“Per essere certi che quelli generati dalle donne fossero sicuramente figli loro, per millenni gli uomini hanno fatto cose incredibili: hanno considerato un crimine o un peccato l’adulterio, hanno inventato le cinture di castità, ma alla fine non sono riusciti a carpire neppure uno dei segreti femminili. Anche il sadico malanimo di Buddha o di Cristo verso la donna non è altro che un tentativo di sottomettere un avversario col quale non potevano competere. Per quanto riguarda questo punto io mi sono dato la regola di non andare oltre una certa linea, nel mondo delle donne.”

Dopo la Restaurazione Meiji del 1868 le donne iniziano a riemergere nel panorama letterario giapponese, firmando alcune delle opere più importanti della letteratura. Tra queste ai primi del ‘900 c’è anche Enchi Fumiko, autrice di Maschere di donna, Marsilio Ed. appena letto (e di tanti altri romanzi), che diventa portavoce di una rinascita della letteratura classica di XI secolo. Nata a Tokyo nel 1905, aveva la letteratura nel sangue: il padre Ueda Mamen era filologo e letterato, inoltre c’era una grande passione per il teatro in famiglia che ha interessato anche l’autrice.
Maschere di donna venne pubblicato nel 1958. Non so dirvi bene chi sia la protagonista, se Toganoo Mieko la suocera o Yasuko, la nuora. Le due sono legate da un filo indissolubile e c’entra ben poco la parentela. Ad unirle sembrerebbe esserci un legame saffico, ma poi si scoprirà che è molto più di un’intesa passionale.

Il romanzo è diviso in tre capitoli che si ricollegano alle maschere del teatro nō.
Ryō no onna: donna tormentata da un amore non corrisposto, legata al personaggio di Toganoo.
Masuganni: giovane dalla mente instabile che è legata al personaggio di Harume, che appare poco nella storia ma che è importantissimo ai fini della trama ed è descritto in maniera magistrale. Harume è una ragazza bellissima, ma ha ritardi mentali, è un burattino nelle mani della madre ed è l’unico personaggio del libro a trasmettere un’intensa tenerezza, nonostante le tragedie che invadono le vite di tutti i personaggi.
Fukai: donna afflitta dal dolore per la perdita di un figlio, che equivale a Mieko, che di figli ne perde due alla fine.

Il teatro nō tratta principalmente di fantasmi e di spiriti da placare, elementi molto presenti in Maschere di donna, in cui l’autrice fa riferimento anche al Genji monogatari, uno dei capolavori della letteratura giapponese, scritto nell’XI sec. da Murasaki Shikibu che tratta principalmente degli amori di Genji, della sua storia e delle sue concubine, ma anche qui sono presenti demoni, spiriti e fantasmi che tormentano le vite dei vivi e di donne, delle loro caratteristiche, dei loro sentimenti.
I riferimenti a quest’opera in Maschere di donna sono moltissimi, in particolare è presente una lunga digressione, viene infatti inserito un saggio scritto da Toganoo Mieko sul fenomeno della possessione della concubina Rojukō che appare nel Genji monogatari. Il saggio inserito e perfettamente amalgamato al romanzo, è molto importante sia per capire in parte la storia di Genji e avere chiari alcuni riferimenti all’operam sua anche per interpretare meglio la figura di Mieko.

La studiosa Mieko è sempre rappresentata come elegante e raffinata, ma pare nascondere qualcosa di terribile. Gli altri personaggi: la nuora Yasuko e i suoi pretendenti Ibuki Tsuneo e Mikame Teyoki non sembrano avere una loro coscienza, sono manovrati, spinti da forze sconosciute, pilotate da Mieko.
Il romanzo è un continuo agire e riflettere sulle proprie strane azioni, svelando lentamente il piano di Mieko.
Tutta la narrazione è pervasa da una grandissima sensualità, il legame tra nuora e suocera ha qualcosa di estremamente voluttuoso, l’incantevole Harume che si sottomette totalmente a Mieko, e il continuo e placido corteggiamento di Ibuki e Mikame contribuiscono a caricare il romanzo di erotismo.
La narrazione è anche molto lenta e ovattata, non ci sono grandi colpi di scena, ma lente risoluzioni, la scrittura però è spettacolare e la trama è così seducente che è molto difficile staccarsi da questo libro. È un tipo di scrittura molto diversa, almeno rispetto alle nostre letture solite, che hanno tempi strettissimi, ritmi incalzanti, exploit ed epifanie.

È un libro che si prende tutto il tempo, tanto da poter inserire un saggio al suo interno e comunque non risultare pesante e poco accattivante. I personaggi sono tutti ammalianti ed interessanti, insomma è una lettura che consigliamo tantissimo, perché ci ha molto sorpresi e adesso non vediamo l’ora di recuperare altro di questa autrice, prima però vi lasciamo con la pillola musicale dell’avvocato: