Hey hey mama said the way you move,
gon’ make you sweat, gon’ make you groove.

ledzeppelin.jpgEra il 7 luglio di 50 anni fa quando gli Yardbirds tengono il loro ultimo concerto al Luton Technical College. In quella data niente lasciava presagire che nel giro di pochissimo tempo le forze astrali si sarebbero unite e avrebbero fatto sì che nascesse uno dei gruppi più potenti e conosciuti della Terra.

Robert Plant, Jimmy Page, John Paul Jones e John Boham suoneranno per la prima volta insieme l’8 agosto 1968. È da lì in poi come si suol dire, tutto il resto è storia. Storia raccontata in modo esemplare in Led Zeppelin dalla A alla Z di Richard Morton Jack edito da Tsunami Edizioni. L’autore è considerato uno dei massimi esperti inglesi della band ed ha stilato in questo volume, praticamente un’enciclopedia. Organizzato in ordine alfabetico, il libro non tralascia particolari, ci parla di tutto: dai roadie assunti a tutte le location in cui i Led Zeppelin si sono esibiti, gli amici, i parenti, le groupies, i gruppi che ascoltavano, quelli che hanno aperto i concerti e ovviamente grandi sezioni dedicate alle canzoni, agli album e ai quattro protagonisti. È un libro da consultazione, ma che permette un’agile e scorrevole lettura sia per chi è appena salito sul dirigibile sia per chi invece è un super appassionato. È difficile infatti rimanere delusi dalle tante ed approfondite voci di questo libro, ne uscirete con la percezione che neanche i Led Zeppelin stessi sapessero le cose che avete scoperto voi.

I sure do wish I was at home.

ledzeppelin3I primi di luglio non hanno però solamente suggellato la nascita della band, c’è anche un altro anniversario che si aggira in questi giorni, meno gioioso ma che ci riguarda più da vicino.

Era il 5 luglio 1971 quando Radaelli per la data finale del Cantagiro (seguitissimo festival itinerante della musica italiana) aveva inserito nel tabellone, oltre ai big italiani come Morandi, Milva, Dalla, New Trolls… i Led Zeppelin. Radaelli aveva osato il tutto per tutto, portando per la prima volta in Italia il gruppo che stava facendo impazzire tutto il mondo. Il luogo del concerto era il Velodromo Vigorelli a Milano. Sarebbe potuto essere un concerto indimenticabile, la chiusura ideale del programma del Cantagiro, con il Velodromo a fare da sfondo ad un magico idillio dove le famiglie e la tradizione incontravano i gusti particolari dei giovanissimi, uniti dall’amore per la musica e dalla voglia di ascoltare i propri beniamini, ma non andò proprio così.

A raccontarcelo in un libro ricco di interviste e testimonianze, a metà tra saggistica e romanzo è Giovanni Rossi autore di Led Zeppelin ’71 – La notte del Vigorelli edito da Tsunami Edizioni.

Sullo sfondo del maxi evento del ’71, l’Italia non era proprio un locus amoenus. Erano gli anni di piombo, gli anni delle contestazioni studentesche, delle ribellione. Ci sono le molotov, gli stalin e la soffocante onnipresenza della polizia. C’è un clima pesante e particolare: “le crisi di rigetto alle convenzioni sociali avevano iniziato a creare potenti anticorpi che si proponevano con sempre maggior vigore a diverse latitudini, per sostenere istanze in radicale discontinuità con la morale comune.” queste spinte contestatrici portano i giovani a dividersi in “marxsisti, leninisti, maoisti, trotzkisti, filocinesi e passano le giornate, invece di suonare e fare l’amore, nei sottoscala a ciclostilare volantini e organizzare manifestazioni contro il capitalismo imperante in Italia.” 

Bright light almost blindin’,
Black night still there shinin’,
I can’t stop, keep on climbin’
Lookin’ for what I knew.

ledzeppelin2È in questo clima di ribellione, in questo rigurgito contro le convenzioni e contro chi è al potere che s’inserisce anche la musica. E quella dei Led Zeppelin è una musica potente, solleva e fa viaggiare. Attraverso la sua energia, la sua componente innovativa alza gli animi portandoli lontano, allontanandoli un po’ dalle brutture della vita reale. Però a un certo punto la musica finisce, mentre quello che succede nella vita vera no. È un po’ quello che successe al Vigorelli, quella sera: la magia e la potenza di uno dei gruppi più famosi ed entusiasmanti di sempre, è riuscita solo per pochissimo a compiere il miracolo, prima che la realtà prendesse prepotentemente il sopravvento, irrompendo nel Velodromo, seminando il panico, offuscando menti e rendendo gli occhi rossi.

Il fumo pare essere una delle uniche certezze di quella sera, insieme al pubblico indisciplinato. Il grande problema è che quella sera c’erano troppi giovani. Troppe menti pensanti, che poi ascoltavano questo gruppo di indemoniati capelloni, che facevano una musica così diversa da quella che si ascoltava in Italia. Questo bastò per far iniziare la serata sul piede di guerra, con forze dell’ordine a profusione che resero quello che poteva essere un potente, indimenticabile momento, in fumo.

ledzeppelin1Led Zeppelin ’71 ha il pregio di calare il lettore nell’ambiente che racconta. Il lettore deve anche mettersi in gioco, continuamente. Deve capire da che parte stare, perché le voci che interrompono e arricchiscono la narrazione sono tante e molto diverse tra loro. Definire questo, come un libro dedicato ai Led Zeppelin sarebbe fortemente riduttivo, è dedicato anche a loro, ma è soprattutto un quadro accurato, onesto e veramente interessante di quella che era la cultura e l’ambiente italiano alla vigilia del concerto.

Il “problema” di questo libro scritto nel 2014, con una narrazione ambientata tra il 1962 e il 1971, mi ha fatto pensare in troppi casi, che si trattasse del 2018.

Thinking how it used to be does she still remember times like these?


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