Il fascismo è una bestia orrenda che se ne sta nascosta e alla prima occasione, zac, salta fuori e si mangia tutto quello che non rientra nei suoi canoni disumani. Il fascismo discrimina, picchia, opprime e uccide.
Dice “Il fascismo lo fermi con la cultura”. Falso. Con la cultura puoi evitare che esca da dove si è rintanato ma, una volta fuori, la cultura non serve più a niente: loro i libri li bruciano e se provi a ragionarci prima ti danno del “Professorone” e poi ti riempiono di mazzate.
Il fatto che vari autori si stiano confrontando con questo argomento da una parte è un bene perché è sempre meglio ribadire certi concetti ma, dall’altra parte, è il segno che la situazione è preoccupante.

✦ Giuseppe Saragat, Sandro Pertini e Pietro Nenni compongono il trio occhialuto antifascista, come mai tra tutti gli antifascisti, hai scelto proprio loro come protagonisti?

Pertini è presto detto: è stato un grande antifascista e un grande Presidente della Repubblica (lottava contro il fascismo anche da anziano e dal Quirinale).
Saragat mi è sempre stato simpatico e poi nessuno (o quasi) lo ricorda mai (a parte per la battuta di Diego Abatantuono “Vade retro Saragat”… casualmente è anche la battuta migliore del noto comico milanese).
Nenni, boh, non lo so… credo per il fatto che è pelato. 
Comunque dobbiamo molto a tutti e tre (e non solo a loro, sia chiaro).

✦ Quello che emerge dal fumetto è che il fascismo può tornare, o meglio è tornato, sotto tantissime forme differenti: tra tutti i modi che utilizza il trio, qual è quello che possiamo utilizzare tutti, sempre, per combatterlo?

Il fascismo si combatte in tante maniere. Tre cose:

1) Applicare le leggi italiane contro l’apologia di fascismo.

2) Smetterla di dire “Sono antifascista MA anche loro hanno diritto di opinione”.
Punto primo, se dici “Sono antifascista MA”, non sei antifascista.
Secondo, non puoi collocare il fascismo nelle sfera delle “Opinioni” perché è un crimine. È come collocare la Mafia tra le opinioni. Pure con la Mafia, se inizi a dire che è un “Pensiero”, poi troverai gente che difende il loro “Diritto di espressione”.
Ma poi, a margine, a queste persone che vogliono dare libertà di parola ai fascisti, esattamente, cosa gli sta bene del fascismo? 

3) Iniziare a capire che l’antifascismo NON è una “Cosa di sinistra”. Oggigiorno pare che, a essere antifascisti, siamo solo noi di sinistra. L’antifascismo deve essere la base di TUTTI i partiti italiani, da destra a sinistra.  Questo è uno dei motivi per i quali, in questo periodo storico, è più importante che sia uno di destra a dirsi “Antifascista”.

✦ In un tempo in cui pare si faccia fatica a chiamare le cose con il loro nome, nel fumetto ci sono nomi e cognomi di chi da giornalista si trasforma in un semidio blastatore o da politico si evolve in Goku, sono state scelte coraggiose: c’è stato un momento in cui mentre scrivevi, pensavi a delle eventuali ripercussioni o che il gioco non valesse la candela?

Per i politici non è un problema: rientra nel diritto di satira. Poi non ho scritto nulla di così eccessivo, credo… chi non vorrebbe essere Goku? Renzi dovrebbe ringraziarmi (rido, con amarezza). 

Sul giornalista di cui parli, invece, la cosa è diversa, me ne rendo conto. Non volevo buttare il sasso e nascondere la mano. La storia a cui fai riferimento è “Maratona Mentana”, è l’episodio più lungo del libro e sono stato tanto preciso nel riportare le esatte parole dette da Mentana nella sede di Casapound (mi sono visto i video per non scrivere imprecisioni). Ciò che ha fatto Mentana è grave perché ha dato una vetrina a un “Partito” (si notino le virgolette) che fa del fascismo il suo punto di riferimento. Mentana lo ha legittimato. Questo non vuol dire che Mentana sia fascista (nella storia credo sia chiara questa cosa) ma ha, di fatto, aiutato un partito molto vicino al fascismo (non era sua intenzione? Me lo auguro, lo do per scontato e ne prendo atto ma, di fatto, lo ha aiutato). 

✦ Sei riuscito a trattare un argomento impossibile come il fascismo, portando il lettore alla risata, in alcuni casi amara. È stato difficile o scorrevole fare satira sulla figura di Mussolini e sul fascismo?

Mi viene automatico (ora pare che me la tiri ma non è così). Ho sempre fatto così e ho continuato con il mood che c’era nelle storie di dieci anni fa. Poi è successa una cosa che non mi aspettavo. Una cosa brutta. Mentre ero a tre quarti del libro mi sono accorto di un rischio: avevo paura di quello che io chiamo “Effetto Wile E. Coyote”.
“Cos’è?”, ti chiederai. Semplice: quando guardiamo Wile E. Coyote & Road Runner c’è chi alla fine (tipo il sottoscritto) inizia a fare il tifo per il Coyote. Lui è cattivo, sì, ma è pasticcione, buffo (un po’ come il Mussolini nelle mie storie) e ci dispiace per lui. Iniziamo a empatizzare con il cattivo.
Ecco, non volevo che alla fine la gente empatizzasse con un mostro disumano come Mussolini.

I fascisti puntano anche a questo, sono campioni mondiali di vittimismo, frignano e cercano di passare romantici incompresi… per poi distruggerci appena tornano al potere. 

Ecco a tre quarti del libro mi sono accorto di questa cosa e per un attimo volevo non portarlo a termine. Poi però ho capito come risolvere questa trappola nella quale stavo cadendo.

✦ La satira del Libretto Rosso, coinvolge moltissimi campi del nostro quotidiano: le serie, i videogiochi, l’amore, i supereroi, ma anche i fumetti con una critica alla critica stessa. È proprio vero che alle volte: “Chi fa le recensioni, giura di vedere cose inesistenti, per non passare da stupido?”

Fai riferimento a “Autunno Mastrolindo”. Storia complessa, sì.
È una storia che fa critica alla critica? No.
C’è una parte in cui faccio una critica alla critica? Nì. 
È una critica a un certo tipo di critica.
Non sono stupidi i critici, ci mancherebbe. La critica è una parte INDISPENSABILE di chi racconta storie (non solo a fumetti). Per chi fa il mio lavoro è vitale che, degli esperti, facciano notare agli autori cosa hanno sbagliato e cosa hanno fatto bene (io spesso ho notato errori in alcune mie storie grazie alle recensioni). ALCUNE (ho scritto “Alcune”) recensioni, delle volte, vedono cose che dentro la storia non ci sono. Non parlo del sottotesto (scovare i sottotesti può risultare interessante e stimolante) bensì mi riferisco a vere e proprie cose che l’autore dichiara ma che dentro non si trovano. Non so se mi sono spiegato bene.
Ti faccio un esempio: uno compra una scatola con sopra disegnato un trattore giocattolo, la apre e trova un’anatra.
Non puoi dire: “Che bel trattore che ho trovato” solo perché c’è il disegno sulla scatola di un trattore… devi dire: “Mi hanno promesso un trattore ma dentro c’è un’anatra”. 

Poi in realtà nella storia volevo parlare di due cose:

1) Di come sia facile scrivere a tavolino una storia intimista banale.

2) Di come Mussolini voglia far tornare il fascismo toccando, nel più banale dei modi, alcune corde che abbiamo tutti, cercando di diventare amato e intoccabile dal pubblico. Scrissi questa storia qualche mese fa, quando imbrattarono la statua di Montanelli. Scrissi un post dove dicevo che lo scandalo era che ci fosse una statua di Montanelli che, per sua stessa ammissione, aveva fatto cose orrende in Africa. Alcuni commentarono che ero ingiusto verso un uomo che era stato un grande giornalista e che, le cose di cui si era macchiato, erano sì spregevoli ma che tanto “All’epoca era prassi comune”. Trovai quella discussione preoccupante: uno scrive bene (o scrive cose che ci piacciono) e i suoi gesti ignobili passano in secondo piano.

✦ Secondo te le persone, sono pronte ad accogliere i suggerimenti del trio occhialuto, ad essere messe in guardia dalle trappole tese dal nuovo fascismo?

Me lo auguro ma vedo troppa gente dire “Ma dov’è il fascismo? Lo vedete solo voi SINISTRI”… forse è gente che se non vede gente vestita di nero non vede il fascismo. Il fascismo può mettersi vestiti di altri colori (tipo il verde, per dirne uno). 

Ho letto anche gente dire: “Gli antifascisti sperano nel fascismo così hanno una battaglia da combattere”. Io, senza il fascismo sto una favola e posso continuare tranquillamente a fare i miei libri contro la Chiesa. 
Ti chiederai: “Ma questo fa solo libri contro qualcosa?”. Sai cosa? Quando si scrive si va sempre contro qualcosa (a meno che non si stia scrivendo il manuale di istruzioni dei mobili IKEA).

Un ringraziamento a Davide, per aver risposto alle nostre domande e a voi per averle lette.

Grazie a te e un saluto a tutti i tuoi lettori.

Ruggine – F. Vicentini Orgnani, F. Mascolo.

Il fenomeno che provoca quella che noi volgarmente chiamiamo ruggine, non ve lo stiamo a spiegare. È un fenomeno che porta alla corrosione dei materiali ferrosi e grazie direte voi, ma quando ad arrugginirsi è l’armatura che ti protegge, beh sono bei guai.

Ce lo insegna Tullio, che da moderno Re Artù si copre dell’armatura e di una sua personale spada nella Roccia, per essere invincibile, pur rimanendo umile e legato ai valori di sempre: lealtà, amore, fedeltà. Ma da cosa si protegge Tullio? Non ci sono certo re di altri regni da sconfiggere, draghi o mostri marini. Potrebbero esserci gli esami, visto che nelle prime pagine ci viene svelata una delle location del fumetto cioè la Facoltà di Lettere e Filosofia de La Sapienza, ma non sono neanche gli esami a preoccuparlo. Tullio deve difendersi dai sentimenti e dai ricordi che gli fanno sempre pensare alla sua storia finita male, ad aver perso la sua Ginevra a causa di Lancillotto. Non può permettersi altre storie, non può permettersi altre distrazioni sentimentali: non se li merita. Ridurrebbe tutto in cenere come ha già fatto.

Sacrifica allora tutto: studio, famiglia, amici. Tutte le persone che gli vogliono bene scompaiono, nella sua mente esistono solo i fantasmi di chi lo ha ferito a ricordargli che non è abbastanza. A niente valgono i discorsi dei compagni, di Margherita che per vedere di nuovo il vecchio Tullio è pronta a caricarsi le sue ansie, le sue paure e anche la sua armatura. Fino a che lui stesso non saprà liberarsi della pesantissima armatura che si porta dietro, chi mai riuscirà a togliergliela? Saranno le paure stesse a divorarne l’involucro e a lasciarlo indifeso a combattere contro i suoi demoni.

Quella di Tullio è una storia di ripresa, ma è soprattutto il racconto intimista di una sofferenza che non si riesce a superare, perché le aspettative su sé stessi sono troppo alte, perché il mondo esterno non ci comprende, perché nonostante tutti gli sforzi di chi ci sta intorno ci sentiamo immensamente soli e non sappiamo affrontare tutto il carico emotivo che ci portiamo dietro. In un continuo passaggio tra passato e presente, tra la storia di Tullio e quella del leggendario Artù, si delinea una storia familiare a tutti o quasi, scritta da Francesco Vincentini Orgnano, ad accompagnarla i disegni di Fabiana Mascolo bellissimi e molto particolareggiati. Come sapete, da grande fan del Medioevo ho adorato le pagine ambientate in quell’epoca che sono contraddistinte da bordi cesellati e lavorati come fossero metallici, senza ruggine però. L’accostamento di due mondi apparentemente lontani: il presente e il Medioevo è stato secondo noi azzeccatissimo, gli autori hanno saputo ben raccordare i due personaggi e le due epoche creando quasi due fumetti separati che s’intersecano, ma che sono apprezzabilissimi anche da separati, Tullio con le sue paturnie e la sua storia drammatica e Artù che appare tra le pagine in una specie di silent book decoratissimo.

Ruggine è stata una lettura molto intensa per noi, abbiamo apprezzato moltissimo la caratterizzazione dei personaggi e in particolare ci siamo immedesimati in un personaggio, ma non possiamo svelarvi altro. Sicuramente vista l’attenzione ad ambienti e a caratteri anche voi riuscirete a ritrovarvi in qualcuno e ad entrare perfettamente nella storia di Tullio.

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