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"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

Mese

novembre 2018

Atlante delle ceneri, Blake Butler.

Siamo di fronte ad una deriva politica, sociale e ambientale alquanto impressionante. Chiedere cosa verrà dopo questi momenti tumultuosi è lecito ma nello stesso tempo spaventoso. Potrà migliorare il nostro domani o andrà sempre peggio? 

Sono tanti i romanzi distopici che propongono visioni indesiderabili di quello che potrà avvenire in un futuro non determinato. Tra questi a rendere più difficili sogni di gloria e speranze collochiamo senza dubbio Atlante delle ceneri, Pidgin Edizioni. Definito come un romanzo a racconti, in cui si mescolano vari registri linguistici e stilistici, presenta un mondo totalmente alla deriva ed è davvero spaventoso. 

L’edizione è molto particolare: le pagine sono bordate di nero, le ceneri sembrano volare tra le pagine come se un incendio avesse rovinato l’involucro che contiene le tragiche storie. Anche se l’oggetto in sé sembra richiamare il calore del fuoco, appena ci si addentra nella lettura non si può fare a meno di vivere l’ossimoro che la scrittura gli propone: i racconti emanano putrescenza, marciume, si sente umidità. 

Le piaghe che colpiscono gli abitanti dell’Atlante sono varie: malattie, invasione di fango, pioggia di vetri. I racconti però più che soffermarsi sulle calamità, si soffermano sulle terribili perdite di chi le vive. Protagoniste indiscusse del libro sono infatti donne e madri che raccontano la scomparsa dei loro figli o in alcuni casi la comparsa di figli particolari, in un’epifania che diventa essa stessa calamità. È in questo modo che gli strazianti scenari, si mescolano ai lamenti di chi ha perso la propria ragione di vita. In tutto questo terribile avvicendarsi di brutalità, c’è spazio per la speranza? 

Quello che possiamo dirvi è che nonostante tutto il racconto affidato a voci femminili, che hanno visto spegnersi sotto i loro occhi il legame più forte che si potesse creare, porta in tutta questa disperazione intensi momenti di tenerezza. 

Ora sperando che nei prossimi giorni non pioveranno vetri o altri strani oggetti, lasciatevi suggestionare da questi spaventosi racconti e per farlo nel migliore dei modi il caro avvocato si è messo all’opera proponendovi una selezione musicale ad hoc per questa lettura:


L’Indie BBB Café questo mese ospita Pidgin Edizioni e noi  siamo anche qui: Tararabundidee su facebook e instagram.

Ra tà tà: NOVITÀ. #3

Anche per questo mese, ci tiriamo su le maniche e andiamo con somma gioia a navigare nel mare delle novità editoriali, per proporvi il meglio del meglio delle nuove uscite indipendenti. 

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Iniziamo subito con Edizioni Lindau, che ha una novità interessantissima! Inaugura infatti una nuova collana: è Contemporanea, dedicata ad autori famosi ed apprezzati del panorama mondiale che però non sono ancora editi in Italia. Ad inaugurare la collana è Esmé Weijun Wang con Il confine del Paradiso. Pubblicato in America nel 2016, è il romanzo d’esordio dell’autrice: un romanzo familiare incentrato sulla malattia mentale e sulla destrutturazione del sogno americano. Ne parla, come sempre benissimo Paper Moon, nella sua recensione. 

1852, Svezia. Laestadius, Jussi, una giovane assassinata, un giudice. Insomma un omicidio da risolvere e lo si risolve grazie al potere della scienza e dell’osservazione. Pare siamo di fronte ad un più moderno Guglielmo di Baskerville che è chiamato a risolvere non un semplice caso, ma anche le vite dei protagonisti. Dettagli, preziosismi che si trovano in Cucinare un orso di Mikael Niemi, nuova uscita di Iperborea.

Torna in libreria la grandiosa scrittrice tedesca Irmgard Keun grazie a L’Orma, che dopo aver creato due donne meravigliose (Gilgi e Doris), ci fa conoscere una bambina. È il 1918 e siamo a Colonia e c’è Una bambina da non frequentare, che con la sua sfrontatezza e intelligenza mina le trame e gli inganni degli adulti. Insomma siamo davanti ad un’altra indimenticabile figura e ad un brillantissimo romanzo.

Difficult Men Dai Soprano a Breaking Bad, gli antieroi delle serie tv di Brett Martin è il nuovo saggio pubblicato da Minimum Fax che ci porta nel magico mondo delle serie tv. In questo volume in particolare si parla degli adoratissimi cattivi, che pur andando a rappresentare degli antieroi e si spingono oltre il limite dell’umana decenza, ci piacciono tantissimo e fanno breccia nei nostri cuori, facendoci evadere e facendoci scoprire quanto ci piaccia la malvagità.

Come siete messi a conoscenza delle religioni? Sapete che ogni anno ne nascono tantissime? Gli uomini hanno sempre bisogno di inventare e di credere. In questo marasma di novità, divinità, chiese, spaghetti volanti, viene in soccorso la nuova uscita di Quodilibet: Catalogo delle religioni nuovissime di Graziano Graziani. L’autore raccoglie in questo volume 42 tra le più sorprendenti e paradossali religioni… sapevate che esiste una Chiesa del Giovedì Scorso?

Concludiamo con una novità che potete trovare in libreria da domani: si tratta di I DIECI COMANDAMENTI. I Precetti delle Rockstar per Migliorarti la Vita, edito da Tsunami Edizioni. Si tratta della raccolta delle migliori interviste a star grandiose, della rivista Q, magazine inglese dedicato alla musica. Attraverso queste interviste estrapoliamo veri e propri precetti di vita, insomma: da consultare come il vostro nuovo libro sacro con serissima religiosità, rimanendo in tema di novità ecclesiali. 

Ci siamo, sei nuovi libri per stuzzicare il vostro interesse… ci prepariamo sfregandoci le mani per le prossime puntate: Natale si avvicina, è ora di pensare ai regali e noi non vediamo l’ora di consigliarvi tante bellissime cose, come queste!


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So’ ragazzi.

Luna del Mattino, F. Cattani & The End Of A Fucking World, C. Forsman.

Ci siamo trovati a leggere in pochissime ore due fumetti e a cogliere una composizione simile di base. Due storie diversissime che però affondano le lame in due vite adolescenziali complesse e terribili.

Adolescenza: L’età della vita umana interposta tra la fanciullezza e l’età adulta. È un periodo particolarmente problematico dell’esistenza, specie per le risonanze psicologiche del mutato rapporto tra l’adolescente e il proprio corpo.

Del rapporto col proprio corpo c’è poco in entrambi i fumetti, perché non serve. Come ogni storia adolescenziale che si rispetti c’è l’incontro con la sessualità e con il proprio corpo, ma il fulcro non è questo. L’attenzione è tutta sul rapporto mutato con il mondo e con la società che circonda i due protagonisti: Tommi (Luna del Mattino) e James (TEOAFW). I due fumetti portano il lettore a svegliarsi in modo violento e traumatico e a correre insieme ai due personaggi. Se c’è qualcosa che accomuna questi due fumetti è la velocità. Velocità nella lettura, ma soprattutto nell’azione: si corre, si deve correre per sfuggire alla cattiveria, per rimanere in vita. 

The End of the Fucking World di Charles Forsman, edito in Italia da 001 edizioni, è un fumetto compatto che racconta la storia di James e di Alyssa. James è un personaggio turbato e sconfitto da un’infanzia che l’ha messo a dura prova. È rivalsa quella che cerca? Pace? Forse cerca solo un modo di vivere diverso, cerca un brivido che lo scuota dall’indolenza in cui è precipitata la sua vita. Con Alyssa accanto, per cui prima prova quasi un’indifferenza, un sentimento che viene dimostrato ma che non è reale, corre. Scappa dalla tutto, ma la fuga caratterizzerà la sua vita fino all’ultima pagina. Una serie di reati, delitti e violenze, costringeranno i due ragazzi a doversi nascondere. 

Sono pagine violente e amare quelle di Forsman; caratterizzate da un’attenzione ai personaggi e a nient’altro. Non serve la specificità dei luoghi o dei tempi in cui le azioni sono svolte, per far entrare il lettore nella vita violenta di James. I paesaggi sono appena abbozzati, mentre spesso Forsman si concentra, comunque con pochissimi tratti, sui volti dei due personaggi principali. Graficamente scarno e minimale, il fumetto spinge lo sguardo del lettore a correre tra le vignette (generalmente 6 – 8 per pagina) per arrivare con il fiatone al finale: che rimane tutto sommato aperto. C’è speranza dunque?

Luna del mattino di Francesco Cattani edito da Coconino, ha per protagonista Tommi. Siamo di fronte ad una storia più strutturata: i personaggi sono molti di più, anche se il protagonista è il piccolo Tommi, chiamato a crescere di colpo in 24 ore. Anche Tommi è un adolescente con una storia problematica, ma a differenza di James Tommi non vuole scappare a tutti i costi. Ribelle, ma dolce e vittima dei comportamenti strafottenti e crudeli degli adulti, vorrebbe semplicemente vivere la sua età. Questo però non è possibile. In un mondo in cui i familiari sono troppo presi dai vizi dell’umanità, Tommi deve fare l’adulto per sé e per tutti gli altri.

Struttura diversa anche a livello grafico, più lenta e più caotica. I piani della realtà e dell’immaginazione si intersecano, facendo prendere tempo al lettore che si perde nella mente e nelle fluttuazioni dei vari personaggi, distraendo per un attimo dalla principale corsa contro il tempo di Tommi. L’impalpabilità della realtà in cui vive Tommi è sottolineata dalla scala di grigi usata. Non siamo infatti di fronte ad un bianco e nero, ma ad un bianco e grigio: più delicato, ma anche meno netto. A differenza di Forsman, Cattani crea delle pagine ricche di corpi e di dettagli. I visi sono ben caratterizzati, così come i luoghi e quando l’autore ci porta nelle menti e nelle visioni distorte dei personaggi, le vignette si affollano: stranissime figure si agitano sotto gli occhi del lettore, portandolo in un caos straniante.

La tragedia fa tutto il possibile per svolgersi in un giro di sole 24 ore o poco più.

Dice Aristotele nella Poetica e così è per Luna del mattino, che oltre all’unità di tempo aristotelica, pare abbia anche l’unità di luogo (in fondo è vero che si usa un’auto, ma gli spostamenti sono minimi, i luoghi relativamente circoscritti: scuola, sexy shop, il bar da Mario, l’ospedale) e di azione: la storia è unica, senza sottotrame, storyline che si perdono, c’è solo qualche vignetta che spiega la vita degli altri personaggi, senza mai perdere di vista Tommi. Insomma una tragedia vera e propria. Familiare, ma anche e soprattutto personale. Tommi è catturato: ostaggio del fratello e delle sue dipendenze, ma che nonostante tutto cerca di assecondare. Visioni, allucinazioni, incidenti riusciranno a liberare Tommi da tutto quello che lo schiaccia?

Due storie nere, crudeli con personaggi disastrati e distrutti. È questa l’adolescenza? Anche. Tommi e James rappresentano l’emblema di vite spezzate e di un’indolenza che fatica a essere superata. Se alla fine saranno loro a trionfare sulla merda che li circonda non lo sappiamo, ma in entrambi i casi gli autori, dopo aver preso a pugni la nostra realtà con due vite violente, lasciano uno spiraglio: sta a noi decidere come si evolvono le storie dei due ragazzi. 

 “La vita ti sorride, sì?”
“Come no”, fece non meno paragulo il Riccetto.

Pier Paolo Pasolini, Ragazzi di vita.


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❤

고맙습니다 Mr Sunshine

Mr sunshine è una serie sudcoreana, prodotta da Kim Eun-sook e Lee Eung-bok con Lee Byung-Hun, Kim Tae-Ri, Yoo Yeon-Seok, Kim Min-Jung, Byun Yo-Han e disponibile su Netflix. È un drama storico, ambientato tra il 1867 e il 1905. Ruota principalmente intorno alla storia d’amore tra Go Ae Sin ed Eugene Choi, ma non si può assolutamente definire una serie romantica.

La serie

Innanzitutto guardarla è un vero piacere: la trama è molto complessa, ma si segue bene, i personaggi sono tutti ben caratterizzati, profondi; la fotografia, i colori, insomma anche la colonna sonora è valida. Ma non è (solo) per questo che vogliamo parlarvi di questa serie. Tra il 1800 e il 1900 in Occidente sappiamo tutti cosa succede, pagine e pagine di libri su Napoleone, il Risorgimento, i moti nazionali, la Costituzione etc etc…
26a63784042620efeb37e78019db9e05Cosa succede nel resto del mondo non lo sappiamo e neanche lo immaginiamo. Voi vi starete chiedendo che cosa c’entra questo con una serie su Netflix, c’entra più di quanto immaginate.
La cosa che più ci ha colpito di questa serie, assolutamente consapevoli del fatto che si tratti di una serie e non di un documentario ed è ovvio che la storia raccontata sia molto romanzata, è che noi non sapevamo assolutamente nulla di quello che veniva raccontato. Ci siamo sentiti in una situazione di impotenza e di ignoranza… soprattutto. È impossibile che tutta questa storia di paesi, guerre, soprusi, violazioni, fatti terribili che riguardano in fondo una storia abbastanza recente siano completamente ignorati.
Si parla di invasioni, ma soprattutto di una zona, il Joseon (fu uno stato sovrano fondato da Taejo Yi Seong-gye nella moderna Corea) smembrata e vittima dell’interesse di Paesi più ricchi e grandi (Giappone, Usa, Francia, Inghilterra, Russia) che è una cosa sempre capitata nella Storia, ma di cui davvero ignoravamo l’esistenza. Quello che si nota dalla serie è la realtà di un paese povero e malmesso, schiacciato dall’iniziativa e dalla voglia di grandezza ed espansione delle altre nazioni che calpestano senza ritegno cultura, tradizioni, abitanti, sovrani.

Tratteggiate come vere e proprie bestie di Satana ci sono i giapponesi: uomini senza scrupoli che fanno dei coreani i propri animali da circo. -Nella scala sociale giapponese infatti, sotto i cani ci sono i coreani, umiliati nella loro stessa nazione, privati di sovrano, moneta, esercito, ma soprattutto dell’indipendenza. Non tutti i cani sono stranieri però: tra i coreani ci sono tanti che sfruttano la situazione tragica della nazione e si spostano dalla parte dei vincitori. Nella serie sono infatti segnalati i 5 ministri traditori della Corea che con un colpo di stato nel 1905 spodestarono il sovrano e aprirono le porte ai Giapponesi.
Uno dei protagonisti Eugene Choi, coreano scappato in America e diventato poi americano e addirittura capo dei Marines, sembra ricalcare la storia di So Chaep’il anche lui coreano scappato in America in cui ottiene la cittadinanza, diventando medico. I due hanno in comune il ritorno in Corea proprio in concomitanza di questi fatti e saranno entrambi alle prese con i moti rivoluzionari indipendentisti dell’epoca.
7ee53994e31943b2d6ba89c840be8c31Nel 1896 So inizia a dare vita al Tongnip sinmun (L’Indipendente) un giornale scritto in coreano che si dichiarava neutrale ed imparziale. Anche questo particolare viene ripreso nella serie, dove si sottolinea il fatto che in quel periodo l’informazione fosse completamente controllata dai giapponesi e dagli occidentali: non c’erano quotidiani, mezzi d’informazione nella lingua della popolazione e questa ignorava completamente i fatti. L’Indipendente sarà un giornale diretto al popolo coreano che ha il diritto di sapere quello che succede nel suo paese e ciò che il governo decide, per questo motivo il prezzo sarà assolutamente irrisorio. Il giornale nella serie nasce grazie all’intraprendenza di Kim Hee-sung ricco rampollo, che a differenza degli altri personaggi, non usa le armi, ma crede nella pungente e raffinata potenza delle parole. Il giornale (sia nella serie che nella realtà) diventerà il mezzo principale d’informazione dei coreani, ma soprattutto sarà un importante mezzo di comunicazione politica dell’Alleanza per l’Indipendenza. Essa si proponeva di sciogliere la Corea da ogni legame e soprattutto dal giogo che la teneva legata ai paesi occidentali, in particolare in quel momento alla Russia. Sia nella serie che nella vita vera, viene sottolineato in un primo momento la debolezza dell’imperatore Gojong, completamente sottoposto alla potenza russa e soprattutto a cattivi consiglieri che già avevano venduto le loro mamme per la loro gloria.

La storia

È del 1898 la prima vittoria dell’Alleanza per l’Indipendenza, con la cacciata del partito russo dal governo coreano, fu però solo un breve spiraglio. Nel 1904 i due paesi che più di tutti spadroneggiavano nel regno del Joseon arrivarono alla guerra: siamo agli inizi della guerra russo – giapponese. A contrastare la crescente potenza giapponese, dopo la vittoria con la Russia ormai inarrestabile e volta a formare un governo coloniale in Corea fu l’Esercito della Giustizia, che si componeva principalmente di nobili letterati e idealisti più che di professionisti dell’arte militare e che aveva un’attrezzatura bellica che lasciava a desiderare. L’Esercito della Giustizia contava su sporadiche missioni militari ai danni dei giapponesi e costituisce nella serie una grande fetta della narrazione: stiamo parlando dell’Armata Virtuosa, questa unione di antigiapponesi che composta da persone eterogenee, altro non voleva che l’Indipendenza dal Giappone. Il primo esercito si compone dopo l’assassinio dell’imperatrice e continua ad essere attivo fino a dopo il 1911 tra Corea e Manciuria.
2cdbd94e8346a6449d84a336e411c3b5La descrizione dell’Armata Virtuosa è nella serie una parte molto importante: si viene a creare attraverso una fitta rete di persone di ogni fascia d’età, di varia composizione sociale e di ogni sesso, che spinta principalmente da nobili cerca in tutti i modi attraverso attacchi studiati e mirati di colpire i tiranni giapponesi. L’Armata virtuosa raccoglie i vecchi indipendentisti e non smette mai di crescere, accomunati dalla voglia di ritornare un popolo rispettabile, libero, indipendente e non di essere considerati la feccia dell’umanità. Tutti i coreani ben presto inizieranno perciò a prendere volontariamente le armi e ad arruolarsi in questo particolare esercito. Nella serie colpisce molto il ruolo attivissimo in questa Armata, delle donne. Non solo usate come messaggere, seduttrici, spie, ma anche attivamente impegnate nella lotta militare. È il caso principalmente di Go Ae Sin, più piccola esponente dell’antica e nobile famiglia Go, andrà contro ogni convenzione sociale e ogni costrizione legata al fatto di essere una donna per difendere il suo paese.
Ciò che non c’è nella serie, o meglio, che non è esplicitamente specificato è il Movimento patriottico dell’apertura, un modo meno violento di ottenere l’indipendenza basato e ottenuto con la diffusione dell’istruzione, dell’informazione e in generale che portava avanti una politica di modernizzazione della Corea. In realtà la serie preme anche su questo aspetto, parlando in più occasioni di scuole di lingue e dell’importanza dell’istruzione che laddove non può essere fatta nelle scuole avveniva tra privati. Il movimento fu però particolarmente limitato dal potere giapponese che subito attraverso una serie di riforme, mise durissime restrizioni sulle scuole, perché si sa… un popolo intelligente e culturalmente elevato è un popolo consapevole e questo non porta nulla di buono a chi è al potere. Ovviamente la serie pur essendo storica è stata criticata per le sue inesattezze e soprattutto per aver dato fondamento al mito dei salvatori americani in Corea e per aver trattato con troppo riguardo i giapponesi. Ora noi ne sappiamo quanto voi, ma non ci è sembrata proprio proprio così. Eugene Choi si batte per la liberazione della Corea, non perché sia americano, ma perché è il più grande desiderio della donna che ama e non c’entra molto con gli americani, che anzi verranno esplicitamente definiti come menefreghisti e opportunisti e non come salvatori della Corea. Per quanto riguarda i giapponesi la storia è più complessa. 8ec8e0e37653bd92ecfe3c2d88814852Il personaggio più criticato è Goo Dong – Mae, macellaio (siamo alla base, se non al di sotto, della scala sociale) giapponese che entra a far parte della mafia giapponese nel Joseon. Goo Dong Mae è in fondo un personaggio positivo, ma non viene mai meno alle direttive del suo capo se non sempre per salvare la donna che ama. È stato un personaggio così criticato che è stato effettivamente riscritto e ridefinito. Tutti gli altri giapponesi della serie e con loro anche i filo – giapponesi, sono descritti in modo assolutamente negativo e sono in gruppo i veri antagonisti nella serie. Ora forse per noi è incomprensibile il risentimento e la ferita che i Coreani provano nei confronti dei giapponesi, ma forse è un po’ estremo condannare in toto ogni strato della popolazione giapponese ed è stata una scelta corretta comunque mantenere anche solo in un personaggio una forma di umanità.

Ma ora veniamo alla cosa che forse v’interessa di più. Lungi da noi competere con Alberto Angela nella divulgazione storica, di certo non volevamo farvi una sterile lezioncina di storia di un quarantennio coreano, ma per noi questa ricerca è stata importante. È partita tutta da una serie, da una fiction, da una finzione è vero, ma la vergogna misto imbarazzo che abbiamo provato nel non sapere assolutamente nulla di quello che vedevamo, era reale. Non avevamo alcun appiglio per interpretare e guardare con occhio critico questa serie, perché ne ignoravamo completamente il contenuto e questo ci è sembrato grave. È ovvio che non si può sapere tutto della vita, né che si può sapere tutto di una materia, ma perché studiamo solo alcuni uomini invece che altri? Perché diamo tanta attenzione a una fetta di umanità ignorandone completamente un’altra? Sì, sì è vero che è un discorso che già abbiamo fatto e che sono domande senza risposta, riflettevamo pigiando sui tasti.

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(Finalmente) I libri

Ora non è che della Corea si sa poi tanto, neanche ora che è stata un po’ di più sotto i riflettori a causa di Kim Jong-un e delle sue stranissime e anacronistiche idee di radere al suolo la Terra. Non ci siamo dimenticati che questo è un blog che dovrebbe parlare di libri e infatti, in coda a questa descrizione storica di un drama vi consigliamo qualche titolo che potrebbe illuminarvi come a noi ha illuminato Mr Sunshine.
La guardia, il poeta e l’investigatore di Jung myung – Lee, edito da Sellerio è uno dei libri, forse il libro più bello letto quest’anno. L’abbiamo preso ad occhi chiusi, non sapevamo nulla né dell’autore, né della trama, ma ogni pagina è stata una scoperta piacevolissima. sellerio.jpgLa scrittura è meravigliosa, è un memoire forse, un giallo in parte, un romanzo storico sicuramente e una raccolta di poesie anche. Siamo in un carcere giapponese, durante la Seconda Guerra Mondiale. In questo carcere relegati in un anello dimenticato dalle guardie stesse ci sono i prigionieri coreani. Prigionieri perché coreani. Ogni traccia dell’essenza e della tradizione coreana era stata strappata via dai giapponesi. Non si poteva possedere un nome coreano, non si poteva scrivere in coreano, insomma anche solo avvicinarsi a un coreano poteva essere reato. Questo libro pone l’accento su come i prigionieri coreani venissero trattati nelle prigioni: lasciati morire, non potevano accedere alle cure, non potevano praticamente scrivere ai familiari perché ogni piccola sfumatura lessicale sarebbe stata censurata, venivano usati per sperimentazioni, insomma erano esseri umani nella maggior parte dei casi innocenti, che avevano sperato di rivedere libera la loro patria che venivano trattati come bestie. Il file rouge che però alimenta di speranza questo libro così struggente è la cultura e più in particolare letteratura e musica. Sotto censura non erano solamente le lettere dei prigionieri, ma anche tante opere letterarie che potevano istigare alla ribellione o più semplicemente al ricordo e alla riflessione. Ma la letteratura non può essere cancellata così facilmente. Nelle menti e nei cuori dei prigionieri vivevano intere opere, che venivano tramandate di bocca in bocca e andavano a confortare ogni animo.
Sarebbe scorretto rivelarvi di più, perché non vi faremmo gustare a pieno questo libro così emozionante. Quello che però possiamo dirvi con assoluta certezza è che Lee ha una scrittura meravigliosa, con delicatezza e maestria tratteggia personaggi che ci sono rimasti dentro a giorni e giorni di distanza. Ogni personaggio, anche il prigioniero che c’è sullo sfondo mentre le guardie parlano ha una sua dimensione e pesa all’interno del libro, il cui protagonista è difficile da definire. Non sappiamo se c’è più spazio per la guardia: vittima e carnefice, di cui nel corso della trama si smonta il velo di malvagità e violenza che lo avvolgeva; per il poeta, raffinatissimo personaggio che s’ispira alla vita di Yun Dong – ju poeta coreano morto nel 1945, o l’investigatore, che narra la vicenda e che è invischiato nella vita di uno e dell’altro. Quello per cui c’è più spazio è l’amore per l’arte, anche l’oggetto più inanimato della storia viene colpito e insieme consolato dalla potenza e dalla bellezza dell’arte, anche in una fredda, umida e disumana prigione l’arte può essere una cura. Generi diversi che sfumano uno nell’altro senza mai appesantire la narrazione, fanno da contorno ad una trama intricata, ma agile che vi farà commuovere non solo per il romanticismo insito in essa, ma anche e soprattutto per la perfezione e la pulizia della scrittura di Lee.

L’accusa di Bandi, pseudonimo che significa lucciola. È una raccolta di sette storie edita in Italia da Rizzoli.  Bandi sarebbe in realtà uno scrittore del regime del Nord Corea, che ha redatto in segreto storie su diritti violati, deportazioni. I racconti prendono il periodo del Grande Leader Kim Il-sung, fondatore della Repubblica Democratica Popolare di Corea, e l’inizio della carestia, siamo tra gli anni ’80 e ’90, sicuramente più recenti ma la situazione di profondo disagio continua e queste storie sono venute alla luce solamente grazie alla fuga dei manoscritti in Corea del Sud.

960ce39dbac37ad0663b104b57986512Ambientato nella Seoul dei primissimi anni Ottanta è L’altra faccia di un ricordo oscuro di Yi Kyunyŏng, edito da Giunti. Si tratta di un romanzo che tratteggia la vita di un impiegato che in una particolare serata, preso dai ricordi racconta la guerra che ha portato la Corea a dividersi. Era il 1945 e il protagonista riflette come in un enorme climax sulla tragedia personale, familiare e nazionale che ancora si ripercuote nella Corea attuale.

Terra d’esilio è una novella di Cho Chǒngnae, edita in Italia da Giunti. Breve racconto in cui il protagonista C’hǒn Mansǒk, parla della sua adesione alla causa comunista nel suo paese. Il Comitato del Popolo diventa per il protagonista il nascondiglio ideologico in cui rifugiarsi, dopo che spinto dall’odio e dal risentimento aveva compiuto delitti contro i suoi connazionali. La voglia di riscattarsi dopo una vita passata a piegarsi, insieme alla famiglia, ai signori del suo villaggio; e di riscattare in realtà tutta la sua classe sociale lo avevano reso cieco e infatti… Per C’hǒn Mansǒk a causa della sua vita violenta, non ci sarà spazio per una vita tranquilla e serena, ma solo per La Vendetta del Cielo.

Nostri cari e coraggiosissimi lettori, se qualcuno è davvero riuscito ad arrivare alla fine di questo chilometrico, confusionario, terribile articolo vi prego ce lo dica che gli offriamo quanto meno un caffè per il coraggio, ci sentiamo in dovere di fare dei ringraziamenti.
Il primo ringraziamento va ad Alessandra Zengo, che con una storia su instagram ha illuminato la nostra conoscenza verso la Corea e una parte infinitesimale della sua storia, consigliandoci Mr. Sunshine.
Grazie alla serie stessa che ci ha fatto capire quanto la nostra conoscenza sia parziale e fortemente condizionata, ma in fondo consultando buoni libri e facendo ricerche si può arrivare a conoscere tutto, basta volerlo.
Grazie alla nostra libraia, che ci ha ascoltati, aiutati e capiti. Senza di lei non vi avremmo consigliato nessun libro, ma soprattutto non avremmo scritto nessuna storia. Gli orientalisti nella vita servono.


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