“Cari lettori,
sono uno stronzo,
ma cosa si farebbe per non morir di fame?”

Tacchino è uno dei protagonisti delle strisce di Hurricane, uscite prima su Linus e poi raccolte in questo voluminoso compendio da Eris Edizioni.

Tacchino ha fame e di fronte alla fame non c’è amicizia che tenga e nel mondo raccontato da Ivan Manuppelli… che ci piacerebbe definire post – qualcosa, ma che è molto più vicino al nostro di qualsiasi futuro immaginario, si danno dei buoni pasto a chi denuncia i disoccupati.
Lo Stato ha creato un modo tutto nuovo per far funzionare gli ingranaggi e proprio i disoccupati; questo problema enorme e irrisolvibile, avranno il ruolo, importantissimo sia chiaro, di trasformarsi nella fonte proteica per gli occupati: volete mettere? Così si risolvono i problemi!

In questo strano mondo fatto di habitat particolarmente scarni e di strane case che ci hanno ricordato vagamente le case sottomarine di Spongebob (che vi ricordiamo che rappresenta la strana e inquietante vita della barriera corallina trasformata dalla radioattività – sempre apocalissi in mezzo!), si muovono vari personaggi: volatili, cani, persone, figure amorfe, che tentano in tutti i modi di trovare un’occupazione e far fronte non solo alla fame, ma anche alle trappole che lo stato tende a chi non lavora.

Le soluzioni per sopravvivere ci sono e tra le varie rappresentate, quella che ci è sembrata di gran lunga la migliore, è fingersi morti e far finta di nulla, come Varnelli che però campa sulle spalle della povera Rosmunda che invece si uccide di lavoro, in miniera.

Nella prefazione a questo volume, scritta da Daniele Luttazzi, c’è già tutto quello che rappresenta questo libro e che Hurricane è in grado di comunicare e di creare, non vogliamo doppiare quello che è già noto, ma vogliamo sottolineare quanto il lavoro fatto da Ivan Manuppelli sia importante.
È una satira possiamo dire raffinata del nostro mondo, un quadro nitido e realistico dei guai che ci investono quotidianamente. Un libro amarissimo: ogni striscia ci porta al sorriso, ma niente grasse risate, perché siamo protagonisti, purtroppo, dei tanti riferimenti del nostro presente che Ivan dissemina nel testo.
Ci siamo ritrovati di fronte a delle tavole geniali, brillantissime, con episodi che trattano di educazione, consumismo, capitalismo, immigrazione e come non citare il meraviglioso episodio che vede protagonista Omino alle prese con la nascita e la convivenza con un “Neo fascista” spuntatogli sul sedere. Per non parlare del nostro personaggio preferito, il figlio di Rosmunda e Varnelli che gioca a fare il pensionato (e diciamoci la verità, la pensione di questi tempi la sogniamo tutti e nell’innocente gioco innocente del ragazzino c’è una speranza così rosea che il nostro presente non riesce a darci).

Tutto il nostro universo entra ne I Sopravvissuti, anche l’autore e gli editori, regalandoci delle bellissime pagine di metafumetto. La disastrata situazione che viviamo nelle nostre vitevere™ inquina ogni pagina, ogni vignetta in cui ormai neanche si parla più di esseri umani, ma di fortunati, sopravvissuti appunto, ad un mondo cannibale che si sta autofagocitando.
Si parla di uno Stato incurante dei bisogni dei cittadini, ma che li spreme e li sfrutta per sostenersi: oh è lo stato di oggi, mica si deve andare così lontano. Per questo, come dicevamo all’inizio è anche difficile pensare che la narrazione sia tutta proiettata in un futuro. Lo Stato che nel fumetto propone di eliminare i disoccupati o di far pagare pure l’aria che si respira è lo stesso che oggi mette l’iva al 22% agli assorbenti, che non assicura nulla ai lavoratori, che non sa come risolvere la questione dei disoccupati, o che specula sul futuro degli studenti, creando addirittura il debito d’onore con cui gli studenti ricevono un prestito per la durata del corso di studi che poi deve essere restituito tutto con interessi, come se il lavoro ce lo buttassero addosso con la pala e la gente è in grado di saldare i debiti.
Il nostro magico Stato è quindi questo ed è quello che delinea Hurricane, è uno Stato che ci inaridisce e ci fa aggrappare ad ogni piccola soluzione, rinunciando alla collettività, all’umanità stessa per spingerci avanti e guadagnare terreno; un po’ come fa Tacchino, oppure stanchi ci sotterriamo, annichilendoci come Varnelli, ma in fondo siamo sempre dei bambini che sognano in grande e che vogliono raggiungere quel magico momento: la pensione.

È come se Hurricane nei suoi personaggi avesse inserito tutte le caratteristiche che contraddistinguono gli esseri umani, non ci si immedesima in uno solo, ma in tutti insieme un po’ alla volta, perché ognuno rappresenta un momento della nostra vita atomizzata, in cui possiamo riconoscerci: tutte facce della stessa medaglia, tutte facce del nostro presente.

Mo leggetelo và.