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"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

Mese

novembre 2019

Rock Tombstones – L. Fassina

“I’m the day, I’m the day
I can show you the way
And look, I’m right beside you

I’m the night, I’m the night
I’m the dark and the light
With eyes that see inside you.

Come down with fire
Lift my spirit higher
Someone’s screaming my name
Come and make me holy again.”

https://www.youtube.com/watch?v=ORnvO1VyYMk

“Due urne sono decorate con il simbolo delle corna, il gesto che Ronnie aveva adottato da nonna Erminia a protezione dal malocchio, che dopo di lui è diventato una sorta di marchio di fabbrica del rock.”

Si parla di tombe, in particolare del sarcofago che si trova al Forest Lawn Memorial Park (Hollywood Hills) 6300, a Los Angeles; N 34° 8′ 58.567″ W 118° 10′ 10.718″ ed è il sarcofago di Dio, non Dio proprio, ma anche: Ronnie James Dio Padavona.


Perché parlarvi della tomba di Dio? Perché è una di quelle citate in Rock Tombstones di Luca Fassina (Tsunami Edizioni), una guida interessantissima sui luoghi di sepoltura di alcune delle più grandi star del Rock. A metà tra un saggio e uno di quegli itineraria medievali che raccontavano brevemente fatti salienti, ricreando percorsi per i pellegrini, Rock Tombstones in 200 pagine vi parla della vita (e della morte) di centinaia di artisti. Poche pagine per musicista con coordinate, precise indicazioni per raggiungere le sepolture e selezionati eventi delle loro vite.

Non c’è posto per santificazioni, macabrismi e altre stranezze, come viene sottolineato nell’introduzione dall’autore:

“Il rispetto del luogo in cui ci troviamo fa parte del concetto di escursione – pellegrinaggio anche se non ne condividiamo il contesto religioso.”

Gli artisti sono collocati in ordine alfabetico, non è un libro di biografie ma ci sono delle chicche sulle vite degli artisti selezionati:
Keith Moon che da grande appassionato di scienza costruisce esplosivi con cui far saltare in aria i gabinetti, Hillel Slovak che da piccolo imitava Jimi Hendrix suonando la chitarra e cose del genere.

Dalla California, all’Iowa, dall’Ohio a Washington, Francia, Inghilterra, Svizzera, arrivando in Australia, passando anche per l’Italia con Demetrio Stratos, Rock Tombstones copre una buona parte di territorio mondiale, sicuramente potete ricavarne un tragitto grandioso per viaggiare e tra una tappa e l’altra rendere omaggio ai grandiosi artisti citati.
È ovvio che vi aiuta a costruire anche la giusta colonna sonora per il viaggio, quindi tenetelo alla mano e iniziate a pianificare il vostro percorso, sia esso realistico o di fantasia, che però con Google Heart diventa più realistico.


Insomma è un sapientissimo e minuzioso lavoro, che restituisce al lettore una visione possiamo dire innovativa, perché lo chiama in causa facendogli ricordare canzoni, personaggi, ma soprattutto perché la curiosità lo prende subito e quindi va a controllare le tombe, le coordinate, senza saperlo sta già pianificando il prossimo viaggio.

Maschere di donna – Enchi Fumiko

“Per essere certi che quelli generati dalle donne fossero sicuramente figli loro, per millenni gli uomini hanno fatto cose incredibili: hanno considerato un crimine o un peccato l’adulterio, hanno inventato le cinture di castità, ma alla fine non sono riusciti a carpire neppure uno dei segreti femminili. Anche il sadico malanimo di Buddha o di Cristo verso la donna non è altro che un tentativo di sottomettere un avversario col quale non potevano competere. Per quanto riguarda questo punto io mi sono dato la regola di non andare oltre una certa linea, nel mondo delle donne.”

Dopo la Restaurazione Meiji del 1868 le donne iniziano a riemergere nel panorama letterario giapponese, firmando alcune delle opere più importanti della letteratura. Tra queste ai primi del ‘900 c’è anche Enchi Fumiko, autrice di Maschere di donna, Marsilio Ed. appena letto (e di tanti altri romanzi), che diventa portavoce di una rinascita della letteratura classica di XI secolo. Nata a Tokyo nel 1905, aveva la letteratura nel sangue: il padre Ueda Mamen era filologo e letterato, inoltre c’era una grande passione per il teatro in famiglia che ha interessato anche l’autrice.
Maschere di donna venne pubblicato nel 1958. Non so dirvi bene chi sia la protagonista, se Toganoo Mieko la suocera o Yasuko, la nuora. Le due sono legate da un filo indissolubile e c’entra ben poco la parentela. Ad unirle sembrerebbe esserci un legame saffico, ma poi si scoprirà che è molto più di un’intesa passionale.

Il romanzo è diviso in tre capitoli che si ricollegano alle maschere del teatro nō.
Ryō no onna: donna tormentata da un amore non corrisposto, legata al personaggio di Toganoo.
Masuganni: giovane dalla mente instabile che è legata al personaggio di Harume, che appare poco nella storia ma che è importantissimo ai fini della trama ed è descritto in maniera magistrale. Harume è una ragazza bellissima, ma ha ritardi mentali, è un burattino nelle mani della madre ed è l’unico personaggio del libro a trasmettere un’intensa tenerezza, nonostante le tragedie che invadono le vite di tutti i personaggi.
Fukai: donna afflitta dal dolore per la perdita di un figlio, che equivale a Mieko, che di figli ne perde due alla fine.

Il teatro nō tratta principalmente di fantasmi e di spiriti da placare, elementi molto presenti in Maschere di donna, in cui l’autrice fa riferimento anche al Genji monogatari, uno dei capolavori della letteratura giapponese, scritto nell’XI sec. da Murasaki Shikibu che tratta principalmente degli amori di Genji, della sua storia e delle sue concubine, ma anche qui sono presenti demoni, spiriti e fantasmi che tormentano le vite dei vivi e di donne, delle loro caratteristiche, dei loro sentimenti.
I riferimenti a quest’opera in Maschere di donna sono moltissimi, in particolare è presente una lunga digressione, viene infatti inserito un saggio scritto da Toganoo Mieko sul fenomeno della possessione della concubina Rojukō che appare nel Genji monogatari. Il saggio inserito e perfettamente amalgamato al romanzo, è molto importante sia per capire in parte la storia di Genji e avere chiari alcuni riferimenti all’operam sua anche per interpretare meglio la figura di Mieko.

La studiosa Mieko è sempre rappresentata come elegante e raffinata, ma pare nascondere qualcosa di terribile. Gli altri personaggi: la nuora Yasuko e i suoi pretendenti Ibuki Tsuneo e Mikame Teyoki non sembrano avere una loro coscienza, sono manovrati, spinti da forze sconosciute, pilotate da Mieko.
Il romanzo è un continuo agire e riflettere sulle proprie strane azioni, svelando lentamente il piano di Mieko.
Tutta la narrazione è pervasa da una grandissima sensualità, il legame tra nuora e suocera ha qualcosa di estremamente voluttuoso, l’incantevole Harume che si sottomette totalmente a Mieko, e il continuo e placido corteggiamento di Ibuki e Mikame contribuiscono a caricare il romanzo di erotismo.
La narrazione è anche molto lenta e ovattata, non ci sono grandi colpi di scena, ma lente risoluzioni, la scrittura però è spettacolare e la trama è così seducente che è molto difficile staccarsi da questo libro. È un tipo di scrittura molto diversa, almeno rispetto alle nostre letture solite, che hanno tempi strettissimi, ritmi incalzanti, exploit ed epifanie.

È un libro che si prende tutto il tempo, tanto da poter inserire un saggio al suo interno e comunque non risultare pesante e poco accattivante. I personaggi sono tutti ammalianti ed interessanti, insomma è una lettura che consigliamo tantissimo, perché ci ha molto sorpresi e adesso non vediamo l’ora di recuperare altro di questa autrice, prima però vi lasciamo con la pillola musicale dell’avvocato:

A. A. Autoproduzioni: Storie Brute.

Salve amiche e amici, ben ritrovati nel nuovo appuntamento mensile con le autoproduzioni a fumetti. Dopo il Collettivo Canederli e KumiShire oggi è arrivato il momento di conoscere Storie Brute!

Storie Brute, la compagnia dell’indie è un collettivo formato da Marika Michelazzi, Gianluca Girelli e Nastasia Kirchmayr. Quando li abbiamo incontrati e ci siamo fatti raccontare la loro nascita, avevano appena 7 mesi, la loro prima apparizione pubblica era stata Cartoomics 2019 e noi li abbiamo incontrati all’Arf, attratti tantissimo dai loro titoli.

Chiantishire, Longobardae, Black sand rimandano a tempi passati ed epici e loro appassionati di storia, si propongono con le proprie pubblicazioni proprio di indagare la Storia. Le storie sono appunto brute, perché si parla di barbari:
Longobardae è infatti un’avventurosa storia, muta, dell’arrivo dei longobardi, ma racconta in appendice, la storia di questo meraviglioso popolo (una tesi, quasi due che parlano di longobardi e normanni immaginate la nostra gioia) e i suoi protagonisti, corredati da testi e biografie e dai disegni di 8 artisti “ospiti”.
Black Sand racconta invece il periodo delle razzie vichinghe in Islanda e ci troviamo ancora, davanti ad un bellissimo fumetto muto.
Chiantishire è invece la storia di Valtha, nobildonna etrusca che ha raggiunto l’immortalità grazie ad un patto divino e che racconta la storia di questa donna nei suoi soli, ventisette secoli di vita.

“L’autoproduzione rispecchia ciò che manca nel panorama del fumetto italiano – ci racconta Nastasia – ad esempio quali sono le scuole di fumetto storico in Italia? Non esistono.” (E su questo siamo d’accordo anche noi, infatti per questo eravamo rimasti così entusiasti dei fumetti visti al loro stand, mai visti prima.)
Sopperire a questa mancanza è però quanto mai difficile, ci raccontano infatti che sviluppare fumetti legati alla storia e ai suoi personaggi non attrae particolarmente gli editori: “È difficile trovare qualcuno che creda nel nostro progetto, per questo abbiamo pensato di lanciarci nel mondo delle autoproduzioni, in cui ci sentiamo liberi di osare, di scrivere e di disegnare.”

Il target dei lettori di Storie Brute, è quello di appassionati di storia e di fantasy. L’elemento storico è infatti preponderante nelle loro produzioni, ma non è di certo l’unico tema ed è comunque sviluppato in modo da intrattenere ed interessare, dando comunque nozioni corrette, facendo dell’ottima divulgazione storica.
Siamo molto felici di aver conosciuto Storie Brute, che si occupa del nostro stesso campo, che è effettivamente un campo che nel fumetto non è mai molto sviluppato anche se, le tematiche da affrontare sono varie, interessanti ed avvincenti.


Aspettiamo con ansia i prossimi volumi del collettivo, nel frattempo voi recuperateli tutti.
Sito di Storie Brute: https://storiebrute.wordpress.com/
Marika Michelazzi: https://www.facebook.com/Nightfallpro/
Gianluca Girelli: https://www.facebook.com/gipi.pagano
https://www.instagram.com/gipi_pagano/
Nastasia Kirchmayr: https://www.instagram.com/n.ki_art/
https://www.facebook.com/nastasia.kirchmayr
http://nkiart.altervista.org/

Tararabundidee feat. Tra Le Righe – Ep. 18: La saggezza.

Come ogni mese, ritornano le libraie di Tra Le Righe a farci compagnia e stavolta tocca a Claudia che ci racconta un libro legato al tema della saggezza, della sapienza insomma qualcosa che si matura con tempo ed esperienza e che fa vivere meglio, forse.

Cari amici di Tararabundidee, quando la nostra Carla mi ha chiesto di scrivere una recensione su un libro che trattasse il tema della saggezza ammetto di essermi trovata un attimo in difficoltà, sembrava proprio che io non fossi in grado di richiamare alla mente un solo titolo con questa caratteristica. Poi, mentre sistemavo la pila delle ultime letture è arrivata l’illuminazione: perché non parlare de L’educazione di Tara Westover

Non si tratta di un romanzo ma di un memoir, tutto ciò che viene raccontato è successo davvero e al solo pensiero mi viene la pelle d’oca. Tara ha avuto un’infanzia dura: è nata in casa, da una famiglia che non crede nel sistema sanitario, non ha mai preso un’aspirina né è mai stata vista da un medico; non è iscritta all’anagrafe e non va a scuola, a undici anni invece, inizia a lavorare nella discarica del padre. No, Tara non è nata all’inizio del secolo scorso, come si potrebbe immaginare da questa breve descrizione, è nata invece nel 1987 in Idaho, Stati Uniti, in una famiglia di mormoni. L’autrice ci racconta le varie tappe della sua vita senza risparmiarci i dettagli più crudi: la violenza fisica e psicologica, la sottomissione, l’impossibilità di mantenere i legami familiari e allo stesso tempo rompere con la religione e le sue regole. Tara non è fatta per vivere come la madre, ignorante e sottomessa in tutto al marito, sente che c’è qualcosa che le sfugge, qualcosa che non sa e che invece vorrebbe sapere. Lei ha diciassette anni e non ha mai messo piede in un’aula scolastica ma capisce che è quello il punto di partenza per emanciparsi, e allora contro la volontà del padre si iscrive all’università e da quel momento non ha più smesso di studiare.

Ciò che emerge potentemente è la difficoltà che chiunque di noi ha nel distaccarsi da quello che ci viene insegnato fin da piccoli, per provare a guardare il mondo con occhi nuovi, per crearci una nostra personale opinione sulla realtà; la verità è data dalle sfaccettature, non dall’assolutezza e dall’imposizione di un’univocità, questo Tara l’ha capito attraverso i libri ed è qui che sta la sua saggezza secondo me.

Noi vi ricordiamo che potete leggere tutti i consigli delle libraie a questo link, se avete temi da proporre, dubbi, perplessità, chiedeteci e le libraie risponderanno, fino ad ora, a 18 temi, non si sono mai fatte trovare impreparate quindi sentitevi liberi.

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