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"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

Mese

gennaio 2018

Tararabundidee feat. Tra le righe ep. 3: FURTI.

Per rivedere le puntate precedenti clicca qui.

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Come ogni mese si rinnova l’appuntamento con le mie libraie preferite. Gennaio è stato un mese durato 45 anni, ma ormai è finito. Siamo stati poco presenti, ma speriamo che a febbraio possiamo ritornare a devastarvi con i nostri articoli. Prima però vi lasciamo alle parole di Valentina, per cui abbiamo scelto il tema del furto. Perché penserete voi ingenuamente, perché un anno fa siamo stati derubati e volevamo ironizzare su questo drammatico fatto!

 

Non è stato facile, da non lettrice di trame rocambolesche, pensare ad un libro sul furto. E così, da copione del caso, mi è giunta una soffiata, da un esperto lettore.

“Un libro sul furto? Ma non puoi che parlare della Grande rapina al treno!”

Vedo che il libro è di Crichton, e non solo scopro che la storia è realmente accaduta, ma scopro che è accaduta nella Londra di fine Ottocento. Oh bella, un romanzo storico, la Londra che segue a quella dell’amato Dickens. E allora la faccenda assume toni tutti diversi. E non delude le premesse, in alcun momento.

grandefurtoSu questo sfondo che si divide tra la Londra bene, quella della ricca borghesia, i banchieri, le persone apparentemente rispettabili e la Londra della miseria, della sporcizia, del marciume; si muove con perfetto equilibrio Edward Pierce, trentenne affascinante e facoltoso, ideatore di quello che è stato considerato uno dei più grandi furti di tutti i tempi. Il furto di 12.000 sterline in lingotti d’oro destinate alla Crimea, e custodite in casse a prova di tutto. Eppure.

Il piano è dettagliato e lunghissimo, prevede l’impiego di tutta una serie di maestranze che manco la costruzione delle cattedrali di Follett, con l’utilizzo della terminologia dei tempi. L’armatore (il basista), il ferramenta (lo scassinatore), il biscia (colui che sa sgusciare con abilità tra i pertugi), far neve (rubare la biancheria stesa per rivenderla) sono solo alcuni dei coloratissimi termini che vengono utilizzati per descrivere il folto cast di questa tragedia/commedia storica. Tra colpi di scena, evasioni dal carcere, impiccagioni, rimedi fasulli alle malattie veneree, uso e abuso di ragazzini e ragazzine come se fosse la cosa più normale del mondo, lotte clandestine di cani, di uomini, in cui si muove con nonchalance la rispettabilità come la delinquenza, tradimenti, corruzione, il tutto descritto con tono quasi storiografico ma pieno di suspense e spesso di ironia, arriviamo fino alla fine dei fatti storicamente accaduti. Un furto che viene messo su, con grande perizia dal geniale Pierce perché, come direbbe il protagonista di un grandissimo film invece sul furto, Inside Man di Spike Lee, “Riguardo al Perché: a parte le ovvie motivazioni economiche, è estremamente semplice: perché lo so fare”.

Valentina

Con questo consiglio ironico e particolare, adatto secondo noi ad allietare il clima pesante con cui è arrivato gennaio, vi lasciamo e vi diamo appuntamento al prossimo mese. Il tema è già stato scelto, è un po’ la croce degli studenti…


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Atlante leggendario delle strade d’Islanda.

332.529 abitanti popolano la ghiacciata terra islandese e questo piccolo volume, corredato da una mappa del Paese, ci presenta quasi altrettante storielle: come se ogni famiglia avesse il suo troll o elfo di fiducia.

29cfa40b100f4f25e24eac37a32242dbAtlante leggendario delle strade d’Islanda è curato da Jón R. Hjálmarsson, esperto in storia e cultura islandese e fa specie la quantità di aneddoti, tradizioni e storie che ha questa piccola isoletta ai confini del Nord. Aprendo questo libro, nelle magnifiche ed originali edizioni Iperboreasubito ci scuote il freddo. I singoli racconti sono brevissimi, ognuno corredato dalla sua posizione sulla cartina, che ci mostra fiordi, vulcani, geyser e da una piccola introduzione, in cui ci viene riportata la storia del luogo da che se ne ha memoria storica ad oggi. Piccoli nuclei sparsi, a macchia di leopardo (come si dice in gergo) si basano su una forte tradizione di folklore e magia. Il libro è quasi un itinerarium: ad ogni località, ci si ferma e si legge una storia che in molti casi rappresenta il mito di fondazione dei luoghi che percorre la Statale 1 o dei particolari fenomeni che avvengono in Islanda, come l’aurora boreale.

Tante figure popolano la mitologia islandese: troll ed elfi su tutti, ma anche giganti e selkie, la cosa però che più ci ha colpiti di queste storie è il cristianesimo magico ampiamente diffuso. Forse cercavate un motivo diverso per prendere questo libro, ma più che raccontarvi delle singole storie e svelarvi troppo, abbiamo voluto soffermarci su questo aspetto marginale, ma secondo noi molto interessante. L’Islanda è un paese che aderisce al cristianesimo luterano, una forma di cristianesimo abbastanza rigido, basato sulla fede totale delle Scritture, prese come guida a ogni livello e il fatto che siano presenti preti/pastori con qualità magiche è molto strano. Insieme ai personaggi cardine della mitologia nordica non manca mai la figura di una figura religiosa cristiano che grazie ai suoi magici poteri sconfigge o scaccia esseri provenienti dal male. Siamo già nel pieno cristianesimo, anzi la maggior parte delle storie sono ambientate nell’età moderna. Mentre la mitologia mediterranea si esaurisce già nell’a.C. qui è prolifica anche dopo l’avvento della nuova religione, in realtà si sa molto poco sulla storia islandese, ma pare che i primi colonizzatori siano stati proprio dei monaci provenienti dall’Irlanda, nel IV d.C. A quel tempo era pratica comune tra i monaci, mettere alla prova la propria fede intraprendendo viaggi pericolosi o creando monasteri e luoghi di preghiera sulle isole, che per la loro conformazione fisica, circondate dalle acque erano luoghi puri, lontani dai peccati delle città. Queste prime comunità hanno sicuramente diffuso la religione cristiana, ma tra IX e X s. le ondate norvegesi, hanno riportato il paganesimo, scacciando i monaci ed instaurando un tipo di amministrazione legata a figure di capi religiosi e politici insieme: i góðar. Vi risparmiamo tutti i successivi avvenimenti, con il ritorno del cattolicesimo e poi con la diffusione del luteranesimo, è chiaro però che una realtà così lontana dal centro della chiesa (Roma) e così isolata, ma che ha comunque avuto molteplici influenze culturali e religiose, abbia sviluppato un tipo di professione molto particolare. Molti dei santi, degli arcivescovi citati non sono in realtà riconosciuti dalla Chiesa, forse proprio perché i miracoli e le storie che li riguardavano sono intrise di magia e superstizione, cosa che si è cercato di rifuggire fin dal primo cristianesimo. Una curiosità interessante è che ancora oggi, una piccola percentuale della popolazione professi la religione dell’Ásatrúarfélagið, ovvero degli dei Asi. Questo fa pensare al fatto che ci sono ancora degli stralci di paganesimo ed essendo l’Islanda una nazione poco urbanizzata, ma ricca di agglomerati rurali, alcune tradizioni siano rimaste praticamente immutate e neanche l’avvento di un cristianesimo, nella sua variante meno tollerante come appunto il luteranesimo, abbia potuto qualcosa.

20170916_125658Come dicevamo prima, i racconti sono ambientati nell’età moderna, alcuni praticamente a l’altro ieri (XVIII sec.). Questo tipo di storie seppure molto diverse per protagonisti e soprattutto per l’ambientazione, mi ha fatto ricordare le storie che mio nonno mi raccontava. Dove abito io quando non sono a Roma, siamo nella ruralità più assoluta, altro che Islanda! E infatti, le persone più anziane ancora hanno (oggi, proprio ora, nell’immediata continradicate dentro credenze particolari: lupi mannari, janare (specie di streghe dalle particolari doti), l’ombra (forza oscura e malvagia che faceva perdere l’orientamento) e tantissimi altri personaggi malefici o anche benevoli. Ogni mondo è paese dunque.

Non vi resta che accoccolarvi in una morbida coperta e godere delle bellissime ambientazioni fredde e aguzze di questo volume, ma popolate da figure accoglienti e magiche che sapranno farvi sentire a casa.


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Be ironic con Hop Edizioni!

Il 2018 ha portato una nuova meravigliosa e sbrilluccicante edizione dell’Indie BBB Cafè, il collettivo di blogger che vi fa entrare nel mondo dell’editoria indipendente italiana, attraverso interviste, recensioni ed articoli dedicati a tante piccole e validissime case editrici. Gennaio inizia in compagnia di Hop Edizioni che ha sei collane, che propongono varie graphic novel, strisce e libri illustrati con un occhio particolare al pubblico femminile e noi siamo felicissimi di parlarvene.

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La vie en rose: contiene le fantastiche avventure di Joséphine di P. Bagieu, Carote e cannella di Elena Zirolo, ma il titolo che più ci ha incuriosito è Soy de Pueblo di Raquel Corcoles e Marta Rabadan, che parla di una fuorisede a Madrid, di trovare il proprio posto nel mondo e del passaggio da una vita provinciale ad una caotica e cittadina.

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Glam glam è la collana delle guide glamour, da quella erotica Pop porno di Elena Triolo e Valentina Ferri a quella meravigliosamente rosa di Fifi Lapin Cosa mi metto oggi? Segreti di stile di una coniglietta fashionista. Ora chi mi conosce sa quanto io ami follemente abbinare, mescolare stili e questo libro che contiene spunti e idee nuove, ma anche interviste ad importanti designer farebbe proprio per me!

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Ça va sans dire: collana che parla di amore in varie declinazioni, da quello tutto da costruire di Elizabeth Bennet in Lost in Austen (Emma Campbell Webster) a quello più malinconico dei tantissimi autori che hanno illustrato La fine dell’amore di Ilaria Bernardini, che ha curato le sceneggiature di queste tredici storie che finiscono.

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La collana La vie en noir, comprende volumi di denuncia come 7º piano di Asa Grennvall che attraverso questa graphic novel autobiografica, parla delle violenze subite dal suo compagno e Sotto di Leela Corman che invece parla della difficile condizione delle comunità ebraiche immigrate in America, attraverso la vita di due sorelle che si trovano ad affrontare vite e idee completamente diverse.

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Bonheur è invece la collana dedicata allo star bene con sé stessi, come dimostrano i titoli che ne fanno parte: Felicità perduta di Anne Percin, che parla con delicatezza dell’omosessualità e di una felicità che sembra inarrivabile e Campionario per una vita migliore il bestiario moderno di stranezze comportamentali, del belga Thomas Gunzig.

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Per aspera ed astra è dedicata ad importanti donne che nel loro ambito hanno compiuto una rivoluzione: abbiamo la vita della regina del pop Madonna illustrata da Sylvia K e rimanendo nella musica, la vita de La Callas è invece illustrata da Amalia Mora.

Tra le novità che invece vedremo nei prossimi mesi per questa casa editrice, ci sarà l’entrata in scena di un’altra collana, quella dedicata ai più piccoli! Con la pubblicazione di un libro di Ilaria Bernardini. Ma le novità non sono finite, perché c’è anche la neonata collana dedicata all’arte, dall’evocativo nome di Cahier che ha debuttato con il libro di Iacopo Vecchio, Casa Tellier.

Ci sono quindi storie per tutti i gusti e per tutte le età, si passa infatti da libri ironici e leggeri a libri più seri e importanti per le tematiche delicate di cui parlano. Quelle che vi abbiamo citato sono solo alcune delle produzioni di Hop Edizioni, infatti vi invitiamo a seguirci ancora per scoprirne tante altre e ovviamente, continuate a tenere d’occhio la Hop!


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La ferrovia sotterranea, Colson Whitehead.

Poco allettati dai premi e ancora meno allettati dalla letteratura americana, ci siamo avvicinati a La ferrovia sotterranea di Colson Whitehead, premio Pulitzer 2017, senza alcuna aspettativa. Diciamo che ci è capitato per le mani e gli abbiamo dato una chance. Non so cosa ci ha colpiti di più di questo libro: forse la trama, la narrazione o molto probabilmente tutta la cattiveria schiaffata lì nero su bianco.

BIGSUR22_Whitehead_LaFerroviaSotterranea_cover-409x637Proprio di neri e bianchi si tratta, della sempre di moda differenza razziale che divide l’umanità. Il punto di vista stavolta è quello di Cora, giovanissima schiava di una piantagione in Georgia che con enorme coraggio, in nome della Libertà decide di rischiare il tutto per tutto. I primi bianchi ad entrare in scena sono la feccia, esseri terribili: i proprietari della piantagione e Ridgeway (cacciatore di schiavi). Con queste premesse il lettore penserà ad una completa bipartizione: i malvagi bianchi e i torturati neri, un rapporto di vittima/carnefice trito e ritrito… e invece no. Whitehead trae un po’ in inganno il lettore, giocando con gli stereotipi: ci sono anche bianchi rispettosi e neri crudeli. Non è un gioco delle parti fisso, quella che Whitehead ci riporta è la vita vera con le sue relazioni.

Cora è un personaggio altalenante, non sempre il lettore riesce ad empatizzare con lei, è mutevole: alle volte troppo decisa, altre troppo riflessiva, provocante ma timorosa, delle volte non capivamo le sue scelte, non riuscivamo a condividere i suoi pensieri, ma in più occasioni l’autore riesce a lasciare tra le pagine, grazie alla voce di Cora, riflessioni che pesano come macigni. Si scomodano la Bibbia e la Costituzione, i grandi fondamenti del pensiero e della cultura propria dei bianchi, dove mai c’è scritto che i neri sono inferiori, anzi si versano fiumi d’inchiostro per diffondere i principi di tolleranza e uguaglianza, ma allora perché quella fetta di popolazione che prende meno vitamina D e che non ha abbastanza melanina dentro, ad un certo punto ha sentito l’esigenza di ergersi a razza superiore? Ma poi soprattutto razza di che? Siamo tutti Homo sapiens sapiens, di specie di essere umano ce n’è solo una da un po’…

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Ritornando al romanzo, Cora è sicuramente la protagonista, ma attraverso il suo percorso conosciamo tantissimi altri personaggi positivi e non; e viene svelato il segreto della Ferrovia sotterranea. Whitehead non la immagina solamente, la plasma e la posa nel sottosuolo americano, la fa profumare di libertà e di opportunità: sarà l’unica speranza per gli schiavi che riescono a sfuggire alla tortura delle piantagioni; ma in America un nero può essere libero davvero? La storia di Cora dimostra chiaramente che no. Il colore della pelle è un marchio: d’inferiorità, criminalità, schiavitù stessa da cui non ci si può liberare. Anche quando tutto sembra finito ed i bianchi sembrano finalmente pronti a ragionare, a diventare delle persone, non delle bestie, è tutto un trucco. Le istituzioni, la massa non sono pronte, anzi hanno anch’esse una ferrovia sotterranea dove attraverso marchingegni e macchinazioni disparate, tramano per rendere impossibile la vita dei loro simili.

Tra tutti i personaggi, come un tarlo, per tutta la narrazione, si attacca al lettore la storia di Mabel (madre di Cora, quella che ce l’ha fatta) e piano piano lo divora: ma allora il caro Colson ci prende in giro? Allora ci sono quelli che ce l’hanno fatta? Che sono arrivati in Canada, dove ci sono i bianchi migliori? Non vi diciamo niente, ma la curiosità che l’autore riesce a creare su questo personaggio è tale che quando le carte verranno scoperte, vi cadrà il libro di mano.

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Che dire di più, è un libro intenso, carico di fatti truci e cruenti, reali e fittizi, ma che comunque coinvolgono il lettore a 360°. Non so cosa hanno provato gli uomini e le donne di colore leggendo questo libro, ma vi possiamo dire che noi abbiamo provato vergogna.


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Stupor Mundi, Nejib

Come prima recensione del 2018, vi ammorberemo con qualcosa che rimanda al nostro mitico Umberto Eco, una graphic novel che è entrata nel best of 2017: Stupor mundi di Nejib edita da Coconino Press.

20180101_171807 (1).jpgStupor Mundi è uno degli epiteti di Federico II, sovrano illuminato, grande personaggio storico, sempre contornato da un’aura di positività. Nella storia di Nejib, pur essendo poco presente, quando entra in scena cambia l’ambiente, tutti si prostrano al grande re con rispetto e timore reverenziale. Nejib sottolinea l’amore di Federico II per la cultura, mostrando come si circondi di artisti, scrittori, inventori, tenendo alla loro libertà di espressione, ma di fatto imprigionandoli a corte.

In questo scenario appare Hannibal, uno straniero (arabo) che chiama barbari i cortigiani imperiali: loro non sanno, non capiscono. Hannibal si porta dietro invenzioni e formule ed un bagaglio scientifico che nell’Occidente non era tenuto in grande considerazione. Il suo personaggio è tremendo: cupo e ambizioso, quasi una macchina che lavora giorno e notte per stupire Stupor Mundi. Il problema è che Hannibal non è un uomo solitario al servizio dell’imperatore; arriva a Castel del Monte con la figlia Houde ed un hashishin. La piccola Houde è un personaggio incantevole, grazie alla sua poderosa memoria aiuta il padre nella sua missione, ma proprio là dove Houde sembra imbattibile si apre una falla: la bambina non ricorda un importante elemento della sua vita e il padre non sembra interessato a raccontarglielo, forse perché raccontare equivarrebbe a ricordare, a calare la maschera di superbia e diventare uomo. I personaggi di Nejib, che si ritrovano ad agire tra finzione letteraria e realtà storica, hanno tutti un passato importante. Tra cavalieri, assassini, rifugiati, ogni uomo si porta dietro un fardello che a tempo debito verrà messo nero su bianco.

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All’inizio avevamo nominato Eco, questo fumetto è stato infatti presentato come un omaggio a Il nome della rosa. Se è vero che i richiami al più famoso romanzo di Eco ci sono: c’è la biblioteca labirintica, monaci fanatici, intrighi, morti; c’è anche un importante richiamo a Baudolino. Anche se siamo all’epoca di Federico Barbarossa (il nonno di Stupor Mundi) c’è un inventore che costruisce in un edificio apposito, un macchinario particolare, suscitando grande curiosità e stupore nel sovrano. Anche in Baudolino viene sottolineata la grandezza della scienza araba, proprio per questo credo che il personaggio di Hannibal sia ripreso dal genio di Eco, anche se non posso rivelarvi altre cose relative a questo personaggio, perché ci troviamo in un punto delicatissimo del romanzo.

20171127_203429La storia personale di Houde e Hannibal si mescola al bisogno di Federico II di ergersi quanto più possibile sopra agli altri, di essere sempre lo stupore del mondo, attraverso non solo la narrazione, ma con disegni strabilianti. Costruendo e tipizzando i personaggi, Nejib crea delle maschere, comunicative anche con pochi balloon, che per altro sono morbidi e sinuosi e s’installano dolcemente tra un personaggio e l’altro, pur avendo dialoghi taglienti. Blocchi di colore senza alcuna sfumatura accompagnano il tratto particolarissimo dell’autore.

Questo fumetto è una chicca, non solo per i medievisti sfegatati come noi, ma per tutti i lettori. Un’ottima trama tra fiction e non fiction corredata da un tratto unico: non indugiate oltre, lasciatevi stupire.


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Musica e libri Book Tag!

Inauguriamo il 2018 con il primo book tag dell’anno. Come sapete (e se non lo sapete perché siete nuovi da queste parti passate qui) siamo soliti abbinare le nostre letture a canzoni, quindi questo tag che abbiamo “rubato” dalla carissima Ileana di Oh ma che ansia ci sembrava perfetto per noi, grosso modo i nostri gusti musicali che virano dal rock alla musica classica, li dovreste aver capiti, ma con questo tag, vi sarà forse tutto più chiaro. Come al solito vi tagghiamo tutti ed aspettiamo le vostre risposte alle 8 particolari domande che seguono, buona lettura!

#1. LIBRO PREFERITO DOVE SONO COINVOLTI ELEMENTI MUSICALI: iniziamo con un libro di cui vi abbiamo parlato molto, un gioiello di narrativa e disegni in cui vengono usate canzoni marinaresche: Il porto proibito di Teresa Radice e Stefano Turconi. Un fumetto emozionante, delicato, con tanti riferimenti non solo musicali, ma anche letterari in cui potrete rifugiarvi per sfuggire al caos e alle ansie che porta con sé il primo periodo del nuovo anno, rilassatevi e viaggiate con gli occhi e col cuore insieme a Rebecca e Abel.

#2. PERSONAGGIO PREFERITO CHE HA A CHE FARE CON LA MUSICA: potremmo dirvi un po’ di nomi, come ad esempio Il Leone di Napoli, il cantante lirico protagonista de L’uomo sentimentale di J. Marias, romanzo in cui attraverso uno stile ed una costruzione narrativa un po’ fuori dagli schemi, si parla del tenore e di un triangolo amoroso che si verrà a formare quasi per caso; potremmo parlarvi di Dylan Dog e del suo sodalizio con il clarinetto e a questo proposito vi consigliamo il numero tutto musicale 235, Sonata macabra, ma il personaggio che ha a che fare con la musica che ricordiamo con più piacere è la dolcissima e sensibile Beth. Stiamo parlando dell’intramontabile Piccole donne di L. May Alcott che ha creato un personaggio praticamente adorabile, Elizabeth March è una grande appassionata di musica e suona il pianoforte con costanza e devozione. Anche se forse la maggior parte dei lettori associa Beth con il primo, o uno dei primi traumi letterari che, in questa sede la ricordiamo per la sua immensa passione.

#3. UN ALBUM CHE VORRESTI FOSSE TRASFORMATO IN UN LIBRO: uno dei miei s4295661artisti preferiti, cioè Gordon Matthew Thomas Sumner, per gli amichetti Sting, nel 2009 ha composto l’album (secondo me stupendo) If On A Winters Night, il titolo vi ricorda qualcosa? Il nostro amico lo ha infatti ripreso da Se una notte d’inverno un viaggiatore di Calvino e contiene sia tracce inedite, sia canzoni tradizionali inglesi, basche, tedesche. Dietro questo album, c’è una grandissima ricerca, oltre al ripristino di alcuni canti della tradizione, Sting ha infatti ripreso alcuni testi di autori importantissimi, come Stevenson (Christmas at sea, una delle mie tracce preferite), Blake (Blake’s cradle song) o ha creato un testo per musiche già esistenti, come per You only cross my mind in winter sulla musica di Bach. Ora, se questo album ricco di letteratura, ricerca e tradizione diventasse un libro, secondo me sarebbe stupendo, per ripercorrere costumi, tradizioni, suoni di tempi lontani, legati da un unico filo: l’inverno.

#4. SCEGLIERE IL NOME DELLA VOSTRA BAND USANDO IL TITOLO DI UN WhatsApp Image 2017-09-18 at 14.02.18LIBRO: dopo un’intensa consultazione tra me e l’avvocato, siamo arrivati ad una scelta, la nostra band si chiamerà Mooned come lo splendido fumetto di Lorenzo Palloni, ma anche per omaggiare uno i Pink Floyd, che quando si parla di lune c’entrano sempre.

#5. SCEGLI IL TITOLO DI UN ALBUM USANDO IL TITOLO DI UN LIBRO: un po’ di magia, un po’ di sperimentazione, la voglia di superarsi già guardando ad un flop; il primo album di Mooned sarà Faust (Goethe), che non deve spaventarvi. È un libro particolare, sicuramente pesantuccio in alcuni punti, ma è geniale, strambo ed anche se può sembrarvi strano, riesce anche ad essere divertente, non lo temete!

#6. SCEGLI LA COPERTINA DELL’ALBUM USANDO LA COPERTINA DI UN LIBRO: guardatela e basta.

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#7 CREA LA TRACKLIST DELL’ALBUM USANDO TITOLI DI LIBRI: allora, facciamo una tracklist di sei canzoni/libri (di cui vi linkiamo le recensioni, che se ci mettiamo a parlare di ognuno, scriviamo la Divina Commedia II) per Faust e saranno:

  1. Macumba (di Mattia Iacono)
  2. Risposta multipla (di Alejandro Zambra)
  3. Crocevia (di Mario Vargas Llosa)
  4. Storia del nuovo cognome (di Elena Ferrante)
  5. Pensi che ci saremmo potuti conoscere in un bar? (AA. VV.)
  6. Frantumi (di Giovanni Masi e Rita Petruccioli)

#8 CREA LA BAND USANDO PERSONAGGI LETTERARI: la nostra super band Mooned sarà così formata: Andrea Sperelli (protagonista de Il piacere di D’Annunzio), che altro non può essere che il frontman; Ron Granger (Harry Potter) che è il più malinconico del gruppo, farà ovviamente il bassista; Serva Maria (protagonista de Dell’amore e di altri demoni di Marquez) darà sfogo a tutto il suo estro suonando le chitarre; ultima alle percussioni, il Bonzo dei Mooned sarà la Juric (personaggio di Orfani, serie della Bonelli).

Stiamo ancora ridendo per le scelte di musicisti e tracklist, ora siamo curiosissimi di vedere come si compongono le vostre band letterarie, scervellatevi e poi scriveteci le vostre soluzioni che così facciamo il Festivalbar delle band improbabili!


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