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tararabundidee

"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

Mese

giugno 2019

Tararabundidee feat. Tra Le Righe – Ep. 17: Addio, addio amici addio.

Nuovo appuntamento con la recensione delle libraie a cui stavolta ho sottoposto il tema dell’addio, dei saluti, insomma. Non una cosa piacevolissima, perché gli addii non sono mai piacevoli, implicano sempre un cambiamento di stato, una rottura degli equilibri creati. Quindi in questo clima torrido ed estenuante, noi vi lasciamo al consiglio della libraia Paola che sul tema ci dà il suo parere di un classico: Il Ballo di Irene Nemirovsky.

Irène Némirovsky, Il ballo, Adelphi (trad. Margherita Belardetti). Scritto nel 1928, pubblicato nel 1930

«La signora Kampf entrò nello studio chiudendosi la porta alle spalle così bruscamente che tutte le gocce di cristallo del lampadario, mosse dalla corrente d’aria, tintinnarono d’un suono puro e leggero di sonagli.»

Già nelle prime righe è condensata tutta l’essenza di un racconto che si snoda breve nella sua perfezione, come solo la mano di una grande scrittrice è in grado di fare. C’è dunque una donna dal carattere imperioso, con un cognome duro, in una casa certamente lussuosa. E c’è, poi, una figlia adolescente, Antoinette, che viene letteralmente invasa dalla presenza ingombrante, spigolosa, incapace di amore della madre. La signora ha, con il marito, una sola esigenza impellente: entrare nel mondo dorato della Parigi bene, essere riconosciuta e farsi riconoscere. Bisogna assolutamente costruirsi un’impalcatura fatta di niente con la ricchezza arrivata grazie a un colpo di fortuna, negli scintillanti anni venti dove la musica, i balli, i ricevimenti e il benessere esternato e mostrato come merce al mercato sono il miglior biglietto da visita per il paradiso. Ma in una famiglia, al di là delle apparenze, si possono covare risentimenti, frustrazione, sentimenti di vendetta, rabbia. Bisognerà salutare le aspirazioni più rosee di scalata sociale, dire addio anche alla complicità di una coppia che si regge sul filo del denaro per vedere realizzata la soddisfazione di una ragazza esclusa, messa all’angolo, come se fosse solo parte della tappezzeria. Il prezzo da pagare è alto, però: nel disprezzare la meschinità del mondo adulto, Antoinette finisce per dover salutare l’ingenuità, i sogni di fanciulla, e cadere nel baratro insieme alla famiglia. Un addio doloroso e tanto più profondo, quello che la Némirovsky ci offre, perché condensato in pochi tratti e poche pagine, dove le scene, gli oggetti e i personaggi rimangono incisi e impressi con pennellate d’artista.

Paola Mastrobuoni

La tenda rossa, A. Diamant

La storia è stata scritta da uomini, sembrerebbe quasi che sia stata scritta per gli uomini. Sono pochissime le donne che giocano ruoli importanti nella storia, sono pochissime le donne che vengono citate… ma sicuramente non erano pochissime.

Quello che cerca di fare Anita Diamant nel suo libro è raccontare la storia da un altro punto di vista. È un pezzo di storia che più o meno tutti conosciamo almeno vagamente: quella di Giacobbe, Giuseppe, la sua famiglia, insomma la classica storia da Vecchio Testamento con maledizioni, emanazioni divine, preghiere, prodigi ed è ovvio che proprio lì non ci fosse molto spazio per il racconto delle donne.

In totale controtendenza con tutto l’apparato biblico, l’autrice tratta di Giacobbe&Co attraverso gli occhi di Dina, l’unica figlia femmina della grande famiglia del patriarca. È a lei che la madre e le tre zie si affidano per tramandare qualsiasi cosa: storie, tradizioni, riti, preghiere. Le orecchie degli uomini non sono pronte ad accogliere tutte le informazioni che Lia, Rachele, Zilpa e Bila devono dare: solo una donna può accedere ai segreti della Tenda Rossa.

La Tenda Rossa è il luogo preposto al periodo di riposo e in un certo senso di isolamento delle donne: quando hanno le mestruazioni. Anche quando Dina è una bambina essendo l’unica figlia femmina tra i figli di Giacobbe, le viene permesso di permanere nella tenda pur non avendo ancora il ciclo. Tra i punti salienti del romanzo ci sono sicuramente le descrizioni delle cerimonie e dei riti che accompagnavano le fasi della vita di una donna.

Viene descritto il cerimoniale che segue il menarca, quello del parto, ma anche dell’aborto e viene ad esempio narrata l’origine della ” cerimonia” presente anche ne Il Racconto dell’Ancella di Margaret Atwood.

Ciò che però viene sottolineato è il ruolo della donna, le sue mansioni, le sue responsabilità e anche il rapporto subalterno che prima le donne avevano con il padre, poi con il marito poi anche con i figli. Anche se la narratrice è Dina, si tratta di un romanzo corale: parlano e si descrivono le vicende di tutte le donne della Tenda Rossa, ma anche quello che pensano, i loro rapporti, le loro sofferenza: la loro storia e il peso che esse hanno avuto nella storia di tutti e di tutto ciò che le circondava.

La Tenda Rossa è un romanzo, che riprende storie contenute in quell’altro enorme romanzo o epopea mitica che è la Bibbia, quindi si sta parlando di pura fiction, ma il messaggio vale comunque. Quello che noi sappiamo della Storia e delle storie, è una conoscenza estremamente parziale, non solo per la storia dei vincitori, che è anche leggermente ovvia. In fondo chi ha vinto lo ha fatto anche per la gloria di essere ricordato diciamo quasi in eterno, il problema è che anche tra i vincitori si è parlato solo dei vincitori, mai delle vincitrici ed è indubbio che le donne fossero presenti sulla terra più o meno dallo stesso momento in cui sono presenti gli uomini.

Dal romanzo è chiaro e viene più volte detto quanto la donna sia stata in una posizione di svantaggio rispetto all’uomo ed è Dina stessa ad accorgersene, a fare paragoni tra lei e suoi fratelli, tra la sua condizione e quella degli uomini, ma anche rispetto a tutto ciò che si pensa delle donne: la sempre terribile locuzione di donna incompleta per chi non ha figli, di donna incompleta per chi non ha marito e così via. Tutte cose che ancora si ripercuotono nel nostro quotidiano.

Di questo romanzo è uscita una serie tv, disponibile su Netflix: The Red Tent. È un libro molto interessante, con un ottimo equilibrio, una scrittura chiara e anche molto raffinata che prende a livello lessicale, molto dall’epica e dal linguaggio biblico e che quindi riesce a trasportare il lettore nella giusta atmosfera. Unica nota negativa, fino a che Dina rimane nella casa del padre, insieme alle sue zie e la madre, la narrazione procede abbastanza spedita, quando vengono raccontate le vicende di Dina in Egitto il tutto diventa molto lento e in alcuni punti anche pensate: è come se ci fossero continui elementi di ritardo e anche di allontanamento dalla storia principale che tendono a sviare l’attenzione del lettore, tutto il resto davvero, niente da dire.

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