Condividere è la cosa che amiamo di più e siamo davvero onoratissimi di aver condiviso questo piccolo progetto con Sotto la Copertina. Lucrezia e Ornella infatti sono piene di idee e inventiva e abbiamo parlato molto durante questa quarantena, captando i nostri punti in comune e gettando le basi per una meravigliosa collaborazione. Il nostro sodalizio inizia ufficialmente ora, con la “delega” della rubrica che amo di più a Lucrezia, che vi parlerà in due puntate di Ovidio, il mio autore latino preferito, dopo Apuleio.


Se vuoi sapere di me, cantore di teneri amori, tu che mi leggi, ascolta, o posterità. La mia patria è Sulmona, ricca di fresche acque, che dista da Roma nove volte, dieci miglia. 

Ovidio, poeta cittadino – della Città per antonomasia.
Seppure originario di Sulmona, col corpus delle sue opere Publio Ovidio Nasone sembra essere stato per la Roma dell’età augustea quello che Baudelaire era per la Parigi dell’Ottocento. Ne canta gli usi e i costumi, ne racconta i vizi. E, a distanza di secoli, li tramanda fino a noi. 

Nella capitale Ovidio arriva giovanissimo, e ne fa presto casa propria. Si dedica prima alla retorica, poi alla poesia e con grande fortuna: entrato a far parte del circolo di Messalla, colleziona una serie di conoscenze illustri, tra cui Properzio e Orazio; soprattutto, si guadagna un posto alla corte di Augusto, guadagnandosi la preferenza del pubblico della Roma bene.

 In quegli anni frequentai e adorai i poeti, star loro accanto era essere accanto agli dèi.


La sua giovinezza è brillante: tra un matrimonio e l’altro (ne contrae ben tre, nemmeno molti per l’epoca), presto comincia a farsi un nome, prima con la tragedia Medea e poi con gli Amores; il successo arriva però con la rivoluzionaria Ars amatoria, che lo rende a tutti gli effetti il più ammirato e chiacchierato poeta del suo tempo tra l’alta società romana. Rapidamente seguono Remedia amoris e De medicamine faciei; ma i suoi capolavori risalgono ai primi anni dopo Cristo: Fasti e Metamorfosi.

Ero appena un ragazzo, quando mi dettero moglie: una donna indegna e inutile, che stette poco con me. A lei successe un’altra destinata anch’essa a restare per poco nel mio letto, sebbene senza sua colpa. Ultima, accanto a me fino ai suoi tardi anni, quella che ha dovuto soffrire d’esser sposa d’un esule.

Una carriera inarrestabile – se non fosse che, nell’8 d.C., lo troviamo bruscamente e irrevocabilmente relegato a Tomi (probabilmente l’odierna Costanza), in Scizia, per volontà dello stesso Augusto. In esilio, nonostante le suppliche al suo successore Tiberio, passa il resto della vita.

Non per questo la sua opera viene dimenticata; anzi, a distanza di centinaia di anni mantiene tutto il suo potere sovversivo. Basti pensare che troviamo l’Ars amatoria e gli Amores tra i bersagli favoriti del domenicano Girolamo Savonarola nella Firenze dei falò delle vanità, Anno Domini 1497; e, se non viene data in pasto alle fiamme, l’edizione inglese del suo primo grande successo è confiscata alla dogana americana ancora fino al 1930. 

Per non parlare dell’influenza delle Mefamorfosi sull’immaginario letterario nel corso dei secoli. Guardando solo agli anni Novanta, ecco Tales from Ovid, di Ted Huges; la sua Sibilla viene reinterpretata da Margaret Atwood nella poesia A sybil, mentre Joyce Carol Oates si concentra sul mito di Atteone nel racconto breve The Sons of Angus McElster; ritroviamo echi del mito di Fetonte in Cees Nooteboom e quello di Aracne in A.S. Byatt. 

Io canto amori certi e furti leciti, nessun delitto toccherà il mio carme. 

Ars amatoria, Metamorfosi. Ad accomunarle, l’approccio franco a due degli argomenti che da sempre fanno girare il mondo: amore e sesso. 

Se ne è già occupato negli Amores, originariamente composto da cinque libri poi ridotti a tre, scritti tra il 23 a.C. e il 14. a.C. Al centro, l’esperienza sessuale. L’interesse della voce narrante, il Poeta, verso la figura femminile poco definita che sporadicamente appare, Corinna, è soprattutto fisico: vengono descritti episodi intimi (tra cui spicca una celebre scena di post-coito pomeridiano), ma, più inaspettatamente, si accenna al tema della violenza domestica (il Poeta schiaffeggia Corinna e se ne pente amaramente) e dell’aborto (Corinna, rimasta incinta, ha scelto autonomamente di terminare la gravidanza). Vi ritroviamo anche un’argomentazione familiare a sfavore della pratica: «se tua madre avesse fatto lo stesso con te, non saresti qui». Non mancano l’impotenza né l’adulterio: Corinna viene a sapere che il Poeta la tradisce con la sua schiava; e se l’uomo giura e spergiura la propria innocenza, di seguito si rivolge alla schiava stessa, domandandole come diavolo abbia fatto la padrona a scoprire della tresca.

Tradimento, aborto, violenza, impotenza, castità forzata: più che a una narrazione autobiografica sembra ci troviamo davanti a uno sguardo a tutto tondo sui meccanismi che regolano le relazioni sessuali, così comuni (e così aspramente combattute dall’establishment augusteo) tra i membri della buona società romana. 
In questo, gli Amores diventano degni antesignani della più controversa Ars amatoria, l’opera che, di fatto, ha determinato la caduta di Ovidio dal suo stato di grazia. 

Due crimini insieme mi persero, un carme e il traviamento: e la colpa del secondo debbo tacere.

Dedicarsi alla composizione di un manuale di sesso e seduzione proprio negli anni in cui Augusto è intento a mettere deciso freno alle abitudini di una società promiscua e dissennata può non sembrare una grande idea, in effetti. Durante la composizione delle Heroides (lettere di eroine mitologiche perlopiù sedotte e abbandonate da guerrieri semidivini) e, appunto, dell’Ars amatoria, vengono promulgate leggi severe contro l’adulterio e a favore del matrimonio. 

La lex Iulia de adulteriis rende l’uomo passibile di esilio e confisca di metà dei beni e la donna di metà della dote e un terzo del patrimonio (certo un passo avanti rispetto alle leggi precedenti, che permettevano al marito tradito di uccidere l’amante e disconoscere la moglie fedifraga). In questo, c’è qualcosa di rivoluzionario: per la prima volta, anche le abitudini sessuali dell’uomo sono oggetto di regolamentazione da parte dello Stato. 

La lex Iulia de maritandis ordinibis (entrambi i provvedimenti risalgono al 18 a.C.) vieta il celibato tra i venticinque e i sessant’anni e il nubilato tra i venti e i cinquanta; scoraggiata la vedovanza anche per le donne, in precedenza celebrate se univire (se sceglievano, cioè, di non riprendere marito dopo le prime nozze): non sposarsi comporta la perdita del diritto di lasciare i propri beni in eredità ai famigliari. Sarebbero invece finiti nelle casse dello Stato. 

Unioni, in un mondo in cui il matrimonio è strumento di alleanze potenzialmente pericolose (lo sa bene Augusto, lui stesso grande tessitore di complesse ragnatele nuziali tra i parenti più prossimi), non solo monogame ma anche fruttuose: provvedimenti vengono presi per garantire ai padri di una prole adeguatamente numerosa agevolazioni nella carriera politica, e altri privilegi.

Incitare all’amore libero con più di un partner – con tutte le conseguenze del caso, comprese le gravidanze indesiderate – dunque, sembra essere in aperta sfida con la nuova politica augustea. Ma la realtà sembra essere ben diversa da quella auspicata da Augusto; Ovidio afferma in apertura all’Ars amatoria di non essere ispirato da Apollo o dalla Musa, bensì dall’esperienza diretta.

Non io, o Apollo, mentirò, dicendo che tu m’ispiri; non mi detta il canto voce d’aerei uccelli, né mai vidi, seguendo il gregge, Clio e le sorelle nelle tue valli, o Ascra! A dirmi il carme è l’esperienza. Seguitate dunque il vate esperto.

La città in cui vive, l’esistenza che conduce. Le compagnie che frequenta.

L’Ars amatoria non si rivolge a un pubblico universale, ma a un target ben preciso: quello della buona società (maschile) che già inizia a idolatrarlo come poeta amoroso. Maschile, perché le donne sposate sembrano escluse dal suo pubblico di riferimento. Sennonché, si fa riferimento a mariti gelosi nelle cui ire è meglio non incorrere. 

Una contraddizione che è stata interpretata in diversi modi: se gli studenti uomini sono sicuramente esponenti dell’alta società, le donne potrebbero essere tanto le liberte (di status inferiore e dunque più libero delle nobili matrone) quanto le cortigiane – il che spiegherebbe l’insistenza sulla consumazione del rapporto, piuttosto che sul lato sentimentale del legame. 

Roma è il punto focale di ogni liason, e i suoi luoghi di incontro (il circo, il teatro, ad esempio: incidentalmente, la lex Iulia de maritandis ordinibis proibiva di visitarli agli uomini celibi) diventano protagonisti quando si tratta di enumerare per i suoi studenti le giuste riserve della caccia amorosa.

Passeggia sotto i portici ombrosi di Pompeo, quando cavalca il sole sopra il dorso dell’erculeo Leone, o dove aggiunse la madre i doni ai doni del figliolo, ricco lavoro di stranieri marmi; rècati sotto i portici, adornati di antichi quadri, quelli che da Livia che li ordinò prendono il nome, o quelli dove con le Belidi, che ai cugini prepararono morte, sta feroce con snudata la spada il padre loro. Né trascurare Adone che da Venere ebbe onore di pianto, o dei Giudei le cerimonie ad ogni sette giorni, né i templi egizi e la giovenca adorna di puro lino: ella fa sì che molte si mutino in ciò ch’ella fu di Giove. Persino il Foro (e chi potrebbe crederlo?) è propizio ad Amor: più d’una fiamma nel rumoroso Foro alta riarse. Presso il tempio marmoreo di Venere, dove all’aperto un getto la ninfa Appia fa irromper d’acqua, spesso l’avvocato cade in braccio d’amore: nonché d’altri, spesso si scorda di curar se stesso. […] Ma i teatri, siano riservati alle tue cacce: ce n’è da soddisfare ogni capriccio. Tutto vi troverai: amore e scherzo, quella che ti godrai solo una volta, quella che val la pena mantenere. 

Ovidio consiglia di tenersi buoni schiavi e schiave della donna desiderata; anche le parrucchiere possono pavimentate la via che porta alla consumazione amorosa. 

Un amore soprattutto fisico, al massimo un’infatuazione poco seria. Non un sentimento duraturo, ma un costrutto sociale e un’attività ricreativa; per questo è perfettamente accettabile avere più donne – così come (in un guizzo di parità di genere) l’uomo deve essere consapevole che sarà tradito. 

E quando in sul mattino la sua schiava le scioglierà col pettine i capelli, ne ravvivi la pena astutamente, dia vele e remi all’opra; e sospirando, dica tra sé, sommessa: “Ahimè, ho paura che non potrai così farlo soffrire come tu soffri!”. E poi parli di te, e aggiunga parolette persuadenti e giuri che per lei muori d’amore. 

Rapidamente il guizzo si spegne man mano che si ammucchiano i consigli. La donna da corteggiare non si sceglie per affinità, ma per tutta una serie di caratteristiche che la rendono una piacevole e disponibile compagna di sollazzi amorosi. Si sceglie come la merce al mercato. Ad esempio, meglio una donna coi primi capelli grigi (trentacinque anni è l’età giusta), che sarà più disposta a cedere perché meno ambita; conosce sicuramente i giochi amorosi e ci sono forti possibilità che sia esperta a letto. Desiderabile è anche la donna abbandonata dall’amante che, vulnerabile a nuove attenzioni, cederà più facilmente a un nuovo corteggiatore.

Parlando di rapporti basati sull’attrazione fisica, l’uomo non deve trascurare la propria immagine: ma è sottile la linea tra incuria ed “effemminatezza”. Non bisogna arricciarsi i capelli o radersi i peli delle gambe, ad esempio, ma è fortemente consigliato indossare abiti puliti e tagliarsi capelli, unghie e peli del naso; un alito fresco e delle ascelle profumate sono punti a favore altrettanto validi di un bell’aspetto, un eloquio forbito, un perpetuo buonumore e la giusta quantità di regali (acquistati al minimo prezzo e presentati con un po’ di astuzia).

Quando il campo è ricco e sotto il peso piegano le fronde, rechi un ragazzo a lei, dentro un cestello, rustici doni. Potrai sempre dirle: “Sono del mio podere suburbano”, anche se li hai comprati per Via Sacra.

L’igiene fa più magie degli incantesimi, che Ovidio ritiene inefficaci; ma riconosce che cipolle, miele, uova e pinoli fanno miracoli per la libido maschile. 

Sbaglia chi fa ricorso alla magìa dell’arte emonia e dona ciò che tolse dalla fronte di giovane polledro. Non dà vita all’amor l’erba medea né la nenia dei Marsi, mescolata con magiche canzoni. Avrebbe allora la femmina di Faso il suo Giasone ben trattenuto a sé, e Ulisse Circe, se vita i carmi dessero all’amore. Non gioveranno mai pallidi filtri a piegar donna; turbano la mente e scatenano i filtri la follia. Via dunque i malefìci.

Allo stesso tempo, Ovidio sconsiglia approcci troppo brutali: il sesso, e in questo c’è una piccola rivoluzione, va (generalmente) goduto in due. Generalmente. Ma ne riparleremo. 

Può darsi si rifiuti, e allora i baci prendili a forza. Se reagirà, se per la prima volta ti dirà che sei sfacciato, credi, non vuol altro che, resistendo, essere vinta insieme. Bada soltanto di non farle male, di non ferire le sue molli labbra quando i baci le rubi, e che non possa dire che sono i tuoi rozzi e maldestri.

Per ora, una premessa va fatta: la cultura romana vede la donna non solo come il sesso debole, ma anche come intellettualmente inferiore e proprietà prima del padre e spesso, poi, del marito. A letto, una donna che dia segno di apprezzare le attenzioni, persino del coniuge, mette in questione la propria rispettabilità. Il sesso, per la donna, è tradizionalmente una questione riproduttiva. 

Per questo, ancor più rivoluzionario è il fatto che l’ultimo libro dell’opera, il terzo, si rivolga a un diverso tipo di studenti: le donne. 

Ma se a prima vista, i consigli sembrano sulla stessa lunghezza d’onda di quelli offerti agli uomini, il ruolo della donna nella relazione, a uno sguardo più approfondito, emerge come marcatamente passivo. La donna attira, non conquista. La donna manipola: attraverso l’aspetto fisico, il trucco, l’artificio nelle parole e nei modi. 

Così pure tu, mentre hai cura di te, fai che l’amante ti pensi a letto addormentata e sola; più bella apparirai, uscita allora dall’ultimo ritocco, E perché, dimmi, dovrei sapere donde alla tua bocca derivi lo splendore? Chiudi, sbarra la porta alla tua stanza. Non mostrarmi l’opera ancora rozza ed imperfetta. L’uomo deve ignorare molte cose; le più l’offenderebbero nel gusto. Celagli sempre gl’intimi segreti. 

Una donna dovrebbe sempre tenere a bada la peluria superflua; non trascurare il trucco, ma senza esagerare e nella privacy della sua stanza; nascondere i difetti assumendo le posizioni più consone ad altezza e corporatura; camminare nel modo giusto, cantare e suonare discretamente; recitare poesie, danzare e conoscere le attività ricreative in voga. 

Al bando la timidezza: la donna desiderabile è quella che si concede –  ma faccia attenzione ai latin lover approfittatori; se però un uomo le fa un dono che apprezza, il minimo che possa fare è andarci a letto. 

Se non riesce ad avere un orgasmo, che finga, e finga bene (Ovidio consiglia di rivoltare gli occhi all’indietro, per rendere credibile la performance). Che stia attenta a come mangia –  e a quanto beve, soprattutto. 

È orribile veder donna giacere sozza di vino: non meriterebbe che d’esser preda al primo sconosciuto. E non crollare mai addormentata sopra la mensa: non è mai sicuro. Ti possono accadere, mentre dormi, càpita spesso, vergognosi guai. 

Una donna ubriaca è una visione rivoltante e chi ne approfitta non le fa torto. Non è il solo passaggio in cui lo stupro è considerato una delle vie verso la soddisfazione sessuale. Nel passo più controverso dell’Ars amatoria, Ovidio afferma che l’uso della forza non solo sia legittimo, ma anche apprezzato dalla donna, che potrà così concedersi senza perdere la propria onestà.

Tu la chiami violenza? Ma se è questo che vuol la donna! Ciò che piace a loro è dar per forza ciò che voglion dare. Colei che assalì in impeto d’amore, chiunque ella sia, ne gode, e la violenza è per lei come un dono; se la lasci intatta ancor quando potevi averla, simulerà col volto una sua gioia, ma avrà dispetto in cuore. 

E di stupro nell’opera ovidiana parleremo nella seconda e ultima parte di questo focus, per il ciclo a tema eros e letteratura latina a cui sono stata invitata a partecipare da Carla, che ringrazio ancora moltissimo per l’opportunità!