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"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

Mese

marzo 2018

Letteratitudine 3, M. Maugeri

Letteratitudine: 3 edito da LiberAria di Massimo Maugeri, ideatore e curatore tra le tante letteratitudinecose, del blog Letteratitudine è presentato come “un manuale sulla lettura, uno scrigno zeppo di consigli di scrittura […] un manuale che si legge come un romanzo.” È un manuale, ma soprattutto un contenitore di esperienze. Il libro si compone di quattro parti:

Lettura e scrittura: 10 domande a 10 scrittori

Tra i nomi degli interrogati ci sono ad esempio Nicola Lagioia, Dacia Maraini, Maurizio De Giovanni e tutti devono rispondere alle stesse domande che vertono sulla lettura e sul romanzo in senso molto ampio. Nei piccoli spazi che mi sono ritagliata in rete e in radio, ho sempre fatto domande del genere. Avere la possibilità di ricevere dei consigli di lettura, di scoprire nuovi libri da voci autorevoli e soprattutto da chi il mondo del libro lo vive da protagonista, è assolutamente fantastico. Attraverso queste 10 domande scopriamo che il campione degli autori nostrani ama i classici francesi. La maggior parte di loro sottolinea la crescita che si ha con la lettura, con il viaggiare non solo attraverso lo spazio – tempo, ma anche attraverso emozioni, sentimenti, persone. La scrittura poi è un’esigenza, un bisogno, mai solo un devertissement e sono tutti d’accordo col dire che per scrivere l’unico consiglio che vale sia leggere!

lettura

Racconti d’autore: scrittori raccontano i propri romanzi

È la parte più cospicua del volume, dove gli autori stessi in poche pagine devono raccontare le loro creature. Senza spoiler, devono riuscire a trasmettere il fulcro di quello che c’è stato dopo mesi o anni di lavoro e ricerca. Sicuramente poche battute non renderanno mai l’intensità di alcuni libri, ma riescono invece a incuriosire chi legge. Tra i tanti titoli raccontati, quelli che più ci hanno colpito sono: Mi ricordo, La mappa, La regina scalza, Il sosia di Hitler, Le sultane.

Lettere a personaggi letterari e autori scomparsi

Qui sono raccolte lettere immaginarie a colonne portanti della letteratura. Ad autori come Sciascia, Salgari, Pasolini o a indimenticabili personaggi come Gregor Samsa, Poirot (e quelle secondo noi più belle) a Dracula e Chtulu. LE lettere hanno tutte uno stampo completamente diverso: ci sono lettere di ringraziamento, per sottolineare quanto determinati autori abbiano segnato il mondo con la loro scrittura; lettere accorate; lettere d’amore e anche lettere di smarrimento perché nel mondo strano e chtulu.jpgcaotico in cui viviamo alcuni personaggi avrebbero potuto indicarci la via. Pensando a chi scriverei una lettera del genere mi è venuto in mente che tra i probabili candidati ci sarebbe stato sicuramente Petrarca, che avrei ringraziato soprattutto per aver pensato e prodotto qualcosa di così meraviglioso come L’Ascesa al Monte Ventoso. Lo avrei anche scomodato per fare un po’ di gossip, per sapere come vanno le cose con Laura ad esempio. Per quanto riguarda il personaggio a cui scriverei, senza ritegno alcuno, una lettera pregna d’amore e sentimento… si tratta di Sirius Black.

Il libro si conclude con un omaggio a Vincenzo Consolo, scomparso nel 2012 con una serie di articoli e contributi per celebrare lo scrittore siciliano.

In Letteratitudine 3 Maugeri scompare, a parte il suo alone d’intervistatore nella prima parte del libro, ci lascia completamente nelle mani degli autori con cui ha collaborato. Tra nomi più e meno noti il lettore scopre non solo tantissimi titoli interessanti, ma anche un mondo magmatico e in continuo fervore che è quello della letteratura italiana. È un bel viaggio che dà tanti consigli e che ci fa fare tante scoperte. Non è assolutamente un libro pesante, è un continuo e fluido raccontare e raccontarsi. Un libro scorrevole, che si può leggere tutto d’un fiato, ma che si può anche consultare a poco a poco, per conoscere un libro, un autore alla volta e per conoscere qualcosa di nuovo sempre.


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Stiamo guardando #5

Risale a tempi ormai lontanissimi l’ultimo aggiornamento sulle serie che stiamo guardando. Era settembre, gli impegni universitari ancora non si erano manifestati con la loro sconfortante pesantezza e tanti impegni successivi non li avremmo neanche mai previsti. Avevamo sicuramente più tempo per guardare serie su serie, però ora dopo un bel po’ di mesi qualcosa l’abbiamo vista e possiamo consigliarvi qualcosa di interessante.

strangerthings.jpgStranger Things

(Netflix, 2017) Lo abbiamo visto in un giorno, un binge watching folle ma necessario. A parte la criticatissima puntata numero 7, lenta e assolutamente slegata dai filoni principali di questa stagione, ma che sicuramente ha aiutato a caricare l’hype per le ultime due puntate, è stata il top. Finalmente è venuto fuori il personaggio che già nella prima stagione mi era piaciuto moltissimo: il super tenerello Will Byers. Non sto qua a parlarvene più di tanto comunque, tanto so che l’avete vista tutti.

The Crownthecrown

(Netflix, 2017) Con un po’ di ritardo abbiamo anche recuperato la seconda stagione di The Crown, anche questa vista in pochissimo tempo. La serie parla della vita della Regina Elisabetta II e della sua famiglia, non romanzando troppo. Sicuramente la serie si prende delle libertà, ma è anche storicamente molto accurata. La fotografia è qualcosa di fantastico ed il livello di recitazione degli attori è altissimo. Grandissima cura ci sono poi per i costumi, che riprendono quelli realmente indossati dalle altezze reali. Come anche nella prima stagione, io sono assolutamente ammaliata dalla personalità e dalla storia della principessa Margareth. Nella terza stagione che vedremo prossimamente, ci sarà un completo cambio di cast, si parlerà infatti della maturità di Elisabetta e sono stati scelti attori più in là con gli anni. Sarà dura salutare Clare Foy, ma Olivia Colman sarà sicuramente all’altezza di questo importantissimo ruolo!

everythingsucksEverything Sucks

(Netflix, 2018) Se in Stranger Things abbiamo il tripudio della cultura degli anni ’80, Everything Sukcs ci porta in una scolaresca americana degli anni ’90. Non siamo assolutamente al livello della serie dei fratelli Duffer, ma è comunque una serie godibile. Non c’è nulla di soprannaturale, solo normali sfighe tra liceali che cercano di fare un colossal fantascientifico. Il protagonista è Luke che cerca di conquistare Kate, ragazza più grande di lui e figlia del preside. Il preside poi, il signor Messer è un personaggio meraviglioso, convive con il pensiero della moglie e deve crescere sua figlia da solo. Alle varie difficoltà che ha come preside e padre, deve aggiungere ben presto una cotta allucinante. Il nostro personaggio preferito però è McQuaid, perché McQuaid sono io.

Big Mouth

bigmouth

(Netflix, 2017) Lo abbiamo iniziato da poco e già ci piace tantissimo. È un cartone che parla dei problemi degli adolescenti, ma non i problemi quelli carini come le cotte, l’imbarazzo, i primi baci etc, no parla dei problemi quelli veri. Tra eiaculazioni notturne e spontanee e l’arrivo delle mestruazioni con pantaloncini bianchi, i protagonisti devono cercare di sopravvivere e far fronte all’età più meschina di ogni essere umano: la pubertà. Jingle e canzoncine divertentissime, insieme ai numerosi spiriti/mostri guida accompagnano i nostri eroi nei terribili cambiamenti adolescenziali, in una serie ironica e spietata che dovete vedere assolutamente.

605eb1d6c491dbaeab41da2c409be393.jpgBig Little Lies

(HBO, 2017) Big Little Lies è una serie tratta dall’omonimo libro di Lian Moriarty. Il cast è stellare, le protagoniste sono infatti Nicole Kidman, Reese Whiterspoon, Sheilene Woodley e (la meravigliosafantasticastupenda) Zoe Kravitz. Sette episodi pienissimi, una fotografia spettacolare, ambientazione ricca e preziosa. Quella che viene raccontata è la storia di tre donne, che viene svelata pian piano. La meraviglia di questa serie è nella narrazione dei personaggi, viene smontata a poco a poco l’aura di perfezione iniziale che hanno. Le loro vite che sembrano invidiabili all’esterno, vengono finalmente viste dall’interno e cadono a pezzi: tradimenti, violenze, soprusi, stupri. In Big Little Lies c’è un concentrato di quello che le donne subiscono ancora oggi. È una serie di denuncia, ma anche di consapevolezza: c’è ancora tanto da lavorare per rendere le donne davvero libere di vivere come vogliono e lontane dalla violenza. È una serie assolutamente da vedere, non solo per il prodotto cinematografico meraviglioso, ma anche e soprattutto per il grande messaggio che comunica.

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In lacrime e con una malinconia immane ho salutato pochi giorni fa Friends. La serie è su Netflix e mi ha accompagnato praticamente per un anno. È la seconda volta che la vedo, la prima volta ero più piccola e mi sono persa qualche puntata, stavolta invece ho visto tutto. È una serie ancora attualissima e quasi all’avanguardia su alcuni temi, ma è soprattutto una delle commedie più brillanti che siano mai state create. I personaggi sono magnifici e scegliere un preferito è difficilissimo. Ci piacerebbe molto essere Rachel, ma dobbiamo ammettere che siamo molto, molto più vicini a Monica. Tutti sono però dei personaggi assolutamente indimenticabili e sicuramente lo riguarderemo prima o poi.

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Tra le prossime serie che cercheremo di vedere c’è Orphan Black che ci è stata vivamente consigliata, come anche Peaky Blinders! Aspettiamo poi con ansia la seconda stagione di The Handmaid’s Tale. Dobbiamo poi recuperare l’ultima stagione di Vikings e di Mozart in the Jungle e scegliere di quale serie fare il rewatch… stavamo pensano a Ugly Betty o Una mamma per amica, però attendiamo anche i vostri consigli! E fateci sapere cosa state guardando e cosa dovremmo guardare!

Il cacciatore Gracco, Martoz

Il cacciatore Gracco è un racconto incompiuto di Franz Kafka. Narra di un cacciatore che ritorna dall’aldilà, non sa per quale motivo questo sia successo proprio a lui, ma la sua barca fa una deviazione che lo riporta nel mondo dei vivi. Kafka lascia così un incipit molto interessante e Martoz (Alessandro Martorelli) è immensamente bravo nel coglierlo e svilupparlo.

WhatsApp Image 2018-03-13 at 17.53.22 (1).jpegLa trama

Nella graphic novel creata da Martoz, Gracco ritorna nella Foresta Nera con un unico obbiettivo: trovare ed uccidere il camoscio bianco, l’animale che ha causato la sua morte. È una vendetta quella che Gracco vuole compiere a tutti i costi e per farlo sconvolgerà tutti i sistemi. Non è chiaro in quale tempo si svolge la vicenda, né precisamente dove; siamo nella Foresta Nera, ma ci troveremo anche in uno sterminato campo da golf e a Venezia ad esempio. Siamo in un non luogo ed in un non tempo e anche Gracco fatica ad ambientarsi. Il protagonista torna dall’aldilà in un mondo che non riconosce come pienamente suo, sono cambiate tante cose dall’ultima volta che c’è stato e Martoz crea attraverso un paesaggio ed un linguaggio particolare questo smarrimento. In una insolita ambientazione seguiamo la recherche di Gracco, che come un altro Ulisse peregrinerà, incontrerà strani personaggi, farà traslochi e s’innamorerà di Calypso per 7 minuti. Sarà dura per lui raggiungere la sua tanto agognata preda, anche perché non è solo un cacciatore. Tornando dall’aldilà ha infranto la regola base che regge il mondo e scombussolato l’ordine cosmico, sarà per questo vittima di una spietata caccia all’uomo.

I disegni

Non vogliamo svelarvi altro anche perché non sapremo come fare; già il fatto che riprenda un racconto di Kafka dovrebbe darvi l’idea della complessità, ma c’è tanto altro: riferimenti bibliografici, cinematografici, error 404 e anche mitologici. Questa trama intricata si accompagna a dei disegni molto particolari. Il tratto di Martoz è assolutamente distinguibile ed originale: figure grottesche e sinuose si alternano a momenti di rigido geometrismo. La lettura delle sue graphic novel non è immediata. Non solo per il suo tratto, ma anche perché la pagina è totalmente scomposta; non abbiamo una squadratura standard e spesso la sequenzialità delle vignette non è scontata. A questo si aggiungono balloon e lettering del tutto insoliti, conditi da un linguaggio nuovo e inusuale. La palette di colori si compone principalmente di toni caldi e di verde; non mancano però pagine in cui il lettore può avere una crisi epilettica, grazie a toni molticolor e fluo.

http://radiosonar.net/bande-dessinee-3-18-intervista-a-martoz/Il cacciatore Gracco ha sia a livello grafico che narrativo una grandissima complessità, non è intuitivo, ma è una lettura estremamente appagante. I risvolti della trama, i colpi di scena, di tanto in tanto degli sprazzi di nonsense rendono non solo questo fumetto interessante, ma anche avvincente ed ironico. Non è una storia solo di avventura, ma ha vari livelli di lettura, c’è la ricerca di se stessi, l’amore, il senso di colpa, in un fluire narrativo scomposto ma geniale. È la messa in scena della complessità dell’uomo e dell’universo di cui fa parte, incorniciato da un apparato grafico sorprendente. È marzo 2018 e questa è per certo una delle migliori letture dell’anno.

Per saperne di più su questo fumetto (oltre a comprarlo praticamente ora) e sul suo autore, potete ascoltare qui l’intervista andata in onda ieri su radiosonar.net, in cui ho avuto il piacere di fare qualche domanda a Martoz sui suoi lavori!

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Il rifugio delle puttane, Katy Darby.

Tra tanti libri di non fiction, è arrivato un romanzo tra le mie ultime letture ed è Il rifugio delle puttane di Kathy Darby, autrice inglese pubblicata da Liberaria nella collana di narrativa straniera Phileas Fogg.

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La prima cosa che si nota durante questa lettura è la volontà dell’autrice di calarsi completamente nella realtà che sta raccontando: siamo nel 1887 in uno squallido quartiere di Oxford, Jericho. La Darby cerca non solo di ricreare le atmosfere cupe e gotiche di quel periodo letterario, ma attraverso lo stile e soprattutto grazie all’escamotage di far narrare la stessa vicenda da più punti di vista, si richiama direttamente a chi quel periodo lo ha vissuto: Wilkie William Collins. Proprio il caro Collins, ne La donna in bianco utilizza la stessa tecnica narrativa e possiamo dire che Il rifugio delle puttane si richiami al sensation novel, genere molto di moda nell’età vittoriana, nato proprio con il romanzo di Collins. Entrambi i romanzi sono infatti dei thriller ricchi di suspense e colpi di scena, ma hanno in comune anche l’avere come personaggi di rilievo donne sventurate, bellissime, delicate e uomini violenti e malvagi.

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La trama de Il rifugio delle puttane è molto interessante, mi è piaciuto molto l’accostamento tra i due protagonisti il teologo Frazer e il ginecologo Chapman, di caratteri opposti, ma quanto mai solidali e sinceri l’uno con l’altro. Il nostro personaggio preferito è senza dubbio Frazer, il cui racconto è anche il più avvincente. Il romanzo viene infatti raccontato in prima persona, in tre parti diverse: prima Frazer descrive il suo incontro con quello che diverrà il suo miglior amico e ciò che sa su Diana, poi è Chapman a prendere la parola, raccontando i suoi giorni nel ricovero e la sua notte brava in preda alla gelosia e alla fine arriva Diana, a svelarci tutto ciò che è successo realmente e quello che è davvero. Quando infatti la palla narrativa viene passata a Chapman e a Diana, tutto diventa un po’ troppo macchinoso oltre che lento. b1ae8f91197b4c16d151b8e86a04f3cb Sarà stato anche il fatto che a noi il personaggio di Diana non ha convinto molto, diciamo che le sue scelte nella vita sono alquanto discutibili e forse è stata la nostra antipatia nei suoi confronti a renderci meno piacevole la seconda parte del libro, che parlava proprio della sua scomparsa e della sua sfortunata vicenda.

A parte la lentezza (lo sapete che noi vogliamo sempre libri ricchissimi di movimento, caotici e pieni quindi questo fattore prendetelo con le pinze), è stata comunque una lettura interessante. Non è solo un thriller in fondo, ma anche un romanzo storico: sono infatti molto stimolanti i riferimenti alle malattie veneree presenti all’epoca, a come era strutturata l’università, come vivevano gli studenti, la stessa Oxford secondo noi è presentata in modo molto accurato, anche perché in generale nei romanzi di questo periodo siamo sempre o a Londra oppure nella sconfinata campagna inglese ed è stato interessante scoprire come invece si viveva in una cittadina a metà tra i due scenari più quotati.

Dopo due chances alle sensation novels, noi andiamo a rintanarci di nuovo nella nostra comfort zone, vi aspetteremo prossimamente con graphic novel e non fiction! Noi però vi invitiamo a seguire la pagina del BBB e la nostra casa editrice del mese Liberaria!


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First Date Book Tag

Ritorniamo al tradizionale primo articolo del mese = book tag e vi propongo questo tag simpaticissimo che parla di primi appuntamenti. Certo l’ansia che dà questo evento non l’abbiamo quando iniziamo a leggere un libro, e le sensazioni e le emozioni sono senza dubbio amplificate, ma spesso alcuni esiti possono somigliarsi. Quindi eccoci tra belli e brutti primi appuntamenti e tra libri più o meno godibili. Lasciamo partire questo tag a cui come sempre v’invitiamo a partecipare tutti!

Masturbate!

1. Il primo appuntamento imbarazzante: non è un brutto libro ma manca la scintilla: Fair play di Tove Jansson (2017, Iperborea) è un bel libro, breve, piacevole, ma sì manca la scintilla o almeno manca quel qualcosa che ci appassioni. La storia tratta di due donne, dei loro continui battibecchi, delle loro storie e delle loro arti. È molto sottile, ironico anche, ma la trama per noi è troppo lineare. La scrittura è godibilissima, l’ambientazione anche, ma preferiamo libri più “movimentati”.

5c05e9474b14477de5c8c3738de57178.jpg2. Il primo appuntamento scadente: un libro più brutto di quel che ti aspettavi. Avete presente quando siete molto sicuri di un autore e quindi con il cuore in mano, trepidanti andate a comprare il suo ultimo libro? Così ci è successo per Gli innamoramenti di Javier Marias (2014, Einaudi) e… non è stato all’altezza delle nostre aspettative. Sarà stato l’hype che ci ha fomentati troppo ed ha innalzato il livello di quello che ci aspettavamo. È la storia di una coppia, perfetta, osservata da lontano e di innamoramenti. Al centro di tutto c’è una morte improvvisa e quasi casuale, come in quasi tutti i libri di Marias, ma questa volta ci è sembrato che ci fosse meno organicità. Insomma, sia negli appuntamenti che nella lettura, si deve essere pronti alla delusione.

3. Il primo appuntamento ben preparato: un libro migliore di quel che pensavi. L’odore dei ragazzi affamati è un fumetto da poco uscito per Bao Publishing, che io ho recensito per Meganerd. È stata veramente una lettura piacevolissima e anche sorprendente. Non mi aspettavo praticamente nulla da questa graphic novel, non avendone mai sentito parlare, né conoscendo gli autori. La trama però era molto interessante, ben costruita e appassionante, l’ambientazione western è molto lontana da quello che leggo di solito, ma mi è davvero piaciuta! Super consigliato.

4. Bello ma stupido: un libro bello fuori ma brutto dentro. Allora brutto no, non possiamo dire che The Fiction di C. Pires, D. Rubin (2016, Tunuè) sia brutto dentro, ma non è neanche bellissimo e soprattutto c’è un bug tra i disegni, assolutamente meravigliosi e la narrazione e la trama che lasciano parecchio a desiderare. Insomma, non proprio bello ma stupido, però quasi!

5. Appuntamento al buio: un libro che hai comprato a occhi chiusi. L’abbiamo amicagenialecomprato ad occhi aperti, perché ci siamo innamorati della sua copertina, ma oltre questo non sapevamo nulla nè del libro in sé, né dell’autore. Stiamo parlando di Gli insetti preferiscono le ortiche di J. Tanizaki (2017, Elliot), romanzo delicatissimo e molto distante dalle nostre letture più occidentali, che abbiamo apprezzato moltissimo.

6. Speed dating: un libro che hai letto super velocemente. Lo sapete già, i libri che abbiamo divorato sono quelli della quadrilogia di Elena Ferrante, di cui vi abbiamo abbondantemente parlato qui e qui.

eccomi7. Il rimpiazzo: un libro che hai letto troppo presto dopo una lettura importante e che quindi non hai apprezzato. Non so se non l’abbiamo apprezzato perché è arrivato dopo un signor libro (Blankets), ma a noi Eccomi di J. Safran Foer (2016, Guanda) proprio non ha convinti. Forse lo avremmo letto con più piacere se non sarebbe venuto subito dopo il libro che ha prosciugato i nostri condotti lacrimali, ma forse no. Non è stato facile affrontarlo non solo per la mole di pagine, ma per i continui e in alcuni casi pedanti riferimenti religiosi, per la storia del bambino che ha usato la parola che inizia per “n”, per la trama caotica, informe, un grande no praticamente.

8. Il troppo entusiasta: un libro che ci ha provato troppo. Allora non sappiamo bene come rispondere a questa domanda, però prendendola in maniera positiva, un libro che ci ha provato troppo, ma che è riuscito nel suo intento è La terra dei figli di Gipi (2016, Coconino). Un libro che è tutto il contrario dell’entusiasmo, in cui c’è una storia drammatica. È una graphic novel in cui c’è tanto: violenza, amore, rapporto padri/figli, religione, fanatismo, ma è un mix di concetti e di tematiche sviluppato in modo egregio, quindi sì la posta in gioco è alta, ma vince.

9. Il primo appuntamento perfetto: un libro che per te ha fatto tutto bene. Lo sapete già. Non so a quale libro di preciso rimandarvi, ma è di Eco. Forse proprio a Baudolino, quello che ha visto l’inizio della mia proficua relazione con questo genio italiano. È sempre suo il mio libro perfetto.

10. Il primo appuntamento umiliante: un libro che ti fa sentire imbarazzato all’idea che ti sia piaciuto/ un libro che ti imbarazza veder letto in pubblico. Dunque, questa domanda l’avrei volentieri ignorata, ma forse è giusto rifletterci un attimo. Perché mai io lettrice/lettore, dovrei sentirmi in imbarazzo per qualcosa che mi piace? Se mi è piaciuto ha rispecchiato almeno in parte un mio pensiero, un mio modo di vedere, un lato del mio carattere quindi perché dovrei vergognarmene? Io a livello personale sono sempre contenta di parlare delle cose che mi piacciono e niente mi ha mai creato questo imbarazzo, neanche dire che mi piacciono moltissimo le scene degli omicidi in Hannibal ad esempio. Non vedo poi perché dovrei sentirmi a disagio per un libro che sta leggendo un’altra persona in pubblico, se piace a lei a me cosa cambia? E poi a cosa si potrebbe riferire questa domanda, a contenuti espliciti forse? Io sono la prima che legge libri, ma soprattutto fumetti molto violenti, ma anche in alcuni casi con contenuti sessualmente espliciti e non vedo dove sia il problema. Spero che nessuno abbia davvero dato una risposta a questa domanda, perché se a me piacciono gli Harmony (che io non ho mai letto perché non ho mai sentito questa esigenza nella vita, ma mai dire mai) non vedo chi o come potrebbe giudicarmi, magari mi piace quel tipo di narrazione, quello stile e se va bene a me non ci dev’essere nessun imbarazzo nel dimostrarlo. Leggete tutto, leggete sempre, se vi piace quello che state facendo non imbarazzatevi, non è che se non leggi Dostoevskij sei peggio/meglio di altri, quindi…

Bene, speriamo di avervi dato qualche spunto di lettura e di riflessione. Vi auguriamo primi appuntamenti perfetti sia con le persone che con le letture e mi raccomando, vogliamo sapere le vostre risposte!


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