Il 12 aprile è uscito in Italia Inner City Romance, raccolta dei 5 fumetti scritti da Guy Colwell dal 1972 al 1978, tradotti da Marco Bisanti e usciti per Bizarro Books, neonata etichetta editoriale che fa capo al gruppo Red Star Press.

Inner City Romance è un manifesto della cultura underground americana degli anni ’70. Vi ritroviamo infatti tutte le tematiche più calde di quei tempi: la lotta contro il razzismo, la non – violenza e il non collaborazionismo per la Guerra in Vietnam, i diritti alla casa, il trattamento nelle carceri. Guy Colwell prende a piene mani dalla sua ideologia e dalla sua esperienza per denunciare e utilizzare il fumetto per raccontare fatti di cronaca e di politica. Cresciuto legato al mondo delle strisce, inizia a leggere grazie alle storie di Paperino & Co. ma capisce ben presto che il fumetto ha un enorme potenziale e può essere il mezzo adatto per parlare di ogni cosa.

Guy Colwell non nasce però come fumettista, pur facendo il pittore da molti anni e lavorando nel mondo dell’arte, si era occupato di vignette solo ai tempi del liceo e pur scegliendo il fumetto come il mezzo preferenziale per la sua arte, racconta di aver iniziato da autodidatta. Tutte le storie che compongono Inner City Romance hanno una matrice comune, che ha segnato l’autore: Colwell finì nel carcere federale di McNeil Island perché non collaboratore, contro la guerra del Vietnam. All’inizio i non collaboratori erano in pochi, ma quando Colwell esce dal carcere rappresentavano una buona percentuale dei detenuti. La sua ideologia politica appoggia quindi la non violenza e si sposa con l’approccio hippy che lo avvicinò alle manifestazioni contro la guerra e all’arte urbana realista. A proposito della sua arte lo stesso Colwell afferma:

«Dovevo usare la mia arte per una riflessione seria, come racconto della società e intervento politico. Dopo aver rifiutato la follia della leva militare, non potevo più fare una vita frivola, ero destinato a qualcosa che avrebbe unito la mia voce a quelle di chi invocava giustizia, pace e uguaglianza. Opporsi alla guerra e promuovere la non-violenza come strumento migliore per il progresso sociale furono le leve principali di una politicizzazione sempre maggiore del mio pensiero e della mia arte.»

Essendo un pittore Inner City Romance può sembrare un fumetto dal tratto atipico. Le figure sono piene e massicce, estremamente realistiche. Non a caso l’artista dichiara di essere stato principalmente influenzato da Van Eyck, Bruegel e Bosch che hanno forgiato la sua immaginazione e il modo di disegnare.
Le tecniche utilizzate e lo stile grafico, così come l’impaginazione, la squadratura della pagina e la disposizione delle vignette cambiano durante gli anni e a seconda della scelta narrativa dei vari episodi. I primi numeri vengono infatti creati con il pennino, poi passa alla stesura col pennello e retino Zip-A-Tone. Nei primi numeri Colwell si diletta, con odio, a utilizzare la tecnica di applicazione di trama e sfumature per poi passare negli ultimi numeri a strumenti che lo mettono più a suo agio e che regalano a chi legge disegni più puliti, userà infatti il calamaio e la penna di corvo.

I fumetti contenuti in questo volume furono pubblicati a puntate, nel corso di diversi anni:

  • “Choices” in Inner City Romance #1, 1972
  • “Radical Rock” in Inner City Romance #2, 1972
  • “Inner City Romance 3” in Inner City Romance #3, 1977
  • “Ramps” in Inner City Romance #4, 1977
  • “Good for You”, “Down Up”, “Interkids”, “Sex Crime”, “All Over the Clover” in Inner City Romance #5, 1978

Nel primo numero del 1972 Guy Colwell si concentra su una tematica che lo aveva colpito in prima persona: la ripresa della vita dopo il carcere. I protagonisti sono tre che appena ritrovata la libertà si ingabbiano in una differente prigione, quella della droga. Solo uno di loro, James, farà lo sforzo di iniziare una nuova vita. Anche se la narrazione si concentra sull’eccesso e sulla caduta nella spirale della droga, corredata da vignette in cui la solidità e la realtà del mondo si smaterializza portandoci nella mente dei protagonisti sotto effetto di eroina e LSD, non ci si dimentica dell’esterno. Nelle stanze dei protagonisti infatti e per strada si vedono i manifesti per la liberazione di Angela Davis e per i Fratelli di Soledad, per cui la stessa Angela Davis e tutto il partito Black Panther si stava battendo. (Sull’argomento consiglio assolutamente di leggere Autobiografia di una rivoluzionaria di Angela Davis e I Fratelli di Soledad. Lettere dal carcere di George Jackson.)

Inner City Romance #2 si concentra invece sulla figura di James e sugli abusi della polizia sui neri, spesso imprigionati o uccisi senza alcun motivo, ma solo per il fatto di essere neri.

«Il faccia a faccia con la realtà del ghetto, dopo sette anni di carcere per possesso di uno spinello, convinse James a scegliere il cambiamento vero. Del resto, l’ingiustizia che aveva subito lui non era certo la più pesante: molti fratelli e sorelle continuavano a vivere dietro le sbarre senza aver commesso alcun crimine. Molti fratelli e sorelle finivano nel tritacarne ed erano risputati con disturbi psichici, senza più speranza o già cadaveri. James aveva assistito alla furia e alla brutalità di un sistema disumano e si era unito ai fratelli e alle sorelle decisi a sovvertirlo e liberarne i prigionieri. Si guadagnò sul campo il ruolo di coordinatore del movimento di liberazione di tutti i prigionieri politici.»

Radical Rock mostra i retroscena di un evento benefico, volto a raccogliere il denaro necessario per liberare alcuni fratelli e sorelle mandati in carcere ingiustamente, che si trasforma in una carneficina per mano della polizia americana.

Inner City Romance #3 si distacca leggermente dai temi sociali generali e assume una visione più intimista, sicuramente più legata a quello che l’autore ha vissuto in prima persona. Il fumetto s’incentra infatti sui sogni e sull’inconscio dei carcerati mostrandone i pensieri più reconditi. Questo terzo numero è differente dagli altri anche per l’impaginazione molto particolare e per la disposizione delle vignette quanto mai originale. All’inizio del numero ci sono inoltre delle parti sfuocate. Tutti questi espedienti aiutano chi legge ad entrare nella dimensione onirica in cui operano i protagonisti. Molto interessante anche la scelta dei colori, Colwell infatti dipinge tutto di nero quando descrive il sogno del detenuto nero e tutto di un bianco, molto destabilizzante, quando mostra il sogno del detenuto bianco.

Ramps è invece dedicato alle vicende di speculazione abitativa. La vicenda si ispira alle lotte di poveri, anziani, disabili che sono stati relegati nell’International Hotel di San Francisco. Attorno al residence di Chinatown, in cui i proprietari installano una rampa per favorire l’accesso a chi è sulla sedia a rotelle, che in realtà è solamente un contentino visto lo stato gravissimo in cui versa l’edificio; si concentrò un durissimo braccio di ferro tra i proprietari, sostenuti dalla città, e gli inquilini che dopo un incidente si opposero allo sfratto iniziando l’autogestione dell’edificio. Al termine del numero, che Colwell dichiara essere stato scritto in tempi brevissimi c’è la sua dedica:

«Questa storia è dedicata ai poveri, agli anziani e ai disabili che lottano per avere casa, diritti e dignità in un sistema che ancora preferisce dimenticare e negare che esistano ;a chi non paga l’affitto e abita i quartieri popolari; e soprattutto alle persone coraggiose e pazienti dell’International Hotel di San Francisco, U.S.A.»

Il quinto e ultimo episodio di Inner City Romance si compone di tante storie slegate tra di loro al cui centro vi è la sessualità in varie forme, sempre mantenendo però una impostazione di denuncia politica. Abbiamo allora la descrizione della condizione delle prostitute, di uno stupro, ma anche di una sessualità vissuta a contatto diretto con la natura come era proprio della filosofia Hippy.

Inner City Romance è sicuramente un volume interessante ed estremamente concreto. Il realismo di Colwell descrive alla perfezione i tumulti del suo tempo e ci catapulta attraverso gli occhi dei suoi protagonisti in vite che altrimenti non avrebbero avuto mai l’opportunità di essere raccontate.