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tararabundidee

"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

Mese

luglio 2019

Settembre 1972, I. Oravecz

Che cosa abbiamo appena letto in verità non lo sappiamo, Settembre 1972 di Imre Oravecz, Edizioni Anfora, è senza dubbio un’opera particolare. Sembrerebbe un diario, una costellazione di ricordi in prosa, ma potrebbe tranquillamente trattarsi di una raccolta di poesie in versi sciolti. A livello stilistico il linguaggio dell’autore ungherese è estremamente poetico: ricchissimo, complesso, pieno di figure retoriche; enumerazioni, ossimori, metafore, il testo non è composto in endecasillabi e settenari, ma funzionerebbe comunque anche se non fosse in prosa.

Ma di che parla questo strano libro? Di amore.

Oravecz racconta il suo amore, dalla nascita casuale alla sua evoluzione, dalla pulsione sessuale al suo spegnimento, dalla serenità gioiosa ai momenti estremamente bui. L’amore di cui si parla è totalizzante, a tratti la descrizione puntuale dei sentimenti, delle situazioni e in particolare della mancanza dell’amata risulta anche stucchevole.

Non sappiamo se quello che viene raccontato nelle 99 istantanee sia un solo amore, potrebbe essere uno solo sviscerato in 99 episodi, 99 amori catturati in un unico preciso istante. Quello di cui siamo certi è che chi scrive è un uomo, assolutamente bisognoso d’amore, di calore, di una presenza che lo supporti e lo ami. Quello di cui non siamo assolutamente certi è chi sia questa donna o queste donne di cui il protagonista s’innamora. Sono quasi dei manichini, senza nome, senza storia, proiettate solo in quella distinta occasione.

La figura femminile risulta quasi appiattita dalla forza enorme dei sentimenti di chi scrive, è lì ferma sullo sfondo a sbagliare, vestirsi, svestirsi, amare. La donna dà amore, è descritta nel suo abbigliamento, nella sua fisicità, ma non sappiamo quasi nulla di ciò che pensa, di quali sono i suoi reali sentimenti, di come vive la storia d’amore, per questo potrebbe essere la storia di uno o di diversi amori, la Lei è così poco approfondita che è tranquillamente interscambiabile.

Pur essendo l’amore un incontro tra due persone, un insieme, un accordo, qui abbiamo una visione parziale di questo sentimento: unilaterale. Un unico attore, un unico sentimento immenso, l’ambiente esterno fumoso e quasi irreale. Siamo sicuri che da qualche parte nella città di P. o di H. ci siano i 99 racconti d’amore della controparte, che ci permetteranno di ricostruire meticolosamente il quadro di questa vita d’amore di Imre Oravecz.

Il consiglio dell’avvocato

È da molto che io, George Hautecourt non viaggio su questi schermi, consigliandovi l’ascolto perfetto per accompagnare le vostre letture, ma stavolta non potevo assolutamente mancare all’appuntamento. C’è un accoppiamento perfetto.

Sarà per il sentimento totalizzante, forse per il fatto che a descrivere questa esperienza sentimentale si tenga conto solo dell’uomo, che c’è una Lei di cui sappiamo poco o nulla, ma che:

Se non fosse per te

Sarei niente, lo sai

Perché senza te io non vivo

E mi manca il respiro

Se tu te ne vai.

Quando sono con te

Chiudo gli occhi e già volo,

D’improvviso la malinconia se ne va

Dai pensieri miei cade un velo

E ritrovo con te l’unica verità.

Solamente tu sai

Anche senza parole

Dirmi quello che voglio sentire da te.

Io non ti lascerò

Fino a quando vivrò:

Tutto quello che un uomo può fare

Stavolta per te lo farò.

Sergio Cammariere, Tutto quello che un uomo

Tararabundidee meets Melvina

Ciao a tutti amiche e amici, ritorniamo su questi schermi per parlarvi del bellissimo fumetto di Rachele Aragno: Melvina. Fumetto che parla di coraggio, quello di Melvina nell’affrontare il super cattivo della storia, di grandi speranze e delle responsabilità e delle difficoltà di diventare grandi. Grazie anche alle sedici pagine in più di contenuti extra inserite in occasione del decennale di BAO Publishing (contrassegnato da un logo dorato in copertina e sul dorso, presenti solo per la prima tiratura) si hanno tantissime notizie, ma noi siamo ancora molto curiosi, quindi… Diamo il via alle domande!

Ciao Rachele e benvenuta su Tararabundidee. Leggendo del curioso e intraprendente personaggio di Melvina ci sono subito venute in mente alcune domande su come è nato il personaggio e cosa rappresenta per te. Innanzitutto abbiamo capito che Melvina è il tuo alter ego che ti ha aiutata ad avere speranza in un momento particolarmente delicato e doloroso. Com’è stato mettere queste emozioni su carta insieme a Melvina, per questo libro?

Intanto grazie mille per avermi invitata qui, sono felicissima di poter rispondere alle tue domande…

Quindi non mi perdo in chiacchiere e ti dico subito che non è stato per niente facile! Le prime pagine si sono quasi scritte da sole, avevo già in testa l’intera storia in maniera chiara e avevo la sicurezza di saper dominare le emozioni. Quando però ho cominciato ad addentrami nel cuore del libro, sono affiorate tantissime sensazioni diverse che non mi hanno abbandonato fino al momento in cui ho affrontato il finale. Ricordo che le ultime pagine le ho disegnate con un senso di sollievo, ma anche di malinconia… lasciar andare i personaggi è stato terapeutico e triste allo stesso tempo.

Melvina è un personaggio assolutamente positivo: caparbia, spigliata, ma che riesce comunque a fare sempre la cosa giusta. Nella tua fantasia è nata per tirarti su in varie situazioni: come si fa a trovare la propria Melvina e quando tu hai trovato la forza di tirarla fuori?

Per natura sono una persona che odia autocommiserarsi e quindi cerco sempre di trovare soluzioni che mi aiutino ad affrontare un problema in maniera positiva e propositiva. Ovviamente quando un problema esiste ed è tangibile. In questo caso dovevo combattere con qualcosa che non vedevo ma che sentivo forte dentro di me, quindi ho creato una “eroina” che combattesse, come succede nelle favole, il mio “drago” personale. Siamo tutti capaci di salvare noi stessi e di trovare qualcosa che ci aiuti a stare meglio, basta solo provare.

Melvina ha un bel caratterino e lo si può notare dal tuo fumetto, quindi ci chiedevamo: com’è convivere con lei?

Divertente, ma anche complicato! Ad amici e parenti, scherzando, dico sempre che è stata lei a voler essere creata da me e che ha deciso lei stessa di essere una tipa tosta con molti problemi da affrontare. Mi somiglia sopratutto quando inizia a farsi paranoie inutili e domande a cui non è facile rispondere. Allo stesso tempo però siamo diverse, lei riesce ad avere una spensieratezza e una leggerezza nell’affrontare la quotidianità che io non ho. Spero di imparare da lei a essere meno complicata.

Melvina ha anche un look particolarissimo, com’è stata la sua evoluzione grafica (se c’è stata), e cambierà anch’essa nel tempo?

Non è cambiata moltissimo nel tempo, ci tenevo a conservare la prima idea che avevo avuto. Ho corretto solo l’età – era molto più piccola quando l’ho creata – e l’abbigliamento. Ma i suoi capelli rossi sono un must e rimarranno per sempre così, secondo me le danno un’aria sbarazzina irresistibile!

Sempre rimanendo nell’ambito della grafica, quale tecnica hai usato per disegnare Melvina? E con quali tecniche ti trovi più a tuo agio?

Pennino, inchiostro nero e acquerelli! È stato veramente bellissimo potermi cimentare in un romanzo grafico con le tecniche che amo di più, sicuramente non sono i mezzi più veloci che esistano, ma amo sporcarmi le mani e sentire l’odore della carta bagnata dalla china. Ho imparato l’acquerello da sola, studiando moltissimo e buttando un sacco di fogli pieni di errori ma ultimamente ho sviluppato un grande amore per il digitale: è un mondo inesplorato per me al momento, ma voglio assolutamente rimediare.

Abbiamo notato, leggendo il tuo fumetto, qualche richiamo ad altre opere: l’albero che si agita ci ha fatto pensare al Platano Picchiatore di Harry Potter, così come i pensieri che vengono evocati ci hanno subito portato alla memoria il Pensatoio di Silente. Ma anche il tavolo addobbato per il tè e i vari rimpicciolimenti e ingrandimenti ci hanno fatto pensare ad Alice nel Paese delle Meraviglie. Ci sono state delle letture che ti sono rimaste particolarmente impresse e che ti hanno aiutata a creare Melvina e l’Aldiqua, dandoti spunti ed idee?

Tutto il mio background mi ha aiutato a scrivere questo libro. Fin da piccola ho sempre letto di tutto: da Roald Dahl a Edgar Allan Poe, da Frank Baum a Lewis Carroll, dai fumetti di Will Eisner a quelli di Moebius. E poi ovviamente anche Tolkien, Barker, Moore, Lovecraft… Non faccio mai una divisione tra fumetti o prosa, prendo quello che amo e l’ispirazione viene da sé. Quando si leggono cose belle, la creatività se ne nutre.

Melvina è un fumetto trasversale, tutti i lettori se ne possono innamorare, dai più piccoli ai più grandi, ma quando hai creato il personaggio e in particolare questa storia avevi in mente un tuo lettore tipo? Quale sarebbe il lettore ideale di Melvina?

Penso che Melvina possa essere letto davvero da tutti, dai bambini agli adulti senza distinzione. Per questo non ho mai pensato a un lettore tipo, ognuno lo può percepire in maniera diversa a seconda dell’età e trovare qualcosa che lo faccia sognare per qualche ora. 

Melvina si evolve con gli anni, come tutti noi: deve affrontare pensieri, problemi, preoccupazioni ma anche sogni e desideri sempre più grandi. Visto che l’ha già sconfitto nell’adolescenza, nessun cattivo potrà portarle via ciò che vorrebbe di più. Allo stato attuale, qual è il desiderio più grande di Melvina e qual è il sogno che si è avverato finora? E quelli di Rachele?

Melvina in questo momento ha voglia di capirsi meglio, di riuscire ad affrontare il futuro senza ansie e senza porsi troppe domande. Sta crescendo e quindi ha bisogno di sentirsi amata e compresa. Io credo di volere le stesse cose, anche se sono già cresciuta, ad eccezione di una: vorrei poter ancora raccontare mille altre storie e poter avere sempre qualcuno disposto a darmi fiducia e leggerle con amore.

Grazie! 

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