Ricerca

tararabundidee

"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

Mese

aprile 2021

Ragazza, donna, altro – B. Evaristo.

«Stasera lo spettacolo di Amma, L’ultima amazzone del Dahomey, debutta al National Theatre».

Questo l’evento che dà il via alla narrazione di Ragazza, donna, altro di Bernandine Evaristo, vincitore del Man Booker Prize 2019 (insieme a I Testamenti di Margaret Atwood) e tradotto per Sur da Martina Testa.

Ha su di sé la spada di Damocle di essere stato un libro divisivo portando a un grande dibattito nella comunità di lettori e lettrici, tra chi lo ha amato e chi non lo ha sopportato, sia per i temi che per la struttura, senza punteggiatura e molte andate a capo. 

Si tratta di un’opera mista: potrebbe essere definita una raccolta di autobiografie, dodici come le donne che raccontano la loro vita e le loro esperienze, ma anche un romanzo sui generis dato che le protagoniste non sono slegate tra loro ma hanno almeno un legame una con l’altra, un filo invisibile che le unisce, in alcuni casi anche inconsapevolmente. Così troviamo Amma, la drammaturga che si ritrova divisa tra l’espressione indipendente delle sue idee e la probabile svolta “borghese” che subirebbe la sua opera in determinati contesti; qui appunto il centro del racconto e delle connessioni, dalla figlia Yazz e i suoi perenni interrogativi nel mondo aperto dell’università, all’amica Dominique, intrappolata in una relazione tossica con la “ultrafemminista” Nzinga; e così via, in una matassa di relazioni da dipanare durante la lettura e che porta il lettore a interrogarsi continuamente e a unire i puntini di questo percorso. 

C’è un’unione data anche da una certa settorialità perché, per volere dell’autrice, è rappresentato il mondo delle donne nere britanniche, con tutte le loro sfide: sicuramente quelle subite a causa del colore della loro pelle, a cui si sommano soprattutto quelle legate al genere e alla sessualità, argomenti intersecati tra loro. Così vengono trattati i temi del razzismo, delle seconde generazioni, del femminismo (e del femminile) e del ruolo della donna all’interno della società, tra episodi di marginalizzazione ma anche di rivalsa. Dai limiti che si impone Evaristo, però, emergono altre voci, che si intersecano a quelle principali e allargano il raggio d’azione: molto particolare il dialogo tra Yazz e la compagna di università Courtney in cui avviene uno scambio d’opinione sulla concezione personale (e riconosciuta) di privilegio: 

«Courtney ha risposto che essendo Yazz la figlia di un professore universitario e di una regista teatrale molto nota non può certo dirsi svantaggiata, mentre lei, Courtney, viene da un ambiente molto povero dove è normale lavorare in fabbrica a sedici anni ed essere una ragazza madre a diciassette, e la fattoria di suo padre è di fatto proprietà della banca
sì ma io sono nera, Court, e questo mi rende più oppressa di tutti quelli che non lo sono, tranne Waris che è la più oppressa di tutti (ma tu questo non glielo dire)

in base a cinque categorie: nera, musulmana, donna, povera e col velo».

Ci sono molte riflessioni sull’autorappresentazione, specialmente per chi fa parte della sfera LGBTQ: molte di queste sono enunciate dal personaggio di Megan/Morgan che, oltre a combattere “con diverse parti di sé” – «Megan era in parte etiope, in parte afroamericana, in parte del Malawi e in parte inglese

che a suddividerla così suonava strano perché di base era semplicemente un essere umano tutto intero» – si ritrova dal fronteggiare una rivoluzione silenziosa presso le mura domestiche a diventare una voce importante da ascoltare e tramandare. Proprio durante uno dei suoi incontri all’università dirà: «io posso rappresentare solo me […] io non faccio da portavoce a nessuno e non sono a capo di un movimento transgender, sono qui solo per raccontare il mio specifico percorso individuale verso l’identità non binaria».

Le protagoniste hanno personalità molto fisse, come se fossero degli archetipi che si presentano sul palcoscenico di un teatro e, come moderne amazzoni, si raccontano al pubblico che è all’ascolto: non sono sempre donne gradevoli o facili da apprezzare – alcune sono persino insopportabili – ma è anche nelle fragilità o nei difetti che il lettore può provare a empatizzare con loro.

E gli uomini, in questo scenario, dove vanno a collocarsi? Sono presenti e interagiscono con le ragazzedonnealtro della storia ma sono più che semplici decorazioni sul muro, la scenografia su cui ci si trova ad agire e anche a subire: le loro azioni non hanno sempre una spiegazione, soprattutto quelle più inusuali, e talvolta è mostrata solo la parte peggiore, quella più animalesca e violenta, votata solo alla soddisfazione di un desiderio, qualunque esso sia. Solo Roland, il padre di Yazz, ha diritto a un suo flusso di pensieri: forse perché essendo omosessuale è anche lui “altro”? 

Nonostante la sua funzione politica, ovviamente non è un libro considerabile di approfondimento: sarebbe stato interessante avere una sorta di nota bibliografica su molti aspetti storici e culturali, sia passati che presenti, che sicuramente sarebbero stonati in un prodotto diventato “pop”: tuttavia è un testo scorrevole e godibile, che fornisce durante la lettura diversi spunti su cui riflettere – e, in un secondo momento, anche approfondire – e su cui è veramente difficile non trovare degli argomenti di discussione. 

Maria Chiara Paone

Inner city romance, Guy Colwell.

Il 12 aprile è uscito in Italia Inner City Romance, raccolta dei 5 fumetti scritti da Guy Colwell dal 1972 al 1978, tradotti da Marco Bisanti e usciti per Bizarro Books, neonata etichetta editoriale che fa capo al gruppo Red Star Press.

Inner City Romance è un manifesto della cultura underground americana degli anni ’70. Vi ritroviamo infatti tutte le tematiche più calde di quei tempi: la lotta contro il razzismo, la non – violenza e il non collaborazionismo per la Guerra in Vietnam, i diritti alla casa, il trattamento nelle carceri. Guy Colwell prende a piene mani dalla sua ideologia e dalla sua esperienza per denunciare e utilizzare il fumetto per raccontare fatti di cronaca e di politica. Cresciuto legato al mondo delle strisce, inizia a leggere grazie alle storie di Paperino & Co. ma capisce ben presto che il fumetto ha un enorme potenziale e può essere il mezzo adatto per parlare di ogni cosa.

Guy Colwell non nasce però come fumettista, pur facendo il pittore da molti anni e lavorando nel mondo dell’arte, si era occupato di vignette solo ai tempi del liceo e pur scegliendo il fumetto come il mezzo preferenziale per la sua arte, racconta di aver iniziato da autodidatta. Tutte le storie che compongono Inner City Romance hanno una matrice comune, che ha segnato l’autore: Colwell finì nel carcere federale di McNeil Island perché non collaboratore, contro la guerra del Vietnam. All’inizio i non collaboratori erano in pochi, ma quando Colwell esce dal carcere rappresentavano una buona percentuale dei detenuti. La sua ideologia politica appoggia quindi la non violenza e si sposa con l’approccio hippy che lo avvicinò alle manifestazioni contro la guerra e all’arte urbana realista. A proposito della sua arte lo stesso Colwell afferma:

«Dovevo usare la mia arte per una riflessione seria, come racconto della società e intervento politico. Dopo aver rifiutato la follia della leva militare, non potevo più fare una vita frivola, ero destinato a qualcosa che avrebbe unito la mia voce a quelle di chi invocava giustizia, pace e uguaglianza. Opporsi alla guerra e promuovere la non-violenza come strumento migliore per il progresso sociale furono le leve principali di una politicizzazione sempre maggiore del mio pensiero e della mia arte.»

Essendo un pittore Inner City Romance può sembrare un fumetto dal tratto atipico. Le figure sono piene e massicce, estremamente realistiche. Non a caso l’artista dichiara di essere stato principalmente influenzato da Van Eyck, Bruegel e Bosch che hanno forgiato la sua immaginazione e il modo di disegnare.
Le tecniche utilizzate e lo stile grafico, così come l’impaginazione, la squadratura della pagina e la disposizione delle vignette cambiano durante gli anni e a seconda della scelta narrativa dei vari episodi. I primi numeri vengono infatti creati con il pennino, poi passa alla stesura col pennello e retino Zip-A-Tone. Nei primi numeri Colwell si diletta, con odio, a utilizzare la tecnica di applicazione di trama e sfumature per poi passare negli ultimi numeri a strumenti che lo mettono più a suo agio e che regalano a chi legge disegni più puliti, userà infatti il calamaio e la penna di corvo.

I fumetti contenuti in questo volume furono pubblicati a puntate, nel corso di diversi anni:

  • “Choices” in Inner City Romance #1, 1972
  • “Radical Rock” in Inner City Romance #2, 1972
  • “Inner City Romance 3” in Inner City Romance #3, 1977
  • “Ramps” in Inner City Romance #4, 1977
  • “Good for You”, “Down Up”, “Interkids”, “Sex Crime”, “All Over the Clover” in Inner City Romance #5, 1978

Nel primo numero del 1972 Guy Colwell si concentra su una tematica che lo aveva colpito in prima persona: la ripresa della vita dopo il carcere. I protagonisti sono tre che appena ritrovata la libertà si ingabbiano in una differente prigione, quella della droga. Solo uno di loro, James, farà lo sforzo di iniziare una nuova vita. Anche se la narrazione si concentra sull’eccesso e sulla caduta nella spirale della droga, corredata da vignette in cui la solidità e la realtà del mondo si smaterializza portandoci nella mente dei protagonisti sotto effetto di eroina e LSD, non ci si dimentica dell’esterno. Nelle stanze dei protagonisti infatti e per strada si vedono i manifesti per la liberazione di Angela Davis e per i Fratelli di Soledad, per cui la stessa Angela Davis e tutto il partito Black Panther si stava battendo. (Sull’argomento consiglio assolutamente di leggere Autobiografia di una rivoluzionaria di Angela Davis e I Fratelli di Soledad. Lettere dal carcere di George Jackson.)

Inner City Romance #2 si concentra invece sulla figura di James e sugli abusi della polizia sui neri, spesso imprigionati o uccisi senza alcun motivo, ma solo per il fatto di essere neri.

«Il faccia a faccia con la realtà del ghetto, dopo sette anni di carcere per possesso di uno spinello, convinse James a scegliere il cambiamento vero. Del resto, l’ingiustizia che aveva subito lui non era certo la più pesante: molti fratelli e sorelle continuavano a vivere dietro le sbarre senza aver commesso alcun crimine. Molti fratelli e sorelle finivano nel tritacarne ed erano risputati con disturbi psichici, senza più speranza o già cadaveri. James aveva assistito alla furia e alla brutalità di un sistema disumano e si era unito ai fratelli e alle sorelle decisi a sovvertirlo e liberarne i prigionieri. Si guadagnò sul campo il ruolo di coordinatore del movimento di liberazione di tutti i prigionieri politici.»

Radical Rock mostra i retroscena di un evento benefico, volto a raccogliere il denaro necessario per liberare alcuni fratelli e sorelle mandati in carcere ingiustamente, che si trasforma in una carneficina per mano della polizia americana.

Inner City Romance #3 si distacca leggermente dai temi sociali generali e assume una visione più intimista, sicuramente più legata a quello che l’autore ha vissuto in prima persona. Il fumetto s’incentra infatti sui sogni e sull’inconscio dei carcerati mostrandone i pensieri più reconditi. Questo terzo numero è differente dagli altri anche per l’impaginazione molto particolare e per la disposizione delle vignette quanto mai originale. All’inizio del numero ci sono inoltre delle parti sfuocate. Tutti questi espedienti aiutano chi legge ad entrare nella dimensione onirica in cui operano i protagonisti. Molto interessante anche la scelta dei colori, Colwell infatti dipinge tutto di nero quando descrive il sogno del detenuto nero e tutto di un bianco, molto destabilizzante, quando mostra il sogno del detenuto bianco.

Ramps è invece dedicato alle vicende di speculazione abitativa. La vicenda si ispira alle lotte di poveri, anziani, disabili che sono stati relegati nell’International Hotel di San Francisco. Attorno al residence di Chinatown, in cui i proprietari installano una rampa per favorire l’accesso a chi è sulla sedia a rotelle, che in realtà è solamente un contentino visto lo stato gravissimo in cui versa l’edificio; si concentrò un durissimo braccio di ferro tra i proprietari, sostenuti dalla città, e gli inquilini che dopo un incidente si opposero allo sfratto iniziando l’autogestione dell’edificio. Al termine del numero, che Colwell dichiara essere stato scritto in tempi brevissimi c’è la sua dedica:

«Questa storia è dedicata ai poveri, agli anziani e ai disabili che lottano per avere casa, diritti e dignità in un sistema che ancora preferisce dimenticare e negare che esistano ;a chi non paga l’affitto e abita i quartieri popolari; e soprattutto alle persone coraggiose e pazienti dell’International Hotel di San Francisco, U.S.A.»

Il quinto e ultimo episodio di Inner City Romance si compone di tante storie slegate tra di loro al cui centro vi è la sessualità in varie forme, sempre mantenendo però una impostazione di denuncia politica. Abbiamo allora la descrizione della condizione delle prostitute, di uno stupro, ma anche di una sessualità vissuta a contatto diretto con la natura come era proprio della filosofia Hippy.

Inner City Romance è sicuramente un volume interessante ed estremamente concreto. Il realismo di Colwell descrive alla perfezione i tumulti del suo tempo e ci catapulta attraverso gli occhi dei suoi protagonisti in vite che altrimenti non avrebbero avuto mai l’opportunità di essere raccontate.

Letture Arcane, Aprile.

Due Arcani Maggiori ci hanno accompagnato nei mesi scorsi, ma le carte dei tarocchi non si compongono di soli Trionfi.
40 delle 78 carte infatti sono gli Arcani Minori.
4 semi: Bastoni, Coppe, Pentacoli, Spade, associati ai quattro elementi: Bastoni – Fuoco, Coppe – Acqua, Pentacoli – Terra, Spade – Aria; con carte da 1 a 10, insomma, l’avevamo già detto che con i Tarocchi si può giocare anche a briscola, no? Ogni numero ha il suo significato, così come ogni seme e allora ogni carta diventa un ulteriore mondo da interpretare.

Dopo aver preso un grande respiro nel mese di marzo con la carta della Temperanza, la carta del mese di aprile ci invita a riflettere su quello che abbiamo e ciò che vogliamo ottenere.

Otto di coppe

L’8 indica pienezza e accumulo, le coppe, simbolo dell’acqua di emozioni, emotività, sentimenti. Le coppe sono piene di traguardi, successi, speranze, amore, ma la figura umana della carta non sembra dargli alcuna importanza. È prontə per intraprendere un nuovo viaggio, lasciarsi tutto alle spalle, anche le cose positive. Associato alla situazione attuale potremmo vedere nell’otto di coppe ognunə di noi, che deve reinventarsi e vivere in un mondo completamente nuovo. Possiamo avere accumulato e ottenuto tutto, ma la strada per riacquistare davvero la nostra vita precedente è lunga e tortuosa e prescinde dai successi individuali.

Nonostante tutte le gioie e i dolori, tutti i successi materiali, questo periodo storico ci ha fatto capire che c’è bisogno di altro nella vita. È “l’altro” che sta cercando l’8 di coppe, deve riempire i suoi graal di nuove emozioni, nuove sostanziose sensazioni. La perfezione e la felicità non si raggiungono facilmente, il cammino è disseminato di pericoli, è impervio e in salita, ma chi lo intraprende sa che può contare sulle sue forze e su tutto ciò che ha messo insieme precedentemente.

Dove stiamo andando? La meta sarà davvero migliore del punto di partenza?

Un uomo dall’aria afflitta respinge le coppe della sua felicità, delle sue imprese, dei suoi impegni o precedenti progetti. Così Waite descrive questa carta, possiamo avere di più solo se crediamo in noi stessi e in ciò che abbiamo già costruito. Aprile potrebbe quindi portare dei cambiamenti, farci stare in dubbio, mostrarci quanto siamo insoddisfatti di noi stessi o della situazione che stiamo vivendo, sta a noi muoverci verso il futuro senza farci prendere dal panico, andando avanti sì, ma dando sempre uno sguardo alle nostre precedenti conquiste. Prendiamo il coraggio che ci serve per andare avanti, non siamo timidɜ, inseguiamo i nostri sogni, non facciamoci tormentare dai dubbi. L’otto è il numero della perfezione e quello di coppe indica anche amore disinteressato: amiamoci, prima di decidere cosa fare davvero.

Rachel Pollack associa questa carta alla posizione di Nettuno in Pesci. Il pianeta sta transitando nel segno dei Pesci, suo domicilio, dal 3 febbraio 2012 e rimarrà così fino al 30 marzo 2025. È una posizione che in accordo con il significato dell’otto di coppe, parla tra le altre cose, anche di crescita spirituale, di andare oltre ciò che abbiamo a disposizione per raggiungere una conoscenza (anche di noi stessi) più profonda. Astri e tarocchi sono quindi in accordo: iniziamo questa salita e vediamo dove ci porta.

Cosa leggere dunque durante questo viaggio?

Il sorprendente libro con i cavalieri, Giangioff, Fumetti di Cane.

Marco è la figura malinconica che ci dà le spalle nell’otto di coppe, insoddisfatto di tutto ciò che ha e anche di quello che non ha. Gli manca la motivazione, non ha obbiettivi, si trascina di giorno in giorno nella sua casa insieme al coinquilino Giacomo. Un incontro però lo scuoterà dal torpore, insieme ai sodali Andrea e Gian intraprenderà un viaggio che lo porterà niente di meno che alla conquista di un castello.

Il viaggio premio, Julio Cortázar, traduzione di Flaviarosa Nicoletti Rossini, Sur Edizioni.

Dove stanno andando i protagonisti de Il viaggio premio non lo sanno neanche loro, ma non vedono l’ora di iniziare questo viaggio che li terrà per 3 mesi lontano da casa, basta che si presentino al caffè London, a Buenos Aires, nella data prestabilita e attendere istruzioni. Sarà davvero un vantaggio questo viaggio o solo un capriccio? Tra inghippi alla nave, un’epidemia di tifo e i fragili equilibri dati dall’incertezza, seguiamo l’assurda e ironica vicenda di un manipolo di fortunati vincitori della lotteria, nel primo romanzo di Cortazar, uscito per la prima volta nel 1960 e portato in questi mesi in Italia.

Blog su WordPress.com.

Su ↑