Intervista a Martoz.

Tra Carle ci si intende al volo e quando abbiamo letto entrambe il fumetti di cui abbiamo deciso di parlarvi, non abbiamo avuto dubbi: dovevamo fare qualcosa. Ormai sulla stessa lunghezza d’onda, io e Carla di Una banda di Cefali, abbiamo, di nuovo, riunito le nostre menti per partorire una nuova puntata di “Carle vs” (la prima la trovate qui). Questa volta i mal capitati sono Lorenzo Palloni e Martoz, autori di Terranera edito da Feltrinelli Comics.

Estasiate da questo crudelissimo fumetto, incentrato sul racconto del capolarato e dello sfruttamento, abbiamo proposto agli autori un’intervista doppia: stesse domande a cui ci hanno risposto i giovani maestri del fumetto italiano. Qui troverete l’intervista a Martoz, mentre per conoscere le risposte di Lorenzo Palloni dovete spostarvi sul blog di Una banda di Cefali,qui.

Let’s go.

  • Ciao ragazzi e grazie mille per esservi prestati a questa doppia fatica per noi  Carle al quadrato. Voi siete una “squadra fortissimi” (per inserire una citazione colta) e dopo Istantly Elsewhere è bello che abbiate deciso di lavorare ancora insieme. È nata prima l’idea della storia di Terranera o quella di una nuova collaborazione?


    Dopo il successo di Instantly (inaspettato, perlomeno nella forma in cui si è presentato), credo che avessimo ancora voglia di lavorare assieme, ma le due cose sono andate di pari passo. Quando abbiamo “deciso davvero” di fare subito un altro libro, Lorenzo aveva già in mente il germe di Terranera. Del resto io e Lorenzo siamo diventati grandi amici e ci stimiamo professionalmente, quindi temo (per lui!) che lavoreremo ancora assieme in futuro, anche se non nell’immediato.
  • Terranera è un fumetto quasi precursore dei tempi, visto che è uscito (neanche se aveste voluto farlo apposta) nell’anno delle polemiche per le misure di regolarizzazione dei braccianti e quello in cui il movimento del Black Lives Matter è tornato sotto ai riflettori. Come mai avete scelto di trattare un tema politico così scottante come la questione dei migranti e lo sfruttamento del capolarato? È un tema sempre attuale eppure, in particolare quello del capolarato, sempre un po’ bistrattato nella letteratura, visto che non se ne parla, né se ne scrive mai abbastanza.

    Siamo stati tristemente fortunati ma la verità è che si tratta di un macro-tema del nostro tempo. Quella contro il razzismo, le disuguaglianze e i privilegi è una lotta ancora lunga. In Italia, poi, il nostro fumetto è rimasto attuale, durante la lavorazione, perché la situazione è cambiata poco. Abbiamo deciso di trattare il tema della (mancata) integrazione perché durante il Conte 1, sotto un inaccettabile Salvinismo, eravamo particolarmente preoccupati ed arrabbiati per la piega che stavano prendendo le cose. 
  • Visto il tema di scottante attualità, ci si sarebbe aspettati una sorta di reportage/documentario a fumetti. Voi invece, contro ogni previsione, vi date alla “fiction”. Quali motivi vi hanno spinto ad utilizzare questa forma narrativa?

    La fiction è più efficace per trasmettere un messaggio, avendo l’arma dell’intrattenimento che può spingere, in un secondo momento, ad una riflessione. Inoltre, al di là dei dati, che sono fondamentali, anche una storia inventata può bastare ad accendere un dibattito sui problemi reali che vengono trattati. In certi contesti, penso ai più giovani, il fumetto può fare breccia più facilmente, rispetto all’informazione tradizionale, ed essere l’inizio di un’informazione sul tema. Regalate Terranera ai vostri figl*! 😀
  • All’inizio del fumetto vengono citati tre libri: Stoner di John Williams, Il signore delle mosche di William Golding e Ab Urbe Condita di Tito Livio. Sono libri diversi nel tempo, nello spazio, nella trama sia tra loro stessi che con Terranera. Qual è il legame che li unisce alla storia che vogliono raccontare e come mai avete scelto libri apparentemente così distanti per aprire il fumetto?

    Qui è giusto che risponda Lorenzo. Vi rimando all’altra metà dell’intervista!
  • Un’altra cosa che sembra estremamente distante è uno dei protagonisti, Babbo Natale, criminale, violento, volgare, razzista (e l’abbiamo trattato bene), ma che poi ascolta ed è fan di Peter Gabriel. Da dove nasce questa scelta? 

    Natale è un personaggio complesso. Non volevamo un Palpatine, ma che avesse un certo spessore psicologico. Per quanto sia inequivocabilmente negativo, Natale ha una sua cultura, un suo passato difficile e difetti umani come l’indolenza che non gli permette di cambiare la sua vita. È convinto di essere tediato dalla sfortuna ma la verità è che gestisce le cose in maniera approssimativa e caotica (fa troppe cazzate). Per certi versi è il personaggio più accattivante, sebbene non tifiamo mai per lui.
  • Viviamo alla stessa latitudine e conosciamo il disagio, soprattutto sentito dalle persone più anziane, di vedere un gatto nero e in ogni culla che si rispetti, nelle auto, attaccati a catenine, insomma da qualche parte ci deve essere il cornetto che ci protegge dal malocchio. Anche i personaggi di Terranera hanno cornetti, si preoccupano per i gatti neri e insomma sono estremamente superstiziosi. Qual è il vostro rapporto con la superstizione? Che ruolo svolge la superstizione nella storia di Terranera? 

    Ho sempre cercato di non essere superstizioso. Guardo anche con un certo fastidio, diciamo insofferenza, chi dimostra di esserlo parecchio. Temo, però, che una parte di noi sia soggetta ad una qualche forma di superstizione che non ci permette di essere spregiudicati fino in fondo. Nel caso di Natale, ripeto, è tutta una scusa. Il suo odio verso “la sfortuna” nasce dalla sua incapacità di prendere le redini del suo destino.
  • Una delle caratteristiche grafiche che ci ha maggiormente colpito è il campo di pomodori disegnato come fosse una trincea. I braccianti non possono uscire perché ne andrebbe delle loro vite, ma pur rimanendo al loro interno non sono al sicuro: le loro vite sono continuamente minacciate come se fossero in una guerra continua. Come è avvenuta la costruzione del fumetto? Come vi siete documentati e quali sono state le vostre referenze? 

    Quando abbiamo iniziato a lavorare al fumetto, era un altro “momento propizio” perché si parlava molto di discariche, Terra dei cuori (cit. Presidente Conte), e immigrazione. Tutti temi contenuti in Terranera. Abbiamo letto più che altro notizie di cronaca, visto documentari, analizzato mappe degli incendi, letto articoli o reportage dell’Espresso e di Internazionale. Per quanto riguarda il campo (di concentramento) di pomodori, volevamo esagerare per rendere più espressivo ed efficace il racconto. Ahimè, rispetto alla realtà, il nostro incipit si è rivelato ben poco distopico… forse la violenza che “noi” facciamo agli ultimi, in questo caso i migranti, assume forme diverse, a volte invisibili, psicologiche, a volte semplicemente nascoste.
  • I colori sono saturi ed in forte contrasto tra loro fatto che rende ancora più dinamica una storia fortemente propulsiva a scattante: sfondi gialli e personaggi verdi o viceversa, blu e rosa, verde e rosa, perché  questa scelta di colori che si alternano moltissimo in base alle situazioni narrate, senza “rispettare” i colori standard del giorno/notte, buio/luce, e i vari colori convenzionali degli oggetti e delle persone.

    Il colore è utilizzato in maniera strettamente narrativa per suddividere le scene e trasmettere sensazioni. Ci sono un paio di scene in cui ho utilizzato un “blu notturno” in maniera più tradizionale, ma per il resto era molto importante che i contrasti malati andassero a braccetto con i contenuti malati. C’è un’eccezione, nella scena più tremenda e disgustosa ho volutamente scelto un contrasto “zuccheroso” che rendesse la situazione ancora più inquietante (non posso fare spoiler).
  • Come si dice: non c’è due senza tre. È già in programma un nuovo lavoro insieme o saremo costrette a far partire una petizione online?

    Come ho già anticipato, lavoreremo ancora assieme. Su storie brevi nell’immediato e tra qualche tempo, magari, ad un terzo libro. credo che finché non tirerò le cuoia non mi libererò del mio amato Palloni ❤

Con questa dichiarazione d’amore, termina la nostra intervista. Se non l’avete già fatto vi invitiamo a leggere l’altra metà con Carla e Lorenzo.
Io ringrazio ancora moltissimo Martoz per essersi prestato a questa cosa e vi possiamo dire che le Carle al quadrato torneranno presto.