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"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

Mese

ottobre 2017

La madre di Eva, Silvia Ferreri.

Non ci siamo mai approcciati prima d’ora ad un libro che parlasse in modo così profondo ed accurato del cambiamento di sesso. Silvia Ferreri ne parla in La madre di Eva facendolo da un punto di vista nuovo che colpisce il lettore. A parlare è la madre di Eva, una madre dolce, gentile, attenta, ma che non riesce a spiegarsi perché qualcosa di così terribile possa essere accaduto alla sua famiglia. La madre narra la sua storia facendo entrare il lettore a piccoli passi, guidandolo in uno slalom tra presente e passato in cui conosciamo anche Eva.

9788896176511Eva ha 18 anni ed un solo e unico desiderio: diventare anche esternamente ciò che è sempre stata, un uomo. Eva aveva fin da subito le idee chiare, non voleva essere una femmina, non voleva gonne, bracciali, bambole in realtà non voleva nulla che non fosse il pisellino. Anche da bambina il più grande sogno era quello di essere un maschietto o meglio, un maschietto lo era già, voleva diventarlo anche fuori, voleva che tutti gli altri guardandola avessero potuto vedere com’era davvero. Eva è sicura di quello che desidera, sicura di quello che è, ma i suoi genitori… Pur assecondandola, mettendo il suo benessere e la sua felicità prima di tutto, facendo finta di niente, sono spezzati. Hanno messo al mondo una femmina e presto si ritroveranno ad avere un maschio, qualcosa che non hanno prodotto, qualcosa che non è propriamente loro, ma soprattutto qualcosa che non gli è riuscito bene. Perché Eva è un maschio nel corpo di una femmina, è qualcosa di strano, anomalo ed ogni volta che i genitori la guardano toccando il suo dolore, capiscono che è stato un loro sbaglio farla nascere femmina. Sono genitori attenti quelli di Eva, ma sono distrutti, piegati sotto le loro stesse scelte di cui non possono valutare i risultati. Eva sarà felice? È davvero questo quello che vuole? Gli interrogativi rimangono mentre Eva si lascia plasmare dal chirurgo, ogni suo connotato viene raschiato via. Nuovi pezzi faranno parte di lei, nuovi pezzi senza una storia, senza una crescita le daranno un’identità diversa. Tolto il seno abbondante che portava con sé umiliazioni, tolte le ovaie e l’utero che le imprimevano quel marchio di sangue che mensilmente ricordava a Eva cos’era realmente, tolto tutto inizia una nuova costruzione.

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Quello che Eva pensa, quello che Eva ha fatto il lettore lo conosce da sua madre. La posizione della protagonista di questo libro è a livello umano perfetta, un modello a cui tendere. Non si definisce una buona madre, ma per noi è una delle madri migliori che la letteratura abbia mai visto. La madre non solo asseconda Eva, la assiste, non lasciandola mai, anche se in un primo momento non riusciva ad accettare perché sua figlia fosse diversa, perché non fosse contenta di ciò che era. La felicità di Eva è l’unica cosa che importa e se questo significa lasciare che Eva si trasformi, va bene.

Non smetteremo mai di ringraziare Neo Edizioni per averci proposto questo libro, che è una delle migliori letture di quest’anno. Soprattutto ringraziamo Silvia Ferreri per l’audacia, per il coraggio, per aver fatto letteratura con un tabù, per aver parlato di qualcosa di fronte a cui tutti storcono il naso attraverso un filtro infallibile, quello di una madre. L’autrice ha creato un libro in cui la diversità viene superata, in cui non è il vero problema. Il fine ultimo non è la normalità, ma l’essere felici. La madre di Eva è la storia di una madre e del suo percorso, di una figlia e del suo cambiamento, di un padre troppo buono, di una famiglia che invece di vergognarsi e ricacciare le turpi volontà della propria creatura, le permettono di sbocciare. È un romanzo pregno ed intenso che prende le distanze dalla bellezza, dall’esteriorità, dall’apparenza per toccare l’essere e l’interiorità di ogni lettore.

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Gli Stonati, a cura di Alessio Romano.

Gli stonati è una raccolta di racconti curata da Alessio Romano e dedicata a Marco Pannella (che tra l’altro ebbi modo di ascoltare nel mio glorioso liceo), il sottotitolo della raccolta è Manifesto letterario per la legalizzazione della cannabis e i diritti saranno destinati all’Associazione Luca Coscioni per la campagna “Legalizziamo!”Edito da Neo Edizioni con esperienze, racconti di tanti autori che hanno a cuore la questione, questo manifesto è sicuramente originale. Non c’è esplicitamente scritto il perché la cannabis deve essere legalizzata, non in tutti i racconti si ha la necessità di far sapere al lettore il pensiero di chi scrive sulla legalizzazione, è un gioco che s’instaura tra gli scrittori e il lettore. I primi danno degli stimoli, degli input mostrano la situazione al lettore, gli mettono davanti ventagli di possibilità, gli fanno capire com’era, com’è e come potrebbe essere, ma non facendo la voce grossa, senza sbattergli in faccia nulla, lo accompagnano facendolo ragionare.

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Alcuni dei racconti sono forti, parlano di esperienze negative, di situazioni squallide, altri sono divertenti, sognanti, positivi, tutti però si focalizzano su un punto, c’è un unico messaggio che il lettore deve recepire: la cannabis non ha lo stesso impatto sul corpo umano delle droghe pesanti, certamente non si porta via tutti i mali, ma non è neanche qualcosa che porta alla degenerazione totale (si parla sempre di assunzioni controllate, non 24/7 perché comunque il troppo storpia sempre). Insomma questi racconti testimoniano che chi fuma cannabis non è morto, non ha problemi psico – fisici e anzi ha perfino la capacità di scrivere della sua esperienza! Oltre all’esprimere la propria posizione sulla questione legalizzazione, Gli Stonati è una valida raccolta di racconti, varia sia a livello stilistico che a livello narrativo. Tante voci, tanti modi di scrivere, tante storie più o meno belle e godibili. Da chi parla del papavero da oppio, da chi ha fumato una sola volta per caso e basta, da chi la vende, da chi lotta per la sua legalizzazione. C’è chi non ha avuto alcune reazioni, chi ha intrapreso bellissimi viaggi, c’è chi si rilassa e chi vede cani neri (immaginati come Sirius Black sotto forma di Felpato, da noi eh, non da chi l’ha scritto).

C’è chi racconta la sua esperienza e chi dalle sue idee racconta una storia universale, come quella di Yasmine Incretolli, con le bellissime illustrazioni di Simona Binni, che racconta di come la cannabis possa generare fratellanza e possa guarire essendo una pianta magica nata da una fata. Ci sono storie per tutti i gusti, cosa che può far avvicinare a questo argomento lettori che credono che la legalizzazione della cannabis non rientri nel loro raggio d’azione. Lo diciamo perché su questa lettura ci siamo andati con i piedi di piombo, non avendo mai intrapreso i mirabolanti viaggi che la fatata pianta offre, pensavamo di non riuscire a cogliere bene i contenuti di questo libro, invece no, abbiamo trovato racconti piacevoli da leggere, ma ci abbiamo anche ritrovato esperienze di persone a noi vicine e soprattutto abbiamo affinato il nostro punto di vista sulla questione. Una lettura del genere non può lasciare la mente libera, la questione è: legalizzare o no? E perché? Non siamo esperti di niente, meno che di questo campo, ma in questa raccolta è descritto, riportato in modo sorprendentemente esatto il nostro punto di vista. Ringraziamo Alessandro Berselli per aver dato le parole ai nostri pensieri:

“Sai cosa penso che dovrebbe essere illegale? L’infelicità. L’indolenza. La gente che smette di raccontarsi le cose, di essere curiosa. Chi non legge. Chi non ascolta musica. Chi va al ristorante e non parla. La maleducazione dovrebbe essere illegale. Chi parla forte al cellulare. Chi non rispetta la fila e ti sorpassa a destra in tangenziale. Il razzismo e l’arroganza, la prepotenza, gli insulti negli stadi. Chi maltratta le donne, i bambini, i cani. Queste sono le cose che ti dovrebbero inquietare, santo Dio. La cannabis non è un valore morale.”

Alla fine di tutto questo saremmo molto felici di conoscere la vostra posizione a riguardo, se volete saperne di più su questo manifesto, visto che siamo inseriti in un piccolo blogtour che abbiamo creato su Books Bloggers Blabbering, vi lasciamo gli altri articoli su Gli Stonati:

Intervista ad Alessio Romano su Una banda di Cefali.

Recensione de Gli Stonati su Paper Moon.


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Tararabundidee feat. Tra le righe, ep. Pilota: LA LIBRERIA.

Ci siamo: diamo vita ad una nuova rubrica, che avrà cadenza mensile e porterà un po’ di novità in questo spazio. Abbiamo sempre cercato di variare non solo parlandovi di libri, ma anche di fumetti, facendo qualche intervista, stilando infinite listone su temi enormi, facendovi scoprire nuovi film e serie tv, siamo da poco approdati anche in radio e insomma cerchiamo di portare i libri nella vostra vita a 360°, ma non contenti ora porteremo nella vostra vita anche le nostre libraie.

libreria1Valentina, Paola e Tiziana sono le libraie della Libreria Tra le righe di Roma (Viale Gorizia, 29) che ogni mese vi daranno consigli di lettura su un tema. La libreria Tra le righe è la nostra preferita, è una libreria bistrot che offre ai suoi clienti ottimi dolci, tè, pranzi etc. ma non è solo per questo che è la nostra preferita. La cosa più soddisfacente quando si varca la porta di questa libreria è quella di essere riconosciuti: entriamo e ci chiamano per nome, ci fanno accomodare con gentilezza, sanno già cosa ci piacerebbe mangiare e bere, sanno già quale libro stanno scrutando i nostri occhi, tante attenzioni mirate, tante piccole coccole che anche a 274 km di distanza ci fanno sentire a casa per questo è la nostra preferita. Abbiamo portato genitori, zii, cugini, amici, tutti insomma a far conoscere questo posto magnifico e le sue splendide libraie ed è giusto che anche voi che ci seguite possiate conoscerlo, anche se solo virtualmente. Ora, dopo questo attimo di dolcezza, è giunto il momento di lasciar parlare le nostre libraie.

Quando e come è nata l’idea di una libreria?
(Valentina) Eravamo in due Giulia ed io, dodici anni fa, durante gli allenamenti di pallavolo abbiamo avuto questa idea, quasi dal nulla e poi siamo riuscite a realizzarla. L’idea era quella di una libreria piccola inizialmente, visto che eravamo solo in due, poi però ci siamo ampliati fino ad arrivare agli 8 soci odierni quindi sicuramente la possibilità di gestire uno spazio più grande con più libri. Fin da subito volevamo coniugare anche il bar ai libri ed essendo il primo anno in cui si poteva avere la concessione per il bar in libreria, abbiamo colto l’occasione ed eccoci qui.

Essendo una libreria indipendente, come scegliete i titoli da proporre?
La scelta si basa innanzitutto su quello che ci piace, ovviamente ci sono dei titoli e degli autori che sono obbligati, perché vendono e sono particolarmente richiesti. Dopo tutti questi anni però conosciamo bene anche la nostra clientela, quindi quando ordiniamo dei libri sappiamo già a quale lettore potrebbe piacere, a chi proporlo e molto spesso sono i clienti stessi che ci aiutano a scoprire nuovi autori, nuove letture interessantissime che poi ovviamente portiamo in libreria.

20171020_174601.jpgParlando proprio dei clienti quali sono gli autori che richiedono maggiormente? Invece da parte vostra quali sono quelli che consigliate?
Le richieste vanno per la maggiore su alcuni autori che non sbagliano mai un colpo come Philip Roth, Ian McEwan, Paul Auster; molto è ovviamente andata la Ferrante e con lei altri autori italiani come la Pietrantonio e Cognetti. Sono inoltre molto richiesti i grandi autori di gialli come: Nesbo, la Vargas, Camilleri, Manzini ed altri ancora come ad esempio il sempre richiesto Ken Follett o J. Howard, scrittrice dei Cazalet. Per quanto riguarda quello che consigliamo, su tutti ci sono Kent Haruf e assolutamente Stefansson i cui libri creano dipendenza, poi come abbiamo già detto abbiamo una clientela preparatissima che molto spesso fa conoscere a noi nuovi libri!

E invece le richieste più strane da parte dei clienti?
Come dimenticare chi ci ha chiesto se avessimo il catalogo dell’Ikea o per rimanere in tema di cose per la casa/ ferramenta, se avessimo una brugola.

Qual è la cosa più soddisfacente nel fare la libraia?
Tiziana: quando vedi la soddisfazione sulle facce delle persone dopo che hai consigliato un libro, sapere che gli è piaciuto, che hai letto i suoi desideri.
Valentina: vedere crescere con le tante letture consigliate, una timida ragazzina che è entrata in libreria a dodici anni e che adesso è una giovane donna profonda, sensibile e assolutamente splendida. E, non che me ne voglia prendere il merito, ma i libri sicuramente in qualche modo hanno influito.
Paola: acquisire la stima di una cliente particolarmente difficile e diffidente.

L’ultima: il vostro libro preferito!
Valentina: Eureka Street di R. M. Wilson.
Tiziana: Il giardino perduto di H. Humphreys (che per chi è attento vi avevamo consigliato qui).
Paola: Anna Karenina di Leo Tolstoj (che invece avevamo messo in quest’altra lista).

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Bene, ora vi lasciamo la recensione di Valentina, che ci ha parlato di un libro che parla di… Librerie! Ed è 84, Charing Cross Road di Helene Hanff, che non potete fare a meno di comprare perché le parole di Valentina sono meravigliose e convincerebbero chiunque!

20171020_174653.jpg“Non si può che scrivere, dovendo scrivere di un libro che parli di librerie, di questo assoluto, piccolo, inarrivabile capolavoro. Non amo i libri brevi, eppure questo libro è di appena cento pagine. Non sono in alcun modo un’appassionata di carteggi, eppure questo lo è. Un carteggio sublime. Lei è una scrittrice americana, un po’ ruvida, ci si può immaginare la sua abitazione sempre in disordine, con libri e fogli di carta un po’ ovunque. Si può immaginare il suo frigo sempre un po’ vuoto.  Lui è un libraio londinese. Si riesce ad immaginarne il colletto bianco inamidato dalla moglie, l’allegra confusione casalinga di due figlie ancora bambine e il silenzio immacolato della scrivania da cui risponde alle solerti missive di Miss Hanff. Che chiede libri su libri, di critica letteraria, di poesia, preferibilmente usati, perché ama quando un libro si apre proprio su quella che era stata la pagina preferita del suo precedente proprietario. Inizia una corrispondenza che porta ad un’amicizia che durerà per anni. Miss Hanff si premurerà di spedire cesti ricchi di quel che nella Londra del dopoguerra era un bene di lusso. Frank Doel cercherà per Miss Hanff i testi di difficile reperibilità che lei chiede, rendendola quasi sempre felice. Bellissimi sono i suoi insulti al composto libraio: “Che diavolo fa di se stesso tutto il giorno, se ne sta lì nel retrobottega seduto a leggere? Perché non prova a vendere un libro a qualcuno?”, confessando ad una cara amica che se non ci fossero 3000 miglia di distanza non sarebbe mai in grado di esprimersi con tanta sfacciataggine. Che meraviglia leggere le sue considerazioni, quando definisce il mondo in cui viviamo “misterioso”, poiché le consente di possedere per tutta la vita un oggetto così meraviglioso come un libro al costo di un biglietto per il cinema, e che se i libri avessero un costo legato al loro valore lei non potrebbe mai permetterseli. Un inno d’amore non solo alla lettura (“Ha per caso in libreria il diario di Sam Pepys? Ne ho bisogno per le mie lunghe serate invernali”), non solo alle librerie (“E’ il più delizioso vecchio negozio uscito direttamente dalle pagine di Dickens”) e ai libri, ovviamente, ma ad un modo di vivere, che si apre a legami forti anche con chi, alla fine, non si incontrerà mai per tutta la vita. Un legame nato da una passione comune, e andato avanti per l’incontro di due anime affini, generose e curiose. Forse bisognerebbe tirar via un po’ di polvere dalle nostre anime afflitte da una quotidianità a tratti spaventosa e caotica, e riscoprirci esseri umani, in grado di comunicare noi stessi, in maniera profonda, ad altri essere umani. In grado di accorgersi che magari, tra queste anime impazzite, c’è qualcosa che valga la pena di attenzione. E’ questo che Helene Hanff ci lascia in eredità. Quando era il mondo, appena uscito dalla seconda guerra mondiale, ad essere impazzito, quando anche la sua amata città di New York appariva ai suoi occhi efferata e brutale, lei riesce a trovare un rifugio per la sua anima laddove non avrebbe forse sperato, in una vetusta libreria di Londra, all’84, Charing Cross Road.”

Concludiamo questo super articolo di presentazione, questo esperimento con i nostri titoli sulle librerie: La quadrilogia del Cimitero dei libri dimenticati di Carl Ruiz Zafon, in cui si parla tanto di libri maledetti, librerie, biblioteche meravigliose, in una Barcellona d’altri tempi dal sapore magico. L’ultimo libro dei quattro magici volumi che parlano della famiglia Sempere ve l’abbiamo raccontato qui. Amanti dei libri, per quanto abbiate il pregiudizio che possa essere un autore ostico, difficile, erudito, non potete privarvi della lettura del miglior libro sui libri, sulla loro importanza, sulle biblioteche, sulla cultura (di cui vi abbiamo parlato qui e praticamente in tutti i book tag che abbiamo fatto), insomma fatelo sto sforzo, leggete Il nome della rosa!

Dopo questi moniti, vi diamo appuntamento al mese prossimo, il cui tema della nostra lista di consigli sarà… non possiamo dirvelo! A presto.


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L’interpretazione dei sogni di Freud Astaire, A. Zabaglio o A. Coffami.

L’interpretazione dei sogni di Freud Astaire è una raccolta di lampi, di confessioni, di lavori assurdi, di piccole manie; un mosaico di tante personalità che in pochi attimi si presentano al lettore, lo stupiscono e poi scappano via.

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C’è chi vende giocattoli monchi, chi gira in metro per pubblicizzare libri, chi parla con gli specchi, chi si è riprodotto con un cane, c’è anche chi suda troppo e chi vende peti. Questo libro è un catalogo di casi umani, una specie di bestiario, dove sono messi in scena gli eventi più assurdi, con uno stile ed una tecnica narrativa che fanno sembrare queste particolarità cose normalissime. In alcuni casi, di questi personaggi sopra le righe, non sappiamo nulla o quasi, in altri c’è una presentazione che ricorda la canzone di Venditti che ricorda a sua volta ai lettori, che fantastica storia è la vita (mai aggettivo fu più appropriato per definire le vite in questione)!

In queste brevi irruzioni nella quotidianità altrui, tra sorprendenti realtà e storie disturbanti, c’è un risolino che non abbandona mai il lettore, che si trova a dover scegliere tra l’accettare le situazioni anomale che sta leggendo o chiedersi se l’autore è impazzito oppure ha bevuto, per partorire tutto questo disagio. Ma alla fine il povero lettore che ci può fare? Sguscia tra le pagine di questo libro oscillando tra lo sbracarsi dalle risate e riflettere amaramente, su temi anche delicati che Angelo Zabaglio o Andrea Coffami? gli lanciano a bellebbuono mentre sta ridendo di gusto, spiazzandolo.

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Insomma, il lettore che s’immerge nelle stranezze di questi sogni interpretati, gioca a perdere: sarà preso in giro dalle storie, dai personaggi, dall’autore, dalle editrici, tutti attenti a immaginarci mentre mettiamo il naso nelle essenze di Teodoro. Cari amici da questo confronto ne uscirete sconfitti, però riderete un sacco. Vi ricordo che questo libro è edito da Gorilla Sapiens Edizioni, piccola ma stupenda casa editrice indipendente che pubblica sempre libri sorprendenti, ironici, mordaci che non potete non conoscere. Ogni libro è imprevedibile ed intelligente, proprio come questo di cui vi abbiamo appena parlato, quindi mettete mano al portafogli!


 

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Macumba, Mattia Iacono.

Macumba è una graphic novel scritta e disegnata da Mattia Iacono, da poco uscita per Tunuè.

Il termine Macumba viene dal bantu (lingua delle civiltà africane centro – meridionali), indica in generale la magia ed anche uno strumento musicale rituale. Questo termine è soprattutto usato nell’America Meridionale, specialmente in Brasile, per indicare pratiche religiose a carattere spiritistico, con fini propiziatori, che includono anche sacrifici rituali. In Italia Macumba non ha un’accezione così forte, ma indica il malocchio, che per chi ci crede è una piaga vera.

20171014_160203.jpg“L’uocchi ‘so pevo e le scoppettate” si dice da me (meno musicale e tradotto in lingua corrente sarebbe “il malocchio è peggio degli spari”) e così è per Bellini, l’archeologo scontroso ed ipocondriaco, protagonista del fumetto. Pur essendo un uomo di scienza, il signor Bellini si lascia prendere, complice una giornata no in una vita di perenne mediocrità e qualche bicchiere di ottimo whisky di troppo. Bellini è un uomo che si è lasciato sopraffare dalla vita: ha abbandonato la vocazione per l’archeologia, non ha lottato per tenersi accanto la donna della sua vita ed ora si ritrova insoddisfatto a vivere giornate monotone fino a che…

AHPUCH è il termine che porta Bellini in un’altra dimensione. Ahpuch è uno dei nomi usati per indicare il Dio della morte nella civiltà Maya e Bellini lo pronuncia leggendo l’incisione su delle statuette. In questa dimensione altra incontra tre spiriti che lo ammoniranno e gli sveleranno che gli rimangono solo 24 ore di vita, un attimo ed è subito Canto di Natale di Dickens, ma qui tutto prende una piega diversa. Bellini non passerà le sue ultime 24 cercando di cambiare, di migliorare o di fare qualcosa che non ha mai fatto prima, ma accompagnando il Dott. Cabrera, il personaggio più bello del fumetto, nelle sue quotidiane commissioni. Pur non essendo amici e non avendo nulla in comune, tra i due c’è una certa sintonia, soprattutto Cabrera prende veramente gusto a scherzare sugli stranissimi vaneggiamenti di un professore universitario che crede di essere vittima della macumba.

I personaggi di questo fumetto sono caratterizzati benissimo. La suggestione che s’impossessa di Bellini è simile in fondo a quella di un archeologo che dalle sue pietre vuole sviscerare i segreti del mondo. Ogni archeologo ha con le sue pietre un rapporto speciale, non è che tutti noi archeologi parliamo con i cocci e veniamo trasportati fisicamente in altre dimensioni, ma quasi: c’è un filo che ci lega ad ogni piccolo residuo di storia perchè da ognuno di essi si sviluppa la nostra ricerca e la nostra passione. Non voglio giustificare il comportamento esagerato di Bellini, ma tutti gli archeologi nel loro inconscio si fanno suggestionare dalla storia delle pietre. Sicuramente il fatto che Mattia Iacono abbia catturato l’essenza dell’essere archeologo, è una delle cose che ci ha fatto adorare questo libro, l’altra cosa è sicuramente l’apparato grafico. Con il suo stile personalissimo, l’autore riesce a creare dei personaggi che rimangono nel lettore, credo di non riuscire mai più a togliermi dalla mente lo sguardo perso e malinconico del Bellini affrontato a p. 19. Estremamente originale è poi l’uso dei colori, in una storia che parla di insoddisfazioni e di morte, il lettore si sarebbe aspettato una palette fredda e cupa, mentre si confronterà con i colori più disparati e vivaci, tra cui spicca un forte uso del magenta, che caratterizza i tre spiriti, disegnati con chiarissimo riferimento alla rappresentazione canonica delle divinità Maya, che stempera la dimensione in cui viene catapultato Bellini in cui tutto è assolutamente e profondamente nero.

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Un finale assolutamente inaspettato suggella questa equilibrata ed intensa graphic novel che ci ha sorpreso per la sua grande qualità, quindi non potete far altro che leggerla.


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Pensiero Madre, a cura di Federica De Paolis.

In Pensiero madre, edito da Neo Edizioni, sono raccolti racconti di autrici italiane e non, da Veronica Raimo a Chiara Valerio, da Carla D’Alessio a Silvia Cossu. Sono racconti che non solo si soffermano sulla maternità e sull’essere madri oggi, ma anche sull’essere donna. Pensiero Madre attraverso i suoi racconti più o meno autobiografici, presenta un quadro con voci di donne diverse, cercando innanzitutto di abbattere lo stereotipo n° 1: la donna tipo non esiste.

Pensiero-madre.jpgAlcuni racconti parlano di una maternità desiderata molto, di una lotta contro il tempo, contro la biologia, ma anche contro la società che ancora bolla le donne che non vedono nella maternità il fine ultimo della vita, come persone quasi non del tutto formate, come se il non voler mettere al mondo un figlio possa essere un handicap. Alcune donne si sentono messe alle strette, vedendo allora la maternità non come un desiderio, ma come un obbligo. Il racconto di Taiye Selasi parla proprio di quanto la società insista sulla condizione della donna madre/moglie attraverso programmi, articoli, riviste che pressano le donne single e non madri. Un figlio e prima una gravidanza cambiano tutto: i rapporti, il tempo, le abitudini e non tutte le donne sono pronte a questo stravolgimento, non tutte lo vogliono e questo non implica essere meno donna delle altre.

In Pensiero Madre si fa leva anche sull’essere figlie, Chiara Valerio nel suo racconto, dopo uno spauracchio, è e rimane figlia e si trova a riflettere sulle madri partendo dalla sua. “Tutte le ore sono delle madri. Essere madre è come avere tutto il tempo.” Essere madre è preoccuparsi sempre, fare e dare il meglio, avere tempo da dedicare. Passare da figlia a madre non è facile e lo dice anche Camilla Costanzo nella sua lettera ad una madre presente, che fa sempre la cosa giusta e di cui ha bisogno, da quando sente il desiderio di creare un’altra vita.

È ovvio che si parli anche di gravidanze inaspettate, prese bene o anche male. Uno dei racconti che ho trovato più fresco e completo è quello di Cinzia Bonnol che in pochissime pagine riesce a parlare di aborto, maternità, religione, etica, differenze razziali e anche di quanto l’atac possa essere una piaga. Una delle protagoniste di questo racconto non ha detto a nessuno di voler abortire, perchè pur sapendo di non andare contro nessuna legge ha paura del giudizio degli altri. Questa paura del giudizio non fa altro che sottolineare quanto sia difficile essere donna anche nella società moderna, che sembrerebbe pronta ad eliminare pregiudizi, stereotipi e malelingue, ma è ancora lontanissima dal farlo. Pensiero Madre è una lettura che le donne dovrebbero fare: aiuta a riflettere e testimonia le storie di chi, fregandosene del giudizio degli altri, ha imposto il suo modo di essere donna ed è magnificamente in piedi.

Né la maternità, né l’aborto, né la sterilità dovrebbe essere un metro di giudizio per farsi un’opinione. La società non può e non deve entrare nelle scelte personali. Essere donna può significare essere realizzata, madre, single, figlia, essere una donna significa quello che una donna vuole essere e grazie a Pensiero Madre, ogni donna potrebbe prendere più consapevolezza di questo.


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