Iniziamo il 2021 con una nuova intervista doppia, sempre in collaborazione con la mia omonima Carla di Una banda di cefali. Stavolta i malcapitati sono Alberto Schiavone e Maurizio Lacavalla, sceneggiatore e disegnatore di Alfabeto Simenon fumetto edito da Edizioni BD, che attraverso le 26 lettere dell’alfabeto, racconta le vicende del papà del Commissario Maigret, George Simenon.

In questa parte troverete le risposte del disegnatore, Maurizio Lacavalla, che ci racconterà il suo rapporto con Simenon, con il collega Schiavone e come ha costruito il fumetto.
Buona lettura!

Ciao ragazzi e grazie mille per esservi prestati a questa doppia intervista. Sappiamo che questo fumetto è il primo che avete scritto e disegnato insieme, quindi vi chiediamo com’è nata la vostra collaborazione e com’è stato lavorare insieme per la prima volta?
Ricevo una chiamata da Edizioni BD con la proposta di disegnare un libro su Simenon (Alberto aveva già iniziato un lavoro di ricerca e stesura). Ho accettato senza pensarci. In quei giorni avevo per puro caso sul comodino “Il fondo della bottiglia” e ad ogni pagina letta pensavo a quanto avrei voluto disegnarne anche solo una. Alla fine si sa com’è andata, ne abbiamo fatte 200.

La vita di George Simenon è stata avvincente come un romanzo di finzione e forse una biografia a fumetti tradizionale non avrebbe reso giustizia alla complessità di questo personaggio. Com’è nata l’idea di raccontare Simeon attraverso un alfabeto in cui si mescolano episodi e personaggi della sua vita e dei suoi scritti?
L’idea parte da Alberto e io l’ho seguito felice, anzi, temevo il pensiero di affrontare un fumetto biografico con uno svolgimento lineare.

L’idea di una voce per ogni lettera restituisce in qualche modo la complessità del personaggio Simeon e offre un ritratto completo anche a chi lo conosce poco. Come sono nate le varie lettere?  È stato difficile trovare una voce per ciascuna?
A questa domanda sicuramente può rispondere meglio Alberto che è l’orologiaio dietro questo meccanismo di ventisei ingranaggi. Per me, disegnarli, è stata una grande avventura nel linguaggio, nella grammatica del fumetto: ho potuto spaziare da un approccio più illustrativo di certi capitoli a quello più tipicamente fumettistico di altri. Insieme abbiamo lavorato sull’andamento generale dell’opera, inteso davvero in senso musicale, lavorando sul peso dei testi, sull’alternanza di capitoli più snelli ad altri più letterari passando anche per l’assenza totale dei balloon.

Di tutte le 26 lettere dell’alfabeto Simeon, qual è quella a cui ti senti più legato?
I di Immaginazione. Un compendio di lezioni di scrittura utili a chiunque lavori nel campo della creatività. Ma anche un capitolo in cui Simenon, attraverso Alberto, rivela un lato fondamentale e comune a molti di questa professione: l’insoddisfazione.  I di Insoddisfazione.

Sicuramente Simenon ha rappresentato molto nella tua vita, tanto da dedicare a lui una tua opera, ma quando è stato il tuo primo incontro con George Simenon?
Sono un lettore di giovane data. Due anni fa, fine estate, il gesto quasi ozioso di comprare un giallo prima di salire sul treno del ritorno. “La locanda degli annegati”, una indagine del commissario Maigret.

Come è avvenuta la preparazione a questo fumetto? Sicuramente hai attinto alla produzione di Simenon, ma quali opere hai consultato maggiormente sia di Simenon che di altri autori che ti hanno aiutato a focalizzare il suo personaggio?
Ho lavorato molto soprattutto su quello che Alberto mi passava attraverso le sue sceneggiature: la sua passione, l’amore, l’affetto e il tempo dedicato nel corso degli anni ad uno scrittore gigantesco. Poter lavorare su questo materiale è stato una attestazione di fiducia e amicizia a priori: mi dovevo confrontare con Simenon ma anche con quello che rappresentava per Alberto. È stato bello e importante.
Per la mia parte, ho guardato tantissime fotografie d’epoca, cartoline trovate su internet ma soprattutto un libro di nautica incredibile trovato per caso a casa di mia nonna: immagini di viaggi, ghiacciai, canali, fiumi e ciminiere fumanti.
Poi ho attinto dalla mia esperienza: Amburgo e il suo cielo grigio, la sua nebbia, il porto di Barletta, di quella volta che sono andato a Istanbul.

A livello grafico il fumetto è costruito su un pesante grigio/nero, che dona un’atmosfera cupa e talvolta soffocante, più che sul classico bianco e nero, come mai questa scelta?
Un bianco e nero netto racconta certe luci, certi momenti del giorno, una certa atmosfera. Qui sentivo la necessità di avere questi grigi per raccontare l’umidità che sale dai canali, i fumi della pipa e della stufa. Poi guardo molto i film in bianco e nero e in realtà sono in nero e grigio.

Dopo questa prima volta, con uno spettacolare risultato, preparerete altre avventure insieme?
Fra le parole di Alberto mi sento a mio agio, un giorno se vorrà provare a rimettere piede in questo mondo maledetto diviso per vignette io ci sarò. Però avevamo in programma un viaggio a Liegi e spero sia quella la prossima avventura.