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"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

Mese

settembre 2019

Robbe grosse sull’erotismo: Giovanni Pascoli.

Scusa mo che c’entra il fanciullino con l’erotismo? Cioè: il fanciullino, la cavallina storna, il nido, la poesia della casa, le piccole cose, le humiles myricae.
Tutto bello, tutto giusto, ma il nostro caro Pascoli ha avuto un rapporto molto particolare con l’erotismo che si evince da alcuni suoi componimenti, che ci ha molto incuriosito, non parleremo della Cavallina Storna, di X Agosto o La mia sera.

La pagina sul fanciullino pubblicata sulla rivista Il Marzocco nel 1897 può far tendere i lettori di Pascoli verso una poetica ingenua, buona, solcata sempre da un’inguaribile fanciullagine.
Ma, ma, ma… quella del fanciullino non è solo la voce del poeta capace di sorprendersi come un bambino, è anche la voce che rivendica una facoltà poetica innata e non soffocata dal razionalismo dell’età adulta.

Il fanciullino: “ha paura del buio, perché al buio vede o crede di vedere… che alla luce sogna o crede di sognare, ricordando cose non vedute mai. […] Il poeta percepisce, forse, non so quali raggi x che illuminano a lui solo le parvenze velate e le essenze celate.”

Pascoli è un poeta – medium che dall’osservanza delle piccole cose, tenendo presente sempre le sue esperienze dolorose, crea immagini universali, immettendo tutta la sua vita in poesia.

Era il 1867 quando il padre di Pascoli viene ucciso, questo lutto (il primo grande lutto della sua vita) lo segnerà in maniera indelebile e farà crescere in lui la tendenza a voler tenere unito il resto della famiglia ad ogni costo. Grazie a questo intento si viene a creare così il nido, elemento essenziale della poesia pascoliana; da cui però vola subito via la sorella Ida, che Giovannino bello non perdonerà mai, perché lei ha tradito la nuova e ricompattata formazione a cui aveva dato vita.

Si potrebbe parlare del signor Giovanni all’infinito, ma abbiamo un tema da portare avanti. L’erotismo in Pascoli c’è, non tantissimo, ma c’è. È soprattutto trattato in modo quanto mai casto ed allusivo, come se Pascoli ne avesse in qualche modo paura, ma ne fosse attratto. Al sesso, all’esperienza del piacere e alla lussuria imputava in parte il tradimento della sorella Ida e lui cercava di rifuggire da questo elemento che poteva allontanarlo dal nido, ma sapeva che così facendo si stava perdendo qualcosa.

Tutto questo sentimento ossimorico viene esplicato in Digitale Purpurea, componimento uscito su Il Marzocco nel 1898 ed è ispirato al racconto che gli fece la sorella Maria di un fiore che al collegio era proibito toccare, la Digitalis che diventa il simbolo dell’eros proibito.
Le protagoniste sono Maria e Rachele, tentate dal profumo inebriante emanate da questo fiore, ma siamo in un collegio conventuale votato alla purezza e alla castità, proprio come il nido. Dietro Maria si nasconde l’omonima sorella e dietro Rachele che non riesce a resistere alla tentazione del fiore c’è senza dubbio Ida, che ha osato macchiare la castità del nido, abbandonandolo per abbandonarsi all’amore carnale.
In molte poesie di Pascoli l‘oggetto erotico è rappresentato da un fiore (ma sappiamo benissimo che l’elemento vegetale è una prerogativa del topos erotico, lo abbiamo imparato qui, ricordate?), in questo caso descritto come:

“Una spiga di fiori, anzi di dita
spruzzolate di sangue, dita umane.”

Il nome digitale viene infatti dalla caratteristica tubolare di questi fiori che ricordano le dita, ma le dita umane e la spruzzolata di sangue fa anche riferimento alla deflorazione, dettaglio un po’ creepy ma tutto sommato realistico. Comunque legandoci al discorso sui liquidi e sugli effluvi che facevamo la volta scorsa, ecco:

“Ché si diceva: il fiore ha come un miele
che inebria l’aria: un suo vapor che bagna
l’anima d’un oblio dolce e crudele.”

L’ossimoro in chiusura del verso descrive il piacere carnale, dietro la cui bellezza si cela il male e il peccato. Il piacere che viene promesso dal fiore è misterioso, ma quanto conturbante e immediato: l’umidità che da sempre contrassegna la simbologia erotica bagna portando al culmine del piacere, ma… consumando Rachele/Ida che la tocca. È un’insidia, ed è l’iniziazione alla vita sessuale che ha portato la sorella all’allontanamento. Il pensiero e la pulsione sessuale vengono anche sottolineati in quest’altro punto, che sottolinea il turbamento del sogno e del piacere erotico:

Nel cuore, il languido fermento
d’un sogno che notturno arse e che s’era
all’alba, nell’ignara anima, spento.”

In questo primo poemetto si nota la distanza che Pascoli pone tra sé e l’eros, attribuendo a quest’ultimo la colpa di un grande turbamento psichico e fisico.
Nei Nuovi Poemetti, viene pubblicato anche I Filugelli, altra poesia erotica, dove Pascoli sembra prenderla un po’ più easy ma senza esagerare. Il poeta dialoga con la bella Rosa e dice:

“Ma tu ti sganci il candido corsetto,
o bionda Rosa. Fuori è chiaro il sole,
e due colombi tubano sul tetto

Ti slacci il busto. Odore di vïole
bianche è nell’orto. Oh! lascia come prima.
Bello è come è. Non altro fior ci vuole.”

Abbiamo visto come al nostro Giovanni, piace mettere insieme eros e vegetazione e infatti qui la natura è quasi viva: mentre Rosa si slaccia il corsetto, sembrerebbe davanti agli occhi del poeta, si sparge odore di fiori dal petto della donna stessa, a voler smorzare quasi l’erotismo della scena con una soavissima immagine. Fanno poi la loro comparsa i colombi, simbolo di Venere, contraddistinti dalla lussuria di tubare e amarsi in continuazione (ve lo ricordate Dante, nella Divina Commedia dove colloca i colombi? Nel V canto!) , ma i colombi sono poi stati presi in prestito dal Cristianesimo come simbolo di pace e contraddistinti dal loro candore, di purezza. Comunque sia a un certo punto, mentre sembra tutto ok, Giovanni chiede di lasciare come prima, perché è già bello così, insomma: allegro ma non troppo.

La Tessitrice è una poesia contenuta nei Canti di Castelvecchio, e vi viene descritto l’incontro con una donna amata dal poeta.

“E piange, e piange – mio dolce amore,
non t’hanno detto? Non lo sai tu?”

Se sperate di trovare una descrizione dell’amore e dell’eros tranquilla e beata, cambiate autore che Pascoli non ve la dà. Gli elementi di turbamento ci sono sempre e infatti, quello che a noi comuni mortali ne La Tessitrice può sembrare un dialogo semi tranquillo, è in realtà un monologo: il poeta parla alla sua amata di un tempo ma in realtà lei non c’è, è un fantasma, una presenza impalpabile che ripete le espressioni del poeta stesso.

“Morta, sì morta! Se tèsso, tèsso
per te soltanto; come non so.”

Insomma, niente, per Pascoli nessuna speranza, neanche nella poesia che forse tutti conoscono come la più audace dell’autore: Il gelsomino notturno, anch’essa pubblicata nei Canti di Castelvecchio.
In realtà Il gelsomino notturno dovrebbe essere una festosa lirica per festeggiare le nozze dell’amico Gabriele Briganti di Lucca, ma visto che si parla comunque di sessualità, Pascoli non ci risparmia i suoi tormenti in merito.
Ancora una volta la tensione erotica è mitigata dall’innocenza simbolica floreale. In questa poesia non c’è proprio proprio il solito turbamento sessuale, perché più che al mero piacere ci si dedica alla riproduzione. Giovanni infatti è un po’ più tranquillo e sembra tutto molto più accogliente:

“Dai calici aperti si esala
l’odore di fragole rosse.”

Abbiamo addirittura un invito all’amore, i calici sono aperti: così come i calici dei fiori accolgono gli insetti che si occupano della fecondazione, così la donna l’uomo, ma l’erotismo finisce qui, perché subito dopo si parla di api, chiocce, dell’amore materno: il sesso è finito basta.
Tutta la lirica è una trama di analogie e corrispondenze: la sera vede l’aprirsi dei gelsomini e nella sera gli sposi si aprono alla gioia dell’amore, descritte con grandissimo riserbo: per tutta la notte c’è un lume che fa capire che le attività sono ancora in corso, poi luci spente, tutti a nanna. Fino a qui però tutto nella norma, direte voi, eh no. Nell’ultima strofa ci sono “i petali un poco gualciti”, provati dall’attività degli insetti sui petali, come l’attività sessuale consumata durante la notte ha fiaccato i corpi degli amanti. Niente, non c’è verso: piacere per il piacere con Giovanni non si può, l’attività sessuale ci può stare solo se è finalizzata alla riproduzione, ma pure in quel caso è una faticaccia ‘sto sesso.

Fino ad ora abbiamo parlato di due opposti: Jack London che tranquillamente parla del sesso e del piacere ed anzi, è anche molto moderno nella sua trattazione e poi abbiamo Giovanni Pascoli che invece ha paura di consumarsi se si abbandona al piacere.
Chi sarà il prossimo?

Abbiamo fatto ovviamente tanta nostra interpretazione, ma se volete verificare le nostre notizie perché pensate che diciamo sciocchezze,
Bibliografia:
– Dizionario critico della letteratura italiana, Giorgio Barberi Squarotti, Utet, Torino, 1973.
– Pagine di letteratura italiana ed europea. Profilo storico e antologia. Carmelo Sambugar, Doretta Ermini, La Nuova Italia, Scandicci, 1994.
– Storia della letteratura con saggi critici. Riccardo Bruscagli, Lanfranco Caretti, Giorgio Luti, Edizioni A.P.E. Mursia, Milano, 1980.
– Storia e testi della letteratura italiana. G. Langella, P. Frare, U. Motta, Mondadori, Milano, 2012.
– Viaggio nel ‘900. M. Bersani, M. Braschi, M. Corti, Mondadori, Milano, 1984.

Intervista a Davide La Rosa – Il libretto rosso del Trio Occhialuto Antifascista.

Nel Libretto rosso del Trio Occhialuto Antifascista, fumetto edito dalla nuova etichetta indipendente Fumetti di Cane (e ordinabile qui) Saragat, Nenni e Pertini devono vedersela in ogni episodio con Mussolini, che in modi più o meno subdoli tenta di riportare in auge il fascismo. Si parla di fascismo e di antifascismo, con ironia ed intelligenza. Il fascismo sembra dilagare ed insinuarsi nelle nostre vite, ancora nel 2019 e l’antifascismo deve essere la componente essenziale di ogni persona.

Abbiamo letto questo fumetto e ci è sembrato davvero geniale e siamo molto molto contenti di aver potuto fare qualche domanda all’autore, Davide La Rosa. Non è stato proprio facile, dobbiamo ammettere, parlare di un argomento così importante, per questo ci siamo avvalsi dell’aiuto di un collaboratore esterno, che ne sa un pochino più di noi e che ringraziamo. Detto questo è ora di lasciarvi all’intervista e di farvi capire meglio, di cosa tratta Il libretto rosso, direttamente dalle parole dell’autore:

✦ Come ti è venuta l’idea di questo fumetto? È stato un lampo di genio; un’esigenza, legata ai particolari tempi che stiamo vivendo; o è un modo per mettere in guardia il pubblico?
Vari autori si stanno infatti confrontando con il fascismo, con la figura di Mussolini e con l’epoca del ventennio, penso ad esempio a M di Scurati, ma anche Quando c’era LVI di Fabbri e Antonucci o per il confronto nei tempi attuali, le “frecciatine” di Tom Morello dei Rage Against The Machine, che si fa portavoce popolare contro Trump e la sua faccia arancione.

Per prima cosa ciao a tutti e grazie di ospitarmi qui da voi. 
Dunque. I miei fumetti sul “Trio Occhialuto Antifascista” nascono una decina di anni fa sul mio blog (Mulholland Dave).
Nacque per caso, non c’era un vero perché, in alternanza ai miei fumetti anticlericali. L’Antifascismo è sempre stato un tema a me caro. Santo cielo, dovrebbe essere caro a TUTTI, invece no, tocca specificare una cosa ovvia perché ora i fasci sono tornati. Correggo: la realtà è che non se ne sono mai andati. Il fascismo è una bestia orrenda che se ne sta nascosta e alla prima occasione, zac, salta fuori e si mangia tutto quello che non rientra nei suoi canoni disumani. Il fascismo discrimina, picchia, opprime e uccide.
Dice “Il fascismo lo fermi con la cultura”. Falso. Con la cultura puoi evitare che esca da dove si è rintanato ma, una volta fuori, la cultura non serve più a niente: loro i libri li bruciano e se provi a ragionarci prima ti danno del “Professorone” e poi ti riempiono di mazzate.
Il fatto che vari autori si stiano confrontando con questo argomento da una parte è un bene perché è sempre meglio ribadire certi concetti ma, dall’altra parte, è il segno che la situazione è preoccupante.

✦ Giuseppe Saragat, Sandro Pertini e Pietro Nenni compongono il trio occhialuto antifascista, come mai tra tutti gli antifascisti, hai scelto proprio loro come protagonisti?

Pertini è presto detto: è stato un grande antifascista e un grande Presidente della Repubblica (lottava contro il fascismo anche da anziano e dal Quirinale).
Saragat mi è sempre stato simpatico e poi nessuno (o quasi) lo ricorda mai (a parte per la battuta di Diego Abatantuono “Vade retro Saragat”… casualmente è anche la battuta migliore del noto comico milanese).
Nenni, boh, non lo so… credo per il fatto che è pelato. 
Comunque dobbiamo molto a tutti e tre (e non solo a loro, sia chiaro).

✦ Quello che emerge dal fumetto è che il fascismo può tornare, o meglio è tornato, sotto tantissime forme differenti: tra tutti i modi che utilizza il trio, qual è quello che possiamo utilizzare tutti, sempre, per combatterlo?

Il fascismo si combatte in tante maniere. Tre cose:

1) Applicare le leggi italiane contro l’apologia di fascismo.

2) Smetterla di dire “Sono antifascista MA anche loro hanno diritto di opinione”.
Punto primo, se dici “Sono antifascista MA”, non sei antifascista.
Secondo, non puoi collocare il fascismo nelle sfera delle “Opinioni” perché è un crimine. È come collocare la Mafia tra le opinioni. Pure con la Mafia, se inizi a dire che è un “Pensiero”, poi troverai gente che difende il loro “Diritto di espressione”.
Ma poi, a margine, a queste persone che vogliono dare libertà di parola ai fascisti, esattamente, cosa gli sta bene del fascismo? 

3) Iniziare a capire che l’antifascismo NON è una “Cosa di sinistra”. Oggigiorno pare che, a essere antifascisti, siamo solo noi di sinistra. L’antifascismo deve essere la base di TUTTI i partiti italiani, da destra a sinistra.  Questo è uno dei motivi per i quali, in questo periodo storico, è più importante che sia uno di destra a dirsi “Antifascista”.

✦ In un tempo in cui pare si faccia fatica a chiamare le cose con il loro nome, nel fumetto ci sono nomi e cognomi di chi da giornalista si trasforma in un semidio blastatore o da politico si evolve in Goku, sono state scelte coraggiose: c’è stato un momento in cui mentre scrivevi, pensavi a delle eventuali ripercussioni o che il gioco non valesse la candela?

Per i politici non è un problema: rientra nel diritto di satira. Poi non ho scritto nulla di così eccessivo, credo… chi non vorrebbe essere Goku? Renzi dovrebbe ringraziarmi (rido, con amarezza). 

Sul giornalista di cui parli, invece, la cosa è diversa, me ne rendo conto. Non volevo buttare il sasso e nascondere la mano. La storia a cui fai riferimento è “Maratona Mentana”, è l’episodio più lungo del libro e sono stato tanto preciso nel riportare le esatte parole dette da Mentana nella sede di Casapound (mi sono visto i video per non scrivere imprecisioni). Ciò che ha fatto Mentana è grave perché ha dato una vetrina a un “Partito” (si notino le virgolette) che fa del fascismo il suo punto di riferimento. Mentana lo ha legittimato. Questo non vuol dire che Mentana sia fascista (nella storia credo sia chiara questa cosa) ma ha, di fatto, aiutato un partito molto vicino al fascismo (non era sua intenzione? Me lo auguro, lo do per scontato e ne prendo atto ma, di fatto, lo ha aiutato). 

✦ Sei riuscito a trattare un argomento impossibile come il fascismo, portando il lettore alla risata, in alcuni casi amara. È stato difficile o scorrevole fare satira sulla figura di Mussolini e sul fascismo?

Mi viene automatico (ora pare che me la tiri ma non è così). Ho sempre fatto così e ho continuato con il mood che c’era nelle storie di dieci anni fa. Poi è successa una cosa che non mi aspettavo. Una cosa brutta. Mentre ero a tre quarti del libro mi sono accorto di un rischio: avevo paura di quello che io chiamo “Effetto Wile E. Coyote”.
“Cos’è?”, ti chiederai. Semplice: quando guardiamo Wile E. Coyote & Road Runner c’è chi alla fine (tipo il sottoscritto) inizia a fare il tifo per il Coyote. Lui è cattivo, sì, ma è pasticcione, buffo (un po’ come il Mussolini nelle mie storie) e ci dispiace per lui. Iniziamo a empatizzare con il cattivo.
Ecco, non volevo che alla fine la gente empatizzasse con un mostro disumano come Mussolini.

I fascisti puntano anche a questo, sono campioni mondiali di vittimismo, frignano e cercano di passare romantici incompresi… per poi distruggerci appena tornano al potere. 

Ecco a tre quarti del libro mi sono accorto di questa cosa e per un attimo volevo non portarlo a termine. Poi però ho capito come risolvere questa trappola nella quale stavo cadendo.

✦ La satira del Libretto Rosso, coinvolge moltissimi campi del nostro quotidiano: le serie, i videogiochi, l’amore, i supereroi, ma anche i fumetti con una critica alla critica stessa. È proprio vero che alle volte: “Chi fa le recensioni, giura di vedere cose inesistenti, per non passare da stupido?”

Fai riferimento a “Autunno Mastrolindo”. Storia complessa, sì.
È una storia che fa critica alla critica? No.
C’è una parte in cui faccio una critica alla critica? Nì. 
È una critica a un certo tipo di critica.
Non sono stupidi i critici, ci mancherebbe. La critica è una parte INDISPENSABILE di chi racconta storie (non solo a fumetti). Per chi fa il mio lavoro è vitale che, degli esperti, facciano notare agli autori cosa hanno sbagliato e cosa hanno fatto bene (io spesso ho notato errori in alcune mie storie grazie alle recensioni). ALCUNE (ho scritto “Alcune”) recensioni, delle volte, vedono cose che dentro la storia non ci sono. Non parlo del sottotesto (scovare i sottotesti può risultare interessante e stimolante) bensì mi riferisco a vere e proprie cose che l’autore dichiara ma che dentro non si trovano. Non so se mi sono spiegato bene.
Ti faccio un esempio: uno compra una scatola con sopra disegnato un trattore giocattolo, la apre e trova un’anatra.
Non puoi dire: “Che bel trattore che ho trovato” solo perché c’è il disegno sulla scatola di un trattore… devi dire: “Mi hanno promesso un trattore ma dentro c’è un’anatra”. 

Poi in realtà nella storia volevo parlare di due cose:

1) Di come sia facile scrivere a tavolino una storia intimista banale.

2) Di come Mussolini voglia far tornare il fascismo toccando, nel più banale dei modi, alcune corde che abbiamo tutti, cercando di diventare amato e intoccabile dal pubblico. Scrissi questa storia qualche mese fa, quando imbrattarono la statua di Montanelli. Scrissi un post dove dicevo che lo scandalo era che ci fosse una statua di Montanelli che, per sua stessa ammissione, aveva fatto cose orrende in Africa. Alcuni commentarono che ero ingiusto verso un uomo che era stato un grande giornalista e che, le cose di cui si era macchiato, erano sì spregevoli ma che tanto “All’epoca era prassi comune”. Trovai quella discussione preoccupante: uno scrive bene (o scrive cose che ci piacciono) e i suoi gesti ignobili passano in secondo piano.

✦ Secondo te le persone, sono pronte ad accogliere i suggerimenti del trio occhialuto, ad essere messe in guardia dalle trappole tese dal nuovo fascismo?

Me lo auguro ma vedo troppa gente dire “Ma dov’è il fascismo? Lo vedete solo voi SINISTRI”… forse è gente che se non vede gente vestita di nero non vede il fascismo. Il fascismo può mettersi vestiti di altri colori (tipo il verde, per dirne uno). 

Ho letto anche gente dire: “Gli antifascisti sperano nel fascismo così hanno una battaglia da combattere”. Io, senza il fascismo sto una favola e posso continuare tranquillamente a fare i miei libri contro la Chiesa. 
Ti chiederai: “Ma questo fa solo libri contro qualcosa?”. Sai cosa? Quando si scrive si va sempre contro qualcosa (a meno che non si stia scrivendo il manuale di istruzioni dei mobili IKEA).

Un ringraziamento a Davide, per aver risposto alle nostre domande e a voi per averle lette.

Grazie a te e un saluto a tutti i tuoi lettori.

L’orgasmo e l’Occidente, R. Muchembled.

“La via di espressione dell’individuo è rappresentata dalla trasgressione, attraverso la messa in discussione degli obblighi religiosi e morali, ma questo orientamento ha lasciato tracce di una esigua minoranza di persone in grado di scrivere e porsi ai margini del sistema. In Francia, solo alcuni uomini e pochissime donne, spesso frustrate nelle loro speranze, osano affrontare il tabù cristiano che proibisce di parlare di sé, perché bisogna pensare costantemente a Dio, alla morte e alla salvezza. C’era un contesto fortemente ostile alla possibilità di comunicare i propri sentimenti. Norme e codici impedivano al’individuo di proclamare solennemente la propria indipendenza.”

Il saggio di Muchembled, edito da Raffaello Cortina Editore ha come sottotitolo “Storia del piacere dal Rinascimento a oggi”, dove per piacere non s’intende solo ed esclusivamente l’appagamento dei propri desideri sessuali, ma anche e soprattutto la rivalsa delle proprie idee e passioni, la libertà di esprimere il proprio io e la propria sessualità vista come elemento importantissimo dell’individuo. Infatti questa storia del piacere è anche e soprattutto una storia del pensiero e del sentire comune. Cosa e come la società poteva esprimersi nel XV, XVI secolo? Quali erano le passioni che potevano essere mostrate e quali invece quelle da nascondere? Com’era definito l’io?

A tutte queste domande risponde il testo, tracciando un’interessantissima storia dello sviluppo filosofico e sociale in relazione al tema del piacere. Secondo Muchembled il piacere è iniziato a diventare “Senso di viva soddisfazione che deriva dall’appagamento di desiderî, fisici o spirituali, o di aspirazioni di vario genere” quando è nato l’individualismo, concetto filosofico sviluppatosi intorno al 1820 in Inghilterra, che sottolinea l’importanza dell’affermazione di sé. È solo da questo momento in poi che la libertà di esprimersi e di esprimere tutta la propria essenza, permette al piacere di emergere.

Nei secoli precedenti, XV – XVI – XVII, era impensabile poter vivere la propria sessualità in maniera serena. Il sesso era ovviamente visto solo come veicolo della procreazione e non come veicolo del piacere. Il sesso era sociale, qualcosa di collettivo, paragonabile ad un lavoro da fare una tantum, nel rispetto della morale e della religione. Sullo sviluppo del piacere ha infatti, ovviamente, pesato tantissimo l’aspetto religioso cristiano che soprattutto dopo il Concilio di Trento, ha ribadito e rafforzato le sue posizioni, irrigidendole molto più che nei medievalissimi tempi.

La storia del piacere è legata soprattutto alle classi più agiate a quelle che grazie a diari, memoire, gossip di palazzo arrivati fino a noi, hanno potuto tramandarci le loro piacevoli abitudini. Poco o nulla si sa delle classi subalterne, che non hanno lasciato importanti tracce di sé. Ovviamente si sa molto di più del piacere legato agli uomini che non a quello delle donne (che è un tabù anche ora), dice infatti Muchembled:

“Per le donne, il compito è ancora più difficile e incontrano grandi difficoltà per far riconoscere le proprie specificità e i loro diritti, soprattutto quando sono povere e deboli, poichè sono continuamente poste davanti a obblighi religiosi tradizionali e a rapporti familiari organizzati all’interno di un quadro patriarcale.”

Storia, religione, filosofia, sociologia, sono tantissimi i campi in cui spazia questo saggio per farci comprendere come si è sviluppato il piacere nei secoli e come è diventato il sesso e la sua percezione oggi. Una lettura interessantissima proprio perché si spazia in discipline diverse, cercando di dare un quadro quanto più completo possibile. Il libro è scorrevole e ci sono moltissime note che aiutano il lettore a districare soprattutto le diatribe filosofiche.

Ruggine – F. Vicentini Orgnani, F. Mascolo.

Il fenomeno che provoca quella che noi volgarmente chiamiamo ruggine, non ve lo stiamo a spiegare. È un fenomeno che porta alla corrosione dei materiali ferrosi e grazie direte voi, ma quando ad arrugginirsi è l’armatura che ti protegge, beh sono bei guai.

Ce lo insegna Tullio, che da moderno Re Artù si copre dell’armatura e di una sua personale spada nella Roccia, per essere invincibile, pur rimanendo umile e legato ai valori di sempre: lealtà, amore, fedeltà. Ma da cosa si protegge Tullio? Non ci sono certo re di altri regni da sconfiggere, draghi o mostri marini. Potrebbero esserci gli esami, visto che nelle prime pagine ci viene svelata una delle location del fumetto cioè la Facoltà di Lettere e Filosofia de La Sapienza, ma non sono neanche gli esami a preoccuparlo. Tullio deve difendersi dai sentimenti e dai ricordi che gli fanno sempre pensare alla sua storia finita male, ad aver perso la sua Ginevra a causa di Lancillotto. Non può permettersi altre storie, non può permettersi altre distrazioni sentimentali: non se li merita. Ridurrebbe tutto in cenere come ha già fatto.

Sacrifica allora tutto: studio, famiglia, amici. Tutte le persone che gli vogliono bene scompaiono, nella sua mente esistono solo i fantasmi di chi lo ha ferito a ricordargli che non è abbastanza. A niente valgono i discorsi dei compagni, di Margherita che per vedere di nuovo il vecchio Tullio è pronta a caricarsi le sue ansie, le sue paure e anche la sua armatura. Fino a che lui stesso non saprà liberarsi della pesantissima armatura che si porta dietro, chi mai riuscirà a togliergliela? Saranno le paure stesse a divorarne l’involucro e a lasciarlo indifeso a combattere contro i suoi demoni.

Quella di Tullio è una storia di ripresa, ma è soprattutto il racconto intimista di una sofferenza che non si riesce a superare, perché le aspettative su sé stessi sono troppo alte, perché il mondo esterno non ci comprende, perché nonostante tutti gli sforzi di chi ci sta intorno ci sentiamo immensamente soli e non sappiamo affrontare tutto il carico emotivo che ci portiamo dietro. In un continuo passaggio tra passato e presente, tra la storia di Tullio e quella del leggendario Artù, si delinea una storia familiare a tutti o quasi, scritta da Francesco Vincentini Orgnano, ad accompagnarla i disegni di Fabiana Mascolo bellissimi e molto particolareggiati. Come sapete, da grande fan del Medioevo ho adorato le pagine ambientate in quell’epoca che sono contraddistinte da bordi cesellati e lavorati come fossero metallici, senza ruggine però. L’accostamento di due mondi apparentemente lontani: il presente e il Medioevo è stato secondo noi azzeccatissimo, gli autori hanno saputo ben raccordare i due personaggi e le due epoche creando quasi due fumetti separati che s’intersecano, ma che sono apprezzabilissimi anche da separati, Tullio con le sue paturnie e la sua storia drammatica e Artù che appare tra le pagine in una specie di silent book decoratissimo.

Ruggine è stata una lettura molto intensa per noi, abbiamo apprezzato moltissimo la caratterizzazione dei personaggi e in particolare ci siamo immedesimati in un personaggio, ma non possiamo svelarvi altro. Sicuramente vista l’attenzione ad ambienti e a caratteri anche voi riuscirete a ritrovarvi in qualcuno e ad entrare perfettamente nella storia di Tullio.

A. A. Autoproduzioni: KumiShire.

Nel mese scorso, vi abbiamo rivelato il nostro nuovo intento e dopo il Collettivo Canederli siamo felici di farvi conoscere Kumishire. Anche lei incontrata nella sezione della SelfArf al’Arfestival.

KumiShire è una fumettista super appassionata di manga. Quando tutti andavano matti per le W.I.T.C.H, lei leggeva chili di manga. Ha iniziato pian piano a disegnare ed è riuscita a raggiungere il pubblico con una 24h comics dove disegnava quello che poi sarebbe stato il primo volume cartaceo, ottenuto grazie ad un crowfounding: Kitsune To Neko. È partito tutto come una scommessa e si è rivelata un’ottima scommessa.

KumiShire ha iniziato a disegnare praticamente da subito, fino ai 19 anni per conto suo prendendo spunto da varie tipologie di mangakapoi ha frequentato la Scuola di Comics di Firenze e 3 anni dopo ha sviluppato questo progetto.

“Ho iniziato a sperimentare, studiando i dipinti giapponesi e così ho cambiato anche il mio modo di disegnare, usando pennello e colori.”

Noi abbiamo letto proprio La Volpe e il Gatto ovvero Kitsune to Neko, un bellissimo fumetto ispirato come sempre al Giappone di cui Kumi è appassionatissima, è un volume unico perché, come dice l’autrice dà un po’ più di sicurezza al pubblico che non sa mai come e dove andranno a parare le autoproduzioni. Il fumetto è stato prima il test della 24h comics e ora si trova anche in cartaceo, racconta la storia di due donne o meglio di una donna e di un demone, in un mondo in cui demoni ed umani erano in continua lotta e c’era una misteriosa gatta da pelare.
Nello stesso universo è ambientato anche Yuki no Hitodama, fumetto scritto dalla sceneggiatrice MasaKoi, formando il team Ku•Koi – 久•恋 .
Il fumetto potete trovarlo qui e parla di Akari e della ricerca dei suoi fratelli. In questa ricerca conoscerà anche Kyōka, grandissimo musicista, la cui musica nasconde un enorme potere che potrebbe forse portare la pace nei mondi.

Il pubblico di Kumishire è soprattutto formato da donne e da adolescenti, ma è molto seguita anche dagli appassionati di manga e di Giappone.

È solo il primo anno che è all’Arf e ci ha parlato di come ha notato che oltre ad esserci una buona affluenza, c’è sempre gente veramente interessata, non solo addetti ai lavori ma anche appassionati che si fermano a parlare, vogliono informazioni e vogliono anche accarezzare il cane meraviglioso che sta buono sotto il tavolo!

Tra i prossimi lavori che potete trovare a Lucca Comics 2019 c’è:
Shunga, una raccolta di illustrazioni erotiche in cui compaiono anche Shinju e Hitomi (le due protagoniste di Kitsune To Neko), in un volume brossurato! 
Onryou, volume unico in cui fa la sua prima comparsa Izanami, la Dea della Vita e della Morte.
Su indiegogo potete aiutare l’autrice a completare l’obbiettivo e riuscire a stampare entrambi i volumi e ovviamente aiutarla a sostenere le spese del Lucca Comics!

Qui potete invece trovare le illustrazioni e i WIP dei fumetti di KumiShire e potete anche aiutare e sostenere questa giovane artista con il vostro contributo, diventando un Patreon.

Dopo che avete letto tutto e partecipato a tutte le cose fighissime che fa KumiShire, noi vi diamo appuntamento al prossimo mese con una nuova autoproduzione!

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