Nel 1991 viene pubblicato Cigni Selvatici. Tre figlie della Cina di Jung Chang, un libro che mescola saggistica e narrativa, partendo da vicende realmente accadute alla stessa autrice. Il racconto è quello della Cina dell’ultimo impero e del governo Maoista, aspramente criticato, attraverso i punti di vista di tre donne: l’autrice, sua madre e sua nonna. Questo impietoso ritratto della Grande Cina non è proprio andato giù al governo, infatti il libro è stato scritto in Inghilterra ed è ancora bandito in Cina.

Molto più romanzato, ma che tratta dello stesso periodo storico è Le perle del drago verde, di Lisa See, scrittrice americana di origini cinesi. In questo caso, la protagonista Joy filtra tutte le vicende attraverso i suoi occhi occidentali, entusiasta di aver ritrovato le loro origini, almeno inizialmente, ed è ferma e sicura di voler partecipare alla costruzione della nazione, ma dopo i primi sbrilluccichii emozionanti, anche lei darà una visione disincantata e realistica del periodo Maoista.

Sicuramente la scrittura della Chang è più cronachistica, la vicenda è nuda e crudelmente descritta e il suo stile non presenta grandi orpelli. La “missione” di portare fuori dalla Cina la verità sul suo governo si manifesta inoltre non soltanto in questo volume, ma anche in un saggio: Mao. La storia sconosciuta che Jung Chang scrive insieme a Jon Halliday, servendosi, anche in questo caso come nella sua autobiografia, di testimonianze dirette, raccolte anche da persone vicine a Mao, si delinea così una Storia del tutto nuova rispetto a quella che il Grande Timoniere ha voluto far conoscere.

Il punto focale dei due romanzi è la Riforma Culturale. I protagonisti e le protagoniste sono infatti colpitɜ dalla Rivoluzione essendo coinvoltɜ nelle arti e nel settore culturale. Così vediamo come Chang Jung assiste alle rivolte degli alunni contro i loro professori, massacrati perché simbolo di una conoscenza borghese. Professori che erano stati collocati nelle scuole dal regime stesso e invece Joy, figlia di un pittore, viene mandata insieme a lui nei campi rieducativi.
La particolarità di questi due libri non è solo quella di dare una visione veritiera del periodo maoista, dal totalitarismo al culto della personalità, ma tutto quello che viene raccontato viene filtrato da chi parte della Storia non è mai: le donne.

In Cigni Selvatici le tre donne protagoniste sono collocate in epoche differenti a delineare la consequenzialità della Cina Moderna. Tutto parte dalla nonna dell’autrice Yu Fang, concubina e poi moglie di un medico che attraversa il passaggio dalla Cina Imperiale al Kuomintang passando per la guerra sino – giapponese.
Bao Qin, la madre, vede invece tutto l’evolversi della Cina di Mao, dagli albori fino al declino, ed è in assoluto il personaggio più interessante del romanzo. Piena di sfaccettature, fa fatica ad accettare le rigidità del Partito, ha dubbi continui sul suo operato, su quello di suo marito, su Mao stesso: è davvero questa l’unica via per rendere grande la Cina?
Jung Chang invece vive in pieno il momento più repressivo del regime, quello della Rivoluzione Culturale, delle estenuanti sessioni di autocritica, della povertà, della divisione di tutta la famiglia. Tutte e tre sono attrici protagoniste del loro tempo e questo viene fatto notare al lettore.
Sicuramente le donne nella Cina comunista erano trattate in maniera più paritaria, potevano arrivare a cariche importanti, avere un potere al pari degli uomini, ma erano depauperate da tantissimi altri punti di vista.
In un passo de Le perle del drago verde, si parla del disagio di chi rientrava in Cina e doveva eliminare l’uso di reggiseni ed assorbenti, simbolo dell’Occidente e della decadenza dei costumi. Ma non era solo questo il problema ovviamente: in Cigni Selvatici c’è largo spazio alla descrizione delle cure mediche e di come ci fossero dei trattamenti diversi legati al sesso del paziente. Molto infatti si parla dei parti e delle gravidanze in generale, con donne maltrattate e costrette a lavorare fino all’ultimo giorno di gestazione o di alcune malattie come quella uterina, di cui soffriva Bao Qin, incurabile con le modalità cinesi.
L’influenza che le donne potevano avere nelle cariche di potere non poteva comunque aiutarle nel quotidiano perché pur avendo il “permesso” di raggiungere determinate posizioni politiche non lo avevano per curarsi di problemi femminili e femministi, né di tutto ciò che non fosse Mao o il Partito.

Una delle donne menzionate nei libri e che arriva effettivamente ad ottenere cariche importantissime è Jian Qing ultima moglie di Mao: fu presidentessa del Partito Comunista negli anni della Rivoluzione culturale era un’attrice e usò tutti i mezzi per distruggere alcuni degli avversari politici di Mao. Giocò un ruolo fondamentale nella Rivoluzione Culturale lanciata nel 1966 contro i collaboratori più stretti del marito. Si occupò di riscrivere e dettare leggi nel suo campo: il teatro, abolendo alcune opere teatrali che potevano contenere richiami al passato feudale o fare della satira. Per esempio erano assolutamente vietate le opere in cui erano presenti gli spiriti degli antenati, che avrebbero potuto criticare l’operato di Mao pur non menzionandolo mai, nascondendo versi rivoluzionari nelle parole dei fantasmi.

Alla base della riuscita della rivoluzione però, più che i cambiamenti artistici, c’era stato il voler puntare sui giovani e sul loro sbandamento adolescenziale, innalzandoli a paladini del partito ed elementi indispensabili per il funzionamento dello Stato. I giovani sono reclutati per ribellarsi contro i dirigenti, i maestri, le autorità, in nome di un enorme cambio generazionale contro i riformisti: politici contrari a Mao tacciati di essere capitalisti.
Tutto ciò che c’era da sapere viene fissato nel mitico libretto rosso, tutto il resto della cultura, dell’arte, era praticamente inutile, non solo, era simbolo di una conoscenza fuori dagli schemi, pericolosissima per il partito e il benessere della Cina, fu così che gli intellettuali e tutti i personaggi scomodi vennero allontanati dal potere. Le famiglie furono smembrate, i membri rivoluzionari del partito mandati ai quattro angoli della Cina, Mao iniziò a perdere il suo fascino.

A mobilitare i giovani ci fu anche una divisione in classi, cosa che forse in uno stato comunista non avrebbe dovuto esserci. I rivoluzionari veri e propri, quelli che controllavano, punivano, agivano erano rossi, a loro era affidato il compito di stanare i nemici del comunismo e punirli nei più brutali modi. Poi i grigi in un limbo, ancora non manifestatamente nemici del comunismo, ma neanche puri da essere rossi e poi i neri, i veri nemici da combattere.
La situazione dopo questa suddivisione diventa impossibile, molti e molte cercano di scappare, ma pochi riescono anche a denunciare.

Leggere questi due libri è stato estremamente interessante. Generalmente quando si tratta di Storia, tendiamo a guardare solamente il nostro orticello, dal nostro misero punto di vista tutto Occidentale e ci perdiamo molto, se non tutto, di ciò che succede nel resto del mondo. Anche se la Storia presentata in questi due libri è edulcorata e decorata è sicuramente un punto di partenza per iniziare ad aprire gli occhi e a documentarci su fatti più lontani sicuramente, ma non per questo meno importanti ed interessanti di quelli che succedono nei nostri pressi e magari ci aiutano anche, come la Storia fa sempre, a comprendere meglio l’oggi.