“Nonna nonna e nonnarella

o’ lupo s’è mangiato a pecorella…”

È una ninna nanna o meglio è la ninna nanna che ho sempre ascoltato cantare dalle donne della mia famiglia e che io stessa propongo e ripropongo a qualsiasi bambino che ha gli occhi pieni di sonno che mi trovo in braccio. Si tratta di una ninna nanna un po’ atipica e anche inquietante. Insomma far calmare e dormire un bambino raccontando di un animale indifeso che viene sbranato, forse non è il massimo, ma sarà forse questa la potenza di questa canzone? Si chiudono gli occhi forse per non sapere bene tutti i dettagli? Fatto sta che è infallibile, parola mia e pure delle due grandi protagoniste dell’ultimo libro di Alessio Arena: La notte non vuole venire, Fandango.

Il libro è un romanzo liberamente ispirato alla vita di Griselda Andreatini, più nota con il nome di Gilda Mignonette (1886 – 1953), la più grande cantante italiana d’America, colei che riempie tutti i luoghi in cui canta. La sua voce incanta il pubblico e riesce a dare materia e tono alle sofferenze di tutti gli italiani che negli anni ’20 e ’30 soffrivano terribilmente nell’America Corta, vittime di soprusi, discriminazioni che sognavano ed agognavano di rimettere piede nella loro terra natia, da cui erano scappati per avere qualche possibilità in più, per vedersela bene.

A Gilda serve un’interprete e assistente perché non comprende bene l’inglese e comunque diventando una donna di grande successo ha bisogno di aiuto. Tutti i suoi desideri vengono soddisfatti da Esterina Malacarne che da quando diventa l’assistente della cantante viene spogliata anche del suo nome. In fondo senza Gilda chi è Esterina? È davvero un’entità a parte o vive solo nell’ombra della grande artista e per la grande artista? Questo è quello che vorrebbe Gilda, che la prende come assistente perché guardandola in faccia la percepisce come innocua, anonima, che male poteva fare una così? Non avrebbe potuto commettere errore più grande. La Mignonette pur pervasa di saggezza popolare ha dimenticato di tenere a mente un detto: mittiti paura e l’acqua cheta.

A’ guagliona, così e solo così verrà chiamata Esterina, proprio in casa della sua padrona, commetterà un abitudinario delitto, non da sola questo è certo, ma nulla riesce a giustificarla, almeno agli occhi di Gilda. È ovvio che in questo gioco delle parti il lettore si schiererà per l’una o per l’altra, ma non capirà mai chi subisce il torto più grande: Esterina che viene spersonificata, umiliata e che è costretta a competere 24/7 con la star più importante dell’epoca o Gilda che viene tradita dalla persona a cui in fondo, aveva affidato vita e carriera?

Per quanto ci riguarda in questa storia abbiamo sempre tifato per la Mignonette. Nonostante il successo, la bellezza, la fama e i soldi, una vita senza affetti sinceri, amicizie disinteressante, amori reali non vale la pena di essere vissuta e Gilda sotto tutti quei lustrini, quegli eccessi, quell’estro e quel talento era una donna estremamente fragile e tormentata, per questo meritava, almeno una volta, di essere felice nel profondo e non solo in facciata.

Alessio Arena con una scrittura molto fluida tratteggia due protagoniste eccellenti. Il lettore vive le loro storie, la loro amicizia e le loro ansie, riesce a partecipare quasi attivamente a quello che fanno e pian piano Gilda ed Esterina sembrano materializzarsi da quanto Arena riesce a renderle vive. La storia si svolge principalmente negli USA a New York in particolare, ma mai si smette di sentire l’odore e il calore di Napoli. Gli atteggiamenti, le espressioni, le scelte lessicali, riportano in modo esatto la napoletanità. Alcune frasi hanno il bisogno di essere lette ad alta voce, perché il suono di Napoli ha bisogno di essere manifesto.

Nonostante questo sia un libro ambientato negli anni ’20 in un tempo ormai lontano, l’autore riesce a creare un quadro politico e sociale esatto e realistico: parlando delle politiche razziali americane, della mafia, lanciando qualche spunto senza mai distogliere l’attenzione da Esterina e Gilda. La vicenda politica s’intreccia anzi con quella della sciantosa, specie quando entra in scena anche Musullino.

Siamo di fronte ad una biografia, un romanzo, un racconto storico, una storia d’amore e d’amicizia, popolato da personaggi meravigliosi. Gilda, Esterina, Frank, Federico, O’ Mamozzio, O’ Merecano non li saluterete completamente a fine libro. Arena mette pulci nell’orecchio e appena chiudete il libro cercherete le canzoni della Mignonette per esempio, e attraverso le sue parole farete rinascere e rivivere tutti i personaggi, Vi chiederete… ma questa canzone c’entra qualcosa con o’ suricillo? E quando invece sarete davanti alle poesie di Federico, vi chiederete se fossero state scritte per Rodolfo, per i suoi amici, prima o dopo la disavventura del Luna Park? E anche se voi lo sapete che questo libro in fondo è fatto anche di finzione, queste domande vi verranno in mente comunque, questi personaggi ve li porterete appresso e inizieranno a prendere vita ogni volta che si appiccia a lampadina di Gilda Mignonette o di F.G.L.

“Pecorè commo facistj?”