È lento, poi veloce, accelera portandoti al culmine di una situazione, poi ti lascia andare. Annaspi, cercando di capire, ma forse questo non è un libro che deve essere capito. Brevemente risplendiamo sulla terra, esordio (nel romanzo) di Ocean Vuong, La nave di Teseo, è un libro che deve essere sentito. Fino a che non entriamo nell’ottica dell’autore, fino a che non carpiamo il ritmo, l’andamento con cui proseguire nella storia, è come se non stessimo leggendo davvero.

“Ehi”, ha chiesto mezzo addormentato, “chi eri tu prima di incontrarmi?”
“Una persona che stava affogando, mi sa.”
Una pausa. “E adesso?” ha sussurrato, già pronto a scomparire.
Ci ho pensato un secondo: “Adesso sono l’acqua.”

Ocean Vuong nasce come poeta e questo lo si nota dalla prima parola. Un linguaggio prezioso e opulento avvolge piccoli quadri della vita di casa Vuong. “Quella volta che…” e parte, ricordando screzi, scaramucce, fatterelli insignificanti, accanto a enormi prove della vita, accanto all’amore, alla violenza, è tutto insieme, amalgamato in una strana lettera poetica.

Little Dog, scrive a sua madre. Le scrive una lettera lunghissima e frastagliata in cui è contenuto tutto: ricordi, rivelazioni, segreti, tormenti. Little Dog scrive con la consapevolezza che sua madre non leggerà la lettera. Non potrebbe, è analfabeta, le scrive in inglese a posta per rendere le cose più complesse. Little Dog è il figlio di Rose, una donna vietnamita, che insieme alla madre si è stabilita in America, porta con sé profondi disturbi legati alla guerra. Anche la vita di Little Dog è una guerra, descrive piccole esplosioni, fa detonare informazioni enormi che non riesce più a contenere che vorrebbe condividere, ma non fino in fondo perché li lascia custodire alla scrittura, alle parole che non leggerà nessuno.

“Chi si perderà nella storia che raccontiamo a noi stessi? Chi si perderà dentro di noi? Dopotutto raccontare una storia è come ingoiare. Aprire la bocca per parlare significa lasciare solo le ossa, che restano non dette.”

Dall’inizio alla fine, vediamo che la scrittura per Little Dog è catarsi, liberazione, un modo per scaricare fardelli, per sfogarsi finalmente dopo tanta sofferenza. La vita domestica di Little Dog è controllata dalle donne: sua madre e l’odore di centro estetico che si porta dietro e sua nonna, anziana e protettiva, ma la vita privata è caratterizzata da uomini, a partire dai compagni di scuola e poi…Trevor. Porta con sé il segreto di un amore, ma anche il dolore di una vita sentita diversa dagli altri.

“Quel giorno ho imparato quanto può essere pericoloso un colore. Che un ragazzino poteva essere spazzato via da quella sfumatura e costretto a prendere atto della sua violazione. Anche se il colore non è niente senza che la luce lo riveli, quel niente ha delle leggi, e un bambino su una bicicletta rosa deve sapere sopra ogni cosa come funziona la legge di gravità.”

Non è una lettura semplice. Né per il ritmo, né per il linguaggio, né per la trama. Ma è sicuramente una lettura intensa, emozionante, rinfrancante soprattutto a livello stilistico. I giri di parole, la costruzione complessa delle frasi, il lessico ricercatissimo rendono questo romanzo un vero gioiello. Anche il più semplice dei fatti diventa prezioso grazie alle parole forgiate da Vuong. In qualche modo o per la storia travagliata o per il mix di generi a cui il romanzo attinge o per lo stile, questo libro vi travolgerà.

Sono a pezzi, diceva il messaggio. A pezzi, era l’unica cosa che riuscivo a trattenere, lì sulla mia sedia, perdere una persona ci rende più di quello che siamo, divide noi vivi in tanti frammenti.”