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"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

Mese

agosto 2019

Robbe grosse sull’erotismo: Jack London.

Che è succiess? Che sono ‘ste robbe grosse?
Siamo lieti di presentarvi una serie di articoli che sono legati (come avrete capito visto la vostra perspicacia) dall’erotismo, erotismo che si evince però da tipi e tipe insospettabili.
Come v’è venuto in mente?
Ma perché ci piace nciuciare, è ovvio. E ci piace capovolgere l’idea comune su personaggi, romanzi, poesie, autori, facendovi scoprire magari qualche lato nascosto. E iniziamo va, che è lungo il fatto.

John Griffith Chaney London, per gli amici semplicemente Jack London è l’autore di Zanna Bianca e questo lo sapete, perché di quella colossale pall… ehm di quel libro meraviglioso sicuramente avrete 3 – 4 copie a casa.
Ma il caro John o il caro Jack, non è stato “solo” un autore, era un dandy e ha sperimentato tutti i lavori del mondo: strillone di giornali, pescatore clandestino di ostriche, lavandaio, cacciatore di foche, corrispondente di guerra.
A un certo punto della sua vita inizia a scrivere racconti per mantenersi, infatti non farà mai mistero del fatto che scriveva per soldi. La scrittura è un lavoro, non è che arriva all’improvviso con l’ispirazione, deve essere praticata quotidianamente.

“Bisogna mettersi alla scrivania e scrivere almeno 1000 parole al giorno, bisogna essere allenati per fare della scrittura un mestiere.”

I consigli di scrittura, o meglio i consigli di lavoro di Jack London sono raccolti in Pronto soccorso per scrittori esordienti, edito da Minimum Fax. Ma cerchiamo di andare quasi con ordine.

Era il 1903 quando viene pubblicato Il richiamo della foresta, Jack aveva 27 anni. In questo libro descrive la terribile esistenza di Buck: cane con l’aspetto di un lupo che si troverà a superare millemila soprusi, prima di sentire finalmente il richiamo della foresta e darsi beatamente ad una vita nella natura, dove non c’è traccia di umani.
Libro speculare è il nostro amatissimo Zanna Bianca, in cui il lupocane dopo una serie di terribili atti che gli uomini gli fanno per incattivirlo e renderlo invincibile nei combattimenti, trova finalmente il senso della pace e dell’amore tra le braccia di Walter Scott.

Nel 1908 è la volta de Il tallone di ferro. Dopo aver dato voce alla coscienza animale, dopo aver denunciato la situazione di sfruttamento degli animali del Klondike, dove ovviamente Jack è stato eh, passa ad un altro tipo di denuncia. È in questo romanzo che si manifesta il lato più politico di London, fautore del socialismo ma anche legatissimo alle teorie di Herbert Spencer.
Il tallone di ferro considerata la prima distopia moderna, ha per protagonista una donna (non è una novità per London che nel 1902 aveva scritto La figlia delle nevi, ma di lei parleremo abbondantemente in seguito): Avis Everhard che si innamora di Ernest un giovane filosofo, rivoluzionario che le fa aprire gli occhi, facendole capire quale fosse la reale situazione politica e sociale del tempo che stavano vivendo. È così che lei si rende conto di quello che è davvero il mondo, governato da una macchina invisibile che si regge sullo sfruttamento umano. Il libro sarebbe il manoscritto redatto da Avis, non ha un finale chiuso ed è quindi facilmente applicabile ad ogni momento storico. Pare che il personaggio di Ernest abbia ispirato i genitori del Che, che lo avrebbero chiamato Ernesto proprio dal romanzo di London.


Di stesso stampo è anche La Valle della Luna, la storia di Saxon e Billy che cercano disperatamente di raggiungere La Valle della Luna, una sorta di terra dei sogni, in cui poter iniziare una vita nuova e ricca. Anche questo romanzo è ricchissimo di denuncia sociale e contiene molto dell’ideologia socialista, in particolare viene denunciato il trattamento che subiscono le classi più povere e l’alienazione dei lavoratori.

Lo sappiamo: il tema di cui vi dovevamo parlare non è né la coscienza animale, né il socialismo. Di erotismo fino a qui non c’è traccia e avete pensato che siamo dei pazzoidi, perché Jack London è sinonimo di avventura, freddo, lotte sanguinose, quale erotismo! Ma…

Nel 1902 London pubblica il suo primo romanzo: La figlia delle nevi. Ambientato nel Klondike, racconta dell’impervio paesaggio dell’asperrima Alaska e della corsa all’oro. Una vita durissima, assolutamente non a misura d’uomo e infatti la protagonista è una donna, Frona Wells, coraggiosa, forte, spiritosa, sempre in grado di fare la scelta giusta.

Potremmo citare Teocrito, Virgilio, Keats, Pascoli, D’Annunzio, in tutti come anche in questa pagina di London, il mondo vegetale è partecipe del topos erotico. La rugiada, l’umidità, i liquidi effluvi da sempre sono utilizzati in letteratura per dare l’idea della sensualità poiché si richiamano ai liquidi emessi durante l’atto sessuale. Altro leitmotiv della letteratura erotica è la vegetazione che frusta il corpo: già nel I d. C. verghette, fruste, giunchi flessuosi, rametti di ibisco vengono utilizzati per giochi erotici. Non ci siamo inventati nulla nel nostro tempo.
E poi c’è l’amore appassionato di Frona, che compare in questo passo per la prima volta, ma che viene ripreso in più occasioni nella narrazione. L’aspetto sorprendente dei momenti erotici descritti da London è che riguardano molto spesso le donne, i loro desideri, la loro sessualità, l’eccitazione, senza alcun tipo di moralismo, frecciatine o bigottismo. Non dimentichiamo che siamo nel 1902, ancora oggi abbiamo difficoltà a leggere/scrivere/parlare dell’eccitazione, della sessualità femminile senza giudizi che mettono la donna sotto chissà quale perversa e satanica luce.
Più avanti nel romanzo si parla degli Indiani, London dice che le donne americane erano attratte dai bellissimi pellerossa e non vedevano l’ora di consumare le proprie voglie, esattamente come gli uomini, e basta, nessun giudizio ulteriore.
Anche quando viene descritto l’uomo ideale di Frona viene sottolineato l’aspetto fisico oltre che la gentilezza e l’intelligenza, perché Frona come tutte le donne ha bisogno anche di avere un’attrazione sessuale verso l’uomo che starà con lei per la vita, infatti si pone molto l’accento sulla possanza fisica, cosa che ritroviamo anche in Martin Eden.

Martin Eden è un romanzo del 1909, romanzo di una bellezza indicibile che racconta l’evoluzione di Martin, giovane marinaio di S. Francisco che per amore di Ruth, ricca e istruita signorina, si getta a capofitto nella conoscenza. Deve conoscere quanto più è possibile, deve innalzare il suo spirito per essere degno dell’amore di Ruth, ma deve anche guadagnare di più, essere più presentabile. Ad un certo punto però la conoscenza lo divora: non può fare a meno di conoscere ancora di più, di scrivere, non lavora, non mangia, si nutre letteralmente di cultura.
Martin Eden è una sorta di autobiografia, un romanzo dalla prosa elegantissima, magistrale, bellissimo com’è bello Martin, muscoloso, dal colorito ambrato e sano, con quel collo possente su cui Ruth vuole assolutamente mettere le mani. Si frena Ruth, con difficoltà. Vorrebbe sempre toccarlo, posare le mani su quel collo e sulle spalle, neanche lei sa perché, è la prima volta che prova un desiderio del genere.
Mentre l’amore di Martin Eden verso Ruth è delicatissimo e mentale più che fisico, di una purezza e una delicatezza tale da farlo cambiare radicalmente, quello di Ruth sembrerebbe essere un’attrazione più fisica che mentale. Nonostante tutti gli sforzi di Martin, la cosa che attira sempre l’attenzione della signorina è la sua bellezza. Ma come nello stile di London anche se viene sottolineata l’attrazione sessuale che provano Ruth e le altre donne, si parla sempre di questo desiderio senza il minimo giudizio.
Si può dire che tutte queste siano prove tecniche sul piacere femminile, che vengono condensate nell’ultima opera di London.

La piccola signora della grande casa (1913) è Paula che vive tranquilla nel Klondike con il marito Dick, solo che Dick pare amare più il ranch che Paula che soffre d’insonnia, non può avere figli, insomma ha una serie di problemi. Paula non è soddisfatta della sua vita sentimentale, ma ama suo marito. Il problema vero si ha quando arriva Graham: Paula è sopraffatta dalla passione e dal desiderio verso quest’uomo amico e somigliante al marito, ma che ricambia i suoi sentimenti. La relazione, la passione, il sesso, diventano totalizzanti per Paula, ma lo è anche l’amore verso il marito. Cosa fare allora? Come scegliere?
Per sottrarsi dall’empasse e per non creare ulteriori dispiaceri agli uomini che ama di più al mondo, Paula si suicida.
London descrive questo libro come un libro praticamente sessuale:

“It is all sex from start to finish.”

La protagonista questa volta non osserva compiaciuta begli uomini, non emerge sensualmente dalla natura incontaminata e non vuole semplicemente mettere le mani su bei colli. Paula è consumata dal desiderio. La sua voglia la sovrasta, la sua sete di passione la divora un po’ come la sete di conoscenza che ha Martin Eden.

In vari romanzi di Jack London, la donna ha un ruolo primario e lo hanno anche i suoi desideri. Una donna che avanza pretese sessuali ha sempre qualche problema, questi malsani desideri sono sinonimo di lussuria, di malvagità, di vizio inguaribile, non in London. La cara Ruth, che è uno dei personaggi più “banali” emersi dal genio di London, pur provando pulsioni sessuali viene sempre descritta nella sua verginea purezza, come una donna eterea ed irraggiungibile, una presenza meravigliosamente alta, non con altri aggettivi denigratori, pieni di giudizi stupidi e misogini.

Bravi!
Coraggiosamente siete giunti fino a qui, avete tutta la nostra gratitudine, ma soprattutto speriamo di avervi incuriosito e di avervi dimostrato quanto possa essere sfaccettato un autore.
Jack London in soli 40 anni ha scritto romanzi, racconti, saggi, si tratta di più di un centinaio di opere; capite dunque che questo papiello seppur gigantesco sia incompleto e imparziale e soprattutto senza alcuna pretesa, avremmo potuto includere Tre Cuori, Il coraggio delle donne e un’altra infinità di cose, ma ci siamo soffermati principalmente sulle opere che abbiamo letto o che conoscevamo meglio.
Speriamo di essere riusciti nell’intento, ma questo ce lo potete dire solo voi, attendiamo vostre, alle prossime robbe grosse.

Ninna Nanna, Leila Slimani.

Suspense.

In prima pagina viene spiattellato un crimine, uno spietato, efferato, crudelissimo omicidio.
Sono due bambini ad essere stati uccisi e quando si parla di piccoli umani è come se tutto diventasse più partecipato. Il lettore è già attivo, già dentro, pieno di dolore al ritrovamento di questi corpicini quando li vede, nello stesso momento della madre, Miriam, che emette un grido così formidabilmente ben descritto che abbiamo ancora l’eco nelle orecchie.

Dopo due pagine di descrizione della scena del delitto, tutto finisce.
La truculenza in cui il lettore è stato gettato si stempera, tutto diventa calmo e tranquillo, quasi banale. Vengono descritte le vite di Miriam e Paul, i loro lavori, la nascita dei figli, la ricerca di una tata. Ah, la tata, ma quanto è brava, come cucina bene, quanto vuole bene ai bambini, così biondina, carina, bambolina.
Pure la tata ha qualche problemino eh, debitucci, lutti, ma niente di preoccupante. Sembrano la famiglia della mulino bianco, tutto aggraziato.

Il problema è che il lettore sa, sa che c’è un omicidio e sembra invece che la cara Leila Slimani se ne sia dimenticata!
Si diverte così tanto lei a costruire i suoi personaggi così realistici e complessi, costruisce i lavori e pure i problemi di lavoro, la maternità e la depressione, i colleghi e le colleghe. Poi sullo sfondo si diletta anche a darci qualche pennellata dell’habitat di questa famiglia, una Parigi un po’ sbiadita, fatta di supermercati e di parchetti per i bimbi, tanto Parigi nell’immaginario ce l’abbiamo non c’è neanche bisogno di darle importanza più di tanto.

Sì ma… ma l’omicidio? Possibile che si gira pagina ancora e ancora è solo che ancora viene descritta la vita della famiglia! Addirittura le vacanze, pure i loro pranzi e cene!
È inammissibile! Vorreste sapere di più su quelle prime pagine. Sì, potreste smettere, ma è difficilissimo: la Slimani è così brava a prendervi in giro, ha scritto questo libro in un modo così ipnotico che è difficile staccarsene.
Prima o poi girerete pagina in mezzo a queste vite così ben tratteggiate e questa scrittura che vi sta distruggendo vi dirà qualcosa, sapremo com’è andata? Chi ha ucciso? Perché?

Oh, ecco ecco, forse ci siamo…

Ovviamente la musica di accompagnamento deve essere altrettanto ricca di suspense, ansia, con qualche guizzo di dolore e allora ci viene in aiuto il caro Wolfgang Amadeus Evergreen Mozart con la Messa di requiem in Re minore K 626, opera rimasta incompiuta come parrebbe essere il finale di questo libro. In particolare suggerisco la Lacrimosa, VI brano della II Sequentia, dalla partitura molto complessa grazie al coro che imita un pianto dolorississimo, vi farà immedesimare bene.

A. A. Autoproduzioni: Collettivo Canederli.

Salve amiche e amici, sì sì, lo sappiamo stiamo diventando altalenanti come non lo siamo mai stati, vi dobbiamo parlare di cose successe mesi fa, ma ancora non prendiamo la strada. Però abbiamo passato 10 giorni di isolamento – esperimento sociale in cui abbiamo lavorato per voi. Quindi niente chiacchiere e iniziamo.

Mesi or sono, siamo andati come ogni anno che si rispetti all’ARFestival (Festival romano del fumetto) e abbiamo passato un bel po’ di tempo nella SELF ARF, l’area dedicata alle autoproduzioni. Qui abbiamo fatto la conoscenza di tantissimi artisti che hanno dato vita a riviste, volumi, cose geniali e di certo non ce le possiamo tenere per noi. In quell’occasione abbiamo fatto qualche domanda a membri di vari collettivi così da poter farvi conoscere meglio cosa si nasconde nel vasto mondo delle autoproduzioni a fumetti italiane.

Iniziamo dal Collettivo Canederli, i primi con cui abbiamo avuto il piacere di parlare. Siamo stati particolarmente colpiti da un esile volumetto che aveva in copertina un coniglio su un pianeta: è Inaba di Asia Marianelli, la giovanissima illustratrice che abbiamo intervistato e che ci ha raccontato tutta la storia del gruppo di cui fa parte. Il suo libretto illustrato narra dello sfortunato Okoninushi e del Coniglio di Inaba, un mito tradizionale giapponese che Asia ha reinterpretato ed illustrato con delicatissimi disegni di una bellezza strabiliante. Innamorati e sorpresi dal tratto di Asia ci siamo lanciati con un po’ di questioni per capire chi fossero i Canederli.

Grazie ad Asia capiamo che il Collettivo è nato da un gruppo di studenti dell’Accademia delle Belle Arti di Bologna. Ora sono 7 di età variabile tra i 22 e i 26 anni. Il Collettivo ha suggellato un unione di persone e percorsi creativi diversi, ma che riescono a coesistere nello stesso ecosistema.

“Facciamo in modo che ognuno abbia lo spazio per descrivere la propria voce. È ovviamente una questione artistica, ma c’è da dire che stili diversi possono intercettar diverse tipologie di lettori ed anche questa è una cosa da tenere presente.”

Questi 7 giovani autori hanno già le idee chiare, se è vero che lo stile deve essere mantenuto quanto più originale e distinto possibile perché è funzionale a mantenere invariate le caratteristiche di ogni autore, è importante anche tenere un leitmotiv che sappia collegare le diverse mani. È anche per questo che è nato il primo antologico: Un anno che celebra il primo anno del collettivo, ed è stato anche il loro volume più venduto all’ARF. In questa rivista tutti gli autori con le loro personalità sono legati fra loro non solo dall’intento celebrativo, ma anche da una palette di colori stringente che guidasse il lettore, mantenendo un filo conduttore attraverso gli stili eterogenei.

Un anno è un documento che ci rappresenta tutti. Non solo perché attraverso di esso abbiamo festeggiato il primo anno del collettivo, ma anche perché contiene tutte le nostre espressioni e ci ha anche messo alla prova: per realizzarlo abbiamo dovuto fare un lavoro di coordinamento non solo tra di noi, ma anche tra i nostri impegni accademici: lauree, esami.”

Nonostante questo collettivo sia giovane, non solo per l’età media, ma anche per l’anno e mezzo di attività, vanta già molte fiere, oltre all’ARF di cui l’edizione 2019 rappresenta per il collettivo il secondo anno, hanno partecipato anche alla fiera di Bolzano, Lucca Comics, Fiera di Fano, Fruit Festivak di Bologna, Nerd Show.
Tra tutte le fiere si ritengono particolarmente soddisfatti dell’organizzazione dell’area Self di Lucca e dell’Arf. In particolare dell’Arf sono contenti della nuova postazione, ora all’interno dell’Ex Mattatoio che permette un collegamento più diretto con gli altri poli della fiera, ma che si mantiene comunque distinto, rispettando la diversità dell’ambito delle autoproduzioni. La nuova posizione inoltre permette di conoscere anche altri artisti, visto che la Galleria delle vasche, in cui si trova la SELF ARF ospita anche le mostre e l’ARFIST ALLEY, la zona adibita agli autori singoli.


Abbiamo lasciato Asia con l’ultima domanda, insomma l’autoproduzione serve ad esprimere tutta la propria arte quasi senza vincoli, ognuno è coordinatore ed editore di sé stesso, ma appunto: l’editoria come viene percepita?

“L’editoria è una vetta molto lontana. È praticamente impossibile iniziare a pubblicare subito le proprie storie con gli editori, abbiamo preferito l’autoproduzione per iniziare a pubblicare e portare in giro noi stessi i nostri prodotti. C’è un piccolo investimento iniziale, per le stampe e le fiere stesse, ma siamo soddisfatti.”

Ora visto che avete fatto la conoscenza con il Collettivo Canederli, non vi resta che andare a dare un’occhiata sui loro social per vedere anche quanto sono bravi. Vi lasciamo tutto qui sotto!

@artofadit
@ilosnellanebbia
@miriaorama
@ablueicecream
@eleosime
@usernamedelmanga
@f_y_asia
@collettivocanederli



Collettivo Canederli

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