Nel 1946, in provincia di Frosinone, nasce Luisa. Luisa è la scrittrice e protagonista dei suoi quaderni, che vincono il Premio Pieve Saverio Tutino nel 1994. “L’Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano (AR) conserva dal 1984 i diari, le memorie e gli epistolari degli italiani e ha raccolto fino ad oggi oltre 8000 storie di vita.Cercate nelle soffitte e nei cassetti i carteggi d’amore dei nonni, le lettere d’emigrazione, i taccuini dalle trincee di guerra, il diario di un vecchio antenato, inviateci le pagine personali che avete scritto durante la vostra vita, le memorie autobiografiche di eventi passati, ma anche i vostri diari intimi giovanili: raccoglieremo questo materiale in una sede pubblica e lo metteremo a disposizione delle generazioni future.”

Attraverso una scrittura limpida, cruda, Luisa riesce ad esprimere ciò che ha dentro, dandoci un quadro crudelissimo di un matrimonio tossico, della depressione, della difficoltà di essere donna. I Quaderni sono editi da Terre di Mezzo Editore che dal 2001 pubblica il diario vincitore del Premio Pieve.

Le prime pagine del diario sono del febbraio 1970, ma diventano effettivamente continuative dal 1981, quando Luisa cambia quaderno, appone foto e nome e si dice che ciò che scriverà non potrà più rinnegarlo, non potrà bruciarlo come aveva fatto con il diario precedente, perché è proprio in quelle pagine che si cela la vera Luisa.

Luisa è una casalinga, che cura anche l’orto e gli animali nei pressi della sua casa, ma in realtà sente di non essere fatta per quella vita. Vorrebbe essere indipendente, vorrebbe studiare, ma ormai è troppo tardi. Non voleva dare un dispiacere alla sua famiglia, quindi ha seguito il percorso comune a tutte: sposarsi e fare una famiglia, ma ora si sente imprigionata, depressa, delusa. Non sa se il matrimonio faccia davvero per lei, sa per certo però che è suo marito Nando a non fare per lei. Scontroso, povero di idee e di curiosità, severo, molesto, violento, irrispettoso, geloso, non la lascia vivere, le proibisce addirittura di andare dalla psicologa, grazie a cui Luisa era riuscita a raggiungere un po’ di pace.

“Ora cerco di spiegare i miei sentimenti verso la statuina quasi sposa, è un insiemi di sentimenti forse direi tristi e belli, perché mi dice la loro scelta, che sono importante in casa come sposa e come madre, ma anche che non posso pensare a me stessa un non sò che non posso sfuggire dal mio posto.”

Il diario di Luisa è effettivamente un personaggio, a lui si rivolge come fosse un interlocutore, come fosse l’unico a poterla capire. Si scusa quando ha troppo da fare e non riesce a scrivere, è contenta di rivederlo dopo una giornata di lavoro, a lui confida e chiede. Racconta delle umiliazioni ricevute dal marito, dei suoi sentimenti, delle depressione che la divora e la lascia ogni giorno più fiacca e stanca, dell’educazione dei suoi due figli Antonio e Angela, di cui si preoccupa immensamente.

La prefazione ad opera di Patrizia Gabrielli inquadra il turbolento periodo storico in cui Luisa scrive, perché dal diario non ne abbiamo invece traccia. “La Storia quella con la S maiuscola, sembra scivolare senza lasciare segni o impressioni nella biografia dell’autrice. […] I cenni alla sfera pubblica filtrano limitatamente, l’universo di Luisa resta l’interno della propria casa e della domesticità.”
Ma questo non deve far pensare che Luisa non vivi il momento, è una persona curiosa, pentita del fatto che, come lei stessa si definisce a scuola fosse una somara. Nelle pagine del diario infatti commenta alcuni avvenimenti, come la vittoria dei mondiali di calcio, ci dice che legge le notizie dal giornale, Il Messaggero, alcune volte commenta articoli, poesie, interviste, dimostrando di essere estremamente attenta a ciò che succede fuori dalla sua casa e dimostrando anche di avere uno spiccatissimo senso critico. C’è qualcosa che si muove in Italia in quegli anni, ed è il femminismo, la consapevolezza che le donne possono avere di più, devono pretendere diritti, riconoscimenti, rispetto. Pur non facendo parte in prima persone del movimento, le pagine del diario di Luisa sono intrise di un senso di rivalsa, di cambiamento, estremamente affine al femminismo che stava esplodendo in quegli anni. In una pagina del 1982, Luisa commenta un articolo, definendo un passo come maschilista e concludendo la riflessione con queste parole:

“Io penso che sarebbe ora di finirla di ritenere ogni uomo superiore a tutte le donne del mondo e che si incominciasse ad educare le donne in modo che quanto sa i motivi per la quale la famiglia va a rotoli ha il dovere e l’obbligo di salvare quello che può soprattutto per la vita dei figli, così come è obblico dell’uomo.”

Ci sono dei passaggi nei quaderni, davvero molto duri, in cui Luisa racconta tutta la crudeltà del marito, ma soprattutto le sue sensazioni, la sua profonda depressione, il suo infinito dispiacere per aver vissuto una vita così terribile. Ma non è solo nel matrimonio che Luisa sente una sorta di fallimento, l’ultima parte dei quaderni sono dedicata alla figura di Antonio, il suo primogenito. L’educazione di Antonio è un enorme problema nella vita di Luisa, perché ha capito che l’irascibilità, la volgarità, l’insoddisfazione del figlio sono stati alimentati dal comportamento del padre e dai continui litigi che hanno accompagnato i figli nella loro crescita. Luisa è profondamente turbata perché non si sente all’altezza di poter governare i sentimenti esplosivi del figlio, nella delicatissima età dell’adolescenza. Questo peso, insieme alla mancata libertà di azione, al marito che non riesce a trattare Luisa come una persona, alla depressione che si porta dietro la faranno arrivare ad una decisione drastica, ad un cambiamento profondo nella sua vita.

Luisa sa che può cambiare, che quella vita non è la sua vita, che non deve sottostare, che ha ancora tempo per raggiungere la stabilità emotiva e l’indipendenza che sognava.
Luisa esce da una vita tortuosa e da un matrimonio che l’aveva fatta cadere nella disperazione più nera, iniziando finalmente una nuova esistenza.

Dalla storia di Luisa è tratto anche il docufilm di Isabella Sandri, per la raccolta “I diari della Sacher” di Nanni Moretti.