Dopo la fine del disincanto del 2017, 2018 e 2019, quando con mezzi pacifici e con tanta speranza la sinistra tentava di cambiare il mondo si approda nel 2022. In quest’anno, nel futuro estremamente prossimo, è ambientato Days of hate. Uscito in America per Image comics è scritto da Ales Kot e disegnato da Danijel Zezelj, portato in Italia da Eris Edizioni.

Quello che abbiamo letto è solo il primo atto e mostra una situazione terribile, ma purtroppo non estremamente difficile da immaginare. Siamo in America, negli Stati Uniti guidati da un governo fascista. Ai vertici del potere esaltati pazzoidi, contrastati da un gruppo formato a triangolazioni: uno conosce l’altro, che però non conosce il terzo e così via.

Ci troviamo nel bel mezzo di una conversazione quando il fumetto inizia. C’è qualcosa che si sta progettando, ma ancora non è chiaro. Stanno parlando i buoni o i cattivi? Il marasma resistente o quelli che ci tengono ad essere chiamati Alt – right (perché nazisti pare brutto)?

Non lo sappiamo, non subito almeno. Le cose sono un po’ confuse inizialmente. Ci sono due attacchi uno dopo l’altro: il primo un incendio, durante una festa gay con tanto di firma segnaletica, una svastica dipinta; il secondo per scovare e vendicarsi di chi ha compiuto il primo atto.

Al centro del fumetto, oltre alla situazione politica si descrive la storia di due donne. Amanda e Xing, due donne che erano sposate, ma che a causa di un incidente hanno dovuto fare i conti con un dolore incolmabile che le ha separate o meglio, pare che più che separarle le abbia logorate fino al punto di odiarsi e accanirsi l’una contro l’altra, con l’unico obbiettivo di augurarsi il peggio per la propria metà. Questo pare almeno, nel racconto che Xing fa a Freeman, uno dei capi che deve assolutamente riportare l’ordine, eliminare in ogni modo e con ogni mezzo la resistenza: deve trovare coloro che hanno osato rispondere all’incendio firmato.

Il disordine e il caos sono imperanti nell’ambientazione e anche nelle vite delle protagoniste. Ma tutto questo deriva dall’odio, dalla cattiveria che viene descritta pagina dopo pagina. Restrizioni, umiliazioni, violenze. È normale sterminare una famiglia, normale voler eliminare persone “diverse”, tutte cose già viste eh nella nostra stessa storia, cose che non è che si faccia troppa difficoltà ad immaginare. Kot e Zezelj descrivono un probabile futuro, vicino, talmente tanto vicino che ci chiediamo solo quanto sia ispirato al presente.

Il tratto di questo fumetto è spigoloso, affilato e volatile. Non ci sono contorni, forme, ben definiti come non ci sono definizioni certe e sicure nella storia. Jordie Bellaire cura i colori con una palette prevalentemente scura e cupa. C’è in tutto il fumetto, a livello grafico, un senso di fumosità, che confonde: pochi indizi ad esempio ci fanno capire dove siamo, l’ambientazione non è propriamente americana, sappiamo che siamo in America dal testo, ma a parte qualche grattacielo e pochi indizi sparuti è difficile orientarsi. Ad un certo punto pare quasi di scorgere il Colosseo Quadrato… forse perché gli Alt – Right sono sempre legati ad un certo tipo di architettura a qualsiasi latitudine spaziale e temporale.

Se non siamo stati abbastanza convincenti sappiate anche che il fumetto porta con sé un apparato di citazioni e di consigli letterari, cinematografici sul tema. Quindi alla fine della narrazione si aprirà uno scenario non indifferente.