Ricerca

tararabundidee

"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

Mese

aprile 2022

Io, lui e Muhammad Ali, R. Jarrar

Chi è già approdato su questi lidi sa che io ho un problema con i racconti. Non so cosa sia, la loro brevità forse? O quella sensazione di non finito che mi ha sempre lasciata perplessa. Stavolta il “non finito” ha lasciato spazio praticamente alla disperazione. I racconti di Randa Jarrar, contenuti in Io, lui e Muhammad Ali, con la traduzione di Giorgia Sallusti, editi da Racconti, sono veramente stupefacenti e io ancora, dopo giorni dalla fine della lettura, mi domando come sta la bambina che è stata investita? E la relazione messa in crisi dal marinaio è ancora in piedi? La spia alata che fine ha fatto?

Ogni personaggio che appare in questi racconti ha il potere di fissarsi nella memoria, è per questo che sono dispiaciuta. Vorrei leggere di più di ognunǝ di loro, se Jarrar facesse un romanzo per ogni protagonista dei suoi racconti li leggerei tutti, immediatamente. I personaggi sono vari: donne, uomini, bambinз, animali, tuttз legati tra loro dall’Egitto, c’è chi lì ci è natǝ, chi ci ritorna, chi ha vissuto ogni suo cambiamento; tuttз chi più, chi meno hanno dei conti in sospeso con questa terra, a volte estremamente benevola, altre più somigliante alla matrigna leopardiana. L’Egitto di Jarrar è una terra che dà, che accoglie, ma che non riesce mai davvero a trasformarsi: è fissa nei suoi modi, sembra giocare col destino dei suoi abitanti, dare fortuna a chi ne ha già da vendere e affossare chi è già sul lastrico.

Ad accomunare le persone che compaiono nei racconti c’è anche un altro tema ricorrente: la riflessione sulla condizione femminile. Ci sono donne emancipate, donne che invece non riescono a rompere con la tradizione, donne che hanno fatto della ribellione il proprio mantra, ma tutte sono consapevoli di vivere in una situazione di subalternità. In ognuna di loro c’è una visione chiara e nitida del mondo patriarcale che ci circonda, di una prigione mascherata da regole religiose e del buon costume. In alcuni punti la scrittura di Randa Jarrar mi ha fatto pensare ad alcuni passaggi di Elena Ferrante quando la Lenù de L’amica geniale si rende conto che le donne sono plasmate dagli uomini, i loro sguardi ci esaminano di continuo, le loro leggi non hanno lasciato spazio a nessuna.

“Pensaci” disse quella mattina, dando inizio alla giornata. “Chi ha dato il nome ai figli nella tua famiglia?” Mio padre. Lo dissi a Mansoura. Lei annuì e mi disse: “Come pensavo. Parte tutto con il modo in cui veniamo chiamate. Dobbiamo incoraggiare le donne a dare il nome ai figli.”

Anche se le riflessioni a cui arrivano le protagoniste delle due autrici sono molto simili, Randa Jarrar non dà mai spazio ai moralismi. Non ci sono spiegoni, né lamentele sterili, c’è solo una grande consapevolezza a cui si arriva attraverso un’analisi personale della propria condizione. Le donne di Io, lui e Muhammad Ali sono reali, fresche, leggere. Nessuna di noi è approdata alla verità sulla propria condizione, sulle discriminazioni, con un’illuminazione divina, le vie di Damasco per noi non sono mai state valicabili. Noi siamo giunte alla consapevolezza di noi stesse attraverso una stratificazione di conoscenze e di esperienze e sappiamo che ognuna di noi ha avuto un percorso diverso, per questo non ci ergiamo a paladine della verità e a giudicare le altre (questa è più una speranza che una verità, comunque) e così fanno anche le donne descritte da Jarrar. Mi rivedo tanto in loro, in alcune delle loro esperienze, in alcuni dei loro percorsi di crescita.

Non c’è nessuna pesantezza nei profili tracciati dall’autrice, c’è solo una grande voglia di raccontare la realtà. Conosciamo il mondo in cui viviamo, sappiamo che dobbiamo fare il doppio del sacrificio, ma dobbiamo anche viverlo questo mondo, con leggerezza, con simpatia, trattando anche situazioni serie e delicate con ironia e come in questo caso, coinvolgendo chi legge. Questo è il grande pregio di questo libro, si arriva a verità importantissime a riflessioni rivelatrici, ma in un modo effettivamente realistico e senza bacchettoneria, ricordando che oltre l’infinità di problemi a cui ci costringe questo mondo, c’è anche qualcosa che vale la pena di essere vissuto con tranquillità.

Insomma: magnativell’ n’emozione.

Letture Arcane, Aprile ’22

Per raggiungere la pienezza, il massimo grado della perfezione, abbiamo bisogno che qualcosa ci metta in crisi. È necessario affrontare ciò che ci ostacola ed essere sempre disponibili a scoprire cosa viene dopo, solo così potremmo arrivare al compimento dei nostri desideri.

Aprile è il grado della crisi o della perfezione? Visto come sono andati questi primi giorni secondo me, lo sapete già.

Nove di Pentacoli

Un Nove lo avevamo già incontrato qualche mese fa ed era quello di Spade; possiamo stare tranquill* il Nove di Pentacoli è molto più benevolo. Sappiamo che il nove è la spaccatura che anticipa l’unità e in particolare questa carta fa presagire una grande abbondanza e un successo assicurato. Questo è un arcano perfetto per la primavera: al centro c’è una donna che raccoglie frutti da un orto rigoglioso. Il risveglio della natura è ormai avvenuto, siamo quasi alla raccolta. Allo stesso modo noi, dopo tante fatiche, dobbiamo essere pront* a rilassarci e raccogliere tutto ciò che abbiamo seminato.

Il Nove di Pentacoli è una carta che precede un momento di nuove condizioni vantaggiose, soprattutto dal punto di vista materiale. I Pentacoli sono legati alla terra e alla concretezza e questa carta parla soprattutto dell’ambito lavorativo ed economico, ma i semi non sono compartimenti stagni, infatti questo nove sottolinea l’arrivo di una relazione stabile, un matrimonio o un bambino.

Pur trovandoci ancora nel grado della crisi, possiamo stare tranquill* che qualcosa di buono succederà e che non abbiamo lavorato invano, ma… c’è sempre un ma: non è ancora arrivato il momento di lasciarsi completamente andare, siamo ancora in compagnia del Nove, la perfezione che cerchiamo ancora non si è del tutto compiuta. Stiamo attent* quindi a non commettere passi falsi proprio all’ultimo, non è il momento di distrarsi, rimaniamo concentrati sull’obbiettivo e facciamo attenzione anche ai minimi dettagli, basta un piccolo errore per mandare tutto all’aria.

Cosa leggiamo?

La strategia dell’opossum, Roberto Alajmo, Sellerio Editore.

Abbiamo parlato anche di matrimonio, no? Questo libro parte proprio dall’annuncio di una meravigliosa unione, quella tra Mariella e Toni. Le famiglie sono in fibrillazione, si deve preparare un bel matrimonio, per evitare che le persone parlino dietro, ma… qualcosa va storto, il matrimonio salta, e adesso? Giovanni Di Dio, guardia giurata di Partanna è incaricato di risolvere questo caso, tra minacce, trappole, omicidi, arriverà alla verità e ci farà entrare nella vite e nelle usanze delle famiglie siciliane.

La grande crociata, Theo Szczepanski, Neo Edizioni.

Quello che ci dice il Nove è di ricercare, essere pronti ad avventurarci per arrivare al tesoro ed è quello che fa Stefano, quando nel 1212 mette insieme la Crociata dei fanciulli. Il suo esercito sghembo e malmesso si mette in cammino per liberare Gerusalemme, pronto a ricevere ogni onore e gloria all’arrivo, ma prima del successo ci sono battaglie, demoni, divinità, resurrezioni che ostacolano questa portentosa spedizione.

Carle vs Colaone & De Santis

Due amiche che si chiamano Carla, hanno lo stesso segno zodiacale, amano le stesse cose tra cui i fumetti, non potevano non decidere di fare qualcosa insieme. Da qui è nata Carle vs, la nostra rubrica di interviste doppie a fumettist* per farvi scoprire e leggere di nuovi fumetti. Siamo ritornate più cariche che mai, potete leggerci ogni secondo giovedì del mese. Il prossimo appuntamento sarà infatti il 12 maggio!

Per questa intervista abbiamo scomodato Luca De Santis e Sara Colaone, affiatatissima accoppiata che abbiamo già visto insieme con Ariston e In Italia siamo tutti maschi, da poco è però uscito il loro ultimo lavoro Giorgia O’ Keeffe (Oblomov Edizioni), fumetto/biografia sulla più grande artista moderna. Gli autori hanno giocato con le linee e le riconoscibilissime opere di O’ Keefe per regalarci la storia di una donna che ha voluto a tutti i costi far emergere la sua arte e la sua visione del mondo, oltre il suo corpo, oltre lo sguardo tradizionalista, oltre il pregiudizio. Siamo rimaste estasiate da questo fumetto e abbiamo dato sfogo come sempre alle nostre curiosità nell’intervista, qui potete leggere le risposte di Sara Colaone, mentre su una banda di cefali troverete quelle di Luca De Santis.

  1. Ciao Sara e benvenuta su Tararabundidee! Dopo In Italia Sono Tutti Maschi, Ariston (Oblomov edizioni) e Leda (Coconino Press) tu e Luca De Santis siete giunti al vostro quarto fumetto insieme: Georgia O’Keeffe. Com’è nata questa proficua collaborazione e come strutturate solitamente il vostro lavoro?

L’incontro con Luca è avvenuto per caso, alla fine degli anni Novanta, fra i tavoli di una importantissima società italiana, dove la velocità della comunicazione era una delle cose più importanti. Condividendo da subito interessi e passioni nei ritagli di tempo, abbiamo capito presto che a noi interessavano più i contenuti e il modo di raccontare, che la velocità. Da questa semplice constatazione è nato un legame molto forte, basato sulla schiettezza, ma anche sul rispetto e sull’attenzione reciproca alla nostra sensibilità, che ci ha permesso di fare tanto insieme e ci permette di pensare al nostro futuro come qualcosa che ci serberà ancora tante sorprese.

  1. Un tema del vostro lavoro collettivo è sicuramente il racconto di una vita nella sua totalità. In In Italia sono tutti maschi avete raccontato il confino degli omosessuali durante il ventennio fascista attraverso i ricordi del personaggio di “Ninella; Ariston è invece una riflessione sul ruolo della donna all’interno della società italiana nel corso dei decenni attraverso la storia di tre donne mentre in Leda avete raccontato una donna anticonformista sempre in lotta con il proprio destino. Da dove nasce questo amore per le storie? Come scegliete le storie raccontare?

Dopo tanti lavori che hanno come comune denominatore delle figure capaci da fare scarti laterali, per sottrarsi a un modo comune di affrontare e la vita, e per tracciare la propria strada in modo assolutamente originale, mi sono convinta che siano i nostri personaggi a scegliere noi per far raccontare la propria storia e non viceversa. E me lo confermano il senso di profonda gratitudine e innamoramento che provo verso ogni personaggio quando terminiamo un progetto.

  1. Giorgia O’Keeffe è stata un’icona della scena artistica moderna. Negli Stati Uniti è una delle artiste più famose e quotate mentre qui in Europa è ancora poco conosciuta. Com’è nata l’idea di dedicarle un volume?

Giorgia O’Keeffe è stato un incontro meraviglioso, nato per volontà di uno dei nostri editori francesi Steinkis e del Centre Pompidou di Parigi, che ci hanno chiesto di realizzare la storia della vita della pittrice in occasione della grande retrospettiva inaugurata a settembre a Parigi, un mostra di eccezionale valore che ha riportato in Europa una selezione ricca di lavori. Da subito abbiamo raccolto la sfida di raccontare una figura così complessa e controversa, andando direttamente al centro della sua personalità spigolosa e mostrando tante delle sue opere e del suo modo di dipingere, integrandole nel fumetto.

  1. Quanto è stata lunga la fase di ricerca e di lavoro precedente alla stesura del fumetto e che impatto ha avuto sulla tua arte? E in generale cosa ti è rimasto dalla conoscenza di una personalità immensa come quella dell’artista? 

Io e Luca abbiamo lavorato molto in parallelo per circa otto mesi, lui sulla scrittura e io sull’immagine, ma scambiandoci continuamente impressioni e pareri, per riuscire a ricreare la ricchezza del mondo pittorico di O’Keeffe e restituire una vita in cui l’arte e la vita sono totalmente fuse. L’intensità di questa immersione mi ha lasciato un senso di distacco sereno e una capacità di osservare aspetti più profondi delle forme e dei colori.

  1. Georgia O’Keeffe è stata una personalità molto forte che non ha mai voluto essere raccontata e che non si è mai ritrovata nelle parole che gli altri usavano per descrivere lei e il suo lavoro. Quanto è stato difficile scegliere il modo giusto per raccontarla?

Un personaggio che non vuole farsi raccontare, ma che ci guarda da dietro una spalla invitandoci a seguirlo nel suo mondo. Georgia l’ho sempre vista così. Solo cedendo a questo invito si potrà avere accesso alle sfumature di un carattere, ai motivi di tante scelte. 

  1. La storia si articola attraverso flashback improvvisi in cui l’artista rivive (e racconta) momenti cruciali del suo passato e della sua storia donando al fumetto uno stampo molto cinematografico. Del resto anche la storia di Georgia O’Keeffe potrebbe tranquillamente essere protagonista di un film. Anche il grande formato del volume e la suddivisione delle tavole sembrano conferire al fumetto un tocco cinematografico. C’è una correlazione tra il cinema e questo fumetto? 

In questo romanzo ho lavorato soprattutto creando dei richiami con la superficie bidimensionale del quadro,  provando in alcuni casi a sfondare questa dimensione per creare dei giochi di profondità dell’immagine, in mondo da rendere vivo il passaggio di pensiero fra vita e sua rappresentazione. Uno dei riferimenti più espliciti al cinema è la doppia tavola in cui Georgia cammina per New York subito dopo il crollo della borsa del 1929. Nel disegno c’è la citazione di una notissima opera della fotografa Margareth Bourke-White, ma sul muro c’è la pubblicità di un “Talkies”,  i primi film parlati che segnarono la fine progressiva del cinema muto e l’ingresso in una nuova epoca dell’intrattenimento.

  1. A livello grafico sono stati inseriti moltissimi riferimenti alle opere della pittrice, come i suoi famosissimi fiori, come avete scelto le opere da integrare nel fumetto? 

Fiori, ma non solo, anche paesaggi, capanni, porte, ossa e pensieri astratti. Rispettare il mondo di Georgia e sottrarla alla banalizzazione, questa la parola d’ordine. La scelta delle opere è stata un’operazione di studio bellissima, in cui abbiamo avuto l’aiuto dei curatori della mostra di Parigi, che ci hanno fornito tutti i saggi e il catalogo in anteprima delle opere, oltre a una serie di cataloghi introvabili e di references iconografiche.

  1. Georgia O’Keeffe è passata dal ruolo di musa e oggetto dello sguardo maschile a quello di artista attiva protagonista del suo lavoro e delle sue opere. Stieglitz voleva lanciare un personaggio da cui lei ha cercato tutta la vita di distaccarsi, secondo i vostri studi legati alla personalità della pittrice, quando O’Keeffe è riuscita davvero a diventare lei e come viene percepita ora? 

Questo è uno dei punti più complessi e interessanti che abbiamo cercato di raccontare nel libro. Nonostante la si descriva spesso come una donna in balia della sua fama, Georgia ha sempre saputo molto bene chi era e cosa desiderava e lo testimoniano le persone che le sono state vicine sin da piccola. Sapeva anche per dedicarsi all’arte nel modo in cui voleva, ovvero l’unico modo possibile, totale e imprescindibile, avrebbe dovuto disciplinarsi costantemente, concentrarsi su un punto cruciale e… superare il vittimismo, e così ha fatto.

La Georgia che vediamo nella maturità è un essere risolto, senza rimpianti, libero di poter fare ciò che vuole, e in costante rinascita come nella sua pittura o come nel mito nativo della dea Estsanatlehi.

Ringraziamo come sempre * fumettist* che si sono prestati alla nostra incontenibile curiosità e non vediamo l’ora di leggere le loro prossime opere! Noi ci rivediamo a maggio su questi schermi.

Blog su WordPress.com.

Su ↑