Fumetto, protofumetto, fumetto prima del fumetto, prima graphic novel. Sono tante le definizioni date alla Storia pittoresca, drammatica e caricaturale della Santa Russia riedita in Italia da Eris Edizioni, per la prima volta integralmente. Il caro Dorè aveva grosso modo la mia età quando ha pubblicato questo volume (nel 1854), sapeva che stava rivoluzionando il linguaggio grafico? Che stava dando vita a qualcosa di estremamente nuovo? (Che poi pure qua cioè, se guardassimo indietro nel tempo ci sono tantissimi esempi di protofumetto: l’Arazzo di Bayeux XI s. [che non è un arazzo ma un ricamo, però questa è un’altra storia], alcuni affreschi del Miracolo di S. Clemente a Roma, dove ci sono perfino alcuni balloon, espediente grafico utilizzato anche in alcuni codici miniati bizantini del X s.; la Biblia Pauperum del XIII s. poi se proprio vogliamo allungare il brodo ci mettiamo pure la Colonna Traiana che è del II s.)

Insomma, di fumetti prima dei fumetti ce ne sono una serie. Ma qui stiamo parlando di un visionario, di un’artista enorme che a quindici anni già faceva delle cose grandiose. Ha pubblicato questo libro quando aveva appena 22 anni in un clima culturale di enorme fermento, dove non mancavano di certo artisti di enorme calibro. Nel 1854 Liszt completava i suoi Preludi, Schubert dava alla luce Alfonso ed Estrella, Dickens pubblicava Hard Times, Mommsen la Storia di Roma e così via. Se proprio avesse voluto sottolineare la novità grafica, un linguaggio inedito e tutto il resto, con una mente così enorme e un clima così recettivo… l’avrebbe fatto lui stesso.

Avete mai visto un libro di storia senza immagini? No. (A parte quei manuali terribili che fanno studiare all’università, dove appare timidamente qualche cartina orrenda, perché nella gerarchia delle pubblicazioni scientifiche le immagini sono viste come riempitivo e denotano la mancanza di qualità di ciò che si sta scrivendo.) Le immagini nei libri di storia ci sono sempre: immagini di reperti, di documenti, di quadri che ritraggono famiglie reali, condottieri, generali. Il fine di Dorè in fondo era quello di creare una Storia, parodiando non solo la Storia in sé, ma anche la manualistica corrente. Quello che Dorè ci propone è un racconto storico della Russia dalla preistoria alla Guerra di Crimea (1853 – 56), un racconto pittoresco, drammatico e umoristico, proprio come dice lui.

La novità che Dorè propone non è solo grafica. Sicuramente la scelta delle illustrazioni, della costruzione della pagina (in cui in alcuni casi manca solo la squadratura per essere un fumetto di quelli che siamo abituati a leggere), del testo usato a mo’ di didascalia è una novità, ma anche il linguaggio è davvero formidabile. In questo fluire di tavole meravigliose, il testo è ridottissimo ma geniale. Caricatura dopo caricatura, viene a delinearsi un quadro tragi – comico degli zar, dei loro sottoposti e di questo popolo delineato come morbido e così ben disposto verso la figura sovrana. Dorè ci presenta innumerevoli zar e ne esalta i loro punti in comune anche se li dividono centinaia di anni: le coliche e Costantinopoli. Più croce che delizia, Costantinopoli è il punto fisso di tutti i sovrani russi e del popolo russo in generale, perché anche quando ormai il governo zarista non c’è più, Costantinopoli è sempre nel cuore e nelle menti dei russi.

L’approccio di Dorè alla Storia è estremamente teatrale. Alcuni personaggi infatti vengono mascherati, al loro posto ci sono animali o parti di essi, viene messo in scena una festa imperiale romana per nascondere la lussuria delle corti russe, assolutamente troppo licenziosa per i lettori, ed in molte parti l’autore diventa attore. Come nelle migliori pièce, c’è il metateatro. Dorè praticamente a bell’è buono, mentre sta spiegando spargimenti di sangue, lotte fratricide, intrighi di palazzo, entra nel libro. Si scusa con l’editore, si scusa con il lettore e parla lui. Tra giochi di parole, eccelsamente spiegate anche in italiano, figure grottesche, illustrazioni di una bellezza rara, voi vedrete la Russia proprio in un altro modo.

Questo libro è veramente sorprendente, in ogni sua caratteristica. Unica nota dolente? Finisce presto. È solo il 1853 quando la narrazione si ferma. Quanto sarebbe stato interessante capire come Dorè avrebbe interpretato e riportato alcuni dei personaggi che hanno fatto la successiva storia della Russia? Penso a Rasputin ad esempio.

In concomitanza con la Storia di Dorè, ho letto La vita quotidiana in Russia ai tempi della Rivoluzione D’Ottobre, che si colloca a livello cronologico, in continuità con la Storia di Dorè. Siamo davanti ad un prodotto storico al 100%, anche in questo caso a farlo è un francese: Jean Marabini, storico e giornalista. Non manca anche qui l’ironia devo dire, e pure essendo un saggio storico è molto particolare. Tutti i libri di questa collana descrivono non i fatti come li conosciamo, ma tutto ciò che gira intorno, la vita quotidiana appunto. Da qui sappiamo ad esempio che mentre a S. Pietroburgo si programmava la Rivoluzione (anche se a programmarla erano in relativamente pochi e la maggior parte della popolazione è arrivata mooolto in seguito) nella Russia a ridosso del Mar Nero si viveva tranquillamente come duecento anni prima, senza che nessuna ventata di novità politica sconvolgesse le vite costiere. La prima parte del saggio si sofferma sui momenti antecedenti alla Rivoluzione, dove troviamo Rasputin (personaggio storico che come sicuramente avete capito, non mi affascina per niente, casualmente il mio esame di maturità verteva sulla sua mitica figura), e da lui si snoda la narrazione sul misticismo che è derivato dalla sua persona e che ha continuato a coinvolgere la Russia. Ovviamente essendo un saggio, riporta molte informazioni dettagliate come le lettere e i reali interpreti della Rivoluzione, in fondo noi persone normali conosciamo solo i nomi più importanti, ma dietro ce n’erano ben altri ed altre. Molto interessante è infatti l’analisi della figura femminile durante la Rivoluzione, c’era un corpo militare di sole donne a difesa del Palazzo d’Inverno, molte inoltre avevano ruoli politici di grande importanza, ed è proprio in questo periodo che viene introdotto il divorzio. Sono anche evidenziati i cambiamenti della condizione femminile nel passaggio tra il governo di Lenin e quello di Stalin, definito nemico delle donne. Un altro aspetto che viene messo molto in luce è il ruolo delle banche e dei banchieri nella Rivoluzione, molto poco conosciuto ma estremamente importante.

Mi aspettavo un volume fazioso, non so neanche io per quale motivo di preciso, ma non lo è. È una lettura davvero interessante, certo non ci sono guizzi di genio come nella Storia di Dorè, ma è un degno sequel. Per leggere qualcos’altro sulla Russia, più incentrato sulla letteratura qui: Dalla Russia con amore.