Febbraio è un mese che passa in fretta. Non solo perché ha 28 giorni di solito ed è quindi per forza di cose il più piccolo dei mesi, ma anche perché forse per sua sfortuna capita dopo gennaio: mese del nuovo inizio, delle nuove cose, delle nuove responsabilità e quindi interminabile.

Abbiamo scelto per questo quattordicesimo episodio del sodalizio che ci lega alle libraie di Tra le righe, la velocità. Qualcosa di breve e fulminante, ma che lasci il segno, un po’ come febbraio. Prima di lasciarvi ai consigli delle libraie, vi lasciamo con una poesia che si sposa bene con questo tema, del poeta turco Nazim Hikmet, Ho vissuto alla velocità dei sogni.

Ho vissuto alla velocità dei sogni
Tra sfavillanti scintille
Ho piantato un albero di susine
Ne hanno assaggiato i frutti

Meno male che ho amato la tristezza
Soprattutto la tristezza che c’è nell’occhio delle pietre
Del mare dell’essere umano
E ho amato la gioia improvvisa

Meno male che ho amato la pioggia
Meno male che sono stato in carcere
Ho amato l’irraggiungibile
In tutte le mie nostalgie

Meno male che ho amato il ritorno.

Il tema per la recensione che ci richiede la nostra amica blogger
questo mese è la velocità. Me lo scrive una notte, Vale, scusa
l’orario, per febbraio direi qualcosa su un romanzo breve, una
raccolta di racconti, insomma, qualcosa che abbia a che vedere con la
velocità. Eh già, febbraio è breve, ti fa patire il freddo, il vento,
i malanni, ma poi passa, passa più velocemente degli altri. E così il
tempo per scegliere un libro e scrivere la recensione è poco, ma lo
sguardo inciampa sulla copertina viola e rosa di un volume della Rive
Gauche, la splendida collana dedicata alla narrativa americana diretta
da Tiziana Lo Porto per le Edizioni Clichy (Rive Gauche è un omaggio
alla libreria Shakerspeare&co.). Clessidra. Meglio la sabbia che
scivola nel vetro piuttosto che il ticchettio di un orologio per
misurare il tempo.

Breve, è breve, e Clessidra sia.
È un memoir, della scrittrice e giornalista americana Dani Shapiro.
Ripercorre gli anni del suo matrimonio con l’amato M., giornalista e
scrittore, avanti e indietro, regalandoci anche momenti dell’infanzia
gioiosa, l’adolescenza infelice che emerge dai diari dell’epoca, il
percorso accidentato verso una maggiore consapevolezza, percorso che
non ha fine mai. Riflessioni, illuminazioni. Il tempo. Il tempo
trascorso a capire se stessi, lunghissimo, frastagliato, contrapposto
alle certezze immediate di quando eravamo bambini, quello che ci
piaceva e che non ci piaceva, le passioni sicure e ferme, repentine.
Il tempo che serve a capire che siamo di fronte ad una persona che ci
resterà vicino, un attimo, e quello che trascorre nel confermarlo, una
vita. Il tempo impiegato tenacemente ad allontanarci da noi stessi,
che si srotola come un infinito gomitolo di lana, e l’attimo in cui ce
ne rendiamo conto, veloce come la forbice che recide la lana. Dani
Shapiro ci fa dono, attraverso la sua esperienza e la sua delicata e
nitida capacità di scrittura di un libro che nella sua brevità è denso
di suggestioni, considerazioni che lasciano l’eco fino a diventare
nostre, spunti per rivolgere quello sguardo dalle sue parole alle
nostre, a quelle che dobbiamo utilizzare per raccontare la nostra
storia, per capire se siamo sulla strada dove dovremmo essere. E, quel
che sembra emergere da questo bellissimo memoir, è che se la strada
non ci risparmia angoli bui, brecciolino dove sbucciarsi le ginocchia,
rami divelti da evitare, ma anche paesaggi dove lo sguardo, a tratti,
trovi pace e meraviglia, allora la strada è quella giusta. Dani
Shapiro cita Wendell Barry, poeta e ambientalista: “Il torrente
ostacolato è quello che canta”
. Certo, bisogna esercitare un orecchio
musicale per saperlo ascoltare, ma è un esercizio alla portata di
tutti, basta solo volerlo fare.

Valentina Mogetta